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MONDIALI DI CALCIO 2018   di Luigi Rezzuti   Dal 14 giugno al 15 luglio, trentadue giorni di sfida tra 32 squadre nazionali di ogni continente,...
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UN VIAGGIO DI ALTRI TEMPI   di Luigi Rezzuti   Un mendicante, tutte le sere se ne andava a dormire nella stazione centrale di piazza Garibaldi a...
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Premio Albatros 2016: “La Famiglia ”   Sabato 16 aprile, alle ore 10.30, in Napoli, via Mezzocannone, nella Basilica di San Giovanni Maggiore, si...
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QUALI “PRIMARIE”?   di Sergio Zazzera   Le “primarie” del 6 marzo scorso, finalizzate alla designazione del candidato alla carica di sindaco di...
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A San Valentino …abbiamo tutti 20 anni   Al Museo del Mare, il 14 febbraio, non per nostalgia ma perché anche se i nostri capelli sono bianchi,...
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SPIGOLATURE   di Luciano Scateni    Stupri? Colpa delle donne, dice Chrissie Un’ipotesi possibile nasce dalla biografia di tale Chrissie Hynde,...
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E’ ARRIVATA LA PRIMAVERA   di Luigi Rezzuti   La primavera ha inizio il 21 marzo per finire il 21 giugno. Dopo il maltempo arriva la nuova stagione....
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Miti napoletani di oggi.50 LO SCRITTORE   di Sergio Zazzera   Raccolgo la “provocazione” che mi ha indirizzato, da queste stesse (web-)pagine il...
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All’asilo dalle suore   di Luigi Rezzuti   Ogni volta che Enrico si trovava davanti a quel muro scrostato, non poteva fare a meno di fermarsi e...
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“L’UOMO NELLA STORIA”   Giovedì 14 dicembre 2017, alle ore 19,00 la ModartGallery di SABINALBANO, salita Vetriera, 15 Napoli, presenta la mostra...
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  • Terra mia

    TEATRO BOLIVAR - TERRA MIA

     


    25 settembre 2016 – fuori cartellone

    ROSARIO JERMANO in concerto

    Rosario Jermano, nativo di Napoli, si appassionò alla batteria e cominciò a suonare lo strumento a sei anni, prendendo a modello Gegè Di Giacomo, il batterista del complesso musicale che accompagnava Renato Carosone. Crebbe a fianco del fratello che, appassionato di musica afro-americana, ascoltava rhy thm and blues, principalmente Otis Redding eAretha Franklin, ma anche il blues campano degli Showmen di Mario Musella. Superata la fase da autodidatta, si iscrisse al conservatorio di San Pietro a Majella per seguire i corsi di percussione del maestro Antonio Buonomo; e inoltre volle ulteriormente approfondire la tecnica strumentale sotto la guida di Walter Scotti, dell'orchestra del Teatro San Carlo. Nel frattempo il musicista iniziò nel 1968 il suo itinerario nell’ambiente musicale partenopeo partecipando alla registrazione di colonne sonore. Nel 1971 fondò la formazione jazz-rock chiamata Batracomiomachia, che includeva strumentisti dal brillante futuro come Rino Zurzolo, Enzo Avitabile Pino Daniele. E proprio quest’ultimo lo volle con sé nell’incisione del suo primo album da solista, Terra mia. Fu l’avvio di un lungo e proficuo sodalizio che vide i due strumentisti assieme in altri sette lavori di Pino Daniele. Dopo molte collaborazioni con altri artisti in concerto o in sala di registrazione, nel 1991 incise il suo primo lavoro solista, Living in Percussion, che includeva materiali di musica etnica, a cui seguirono altri due album, Stravagario e Sueno, che fanno emergere il percussionista in una originale dimensione musicale new age. Nella sua carriera artistica, oltre al legame con Pino Daniele, Jermano ha collaborato come percussionista con tantissimi musicisti fra i quali, Zucchero, Renato Carosone,Eros Ramazzotti, Sting, Toquinho,  Mia Martini, Ornella Vanoni, Raf, Fabrizio De André, Renato Zero, Gigi D'Alessio, Edoardo Bennato, Gianni Morandi, Eduardo De Crescenzo, Teresa De Sio, Biagio Antonacci, Loredana Bertè, Fiorella Mannoia,Riccardo Cocciante, Andrea Bocelli, Gino Paoli, Goran Kuzminac, i New Perigeo e Toots Thielemans.

     

    dal 22 al 23 ottobre 2016

    Il Gruppo Musicale “Napoli Power” e Pina Canestrelli

     “DA...CICCIO FORMAGGIO A...NAPULE MIA”

    di Pina Canestrelli, Bruno Troisi e Alessandro Mauro.

    Regia di Bruno Troisi

    In ricorrenza del 30° anniversario della scomparsa del grande attore e cantante NINO TARANTO, un percorso musicale che parte dalle origini della canzone classica napoletana e attraversa le varie influenze culturali di Napoli nel corso dei secoli, fino ai nostri giorni, tutto accompagnato dai personaggi che hanno reso celebre il grande attore e cantante NINO TARANTO.

     

    dal 27 ottobre al 2 novembre 2016

    “ROSETTA 'A MASANIELLA”

    regia Renato Di Meo

    Il testo nei suoi due atti, ambientato nel periodo storico precedente all’unità d’Italia farà emergere l’antica capacità di adattamento e di trasformazione dei napoletani, ma anche la grande passionalità, il forte sentimentalismo presente, che in alcune occasioni si coniuga con le scelte politiche, dando vita a pagine storiche di coraggio e determinazione. Lo spettacolo nasce dalla scrittura di un viaggio all’indietro nel tempo, un sogno in bilico tra maschera e vita reale del popolo napoletano . Un percorso tra saggezza e impazienza, tra rimpianti e incomprensioni, ed affonda le sue radici attraverso dialoghi e monologhi nella ricerca di una identità tutta napoletana che ha necessità di essere ricercata a pieno. Gli attori narreranno la storia, attraverso vicissitudini private, ed i personaggi daranno vita ad un ragionamento senza tempo, che forse non avrà mai fine. Il prologo dello spettacolo disegna il personaggio Giuseppe , quale scettico e campanilista convinto , che con la sua azione verbale esorta il popolo ad una sua propria autonomia. Mentre Rosetta, donna del popolo con la sua passionale caparbietà e trascinata da alcuni intellettuali , trascurando anche la propria vita affettiva ,si dedica ad un progetto di esistenziale libertà da conquistare con l’aiuto di altri regni. In questa condizione deve però subire la diffidenza e l’ostilità di chi vede in lei presunzione e fanatismo, anche quella di Giuseppe l’uomo che segretamente ama. Saranno i fatti e le vicissitudine che si susseguiranno nei quadri che faranno comprendere a Rosetta ‘a masaniello ed al pubblico presente , che soltanto attraverso una vera autonomia il popolo napoletano potrà riscattarsi. Nella sua pungente teatralità il testo traccia anche esaltanti colpi di scena come la grande tavolata, il ferimento di Giuseppe, ed il subentrare della malavita organizzata nella politica dell’epoca e nell'epilogo lascerà al pubblico una sottile nota amara per una Napoli che resta eternamente in attesa di una sua riscoperta.

     

    6 novembre 2016 h.11

    Keith Goodman e l'Orchestra San Giovanni

    CONCERTO

    Anche quest'anno riprende la collaborazione del Teatro Bolivar con il Maestro Keith Goodman, musicista italoamericano, il quale organizzerà tre eventi, il primo dei quali sarà con la partecipazione del pianista napoletano Massimo Tomei, che torna al Bolivar dopo essersi esibito l'anno scorso con grande successo di pubblico e critica

     

    17 novembre 2016

    “MONICA SARNELLI IN CONCERTO”

    É un concerto che ripercorre la carriera dell’artista, amatissima dal pubblico napoletano. Monica è da poco diventata produttrice dei suoi lavori con l’etichetta “Lazzara felice”. Napoli@Colori.I colori con cui Monica descrive la sua città sono quattro: rosso, blu, nero, oro. Trattasi della "raccolta/antologia" di 65 canzoni dell'intera produzione discografica di oltre un "decennio", disponibile presso i punti vendita specializzati, in versione cofanetto da 4CD o singolarmente: Chesta sera (Napoli Rossa), Terra mia (Napoli Blu), Campagna (Napoli Nera)  e ’A cchiù bella (Napoli Oro). “Con questo lavoro, -afferma l’artista- intendo continuare a portare avanti la canzone napoletana perchè emblema dell’immenso patrimonio culturale della nostra terra. Ed è per questo che oltre ai “classici” napoletani piu’ conosciuti, ho inserito in questo cofanetto anche canzoni che definisco “nuovi classici”. Sul palco, con me, la mia "collaudatissima Band": Alfredo di Martino (piano, tastiere), Carlo Fimiani (chitarre), Pasquale de Angelis. (basso), Vittorio Riva (batteria).

     

    8 dicembre con replica il 26 dicembre 2016

    Compagnia Ago&Filo

    “IL NATALE DI MATILDE”

    In Lapponia, a casa di Babbo Natale, è il 23 dicembre e gli elfi sono in fervida agitazione per gli ultimi preparativi del D-day. Arriva il postino, finalmente, che consegna il sacco della posta con la sola bolletta della luce…Da qui l’interruzione del solito script narrativo, dei precedenti anni. Il Natale sembra sparito, rubato, mentre intorno tutto scorre all’impazzata, attraverso la narrazione dinamica, divertente e, in qualche frame, onirica dei vicini di Santa Claus; ma attraverso la genuinità, la fantasia e la magia del Christmas Day, valori e sentimenti perduti saranno restituiti a tutti quelli che credono ancora in un lieto fine.  Attraverso i suoi personaggi goliardici e fuori dalla realtà, Ago&Filo vi trasporterà ne “Il Natale di Matilde” attraverso gli occhi dei bambini, con riflessioni profonde, su vero significato del Natale, mantenendo sempre alto il divertimento.

    Una commedia musicale per tutta la famiglia.

     

    9 dicembre 2016

    Diego Perris Swing Orchestra

    “SOGNANDO L'AMERICA”

    Concerto di canzoni classiche Napoletane rivisitate e brani Italo-Americani famosi degli anni 50-60-70, tutto sul genere Swing – Tarantella Americana – Chachacha – Jazz – Latino.

    Diego Perris cantante, arrangiatore e autore, suonerà al piano  accompagnato da :  tromba - Peppe Fiscale       sax - Marco Spedaliere    basso - Enrico Camasso     batteria - Luca Mignano      cori - Aurora Sibilio e Anna Sarnataro Ascoltando queste canzoni è come rivivere la nostra storia, anzi quella che ci raccontavano i nostri nonni di tutta Italia emigrati in America. E quella dei personaggi famosi che amavano tanto la nostra lingua Napoletana.  In tre ore di spettacolo cercheremo di far sognare, rallegrare e ricordare quell’evoluzione ed esplosione della splendida musica amata da quasi un secolo in tutto il mondo.  Non sono solo canzoni, ma … soprattutto passione e cultura… che vivono e vivranno di generazione in generazione senza fine!

     

    10 ed 11 dicembre 2016

    LE LOVING in concerto

    al piano  M°Antonello Cascone

    con la partecipazione di Federico Salvatore

    Le Loving sono Sonia Baussano, Dorothy Manzo ed Erin Wakeman e rappresentano la risposta al “Volo” al femminile.  Antonello Cascone, arrangiatore di Andrea Bocelli,ha unito tre soprani dal timbro vocale diverso che propongono un repertorio di classici napoletani e di evergreen italiani ed internazionali. I brani sono tutti orchestrati dal M°Antonello Cascone che accompagna al pianoforte. Questo gruppo il 7 agosto 2014, ha duettato a Ischia in occasione del premio internazionale “Ugo Calise” con Andrea Bocelli. Il 7, 8 e 9 ottobre 2014,si sono esibite a Rai 2 nel programma “I Fatti Vostri” condotto da Giancarlo Magalli accompagnate al pianoforte dal M°Antonello Cascone e dall’orchestra diretta da Demo Morselli.  Il 24 novembre 2014 in occasione del premio “Napoli C’è” si sono esibiti al Teatro San Carlo di Napoli. A marzo 2015 “Le Loving” hanno tenuto un concerto al teatro Toto’ di Napoli dove accompagnate da un’orchestra di 25 elementi diretta dal M° Antonello Cascone, hanno duettato con Federico Salvatore, Audio 2, Gino Rivieccio, Valentina Stella, Mario Rosini, Fabrizio Fierro, Lello Giulivo, Antonello Rondi, Francesca Marini, Massimo Masiello, Mario Maglione, Monica Sarnelli, Gianni Conte, Antonio Buonomo e Fiorenza Calogero. Il 24 ottobre “Le Loving” hanno partecipato al Premio Penisola Sorrentina presentate da Pippo Baudo. A breve uscira’ un cd prodotto dalla Rogiosi editore,nel quale “Le Loving” duettano con una serie di artisti napoletani e italiani.

     

    15 dicembre 2016

    Pino Ciccarelli feat.Gianluca Roviniello

    “CANZONI LIEVI PER ANIME RANDAGE”

    Il nuovo album di Pino Ciccarelli, da cui prende il nome il concerto, è un caleidoscopio in musica, un ponte sospeso tra melodia e passione.

     

    18 dicembre 2016 h.11

    Keith Goodman e l'Orchestra San Giovanni

    “CONCERTO DI NATALE”                                                                                                                                                                  il secondo appuntamento, con Keith Goodman e l'Orchestra San Giovanni, sarà sempre con l'orchestra diretta da Goodman, con il tradizionale concerto di Natale, con musiche corali e strumentali.

     

    20/21/22/23/25/27/28/29 dicembre 2016

    “TANTA MISERIA E POCA NOBILTA’ “

    regia Fabio Brescia

    Partendo dall’indiscusso capolavoro di Scarpetta, ho riflettuto che il “tema della miseria” fosse quanto mai attuale e, per dimostrare l’universalità di alcuni capolavori, mai anacronistici, ho ipotizzato che la storia ben nota fosse accaduta ai giorni nostri in uno dei bassi napoletani che ancora esistono in tantissimi quartieri di Napoli. Il “nostro” è ubicato al Cavone, nei pressi della centralissima Piazza Dante. Mi interessava, però, prima di tutto sperimentare un’intera compagnia al maschile, alla maniera dei Legnanesi, o a quella del Teatro Elisabettiano, per utilizzare riferimenti più alti e lontani; in secondo luogo volevo che il lavoro dell’attore, proprio per la sua particolarità di interpretare ruoli maschili o femminili a prescindere dal sesso naturale dell’interprete,  non fosse inghiottito dall’allestimento che, per la versione classica di Miseria e Nobiltà, è invece sempre molto sontuoso.  Avendo a disposizione registri più gravi anche per i personaggi femminili mi è piaciuto mettere in scena il cinismo, la cattiveria, il lato oscuro di ciascun ruolo. In Tanta Miseria e poca Nobiltà non si salva nessuno e l’attore, al1 centro dello spazio scenico scevro di qualunque sovrastruttura se non un fondale bianco e delle luci, non è mai parodia del personaggio, ma piuttosto essenza dello stesso. Modernizzato e sveltito, non più di novanta minuti di durata nel totale dei due tempi, lo spettacolo lascia lo spettatore senza fiato per il susseguirsi velocissimo degli accadimenti.

     

    1 gennaio 2017

    “ 'NA... SERATA SPECIALE”

    con Mario Cavallini

    direzione artistica Enzo Ottieri

    Sarà una serata dedicata a Napoli ed alla sua canzone, arte di pura bellezza grazie alla tradizione dei grandi poeti e musicisti. Protagonista la città, i suoi personaggi, e le sue abitudini di vita. Le opere di Di Giacomo, Russo, E.A.Mario rivivranno sotto una nuova luce con una modernissima chiave di lettura. In scena, con Mario Cavallini, un quartetto di musicisti e tanti ospiti.

     

    13 e 14 gennaio 2017

    “DO YOU REMEMBER GEGE' “

    con Gennaro Barba

    Un grande parterre di musicisti affermati nel panorama napoletano e nazionale, capitanati da  Gennaro Barba si riunisce sul palco del Teatro Bolivar per un omaggio a Gegè Di Giacomo, grande maestro della batteria da sempre associato all’indimenticabile Renato Carosone.

     

    15 gennaio 2017

    “ LUCA AMITRANO IN CONCERTO”

    con M° Keith Goodman

    Il terzo e ultimo incontro con il M° Keith Goodman sarà dedicato al pianista e compositore Luca Amitrano, musicista versatile che con le sue composizioni si sta facendo conoscere in tutto il mondo con diverse tournè e collaborazioni prestigiose.

     

    26 gennaio 2017

    “IL PRINCIPE INCONTRA IL MAESTRO”

    con Yuri Buono e Ferdinando Guarino

    Lo spettacolo della compagnia Vantanapoli vuole rappresentare un fantomatico incontro tra due delle più importanti personalità del panorama artistico napoletano: Totò e Sergio Bruni.Non si tratta, quindi, di un usuale omaggio, ma del tentativo di avvicinare le due figure e di ripercorrerne le vicende umane che si sono tradotte in opere di inusitata bellezza. Ci si concentrerà a comprendere l’uomo prima ancora che l’artista, attraverso la lettura di lettere, testi, aneddoti, per poi concentrarsi sull’opera di entrambi, incentrando lo spettacolo sulle creazioni artistiche di Totò e Sergio Bruni, nell’ottica di sottolineare l’aspetto autoriale che caratterizza entrambi, seppur con peculiarità differenti.La pregnante umanità della poesia del Principe sarà supportata unicamente dalle canzoni musicate dal Maestro:da Core analfabeta a Palcuscenico; da Zuoccole, tammorre e femmene a Napule doceamara, passando per le creazioni più celebri, come ‘A livella e Carmela, finendo a capolavori ingiustamente sconosciuti.Un incontro “ideale”, quindi, attraverso le interpretazioni e l’umorismo di Ferdinando Guarino e Yuri Buono, che s’inserisce nel lavoro di conservazione, diffusione della gloriosa cultura musicale, teatrale napoletana e delle personalità che l’hanno resa unica al mondo.

     

    28 e 29 gennaio 2017

    “IL RAGU' DELLE ZIETTE”

    di e con Corrado Taranto

    In fondo che male c’è a volersi occupare degli anziani,volendo creare una struttura ricettiva all’avanguardia con tutti i confort? In fondo che male c’è ad impossessarsi ed utilizzare i lasciti o i risparmi di anziani soli,offrendo loro come ultimo pasto un saporito ed avvelenato  ragù  fatto in casa? In fondo che male c’è a voler fare internare le due ziette ideatrici della casa di riposo per trasformare lo stabile in un più remunerativo club per scambisti? In fondo che male c’è…. Tanto altro si sviluppa in questo nuovo lavoro di Corrado Taranto,dove prendendo spunto dalla famosissima piece teatrale “ARSENICO E VECCHI MERLETTI”di Kesserling(di cui ricordiamo anche la versione cinematografica con Cary Grant) si fonde il teatro americano con il teatro di tradizione. [Corrado Taranto]

     

    11 e 12 febbraio 2017

    “CINEMA ITALIANO”

    MUSICAL di e con Giorgio Gori e Noemi Calvino Tratto dal film Nine di Rob Marshall

    Regia Giorgio Gori       Coreografie Noemi Calvino

    Roma  1965. Colto da crisi creativa il regista Guido Contini deve realizzare il suo nuovo film, ma non ha in mente nulla per questo nuovo progetto.Pensieri , ricordi,poche  idee ed anche confuse . Questa crisi artistica ma al contempo personale porta Guido ad interrogarsi e a cercare le sue risposte negli occhi, nei cuori e nei corpi delle donne. Quelle donne che hanno rappresentato per lui l’amore in tutte le sue forme , le stesse che lo hanno portato ad essere ciò che ora è:  idillio e distruzione nello stesso tempo . Una continua tensione tra l’io dell’uomo colto nelle sue fragilità, l’ ego dell’artista e il rumore che affolla l’assordante silenzio di un’assente creatività.

    “Cinema Italiano ” è il nuovo spettacolo di Giorgio Gori e Noemi Calvino che si pone l’ambizioso motivo di riportare in scena un’anima ribella, geniale e tormentata  ispirata allo stile di  Fellini. Travolgenti coreografie sceniche e dinamiche  puro stile Broadway , appassionanti testi fatti di dialoghi segnati da una sottile comicità e la presenza di musicisti che arricchiscono il tutto  suonando dal vivo e creando quel mood artistico che ti catapulta sul palco, rendendoti protagonista. L’unione di più strumenti che raccontano una precisa emozione. La voglia di far  rivivere allo spettatore quel percorso interiore che ogni uomo attraversa nella vita , quei bivi che generano dubbi e pensieri , ma una volta intrapresa la strada giusta creano le cose migliori. Ricordare , sperare , amare e tenare. Tentare sempre.

     

    16 febbraio 2017

    “CANTI E SUONI ALL'OMBRA DEL VESUVIO”

    con Romeo Barbaro

    Lo spettacolo è un concerto di musica etno folk campana, omaggio alla cultura contadina e principalmente alla Tammurriata come forma musicale che ancora oggi è presente nelle aree vesuviana, grazie al racconto e alla diffusione di alcuni figli di questa tradizione. Le antiche feste contadine, i pellegrinaggi scanditi dai ritmi dei tamburi e dalle voci rituali, sono stati radicalmente trasformati nei loro significati, così diventando, spesso, complesse forme di cultura urbana. In queste trasformazioni uno dei piu' interessanti segnali è rappresentato dal fatto che si è registrata una sorta di trasposizione di queste musiche e danze dal mondo contadino arcaico al mondo giovanile. C'era e c'è evidentemente in questi ritmi e in queste musiche una forza, una passione, una espressività, che, pur essendo nate in un altro mondo, hanno ora trovato una vitalità imprevedibile. Questo excursus etnomusicale si snoda passo passo fino ad arrivare attraverso un sentiero puro, scarno di forme e metriche musicali, nelle mura della Palepolis, Neapolis, trascinado lo spettatore all'ascolto delle melodie napoletane piu' rinomate.

     

    18 e 19 febbraio 2017

    “CARNALE”

    di Vincenzo Pirozzi

    Sasà e Carmine vivono i loro vent’ anni spensierati tra furti e rapine, abitano al centro storico tra mal’ affare e dolce far niente. Sasà è estroverso in confronto a Carmine, che invece e taciturno e timido. Carmine vive con la sorella è orfano di entrambe i genitori e questa cosa lo ha segnato profondamente. Un giorno, invitato insieme all’ amico Sasà ad una festa di “fighettini” come loro chiamano i figli della Napoli per bene. Carmine conosce Laura, la ragazza è figlia di un famoso notaio, elegante e raffinata, bella dentro, ma esteriormente grassa e bassa. Laura resta fulminata da Carmine, se ne innamora quasi immediatamente. Da quest’ incontro ce ne sarà un altro, e poi un altro ancora, Carmine imparerà ad amare Laura e entrambe scopriranno due cose: Carmine, imparerà a guardare l’ amore sotto un punto di vista diverso, che non è solo esteriore, imparerà soprattutto che per amore si cambia. Laura invece imparerà a conoscere la Napoli viscerale che nasconde non solo tanti difetti, ma anche tanti pregi. Ma non è sempre detto che tutte le storie d’amore per avere un lieto fine debbano terminare con sempre con “è vissero felici e contenti”. Su telo bianco vengono proiettate immagini, il mondo ci arriva attraverso le proiezioni che invadono le pareti, facendo si che lo spettatore venga catapultato in un mondo fatto di realtà e finzione, ma che ogni cosa equivale al vero. Il ritmo della messinscena, i tempi, la recitazione si fondono con una direzione quasi cinematografica.

     

    25 febbraio 2017

    “NAPOLI SOTTO LE STELLE”

    di e con Sasà Trapanese

    al piano M° Gaetano Raiola

    Lo spettacolo ripropone la “bella Napoli” di una volta, marcando sfumature più sottili i una città unica per storia e tradizioni. Un viaggo fanta-comico che narra con simpatia e maestria la Napoli non solo del sole e del mare azzurro, ma anche, attraverso i suoi aneddoti ed i suoi documenti letterari e canori, pagine di Russo, Viviani, Serao, Di Giacomo, Murolo, Bovio, E.A. Mario. Non mancheranno le briose e frizzanti macchiette di Pisano Cioffi, Valente, Maldacea e De Gregorio. I personaggi proposti (da Pulcinella, al Guappo a Ciccio Formaggio) e le stesse canzoni, sembrano macchie di colore che impregnano il palcoscenico e si ricompongono in un quadro con le atmosfere, le sensazionie ed i sapori della Napoli eterna, la migliore produzione del “secolo d'oro” della canzone napoletana. [Sasà Trapanese]

     

    25 e 26 marzo 2017

    La Compagnia Dei Dieci

    “LE FURBERIE DI SCAPINO”

    di Molière

    con Enzo Arciè

    A Napoli i due giovani amici Leandro e Ottavio hanno due cose in comune: il servo astuto Scapino e l'amore per due ragazze: la bella e nobile Giacinta e la zingara Zerbinetta. Naturalmente i due padri Argante e Geronte si oppongono perché vogliono che i figli abbiano un matrimonio più conveniente, ma Scapino riesce a favorire i giovani, non senza ingarbugliare la faccenda, grazie a delle lettere da inviare. Così, dopo peripezie, si scopre che le due giovani amate sono parenti, figlie illegittime dei padri di Ottavio e Leandro.

    (Ottobre 2016)

  • Mutaverso

    Andiamo a Teatro

    a cura di Marisa Pumpo Pica

     


    Pubblichiamo volentieri  questa interessante iniziativa di cui si fa protagonista la città di Salerno, sempre così fervida di idee e di adeguate realizzazioni. Dieci appuntamenti nello spazio di quattro mesi, in cui si incontreranno ie diverse espressioni artistiche della produzione contemporanea. Lodevole anche l’impegno del Centro studi sul teatro napoletano, meridionale ed europeo di mettere a disposizione tre borse di studio, che Erre Teatro destinerà a tre giovani attori di compagnie teatrali salernitane, offrendo ad essi la possibilità di frequentare gratuitamente un seminario di formazione. Andare a teatro ed imparare a fare teatro sarà un modo per aprire ai giovani le strade consone alle loro inclinazioni e prospettare ad essi percorsi ed orizzonti di vita.

    Qui di seguito, in dettaglio, le notizie sull’iniziativa, nell’articolo di Claudia Bonasi, alla quale ci si potrà rivolgere per le relative informazioni.   

     

    Mutaverso (la) prima stagione

    E’ stata presentata oggi nel Salone del Gonfalone di Palazzo di Città, a Salerno, la prima stagione teatrale di Erre Teatro, “Mutaverso Teatro”, ideata e diretta artisticamente da Vincenzo Albano, alla presenza dell’assessore alla Cultura, Ermanno Guerra. La proposta culturale si sviluppa in dieci appuntamenti di cui cinque “prime” assolute per la Campania, a partire dal 3 febbraio fino al 27 maggio, in scena tra il teatro del Giullare e il Centro sociale di Pastena. “Questa scelta di una doppia location è stata dettata da ragioni di spazio: alcuni spettacoli sono di forte richiamo e avevamo bisogno anche di un palco più grande”, ha precisato Albano. “La stagione dura dunque quattro mesi e consente un incontro con le diverse espressioni della produzione artistica coeva, ma è soprattutto un incubatore ‘d’impresa’ e di ‘utopie’, del quale Erre Teatro rivendica il diritto d’esserci e nel quale ripone una speranza di ‘capovolgimento’, un ‘mutare-verso’ che è, nei suoi più rosei intenti, anche un invito a scoprire o rinnovare la passione per quest’arte”. “Mutaverso Teatro” si avvale del sostegno del Comune di Salerno, della collaborazione di Puracultura come media partner e del supporto di Scene contemporanee e sperimenta e utilizza una campagna di crowdfounding (www.derev.com/mutaverso-teatro-la-prima-stagione), grazie alla quale è possibile fare donazioni per un “biglietto sospeso” o  acquistare carnet di biglietti a prezzo scontato. Alla stagione “Mutaverso Teatro” hanno dato il proprio sostegno anche Diffusione Teatro e il Centro studi sul teatro napoletano, meridionale ed europeo; quest’ultimo ha messo a disposizione tre borse di studio, che Erre Teatro destinerà a tre giovani attori di compagnie teatrali salernitane, per frequentare gratuitamente il seminario il 21 e 22 maggio da Chiara Lagani e Rodolfo Sacchettini. Si inizia mercoledì 3 febbraio al Piccolo Teatro del Giullare (via Vernieri, traversa Incagliati,2), con  il Teatro Pubblico Incanto in “Kyrie”, di Tino Caspanello, presentazione in anteprima campana, incontro con l’autore e lettura pubblica dal volume “Polittico del silenzio” (a cura di Editoria&Spettacolo) con Cinzia Muscolino e Tino Caspanello. Ingresso gratuito.

    info@erreteatro.it

    claudia.bonasi@erreteatro.it 

  • IL SOGNO DELLA REALTA'

    IL SOGNO DELLA REALTA'

     


  • Cetara: il restyling

    Cetara: il restyling di piazza Vieski

     

    di Claudia Bonasi

     


    Inaugurata ieri sera a Cetara la piazza Vieski, adiacente al comune, riqualificata e restituita alla cittadinanza con nuovi elementi di fruibilità. “Insieme al restyling della piazza abbiamo anche fatto interventi nella sala polifunzionale “Mario Benincasa”: adesso abbiamo uno spazio all’aperto e al chiuso che può ospitare ogni tipo di manifestazione ed evento”, ha dichiarato il sindaco di Cetara Secondo Squizzato. Per gli interventi di riqualificazione, durati otto mesi, sono stati spesi 450mila euro ottenuti da fondi europei.


    Il progettista, architetto Giuseppe Liguori, spiega: “La sala ‘Benincasa’ è stata potenziata dal punto di vista degli impianti audio-video e di climatizzazione. Anche le sedie possono essere messe o tolte all’occorrenza. Per quanto riguarda la piazza, abbiamo utilizzato solo materiali in sintonia con l’ambiente, come il basalto per la pavimentazione, lo spennellato verde ramina, tipico della produzione costiera. Per quanto concerne i vasi, realizzati dal maestro ceramista Lucio Liguori, che ha riportato i colori della cupola maiolicata della chiesa, il giallo e verde, abbiamo anche qui i motivi locali, con le alici, simbolo di Cetara. Sono continue citazioni che servono ad affermare le identità locali.


    I vasi contengono piante officinali, come il rosmarino, il timo, la salvia, per ricordare il fatto che qui siamo al cospetto di un vecchio convento che oggi ospita il Comune”. La piazza ospita anche una fontana, ispirata ai vecchi fontanini che portavano l’acqua dall’alto al basso. L’assessore alla cultura, Angela Speranza, ha assicurato che lo spazio, così riqualificato, farà da scenario ad iniziative culturali a partire da questa primavera. 

  • Profumo d’anima

    SEGNALIBRO

    a cura di MARISA PUMPO PICA

     

    Profumo d’anima

    di Caterina De Simone – Cosmopolis Edizioni – Napoli

     


     Nota dell’Editore

    Caterina De Simone, romana, oggi vive ed opera a Napoli. È socia del Centro di promozione culturale e sociale “Cosmopolis” e frequenta vari salotti e centri culturali della nostra città.

    Dopo alcune esperienze televisive, cinematografiche e teatrali,  ha scoperto, di recente, di avere anche talento letterario.  Partecipando, infatti, a vari concorsi, nazionali ed internazionali, nei quali si è collocata spesso ai primi posti, ha vinto un gran numero di coppe, medaglie, targhe, diplomi di merito segnalazioni  ed onorificenze.

    Molti suoi componimenti poetici sono stati pubblicati su riviste e periodici culturali.

    Pur caratterizzandosi per il temperamento estroverso, non ama proporsi, ma lascia ad altri il compito di giudicare.

    Animata da profonda fede religiosa, non tralascia occasione per porne in luce l’intrinseca forza, l’unica in grado di guidare il cammino dell’uomo verso l’Assoluto.

    La sua poesia, che tocca, in prevalenza, il tema dell’amore accanto alle più svariate problematiche sociali e religiose, si fa apprezzare per le delicate sfumature del pensiero ed una spiccata sensibilità.

    Il verso semplice, con una particolare predilezione per la rima baciata e, talvolta, alternata, e per le assonanze e consonanze poetiche, non è privo di grazia e di musicalità.

    Esso esprime sentimenti antichi e sempre attuali, nell’ottica dell’ottimismo, dell’amore, del rapporto gioioso con la natura e nella visione di una irrinunciabile solidarietà fra gli esseri umani.

    È per questo che le sue composizioni, nella varietà dei toni e nella diversità dei temi affrontati, riescono a toccare, con le loro vibrazioni, le corde del cuore, risultando interessanti e di gradevole lettura. (Marisa Pumpo Pica)

  • PREFAZIONE

    PREFAZIONE

     

    di Fausto Marseglia

     

    Quando la poetessa Caterina De Simone mi ha chiesto di scrivere due righe di presentazione per il suo libro di poesie mi sono sentito lusingato per la stima riservatami e, al tempo stesso, pervaso dalla gioia di poter descrivere le emozioni che riescono a dare i suoi versi.

    Leggere le sue liriche significa calarsi in una realtà d’altri tempi, immergersi in un’atmosfera dorata, quasi approdare ad un’isola felice di un mondo incantato, sopravvissuto alle contaminazioni ed all’imbarbarimento dell’epoca contemporanea.

    La poetessa De Simone ha la capacità di vedere con gli occhi di un bimbo le cose semplici e genuine, che danno sapore alla vita, e riesce a conservare questa straordinaria peculiarità a dispetto dell’imperversante materialismo e dell’inarrestabile degrado sociale.

    Le suggestioni evocate dalle sue poesie sono immagini di mamme piene d’amore, di candidi bimbi intenti a giocare, di vetrine addobbate ad arte, di dolci abbandoni e di altrettanto dolci risvegli mattutini.

    Non troviamo in lei l’ardore della passione o la forza esasperata del furore ma la dolcezza dell’animo nobile e delicato. Le sue poesie non hanno colori violenti ma sanno di tinte pastello.

    In un mondo in cui tutto si muove a ritmi tanto veloci da travolgerci e non farci assaporare le gioie della vita, fermarsi un attimo per riscoprire e vivere le cose semplici ed autentiche e poterle apprezzare e gustare, significa quasi rinascere.

    Il grande merito della De Simone sta proprio in questo. Con la dolcezza dei suoi versi riesce ad indicarci un’area di sosta nel viaggio furibondo della nostra esistenza. Ci fa “fermare”, ci fa stupire, ci fa rilassare, ci fa godere la semplicità, ci fa sognare la pace, ci indica l’alternativa alla corsa dissennata dell’uomo contemporaneo, abbacinato dall’arrivismo e dal protagonismo. Con lei si diventa bambini, capaci di vedere in positivo ogni cosa.

    Virtù? Dono? Inventiva? Finzione? Affettazione? Niente di tutto questo! Solo la sua naturale anima di bambina, che è rimasta inalterata nel tempo e che riesce ancora a stupirsi di fronte alle bellezze del creato ed a cantarne le lodi.

    Ed il lettore non può fare a meno di coinvolgersi in questo mondo e di provare le stesse emozioni che Caterina riesce a trasfondere nella poesia.

  • Chiudono le edicole

     Chiudono le edicole dei giornali

     

    di Luigi Rezzuti

     

    In tutta Italia ben 13mila edicole hanno chiuso i battenti, un vero e proprio tsunami, che non ha risparmiato nessuno, dal nord al sud.

    Quando cessa un’attività commerciale è sempre una cosa triste ma, quando l’attività che chiude i battenti è un edicola, la cosa assume un aspetto diverso: è una sconfitta per la cultura.

    I problemi nascono soprattutto dall’affermarsi del digitale che ha conosciuto un vero e proprio boom mentre le vendite dei giornali cartacei crollavano.

    La crisi nel settore è evidente, la tecnologia permette di leggere i giornali su internet.

    Un lento declino, che non sembra destinato a cessare. A Napoli, l’ennesimo chiosco  chiude, nel giro di pochi giorni, in via Luca Giordano, oltre a quello di via Costantinopoli e a tanti altri ancora, al Vomero, come nel resto dlla città, dove sono sempre più numerose le serrande di edicole che si abbassano e che, poi, vengono imbrattate dagli scarabocchi dei writers.

    Con la liberalizzazione della vendita dei giornali, gli edicolanti hanno subìto un altro duro colpo perché adesso i giornali sono distribuiti anche nei supermercati.

    Quei pochi giornalai che ancora resistono sono quelli che si sono organizzati, vendendo altra merce, come prodotti per ufficio, attivandosi con  fax. fotocopiatrici, ricariche per cellulari. Ci si ingegna, insomma,  ma tutto questo non sempre basta.

    Intervistata, Rossella Monni, rappresentante dello Snag dice: “La rinascita delle edicole dovrebbe passare attraverso una revisione totale del sistema, in sinergia con altri sindacati. Noi stiamo lavorando in questa direzione”

    Intanto, però, in Italia muoiono cinque edicole al giorno.

  • EUROPA LEAGUE 2016

    EUROPA LEAGUE 2016

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Si riparte il 18 febbraio 2016 con l’Europa League, che vede impegnate le squadre italiane: Fiorentina, Lazio e Napoli.

    Huguain e compagni possono dedicarsi al campionato, senza l’assillo di giocare ogni tre giorni tra campionato ed Europa League.

    La Fiorentina dovrà giocare contro il Tottenham, mentre la Lazio dovrà vedersela con il Galatasaray. Per quando riguarda il Napoli, invece, lo sfidante sarà il Villareal.

    Gli azzurri sono la formazione in Europa che ha i numeri migliori. Si presentano, dunque, da favoriti,  avendo chiuso primi in classifica nel girone D. La squadra era testa di serie nel sorteggio di Nylon e ha evitato i pericoli maggiori quali Borussia Dortmund, Siviglia, Valencia, Galatasaray e Shaktar.

    Il Villareal non è, però, una formazione cuscinetto e servirà il miglior Napoli per  poter passare il turno.

    Sono quattro i precedenti tra Napoli e Villareal, tra l’altro tutti datati 2011. I primi due, valevoli per l’Europa League, videro gli azzurri pareggiare per 0 – 0 al San Paolo, per poi perdere 2 – 1, nel girone di ritorno.

    Gli ultimi due erano, invece, validi per il girone di Champions League. In questo caso il Napoli uscì vittorioso, sia al San Paolo che al Madrigal. Dunque i precedenti vedono i partenopei avanti per due vittorie, un pareggio e una sconfitta.

    Il cammino verso Basilea per i viola, i biancocelesti e gli azzurri inizia in salita. Poteva andarci meglio ma, in caso di passaggio agli ottavi di finale, si potrebbe avere un abbinamento più favorevole, avendo già eliminato qualche big.

    Il “ritorno” sarà per il 25 febbraio. Per il momento tutte e tre le squadre italiane debutteranno fuori casa.

  • IL GIORNALE CICLOSTILATO

    IL GIORNALE CICLOSTILATO

     

    di Luigi Rezzuti

     

     Da ragazzo, Gennarino frequentava l’Azione Cattolica, non tanto per fede quanto perché nei locali dell’associazione c’era un bigliardino, un tavolo da ping- pong e altri giochi di società.

    Però era obbligato ad ascoltare la S. Messa, la domenica mattina, insieme a tutto il gruppo dei ragazzi e delle ragazze dell’associazione cattolica.

    La domenica pomeriggio, quasi sempre, i ragazzi organizzavano un balletto presso la casa di qualcuno di loro e così familiarizzavano con le  ragazze e, qualche volta, ci scappava anche un bacio o un fidanzamento.

    Il parroco era molto contento, sia dei ragazzi che delle ragazze che frequentavano la chiesa e a volte organizzava anche qualche gita premio.

    Un giorno Gennarino convinse il parroco a fare un giornalino ciclostilato con un gruppo di ragazzi e ragazze e iniziarono anche a stamparlo.

    Ognuno scriveva un articolo e, nell’ultima pagina del giornale, riportavano tutti gli orari delle Messe e degli eventi organizzati dal parroco.

    In un primo momento il giornalino fu distribuito gratis durante la Messa della domenica, poi, visto che veniva molto apprezzato e richiesto, forse per l’ultima pagina, lo distribuirono a pagamento.

    Fu un enorme successo. Durante la settimana, in sacrestia, scrivevano gli articoli

    e li stampavano in ciclostile.

    Il fratello più piccolo di Gennarino frequentava l’Istituto d’Arte, era molto bravo a disegnare e fu lui ad impegnarsi ad illustrare tutti gli articoli.

    Stampavano centinaia di giornalini ma erano sempre pochi. Il parroco, però, disse che i materiali del ciclostile (carta, inchiostro e quant’altro) costavano troppo, poi fece notare che il giornalino si vendeva facilmente mentre “LA CROCE”, giornale cattolico del tempo, veniva acquistato da pochi.

    Ogni domenica Gennarino guadagnava, con la vendita del giornalino, tanti soldi da poter spendere durante la settimana e la domenica pomeriggio, quando usciva con qualche fidanzatina di turno.

    Purtroppo tutto finì. Il parroco non volle più sostenere le spese anche perché, sostenne, non ne veniva alcun “ricavo” per la chiesa …

    Chissà, forse se Gennarino avesse studiato, da grande, sarebbe potuto diventare un giornalista.

    Un giorno, tramite un amico di famiglia, Gennarino trovò lavoro presso un giornale mensile come correttore di bozze.

    Man mano si fece apprezzare dall’editore e dal direttore responsabile per la serietà nel lavoro e per la “faccia tosta”. Fu così che iniziò a collaborare scrivendo articoli sportivi.

    I suoi articoli piacquero ed iniziò a collaborare anche con recensioni di spettacoli teatrali.

    Ma Gennarino non divenne mai un giornalista... 

  • L'isola che non c'è (2)

    L'isola che non c'è

     

    di Antonio La Gala

     

    Nella prima metà dell'Ottocento, cominciò a delinearsi una controversia internazionale fra il Regno dei Borbone e quelli di Francia e Inghilterra per la sovranità di un'isola che non c'era.

    La vicenda iniziò nel 1831, in occasione di  un forte terremoto che il 17 luglio colpì la costa occidentale della Sicilia.

    Nella zona di mare, compresa fra Sciacca e Pantelleria, da un cono eruttivo sotterraneo fuoriuscirono materiali che andarono a formare un isolotto, che, con il passare dei giorni, arrivò a circa settanta metri di altezza con uno sviluppo di coste di quasi cinque chilometri.

    Il tratto di Mediterraneo, in cui ricadeva l'isolotto, per motivi vari era ed è secolare oggetto di contese fra le popolazioni che si affacciano da quelle parti. In quel momento, poi, il diritto internazionale ancora non aveva disciplinato la materia, riguardante la sovranità degli Stati costieri sulle proprie piattaforme continentali e, quindi, la sovranità di un'isola diventava di chi vi piantava per primo la sua bandiera, fino a quando riusciva a farvela rimanere.

    I contendenti di allora, per l'isolotto appena nato, erano i Borbone, come Stato più vicino, gli Inglesi, insediatisi, nel dopo Napoleone, a Malta, e i Francesi, che l'anno prima avevano cominciato ad occupare la costa settentrionale dell'Africa.

    I primi a piantare una bandiera furono gli Inglesi di Malta, il 2 agosto, battezzandola "Graham Insland", cosa per loro naturale, visto che quella zona di mare era conosciuta come il "Graham Bank", il Banco di Graham.

    Un paio di mesi dopo, sull'isolotto sbarcarono alcuni scienziati e disegnatori francesi, venuti a studiarlo. Piantarono anche essi la propria bandierina.

    Irritato dal fatto che tutti andavano a piantare bandiere su un’ isola di fronte alle proprie coste, Ferdinando II mandò anche lui qualcuno a piantare il vessillo borbonico e, per non lasciare equivoci di chi fosse l'isola, la battezzò con il suo nome: "Ferdinandea".

    Poco dopo, agli inizi di dicembre, la tensione internazionale si sciolse, ma solo perché si era sciolta l'isola, sotto l'azione dei flutti.

    Nei tempi successivi l'isolotto, ogni tanto, faceva ancora capolino, per lo più in occasione dei terremoti, come nel 1846 e nel 1863. In tempi più vicini ai nostri fu sul punto di farsi rivedere in occasione del terremoto del Belice del 1968, cosa che consigliò ai Siciliani di porre un bel cartello sul Banco di Graham, con la scritta: "questo lembo di terra, un tempo l'isola Ferdinandea, era e sarà sempre del popolo siciliano".

    Ad ulteriore scanso di equivoci lo Stato italiano, sebbene l'isola stia qualche metro sotto il pelo d'acqua, vi ha piantato la sua bandiera.

  • In carcere per un ceffone

    In carcere per un ceffone: Mazze & panelle  fan figli belli

     

    di Peppe Iannicelli

     

    Un ceffone, mollato al figlio di sei anni, è costato un mese di carcere ad un papà della provincia di Arezzo. Il bambino non voleva esercitarsi nella lettura ed il genitore gli ha mollato un manrovescio. Lacrime del fanciullo e rabbia dell’ex moglie, che ha trascinato il coniuge in Tribunale. La condanna,  per abuso dei mezzi di correzione,  è stata sospesa dalla Corte, ma la decisione è clamorosa. Con tanti assassini, pedofili, delinquenti e truffatori che restano a piede libero, trovo indecente che i soldi pubblici debbano servire a pagare lo stipendio di investigatori e magistrati in una società che non ha niente di meglio da fare che occuparsi di una vicenda così banale ma allo stesso tempo così mediatica. Temo che il bambino colpito dallo schiaffo sia rimasto vittima, più che della sberla, della lite dei coniugi per la fine dell’unione matrimoniale. Mia madre usava la paletta della cucina per indurre me e mio fratello a più miti consigli. La maestra aveva sulla cattedra una legnosa bacchetta, che utilizzava per stimolare la recita a memoria di una poesia o delle tabelline. All’Oratorio Salesiano don Pierino puniva la bestemmia durante la partita di calcio con una sacrosanta “scametta”. Se mi fossi azzardato a lamentarmi dei metodi scolastici ed oratoriani avrei ricevuto da mamma un’altra dose di paletta. Mi chiedo come mai “tali criminali efferati” non siano mai stati perseguitati dalla Giustizia e puniti con severità. A volte un sonoro ceffone – che al massimo provoca qualche arrossamento delle gote per alcuni minuti – vale più di mille sermoni. Non si tratta di autorizzare la violenza proditoria ai danni del proprio sangue ma, quando ci vuole, ci vuole!!! Capita che i figli ti tirino gli schiaffi dalle mani ed una sberla può diventare un correttivo atto d’amore, del quale poi, una volta grandi, i pargoli ci saranno grati.

  • IL PONTE SULLO STRETTO

    IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA E’ RESUSCITATO

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Dopo anni di silenzio si ritorna a parlare di una delle più discusse infrastrutture in Italia.

    L’opera è stata per anni un cavallo di battaglia di Silvio Berlusconi ma sempre naufragata.

    La Camera dei Deputati ha approvato una mozione del Nuovo Centrodestra che prende in considerazione la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina,

    Lo stretto di Messina separa la Sicilia dalla penisola attraverso una strisca larga poco più di tre chilometri.

    Il progetto è stato oggetto di numerose critiche, he hanno contribuito a congelare la realizzazione effettiva dell’opera.

    L’area dello stretto di Messina è fortemente sismica e le città di Messina e di Reggio Calabria sono state pesantemente danneggiate dal terremoto del 1783 e da quello del 1908.

    In molti, a partire dal geologo Mario Tozzi, pensano che costruire un ponte, che oltre tutto sarebbe il ponte a campata unica, più lungo al mondo, in questa zona, potrebbe essere molto  rischioso.

    Ci sono, poi, critiche tecniche al progetto che, come è stato detto, costituirebbe un record sotto diversi punti di vista e sarebbe, dunque, una struttura estrema.

    Un ponte di quella lunghezza,  a campata unica, che si regge su due soli pilastri, è, infatti, più sensibile a possibili danni, tanto più in una zona sismica e soggetta a venti molto forti. Per tutti questi motivi, l’opera è considerata molto rischiosa.

    Oltre tutto costruire pilastri, poggiati sul fondale marino, è anche questa una procedura molto complessa in un’area soggetta a correnti marine particolarmente forti.

    C’è poi il timore, manifestato negli anni da diversi esponenti politici e dalla commissione antimafia, di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata nella realizzazione dell’opera. Tale timore va ad aggiungersi ai problemi di tipo economico, dal momento che l’opera avrebbe un costo potenziale estremamente elevato.

    A tal proposito è stato intervistato il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi che ha dichiarato : “ Ora, prima di discutere del Ponte, sistemiamo l’acqua, i depuratori e le bonifiche, investiamo due miliardi nei prossimi cinque anni in Sicilia per le strade e le ferrovie. E poi faremo anche il Ponte, che diventerà un altro bellissimo simbolo dell’Italia, portando l’alta velocità finalmente anche in Sicilia”

    Ora che il dado è tratto, ora che la  realizzazione del Ponte sullo stretto è stata ufficialmente promessa da Renzi, bisogna capire quanto dureranno i lavori, quanto costeranno e se saranno effettivamente realizzati.

    Noi pensiamo che, alla fine, la questione sarà archiviata ancora una volta e il Ponte sullo stretto di Messina tornerà nel silenzio a cui naturalmente è destinato, dopo essere costato non si sa più quali enormi quantità di denaro pubblico solo per la progettazione.

  • LA TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE

    LA TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE PER IL CONTRASTO ALLE AGGRESSIONI CRIMINALI

     

    Nella splendida cornice della Sala degli Specchi dell’Ente Provinciale per il Turismo della Provincia di Caserta presso la Reggia Vanvitelliana, si è svolto, nei giorni scorsi, un interessante Seminario sul tema: “La Tutela del patrimonio culturale per il contrasto alle aggressioni criminali” organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, unitamente all’Ordine degli Architetti di Caserta e all’Associazione Giornalisti Terra di Lavoro, con la partecipazione attiva della Diocesi di Caserta, dell’EPT, del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, della Soprintendenza Archeologica della Campania e della Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio di Caserta e Benevento.

     

    Parte, dunque,  da Caserta un forte segnale per la difesa del patrimonio culturale, considerato non soltanto testimonianza di valori materiali tangibili ma anche simbolo di civiltà. Tutela, quindi, in contrasto alle azioni criminali, deturpatrici dell’uomo, che si manifestano sotto varie forme, dall’indifferenza alla sottrazione dei beni, alle aggressioni demolitrici del patrimonio archeologico e architettonico, alla sottrazione del paesaggio.

    L’azione preventiva, congiunta e consapevole della stampa, degli specialisti del restauro e della conservazione, degli organi di tutela e dei possessori dei beni culturali a vario titolo, può frenare l’uso improprio del nostro patrimonio e assicurarne il migliore godimento, a beneficio dei cittadini. La giornata di approfondimento sarà foriera di nuove attività seminariali che gli enti proponenti intendono mettere in campo per istruire quanti hanno un titolo nella detenzione di beni e un ruolo nella loro conservazione, per la difesa del patrimonio dalle aggressioni criminali.

    Dopo l’apertura dei lavori da parte del Vescovo di Caserta,  Sua Ecc. Monsignor Giovanni D’Alise, è seguito il saluto del Commissario dell’EPT, Lucia Ranucci, del Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Ottavio Lucarelli e del Presidente dell’Ordine degli Architetti, Domenico De Cristofaro.

    Relatori d’eccellenza, l’architetto Salvatore Buonomo, Soprintendente BEAP per le province di Caserta e Benevento, la Dott.ssa Adele Campanelli, Soprintendente Archeologia della Campania, il Vice Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Mimmo Falco, Mons. Ernesto Rascato, delegato CEI BB.CC. per la Campania, il Capitano Carmine Elefante, Comandante Regionale del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e l’architetto Mariano Nuzzo, Ispettore Onorario del MiBACT.

    Ha  moderato il dibattito il giornalista Riccardo Stravino, consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

  • 2015 / 2016

    2015 / 2016

     

    di Mariacarla Rubinacci

     

    Abbiamo appena chiuso il 2015 e siamo in cammino con il 2016. Il Vecchio ha passato il testimone al Nuovo e già si sprecano le verifiche sul bilancio realizzato e le analisi sul percorso che si farà.

    Allora proviamo anche noi.

    EXPO: beh, è andato bene dopo tutto, malgrado i dubbi che potesse essere una figuraccia cosmica con i suoi scandali iniziali. Invece no. Tanti visitatori, tante novità, tanti progetti.

    Il PAPA: nessun commento, nessuna analisi per l’opera che il papa Francesco sta svolgendo, solo orecchie per ascoltare, solo la mente per imparare, solo il pensiero per riflettere e solo l’anima per sentirsi più forti ad affrontare la vita degna di essere vissuta.

    La POLITICA: qui i commenti potrebbero essere tanti, anzi sono troppi. Lasciamo che si dibatta nei vari talk show televisivi, dove si assiste ad uno spreco di parole, parole, parole (come recitava la vecchia canzone), le quali gonfiano la gola e svuotano la mente.

    I MIGRANTI: piangiamo ancora, sempre, davanti alle tragedie di bambini annegati mentre erano in fuga dagli orrori delle guerre, avvinghiati alle loro mamme, con le braccia cariche di nulla, ma di tanta disperazione, alla ricerca di pace per le loro creature, già condannate al momento della venuta al mondo. E noi, accucciati nel nostro benessere, riusciamo solo a dire “ancora” quando il telegiornale ci mostra l’ennesimo approdo di gommoni allo sfascio carichi di occhi smarriti, di corpi infreddoliti, di miseria fatta uomo, lo stesso che poi ritroviamo con la mano tesa davanti agli esercizi commerciali alla ricerca di una monetina, che non sappiamo in quale tasca poi finisca.

    Il CLIMA: vediamo gli effetti del suo mutamento per colpa dell’uomo, già,  sempre e senza dubbio, dell’uomo, il quale continua a dimenticare quanto fragile ma bello, unico ma ricco, da amare ma depauperato, sia il nostro Pianeta Terra. Le frane, ormai, sono all’ordine del giorno per i dissesti geologici, le inondazioni si riappropriano degli spazi rubati ai fiumi, imprigionati dalla cementificazione sfrenata, gli oceani si gonfiano per lo scioglimento dei ghiacciai, le terre da coltivare sono avvelenate da liquami infidi, che dilagano  nascosti.

    E così via. Ma dov’è il bello? Esiste, esiste per fortuna. Ne parleremo nel prossimo spazio. Per il momento cerchiamo di dare una mano al 2016 neonato con i nostri individuali atteggiamenti, perché anche una goccia riempie il bicchiere, una piccola attenzione mette in moto la salvezza, anche la gioia di vedere il Napoli campione d’inverno allieta e sprona.

    Buon Anno, allora, camminiamo insieme.

  • SI E’ CONCLUSO IL GIRONE D’ANDATA

    SI E’ CONCLUSO IL GIRONE D’ANDATA DEL CAMPIONATO DI CALCIO ITALIANO: RIFLESSIONI

     

    di Luigi Rezzuti

     

     

    Si è concluso il girone d’andata del campionato di calcio italiano 2015 – 2016 ed il Napoli si è classificato al primo posto con un distacco di due punti sulla seconda.

    I tifosi sono senz’altro più che soddisfatti anche se non  riescono a dimenticare l’inizio del campionato quando il Napoli perdeva proprio alla prima giornata e per giunta contro una cosiddetta piccola, (Sassuolo-Napoli 3-2), poi tre pareggi 2-2 contro la Sampdoria, 1-1 contro l’Empoli e 0-0 contro il Carpi, intervallati da una clamorosa vittoria contro la Lazio per 5-0. Sembrava di rivedere l’ombra di Benitez e subito i “famosi” opinionisti che hanno sempre remato contro il Napoli dicevano che il nuovo allenatore per Natale Sarri … cettava. Finalmente la Sarri…band capì che bisognava cambiare e così iniziarono a giocare col modulo 4-3-3 e subito di fila arrivarono vittorie da non dimenticare, ad iniziare da quella, più “godereccia”, contro la Juventus per 2-1, poi contro il Milan (0-4), contro la-Fiorentina (2-1) ed i tifosi Saeei … creano. Con l’incontro Chievo-Napoli finito 0-1 si iniziò a sfatare anche il tabù che il Napoli contro le cosiddette squadre piccole o perdeva o al massimo pareggiava ed  avemmo la conferma con l’incontro Napoli-Palermo terminato 2-0. Poi, dopo tre giorni, l’incontro Genoa-Napoli terminato 0 a 0, ottima partita da ambo le parti ma c’è solo da recriminare un rigore a favore del Napoli  per un evidente fallo su Huguain, non concesso dall’arbitro Doveri di Roma. E’ già il terzo rigore non concesso al Napoli, sembra che il “Palazzo” voglia frenare il cammino del Napoli, forse perchè  inizia a dar fastidio alle cosiddette grandi, vedi Roma, Juve e Milan, ancora indietro in classifica, pur avendo avuto quattro rigori la Juve, uno il Milan e due la Roma.  Il sospetto nasce spontaneo: è mai possibile che non sia dato finora nessun rigore ad un attacco composto da Higuain, Mertens, Insigne, Callejon e Gabbiadini?. Intanto tra una partita di campionato ed un’altra, il Napoli si classificava al sedicesimi  di Europa League dopo il 5 – 0 sul Midjylland con un massiccio turnover,  infatti,  mancavano, tra gli altri, giocatori come Higuain, Albiol, Goulam e  Jorgigno. Arriva l’Udinese e, come le ciliegie, una tira l’altra, il Napoli vince anche questo incontro per 1 a 0 con gol di Higuain, che raggiunge quota duecento in carriera e, così il Napoli mette in cassaforte altri tre punti preziosi per la classifica.

    Pausa campionato per gli incontri della Nazionale, Mister Conti convoca 28 giocatori tra cui soltanto Gabbiadini del Napoli dimenticando Insigne  e Jorgigno.  Ci dispiace per questi due calciatori che meritavano la convocazione, ma forse, egoisticamente, meglio così, avranno modo di riposarsi e riprendere le forze profuse in campionato fino a questo momento.  E’ chiaro, è evidente, come Conte sceglie i giocatori: Juve 6 calciatori, Milan 5, Sampdoria 3, Lazio 2, Fiorentina 1, Roma 1, Napoli 1 e così Sassuolo, Genoa, Torino. Insomma Conte non convoca giocatori delle squadre prime in classifica ( Fiorentina, Roma, Inter e Napoli) ma in gran numero solo quelli della Juve e del Milan. Dopo gli insoddisfacenti  incontri della Nazionale Italiana il primo, perso per 3 ad 1, seguito da un pareggio con il Belgio per 2 a 2, il Napoli si trasferirà a Verona in un ambiente sempre ostile, non tanto contro la squadra, ma contro i napoletani che, secondo i tifosi veronesi, dovrebbero lavarsi con la lava del Vesuvio.

    Fino a fine anno restavano 5 partite di campionato e due di Europa League, quindi si giocava quasi ogni tre giorni, la prima contro il Verona con giocatori infortunati  come Gabbiadini e Mertens e giocatori stanchi perchè appena rientrati dalle loro Nazionali, come Kulibaly, Huguain, Ghoulam, Chirices, Hamsik,Hysaj, El Kaddouri, e Chalobah, ma anche per un evidentissimo catenaccio del Verona, che si accontentava di un pareggio. I calciatori del Napoli, contro il Verona, hanno giocato una partita perfetta vincendola per due gol a zero e momentaneamente, alle 14,30, il Napoli era primo in classifica ma dovevano ancora giocare la Fiorentina contro l’Empoli e L’Inter contro il Frosinone. Alla fine della giornata la Fiorentina pareggiava ma l’Inter vinceva e andava prima in classifica. Tre giorni dopo l’incontro di Europa League contro il Bruges ma era una partita di pura formalità in quanto il Napoli si era già aggiudicato il passaggio ai sedicesimi, comunque il Napoli vince ancora e conferma il primato.

    Adesso l’incontro degli incontri tra due squadre che ambiscono allo scudetto.

    Il Napoli scende in campo convinto dei propri mezzi ed interpreta la partita in modo perfetto  contro  l’Inter, surclassandola in tutte le zone dl campo. Sono trascorsi un minuto e sei secondi dal fischio d’inizio e Huguain spedisce la palla nell’angolo alla sinistra di Handanovic e tutti gli spettatori si alzano in piedi per applaudire. Gli azzurri sono padroni del campo con un possesso palla alla Barcellona. La svolta al diciassettesimo, Huguain raddoppia il vantaggio del Napoli e tutto il San Paolo, in ogni ordine di posti, applaude il pipita.

    Poi, forse, è subentrato lo stress, la stanchezza e ci è sembrato vedere il Napoli soddisfatto del risultato e l’Inter ne profitta con Ljajic che, dal limite, mette la palla alle spalle di Reina. Il prezioso risultato porta il Napoli a quota 31 e quindi al primo posto in classifica. Adesso il Napoli non può nascondere le ambizioni di un nuovo scudetto tricolore ma la strada è ancora lunga, la partita contro il Bologna si è conclusa con una sconfitta per il Napoli per tre reti a due perché i giocatori  Sarri.. posano. Gli ultimi venti minuti contro l’Inter sono stati un campanello di allarme perché avevano evidenziato la stanchezza e lo stress del Napoli, cosa che si è confermata contro il Bologna, l’unica nota positiva i due gol di Huguain. Un altro incontro  dopo tre giorni per il Napoli contro il League  Varsavia, scende in campo una mista tra la prima e la seconda linea dei giocatori del Napoli che chiudono a punteggio pieno il girone di Europa League per 5 reti a due per poi affrontare, solo dopo tre giorni, al gran completo un incontro molto impegnativo contro la Roma che si è concluso con il risultato di 0 a 0 perché è stato evidente il catenaccio fatto dalla Roma. Intanto ci sono stati i sorteggi per la Champion League, andati male per le due italiane, la Juve contro il Bayern Monaco e la Roma contro il Real Madrid, mentre il sorteggio dell’Europa League è stato più clemente con le tre squadre italiane: Fiorentima – Totteham, Lazio – Galatasaray e Napoli – Villareal. Tre giorni dopo il Napoli incontra l’Ellas Verona in Coppa Italia e si qualifica per i quarti di finale vincendo per tre a zero, adesso dovrà incontrare l’Inter il 20 gennaio 2016. Ritorna il campionato e ancora, dopo tre giorni, l’incontro Atlanta – Napoli, terminato a favore del Napoli per 3 – 1. Una partita ostica da sempre, dove ci sono calciatori che in passato hanno militato nelle file del Calcio Napoli. Dopo la sosta natalizia, nel giorno dell’Epifania è ripreso il campionato con l’incontro Napoli Torino terminato 2 ad 1 per poi  concludersi,  il girone di andata, il 10/1/2016  con  Frosinone – Napoli terminato con cinque reti ad una, a favore del Napoli.

    Succede, in Serie A, che chi si aggiudica il titolo di “Campione d’inverno” è quasi matematicamente vincitore dello scudetto. Quest’anno, però, è difficile fare pronostici perché le squadre che lottano per il traguardo finale sono tutte appaiate, l’una all’altra, con una minima differenza di punti. Il tifoso napoletano comunque spera, per maggio, di festeggiare lo scudetto che rappresenterebbe il massimo della felicità e prende in prestito la famosa frase del grande Nino Manfredi, di una lontanissima “Canzonissima” che diceva “Fusse che fusse la volta bona”. In questi pochi mesi Sarri ha saputo costruire una squadra di calcio intagliata a sua immagine e somiglianza. E’ riuscito a registrare la difesa, a incidere nel cuore e nella testa dei giocatori. Infatti Huguain è ritornato un campione completamente rinato, Hamsik, Jorgigno e Insigne giocano nel loro ruolo naturale, contrariamente alla passata stagione con Benitez. Sarri non ha trascurato un solo particolare mettendo al centro di tutto il lavoro e l’equilibrio in campo della squadra. Il tutto, adesso, dovrà essere avallato con buone scelte di calciatori al mercato di gennaio 2016 per rafforzare maggiormente la squadra.

  • La battuta sprezzante di Renzi

    Con grande tristezza e comprensibile amarezza riportiamo su questo nostro periodico l’articolo di Vittorio Emiliani e lo facciamo così, in modo diretto e semplice,  senza alcun commento. Ogni altra parola sarebbe superflua e ne congelerebbe il senso. Il nostro pensiero va, comunque, a quei nostri poveri, giovani colleghi che pagano il duro prezzo di una professione che li costringe a vivere una vita difficile in un mondo capovolto. (marisa pumpo pica)


    Giornalisti, la battuta sprezzante di Renzi



    di Vittorio Emiliani
    - www.articolo21.org

     

    31.1.2015 - Non sono mai stato un sostenitore dell’Ordine dei Giornalisti. Mi sembrava una ambizione sbagliata per dei lavoratori soprattutto dipendenti come noialtri. Organizzammo anche una tavola rotonda molto critica, anni luce fa, con Umberto Terracini quale relatore generale. Ma la battuta sprezzante rivolta ieri da Matteo Renzi al presidente dell’Ordine Enzo Iacopino il quale aveva osato non dipingere in rosa le condizioni di lavoro dei giovani giornalisti o aspiranti tali denunciandone invece lo sfruttamento intensivo, mi porta a difendere persino l’Ordine dei Giornalisti e non il solo sindacato. Quando si parla di lavoro quanto mai difficile e di situazioni di impiego precarie il presidente del Consiglio subito scatta, come se si stesse commettendo un delitto verso questa sua personalissima Italia che va, si riprende, marcia, forse corre, risale e riacquista  prestigio (?) in Europa e nel mondo. Ieri ha buttato là che lui, se ne avesse il potere, l’Ordine dei giornalisti lo abolirebbe anche domattina. Ma soprattutto ha detto di non conoscere le condizioni di sfruttamento denunciate da Iacopino. Ma certo, esse non rientravano nel suo autoelogio e quindi andavano immediatamente cancellate dalla scena. Lui non sa nulla delle collaborazioni pagate pochi euro, di contrattini che durano qualche mese e riducono a zero l’autonomia di quei poveri ragazzi, li educano al conformismo, all’asservimento, a non rischiare nulla per non perdere anche quella garanzia minima di lavoro. Non sa nulla delle testate costrette a chiudere. Mai una volta che, magari per sbaglio, Renzi si metta dalla parte dei lavoratori. Sta sempre dall’altra parte. Se una battuta del genere un qualunque presidente del Consiglio l’avesse detta dieci, anche cinque anni fa, sarebbe successo il finimondo. Ora non succede praticamente nulla. Siamo già molto avanti nel processo di cloroformizzazione.

    31 dicembre 2015  - IN - http://www.articolo21.org/2015/12/giornalisti-la-battuta-sprezzante-di-renzi/

  • Cetara parla inglese

    Cetara parla inglese: al via il progetto “Do you speak English?”

     

    di Claudia Bonasi

     


    Al via a Cetara il progetto "English Project - Do you speak English?" promosso dall'associazione “Amici del Forum dei Giovani” e dal Forum dei Giovani di Cetara, in collaborazione con il Comune e con la Parrocchia di San Pietro Apostolo, che ha messo a disposizione i propri spazi per poter svolgere le lezioni. L’iniziativa è stata accolta con entusiasmo e sostenuta dall’assessore alla Cultura e al Turismo Angela Speranza. Lunedì 18 gennaio parte ufficialmente l'EP, che nasce per ampliare l'offerta di servizi presenti sul territorio e perseguire gli obiettivi presenti nel Progetto integrato per la qualità del comparto turistico “Qualità Cetara”, promosso dal sindaco Secondo Squizzato, in collaborazione con gli operatori del settore turistico. “Qualità Cetara” ha lo scopo di migliorare l'offerta nel borgo marinaro, sempre più meta di turisti stranieri che decidono di trascorrere le vacanze in Costiera amalfitana. L'obiettivo è quello di offrire un corso di lingua inglese, finalizzato all'apprendimento delle nozioni fondamentali per i più piccoli, e di concetti specifici del settore turistico per gli operatori e per quanti hanno intenzione di arricchire il proprio bagaglio culturale. Il corso è quindi suddiviso in fasce d'età, partendo dai bambini di 4 anni, e avrà la durata di 4 mesi. Per chi vorrà, è previsto un quinto mese di preparazione per sostenere un esame che, a fronte di un esito positivo, permetterà di ricevere un attestato di lingua riconosciuto in tutt'Europa. “Ieri si sono ufficialmente chiuse le iscrizioni e abbiamo registrato numeri importanti: ben 100 iscritti, tra cui 32 commercianti, per i quali il corso è gratuito perché offerto dal Comune di Cetara, proprio nell'ambito del progetto Qualità Cetara”, ha affermato con viva soddisfazione l’assessore Speranza, che si avvarrà della collaborazione dell’esperto linguistico Giovanna Della Porta.

  • LINGUA NAPOLETANA

    Miti napoletani di oggi.40

    L’UFFICIALITA' DELLA “LINGUA” NAPOLETANA

     

    di Sergio Zazzera

     

    Sono stato sempre convinto del fatto che, piuttosto che un dialetto, l’espressione idiomatica dei napoletani sia una vera e propria lingua, avuto riguardo alle sue peculiarità grammaticali e sintattiche (si pensi, fra le tante, alla valenza esorcizzante del futuro dei verbi o al dativo dell’oggetto) e al consistente corpus di letteratura che, da Velardiniello ai giorni nostri, la connota. Da un po’ di tempo, però, qualcuno ha messo in giro la notizia, secondo cui l’UNESCO le avrebbe addirittura riconosciuto ufficialmente tale carattere; ma, evidentemente, chi si è preso tale briga non ha letto la documentazione proveniente dall’istituzione internazionale, alimentando così, in maniera tralaticia, un vero e proprio mito.

    Ricevo dall’amico prof. Fortunato Danise, presidente del Club UNESCO Napoli, la segnalazione dell’indirizzo Internet: http://www.ficlu.com/iniziativa_select.php?idc=1454, in cui si legge testualmente: «Il Club UNESCO Napoli inizia il nuovo anno con un significativo evento a tutela del dialetto napoletano come patrimonio da salvaguardare e preservare per le future generazioni, così come recita il documento UNESCO: Language vitality and endangerment  istituito dall’UNESCO nel 2003 per la salvaguardia delle lingue minoritarie e come sancito dalla giornata UNESCO per la lingua madre con l’obiettivo di promuovere la diversità culturale anche attraverso la conoscenza del dialetto».

    Come stiano, poi, in realtà le cose, me lo chiariva, qualche tempo fa, il prof. Nicola De Blasi, ordinario di linguistica italiana nell’Università “Federico II”. Appositamente incaricato dall’UNESCO, un glottologo finlandese ha individuato (bontà sua) un’“area d’influenza” della lingua napoletana, comprendente, oltre alla Campania (che già, complessivamente considerata, sarebbe fin troppo), anche le Marche, l’Abruzzo, il Molise, il Lazio meridionale, la Lucania e la Puglia – con esclusione del Salento – (si v. la cartina che illustra queste righe). Orbene, è fin troppo nota la profonda conoscenza della lingua napoletana da parte dei finlandesi (verso i quali, peraltro, noi napoletani ricambiamo, per lo più, con estrema cordialità) e, di conseguenza, il grado di attendibilità della suddetta individuazione.

    Ben lungi, dunque, dall’affermare che “il napoletano è una lingua”, l’UNESCO – così, come, con chiarezza di sintesi, Danise conclude il messaggio che mi ha inviato – «ha dichiarato il dialetto napoletano lingua da preservare e tutelare». Con buona pace di quanti hanno inteso mitizzare l’intervento dell’istituzione internazionale.

  • “LETTERA PER...”

    “Lettera per...” di Silvio D'Antonio

     

    di Claudia Bonasi

     

     

    Nell'ambito delle iniziative natalizie di StudioApollonia, è stata inaugurata, lunedì 28 dicembre, alle ore 19,30, nella chiesa di Sant'Apollonia, a Salerno (via San Benedetto), la mostra “Lettera per...” di Silvio D'Antonio, organizzata da Bottega San Lazzaro, Fondazione Gatto e Movimento internazionale  Centomila  Poeti    per il cambiamento.

    L'artista di Angri, classe 1950, si è imposto sulla scena nazionale fin dagli anni ‘70 con le ricerche delle neoavanguardie. Il suo linguaggio si è aggiornato di volta in volta, sul filo di una costante coerenza. Del clima concettuale, che lo aveva rapito giovanissimo, conserva ancora l'aura, sebbene piegata alle ragioni di un minimalismo, di un rigore progettuale che traspare ben visibile dalle odierne superfici pittoriche: moduli geometrici che si ripetono con infinite variazioni di forme, materiali e colori, alludendo alla busta da lettera. E sono proprio le “buste” realizzate negli ultimi due anni – in legno, masonite, ferro, alluminio, mdf, plexiglass, ceramica – a comporre l'installazione pensata per l'edificio sconsacrato di via San Benedetto, col suggestivo allestimento di Peppe Natella, l’ultimo, prima della sua recentissima scomparsa. Sono una selezione di opere provenienti dalla recente mostra all'Università di Ferrara, curata da Ada Patrizia Fiorillo, a cui si aggiunge una grande composizione (3 metri x 2) collocata davanti all'altare. E' una dimensione di intensa emotività che non può che coinvolgere lo spettatore, destinatario o autore di quelle lettere mai spedite e mai aperte. Sono state liberate dal loro involucro la sera dell'inaugurazione con una azione performativa guidata da Valeriano Forte, Erminia Pellecchia e Filippo Trotta, che hanno invitato intellettuali, poeti, scrittori, personaggi dello spettacolo, giornalisti, persone di “bella sensibilità” a tirare fuori dalla gabbia del silenzio le parole non dette, i sentimenti segreti, la passione e l'impegno, la denuncia e la speranza. Tra parole e musica i testi sono stati letti durante la serata con un tributo doveroso ad Alfonso Gatto.

    Hanno già aderito: Silvio Perrella, Francesco de Core, Giuseppe Grattacaso, Francesco D'Episcopo, Alberto Mirabella, Angelo Trimarco, Rino Mele, Massimo Bignardi, Patrizia Fiorillo, Stefania Zuliani, Danilo Maestosi, Paolo Apolito, Nicola Fano, Giuseppe Cacciatore, Andrea Mansi, Pasquale De Cristofaro, Marcello Napoli, Maria Teresa Amarante, Paolo Romano, Walter Di Munzio, Vincenzo Esposito, Anselmo Botte, Claudio Tortora, Claudio Gubitosi, Olga Chieffi, Claudia Bonasi, Guglielmo Scarlato, Barbara Cussino.

    La mostra si chiuderà il 7 gennaio 2016

  • MATERA CITTA’ DEI SASSI

    MATERA CITTA’ DEI SASSI

     

    di Luigi Rezzuti

     

     Matera è la città più antica del mondo ed è conosciuta come  “Città dei Sassi”.

    I primi insediamenti umani, nel territorio di Matera, si svilupparono utilizzando le grotte naturali che in gran numero definiscono il suo paesaggio rupestre.

    Nel corso del tempo, alle grotte naturali si sono aggiunte quelle scavate dall’uomo, che ha trovato nella friabile roccia una eccezionale possibilità di insediamento, al riparo dagli agenti naturali.

    Il suo nucleo urbano si sviluppò a partire dalle grotte naturali scavate nella roccia e successivamente modellate in strutture sempre più complesse all’interno di due grandi anfiteatri che sono il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano.

    Nel 1985 il Consiglio dei Ministri Europei assegna il titolo di Capitale della Cultura a questa città che si distingue dalle altre per meriti paesaggistici e culturali.

    Nel 1993 l’Unesco dichiara i Sassi di Matera Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Infatti Matera è al centro di un’incredibile paesaggio rupestre che conserva un grande patrimonio di cultura e tradizioni ed è la sede di eventi espositivi di grande prestigio nazionale ed internazionale.

    Nel 2014, dopo Firenze, Bologna e Genova tale titolo  è stato assegnato nuovamente ad una città italiana, Matera, che ha superato il percorso di selezione, effettuato dalla Commissione europea, congiuntamente al Governo italiano.

    Quello che colpisce è l’aver identificato Matera tutta (e non solo per i Sassi) come organismo edilizio pregevole e luogo evocativo di un sistema di vita che oggi definiremmo ecocompatibile.

    L’architettura irripetibile dei Sassi di Matera racconta la capacità dell’uomo di adattarsi perfettamente all’ambiente  e al contesto naturale.

    Oggi i Sassi di Matera offrono al visitatore un grande paesaggio culturale. Essi, infatti, dal punto di vista architettonico, presentano una serie incredibile di elementi che si sono stratificati nel tempo, dai complessi rupestri, scavati dall’uomo, alle chiese  rupestri che si alternano con fabbricati di tutte le diverse ere: medioevo, rinascimento e barocco, fino all’epoca moderna.

    Il visitatore troverà in continuità grotte, palazzotti, chiese, scalinate, tutti incastonati l’uno nell’altro a formare un  luogo unico e magico.

    A Matera si susseguono, come si è appena detto,  una serie di importanti chiese e palazzi : Chiesa di Santa Maria, San Giovanni in Monterrone, Santa Lucia alle Malve, San Pietro Barisano ed il Palazzo dell’Annunziata, Palazzo Venusio, Palazzo Malvini Malvezzi, Palazzo Lanfranchi, ora sede del Museo Nazionale d’arte medioevale e moderna.

    Anno nuovo, vita nuova: il Capodanno di Rai 1 è stato accompagnato, come tradizione, da “L’anno che verrà” e non più dalla fredda Courmayeur ma da Piazza Vittorio Veneto in Matera, Capitale Europea della Cultura.

    La serata è stata ricca di ospiti che si sono alternati sul palcoscenico intrattenendo il pubblico per ben quattro ore.

    La conduzione dell’evento è stata affidata ad Amadeus e Rocco Papaleo, che hanno presentato il numerosissimo cast di cantanti ed attori.

    Tra i cantanti sono intervenuti Antonello Venditti, Malika Ayane, Renzo Arbore e l’orchestra italiana, Francesco Renga, Noemi, Paul Yong e gli attori : Alessandro Greco, Bianca Guaccero, Roberta Giarrusso, Massimo Lopez e Silvia Salemi.

  • INIZIATIVE ALLA D’OVIDIO NICOLARDI

    BELLE INIZIATIVE ALLA D’OVIDIO NICOLARDI

     

    di Annamaria Riccio

     

    E’ forse tra le scuole più vive ed impegnate del territorio, ma oserei dire d’Italia.

    Già all’ingresso si respira aria di vivace operatività ed allegria, perché  vedere la struttura che presenta la famosa rampa che porta fino al terzo piano, ricordando un’enorme scala a chiocciola senza pioli, fa fantasticare, portando la mente alla favola della pianta di fagioli tanto cresciuta da arrivare alle porte di un castello incantato. Dalla sommità dell’ultimo piano, alla fine delle lezioni, incanta lo scenario nel presentare una girandola di ragazzi che ordinatamente compongono  una sorta di coreografia mai studiata. E quando questa rampa si riempie di allegri festoni rossi, diventa una cornice gioiosa. In questo contesto pittoresco hanno contribuito gli addobbi e gli ornamenti degli alunni tutti che, alla laboriosa guida del prof. Terracciano e della prof. Miglietta,  hanno partecipato al progetto di Natale. Ma non sono stati i soli docenti a dare il loro sostegno alle attività, tutti i docenti, chi in maggiore, chi in minor misura, hanno consentito l’allestimento natalizio. Il progetto non ha previsto solo ornamenti: nel pomeriggio del 21 dicembre, la scuola è stata scenario di una toccante manifestazione che ha visto l’esibizione dell’orchestra “Futura”, il coro nell’esecuzione di canti tradizionali, coreografie preparate dagli stessi alunni con vivaci costumi.  Per finire, un ricco e articolato mercato artigianale con oggetti realizzati dagli alunni tra i quali le Pigotte, le bambole simbolo dell’UNICEF a cui sarà destinato  parte dell’incasso derivato dalla vendita degli oggetti. La  Dirigente, prof.ssa Valeria Tripepi ha colto l’occasione per formulare gli auguri alle famiglie tutte.

    Questa del Natale è stata una delle varie iniziative che si sono aggiunte ad altri validi progetti. Ricordiamo DIVERSA SCUOLA, che vede la compartecipazione di alunni diversamente abili, BES e alunni particolarmente distinti nell’impegno e la disponibilità verso i compagni.

    Nell’atmosfera festosa, una triste notizia, la perdita della collega Rossella Danisi, che si è spenta prematuramente dopo breve malattia. Il cordoglio del personale si è aggiunto a quello in occasione della scomparsa,  a luglio, della prof.ssa Marilena Valente, in onore della quale,  proprio la mattina della manifestazione, è stata inaugurata la targa a lei dedicata, affissa alla parete adiacente il laboratorio scientifico. Marilena ne è stata responsabile, dedicandosi con impegno e interesse nel corso di questi anni  ed era giusto un meritato ricordo.

    L’instancabile “D’Ovidio Nicolardi” continua la sua opera con i laboratori di continuità che vedranno impegnati docenti e alunni nell’open day annuale.

  • Conferenza stampa di Renzi

    Conferenza stampa di Renzi tra critiche e malumori

     

    di Annamaria Riccio

     


    Anche quest’anno, come consuetudine, si  è tenuta la conferenza stampa del presidente del Consiglio, organizzata dall’Ordine dei giornalisti.

    Grandi firme e noti cronisti si sono avvicendati nella formulazione di domande concesse dal premier agli esponenti delle più importanti testate, emittenti, agenzie di stampa italiana ed estera.

    Matteo Renzi è giunto puntuale e scanzonato nella sua andatura, come uno scolaretto che sa di sottoporsi a periodica verifica. Ha aperto la conferenza, con il tradizionale discorso iniziale, il presidente dell’Ordine, Enzo Iacopino, che ha evidenziato il disagio in cui versa buona parte dei giornalisti, condizionati da un precariato che consente poco spazio remunerativo e condanna la categoria ad un esiguo compenso da parte degli editori. Il premier ha quindi preso la parola, mostrando sulla lavagna slide raffiguranti, sulla parte alta, un gufo, atto a rappresentare diffidenze e  pessimismi e, In basso, invece, le cose buone attuate dal Governo.

    In sintesi,  si è così espresso sui vari argomenti a lui proposti o dallo stesso trattati:

    GIORNALISTI: alla “schiavitù” cui sono sottoposti alcuni colleghi da parte degli editori “Fosse per me, abolirei l’Ordine dei Giornalisti da domani, ma mi rendo conto che la comunicazione è importante per il Governo” ha esordito Renzi.

    INSEGNANTI: “Hanno sbagliato molti docenti precari a seguire le indicazioni dei sindacati non facendo domanda di mobilità; ora sarebbero assunti  a tempo indeterminato nelle proprie regioni, peggio per loro”.

    BANCHE: è giusto risarcire chi ha perso i propri capitali (ma come?), in merito alla vicenda delle banche salvate dal decreto.

    JOBS ACT: il tasso di disoccupazione è sceso al 13,2% “Un ragazzo mi è venuto incontro ringraziandomi perché, grazie a quest’iniziativa, ha trovato lavoro” annuncia (vorremmo conoscerlo questo fenomeno).

     UNIONI CIVILI: Il Governo si esprimerà liberamente nel 2016 sull’argomento

    LEGGE DI STABILITA’: “L’Europa cresce meno perché ha scelto una politica economica sbagliata, bisogna investire. A parte i dati statistici, il Paese crescerà solo quando si vedranno gli italiani fare acquisti”

    AMBIENTE: L’Italia ha ridotto le emissioni negli ultimi 25 anni, ma non tutti i paesi lo hanno fatto

    PENSIONI: “Non credo possiamo parlare di pensioni d’oro quando si prende una somma mensile al netto di 2000/3000 euro. Tuttavia, se ci saranno interventi da fare, sarà fatto”

    ELEZIONI: non ci saranno rinvii per le amministrative e non ci saranno rimpasti. Ci saranno le primarie, anche a Napoli, forse il 6 marzo

    RIFORMA ISTITUZIONALE: “Se perdo il referendum istituzionale, considero fallita la mia esperienza in politica”. E’ infatti ad ottobre che si potrà scoprire se i cittadini approvano  o no le riforme apportate dal Governo.

    L’anno 2016 sarà l’anno dei valori. E ci auguriamo che quelli veri, siano davvero considerati tali. Buon anno a tutti.

  • Premio Cerino

    PREMIO NAZIONALE DI POESIA “SALVATORE CERINO” - XV EDIZIONE 2016

     

     

    E’ indetta la XV Edizione del Premio Nazionale di Poesia “Salvatore Cerino” –

    Il premio la cui giuria è costituita da giornalisti, docenti universitari, filologi, scrittori ed esperti di cultura napoletana, si  avvale del patrocinio morale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della  Regione Campania e del Comune di Napoli. Nell’edizione del 2009 e del 2013 il Presidente della Repubblica italiana, on. Giorgio Napolitano, onorò l’iniziativa con l’invio di medaglia di rappresentanza .

    Il concorso è a tema libero ed è così articolato: Poesia in lingua napoletana e poesia in lingua italiana. Sezione Seniores e sezione Juniores.

    Si può partecipare con una o due poesie inedite,  che non devono superare i 25 versi. Le poesie  vanno inviate in 7 copie entro il 31 gennaio 2016 alla segreteria del premio presso Parrocchia S.Maria del Parto a Mergellina, Via Mergellina, 9 80122 Napoli. Per la sezione seniores è richiesto un contributo di € 10,00 (dieci) per spese organizzative. Per  le norme di partecipazione, consultare il bando  al sito www.salottocerino.it oppure  collegarsi a face book –salottocerino – e-mail – info@salottocerino.it

  • Metro Garibaldi

    Miti napoletani di oggi.39

    LA STAZIONE GARIBALDI DI “METRO 1”

     

    di Sergio Zazzera

     

     

    Non è detto che – in “cultura”, al pari che in “natura” – l’utile e il bello debbano coincidere. Quanto alla linea 1 della Metropolitana di Napoli, questa coincidenza è verificabile nella stazione Toledo, che, a detta di chi se ne intende più di me, sarebbe la più bella d’Europa, ma che, secondo me, è anche estremamente funzionale, col suo sistema di scale mobili, tappeti mobili e ascensori, che la collegano finanche con la piazza di Montecalvario. Non credo, viceversa, di poter dire altrettanto della stazione Garibaldi, progettata dal francese Dominique Perrault e inaugurata il 2 dicembre 2013.

    La sua concezione è quella di una “piazza” sottoposta al livello di piazza Garibaldi, che, però, è coperta da una sorta di vele di teflon forato, che proteggono poco dal sole e male (direi, anzi, per nulla) dalla pioggia. Si potrà obiettare che, quando piove, anche sulla piazza “superiore” si adoperano ombrelli e impermeabili; ma si potrà anche controbattere che la pioggia, oltre che addosso agli utenti, si riversa anche sul fondo della piazza “inferiore”, fino a invadere la sede rotabile della linea, imponendo la sospensione del servizio, come di fatto avviene spesso. Con il che si dimostra l’esistenza del mito della funzionalità di un’opera architettonica, la quale, peraltro, gode dell’ottima compagnia del ponte della Costituzione a Venezia, realizzato da Santiago Calatrava, altra “archistar” dei giorni nostri, bello quanto si vuole, ma estremamente scivoloso, a causa della sua pavimentazione in vetro, che lascia vedere l’acqua del canale sottostante e, anzi, la lascia vedere ancor più da vicino, dopo essere scivolati e caduti.

  • Parlanno ’e poesia 2

    Parlanno ’e poesia. 2

     

    di Romano Rizzo

     

    Alla fine dell’Ottocento ed agli inizi del Novecento la vita sociale era molto rigida. Erano tenuti in gran conto tanti princìpi che, oggi, ci fanno sorridere. Vittime di questi, che possiamo definire pregiudizi, sono stati alcuni poeti che non hanno potuto mettere nella giusta luce le loro qualità. Esempi dell’assoggettamento alla ferrea regola di non arrecar danno al primogenito sono stati: Tommaso Gaeta (fratello di Francesco) e Salvatore Nicolardi (fratello di Edoardo).

    Il primo, solo dopo che il fratello morì, potè dimostrare di essere un valente poeta. Prima si limitò a scrivere i testi di molte canzoni, nascondendosi, però, sotto lo pseudonimo di Tullio Gentili. In seguito, dietro pressanti insistenze di Pasquale Ruocco, pubblicò un libricino dal titolo “Sunettiata Napoletana”.

    Più incerto è il motivo dell’ostracismo verso Salvatore Nicolardi, autore di “Mbolle ‘e sapone”, ignorato dalla critica e quasi cancellato dalla memoria storica della famiglia. È appena il caso di aggiungere che Salvatore Nicolardi presentò questo suo unico lavoro come ESSEN- R. Di Nicola.

    Differenti sono i motivi che hanno portato alla “quasi morte civile” di Ernesto Mirabelli, che non volle piegarsi alle ferree leggi del mondo della poesia, allora vigenti e, purtroppo, non del tutto cadute.

    In breve il Mirabelli, che era stato accolto prima nel Cenacolo del Ruocco e poi nello Sciaraballo del de Mura, commise questo “grave” torto: pubblicò il suo “Napoli rosa e nera” senza affidarne la prefazione al Ruocco o al de Mura, ma con la non - prefazione che segue:

    Un oste diceva che l’antipasto occorre per tre validi motivi:

    1)    fa pregustare un lauto pranzo;

    2)    toglie parte dell’appetito;

    3)    permette di aumentare sensibilmente il conto.

    Non so perché, ma ho sempre trovato un rapporto tra l’antipasto e la prefazione. Preferisco, quindi, lasciare una pagina in bianco. La prefazione se la scriva il lettore dopo aver letto il libro.

    Sarà la migliore che mai un libro abbia potuto avere…

     

    Vorrei darvi di seguito un breve saggio di quanto hanno prodotto i tre autori citati (anche se mi rendo conto che meriterebbero uno spazio maggiore… Vuol dire che, a richiesta, integrerò questo articolo con altre poesie )

    ________________________

     

    Quanno don Gustavo penza

    di Ernesto  Mirabelli

    Quanno don Gustavo penza,

    già se sape che vvo’ fa :

    Ha dda vattere â mugliera

    e accussì se po’ accuietà.

     

    ‘A mugliera sape ’o fatto

    e pe nun ’o fa penzà,

    quanno ’o tene dint’â casa,

    ’o fa sempe chiacchiarià !

     

    Ma ’on Gennaro ll’ha capito

    e ha pigliato n’ata renza:

    ’a nu tiempo a cchesta parte

    primm’ ’a vatte e ddoppo penza .

     

    L’ammore

    di Ernesto  Mirabelli

    N’ammore senza appicceche

    e ssenza tira e mmolla,

    è comm’a nu spavetto

    quanno addeventa colla.

     

    Nce manca ’a parte tosta

    che siente sott’ ’e diente;

    e si nce lieve chella,

    rummane poco e nniente.

     

    Tristezza

    di Salvatore Nicolardi

    Quanno veco n’esequie ricco assaje:

    nu carro ’e primma classe a tre cristalle,

    cu ‘a cimmosa tagliata; otto cavalle,

    otto murelle belle quanto maje…

     

    e carrozze ’e rispetto, e ccarruzzelle,

    e, appriesso appriesso, na filera ‘e ggente

    e nu sacco ‘e curone tutte belle,

    i’, m’’o cunfesso, resto ‘ndifferente.

     

    Ma, quanno veco ‘o Carro Municipale

    che passa e piglia ‘a via d’’o Campusanto

    mmiez’a na ‘ndiffernza generale,

    tanno, stu core mio prova nu schianto !..

    Nun già p’ ’o muorto: ognuno ha dda murì,

    ricco o pezzente...ma...penzo accussì:

     

    È muorto ’o pate ricco?  e nun fa niente:

    ha lassato ’a campata p’ ’e pariente !

    È nuorto ’o pate povero ? e rummane

    ’e figlie senza pate e ssenza pane !!

     

    Gelusia

    di Tommaso Gaeta

     

    E vota e gira, Amalia è sempe chella :

    c’ ’a mana lesta e c’ ’a risposta pronta.

    Te cride ’e ll’appacià cu na resella

    e chella, ncopp’ ’o piso, mette ’a jonta !

     

    Matina e sera, è ’a stessa tarantella;

    i’ cchiù me scuso e cchiù me piglia ’e ponta.

    “Si’ venuto ? Addò hê fatto ’o farenella?”

    “ Ma, pe sapè. sti storie chi t’ ’e conta ?”

     

    Ll’atu juorno pe ppoco nun è morta.

    “Nu capillo ! ‘E chi è ?..Ncopp’â ggiacchetta !”

    “ È nu pilo d’ ’a gatta ’e zi’ Cuncetta…”

     

    ’O campaniello sona. For’â porta,

    strille, ammuina..( N’ata, me n’ha fatta !)

    “ Amà..che è stato ?” “ Aggio vattuto ’a gatta !”

     

    N.B. I testi poetici sono qui riprodotti quali ci sono pervenuti.

  • DADY E CLAUDETTE

    DADY E CLAUDETTE

     

    di Luigi Rezzuti

     

     Dady era un irriducibile drogato, voleva semplicemente “sballarsi”, non voleva essere salvato.

    Per una serie di fatali circostanze, finì in una comunità di recupero, dove conobbe Claudette, una giovane assistente sociale.

    Claudette era una tenace assistente. Dady era, invece, un riluttante assistito.

    Lei, nata da un calcolo errato tra un rozzo avventuriero di provincia e una procace contadinotta, era stata concepita nel retrobottega di una birreria, tra le urla chiassose dei clienti sbronzi.

    Nacque prematura e ansiosa di aprire gli occhi al mondo, nel salone di un oratorio dell’Azione Cattolica.

    La madre morì dopo il parto, il padre emigrò in Polinesia, in cerca di fortuna. Fu adottata dalle suore e allevata in un convento di “Carmelitane scalze”.

    Venne su pasciuta e cicciottella, indottrinata verso le opere pie, educata come una seminarista, con l’impegno socio-assistenziale e con l’animo predisposto all’aiuto ai bisognosi.

    Fin da piccola, fu spinta verso i sani valori della vita dagli insegnamenti della catechesi e si ritrovò sempre più spesso con la corona del rosario in mano.

    Col tempo aveva assunto una visione della vita, ispirata agli ideali di sante,  martiri e missionarie.

    Avrebbe voluto, da grande, fare la crocerossina, la suora o l’assistente sociale.

    Le era stato insegnato che, per una condotta esemplare, avrebbe dovuto accettare il sacrificio, le privazioni e donarsi con amore ai bisognosi.

    Lui, Dady, invece, era nato dall’ironia delle circostanze. Concepito incautamente nell’area del “sottocoperta”  di un mercantile, per tutta la vita subì sempre l’attrattiva del mare e il fascino del viaggio.

    A differenza di Claudette, era vulnerabile e strafottente, romantico e criminale, genio e sregolatezza, incanto e perdizione.

    Tutto ciò comportava un’insana attitudine al peccato e al vizio. Era completamente preso da un’inquietudine esistenziale, che lo spingeva al rischio e al piacere del gioco.

    Cresciuto nelle gallerie d’arte, nelle cantine  borghesi della clandestinità, nelle accademie filosofiche tra stravaganti idealisti, intellettuali e “artigiani del libero pensiero”, nell’ infilare un ago nelle vene, cercava la via delle stelle.

    A questo punto fu quasi inevitabile che finisse tra i tossici, per  diventare l’assistito ideale.

    Dady avrebbe voluto fare l’astronauta, Claudette, invece, avrebbe voluto essere solo una brava assistente sociale.

    Lui, affascinato da ogni forma d’arte, tra cui, soprattutto, pittura e poesia, godeva dei piaceri estetici, dell’estasi di un’aurora.

    Lei, queste cose astratte le snobbava, le ignorava, non riusciva a capirle e preferiva compiacersi dei pettegolezzi provinciali. Questo la divertiva, di questo era felice e le bastava.

    Lei, così sempliciotta, non lo comprendeva, amava l’ordinario, il consueto, voleva cose chiare, semplici, normali, mentre lui si sentiva annoiato, tormentato, infelice.

    Lei, animata da quella solerte inclinazione missionaria, da componente dell’esercito della salvezza, avrebbe,  in cuor suo, voluto assistere l’intera umanità sofferente.

    Claudette aveva dato un alto scopo alla sua vita nella tenacia, nell’amore della  giustizia.

    Lui non se ne fregava per niente, non aveva né un credo né una dottrina, rischiava tutto e tutto voleva subito. Insomma, se per Dady la vita era una lotteria, per Claudette era un complicato calcolo matematico.

    Lui aveva una sorta di sex appeal da fascino malsano, capelli biondi e occhi azzurri, lei era una bellezza comune, con le lentiggini sul viso, ma era dotata di una vitalità non comune e di un giocondo ottimismo.

    Si completavano reciprocamente e, forse contagiati dal virus dell’amore, incuriositi dalle differenze, sedotti da un gioco di aspetti e ruoli diversi, finirono col mettersi insieme e,  senza volere, persero la ragione.

    Per lei, così determinata e convinta dei buoni principi morali, dell’ indispensabile esigenza di consolazione degli oppressi, Dady rappresentava l’incarnazione del suo assioma, la vittima giusta del suo apostolato, una persona da assistere, soccorrere, aiutare, salvare.

    Per lui, invece,  Claudette rappresentava, forse, un nuovo gioco, la scoperta della normalità. Sentiva per la prima volta uno straziante desiderio di farsi salvare.

    E lei fu capace di ridestarlo dal torpore, di farlo sentire ancora vivo, di convincerlo che anche lui poteva essere qualcosa in più di un numero da estrarre alla tombola e a lui piaceva pensare che finalmente qualcuno aveva a  cuore la sua vita e si prendeva premurosamente cura di lui. Era lusingato dalle sue premure e, come spesso accade, si innamorarono.

    Ma, se per Dady l’amore era un rilancio d’azzardo, puntato sulla roulette delle passioni, per Claudette era piuttosto una studiata partita a scacchi, con mosse calcolate, logiche razionali e sentimenti controllati.

    La sua rigidità mentale le impediva di appassionarsi completamente e di amare, aveva sempre i piedi ben piantati a terra. Le sue paure le impedivano di lasciarsi riscaldare dall’amore, nel timore di bruciarsi alla fiamma rovente della cieca passione. Esitava, indugiava, nel conflitto tra mente e cuore, bloccando le sue autentiche emozioni, inibendo il suo sentimento, il  bisogno di calore. Forse, più che di un uomo da amare, lei voleva un prigioniero da custodire, un selvaggio da educare, un uccello da ingabbiare, un essere da trasformare.

    Per Dady, Claudette rappresentava in quel momento il suo  angelo salvatore, la sua ancora. Lei, così baldanzosa, vispa e allegra, semplicemente soddisfatta dall’esito delle cose, aveva lo spirito della crociata e gli aveva ridato fiducia, speranza ed energia.

    Si, lei era davvero portata per quel ruolo, era certamente stata designata alla sua propria funzione, era predestinata alla missione della volontaria a tutti i costi.

    Furono le coincidenze che permisero a Cupido di scoccare la fatale freccia consentendo all’amore  di germogliare, anche se erano troppo differenti. Troppe le  cose che li dividevano: difformità di vita, di cultura, di carattere, di idee, di sentimenti. Erano, in pratica, due creature poste agli antipodi che, contro tutte le logiche, contro tutto e tutti, avevano deciso di stare insieme, ma non v’era accordo, né sintonia. Pur vivendo emozioni esattamente opposte, si tolleravano sostenuti dall’amore, che promettevano eterno e si auguravano un futuro migliore.

    Le cose mutano, si trasformano, finiscono senza una ragione precisa, senza un perché.

    Claudette non lo capiva, ma poco a poco qualcosa in lui stava cambiando e, poiché per lei tutto doveva essere misurabile, preciso, credibile, verificabile,  le riusciva difficile riscontrare questa lenta metamorfosi.

    Lei voleva puntare sulla vita, a colpo sicuro, chiedeva garanzie, voleva certezze, desiderava vederlo immediatamente rinnovato. Per lui, invece, tutto era aleatorio, vago, incerto. Sapeva che avrebbe dovuto impegnarsi nel fare la cosa giusta e, pur volendolo, trovava ostacoli e difficoltà. Non poteva, in tutta onestà, offrire alcuna stabilità, non poteva francamente rassicurarla nei suoi dubbi, lui che non poteva garantire nemmeno che si sarebbe svegliato all’indomani.

    “Le garanzie – diceva – le può fornire soltanto il Padreterno”.

    Claudette pensava che quella relazione stava diventando pericolosa perchè lui non sarebbe mai cambiato, avrebbe voluto che il suo Dady fosse di colpo diventato un Santo.

    Dady, in quella comunità, aveva dovuto superare immensi sacrifici, rinunce e quant’altro ma le aveva quasi del tutto superate per amore di Claudette.

    Dopo dodici mesi di vita, vissuta nella comunità, rientrò, come da programma di riabilitazione, per una settimana nella propria abitazione.

    Felice, si recò nel bar più vicino ed acquistò alcune birre per dare sfogo a quella settimana di libertà assoluta, ma Claudette, quando vide quelle birre lo rimproverò imprecando contro la sua irresponsabilità, accusandolo di inaffidabilità.

    L’episodio in sè era poco significativo ma fu la goccia che fece traboccare il vaso, malgrado per lui farle un torto significasse “sparare sulla Croce Rossa.”

    Quella volta non riuscì proprio a contenersi: un orrendo demone si impossessò del cuore di Dady, provò di colpo un astio indicibile per Claudette ed un impeto di violenza incontenibile gli fece ribollire il sangue. Aveva soffocato per troppo tempo il suo istinto e in quel momento venne fuori la sua natura animalesca.

    Fu come assalito da un raptus omicida, che riuscì a contenere con enorme fatica, la guardò come se quello sguardo avesse voluto incenerirla, l’ira lo accecò, fu preso dalla vertigine dell’odio ed esplose in terrificanti imprecazioni contro la candida, ingenua assistente sociale.

    Indubbiamente Dady sbagliò, ma i rimproveri, lui che solo per lei aveva accettato tutte quelle rinunce, quei sacrifici del vivere in una comunità, non li accettava.

    Claudette, che fino ad allora lo aveva visto così obbediente, comprensivo, accondiscendente, fu colta di sorpresa, rimase stupita, perplessa. Per un attimo si sentì come pietrificata.

    Non l’aveva mai visto in quelle condizioni, aveva avuto una reazione spropositata. Quello fu, per entrambi, un istante eterno, unico e definitivo.

    Era l’incontro drammatico di due esseri che si trovavano per l’ultima volta  al mondo in un solenne, tragico intenso momento, con l’assoluta certezza dell’inevitabile.

    Il tempo si era fermato, lo spazio era svuotato. C’erano solo la sua rabbia travolgente e lo strano stupore e terrore di Claudette.

    Dady le urlò che lei era la sua donna e non la sua assistente sociale, ma Claudette ebbe soltanto  paura. Capì che in lei la ragione aveva sostituito il sentimento e la testa era subentrata al cuore.

    Fu così che, di comune accordo, decisero di lasciarsi.

  • Botulino

    SALUTE E BELLEZZA - Botulino e manipolazioni chirurgiche

     

    di Peppe Iannicelli

     

    Povera befana! Adesso nessuna donna diventa più vecchia, grazie ai miracoli del botulino. Chi porterà i doni ai bambini?

    La salute, il benessere, il successo, la gioia di vivere sono sempre più collegati – nella società postmoderna – alla bellezza estetica. La bellezza apre la strada al patinato successo televisivo, favorisce le relazioni sociali e la scalata  professionale, esalta la voglia di vivere. Il messaggio, per nulla subliminale,  del sistema mediatico-pubblicitario non lascia spazio a dubbi di sorta: chi non è “bello” è fuori gioco, fuori moda, fuori di tutto.

    Purtroppo la bellezza propagandata dai media è soltanto un’effimera facciata esteriore, priva di contenuti etici e morali. La bellezza, in formato spot, esalta le linee perfette, la forma smagliante, l’eterna giovinezza ma non affonda le sue radici ed il suo significato in una più generale bellezza della persona, sintesi armoniosa di corpo e spirito. Questa terrificante dissociazione tra corpo e spirito è il presupposto perverso sul quale si fonda la ricerca di una bellezza da perseguire a tutti i costi  attraverso gli interventi chirurgici e farmacologici.

    Gli uomini e le donne che aspirano a questa bellezza patinata e superficiale non esitano a mettere a repentaglio la propria salute per correggere un presunto difetto estetico, mascherare lo scorrere del tempo, gonfiare quel che la natura ha voluto piccolo, sgonfiare quel che la natura ha voluto grande. La cronaca ci restituisce casi drammatici, talvolta mortali, d’interventi chirurgici maldestri o insopportabili per i pazienti, ammaliati dal mito della bellezza a tutti i costi e finiti nella mani di speculatori in camice bianco, pronti ad aumentare il proprio conto in banca, senza nessun rispetto per la salute dei clienti.

    In molti casi le vittime di questi “manipolatori di corpi” sono adolescenti, finiti nel gorgo mediatico della bellezza perfetta che, anche a sedici anni, non tollera una ruga d’espressione, un seno poco sviluppato, un orecchio a sventola, un nasino imperfetto (?).

    Non entro nel merito dei canoni di questa bellezza esteriore, che vorrebbero tutte le ragazze omologate nella misura televisiva standard: taglia 42 / quinta di reggiseno. Rileggendo i classici ellenici, ma anche seguendo l’evoluzione della moda, ci sarebbe molto da discutere,sulla bontà di questi parametri mediatici.

    Quel che preme condannare è la propaganda massiccia di scorciatoie chirurgiche e farmacologiche per illudere uomini  e donne di poter raggiungere la bellezza sperata. Le trasmissioni televisive sono un vero e proprio inno al ritocco estetico, praticato anche da uomini con importanti responsabilità di governo oltre che dai divi del piccolo schermo. Le pagine dei quotidiani e dei periodici propagandano l’uso domestico di farmaci a base del tremendo botulino. Questa “muffa”, che in natura si sviluppa nelle conserve alimentari imperfette, può provocare anche la morte. Iniettata in piccole dosi, che si vendono in farmacia con tanto di siringa erogatrice, provoca una microparesi che distende le rughe e stira il viso. Una vera e propria panacea per bloccare gli effetti dell’età o ritoccare qualche ruga d’espressione. Ma con quali rischi per la salute? Quali studi scientifici possono rassicurare i praticanti del botulino (a volte si organizzano party con iniezioni collettive) riguardo alle conseguenze per il fisico, derivanti dall’assunzione di un veleno? È lecito che sia consentita la propaganda di tali prodotti e di tali pratiche, potenzialmente devastanti per la salute?  

    Gli interessi economici in ballo sono enormi. L’industria della bellezza macina profitti a tutto spiano ed ha anche un enorme potere di lobbing. Credo, però, che la salute, fisica, e mentale, dei cittadini sia più importante di tutto e che sia necessario un severo intervento legislativo nel settore.

    Così come credo sia necessario propagandare con forza una nuova idea di bellezza che unisca la giusta cura del corpo alla cura dello spirito. Il corpo è tempio dello Spirito ed è giusto averne cura con attività fisica, alimentazione, stile di vita adeguati. Bisogna però coltivare, allo stesso tempo, interessi culturali e sociali, vivere la solidarietà, riscoprire i rapporti autentici tra le persone, ritrovare le giuste priorità esistenziali.

    Solo così potremo bearci della vera bellezza, che non ha bisogno di ritocchi e botulino.

  • Incontri con la lettura

    Andiamo a teatro

     

    a cura di Marisa Pumpo Pica

     

    Incontri con la lettura nel foyer del Teatro Diana - L’incontri al Diana

     

     Domenica 20 dicembre ore 11.30 nel Foyer del Teatro Diana presentazione del libro di Francesco Canessa (ed. la Conchiglia), Vita, Morte e Miracoli di Enrico Caruso. Interventi del prof. Massimo Lo Iacono; letture della cantante e attrice Leona Peleskova. Ingresso gratuito.

  • Cano Ramous

    PERSONALE DI MARIA VITTORIA CANO RAMOUS

     


    Dal 12 Dicembre personale di Maria Vittoria Cano Ramous, presso Aistetikà, in via Cimarosa, 23.
    Per la prima volta a Napoli, si possono ammirare, in mostra personale, le opere, olio e tecniche miste, eseguite dalla pittrice romana dal 1995 al 2012 di soggetto astratto o con richiami al figurativo.
    E' l'occasione per farsi un giro al Vomero con le luci del Natale!

  • Bestiario

    Andiamo a teatro



    a cura di Marisa Pumpo Pica



    "anche per sentir parlare di libri. Ne abbiamo bisogno per non lasciarli morire".


  • Il Vesuvio dei Cook

    Il Vesuvio dei Cook

     

    di Antonio La Gala

     

    Nel 1888 la società che aveva costruito la funicolare del Vesuvio, che l’aveva inaugurata otto anni prima e che da allora la gestiva, fu dichiarata fallita e la funicolare fu assegnata ad una società inglese, fondata da Thomas Cook, un intraprendente personaggio che, nel 1841, aveva aperto in Inghilterra una compagnia che organizzava viaggi turistici, passata poi, nel 1879, al figlio John Mason Cook.

    Questi pensò di estendere i suoi tours anche al Vesuvio e, a tale scopo, nel 1888, rilevò la concessionaria fallita.

    Come il suo predecessore, dovette soggiacere alle pretese estorsive delle associazioni delle guide locali, che, di fronte alle sue resistenze iniziali, gli vandalizzarono impianti e carrozze.

    Raggiunto l’equilibrio con gli indigeni, si preoccupò di come far arrivare meno faticosamente i turisti fino alla stazione iniziale della funicolare, che stava a quasi 800 metri di altezza. Risolse il problema costruendo una ferrovia elettrica di collegamento, inaugurata nel settembre del 1903.

    Nel frattempo aveva sostituito le due carrozze della funicolare, con altre chiamate ancora Vesuvio ed Etna, anch’esse poggiate su una rotaia centrale con due grandi ruote, una anteriore e l’altra posteriore. Erano carrozze aperte e avevano tre scompartimenti, capaci di trasportare, in 8 minuti, 10 passeggeri più il conducente. Queste vetture restarono in esercizio dal 1889 al 1904.

    Nel 1904, quando il numero dei viaggiatori raddoppiò, Cook decise di rinnovare tutta la funicolare.

    La elettrificò, cambiò le carrozze che restarono a tre scompartimenti, ma stavolta erano chiuse da sportelli. Esse potevano trasportare 18 passeggeri seduti e 6 in piedi, nelle due piattaforme, più il conducente. Non poggiavano più con due ruote su una sola rotaia centrale, ma con quattro ruote su due rotaie laterali, come i tram e i treni.

    A bordo delle funicolari erano presenti due carabinieri, per garantire sicurezza ai viaggiatori, molestati da turbe di venditori e musicanti invadenti.

    Intanto nel 1899 John Mason Cook era morto e la società era passata ai tre figli, diventando la “Thomas Cook & Son”.

    La violenta eruzione del 1906 distrusse funicolare e ferrovia.

    La stazione di partenza a 800 metri, l’alberghetto e il ristorante in stile pompeiano, la sala macchine e i locali delle guide, rimasero sepolti da 30 metri di detriti vulcanici.

    I Cook, tuttavia, non demorsero. Alla fine del 1907 la ferrovia era di nuovo in funzione, ma rimaneva chiusa la funicolare. Questa riaprì nel 1909, rinnovata nel tracciato, negli impianti e nelle carrozze.

    Stavolta ognuna di esse aveva cinque scompartimenti, trasportava 16 passeggeri seduti e 8 in piedi, nelle due piattaforme, più il conducente. La stazione di arrivo fu avvicinata a 40 metri dall’orlo del cratere.

    Fino all’eruzione del 1944, di notevole avvennero solo cambi di assetti societari, più o meno sotto controllo dei Cook.

    L’eruzione del 18 marzo 1944 distrusse definitivamente la funicolare, dopo 64 anni di vita.

    Nel 1953 fu sostituita da una seggiovia, che però nel 1983 chiuse anch’essa.

  • Fermare l’Isis

    SPIGOLATURE

     

    di Luciano Scateni

     

    Fermare  l’Isis, ma come?

    Chi avesse sperato che le stragi di Parigi avessero esaurito l’attacco dell’Isis alla Francia e all’Europa si è dovuto bruscamente ricredere, Il terrorismo si è riaffacciato a Bamako, capitale del Mali. Un commando armato è penetrato nell’Hotel Radisson Blue a colpi di kalashnikov e ha preso in ostaggio centosettanta persone (centoquaranta turisti, trenta dipendenti). In albergo erano molti i francesi e l’attacco è la risposta del Califfato alla dichiarazione di guerra di Hollande. I sequestratori hanno rilasciato solo ostaggi che sono in grado di recitare passi del Corano e la religione non c’entra: è il loro modo per individuare le vittime tra i turisti occidentali. Si dimostra ancora una volta la fragilità del sistema mondiale di sicurezza, l’impossibilità di proteggere il numero infinito di obiettivi sensibili e di prevenire le azioni di fanatici fondamentalisti. Chi racconta il susseguirsi dei drammatici episodi, causati dagli jihadisti, è consapevole che l’incalzare degli eventi impedisce di mettere la parola fine alla cronaca di un’intera giornata e la constatazione disegna, con immediata evidenza, il momento tragico che coinvolge una buona metà del mondo. Le notizie sull’assalto al Radisson Blue riferiscono che il blitz degli attentatori si è svolto al settimo piano dell’albergo, dove sono risuonati colpi di armi da fuoco. Ventisette i morti che si aggiungono ai centotrenta di Parigi. L’hotel dista poco dal centro della città, dove si trovano ministeri e sedi diplomatiche. Una prima indagine ha escluso che vi fossero italiani coinvolti nell’azione dell’Isis. Domanda, angosciosa: quante migliaia sono gli alberghi, i ristoranti, cinema e teatri, discoteche, metrò, aerei e treni, altri luoghi di aggregazione a rischio? E’ una delle ragioni che inducono l’Occidente illuminato a negare che la soluzione sia la guerra, dichiarata da Hollande, alla vigilia dell’attentato all’albergo frequentato da suoi connazionali.

    Azioni e reazioni

    Non ci va con mano leggera Papa Francesco: “Maledetti, delinquenti” sono i due aggettivi senza sfumature rivolti ai terroristi, ai responsabili delle guerre che devastano una cinquantina di Paesi, innescate da chi dai conflitti trae profitto con il traffico di armi e il saccheggio di risorse, prime fra tutte ill petrolio. Per dare forza all’anatema, Bergoglio ha ricordato le tragedie della seconda guerra mondiale e le stragi “inutili” di Hiroshima e Nagasaki. Cosa producono le guerre, si chiede Francesco, se non rovine e morti di innocenti, oltre l’arricchimento dei trafficanti di armi?…

    C’è destra e destra

    Le stragi di Parigi fanno rinsavire parzialmente la destra di Marine Le Pen. “Confondere il terrorismo con il mondo islamico è da “stronzi” (sic), dichiarano esponenti della destra francese. Il capolista tra i candidati alle elezioni della regione di Parigi, avanza la proposta di controllo (discutibile) della politica sulle religioni, invita la comunità islamica a rispettare la laicità della Francia (niente da dire) e si dichiara in disaccordo con le condanne senza distinguo della comunità musulmana che a Parigi è in percentuali consistenti, come in nessun’altra città europea. Un colpo alla velleità della Lega Nord di schierarsi in sintonia con il Front National viene dagli esponenti vicini a Marine Le Pen. In riferimento a esternazioni estremiste di politici e giornalisti italiani, Salvini e Pini in particolare, è netta la condanna, soprattutto di ”Libero”, quotidiano di destra che ha titolato “Bastardi Islamici”, alimenta l’odio indiscriminato contro la religione musulmana e rischia di favorire il proselitismo dell’Isis. Il Front National, nelle parole dell’esponente vicino alla leader, propone di commissionare il quartiere di Saint Denis, dove i terroristi hanno concentrato la base d’appoggio degli attentati, e di non fornire più armi all’Isis, di espellere i fondamentalisti, ritenuti pericolosi, di chiudere le frontiere (ma l’autarchia sarebbe una vittoria del Califfato) e potenziare le strutture della sicurezza. Di altro tenore le posizioni della lega Nord. Un parlamentare del Carroccio, rivolto ai moderati dell’Islam: “Li prendo a calci in culo” (è da annotare  lo stile da gentleman del soggetto in questione). Salvini, per non essere da meno, assimila i pacifisti a complici del terrorismo.

  • Giornate demartiniane

    "Colloqui di Salerno 2015" – Giornate demartiniane

    incontri, proiezioni, concerti e spettacoli

     


    Mercoledì 9 dicembre 2015 alle ore 10,00, nella Sala del Gonfalone del Comune di Salerno, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della seconda sessione dei “Colloqui di Salerno 2015” – Giornate demartiniane, a cura dell’editore Francesco G. Forte e dell’antropologo Vincenzo Esposito dell’Università degli studi di Salerno, cattedra di Antropologia culturale, corso di studi in Filosofia. Nel corso della conferenza stampa verrà illustrato il programma delle tre giornate dedicate al grande antropologo italiano Ernesto de Martino, nel cinquantesimo anniversario della morte.

  • Colatura di alici

    Colatura di alici di Cetara: un’associazione per la DOP

     

    di  Claudia Bonasi

     

     

    Ristoratori, pescatori, armatori e aziende uniti in un’associazione per ottenere la Dop per la colatura di alici di Cetara.

    Inizia un nuovo importante percorso per la colatura di alici cetaresi con la nascita dell’associazione che mira alla valorizzazione della colatura di alici di Cetara. Il comitato promotore vede uniti i produttori di colatura di alici (le aziende Iasa, Nettuno, Delfino), tre ristoratori di Cetara (San Pietro, Al Convento, La cianciola) e due armatori cetaresi (Pappalardo Salvatore e Federmar) che hanno compiuto insieme un primo passo concreto che accompagnerà il tipico condimento, ormai noto in tutto il mondo, verso il riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta.

    Dalla pesca delle alici nel golfo di Salerno fino alle regole tradizionali per la trasformazione delle alici e il recupero del liquido ambrato, che segna la tradizione culinaria cetarese: sono questi gli aspetti fondamentali che andranno a costituire il disciplinare di produzione della colatura, strumento indispensabile per difendersi dai numerosi tentativi di imitazione.

    All’associazione, composta dai principali attori locali, da anni impegnati nel settore, va l’arduo compito di continuare le attività di valorizzazione, con la nuova sfida della tutela del peculiare condimento cetarese.

    Il comitato promotore, oltre ad avere il pieno sostegno del Comune di Cetara, si avvale della collaborazione professionale del professore Vincenzo Peretti, docente della facoltà di veterinaria della “Federico II di Napoli”, esperto di riconoscimenti di marchi di origine comunitaria. “Siamo felici di questo primo passo” - affermano all’unisono i promotori dell’iniziativa -. “E’ fondamentale la coesione di questo gruppo che, finalmente in forma compatta, andrà avanti con un comune obiettivo: il marchio DOP per la Colatura di alici di Cetara. Chi crede in questo obiettivo potrà darci il proprio sostegno”.

    Presidente dell’associazione è Lucia Di Mauro, titolare della Iasa; vicepresidente l’armatore, Gilles Pappalardo.

    Qui di seguito il resoconto della conferenza stampa, per l’attuazione del progetto e le prime iniziative che avranno luogo nel mese di dicembre.

  • Cetara Progetto Qualità

     

    Cetara: Progetto Qualità, Festa della colatura, Premio Ezio Falcone

     

    di Claudia Bonasi

     

     

    E’ stato presentato in questi giorni, nella Sala giunta della Provincia, in via Roma a Salerno,  il Progetto integrato per la qualità del comparto turistico Qualità Cetara, alla presenza del sindaco Secondo Squizzato, dell’assessore alla Cultura Angela Speranza, e degli operatori economici del borgo marinaro. Obiettivo del progetto è la “qualità del comparto turistico a Cetara”. Promossa dal Comune di Cetara, in collaborazione con gli operatori del settore turistico operanti sul territorio, l’iniziativa  mira a coinvolgere il più ampio numero di operatori appartenenti alle  categorie che rappresentano il settore: albergatori,  bed and breakfast, gestori di case per vacanze e affittacamere, ristoratori, bar, titolari di attività per charterismo nautico, proprietari di imbarcazioni per l’attività di pescaturismo, gestori di servizi di portualità turistica. “L’approccio sistematico alla gestione del fenomeno turistico è la scelta strategica da fare, non iniziative casuali ma ipotesi di progetto con azioni che concorrono all’obiettivo. La rete turistica obbedisce alla logica dei distretti turistici, noi facciamo un mini-distretto con un collegamento pubblico-privato che è la scelta vincente per il territorio. E’ una esperienza che vogliamo fare per concorrere, insieme a chi fa l’offerta turistica, allo sviluppo locale. Se non si opera insieme, se non si pianificano le scelte, non c’è crescita. Agli operatori economici che aderiranno al progetto qualità, potremmo offrire anche uno sconto del 10% sulla Tosap”, ha dichiarato il sindaco di Cetara, Secondo Squizzato. Per raggiungere gli obiettivi del progetto Qualità Cetara è stato anche siglato un protocollo d’intesa con l’Università degli studi di Salerno, dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione.

    Nel corso della presentazione è stato illustrato anche il nuovo logo turistico di Cetara, frutto di un concorso nazionale che ha visto vincitrice l’architetto di origine argentina Antonia Mage. “Il logo sintetizza e comunica i valori che sono associati al nostro territorio. Il suo corretto utilizzo contribuisce a rafforzare la visibilità e la riconoscibilità del marchio, innescando un reciproco trasferimento di valori fra territorio e soggetto utilizzatore. Comunicare anche attraverso l’uso del logo fa parte di un sistema che porta maggiore visibilità al singolo come a tutto il territorio, è un circolo virtuoso in cui i soggetti si promuovono a vicenda”, ha affermato l’assessore alla Cultura, Angela Speranza, prima di illustrare la mappa turistica di Cetara – in versione tascabile - e l’inizio delle manifestazioni natalizie con la “Festa della colatura”. La “Festa” è arricchita dalla quarta edizione del premio “Ezio Falcone”, dedicato al compianto storico enogastronomico della Costiera amalfitana. Ai fornelli si sfideranno appassionati e conoscitori delle tradizioni marinare e della colatura di alici: food blogger, giornalisti esperti di gastronomia e le massaie cetaresi, naturali depositarie delle autentiche ricette locali. Il termine per l’iscrizione è l’8 dicembre.

  • Cetara gara gastronomica

     Cetara: gara gastronomica e festa della colatura

     

    di Claudia Bonasi

     


    Fervono i preparativi per il “Ezio Falcone”, dedicato al compianto storico enogastronomico della Costiera amalfitana. Ai fornelli si sfideranno appassionati e conoscitori delle tradizioni marinare e della colatura di alici: food blogger, giornalisti esperti di gastronomia e le massaie cetaresi, naturali depositarie delle autentiche ricette locali. Una sfida, curata dall’assessore alla cultura e turismo, Angela Speranza, che si consumerà all’Hotel Cetus sabato 12 dicembre, alle 13:00, nel corso della tre giorni dedicata alla “Festa della colatura” (per iscriversi 339/6075994 o premiofalcone@prolococetara.it). La festa inizia venerdì 11 dicembre alle 18:00 al Cetus  con una tavola rotonda, moderata dal giornalista Luciano Pignataro, dal titolo “La colatura di alici di Cetara: dalla tradizione all’identità locale”. Dopo i saluti del sindaco Secondo Squizzato, di Antonio De Santis - presidente della Pro Loco di Cetara, di Pietro Pesce - presidente Associazione Amici delle Alici e di Lucia Di Mauro - presidente dell'Associazione per la valorizzazione della Colatura di Alici di Cetara; interventi di Paolo Marchi, coordinatore Identità Golose; Luigi Cremona, responsabile guide del Touring Club Italiano; Giuseppe Orefice, presidente Slow Food Campania e Basilicata; Vincenzo Peretti, Università degli studi di Napoli Federico II; Carmine Fischetti, Ristorante Oasis di Vallesaccarda; Antonio Carotenuto, dirigente UOD pesca, acquacoltura e caccia Regione Campania. A seguire la Spillatura del tradizionale terzigno.

    Sempre sabato 12 dicembre, alle 18:30, presso la "Bottega dei prodotti cooperativi salernitani" (via Posidonia, 11 - Salerno) Il pesce azzurro nella dieta mediterranea – riflessioni e degustazioni: il pesce sulle nostre tavole.

    La manifestazione chiude domenica 13 dicembre alle 19:00 con Viva la Colatura nuova, in Piazza San Francesco a Cetara, con la premiazione dei vincitori del Premio gastronomico "Ezio Falcone". A seguire, a cura dei ristoranti di Cetara Acquapazza, Al Convento, La  Cianciola e San Pietro, degustazioni comprendenti piatti tradizionali ed innovativi a base di pesce e colatura di alici. Alle h. 20 esibizione musicale dei "Via Toledo" – Il mare, la pesca e la musica tradizionale del territorio.

  • Frida Khalo

    Frida Khalo - di Antonio Spagnuolo

     

    Mercoledì 16 dicembre 2015, alle ore 17, nella suggestiva 'Sala Rari' della Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, siamo lieti di presentarvi lo spettacolo teatrale: "VERTIGINI DI COLORE" di Antonio Spagnuolo. Regia di Adriana Carli. 

    “Vertigini di colore” è il titolo più giusto per rappresentare gli aspetti salienti, contraddittori ed appassionanti della forte personalità di Frida Khalo che nell’arte ha trovato il mezzo di sopravvivenza, di comunicazione, di sfogo al dolore fisico ed intimo che ha segnato tutta la sua vita.
    In scena:

    Adriana Carli,

    Franco Iavarone

    Bruno Minotti

    Rosarillo

  • Processo a Medea

    ANDIAMO A TEATRO

    a cura di Marisa Pumpo Pica

     

    Processo a Medea al Teatro Augusteo di Salerno

     

    In scena anche Rodolfo Maria Sabelli, presidente dell’Associazione nazionale magistrati

     

    Dal dramma classico alla simulazione processuale. Venerdì 11 dicembre 2015, alle ore 18,00, presso il Teatro Augusteo di Salerno andrà in scena “Medea: madre omicida o moglie tradita?” In questo particolarissimo allestimento del dramma, tratto dalla tragedia di Seneca, Medea è processata - da veri magistrati ed avvocati - impegnati con il pubblico a stabilire una sentenza giusta per un caso difficile, connotato da un dubbio amletico: siamo di fronte ad una madre omicida o ad una moglie tradita?”. E’ questo il tema, che la performance affronta, con tutti i dubbi, le accuse, le attenuanti del caso.

    In scena l’attrice Flora Giannattasio, nel ruolo di Medea; il magistrato Rodolfo Maria Sabelli, presidente dell’ANM, per l’accusa; l’avvocato Giovanni Sofia, responsabile LA.RE.C. Sezione Salerno, per la difesa. La corte è rappresentata dal magistrato Vincenzo Siani, presidente della sezione penale del Tribunale di Salerno, dalla professoressa Clotilde Baccari Cioffi, docente di latino e greco e dal magistrato Fabio Zunica, referente Scuola Superiore Magistratura – Distretto di Salerno. Narrazione della prof.ssa Paola Volpe, ordinario di Letteratura greca all’Università degli Studi di Salerno. Coordina Antonio Manzo, giornalista del quotidiano “Il Mattino”.

    Alla conclusione del processo, e prima della lettura della sentenza, verrà proposto un dibattito con gli spettatori: anch’essi emetteranno un verdetto, che però non avrà alcuna influenza su quello della Corte. “Quella di Medea è una vicenda antica ma densa di modernità, che riscuote sempre grande attenzione” - ha affermato l’avvocato Sofia - “il rapporto della donna nella società, e conseguentemente con la famiglia ed i figli, desta sempre molto interesse, specie oggi che quotidianamente apprendiamo di tragiche vicende simili a quelle di Medea”.

  • Natale Ieri-Oggi

    Natale Ieri-Oggi

     

    di Mariacarla Rubinacci

     

    Caro Gesù Bambino…”.

    Mi torna in mente il dito medio, sporco dell’inchiostro lasciato dalla cannuccia con il pennino a punta sottile per una “bella scrittura”, adatta a scrivere una lettera così importante. Avevo otto anni e ancora credevo ai doni lasciati sotto l’albero con le candeline di cera (e non con le luci ad intermittenza) da un Bambinello, che sarebbe giunto di notte, silenzioso, con il suo asinello. Per Lui la mamma mi faceva lasciare una ciotolina di latte e un pezzetto di pane sul davanzale della finestra, che sarebbero serviti a rifocillarlo durante il faticoso viaggio che lo portava di casa in casa, dai bambini buoni. E durante il mese di dicembre era ferrea regola essere buoni per poter vedere esaudite le richieste, espresse nella famosa letterina.

    La mattina di Natale tutto si avverava: la ciotola vuota, con qualche goccia bianca lasciata qua e là, e le briciole di pane, sparse sul davanzale, erano la prova che il Bambino Gesù era arrivato.

    Poesia, incantesimo, magia, illusione, nostalgia. Come definire quei momenti?

    Sono stati utili? Hanno contribuito alla crescita? Hanno educato? Hanno cullato la fantasia infantile, e magari anche quella degli adulti?

    Domande futili. La risposta sta nella Storia che li ha sottoscritti, quando la vita aveva bisogno di rifocillarsi con una visione poetica della cose, dopo aver subito gli orrori della guerra.

    Già mio fratello. nato dopo di me, figlio dei momenti della ripresa economica e del riscatto sociale, non è cresciuto nell’utopia di un asinello che cavalcava le nuvole, bensì nell’immaginare (senza vederla veramente) la corsa veloce delle renne al comando di un gran vecchio, dalla barba bianca e il vestito rosso, che si faceva chiamare Babbo Natale.

    Egli conserva ancora le fotografie, scattate sulle ginocchia del Babbo Natale di turno, che si prestava ad ascoltare le richieste segrete di doni, seduto al centro del reparto dei giocattoli del grande magazzino, tutto addobbato come un grande albero luccicante, (era lui, poi, che rivelava ai genitori, pronti a scegliere, quel regalo preferito, ma svestito della sorpresa.)

    La storia stava scrivendo il suo nuovo percorso, cancellando quello in cui avevo camminato io, pieno della poesia, messa in disparte per far posto alla razionalità.

    Cari lettori, non ho scritto queste piccole riflessioni accompagnata dalla nostalgia dei tempi passati, bensì dalla constatazione di come la Storia sia maestra di cambiamenti, non da belli a brutti, ma da magici a realistici, da una lettera scritta con la penna intinta nell’inchiostro a un dito che pigia un tasto sul tablet per far comparire la faccina sorridente, che ti augura Buon Natale con la sua gioia telematica.

    E’ la Storia che cammina.

    Diamoci dunque la mano, corriamo con Lei. Ci sentiremo sempre e comunque bambini senza rimanere indietro, mentre Lei avanza con il suo passo veloce.

  • Te piace 'o presepio

    "Te piace 'o presepio?"

     

     

    Presso “galleria salotto Cerino” l’8 dicembre, alle 19.00 è stata presentata la mostra  "te piace 'o presepio?",sull'arte dell'antica tradizione presepiale napoletana del maestro artigiano Gabriele Cerino. 

    Le opere del maestro rappresentano la scena della sacra Natività, così come scene di vita quotidiana ricche di tutte le tipiche figure del tradizionale presepe del '700, realizzati in misure ridottissime e con materiali tratti dalla vita di tutti i giorni. 

    Scatoline assemblate ricoperte di colla e gesso che assumono l'aspetto di  strutture architettoniche circolari, rampe di scale che collegano i piani sovrapposti.

    La policromia delle tempere si illumina accogliendo la folla festosa dei minuscoli pastori. Tipici della creatività di Gabriele Cerino sono i supporti su cui sono state realizzate alcune delle opere selezionate per questo evento: conchiglie, cornici, casse di orologi da muro ... la sua arte vuole essere un messaggio di pace e una gioia di vivere in un'epoca complicata che trascura le tanto antiche quanto nobili tradizioni.

    La mostra sarà presentata  dal  giornalista Paolo Popoli che intervisterà l’autore dei presepi.

    Vi aspettiamo numerosi per dare omaggio alla tradizione partenopea e condividerla con chi ne fa ancora oggetto delle proprie passioni!


    Galleria Salotto Cerino: Via C. Augusto, 3 – Centro storico- Pozzuoli

    galleriasalottocerino@gmail.com

  • IL PRESEPE NAPOLETANO

    IL PRESEPE NAPOLETANO

     

    di Luigi Rezzuti

     

     

    Il presepe Napoletano è la rappresentazione  della nascita di Gesù, ambientata nella Napoli del Settecento.

    L’arte presepiale napoletana si è mantenuta, a tutt’oggi, inalterata per secoli, divenendo parte delle tradizioni natalizie più consolidate e seguite della città.

    Famosa a Napoli, infatti, è la nota via dei presepi (via San Gregorio Armeno), che offre una vetrina di tutto l’artigianato locale, riguardante il presepe.

    Qui espongono le loro opere noti maestri presepiali, tra i quali i fratelli Ferrigno, una famiglia storica, che diede luogo a questa attività nel lontano 1836. Essi hanno ricevuto visite nelle loro botteghe da personaggi importanti, come Francesco Rutelli, Berlusconi, Mastella, Luca Cordero di Montezemolo, Oscar Luigi Scalfaro e diversi attori e cantanti, come Sofia Loren, Pavarotti e Lucio Dalla.

    Nel corso del tempo i maestri dell’arte presepiale hanno affinato le tecniche per la realizzazione di presepi sempre più ricercati e diventati famosi in tutto il mondo.

    L’origine del presepe è da ricondurre a quello realizzato da San Francesco nel lontano Natale del 1223.

    La popolarità del presepe si accentuò, poi, nel 1400, nell’Italia centro meridionale. Infatti in quel secolo a Napoli sorse una vera e propria arte del presepe.

    Verso la fine del Seicento nacque la teatralità del presepe napoletano, che unì il sacro con il profano con personaggi tipici come i Re Magi, che la tradizione ha fissato in tre, in base ai loro doni: oro, incenso e mirra; Bacco, Dio del vino; Benito il pastore dormiente con le sue pecore e, inoltre, personaggi del popolo quali la lavandaia, i tavernari, il ciabattino, gli zampognari, l’oste che porta a tavola i maccheroni,  gente che banchetta, le galline che razzolano, case rustiche con meloni, pomodori e limoni, appesi alle finestre ed ai balconi, osterie che  mettono in evidenza salsicce e quant’altro. Tutto questo per una  gioiosa rappresentazione.

    Nel Settecento il presepe napoletano visse la sua stagione d’oro. Uscì dalle chiese, dove era oggetto di devozione religiosa, per entrare nelle case.

     

    Fra i presepi, famoso è il presepe Cuciniello, realizzato tra il 1887 e il 1889 ed esposto nel Museo della Certosa di San Martino.

    Molti sono i presepi che si conservano nei musei, nelle chiese o presso privati collezionisti e che costituiscono delle preziose rievocazioni della vita popolare napoletana del Settecento.

    Per qualche anno l’abete ha soppiantato in parte il presepe, ma, pur con i suoi ornamenti colorati, fili argentati, luci multicolori intermittenti, non ha  soddisfatto del tutto i napoletani che hanno preferito la grande scena presepiale animata da figure, da angeli ed animali  che fa tanto coreografia e li rende partecipi  dell’avvenimento.

    La tradizione vuole che il presepe venga esposto l’otto dicembre, il giorno dell’Immacolata e che solo la notte di Natale si collochi nella mangiatoia il Bambino Gesù.

    L’esposizione del presepe dura fino al giorno dell’Epifania con l’arrivo dei Re Magi, che vengono a donare l’oro, l’incenso  e la mirra.

  • E’ MORTO LUCA DE FILIPPO

    E’ MORTO LUCA DE FILIPPO

     

    di Luigi Rezzuti

     


    Luca De Filippo, figlio del grande Eduardo, è morto nella sua casa romana. Aveva 67 anni, era stato ricoverato per una discopatia. Di qui, la scoperta di un male incurabile che, in poco tempo, ha messo a dura prova il suo organismo.

    Nato a Roma nel 1948, il debutto teatrale avviene a soli sette anni, nell’interpretazione del personaggio di Peppeniello nella commedia “Miseria e nobiltà” di Eduardo Scarpetta, diretta dal padre.

    Con gli anni, Luca, è andato sempre più assomigliando fisicamente ad Eduardo. Aveva festeggiato i suoi 60 anni in palcoscenico.

    Non deve essere stato facile per Luca De Filippo uscire dal cono d’ombra di un padre come Eduardo, ma nel tempo è riuscito a dimostrare di avere personalità, grandi capacità interpretative e apprezzabile professionalità.

    Col padre aveva lavorato dal 1969 al 1980.

    Il debutto vero e proprio, però, avvenne a vent’anni ne “Il figlio di Pulcinella”, di Eduardo Scarpetta, con la regia di Gennaro Magliulo.

    Da quel momento inizia una intensa attività teatrale, prendendo parte a commedie come “Filumena Marturano”,  “Il sindaco del rione Sanità”, “Natale in casa Cupiello”.

    Nel 1981, quando Eduardo si ritira dalle scene, fonda una propria compagnia teatrale “Compagnia di Luca De Filippo”, con cui affronta buona parte delle commedie del padre e di Scarpetta.

    Numerose sono anche le sue apparizioni cinematografiche e televisive con attori come Carlo Giuffrè, Claudia Cardinale, Massimo Ranieri, Kim Rossi Stuart, Lello Arena e tanti altri ancora.

    Nel 2009, insieme a Nicola Piovani,  presenta, al Teatro San Ferdinando di Napoli, “Padre Cicogna”, opera messa in musica per ricordare Eduardo, a venticinque anni dalla scomparsa.

    Nel 2015 accetta l’incarico di dirigere la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Napoli.

    Era presidente della Fondazione Eduardo De Filippo, costituita nel 2008 in seguito alla donazione del Teatro San Ferdinando alla città di Napoli da parte della famiglia De Filippo.

    La Fondazione persegue finalità culturali ed attività in ambito civile e sociale a favore  dei ragazzi a rischio per i quali Luca si impegna, come già suo padre, promotore della legge regionale n. 41 del 1987, nota come “Legge Eduardo”.

    Ha da passà ’a nuttata” diceva Eduardo, ma questa volta per Luca non passerà più e si avvertirà la sua mancanza.

  • LEO GULLOTTA

    ANDIAMO A TEATRO

     

    a cura di Marisa Pumpo Pica

     


    TEATRO DIANA - Da mercoledì 25 novembre: Produzione Diana Or.i.s. - LEO   GULLOTTA  in “Spirito allegro”, di Noel Coward, con BETTI PEDRAZZI, RITA ABELA, FEDERICA BERN, CHIARA CAVALIERI, VALENTINA GRISTINA, SERGIO MASCHERPA; SCENE DI EZIO ANTONELLI; MUSICHE DI GERMANO MAZZOCCHETTI; REGIA DI FABIO GROSSI.

    Da mercoledì 25 novembre un graditissimo ritorno al Teatro Diana: LEO GULLOTTA porterà in scena “Spirito Allegro”, scritto da Noel Coward. È una produzione del Teatro Diana, con scenografia e video mapping per la prima volta  in uno spettacolo di prosa.

    Spirito Allegro, si legge nelle note di regia, è una commedia dall’aspetto classico, aderente all’epoca in cui fu scritta ed elegante, per forme e per fogge. La novità è rappresentata dall’inventiva che viene usata per raccontare il soprannaturale. Espedienti scenici atti ad un’epoca più aderente all’auditorio che alla penna di Coward. Una compagnia di professionisti, alla quale è stata volutamente “abbassata” l’immagine anagrafica per una messinscena scattante e piena di ritmo…Poco spazio all’attesa e più allo stupore!

    Info e prenotazioni 0815567527; www.teatrodiana.it.

  • AL MUSEO DEL MARE

    AL MUSEO DEL MARE: I CAMPI FLEGREI

    Quattro incontri sulla Terra del Mito, dove gli elementi naturali dei Campi Flegrei si fondono con il mito - Terra, Aria, Fuoco, Acqua, tra storia, scienza, e poesia.

     

    20  novembre 2015 ore 18,00 - Enzo Zanfardino - L'aria mefitica dell'ingresso  degl' Inferi e l'aria salubre delle ville di Baia. Il Lago d'Averno tra mito e storia... un passo nell'Ade. Lectura Dantis, il 34° canto dell'Inferno e passi del 3°.

    27  novembre 2015 ore 18,00 - Giovanni Macedonio - Il fuoco nel mito, il fuoco come elemento naturale, le teorie funzionali dei vulcani, la struttura vulcanica dei Campi Flegrei, Il tufo giallo.

    4 dicembre  2015 ore 18,00 - Luca Ciardiello - Da esigenza a mito, dall'acqua delle cosmogonie alla bolletta pagata on line. I nostri antichi acquedotti. Un viaggio nell'acqua: un viaggio umido ma onesto. 

    11 dicembre 2015 ore 18,00 - Francesco Escalona - La Terra del Mito, dalla Dicearchia alle ville romane, la nostra terra...la nostra storia.

    Gli eventi sono organizzati in collaborazione  con l'associazione AISERV di Napoli.

  • Duška Vrhovac

    LIBRI - Incontro a Roma con la poetessa serba Duška Vrhovac

     

    di Giorgio Linguaglossa 

     

    Presso l’Ambasciata della Repubblica di Serbia in Roma, si è tenuto, nei giorni scorsi, un interessante incontro con Duška Vrhovac, una delle più rilevanti poetesse della Serbia contemporanea, tradotta nel mondo in 20 lingue. Occasione dell’incontro, la recente pubblicazione del libro Quanto non sta nel fiato, FusibiliaLibri, unica edizione in lingua italiana dell’autrice serba.

    L’opera, curata da Ugo Magnanti  e prefata da Ennio Cavalli, ha il merito di proporre la poesia della Vrhovac al lettore italiano in modo organico ed esauriente, anche se non definitivo, dato che una parte considerevole del suo corpus poetico attende ancora una traduzione nella nostra lingua. In ogni caso si tratta di una raccolta ‘italiana’, nutrita di testi che appartengono a tutte le stagioni di un percorso letterario, ormai lungo e riconosciuto, e concepita per ricostruire le linee preminenti di una poetica che finora in italiano si è affidata al frammento.

    L’incontro è stato promosso dall’Ambasciata della Repubblica di Serbia in Roma (via dei Monti Parioli, 20) e dall’Associazione Fusibilia.

    A fare gli onori di casa, l’ambasciatore S.E. Sig.ra Ana Hrustanovic, con Dejana Peruničić, addetto culturale dell’Ambasciata della Repubblica di Serbia in Roma, e  Dona Amati, presidente di Fusibilia Associazione e responsabile della casa editrice FusibiliaLibri.

    Presenti, insieme a Duška Vrhovac, il poeta Ennio Cavalli, prefatore del volume, i critici Giorgio Linguaglossa e Plinio Perilli, il curatore del volume Ugo Magnanti.

    Ad arricchire l’incontro, per il rapporto fra poesia e pittura, l’opera “Don Chisciotte”, del pittoreEzio Farinelli, e la perfomance musicale sul testo di Duška Vrhovac del cantautore Amedeo Morrone.  

    DUŠKA VRHOVAC, poeta, scrittrice, giornalista e traduttrice è nata nel 1947 a Banja Luka (Bagnaluca), nell’attuale Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina, e si è laureata in letterature comparate e teoria dell’opera letteraria presso la Facoltà di filologia di Belgrado, dove vive e lavora come scrittrice e giornalista indipendente, dopo aver lavorato per molti anni presso la Televisione di Belgrado (Radiotelevisione della Serbia). Con 20 libri di poesia pubblicati, alcuni dei quali tradotti in 20 lingue, è fra i più significativi autori contemporanei di Serbia. Presente in giornali, riviste letterarie, e antologie di valore assoluto, ha partecipato a numerosi incontri, festival e manifestazioni letterarie, in Serbia e all’estero. Membro, fra l’altro, dell’Associazione degli scrittori della Serbia, e dell’Associazione dei traduttori di letteratura della Serbia, è attuale vicepresidente per Europa del Movimento Poeti del Mondo. Ha ricevuto premi e riconoscimenti importanti per la poesia, tra cui: Majska nagrada za poeziju – Maggio premio per la poesia – 1966, Yugoslavia; Pesničko uspenije – Ascensione di Poesia – 2007, Serbia; Premio Gensini – Sezione Poesia 2011, Italia; Naji Naaman Premio alla carriera - 2015, Libano e il Distintivo aureo assegnato dal massimo Ente per la Cultura e l’Istruzione della Repubblica di Serbia.

    (Novembre 2015)

  • LE “CLIQUES” CULTURALI

    MITI NAPOLETANI DI OGGI.38

    LE “CLIQUES”CULTURALI

     

    di Sergio Zazzera

     


    Da alcuni decenni, Napoli condivide, in maniera particolare, col resto d’Italia, il fenomeno degli ambienti culturali chiusi, quasi impenetrabili, fatti passare sotto l’etichetta di “salotti” o di “circoli” (i francesi li chiamano cliques, ma da parte nostra sarebbe più corretto definirli “conventicole”), nei quali ci s’incontra, ci si parla addosso, non di rado con contenuti ripetitivi. In tal modo, e con quella caratteristica d’inutilità che l’antropologia e la sociologia per lo più gli attribuiscono, il rito periodicamente si rinnova; ed è un dato ormai pacifico quello, secondo cui la reiterazione del rito genera il mito.

    In seno a tali raggruppamenti, inoltre, è andata prendendo piede  una concezione della cultura di tipo contenutistico – vale a dire, quantitativo –, identificabile con l’acquisizione del maggior numero possibile di dati, corrispondente al concetto di «cultura liquida», enunciato da Zygmunt Bauman (nella foto), il quale la identifica in «uno dei reparti di quel grande magazzino dove è possibile reperire “tutto quello di cui hai bisogno e che potresti sognare” nel quale si è trasformato il mondo abitato da consumatori».

    A questa concezione sembra corretto contrapporne una di tipo “procedimentale” – vale a dire, qualitativo – della cultura stessa, la quale si realizzerebbe attraverso una fase di acquisizione della nozione e una di comprensione (= individuazione del senso) della stessa. In altri termini, un corretto processo di acculturazione dovrebbe concludersi con la “digestione” del dato acquisito, fino a trasformare i singoli “saperi” in un “sapere” unitario. Del resto, la conoscenza altro non è che “con-scienza”, ovvero scienza articolata.

    Sarà, dunque, più corretta la proposizione: «non fa scienza lo ritenere sanza avere inteso», rispetto a quella del Sommo poeta, il quale afferma che «non fa scïenza, / sanza lo ritenere, avere inteso» (Par., 5.42 s.): in altri termini, il suo risulta essere “falso linguaggio”, cioè mito.

    (Novembre 2015)

  • COSMOPOLIS Rubinacci

    COSMOPOLIS

     


    Napoli – Giovedì 12 novembre, alle ore 17.30, presso Homo Scrivens in via Santa Maria della Libera, 42 si terrà la presentazione del volume “Napoli 3.0. Sguardi sulla città” di Mariacarla Rubinacci (LCE Edizioni). All’incontro con l’Autrice interverranno Marisa Pumpo Pica e Maurizio Sibilio. Letture di Mariarosaria Riccio. Evento a cura di Monica Florio in collaborazione con il Centro Culturale Cosmopolis.

    (Novembre 2015)

  • SEDICI SCRITTORI

    LIBRI - SABATO 31 OTTOBRE 2015 - SEDICI SCRITTORI PER PINo DANIELE

     

    Interessante iniziativa quella della libreria iocisto, la prima in Italia ad essere nata grazie all’associazione di più di 1000 cittadini. Grande festa aperta a tutti, fatta di musica, canzoni e “parole letterarie”, in Piazza Fuga, dove è stata presentata  un’antologia di racconti, “Ho sete ancora”, dedicata a Pino Daniele.

    Per rendere omaggio al grande artista scomparso lo scorso gennaio, “iocisto” ha chiesto a sedici protagonisti della scena letteraria e giornalistica italiana, tutti napoletani o a vario titolo legati a Napoli, di lasciarsi ispirare da una sua canzone, traendone liberamente un racconto. Ciascuno di essi ha scelto un titolo – da “I’ so’ pazzo” a “Chiove” a “Appucundria” a “Napule è” – e ne ha tratto una propria personalissima narrazione, intrecciando elementi autobiografici, suggestioni ispirate dalla città, ricordi o visioni fantastiche. Il libro è impreziosito da un ricordo di John Turturro e una introduzione di Federico Vacalebre.

    Ne è venuto fuori un caleidoscopio letterario policromatico, a tratti malinconico, più spesso divertente o ironico. Una sorta di specchio, che riflette molti aspetti di Napoli, la sua bellezza, le ferite aperte, la sua forza evocativa, i suoi paradossi, cui Pino Daniele seppe dare voce e musicalità. Gli autori, coordinati da Titti Marrone, sono:

    Maurizio Braucci (“Bella ‘Mbriana”), Antonella Cilento (“Terra mia”), Marco Ciriello (“Notte ca se ne va”), Maurizio de Giovanni (“I’ so’ pazzo”), Diego De Silva (“Sulo pe’ parlà”), Francesco Durante (“Chiove”), Francesco Forlani (“E cerca ‘e me capì”), Enrico Ianniello (“Appucundria”), Peppe Lanzetta (“Donna Cuncetta”), Lorenzo Marone (“Alleria”), Titti Marrone (“Quando”), Antonella Ossorio (“Lazzari felici”), Silvio Perrella (“Santa Teresa”), Angelo Petrella ( Viento”), Luciano Scateni (“Sotto o’ sole”), Brunella Schisa (“Napule è”).

    In piazza numerosi gli interventi degli autori del libro, che si sono alternati nelle letture dei racconti, ispirati alle canzoni del nero a metà. Una felice occasione perché per le strade della sua città risuonasse nuovamente la sua voce e la sua musica.

    “Ho sete ancora” - Sedici scrittori per Pino Daniele - è stato pubblicato per i tipi della libreria di via Cimarosa 20.

    Con quest’antologia di racconti, “iocisto” riconferma una delle sue vocazioni, sostenute e incarnate dai suoi circa mille soci, dagli autori di quest’opera e dai tanti amici che la sostengono e la animano: quella di andare oltre la mera dimensione della libreria, annodando un vincolo di forte sintonia con le espressioni culturali più importanti e sentite dell’identità napoletana.

    (Novembre 2015)

  • Il culto francescano in Campania

    Il culto francescano in Campania

     

    di Antonio La Gala

     

    S. Francesco durante i suoi viaggi passò anche per la Campania, dove visitò le prime piccole comunità di suoi seguaci che in quegli anni vi stavano nascendo.

    Come avvenne per il resto della cristianità, durante i secoli la devozione per il santo di Assisi crebbe, alimentandosi anche del culto dei vari santi dell’Ordine monastico, fondato da Francesco, e di quelli dei diversi rami in cui nel tempo l’originario albero del francescanesimo si andava articolando.

    Fra le devozioni più sentite nella religiosità popolare campana, in particolare nell’area napoletana, occupano un posto privilegiato quelle per S. Francesco e S. Antonio di Padova.

    Questa particolare devozione è testimoniata dall’uso esteso ed abbondante dei nomi Francesco e Antonio nelle famiglie napoletane e campane, nonché dal numero elevato di chiese e conventi francescani e dalla infinità di cappelle ed edicole devozionali, edificate in onore dei due santi in ogni luogo, nelle strade, nei cortili, negli aggregati urbani e nelle campagne. Senza parlare delle statue e dei quadri dei due santi, presenti in tutte le chiese, di qualsiasi titolo, sempre onorate da numerosissime luci accese.

    Inoltre, chiunque si soffermi ad osservare nei mercatini di antiquariato le raccolta dei “santini”, cioè di quelle piccole immagini sacre tascabili, che da secoli vengono distribuite presso i fedeli, accompagnandoli in tanti momenti della loro vita, constaterà il posto di rilievo che hanno i santi francescani.

    Fra le altre testimonianze ricordiamo l’usanza, diffusa in passato, di vestire alla francescana i bambini, in particolare per devozione e riconoscenza a S. Antonio.

    L’usanza, pur risalendo a molti secoli fa, è sopravvissuta, presso i ceti meno abbienti, nei quartieri popolari, nei paesi e nelle campagne, fino a quasi metà Novecento. I fanciulli erano vestiti con un saio, con tanto di cappuccio e di cordone.

    Il fervore religioso verso i santi francescani  in passato veniva espresso anche nelle tavolette votive, toccanti testimonianze di fede, raccolte un po’ in tutti i santuari, e in misura molto rilevante e particolare nel santuario della Madonna dell’Arco.

    In queste ultime si può rilevare che i santi francescani venivano invocati nelle circostanze più disparate assieme alla Madonna dell’Arco. In una tavoletta del Cinquecento un condannato a morte, graziato, e la moglie ringraziano la Madonna dell’Arco e S. Antonio, rappresentato in alto a destra, in ginocchio e con le mani giunte, come intermediario con la Vergine.

    In una tavoletta del secolo successivo viene mostrata una scena di tarantella animata da un giovane guarito dal tarantolismo, in cui appaiono, assieme alla Madonna, S. Francesco d’Assisi e S. Francesco di Paola.

    I santi francescani, assieme peraltro ad altri santi, come S. Giuseppe, S. Gennaro, ecc. popolano moltissime tavolette in cui compaiono le eruzioni del Vesuvio, le imboscate dei briganti, le cadute da cavallo o dai carri agricoli, ed in genere tutte quelle situazioni in cui è naturale invocare l’aiuto del soprannaturale.

    A conclusione di questa veloce e sommaria rievocazione di un aspetto così importante della vita dei nostri antenati, della nostra cultura, non solo popolare, esprimiamo rammarico nel costatare che le residue testimonianze di tanta devozione sembra non interessino quasi più a nessuno, nemmeno a titolo puramente di documentazione storica, tant’è che esse, in concomitanza con l’affievolirsi del senso del religioso, che le aveva prodotte, corrono il rischio della dispersione.

    E’ troppo poco affidarne il ricordo ai collezionisti dei “santini” nei mercatini delle pulci.

    (Novembre 2015)

  • Spigolature5

    Spigolature

     

    di Luciano Scateni

     

    Grand Hotel Versailles

     Non solo Grecia in piena crisi finanziaria e Tsipras, suo dimissionario premier costretto dal rigore della “troika” a svendere aeroporti, porti e treni, finiti nella disponibilità della Germania, da sempre anelante a insediarsi nello strategico Mediterraneo, sbocco navale indispensabile per  una grande potenza, che non deve aver abbandonato, neppure dopo la sconfitta della seconda guerra mondiale, l’ambizione di diventare leader indiscussa dell’Europa, riconosciuta antagonista dei potenti del mondo. In “mutande” anche la grandeur francese con le casse allo stremo. Parigi si piega a disconoscere parte di uno dei prestigiosi gioielli di  famiglia e dispone la gara d’appalto per consentire a big del settore di trasformare tre edifici della Reggia di Versailles in albergo cinque stelle.

    L’esposizione della bandiera bianca della resa è motivata dalla mancanza di risorse, richieste dalla ristrutturazione degli immobili (duemila ottocento metri quadrati) abitati, nell’epoca d’oro della Francia, da Luigi XVI.

    Non serve il supporto dell’immaginario per disegnare i futuri inquilini del Grand Hotel Versaillles: vip miliardari, emiri re del petrolio, neo nababbi russi. 

    Per future prenotazioni si potrà scegliere tra il Petit Contrôle, il Pavillondespremières cent marchese il fantastico Grand Contrôle, disegnato dall’architetto Jules Hardouin-Mansart, che fu nelle grazie del re.

    Il costo della ristrutturazione è calcolato in undici milioni di euro, cifra che farebbe tremare i polsi a chiunque.

    Non al mega operatore AccorHotels che sembra interessato all’acquisto. 

    Feroci le polemiche sollevate dal caso e, tra le tante, anche la sferzante dichiarazione di “tutori culturali” della Reggia che denunciano: “Il pericolo è che Versailles diventi una specie di Disneyland”.

     

    Via le mani dai gioielli italiani

     Niente di meno e anzi, molto di più, se messa a confronto con Versailles, è quanto propongono le meraviglie della reggia vanvitelliana di Caserta, l’edificio maestoso, ricco di storia e di sale preziose, il parco impreziosito dalle cascate di acqua cristallina, il giardino “inglese”, il teatro di corte: ebbene, come per la reggia francese, che mette in vendita un’ala, destinata ad albergo di lusso, c’è anche chi, dalle nostre parti, immagina di liberare locali della reggia, occupati da vari uffici, per renderli disponibili, venderli al miglior offerente e finanziare la gestione del complesso museale.

    Che succede in questa Italia che mette appena la testa fuori dal tunnel della recessione? Ancora paura di fallire? Come si coniuga la nuova attenzione per il nostro patrimonio artistico, manifestata dal ministro Franceschini, con l’esiguità delle risorse indispensabili per valorizzarlo? Fin qui il pubblico ma, con uno sguardo attento alla condizione del complesso di beni italiani, si scopre che perdiamo pezzi pregiati e per tutti vale l’esempio della grande distribuzione alimentare, di colossi dolciari, di pastifici e di molti altri comparti economici, finiti in mani straniere.

    Per ultimo, ma forse non ultimo, ecco il passaggio di proprietà di uno storico, importante albergo napoletano che s’affaccia sul mare, l’Excelsior, comprato da un colosso spagnolo del settore.

    In mani iberiche era già finito il Majestic. Nella corsa all’accaparramento di gioielli italiani non sono secondi i Paesi petroliferi, gli emirati arabi che, per non farsi mancare niente e grazie a una disponibilità multimiliardaria di dollari, hanno nel mirino degli acquisti anche le nostre più accreditate società sportive, del calcio innanzitutto.

     È  vero, ci siamo lasciati suggestionare dal nuovo della globalizzazione e quanto accade è una delle conseguenze con cui fare i conti, per scongiurare il pericolo che gli scavi di Pompei, malandati per storica incuria, siano venduti a nababbi cinesi.

    (Novembre 2015)

  • TROPPO NAPOLETANO

    TROPPO NAPOLETANO

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Tra pochi giorni, nelle maggiori sale cinematografiche Campane, sarà proiettato il film “Troppo napoletano”, primo film di Cattleya Lab, con la regia di Gianluca Ansanelli e la direzione artistica nonché produzione di Alessandro Siani.

    Il progetto è però più ampio e fa capo alla nuova scommessa di Cattleya Lab, nato proprio dalla sinergia tra la casa di produzione di Riccardo Ferri e il più amato tra i comici italiani che ne cura la direzione artistica.

    Cattleya Lab esordisce in Campania con una commedia leggera che ha come protagonista un bambino di 11 anni, Gennaro Guazzo.

    Una pellicola a basso budget che coinvolge circa 80 tra attori e tecnici quasi tutti napoletani, proprio nello spirito di sviluppare progetti cinematografici di qualità ambire ad una distribuzione che abbia una forte caratterizzazione regionale ma che possa al contempo averne una nazionale.

    Nel cast Serena Rossi, nel ruolo di Debora la madre di Ciro (Gennaro Guazzo), Gigi e Ross, Gianni Ferreri, Nunzia Schiano, Salvatore Misticone, Loredana Simioli, Antonella Lori ec. Con la special guest di Clementino.

    Un film che racconta, in chiave di commedia, le diverse anime di Napoli.

    Si parla sempre del desiderio che hanno i napoletani di veder mostrata un’altra Napoli – spiega Alessandro Siani – ma non esiste un’altra Napoli, la verità è che Napoli è unica, siamo noi napoletani ad essere diversi”.

    Una storia d’amore dal punto di vista di un bambino che riesce a far emergere le mille sfumature di una città che non accetta etichette tanta è la varietà di persone che la popolano.

    Se in Benvenuti al Sud si sono raccontate le differenze tra Nord e Sud del nostro Paese – continua Siani – qui abbiamo scavato ancora più in fondo mettendo in scna il tenero incontro e il primo amore di un bambino del rione Sanità e una bimba altolocata di Posillipo”.

    (Novembre 2015)

  • Colloqui di Salerno 2015 - I sessione

    Colloqui di Salerno 2015 - I sessione - Settimana kantoriana - incontri, masterclass, proiezioni e spettacoli

     

    di Claudia Bonasi

     

    Si è tenuta, di recente, a Salerno, nella Sala del Gonfalone di palazzo di città, la conferenza stampa di presentazione del progetto dei Colloqui di Salerno, ideato da Francesco G. Forte (edizioni oèdipus) e Vincenzo Esposito, (cattedra di Antropologia culturale della Facoltà di Filosofia di Salerno), che mira a diventare un appuntamento annuale e trae origine da una doppia vocazione: informazione e formazione.

    Il tema di questa edizione - Grandi memorie - unisce, in due sessioni, la celebrazione, dal 3 all’8 novembre, del centenario di Tadeusz Kantor (1915-1990), maestro del Novecento teatrale, e il ricordo, dal 14 al 16 dicembre, del massimo innovatore europeo degli studi antropologici, Ernesto De Martino (1908-1965), nel cinquantenario della morte.

    Il rapporto di Salerno con il genio di Kantor - pittore, scenografo, teorico, creatore di happening, regista, costruttore di incredibili macchine teatrali, e sostanzialmente poeta - cominciò alla fine degli anni Ottanta, con le rappresentazioni Crepino gli artisti (1988, Teatro A, Mercato S. Severino) e Qui non ci torno più (1990, Teatro Capitol, Salerno) – e, ancora oggi, quella straordinaria presenza è punto di riferimento  per gli spettatori di allora -.

    Poco più di dieci anni dopo, la città ritrovò l’arte kantoriana, con l’importante convegno alla Fondazione Menna (Achille Perilli, Lorenzo Mango, Renato Palazzi, Angelo Trimarco, Roberto Tessari, tra i partecipanti), una grande mostra documentaria, uno spettacolo dei gemelli Janicky, attori prediletti del maestro (che misero in scena, alla loro straordinaria maniera, un’antologia beckettiana) e una foltissima videorassegna curata da Andrzej Sapija.
    Si conclude oggi l’ideale trilogia che Salerno ha dedicato, lungo un quarto di secolo, al Maestro polacco.  

    A sua volta, De Martino ha raccontato al mondo lo splendore e la miseria di un sud che, al di là della geografia, diviene «regione dell’anima». Del grande capostipite dell’antropologia novecentesca si indagheranno, dal 14 al 16 dicembre, aspetti della personalità più reconditi e suggestivi, con una rilettura del nucleo profondo del suo pensare critico. Contemporaneamente, l’attenzione sarà posta su due figure centrali del meridionalismo: Carlo Levi (a 70 anni dalla pubblicazione del Cristo) e Rocco Scotellaro, il poeta-sindaco morto a 30 anni, la cui militanza politica coincide con quella culturale, morale e ideale della parte migliore del nostro Paese nell’immediato dopoguerra.
    La “Settimana kantoriana”, si svolgerà dal 3 all’8 novembre, con incontri, masterclass, proiezioni e spettacoli, che si terranno in diverse location.

    (Novembre 2015)

  • OMICIDIO AL BAR

    OMICIDIO  AL BAR

     

    di Luigi Rezzuti

     

     

    E’ notte fonda, le strade sono scarsamente illuminate, Enrico arriva al bar del corso. Nemmeno una luce accesa.

    Ha sempre trovato Giovanni dall’altra parte del bancone col suo straccetto in mano, pronto a lustrare ogni cosa.

    Il bar è chiuso, no si sbaglia, il bar non è chiuso, la porta d’ingresso è soltanto accostata.

    Enrico attende un attimo prima di entrare, è strano che all’interno le luci siano spente, è strano entrare in un ambiente, normalmente illuminato, rumoroso e non vedere nessuno.

    Strano anche l’odore che colpisce  le sue narici, sembra un odore mai sentito prima, sente l’odore del legno vecchio dei tavoli e delle sedie.

    Nel buio vede il banco color alluminio e, dietro,  le bottiglie colorate dei liquori in esposizione e i manifesti pubblicitari di boccali di birra e di bottiglie di liquori, appesi al muro.

    Raggiunge il bancone e, sul retro, steso sul pavimento, il corpo di Giovanni.

    Che cosa è successo? Enrico cerca di chiamarlo, di alzarlo da terra e si trova le mani sporche di sangue.

    Un tremore lo invade, apre una bottiglia di liquore e beve.

    Il fuoco gli brucia lo stomaco, ma resce a calmarlo.

    Non è possibile che si possa spaventare in questo modo e non essere pronto a prestare aiuto.

    Enrico ha i nervi a pezzi, riesce ad accendere le luci, Giovanni ha conficcato nello stomaco una mezza lama di un grosso coltello.

    Si vede che c’è stata una tremenda colluttazione, il viso di Giovanni è tumefatto, Enrico vede sul pavimento una sedia rotta.

    Ha una paura forte, pensa che nel bar forse c’è ancora qualcuno nascosto.

    Prende coraggio e va sul retro del locale in cerca  di qualcuno o di un indizio, sperando di poter capire cosa veramente sia successo.

    Entra nel retrobottega, in una piccola cucina buia, sente un vago odore di cibo, il caos è ovunque, sono evidenti i segni della colluttazione.

    Si aggira tra pentole, padelle rovesciate per terra e sportelli dei mobili aperti.

    Nel ceppo d legno da sei coltelli,  ne manca uno, poi trova il manico con la lama spezzata e capisce che quella è l’arma del delitto e la raccoglie per consegnarla alla polizia.

    Giovanni ha cercato di difendersi, è evidente. Sulle mura, sui mobili, sui piani di lavoro trova macchie di sangue.

    Decide di chiamare la polizia, ma, all’improvviso, rompe il silenzio della notte lo squillo del telefono, Enrico si avvicina lentamente al bancone accanto alla cassa, alza la cornetta, una voce roca, evidentemente camuffata, gli dice : “Hai visto tutto, adesso non telefonare alla polizia, butta nella pattumiera quel manico di coltello, va via e dimentica, se vuoi continuare a vivere. Ti ho visto, ti riconoscerei e, se non fai quello che ho detto, ti ammazzo”.

    Enrico andò subito via, si guardò bene dal telefonare dal bar, ma una volta fuori e lontano centinaia di metri, chiamò col cellulare e riferì tutto alla polizia.

    (Novembre 2015)

  • IL NAPOLI NON SARRI…POSA

    IL NAPOLI NON SARRI…POSA

     

    di Luigi Rezzuti

     

    I giocatori del Napoli non Sarri … posano mai, infatti, ogni tre giorni scendono in campo per difendere i colori della società tra campionato ed Europa League.

    E’ passato un intero mese, più che perfetto, con sole vittorie che hanno permesso una rimonta non facile per portarsi nei primi posti della classifica e puntare, così, allo scudetto.

    Cade per il momento anche l’ultimo bunker, Chievo – Napoli. Doveva essere un esame di maturità ed il Napoli, sotto i colpi di Higuain, lo ha superato a pieni voti.

    Quando si chiede a Sarri dello scudetto, risponde: “Lo scudetto? Una bestemmia.”

    Sarà anche una “bestemmia” nominarlo ma vincere contro la Juventus (2-1), il Milan (4-0), la Fiorentina (2-1, il Chievo (1-0) fa ben sperare e, se poi si pensa che, nella classifica marcatori al primo posto c’è Higuain con 8 gol e al secondo Insigne con 6, il tifoso, oltre a sperare, ci crede proprio.

    Senza parlare del cammino del Napoli in Europa League con tre incontri e tre vittorie e a suon di gol: 17 Settembre:.Napoli-Brugge 5-0;   1° Ottobre: Varsavia – Napoli 0-2;  il 22 Ottobre Midtiyland – Napoli 0-4 e il 5 Novembre Napoli – Midtiyland.

     Oggi nessuno rimpiange Benitez (bravo, ma forse non adatto al allenare nel campionato italiano) e tutti osannano Sarri che, con intelligenza calcistica e con l’apporto dei giocatori, che hanno creduto ciecamente nei sistemi di gioco, stanno portando il Napoli verso ambiti traguardi.

    Adesso bisogna solo continuare, non abbassare mai la guardia, il nemico è dietro l’angolo …

    Ancora un altro mese impegnativo per sfatare definitivamente il tabù del Napoli contro le cosiddette squadre più piccole, infatti già il 28 Ottobre l’incontro Napoli-Palermo 2-0. Resta da attendere  per le prossime sfide:  1° Novembre Genoa - Napoli ed ancora l’ 8 Novembre Napoli- Udinese, il 20 Novembre Verona-Napoli ed infine l’incontro al vertice il 29 Novembre tra il Napoli e l’Inter.

    (Novembre 2015)

  • Donne del sud

    Donne  del Sud

                                                                         

    di Mariacarla Rubinacci

     

     

       Impulsive, romantiche, positive, permalose, possessive, prendono fuoco alla prima scintilla. Badano alla casa, sanno cucinare secondo tradizione, danzano la “pizzica”, amano la vita perché sanno con passione che l’amore è il motore della vita.

       Sono felici di raccogliere zaini pesanti, merendine spiaccicate dal peso dei libri, magliette sudate del figlio maschio, che ha appena finito di scalpitare nella partita di calcetto alla quale hanno assistito con orgoglio, o togliere il tutù alla “principessa di casa”, che lascia la sbarra della lezione di danza. Felici sopratutto di raccogliere gli abbracci come premio per averli aspettati trepidanti, affannate, protettive, ma inesorabilmente presenti, all’uscita del loro svago. “P’ ’e creature” ci sono sempre.

       Tuttavia anche loro segretamente, vergognandosi persino di pensarlo, ambirebbero essere alla pari di “quelle del Nord”, cancellando così lo stereotipo che le mette all’angolo: famiglia e carriera, famiglia e passione lavorativa, famiglia e un posto di lavoro, fuori, anche nel mondo,. Infatti le donne del Sud non arrivano trafelate alle riunioni scolastiche, non fuggono prima dal lavoro, non rischiano magari la vita in motorino per arrivare in tempo.

    Forse la giustificazione, la scusa (banale) che si inchiodano dentro, è che non riescono (ancora) ad ammettere che anche i padri a volte sono bravi nel preparare “ la pasta al burro” al posto della “pasta al forno” che diffonde il profumo di una casa accogliente. Il loro credo è: “Hai un’idea di come si ridurrebbe la casa se io mancassi mezza giornata?”. E così non partono per un viaggio con l’amica, non lasciano istruzioni dettagliate scritte sul postic da attaccare al frigorifero, non delegano la conduzione del loro menage, non fanno alzare “’o piccirillo” presto al mattino, per portarlo alla nonna e poi correre magari a fare il loro turno in ospedale.

    A questo punto mi abbaglia il grossolano errore in cui sono caduta.

    Le donne del Sud, le donne del Nord, le donne sono donne, non facciamo del sessismo incolpevole, non cadiamo nel facile confronto. Tutte sono femmine con la stessa sensualità, sono mogli, compagne degne del ruolo che la società continua a conferire loro, sono mamme che crescono il futuro del mondo, sono il motore della vita che continua a leggere sempre le stesse pagine del libro intitolato “Uomo”.

    (Novembre 2015)

  • SPIGOLATURE4

    Spigolature

     

    di Luciano Scateni

     

    Cinque milioni per un addio

     Di fronte al peggio si direbbe quasi possibile condividere la tenacia che i parlamentari spendono a difesa dei loro famigerati vitalizi. Il pesce, si dice in un gergo popolare, puzza dalla testa e la testa, nel caso di Nicastro, è del direttore generale della mega banca Unicredit che, per divergenze interne,  ha lasciato la poltronissima con un benservito di oltre cinque milioni di euro. A contarli ci vorrebbe un calcolatore di ultima generazione.

    Di ben altro segno è la notizia  che impreziosisce la cronaca di Napoli e dintorni e merita titoli a nove colonne, riflessioni e congratulazioni: crisi, fabbriche, chiusure per fallimento, operai non più giovani senza lavoro a conclusione della Cassa Integrazione. A Caivano, nell’entroterra napoletano, si conclude drammaticamente la storia dell’Italcables, lavorazioni in acciaio. Cinquantasette lavoratori non avrebbero prospettive di reinserimento nel mondo della produzione ma non  si danno per vinti. Dopo due anni comprano struttura e macchinari dell’azienda  in cooperativa e l’operazione non costa un euro di finanziamento pubblico. Miracolo? Niente del genere. Solo intraprendenza dei dipendenti che, in qualità di azienda in crisi irreversibile, hanno racimolato il necessario ottenendo dall’INPS di ricevere. in un’unica soluzione, l’indennità di mobilità e, in molti casi, hanno impegnato parte del proprio fondo di fine rapporto. Quanto mancava per concludere l’operazione si deve a Banca Etica e alla lega Coop che hanno integrato le risorse necessarie per la rinascita della fabbrica.  Anche questo, per fortuna, è il Sud del Paese.

     

    Euro a miliardi: per il Sud il rischio è di perderli

    Il sud appunto. Si rischia di perdere, per ritardi e omissioni,  circa dodici miliardi di fondi euro destinati all’Italia, per la maggior parte al Mezzogiorno (nove miliardi). Le inadempienze dei governi, incluso quello di Renzi, saranno sanate, così scoprono gli economisti,  con lo stratagemma di inserire in un bilancio di spesa fasullo le spese per lavori in fieri finanziati  con denaro dello Stato o delle Regioni. Come dire, fatta la legge, trovato l’inganno.  La soluzione all’italiana ha poco di etico perché non rispetta le regole, come sottolinea la direttrice dell’Agenzia per la coesione, che vigila sull’impiego dei fondi europei. Si chiarisce, anche così, il risveglio di Renzi da un sonno profondo, che ha finora privato il Sud dell’attenzione del governo, e  il perché dell’assemblea della direzione Pd, convocata per rimettere il titolo del Sud in cima agli impegni dell’Italia. E’ lo stesso premier che, riferendosi all’uso dei fondi strutturali, sottolineò l’inutile chiacchiericcio sul tema e l’urgenza di agire, ma è lo stesso che ha  stornato tre miliardi e mezzo dal Piano d’azione e coesione, finalizzato a interventi nel Sud, per finanziare gli sgravi fiscali a vantaggio delle nuove assunzioni. Promesse o impegni produttivi? Qualcuno ha detto “Ai posteri l’ardua sentenza”.

     

    Pro evasori

    Dica qualcosa di sinistra: la provocazione, rivolta al Renzi dell’ipotizzato  Partito Nazione, cadrebbe nel vuoto. Scelte di campo in tema di legalità e di incoerenza con le origini perdute del Pd si aggrovigliano in una matassa pericolosamente precorritrice di un pateracchio che tende a cuocere in uno stesso, informe calderone, residui della sinistra, centro e destra più o meno moderata. L’ultima? Niente carcere per chi evade fino a ben centocinquantamila euro. Inutili gli avvertimenti di Francesco Greco, procuratore aggiunto di Milano e coordinatore del dipartimento di economia, che ha pronosticato l’azzeramento conseguente di un numero elevato di processi per evasione. La delega fiscale, articolo quattro, eleva da cinquantamila a centocinquantamila euro la cifra di chi può evadere senza subire processi e peggiora anche il tetto di quanto è  punito perché sottratto al fisco: da due a tre milioni di euro. Protestano minoranza Pd e Cinquestelle ma è un altro momento  sterile di contestazione perché, lo dice a ripetizione Renzi, il suo governo cammina come un treno destinato a travolgere ogni ostacolo. Un corollario preoccupante arriva dalla decisione di innalzare a tremila euro la soglia dei pagamenti in contanti. Chi se ne intende chiarisce che se ne avvantaggerà l’evasione fiscale e che il “regalo” si deve al sodalizio Pd-Ncd che lo ha preteso da Renzi.

    (Novembre 2015)

  • Napoli 3.0

    NAPOLI 3.0

     

     

    (Ottobre 2015)

  • La televisione

    La televisione, cattiva maestra. Proviamoci a migliorarla

     

    di Roberto Gianfreda

     

    Sempre meno culturale, sempre di più oltraggio all’intelligenza degli utenti. E’ l’attualità della tv. Uno strumento che può diventare persino diseducativo, se si pensa all’uso molto frequente di parolacce, nel corso di trasmissioni, che dovrebbero essere inserite in fascia protetta perché possono essere viste anche dai bambini. Sono poi troppe le fiction che hanno preso il posto di documentari, certo più istruttivi. Trasmissioni, le fiction, dove personaggi più o meno famosi ci mettono la faccia, disposti a tutto pur di garantirsi una comparsata. A rimetterci è soprattutto la cultura. I protagonisti dei reality non esitano, pur di farsi notare, a usare un linguaggio scurrile. A essere danneggiati sono i più piccoli, che imitano i loro beniamini e imparano troppo presto a parlare, tra loro o con i genitori, usando espressioni scurrili. Quel che è peggio è che i bimbi spesso non si rendono conto della gravità delle espressioni mutuate dai finti divi della tv. Anche i più adulti, però, cadono in questa trappola. Per farsi belli copiano persino lo stile di vita dei personaggi che ammirano sul piccolo schermo. Dimostrano, così, anche la loro debolezza di carattere. Per scongiurare questo decadimento nei gusti dei telespettatori una soluzione potrebbe essere offerta dal potenziamento dei programmi culturali, rispetto alle trasmissioni spazzatura. I documentari hanno, però, un costo superiore alle trasmissioni che impegnano la mente e che, soprattutto, non richiedono alle singole reti un finanziamento notevole. Gli esempi non mancano. Si va dal Grande fratello alla Fattoria, da Mezzogiorno in famiglia a Distraction. Alcuni sono programmi realizzati dalla Rai, magari pensando a catturare l’attenzione della casalinga di Voghera. Altri - e sono i più numerosi - da Mediaset, tivvù commerciale della famiglia Berlusconi.   

    Il turpiloquio non riguarda, però, soltanto i programmi. Investe anche la pubblicità. Che oltre a essere eccessiva per le emittenti nazionali diventa anch’essa diseducativa. Troppe le espressioni volgari e troppi i doppi sensi, inseriti negli spot. Ne emerge il crescente successo di una cultura sempre più incline alla violazione degli schemi del comune senso del pudore. Due sono i principali responsabili di questo decadimento. Il primo è la necessità di fare audience nel corso di trasmissioni che rischierebbero, altrimenti, di non essere gradite dalle più diverse fasce d’ascolto. L’altro è l’esigenza di rendere più appetibile il prodotto presentato.

    Per vincere la battaglia contro le televisioni commerciali, la Rai adotta la strategia di abbassare il livello culturale delle proprie trasmissioni. Una tattica che punta a catturare l’attenzione di un pubblico sempre più preso dalle vicende della quotidianità e che, quando siede dinanzi al piccolo schermo, più che acculturarsi, preferisce le performances di divi d’accattonaggio o di attori che dovrebbero essere comici o protagonisti di satire e che, invece, esaltano la volgarità. Una rete che fa eccezione dinanzi alla volgarità sempre più diffusa è La7, canale proiettato verso l’analisi dei fatti di ogni giorno e che sin dal primo mattino trasmette dibattiti e tavole rotonde sulla realtà italiana.

    Un esempio da seguire.

    (Ottobre 2015)

  • Parlanno ’e poesia

    Parlanno ’e poesia

     

    di Romano Rizzo

     

    Oggi parliamo di TOMMASO GAETA (Napoli 1883-1955).

    Tommaso Gaeta, soggiogato forse dal successo del fratello Francesco ( 1879-1927), autore della raccolta “Poesie d’amore”, celebrato da Benedetto Croce, che ne esaltò le doti di semplicità di linguaggio e di dignità classica, tenne a lungo nascosta la sua passione per la poesia e la canzone. Francesco, peraltro, di cui il Croce scrisse che l’accento principale o il sentimento dominante della sua poetica è l’amore dell’amore, ossia il rimpianto di qualcosa che non si possiede più, era uno spirito tormentato…

    Valga come esempio questa quartina, tratta dalla poesia Sgomento :

    “ Sì, vi lascio vecchie mura

    dove un po’ del cuore mio

    con un tenero desio

    attaccato resterà.”

    Francesco, dicevo, morì suicida a soli 48 anni, un Venerdì santo, dopo i funerali della madre, lasciando questo biglietto: “Mia dolce mamma, ti seguo!”

    Tommaso, dunque, che fu Direttore provinciale delle Poste di Napoli, invogliato dal maestro Francesco Buongiovanni ( autore di “Lacreme napulitane” ed altri successi) cominciò a produrre diverse canzoni con lo pseudonimo di Tullio Gentili fino a diventare, insieme ad Ernesto Murolo, il paroliere prediletto del grande Ernesto Tagliaferri.

    Solo pochi anni prima della sua dipartita, si decise a pubblicare a suo nome una breve raccolta di sonetti, dal titolo “ Sunettiata napulitana”, che ebbe una bella e ricca prefazione di Pasquale Ruocco, che esortava il Gaeta ad organizzare in una pubblicazione le sue raccolte di versi “Passeggiate ottocentesche” e “Poeta bizzarro”, di cui non si è avuto più notizia.

    Parimenti inedite sono rimaste le poesie destinate alla raccolta “Tammurriata”. Forse il poeta non ebbe il tempo di porvi mano e nessuno, poi, si è assunto questo compito. È un vero peccato perché, come avrete modo di vedere, il Gaeta era un bel poeta, leggero, arguto ed accattivante che non a caso Ettore de Mura definì “ il poeta della gentilezza e della grazia”.

    Un gustoso aneddoto da cui traspare la bonomia del personaggio ci è stato raccontato da Giovanni de Caro nei suoi Aneddoti.

    Un giorno il Gaeta che aveva inviato un articolo al ROMA e voleva vedere se era stato pubblicato, pregò un usciere di andare a comprarne una copia. Dopo poco l’usciere  gli disse “Non è uscito ancora”. Dopo una buona mezzora, glielo richiese ed ebbe identica risposta ma dalla strada gli giunse la voce di uno strillone che gridava: “‘O Roma, ‘o Roma !” Seccato, il Gaeta disse : “Ho capito, mo scendo e lo vado a comprare io !” e di rimando l’usciere : “ Visto che ve truvate, pigliatene na copia pure pe mme !”

    Ed ora, dopo aver tratteggiato brevemente la figura ed il mondo in cui era vissuto il Gaeta, propongo alla vostra attenzione alcuni suoi divertenti sonetti :

     

    ’O grand’ommo

     

    Quanno, â matina, ’a nonna me vesteva

    pe purtarme int’â villa a passià,

    « Addio, miez’ommo !» patemo diceva,

    redenno cu ’a bonanema ’e mammà.

     

    A vintun’anne me venette ’a freva,

    che piglia tutt’’e ggiuvene, ’e spusà:

    festine, abbracce, ’o treno che parteva…

    « Addio, bell’ommo !» me strllaje papà.

     

    Muglierema era ’nzista..e me murette.

    Papà, doppo ll’esequie, suspiraje

    e, zitto:« Addio, grand’ommo !» me dicette.

     

    Quanno ’a siconda vota me ’nzuraje

    e lle dette ’a nutizia cu n’espresso,

    « Addio, me rispunnette, piezz’’e fesso !!»

     

     

    ’A gatta

     

    ’A gatta… Sissignore, ’a gatta è prena

    ( a essa pure ll’è venuto ’o sfizio !)

    e mo, ’ncopp’â pultrona ’e Matalena,

    durmesse fin’ô juorno d’’o giudizio.

     

    Cammina ’ncopp’a ll’ova, chiena chiena,

    comme stesse facenno n’esercizio..

    “Fattella ’ngrazia ’e Dio chesta nuvena,

    muscè ! Ll’hê visto che t’ha fatto ’o vizio ?”

     

    Dint’â casa ce sta nu serra serra..

    Mògliema allucca, cu na scopa mmano :

    “Nicò, chesta nce nguaja nu divano !”

    I’ rido sazio e chella cchiù de mperra;

    e ’o neputino nuosto, nu gnastillo,

    ’a sfruculèa : “ M’’o date nu muscillo ?”

     

     

    Acqua passata

     

    Signò, vuje me parite Baccalà :

    parlate sempe e ve muvite assaje.

    Na vota, si’, pe vvuje me ‘ncapricciaje

    ma fuje na freva, che è passata già.

     

    Ve vantate : “ ’O vedite a chillu llà ?

    pe nu ounto pe mme nun se sparaje

    e s’i’ lle desse corda, nun sia maje !

    fosse ancora capace ’e s’appezzà !”

     

    Site stata, però, troppo azzardosa,

    cunsignanno a muglierema, ’a ntrasatto,

    ’e vierze che nu juorno v’aggio fatto.

     

    Muglierema ha liggiuto tutto cosa,

    po, m’ha guardato..e ha ditto, molla molla :

    “ Tutta sta nziria, pe..nu cato ’e colla !!”

     

    (Ottobre 2015)

  • Il mito di Ulisse

    Il mito di Ulisse: l'avventura e la conoscenza

     

    Lectura Dantis del XXVI canto dell'Inferno, a cura di Enzo Zanfardino

    Museo del   Mare di Napoli, 22/10/2015 ore 19,00

    Sarà riproposta,  all'interno del Museo, la mostra "Viaggio di Ulisse in Campania", con il patrocinio dell'Aiserv e la collaborazione dell'associazione Origami di Marano

    (Ottobre 2015)

  • IL TEMPO

    SEGNALIBRO

    a cura di Marisa Pumpo Pica

     


    IL TEMPO

    Riflessioni poetiche di Pippo Di Vita - Mohicani Edizioni - Palermo

     

    Questo libro di Pippo Di Vita coinvolge profondamente per una serie di motivi, ma soprattutto per due aspetti fondamentali: il contenuto, dallo spessore culturale rilevante, e le immagini, con le quali questo contenuto viene espresso, che sono di forte impatto poetico. Esse si sposano felicemente con un pensiero altrettanto forte, come vedremo.

    Vasta e complessa la tematica affrontata che, come il titolo anticipa, ruota intorno al tempo, vero rompicapo per tutta una vasta schiera di pensatori, filosofi, teologi, tra i quali un posto a parte occupa senza dubbio Sant’Agostino. Egli si è tormentato, per un’intera vita, nell’esigenza di sciogliere i nodi concettuali e teologici, rapprèsentati dal tempo e dal suo rapporto col contingente, ovvero con l’uomo, da una parte, e con l’eterno e con l’infinito, cioè con Dio, dall’altra. Qui, in questo libro, che va letto con cura, noi troviamo moltissime riflessioni, tutte interessanti, sull’argomento. Il termine “riflessioni”, tuttavia, non  tragga in inganno perché queste di Pippo Di Vita sono meditazioni complesse, varie e vere nella loro complessità, ma filtrate attraverso la levità della poesia. La meditazione, infatti, non rende pesante il discorso, lo rende ricco, mentre la poesia traduce ricchezza e profondità di pensiero con lo scatto poetico, che è molto simile ad uno scatto fotografico.

    E qui veniamo ad un altro aspetto, non trascurabile, di questo libro. Lo scatto poetico, simile allo scatto fotografico, che cosa fa? Ci consente, come innanzi dicevamo, di pensare all’uomo, al suo rapporto con il tempo, ma anche con l’infinito e con l’eterno, con cui egli si cimenta, giorno dopo giorno, con cui la sua anima, la sua coscienza si misurano, di volta in volta, dinanzi ai vari accadimenti. E dunque ci dà modo anche di leggere la realtà, di vederla, commentarla ed interpretarla. Ed ecco che affiorano, in queste poesie, gli aspetti più diversi del tempo, che si presenta, nella sua forma più immediata come tempo cronologico, Kronos, del quale siamo schiavi e nel quale ci sentiamo imbrigliati, come su di una giostra che giri ossessiva su se stessa, Ma c’è anche il tempo come Kairos, che ci permette di cogliere “l’attimo fuggente”, Kairos come tempo della libertà, libertà di scelta, intesa quale capacità, da parte di ognuno, “di prendere nelle proprie mani la vita” per darle un senso. Kairos, dunque, come tempo dell’anima, che si distende agostinianamente fra un passato, che si rievoca, con nostalgica malinconia, un presente, che si vive in un soffio  ed un futuro, verso il quale ci si protende e che ci dà la spinta verso l’infinito, verso l’eterno.

    “Il tempo non ha tempo / Si genera dall’infinito/ Si scaglia nell’eternità” (Senza tempo)

    “Tra la nostalgia del passato ed il buio del futuro”, scrive il nostro Di Vita nel Prologo al libro, “si è portati a fuggire dal presente della paura, dalle ossessioni e si cercano surrogati alla vita (…) per esorcizzare il non senso della propria esistenza.”

    Questo il motivo per il quale la silloge si divide in tre sezioni. Nella prima, “Il Tempo dell’animo”, sono state raccolte poesie che esprimono le emozioni che il poeta prova quando coglie il tempo nel suo animo, quando scruta nei propri sentimenti, quando esprime i palpiti del proprio cuore, palpiti ed emozioni, che naturalmente, al soffio della poesia,  diventano anche i nostri. (Il mio tempo; Al declino del tempo). Nella seconda parte, invece, “Il tempo della natura”, cogliamo il tempo “attraverso il perenne divenire della natura”. Vi troviamo poesie come “Le stagioni della vita”, in cui l’uomo viene visto nelle varie fasi del suo esistere o come “Le stagioni dell’anima” , che, scrive il poeta, “non conoscono sequenze / accompagnano i nostri passi sul palcoscenico di un teatro antico / dove platea e scena / restano all’unisono.”

    Lasciandoci alle spalle le stagioni della vita ed allontanandoci anche dalle stagioni dell’anima,  passiamo ad una stagione non metaforicamente intesa,   ma reale, come la “Primavera”.

    Ma vi è anche una stagione triste che l’uomo vive e che segna una tappa importante nella sua esistenza.

    È il momento della “Vecchiaia”.

    Qui è la vecchiaia come la può sentire ognuno di noi, ma in un’altra poesia, che vi invito a mettere a raffronto, c’è la vecchiaia, come l’avverte il poeta sulla propria pelle, nella propria carne: “Senilità”.

    Con la poesia Vecchiaia siamo già nella terza sezione, che ha un titolo significativo, “Il  tempo degli altri” Qui veniamo ad osservare il tempo della vita, ovvero tutto quanto accade intorno a noi  E vi trovano posto poesie che mettono in risalto alcuni aspetti del nostro tempo attuale, della nostra società, con i suoi mali, la sua corruzione, le sue vergogne.

    Andando qua e là, lungo questa terza sezione e citando titoli e qualche verso, vediamo affiorare egoismo ed individualismo di “Uomini d’oggi” che ingurgitano carriera ed ozio, inseguendo le attrattive della pubblicità e dei social network, “Varia umanità”, fatta di “mezzi uomini, ominicchi ruffiani e quaquaraquà”, che celano i loro volti dietro “maschere fasulle”, “Ben pensanti”, farisei qualificati, inghirlandati di tutto punto, son sepolcri imputriditi, “Gente”, brava gente “Sì la gente / spesso massa informe / che anela all’omologazione. / Incapace di riscatto / delega ai più forti / la propria libertà.”

    Eppure, in definitiva, questi uomini, che annegano nei propri mali, sono “Uomini soli”.

     

    Questa nostra vita, “come un fiume” in piena, scorre fra Kronos e Kairos.

    Ma quale senso ha, per ciascuno di noi, la vita?

    Quale senso il tempo?

    “Il tempo non ha tempo.(…) E’dentro  e fuori / perché è in ogni dove./ Il tempo non ha misura./ Ognuno ha il suo tempo/ perché siamo il nostro tempo. / Il dopo è infinito senza corso.” (Il Tempo)

    Infinito ed eterno sono due termini che si rincorrono frequentemente e costantemente in questo libro. Citiamo a caso, a mo’ d’esempio:  “Tradisce il mare un afflato d’infinito/ e la brezza m’accarezza l’anima.”

    “L’uomo è segnato dall’eternità… E nel trionfo della natura/ riscopri il tuo tempo che è votato all’infinito.”

    “Tutto è evoluzione/ ed “il tempo fuori dal tempo” / ha l’infinito come destinazione.” 

    “Tutto scorre/ ma come quella goccia/ che lenta/ si spande al suo finire/ anche il mio tempo/ si effonderà nell’infinito (Passa il tempo).

    E dunque il tempo diviene tempo dell’attesa:

    “Verrà il giorno / che non sarà più giorno … Sarà quello il tempo in cui accarezzerò la mia anima.” (Attesa). E sarà  anche tempo di raccoglimento che ci preparerà al momento del distacco dal mondo e dagli affetti e plasmerà la vita tutta intera “per condurla nel cielo d’infinito. (Il tempo e l’infinito). Infatti il tempo è figlio dell’eterno (Relativamente)

    “Il tempo non ha confini / perché il tempo è della vita / che percorre senza freni / il tumulto dei tuoi anni / e l’amore / che è al principio del creato / non t’abbandona mai / altrimenti sarebbe solo / tutto un caso. (C’è un tempo).

    In questo breve excursus, condotto come un reading a mo’ di rapsodia, stralciando qua e là i suoi versi, che finiscono con l’apparire quasi come aforismi sul tempo, ci piace chiudere con l’immagine della vita come un treno “dove sei tu il conduttore / se da altri non ti fai rimorchiare” (Il treno), dal momento che “la vita è una ìnutile collezione / di vacuità e d’ambizione / di avere tutto senza essere alcuno (Il tempo di una vita).

    “Non v’è destino che sta scritto in noi / perché la vita è il frutto / colto dall’albero della storia / che non conosce schemi (Destino).

    “La vita non ha spazi”, sembra concludere il poeta in questo nostro immaginario film, “non si esaurisce nel respiro esalato / non si ferma come un carro immobile/ ma le sue ruote devono girare in eterno / sul tracciato infinito da dove veniamo / allora la vita è il transito della coscienza (Intimità).

    Noi ci fermiamo qui, con queste immagini intense e profonde,  Abbiamo abbondato in citazioni e stralci di versi per dare almeno una pallida idea di questo libro così bello ed interessante, esortando i nostri lettori, come di consueto, a leggerlo con particolare attenzione.

    (Ottobre 2015)

  • Il vecchio che non sapeva nuotare

    Il vecchio che non sapeva nuotare

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Era nato in una città di mare. Ogni anno, durante l’estate, la famiglia andava a villeggiare in una località marina. Tutti sapevano nuotare, solo lui no.

    Non volle mai imparare a nuotare, diceva che il mare gli faceva paura.

    Da piccolo scendeva in spiaggia e giocava con la sabbia senza entrare mai in acqua.

    Alle volte giocava a costruire un castello di sabbia in riva al mare ma, se un bagnante, correndo sulla battigia, gli spruzzava qualche goccia di acqua di mare, si innervosiva, distruggeva il castello di sabbia e si rifugiava sotto l’ombrellone.

    Divenuto più grande, iniziò a frequentare una comitiva di ragazzi e ragazze. Tutti sapevano nuotare, meno lui.

    Aveva vergogna nel dover dire che non sapeva nuotare ed inventava mille scuse, la più frequente era quella di aver paura perché soffriva di crampi.

    Quando si sposò ed ebbe dei figli, la prima cosa che fece fu quella d’iscriverli ad un corso di nuoto.

    Man mano, poi, iniziò ad amare il mare, ma era troppo  tardi per imparare a nuotare. Non ebbe più vergogna, però, a confessare che non sapeva nuotare, anzi si prendeva in giro ogni volta che scendeva in mare dicendo di somigliare ad una papera che galleggiava o ad un pesce in ammollo. E soffriva in silenzio, pensando a quanto era stato stupido nel non aver imparato a nuotare.

    Da vecchio, ora, durante l’estate, tutti i giorni, col pretesto di dover cercare un parcheggio libero per l’auto, scende sul lido balneare di buon mattino.

    Legge un giornale, fuma una sigaretta, guarda le onde infrangersi sulla battigia, fa un bagno, lontano da occhi indiscreti, quando il mare è appena caldo e la spiaggia è poco affollata.

    Ormai è tardi. All’età di settant’anni, oggi, ama il mare come non mai e si rammarica ancora di non saper nuotare.

    (Ottobre 2015)

  • ARTURO BRACHETTI

    TEATRO DIANA

     

    Da mercoledì 28 ottobre ore 21.00

    ARTURO BRACHETTI

    Brachetti che sorpresa!

    Un varietà magico

    di Arturo Brachetti

    e con

    Luca Bono

    Luca & Tino

    Francesco Scimemi

    Kevin Michael Moore

    Regia di

    Davide Calabrese

    Consulenza artistica di

    Leo Ortolani

    È una produzione Arte Brachetti srl

    Mercoledì 28 ottobre debutteràuno dei più attesi e sorprendenti spettacoli di questa stagione, il re del trasformismo internazionale, ARTURO BRACHETTI, che ci guiderà nel suo fantastico show “Brachetti,  che sorpresa !” scritto dallo stesso Arturo Brachetti per la regia di Davide Calabrese. Dopo l’incredibile successo di L’Uomo dai Mille Volti e di Ciak si gira e il trionfo in Canada e Francia di Comedy Majik Cho il “ciuffo più famoso d’Italia” ritorna con i suoi amici nei teatri che più ama, quelli italiani, con uno straordinario e imprevedibile varietà magico di illusionismo contemporaneo.

    BRACHETTI CHE SORPRESA!

    Arturo si trova in un luogo pieno di valigie, casse e bauli provenienti da tutto il mondo. Un limbo tanto misterioso quanto affascinante, colmo di oggetti ricchi di storie raccolte nei lunghi viaggi e di personaggi curiosi capitati lì chissà come. Chissà se Arturo troverà la sua valigia rossa perduta? Per farlo, come in un grande videogame dovrà affrontare prove e livelli... un po’ come nella vita, no?  Brachetti, il più grande trasformista al mondo, entusiasma il suo pubblico e propone il meglio del quick change, quell’arte da lui stesso reinventata che lo ha reso celebre e acclamato ai quattro angoli del pianeta: in un battito di ciglia (forse due) si trasforma davanti agli occhi degli spettatori dal cappello alle scarpe, cambiando abito ma soprattutto anima. Un caleidoscopio di personaggi che realizza con grandi costumi o solo con pochi oggetti, per ricordarci che “con poco si può fare tutto, basta lasciarsi andare alla fantasia”. 

    Artista a 360°, Arturo è capace di passare dalla trasformazione ad altre performance che lasceranno il pubblico a bocca aperta: il fascino delle ombre cinesi, l’emozione del sand painting, il divertimento del fumetto western vivente e altro ancora. Compagni di avventura i suoi eclettici e insoliti amici:

    Luca Bono “l’enfant prodige della magia”, giovane talento dell’illusionismo internazionale con l’impossibile tra le mani; Luca&Tino, artisti esilaranti e stralunati, definiti dal prestigioso quotidiano francese Le Figaro i “Laurel e Hardy italiani”; Francesco Scimemi, illusionista comico tanto geniale

    quanto imprevedibile, Kevin Michael Moore, fantomatico

    alter ego del protagonista. Due le novità tecniche assolute: il laser,manipolato   e utilizzato durante la narrazione; e la scenografia è realizzata con

    l’innovativa tecnica del video mapping, per la prima volta utilizzata in Italia in uno spettacolo di varietà.  Dopo l’edizione 2014 con la regia di Davide Livermore, Brachetti che sorpresa 2015 è realizzato con la regia di Davide Calabrese e la consulenza artistica di Leo Ortolani Filo conduttore è

    l’illusionismo che Arturo interpreta in chiave contemporanea: un sorprendente viaggio nella fantasia in cui il grande artista, come un cicerone, condurrà il pubblico per mano.  Brachetti che sorpresa! è stato applaudito in Italia da 38.000 spettatori nella stagione.

    Calendario spettacoli

    M

    28

    OTTOBRE

    TURNO A

    ore 21.00

     

    G

    29

    OTTOBRE

    TURNO GS1

    ore 21.00

     

    V

    30

    OTTOBRE

    TURNO V1

    ore 21.00

     

    S

    31

    OTTOBRE

    TURNO C1/S1

    ore 17.30/21.00

     

    D

    1

    NOVEMBRE

    TURNO D1

    ore 18.00

     

    M

    3

    NOVEMBRE

    TURNO M

    ore 21.00

     

    M

    4

    NOVEMBRE

    TURNO POM

    ore 17.45

     

    G

    5

    NOVEMBRE

    TURNO GS2

    ore 21.00

     

    V

    6

    NOVEMBRE

    TURNO V2

    ore 21.00

     

    S

    7

    NOVEMBRE

    TURNO C2/S2

    ore 17.30/21.00

     

    D

    8

    NOVEMBRE

    TURNO D2

    ore 18.00

     

    www.teatrodiana.it - vendita diretta on line - 0815567527

    (Ottobre 2015)

  • TEATRO TASSO

    ANDIAMO A TEATRO

     

    a cura di Marisa Pumpo Pica

     

    TEATRO TASSO

    Direzione Artistica Giampiero Notarangelo

    Via Tasso 169. Napoli           Tel. 081 66 94 80

    www. teatrotassonapoli.it                     teatrotassonapoli21@gmail.com

    Cartellone di Prosa  

    2015  - 2016

    Sabato 24 e Domenica 25 Ottobre 2015 la Compagnia Gli Artigiani del Teatro in FINALMENTE MAMMA  di Ciro Puglia

    Regia di Carlo Valastro

    In breve, la trama:

    Donna Rachele e Don Alberto, coppia benestante, sposata da molti anni, non sono riusciti ad avere figli e decidono di adottare una bambina. Chiedono  ad un avvocato di essere aiutati per l’adozione. Donna Rachele, intanto, sfoga tutte le sue frustrazioni su Rusina, la cameriera, che passa per una poco di buono perché corteggiata con eccessiva insistenza dai due lavoranti di casa, Vincenzo e Peppino. Quando alla masseria di Don Alberto si presentano la piccerella da adottare e una suora, che le fa da accompagnatrice, sorge il problema: la piccerella è troppo grande di età e ha un carattere ribelle ed autoritario, tanto da potersi pensare addirittura posseduta dal demonio. Il veterinario e il prete del paese cercano di liberare la ragazza dalla possessione, ma non ci riescono. I loro tentativi falliscono miseramente, sottoposti come sono ad aggressioni anche fisiche che li fanno desistere dai loro intenti.

    Il finale è tutto  da scoprire: gli intrighi e le situazioni più strane vengono alla luce. La commedia offre molti spunti comici, con situazioni assurde e divertenti che, tuttavia, spingono, lo spettatore anche a riflettere sulle problematiche dell'uomo e della vita.

    (Ottobre 2015)

  • PIANURA

    Miti napoletani di oggi.37

    PIANURA

     

    di Sergio Zazzera

     

    La Pianura di mezzo secolo fa era la diretta discendente di quell’antico casale di “Planuria”, dove, già verso la metà del secolo XIII, era sviluppata l’attività delle cave di pietra: c’erano la piazza con la chiesa di San Giorgio, la strada che saliva verso Marano e il Vomero, quella che andava verso Soccavo e la Pigna e quella di Montagna Spaccata, lungo la quale erano i terreni coltivati, che, poi, dopo la deviazione per Astroni e Agnano, continuavano soltanto sul lato destro. Su quello sinistro, parecchio più a ovest, erano insediate le discariche dei rifiuti, che si mantenevano a distanza anche dal Villaggio Italsider, che fu realizzato verso la metà del secolo scorso.

    Successivamente, negli anni settanta di quello stesso secolo, vi fu la progressiva urbanizzazione, non sempre (anzi, di rado) legittimamente assentita, di Pianura, con l’espansione proprio in direzione di Pozzuoli e Quarto, e da quel momento le discariche cominciarono a dare fastidio. Dunque, poiché con le buone maniere si ottiene tutto, e talvolta anche di più, chi aveva costruito, più o meno abusivamente, pretese – e, purtroppo, ottenne – la chiusura di quegl’impianti. E le pretese continuarono, anche con la violenza, come conseguenza di una politica che, avendo prestato ascolto alle rimostranze della prima collettività che s’è rifiutata d’accogliere un impianto di smaltimento di rifiuti sul proprio territorio, non sa più che cosa rispondere a chi domanda: «Perché a quelli sì e a noi no?». Nel che, com’è fin troppo evidente, consiste il mito.

    (Ottobre 2015)

  • Unioni Gay

    Unioni Gay? No grazie! Serve legge, non tribunale

     

    di Peppe Iannicelli

     

    Sono contrario alle unioni gay, ma soprattutto sono contrario al tentativo d’introdurle in Italia non con la legge ma con le sentenze di Tribunali e le trascrizioni, nei registri anagrafici municipali, di matrimoni omosessuali, avvenuti all’estero.

    In sostanza si vuol far diventare legale quel che in Italia legale non è: il matrimonio tra due persone dello stesso sesso, ammesso in altri paesi stranieri e che anche da noi trova numerosi sostenitori, in una battaglia ideologica nella quale viene spesso calpestata la dignità delle persone.

    Non mi piacciono le scorciatoie. Il tema è troppo delicato perché si possa  trasformare in uno strumento per la ricerca del facile consenso. Non mi piace che, essendo il Parlamento incapace di legiferare, si debba ricorrere alle sentenze dei tribunali ed ai certificati anagrafici per palesare una sorta di equiparazione normativa, con tutte le conseguenze del caso, tra matrimonio eterosessuale ed unione omosessuale. Qualcuno manipola addirittura la Costituzione evidenziando una discriminazione ai danni degli omosessuali. Ma di quali diritti stiamo parlando?

    Sulle unioni gay ho, da libero cittadino, le mie idee. Ritengo che il matrimonio debba essere un vincolo indissolubile tra un uomo ed una donna. Al tempo stesso però ho profondo rispetto per chi pensa e vive in modo diverso dal mio. Rispetto, però, non significa stravolgere l’ordine naturale e logico delle vicende umane.

    Se due persone adulte dello stesso sesso decidono di condividere la propria vita, rispetto la loro scelta. Costoro hanno pieno diritto di ottenere un riconoscimento normativo adeguato per alcuni elementi essenziali: messa in comune del patrimonio, successione ereditaria, assistenza reciproca in caso di malattia.

    Questi sono i diritti civili veri e possibili. Tutto il resto è ideologia propagandistica, che confonde le menti e rende infelici perché illude su “presunti diritti”, che tali non sono, come ad esempio la possibilità di fecondazione eterologa nell’ambito di una coppia omosessuale. Anche questa possibile in alcuni paesi europei che vengono ritenuti da alcuni più civili ed avanzati. Se essere civili ed avanzati significa privare deliberatamente – come avviene nella fecondazione eterologa praticata da coppie omosessuali per mettere al mondo dei figli – un bambino inconsapevole del diritto sacrosanto di crescere con una mamma ed un papà allora io mi considero e voglio restare arretrato ed incivile.

    Liberi gli adulti di fare la loro vita, ma i bambini no! Quelli meritano una tutela, da parte dell’ordinamento, maggiore anche del diritto di due omosessuali a vivere insieme con la tutela della legge.

    In ogni caso, il Parlamento non tardi a legiferare per mettere fine a tutta questa confusione anagrafica e normativa.

    (Ottobre 2015)

  • PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

    PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

     

    di Laura Coluccio

     

     La fertilità e, in particolare, la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), sono temi di grande attualità nel nostro Paese, anche se si registrano scarsa conoscenza dell’argomento e l’esistenza tuttora di false credenze. Secondo un’inedita indagine SWG condotta su un campione di 1.000 cittadini italiani, la maggioranza degli Italiani ha sentito parlare di PMA ma il 72% si dichiara poco o per niente informato e c’è molta confusione riguardo alle tecniche disponibili.

    Dati che non sorprendono poiché  proprio in questi ultimi mesi, è in atto nel nostro Paese un grande cambiamento rispetto al tema, con un crescente trend che segnala apertura sia in termini legislativi, sia culturali“In Italia nel 2013 sono nati 514.308 bambini, di questi, il2,4% è venuto alla luce grazie alla Procreazione Medicalmente Assistita – afferma il Dottor Rubens Fadini, Responsabile del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi, Istituti Clinici Zucchi – Proprio il Ministero della Salute ha presentato a maggio il Piano Nazionale per la Fertilità e, di recente, il Ministro Beatrice Lorenzin ha firmato le nuove linee guida sulla PMA, dando seguito a quello che, ormai da più di 10 anni, è stato il percorso di modifica della Legge 40/2004,  unica normativa di riferimento in materia, nel nostro Paese”.

    Oltre al cambiamento legislativo in corso, anche da un punto di vista culturale sono stati fatti molti passi avanti. Molti si dichiarano favorevoli, in generale, alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, pensiero diffuso soprattutto nella popolazione più giovane,  ritenedo  che sia un tema che riguarda un numero sempre maggiore di donne.

    Sia in parte, per l'eredità culturale del nostro Paese, sia anche per la disinformazione spesso esistente sull'argomento, emergono, in alcuni segmenti dell'opinione pubblica, dubbi e interrogativi di carattere etico e sociale rispetto alla procreazione medicalmente assistita e alle tecniche che permettono di esaudire il desiderio di maternità. La metà del campione, infatti, ritiene che scegliere la PMA sia una decisione difficile da assumere, soprattutto rispetto alla famiglia e alla società in generale, percentuale che sale al 56% nel Sud Italia mentre incontra meno resistenze al centro (41%) e al Nord (48%). Inoltre, quasi la metà degli intervistati ha il timore che si tratti di tecniche che potrebbero portare ad una selezione degli embrioni contraria all’etica. Percentuale, anche quest’ultima, più alta al Sud (54%) rispetto al Centro (34%) e al Nord (47%), a conferma di una certa diffidenza verso il progresso scientifico, che – anche attraverso una maggiore informazione – potrà essere pian piano superata.

     Nel quadro generale appena delineato, l’estero rappresenta un punto di riferimento per chi voglia affidarsi a tecniche di procreazione medicalmente assistita nel percorso di ricerca della maternità. I limiti di legge previsti dalla normativa italiana hanno avuto senz’altro gran peso finora sulla scelta di rivolgersi a strutture oltre confine. Sul campione generale, infatti, tra le principali motivazioni a supporto di questa scelta, compaiono proprio gli aspetti di carattere legislativo accanto a quelli burocratici (il 49% ritiene che si vada all’estero per la presenza di procedure e formalità meno complicate, il 40% per minori limiti di legge). Mentre, il 36% degli intervistati ritiene che in Italia siano poche le strutture con un’esperienza già consolidata in tema di PMA e  prenderebbe in considerazione l’ipotesi di andare all’estero,  Il 26% degli interpellati afferma, invece, che preferirebbe rivolgersi a strutture presenti in Italia e che la fase di apertura legislativa e culturale in atto nel nostro Paese offre nuove prospettive in questa direzione.

    “In oltre 15 anni di esperienza abbiamo trattato 7.000 pazienti italiane – afferma la Dott.ssa Valérie   Vernaeve, Direttrice Medica del Gruppo Eugin – Presso la clinica italiana saranno disponibili sia trattamenti di base, come l’inseminazione artificiale o la fecondazione in vitro, sia quelli più complessi, come la diagnosi genetica pre-impianto o la donazione di ovuli. Inoltre, siamo stati tra i primi a proporre un'analisi genetica completa di tutte le nostre donatrici, per rilevare possibili malattie rare ed ereditarie – precisa Vernaeve - una sicurezza in più per le coppie che decidono di ricorrere alla fecondazione assistita presso la nostra struttura”.

     (Ottobre 2015)

  • Napoli in…canto

    Napoli in…canto

     

    di Mariacarla Rubinacci

     

    Il Centro di promozione culturale e sociale COSMOPOLIS, fondato e presieduto dalla professoressa Marisa Pumpo Pica, dà spazio a soci che amano la poesia ed il canto a sfondo partenopeo.

    I poeti e le poetesse si riuniscono in giorni preordinati durante l’anno, presso la Biblioteca “B. Croce”, in Via Francesco De Mura, 2 bis, al Vomero, nei pressi di Via Luca Giordano. Sono sempre numerosi e tutti amici, si sorridono con sincera cordialità e apprezzano con stima quanto è offerto all’ascolto da parecchi di loro. Infatti essi declamano alla platea i loro sentimenti, espressi attraverso le parole di una qualsiasi poesia, come fosse un invito, per coloro che li ascoltano, con rigorosa attenzione ed apprezzamento, a partecipare alla sensibilità del loro animo e del loro cuore.

    Napoli e la sua napoletanità fanno da sfondo alla riunione, accompagnate dal suono di una chitarra, toccata con mano lieve, e dal canto, che si alza spesso corale per sottolineare la viva partecipazione di ascolto.

    Nascono sempre incontri colmi di emozioni intime e suggestive, i volti si rasserenano cullati dalle note antiche di melodie tradizionali, che così si rinverdiscono ogni volta con un’atmosfera nuova.

    Molti declamano in lingua, ma altrettanti in vernacolo, dando vita ad un gioco di parole e di emozioni, perché è poeta colui che sa cogliere i sentimenti, quelli dentro e quelli fuori di lui, è lui che si serve delle parole per trasmettere agli altri le sue stesse vibrazioni che gli forniscono la musicalità dei versi, macchie nere sparse su un foglio bianco.

    Lo scopo degli incontri è dare spazio allo sguardo che ognuno tenta di rivolgere verso se stesso, è il desiderio di rappresentarsi e confrontarsi per condividere un percorso. Lo stare assieme diventa perciò l’opportunità di poter giocare con le parole, fino a farle diventare un’opera, magari nel proprio dialetto, la lingua che dona la capacità di immedesimarsi nel contesto e farlo proprio, in virtù di una personale lettura.

    L’ascolto del linguaggio poetico, in questo contesto, diventa musica che alimenta gli animi, esalta le emozioni, vagheggia le fantasie e tutto appare bello, importante, riuscito. La poesia ed il canto equivalgono, dunque, a un discorso, a un ragionamento, una comunicazione, un momento elevato e nobile.

    A Marisa Pumpo, un grande “grazie”.

    Ai soci, un “arrivederci”. 

    (Ottobre 2015)

  • Mario Biondi

    MUSICA - Mario Biondi

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Mario Biondi, cantautore, è nato il 28 gennaio del 1971. Il suo genere Sout-Jazz-Pop, negli ultimi anni spopola anche all’estero.

    Artista dalla voce bassa, calda e profonda, rivela uno stile artistico, apprezzato forse più all’estero che da noi.

    Negli Usa e in Giappone è conosciuto come il Barry Withe italiano, infatti il suo timbro di voce, oltre a somigliare a quello di Barry Withe, è paragonabile anche a quello dei celebri Isaac Hayls e Lou Rawls.

    A tal propo.sito, Biondi dichiara : “Il fatto di essere accostato al grande Barry mi diverte ma, in verità, non mi sono mai sentito così simile. Mi sento accostato a lui spesso, me lo dicono ovunque, persino quando canto in Giappone. Ma temo di usurpare un mito …”

    Il mondo del Jazz lo invita sempre a festival di livello mondiale e il suo Tour ha toccato paesi come l’Australia, il Giappone e la Russia.

    Biondi è anche un amante di auto d’epoca. Infatti racconta : “Quando ho ottenuto i primi successi, mi sono regalato una Mercedes S L del 1997, un pezzo raro, costruito in soli dieci esemplari. Adoro i modelli degli anni d’oro ma per la Mercedes Benz ho sempre avuto un debole, forse per le iniziali del mio nome: M.B come Mercedes Benz”.

    Si perfeziona nella lingua inglese che diventa la lingua con cui canta.

    Beyond è l’ultima raccolta, che contiene dieci nuovi brani inediti del cantautore catanese.

    Il disco è stato premiato durante i recenti Wind Music Awards che si sono svolti all’Arena di Verona. Tra gli altri premiati Mengoni e Ligabue, De Gregori e Ramazzotti, Ferro ed Elisa, Il Volo, Renga, i Modè e i due “Capitani Coraggiosi”, Claudio Baglioni e Gianni Morandi.

    Nel 1988 fa la spalla al celebre Ray Charles, nel 2007 e nel 2009 partecipa come ospite al Festival di Sanremo, duettando con Amalia Grè e Karima Ammar.

    Durante questa estate.  Mario Biondi è stato in Tour per l’Italia  iniziando  il  10  luglio ad Este (PD) per finire l’8 ottobre al Teatro Augusteo di Napoli, passando, però, per l’Arena del Mare di Genova, Cavea-Auditorium di Roma, Teatro Antico di Taormina, dove ha  riscosso un notevole successo.

    (Ottobre 2015)

  • LA GIANNINI E IL CODING

    LA GIANNINI E IL CODING

     

    di Annamaria Riccio

     

    CODING, cioè l’arte di programmare, è una parola molto alla moda e spesso usata nel campo dell’istruzione per rivoluzionare quelli che sono i sistemi tradizionali di apprendimento.

    L’attuale ministro della Pubblica Istruzione se ne riempie costantemente la bocca, sciorinando che la scuola va radicalmente cambiata, iniziando dalle innovazioni inerenti strumenti e metodiche di apprendimento.

    “… una  competenza trasversale che, come le competenze linguistiche, è fondamentale acquisire fin dai primi anni di studio. Il CODING è una nuova lingua, una lingua computazionale e impararla è un modo straordinario per entrare nel mondo con il piede giusto” ha dichiarato Stefania Giannini.  Sono belle parole che fanno pensare al progresso e al potenziamento delle capacità mediante mezzi  innovativi. Ma i piccoli chi li guida? Sono strumenti che la maggior parte degli adulti è riuscita ad utilizzare, ma solo propedeuticamente ad alcune necessità, non certo per essere parte integrante in una programmazione trasversale e parte attiva  nell’apprendimento dei piccoli scolari. La verità è che bisognerebbe prima insegnare agli insegnanti …. Siamo un popolo di professori vecchi, vecchi nel sistema e convinti che le metodologie tradizionali siano sempre le migliori. E’ falso? I risultati purtroppo dicono di no e sono a favore di quelli che erano gli insegnamenti di un tempo. Le statistiche parlano chiaro: negli ultimi decenni il livello culturale dei discenti si è molto abbassato. Come la mettiamo dunque, con le nuove tecnologie? Senza considerare che potrebbero, a lungo andare e con un uso inadeguato, creare seri  problemi alla salute.

    Non sappiamo se il ministro si è posto il problema. Avrebbe dovuto forse consultarsi con la Lorenzin. Ma anche nel campo della Sanità credo che qualche appuntino vada fatto. E mi fermo qui…

    (ottobre 2015)

  • JETTATORE

    Se incontriamo uno jettatore è colpa dei Romani 

     

    di Antonio La Gala

     

    Fra i lasciti degli antichi Romani ai Napoletani, ci sono alcune superstizioni.

    Prima fra tutte la jettatura.

    I Romani infatti credevano all’esistenza di persone capaci di portare sfortuna con lo sguardo, con la parola o solo con il pensiero. Nei primi secoli di Roma, una delle leggi delle Dodici Tavole prevedeva addirittura la pena di morte per i menagrami.

    Chi oggi è un po’ in là con gli anni può ricordare che, fino a qualche decennio fa, nei borghi rurali di Napoli, oggi diventati quartieri periferici, e nei paesi dell’hinterland, i contadini perpetuavano l’uso latino di tenere inchiodati alle porte delle proprie case e stalle, civette, gufi, pipistrelli o altri uccelli notturni o rapaci, mummificati, come antidoti al malocchio.

    Affonda nelle usanze romane anche il ricorso alle fattucchiere (ne scrivono, fra gli altri, Teocrito, Orazio e Ovidio), ed è ancora oggi in uso il loro antico rituale, come ad esempio gli incantesimi, fatti su figure di cera, immagini sostitutive delle persone da colpire o salvare dalle fatture.

    Il Medioevo ed il Rinascimento trasformarono le fattucchiere in streghe, dal nome (striges) con cui i Romani indicavano le civette, animali sospettati di succhiare il sangue dei bambini nelle culle.

    Benevento, apportando qualche variante di origine longobarda alle superstizioni romane, diventò la patria delle streghe, sospettate di riunirsi ed accoppiarsi con Belzebù. Le infernali riunioni  avvenivano attorno ad un albero di noce, sito nella proprietà di tale Francisco De Januario, motivo per cui, secondo alcuni, le streghe diventarono, nel vocabolario corrente, “janare”, nome con cui i napoletani indicano anche le donne aggressive.

    Talvolta, però, la figura della strega-fattucchiera poteva assumere una valenza positiva, quella di una maga benefica, una “fata”. Tutti conoscono la ricchezza letteraria napoletana a cui ha dato ispirazione questa figura.

    Ma, se esistono le fate, perché non tenerne una in casa? Ed ecco che la credenza romana nei Lari, numi tutelari della casa, si trasforma nella credenza della “bella m’briana”, la versione femminile del “monaciello”, altra figura, presa di peso dal mondo latino.

    Un folletto lo troviamo nel Satyricon di Petronio (cap. XI), dove uno dei commensali della cena di Trimalcione trova un tesoro grazie ad uno di questi fantasmini, ritenuti dai Romani custodi di tesori nascosti  che facevano scoprire solo a quelli che loro ritenevano meritevoli di averli.

    La ragione ci dice che tutto ciò non può essere vero.

    Però, di nascosto, possiamo pensare : “Non è vero ma ci credo”.

    (Ottobre 2015)

  • GIROVAGANDO TRA FORMIA E DINTORNI

    GIROVAGANDO TRA FORMIA E DINTORNI

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Questo girovagare tra i borghi laziali l’abbiamo fatto a piccole tappe durante le nostre vacanze estive a Gianola.

    Il nostro itinerario è partito da Minturno per finire a Cassino.

    MINTURNO – Tra le rovine della città romana spicca il maestoso Teatro romano, dove, ogni estate, l’antica struttura ospita una prestigiosa stagione di spettacoli.

    Inaugurata nell’agosto del 1960 dall’attrice Emma Grammatica, protagonista de “Le troiane” di Euripide.

    All’interno dell’area si trova un Museo, che accoglie statue acefale, sculture, epigrafi, monete ( ripescate nel vicino fiume) e numerosi reperti, rinvenuti nel secolo scorso.

    Verso la foce del Garigliano si trovano, poi, le rovine del Tempio della Ninfa Marica, divinità delle acque.

    SUIO – Località termale, è una frazione del Comune di Castelforte. Il paese si colloca presso il fiume Garigliano.

    L’abitato è suddiviso in due: Suio Paese, in collina, con l’antico Castello medioevale e, in pianura, accanto al fiume, gli stabilimenti termali, serviti da acque sorgive di varie concentrazioni sulfuree, con presenza di bicarbonato – alcalino – terroso – calcite, che  vengono impiegate a scopo terapeutico.

    In un raggio di pochi chilometri si trovano siti archeologici e borghi medioevali, come il Castello di Suio, quello di Castelforte e l’ippodromo del Garigliano.

    GIANOLA – Il Parco regionale di Gianola e del Monte di Scauri fu istituito nel 1987 come Parco Suburbano.

    E’ un’aerea naturale protetta, ha un’estensione di circa 300 ettari. compresi i circa 20 ettari di area protetta a mare.

    Il parco ospita diverse specie di alberi da sughero, tra le piante si trovano ginestre e eriche, inoltre il parco ospita diverse specie di uccelli, farfalle e grosse tartarughe (ramarri).

    Ogni cinque anni, il 7 agosto, solennità della Madonna delle Grazie, esce il prestigioso quadro ottocentesco della Madonna delle Grazie, immagine molto cara ai fedeli di Formia e Gianola. Essa unisce le due città di Formia e Ferrrara sotto la protezione della “Mater Divinae Gratiae”. Ferrara conserva il quadro della Vergine nella Cattedrale. Tutti gli anni, il primo agosto, iniziano i festeggiamenti che durano sette giorni con il corteo dei fedeli che portano la Madonna fino al Porticciolo Romano.

    Tra le serate legate alla festa il Disco Summer e la pioggia Party presso lo spiaggione del lungomare di Gianola, la fiaccolata mariana e la Sagra della panzanella. Quest’anno lo spettacolo comico di Ciro Giustiniano dei Made in Sud.

    Il 5 agosto la tradizionale processione a mare, con partenza dal molo azzurro di Formia e processione per tutta la riviera di levante arrivando a Gianola. Durante il percorso a mare vengono offerti fiori da parte di tutti gli stabilimenti balneari del lungomare.

    Il 7 agosto chiusura della festa, con il concerto, quest’anno, di Eddy Napoli presso il piazzale Enrico Guerriero. Alle 24, uno straordinario ed indimenticabile spettacolo pirotecnico sul mare.

    SANTOJANNI – E’, come Gianola, una frazione di Formia più comunemente conosciuta come Lungomare Santojanni, un tratto di costa di circa 2,5, Km. dove sono presenti sia spiagge libere, attrezzate con assistenza bagnanti, punti di ristoro e noleggio attrezzature da spiaggia, che stabilimenti balneari ed alberghi con la possibilità di parcheggiare a pochi passi dalle discese al mare.

    Questa piccola frazione è ideale per tutti coloro che cercano mare, spiaggia e tranquillità, non consigliata per chi è in cerca di serate e divertimenti.  

    MARANOLA – E’ un piccolo borgo che conserva ancora l’aspetto medioevale, con la cinta di mura accessibile da un unico ingresso. La torre più alta è “Tor Gaetani”.

    Maranola è famosa per due importanti eventi, come quello del Presepe Vivente che si svolge nelle serate festive natalizie tra i vicoli medioevali del centro storico che ne fanno da scenario. I figuranti che partecipano all’evento sono oltre trecento tutti in costume d’epoca. Da segnalare anche il “Festival della zampogna, che è arrivato alla 23° edizione.

    A gennaio del 2015 erano presenti più di tremila persone, giunte da tutte le parti della Penisola.

    GAETA – Durante il periodo romano divenne un luogo di villeggiatura molto rinomato, frequentato da imperatori, ricchi patrizi romani, consoli e senatori dell’epoca.

    Per favorire la loro venuta fu perfino costruita una nuova strada romana, la via Flacca, più breve rispetto all’Appia.

    Nella zona fu edificato un castello medioevale a difesa della popolazione.

    Gaeta, oltre ad essere famosa per le sue spiagge, tra cui quella di Vindicio, Serapo e SantAgostino, è famosa anche per le sue chiese, come il Santuario della SS. Annunziata, il Tempio di San Francesco, il Santuario della SS. Trinità, detto anche della Montagna Spaccata.

    SPERLONGA – Questa volta ci troviamo in uno dei borghi più belli d’Italia. Nell’epoca romana sorsero varie ville importanti. La più famosa è quella di Tiberio, che comprende anche una grotta naturale.

    La cittadina vive soprattutto di turismo che si è incrementato con l’apertura della via Flacca.

    Anche qui, come in altri borghi d’Italia, si respira aria artigianale, aria di pescatori con le loro case bianche che si somigliano un po’ tutte come le classiche quattro Torri, la Centrale o Maggiore, la Torre Truglia, trono del promontorio dove sorge Sperlonga, per poi divenire sede del Parco Nazionale, la Torre del Nibbio e la Torre di Capovento.

    Comunque non solo storia, infatti qui il mare è spettacolare e descrivere questa località prettamente marinara non è cosa semplice da parte di chi, come me,

    l’adora.

    Esistono due immagini di Sperlonga, quella moderna e quella antica dove s’incontrano gli abitanti “veraci” e i turisti che vengono da tutti i lughi del mondo per perdersi tra vicoletti e scalinate.

    CASSINO – E’ famosa per l’Abazia di Montecassino, fondata nel ‘525 da San Benedetto di Norcia e quasi distrutta nel 1944 durante la seconda guerra mondiale. Fu ricostruita nel 1964.

    Famoso è l’Anfiteatro romano, il Museo archeologico e il Teatro romano.

    (Ottobre 2015)

  • CAMPIONATO DI CALCIO

    CAMPIONATO DI CALCIO

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Che tormento le prime tre partite del Napoli! Sembrava che non fosse cambiato niente rispetto alla passata stagione.

    Le solite incertezze in difesa, non è bastato il ritorno, tra i pali, di Reina. Sia Albiol che Cristian Maggio commettevano errori nella fase di gioco su cui lavorava maggiormente Sarri, che era stato scelto dal presidente per una organizzazione di gioco migliore, proprio nel reparto difensivo.

    Finalmente la svolta, Sarri decideva di cambiare modulo di gioco, passando al 4- 3-3 e, per magia, tutto ha funzionato alla perfezione, ad iniziare con la partita d’Europa League contro la squadra belga del Bruges.

    Albiol, molto criticato in precedenza, non ha sbagliato niente e Koulibaly e tutta la difesa hanno giocato alla grande.

    I tre uomini a centrocampo con il 4-3-3 hanno dato più certezze perché gli esterni d’attacco rientravano, rafforzando la linea mediana e dando, così, maggiore sicurezza anche alla difesa.

    Valdifiori, arrivato dall’Empoli, non è partito bene e Sarri ha affidato il centrocampo a Jorginho, riportandolo a differenza della passata stagione, nel suo ruolo naturale, proprio contro la Lazio dando l’impressione di poter gestire al meglio il gioco.

    Al suo fianco Allan, il brasiliano che ha fatto sia da assist-man che da incursore, diventando anche bomber.

    Un’altra spina nel fianco degli avversari è stato Hamsik schierato in campo anche lui come negli anni di Mazzarri.

    Dieci gol in due partite, l’attacco riconfermava tutta la sua potenza con il 4-3-3 sia contro il Bruges che con la Lazio, prima con la doppietta di Mertens e Callejon e con la ciliegina di Hamsik.

    E i tifosi Sarri…vertono.

    Mertens ha dimostrato, ancora una volta, di essere sempre devastante nell’uomo contro uomo e  Callejon di aver riassaporato il gusto del gol.

    Il modulo 4-3-3 valorizza la fase offensiva ma si è dimostrato valido anche in fase di copertura.

    Con questo attacco da favola è essenziale il ruolo di Higuain, che può guidare l’attacco mentre Reina può registrare sempre meglio la difesa, portando la squadra verso traguardi più ambiziosi.

    Contro la Lazio la svolta. Ogni calciatore è stato schierato da Sarri nel ruolo naturale, Hysai a destra e Choulam a sinistra hanno confermato di essere più di una certezza con Albiol e la fisicità di Kulibaly  e così è arrivata la seconda “manita”, doppietta di Higuain e le reti di Allan, Insigne e Gabbiadini.

    E i tifosi Sarri…creano.

    Quest’ultimo sembra essere il più sacrificato da Sarri perché lo reputa il naturale sostituto di Higuain ma il giocatore si fa trovare sempre pronto per il gol mettendo in difficoltà l’allenatore nelle scelte.

    Dall’incontro con il Bruges è partito un ciclo di partite molto impegnativo, il 20 settembre contro la Lazio e a seguire il 23 contro il Carpi. Purtroppo la sfida è terminata sullo 0 a 0 perché il Carpi si è schierato con il portiere e dieci giocatori a difendere la propria porta, cioè col classico catenaccio all’italiana.

    Infine, sabato 27 settembre, il tanto atteso incontro dei tifosi napoletani, il Napoli ha giocato in casa con la Juventus, la partita delle partite, ed ha vinto per 2 a 1 con gol di Insigne e del grande Higuain.

    E i tifosi Sarri…consolano.

    (Ottobre 2015)

  • SPIGOLATURE3

    SPIGOLATURE

     

    di Luciano Scateni

     

    Grand Hotel Versailles

    Non solo Grecia in piena crisi finanziaria e Tsipras, suo dimissionario premier costretto dal rigore della “troika” a svendere aeroporti, porti e treni, finiti nella disponibilità della Germania, da sempre anelante a insediarsi nello strategico Mediterraneo, sbocco navale indispensabile per  una grande potenza, che non deve aver abbandonato, neppure dopo la sconfitta della seconda guerra mondiale, l’ambizione di diventare leader indiscussa dell’Europa, riconosciuta antagonista dei potenti del mondo. In “mutande” anche la grandeur francese con le casse allo stremo. Parigi si piega a disconoscere parte di uno dei prestigiosi gioielli di  famiglia e dispone la gara d’appalto per consentire a big del settore di trasformare tre edifici della Reggia di Versailles in albergo cinque stelle.

    L’esposizione della bandiera bianca della resa è motivata dalla mancanza di risorse, richieste dalla ristrutturazione degli immobili (duemila ottocento metri quadrati) abitati, nell’epoca d’oro della Francia, da Luigi XVI.

    Non serve il supporto dell’immaginario per disegnare i futuri inquilini del Grand Hotel Versaillles: vip miliardari, emiri re del petrolio, neo nababbi russi. 

    Per future prenotazioni si potrà scegliere tra il Petit Contrôle, il Pavillondespremières cent marchese il fantastico Grand Contrôle, disegnato dall’architetto Jules Hardouin-Mansart, che fu nelle grazie del re.

    Il costo della ristrutturazione è calcolato in undici milioni di euro, cifra che farebbe tremare i polsi a chiunque.

    Non al mega operatore AccorHotels che sembra interessato all’acquisto. 

    Feroci le polemiche sollevate dal caso e, tra le tante, anche la sferzante dichiarazione di “tutori culturali” della Reggia che denunciano: “Il pericolo è che Versailles diventi una specie di Disneyland”.

     

    Via le mani dai gioielli italiani

     Niente di meno e anzi, molto di più, se messa a confronto con Versailles, è quanto propongono le meraviglie della reggia vanvitelliana di Caserta, l’edificio maestoso, ricco di storia e di sale preziose, il parco impreziosito dalle cascate di acqua cristallina, il giardino “inglese”, il teatro di corte: ebbene, come per la reggia francese, che mette in vendita un’ala, destinata ad albergo di lusso, c’è anche chi, dalle nostre parti, immagina di liberare locali della reggia, occupati da vari uffici, per renderli disponibili, venderli al miglior offerente e finanziare la gestione del complesso museale.

    Che succede in questa Italia che mette appena la testa fuori dal tunnel della recessione? Ancora paura di fallire? Come si coniuga la nuova attenzione per il nostro patrimonio artistico, manifestata dal ministro Franceschini, con l’esiguità delle risorse indispensabili per valorizzarlo? Fin qui il pubblico ma, con uno sguardo attento alla condizione del complesso di beni italiani, si scopre che perdiamo pezzi pregiati e per tutti vale l’esempio della grande distribuzione alimentare, di colossi dolciari, di pastifici e di molti altri comparti economici, finiti in mani straniere.

    Per ultimo, ma forse non ultimo, ecco il passaggio di proprietà di uno storico, importante albergo napoletano che s’affaccia sul mare, l’Excelsior, comprato da un colosso spagnolo del settore.

    In mani iberiche era già finito il Majestic. Nella corsa all’accaparramento di gioielli italiani non sono secondi i Paesi petroliferi, gli emirati arabi che, per non farsi mancare niente e grazie a una disponibilità multimiliardaria di dollari, hanno nel mirino degli acquisti anche le nostre più accreditate società sportive, del calcio innanzitutto.

     È  vero, ci siamo lasciati suggestionare dal nuovo della globalizzazione e quanto accade è una delle conseguenze con cui fare i conti, per scongiurare il pericolo che gli scavi di Pompei, malandati per storica incuria, siano venduti a nababbi cinesi.

    (Ottobre 2015)

  • ELIA SEVERINO

    ELIA SEVERINO, OVVERO: L’ORIGINALITA' DEL “NAïF”

     

    di Sergio Zazzera

     

    E' inevitabile che nelle arti figurative – e massime nella pittura –, a seconda dell’inclinazione dell’artista, assumano la prevalenza, di volta in volta, il disegno, o il colore, o la prospettiva, o le proporzioni; e sono proprio il primo e l’ultimo di tali fattori a dominare, in una combinazione affatto originale, l’arte di Elia Severino.

    Come sempre, trascorro il Ferragosto a San Lorenzello, in Alta Valle Telesina, girovagando per i dintorni; e nel parco delle Terme di Telese m’imbatto nelle opere di Elia Severino, esposte, nella Sala dei Goccioloni, sotto l’etichetta «Armonia senza tempo».

    Dicevo poc’anzi della combinazione tra disegno e proporzioni nella pittura dell’artista (telesina: dunque, “gioca in casa”), la cui resa è costituita da un Naïf, tanto gradevole, quanto originale, in cui a fare la parte del leone è la Natura. In primo luogo, i fiori, che assumono dimensioni di gran lunga maggiori di quelle reali, quasi a voler imprimere nella mente dell’osservatore il ricordo costante del rispetto ch’è loro dovuto; e, accanto ai fiori, i frutti, ora pendenti dall’albero, ora raccolti in cesti.

    Ancora, l’acqua: quella del mare di Santa Lucia, a Napoli, che vede i catamarani – Luna Rossa in testa – impegnati nelle regate dell’America’s Cup, ma anche quella, più tempestosa, che flagella il faro, o che agita il golfo di Napoli, e perfino che fa temere il possibile scoppio di una lite fra i due innamorati che vi camminano in riva. E più tranquilla, benché neppure troppo, l’acqua del fiume, solcata da canoe, che richiama alla mente, con immediatezza, il corso del Rio Grassano, che scorre poco distante dal parco.

    Dopo la natura, la cultura, in un’antitesi crudo-cotto prettamente levistraussiana. In terra sannitica, infatti, non possono mancare le testimonianze dell’antichità classica, talora in forma di natura morta – sistri, cimbali, vasi, un elmo da gladiatore –, talaltra a fare da sfondo a prati fioriti, in una fusione (o sfida?) di monumenti locali (non dimentichiamo di essere a Telesia) e di altri romani; e si può ben dire che sia tutta qui l’“armonia senza tempo”.

    Una sorpresa, infine, è costituita dalla sintesi delle cantiche della Comedìa dantesca (nella foto), che prende l’aspetto di una sorta di ex-voto laico, nel quale lo spazio sacro è occupato dalla “Vergine madre, figlia di suo Figlio”, Dante e Virgilio sono presenti in veste di offerenti e il libro del poema tiene il luogo del cartiglio.

    «Armonia senza tempo», dunque, quella di Elia Severino; ma, rispetto all’uomo, il tempo è elemento eterodeterminato, diversamente dal sentimento; ed è proprio in quest’ultimo che va identificata la componente che conferisce originalità alla pittura naïve di lei.

    (Settembre 2015)

  • IL PRINCIPE DI SANSEVERO

    Miti napoletani di oggi.36

    IL PRINCIPE DI SANSEVERO

     

    di Sergio Zazzera

     

    Provate a entrare nella Cappella Sansevero in occasione di qualche manifestazione, soprattutto se celebrativa del “Principe” per antonomasia, vale a dire, Raimondo de’ Sangro, e contate quante personalità del mondo massonico, napoletano e non, vi sono presenti: è questa la conseguenza del danno che all’immagine del personaggio ha prodotto la configurazione che fu data, a suo tempo, dall’ambiente culturale crociano.

    La realtà è ben diversa: don Raimondo, infatti, aderì alla Loggia di Liberi muratori di Napoli, della quale divenne addirittura Gran Maestro, ma non fu mai massone nello spirito. Viceversa, il suo interesse per il “fenomeno-Massoneria” fu determinato dalla sua curiosità di ricercatore scientifico, al pari dell’accettazione dell’incarico di Deputato del Tesoro di San Gennaro, che gli consentiva di assistere, da posizione estremamente ravvicinata, al prodigio della fusione del sangue del martire, e al pari dell’incarico, da lui conferito al medico palermitano Antonio Salerno, di ricostruire su due scheletri – uno maschile e uno femminile – il sistema circolatorio.

    Intorno a quest’ultimo episodio della vita del Principe, poi, è venuto a formarsi l’altro mito, quello cioè dello “stregone”, alimentato anche dall’interesse da lui nutrito per la ricerca alchemica. Anche qui, però, la realtà è profondamente diversa, poiché (sia pure nei limiti che lo stato delle scienze naturali al suo tempo consentiva) i suoi interessi di ricercatore, cui più sopra si è fatto cenno, lo portarono a realizzare invenzioni di assoluta avanguardia, da un procedimento di stampa a colori a una stoffa impermeabile, da un archibugio ad aria compressa a una carrozza anfibia, dalla seta e dalla cera vegetali alle gemme artificiali.

    Eppure, già ai suoi tempi il mito si era così fortemente radicato fra la gente, che, nonostante la sua assoluzione, pronunciata dal re Carlo III a seguito della sua abiura alla Massoneria, la Deputazione del Tesoro di San Gennaro lo espulse a grande maggioranza di voti. Potenza del mito.

    (Settembre 2015)

  • RIAPRE IL CINEMA ARCOBALENO

    RIAPRE IL CINEMA ARCOBALENO

     

    di Luigi Rezzuti

     

     Apprendiamo con piacere, al rientro dalle vacanze estive, che riapre lo storico cinema Arcobaleno, nel quartiere collinare di Napoli, famoso anche per il fatto d’essere stato un quartiere dove, nel lontano 1909 nacque la “Lombardo Film” che, alcuni decenni dopo avrebbe dato vita alla più grande casa cinematografica italiana, la “Titanus”.

    In un territorio di circa due chilometri quadrati d’estensione, nel ’60 si contavano diverse sale cinematografiche che, purtroppo. man mano hanno abbassato le saracinesche come l’Ideal, in via Scarlatti, l’Ariston. in via Morghen, il Colibrì. in via De Mura, il Bernini e l’Abadir. Rimanevano solo il Plaza, gestito dalla famiglia Mirra, l’America Hall, il Vittoria e l’Arcobaleno, quest’ultimo chiuso il 24 gennaio del 2014.

    Oggi, grazie alla famiglia Mirra, che ne ha rilevato la gestione, il locale è stato ristrutturato completamente.

    Guglielmo Mirra, intervistato da “Il Mattino”, ha dichiarato : “E’ stata una trattativa non semplicissima, ma posso annunciare con soddisfazione che, per gli inizi di settembre, riprenderà la programmazione dell’Arcobaleno, gestito da noi e, in un certo senso, rivoluzionato. Infatti lo chiameremo “Arcobaleno 3.0”. D’accordo con il proprietario della sala, l’architetto Baratta, abbiamo fatto partire i lavori di ristrutturazione attraverso i quali stiamo rifacendo il look ai locali e trasformando il vecchio cinema in uno di altissimo livello,   con totale digitalizzazione e proiettori all’avanguardia perché anche questo settore oggi viaggia a braccetto con la tecnologia e bisogna stare al passo con i tempi. Il processo di rinnovamento coinvolgerà anche la biglietteria che subirà una piccola rivoluzione con automatizzazione pressoché completa”.

    (Settembre 2015)

  • IL RAGAZZO CON IL FALCO

    IL RAGAZZO CON IL FALCO

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Stava seduto su un piccolo scoglio in riva al mare, il vento scompigliava leggermente i suoi capelli e gli accarezzava il  viso con dolcezza. Teneva lo sguardo basso, i raggi del sole brillavano luminosi e davano fastidio ai suoi occhi celesti.

    Guardava le onde infrangersi sugli scogli, i gabbiani volare in alto, il sole riflettersi sul mare splendente e argentato. Pensava e guardava il mare, la spiaggia.

    Gli venne voglia di correre a piedi nudi sulla sabbia, si tolse le scarpe, la sabbia era umida, fresca e sottile, il ragazzo si sentiva libero.

    Dopo aver percorso alcune centinaia di metri, si sedette in riva al mare, con l’acqua fresca che gli sfiorava appena le gambe.

    Il suo sguardo si perse nuovamente nel mare. Era una mattina serena e calda di settembre. il ragazzo ne aveva approfittato per stare un po’ di tempo sulla spiaggia a riposarsi.

    Guardava l’orizzonte e si guardava intorno ammirato, innamorato del luogo in cui viveva.

    Non si era mai chiesto cosa ci fosse oltre l’orizzonte, quali terre ci fossero, chi l’abitasse.

    Si riposava sulla spiaggia e ascoltava il rumore del mare e i fruscii leggeri del vento.

    In quel periodo, dopo qualche pioggia, gli uccellini migravano e il mare era sempre di un azzurro incantato.

    Il ragazzo rimase, ancora un po’, seduto sulla sabbia sottile ad ammirare il panorama, poi decise di tornare a casa.

    Era quasi ora di pranzo quando arrivò. Abitava poco distante dalla spiaggia, su un piccolo promontorio, dal quale poteva vedere un paesaggio stupendo, in una casupola piccola, ma graziosa. Le pareti erano costruite con mattoni di fango fatti asciugare al sole, mentre il tetto era fatto di paglia e fango. All’interno l’arredamento era povero, qualche sedia, un tavolo e un letto.

    Dopo pranzo, il ragazzo tornò su quel piccolo scoglio, aspettava i suoi amici e intanto guardava il mare.

    Il sole tiepido gli sfiorava le guance, il venticello sembrava sussurrare piano al suo orecchio e le onde del mare cantavano per lui una canzone infinita.

    Gli era sempre piaciuto tantissimo perdere lo sguardo nell’azzurro, magico mare, quando non aveva altro da fare e tutti i giorni, dopo pranzo, aspettava seduto lì i suoi amici.

    Giocavano a pallone sulla sabbia divertendosi tutti insieme. Dopo aver formato due squadre, la partita iniziava ma, se non riuscivano a formare due squadre, giocavano a bocce.

    Un guorno il padre di un suo amico gli propose di andare a caccia con lui e il ragazzo accettò senza esitazione. Era sempre stato affascinato dalla caccia.

    Il padre dell’amico gli diede un fucile, che il ragazzo mise a tracolla e partirono.

    Ci misero poco ad arrivare in aperta campagna, il sole era appena caldo, si era levata una leggera brezzolina che li rinfrescava.

    In quella giornata di fine settembre la campagna era verdeggiante, le cime degli alberi omdeggiavano, cullati dal vento, gli uccellini cinguettavano e un rigagnolo d’acqua sgorgava dal piccolo ruscello, accanto al quale si erano fermati.

    Il cielo aveva assunto una bellissima tonalità di azzurro e brillava sotto i raggi del sole, mentre l’erba si muoveva accompagnata dal vento leggero.

    Si erano addentrati nei viottoli più interni alla ricerca di qualche preda e il ragazzo osservava un grosso falco che si era posato sulla riva del ruscello per abbeverarsi.

    Non aveva mai visto un uccello tanto bello e tanto grande, dal piumaggio lucido e splendente e lo guardava rapito, nascosto dietro un cespuglio.

    Fu questione di un attimo, si distrasse per un secondo ed inciampò, bastò un lieve rumore per far volare via quel falco maestoso e bello e bastò una distrazione per far partire un colpo dal fucile.

    Il falco cadde, era stato colpito ad un’ala. Egli guardò quel povero animale impotente e incapace di riprendere il volo, ma non volle lasciarlo morire. Così, dopo averlo messo nella sacca di cuoio, lo portò a casa, occupandosi della  guarigione del falco: gli fasciò l’ala ferita e la medicò con erbe curative, gli diede da mangiare insetti, gli costruì un bel nido di paglia e fango e pian piano il falco, da scostante e impaurito, si affezionò al ragazzo che si occupava di lui con tanta cura ed affetto.

    In breve tempo il falco si riprese e, anche se non era ancora guarito del tutto, riusciva a compiere piccoli voli in riva al mare quando il ragazzo correva sulla spiaggia e passava tanto tempo con lui.

    In poco tempo il falco tornò bellissimo come il  giorno che il ragazzo l’aveva visto  abbeverarsi nel piccolo ruscello, con le piume lucide dai colori sfumati.

    Divennero ben presto due amici inseparabili. Il falco non si allontanava mai se non per qualche volo in alto nel cielo azzurro e il  ragazzo non usciva di casa se non accompagnato dal suo fedele amico.

    Tante volte, la mattina, quando il ragazzo si svegliava, trovava accanto al letto dei piccoli insetti morti, che il falco catturava per lui.

    Era nato tra di loro un sentimento tanto raro quanto prezioso, una vera e sincera amicizia.

    Gli altri ragazzi divennero ben presto invidiosi, non solo per il fatto che il ragazzo non passava più tanto tempo con loro, ma anche perché egli possedeva un animale maestoso ed elegante.

    Fu uno di loro ad vere l’idea di portar via al ragazzo il suo falco con il consenso degli altri. Avvenne tutto una domenica mattina: iI ragazzo e il falco erano seduti, come al solito, in riva al mare, il cielo era grigio e poco rassicurante, il sole non si specchiava sul mare, ma stava nascosto dietro le

    Nuvole, eppure si stava bene, l’atmosfera era tranquilla.

    Non fu difficile per loro catturare il falco ancora debole ad un’ala a causa della ferita, mentre il ragazzo correva spensierato in riva al mare.

    Soltanto quando si fermò, si accorse che il falco era sparito, lo chiamò più volte, ma del falco neanche l’ombra, lo cercò dappertutto, si arrampicò su tutti gli alberi poco distanti dalla spiaggia, ma ogni ricerca fu vana.

    Ritornò a casa a tarda sera, rassegnato all’idea di aver perso un amico così importante.

    Andò a letto senza mangiare e pianse a lungo. Non riusciva ad addormentarsi, la luce della luna penetrava attraverso la finestra, le stelle brillavano numerose quella sera e rimase a guardarle pensieroso.

    A notte fonda sentì dei rumori provenire dall’esterno e, quando aprì la porta per controllare cosa fosse, trovò il falco sul davanzale della finestra, ferito.

    Era stato legato, ma era riuscito a liberarsi, ferendosi, ma era tornato dall’unica persona in grado di occuparsi di lui.

    La gioia del ragazzo fu enorme, si prese subito cura di lui e con tanto affetto. In breve tempo tutte le ferite del falco guarirono.

    Tornò ancora una volta bellissimo e maestoso, come era sempre stato, e il ragazzo non si separò più da lui, neanche per un istante.

    Tornarono tante volte ad ammirare quel bellissimo paesaggio dalla spiaggia, con le onde che si infrangevano violente sugli scogli, il sole che si rifletteva splendente sul mare, il cielo che brillava, azzurro, ed illuminato dal sole.

    Il falco compiva lunghi voli, libero, sull’immensa distesa del mare, mentre il ragazzo lo guardava da lontano e un leggero venticello d'autunno gli sfiorava il viso.

    (Settembre 2015)

  • NOVITA’ SUI CONCORSI

    NOVITA’ SUI CONCORSI

     

    di Annaamaria Riccio

     

    Non bastava la pessima riforma della scuola, che già da sola produrrà disuguaglianze e discriminazioni. Ora a mettere definitivamente a tappeto il nostro sistema d'istruzione ci pensa la nuova norma sui concorsi pubblici, introdotta con un emendamento del PD alla Legge Delega sulla Pubblica Amministrazione, in esame in Commissione Affari costituzionali alla Camera.

    La norma, in sostanza, dice che da oggi in poi per i concorsi pubblici avrà un peso, insomma farà punteggio, non soltanto il voto di laurea, ma anche l'Ateneo di provenienza. Le università hanno forse in parte contribuito, in passato alla selezione dei candidati, ma la cosa non è stata mai né dichiarata né confermata se non per una mera supposizione che, credo, non avrà avuto neanche fondamenti certi.

    Archiviato ogni principio di meritocrazia, si sancisce definitivamente la nuova regola dell'aristocrazia renziana: arriva primo chi ha i soldi per poter accedere all'Università migliore (ma poi chi decide qual è la migliore?). Pazienza se per entrarvi serviranno tanti soldi, come quelli che si sborsano per le rette degli Atenei privati!

    Già con la riforma della scuola - vedi chiamata diretta dei presidi, ingresso dei finanziatori privati, fondi alle scuole private paritarie - il governo ha spazzato via i principi di uguaglianza e di inclusione su cui si basava la scuola pubblica italiana; ora con questa nuova iniziativa si compie un disegno pericolosissimo destinato a creare disuguaglianza, che discrimina e spacca il Paese in due, tra chi ha i mezzi per potersi permettere il meglio, o presunto tale, e chi questi mezzi non potrà mai permetterseli.

    Non sono mancate, però, risposte in anticipo da parte dell’opposizione  che ha depositato una proposta che prevede libertà di accesso al concorso pubblico senza discriminante sul voto di laurea né tanto meno sull'Ateneo di provenienza.

    Ora la delega sulla PA dovrà andare in Aula e poi tornare al Senato: gli Italiani osservano ancora una volte le “rottamazioni” del premier che, si spera, possano innescare qualcosa su cui costruire e far rifiorire quest’Italia che ha tanto bisogno di garanzie.

    (Luglio 2015)

  • ANTONIO MAIELLO

    Antonio Maiello: una eccellenza italiana, (partenopea) a Casablanca

     

    di Mariagrazia Poggiagliolmi

     

    Casablanca chiede all'artista partenopeo Antonio Maiello di realizzare un Festival dal titolo "Il Maestro Maiello et les amis du Monde". Ed ecco che venerdì 24 luglio 2015, si materializzerà la prima edizione di un evento musicale, che vede  la collaborazione di tutte le più alte Istituzioni locali, con il Patrocinio del Consolato Generale d'Italia.

    L'artista Maiello è ritenuto una grande eccellenza  della musica mediterranea con il suo ensamble "Les Amis du Monde" composto da  grandi artisti: italiani, tunisini, egiziani, marocchini, francesi.

    Le sue straordinarie composizione arrivano al grande pubblico perchè traggono le proprie radici dalla musica popolare e non dimenticano mai la tipica melodia italiana...

    Sono composizioni che desiderano fortemente "parlare al mondo - dichiara il Maestro Antonio Maiello - in questo momento così complesso, andando in questo modo a fondere le culture, con l'obiettivo primario di riuscire a far venire fuori il meglio del linguaggio universale che è, appunto, la musica".

    Ed ecco, allora, la presenza concreta di una musica di "equilibrio" tra il popolare e l'eccellenza...

    Antonio Maiello da sempre desidera essere "amico del mondo", che "parla al mondo", attraverso una musica che riesce "ad abbracciare tutto il mondo". Alla base di questa poesia in note...vi è il forte concetto di "pax", di "fratellanza", di "unione" fra i popoli...

    Il Festival rientra nel più ampio progetto culturale dell'artista che si fonda sul "Vivre ensemble" ("Vivere insieme")...


    Sul palcoscenico ritroviamo un cast d'eccezione:

    Jacqueline Maria Ferry Voce  (Franco-Italiana)

    Julia Rota                        Violino (Francese)

    Carmen Falato               Sax (Italiana)

    Lotfi Soua                       Percussioni (Tunisia)

    Ahmed Hassan              Danza Tannouri ( Egitto)

    Max Iannantuono         Batteria (Italia)

    Roberto Veronese         Basso (ITALIA)

    Mouhsine Latfaoui        Cantante marocchino

    e con la partecipazione del direttore, Said Alaoui, il compositore noto per il suo arrangiamento per Jean Michel Jarre in occasione del concerto "Merzouga Oxygene".

     (Luglio 2015)

  • Luglio 2015: FA CALDO!

    Luglio 2015: FA CALDO!

     

    di Mariacarla Rubinacci

     

     

    Caldo, calore, caldamente, calorosamente, calorie.

    Con questo anticiclone africano che sta riscaldando le giornate, il lessico sembra che abbia un’unica radice: cal…..

    Si boccheggia, con la lingua fuori come quella dei cani stanchi, si sbuffa con le gote gonfie di aria afosa, si sbaffa a più non posso acqua a garganella, si lecca a larghe falde il grosso gelato, che cola inzaccherando le dita, si smagrisce (magari questo è un bene!) per le poche calorie che si è obbligati a ingurgitare. Infatti i pomodori fanno rima con gli odori, la mozzarella si accompagna con la panella, il melone fa la smorfiaal peperone e gli intingoli, la fritture, la pasta al forno, sono andati in ferie!!!

    L’estate è arrivata e allora, inseguendo il testo di una vecchia canzone: “…tutti al mare a mostrare le ch….chiare!”

    Ridiamocela su un po’, per dimenticare che tutto questo sfacelo di caldo è dovuto all’egoismo e all’incoscienza dell’uomo, (di noi?), che non pensa all’inquinamento atmosferico. Ma poi, cosa ci possiamo fare “noi” , umili e fragili cittadini. Non possiamo certo andare a chiudere le ciminiere delle fabbriche, non possiamo non usare  più con la macchina per non essere colpevoli dello smog….

    Che tristezza. L’estate è pur sempre la stagione del riposo mentale, delle bevute di acqua fresca, profumata di limone, di leccate di gelati alla frutta, di tuffi nel bel mare azzurro, di sventagliate fragorose delle signore sedute sulle panchine, sotto gli alberi, a raccontarsi l’ultimo gossip del vip del momento, della corsa al supermercato, in prossimità del reparto formaggi e affini per rinfrescare il corpo cotto come un polipo verace.

    Passerà anche questa di estate, con la sua coda rosso fuoco, come la mostra il meteorologo in tv, dopo averci inondati con il suo “tormentone” d’annata che fa rima con “anticiclone”.

    Buona Estate, cari lettori de “Il Vomerese”.

    Ce la racconteremo a settembre.

    (Luglio 2015)

  • Pericolo Isis

    SPIGOLATURE

     

    di Luciano Scateni

     

    Pericolo Isis

    Assodata l’impossibilità di difendere mezzo mondo dagli attentati, la questione della sicurezza assume contorni drammatici.

    Come impedire ai terroristi di filtrare tra le maglie del sistema di un arduo controllo globale?

    Come individuare i neo jihadisti arruolati dal Califfato nero e non ancora noti ai servizi segreti, che potrebbero espatriare quali semplici turisti? Come scoprire i giovani europei convertiti al fondamentalismo islamico, pronti a colpire nei rispettivi Paesi?

    L’episodio della fabbrica di gas nell’Isére segnala un altro aspetto della pericolosità incontrollabile dell’Isis che, anche in assenza di un piano con più elementi impegnati, si è servito di un “lupo solitario”, evidentemente plagiato e assoldato per la causa jihadista.

    Dopo i tragici episodi in Francia (vittima per la seconda volta dell’Isis), Tunisia, Kuwait e Somalia, chi potrà garantire l’incolumità dei turisti e dei musulmani moderati?

    La strategia, oramai evidente, è di diffondere il terrore, di dimostrare che il mondo intero è esposto alla sanguinosa violenza di attentatori, pronti a morire per compiere stragi raccapriccianti.  Nel caso della Tunisia (chiuse ottanta moschee accusate di incitare alla violenza), che conta sul turismo come risorsa economica principale, il risultato del massacro, di là dall’efferatezza dell’azione, è la crisi del Paese che sarà disertato dal turismo internazionale e vedrà in forse il processo di democratizzazione intrapreso, ma che, peggio, si esporrà all’ipoteca dell’Isis, che trova terreno fertile nel disagio sociale e nella disoccupazione, nella povertà, oltre a contare sul maggior numero di combattenti per al-Baghdadi. Intanto un colpo letale ha subito il prodotto interno lordo della Tunisia, a cui contribuisce il turismo per il sette per cento. Il dato delle presenze italiane nel Paese è anche più significativo e fa registrare un calo di circa il cinquanta per cento.

    Si spera che il terrorismo non colpisca altri luoghi, frequentati da Europei, né altri Paesi, finora risparmiati dagli attentati, Ma la speranza non basta. E’ evidente che il lavoro di intelligence e la protezione di siti sensibili (ma di quanti, su migliaia e migliaia?) non è detto che coprano il livello di rischio svelato in questi giorni dalla barbarie, subita in Africa e in Francia. La comunità internazionale, sconcertata dall’avanzata dell’Isis, è in forte ritardo nel decidere tempi e modi per sconfiggere il terrorismo.  Chi se ne intende per competenze settoriali sottolinea la non casualità della coincidenza degli attentati con il Ramadan. L’obiettivo è quello di imporre il fondamentalismo islamico nell’intero arco del Mediterraneo e di conquistare aree non ancora sotto il suo dominio.  L’attacco alla moschea sciita nel Kuwait ha obbedito a un altro obiettivo dei Suniti del Califfato nero, che si propone di annientare gli Sciiti.  Non a caso gli attentati sono avvenuti di venerdì, giorno sacro del Ramadan, scelto dall’Isis per sfidare  l’Occidente e quelli che definisce apostati.

    Significativa la rivendicazione  dell’attentato in Tunisia: un “soldato” (proprio così, soldato) del califfato ha attaccato le tane della fornicazione, del vizio e dell’apostasia. Forse è fuorviante perché il vero risultato cercato dall’Isis è la crisi del paese colpito e la sua conquista al fondamentalismo.

    C’è soluzione pacifica alla violenza jihadista?

    Il mondo occidentale si interroga e, per il momento, non sembra avere risposte ma è certo  che il pericolo di attentati non si neutralizza con l’attività dei servizi segreti né con l’impiego di militari a presidio dei presunti siti sensibili.   

     

    Salvini…Dio ce ne scampi 

    Le t-shirt di Salvini raccontano, con infelice puntualità, il mimetismo del successore di Bossi. Di volta in volta se le fa stampare con il nome della città dove si reca in processione elettorale o con la dizione Padania per il Nord e Sicilia per le sortite nel Sud.  In ultimo ha indossato la pettorina con l’acronimo del sindacato di destra della polizia e, certo di acquisire consensi, si è scagliato contro la legge che introduce il reato di tortura, per sanare i comportamenti violenti delle forze dell’ordine, come testimoniano le giovani vittime di percosse e ogni altro episodio, analogo all’incursione sanguinosa nella Diaz, scuola genovese, scenario di inaudite brutalità.  Ecco il commento di Salvini all’approvazione di una legge che da sinistra è giudicata mediocre per come è stata modificata la norma rispetto alla convenzione di New York: “Le forze di polizia devono avere libertà assoluta di azione, se devono prendere per il collo un delinquente e, se questo si sbuccia il ginocchio o si rompe una gamba, sono cazzi suoi. Ci pensava prima di fare il delinquente”.

    A quando l’olio di ricino per i meridionali ostili alla Lega razzista?

    (Luglio 2015)

  • IL VECCHIO E IL MARE

    IL VECCHIO E IL MARE

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Viveva da solo in un piccola casupola nei pressi del mare, poco lontano dal paese in cui era nato.

    Non si sapeva molto di lui, solo che era stato un marinaio, ma nessuno era in grado di dire quando aveva smesso di solcare i mari, perché troppo tempo era passato da allora.

    Chi s’affacciava dall’alto della scogliera, in qualsiasi momento della giornata, aveva la certezza di scorgere una sagoma immobile, tra gli scogli, rivolta verso il mare.

    Solo i capelli, ancora folti nonostante l’età, bianchi come la neve, si muovevano disordinatamente al soffio del vento.

    Il vecchio marinaio si vedeva di rado in paese e per non più di mezz’ora, giusto il tempo per l'acquisto di pochi alimenti.

    Non una parola con la gente, oltre il necessario, usciva dalla sua bocca.

    Nessuno, però, era interessato alla sua compagnia e mai nessuno manifestava l’intenzione di fargli visita, ma il vecchio non sembrava rammaricarsene, anzi era proprio ciò che desiderava.

    Un ragazzino, il cui padre era scomparso in mare qualche anno prima, prese la consuetudine di tenergli compagnia, in silenzio.

    Tutte le mattine metteva le patelle, i militi e altri molluschi in un secchiello pieno d’acqua di mare e si sedeva a riposare a pochi passi dal vecchio, che rimaneva in contemplazione a guardare la distesa del mare.

    Perché vieni a trovarmi?” – gli chiese un giorno il vecchio marinaio.

    Il bambino si allontanò velocemente, la voce del vecchio l’aveva spaventato non avendolo mai sentito parlare e abituato a considerarlo solo una sagoma nell’immenso paesaggio marino tra i flutti, la spuma, gli scogli.

    Poi si pentì di quel gesto. Il vecchio avrebbe potuto offendersi, quindi tornò sui suoi passi e gli rispose: “Voglio incominciare ad amare il mare, è difficile amare chi ti ha portato via il padre”

    Perchè? Pensi che io ami il mare? Gli ho lasciato i migliori anni della mia vita."

    Da allora parlarono a lungo, finchè un giorno nessuno vide più, dall’alto della scogliera, la chioma bianca del vecchio marinaio scompigliarsi alla brezza del vento.

    Dove è finito il vecchio”? – chiesero al bambino.

    Perché volete saperlo?” – rispose.

    “Non vogliamo si dica che non siamo interessati alla sua scomparsa, abbiamo una coscienza noi” – risposero spazientiti.

    E’ tornato a viaggiare per mare” rispose il ragazzo.

    Ma cosa stai dicendo? Era troppo vecchio per farlo

    Allora il bambino disse : “Mi ha raccontato di avere guidato vascelli, lottato contro tempeste, urlato contro la bonaccia, nuotato tra i flutti, pescato grossi tonni e pesci spada, non c’ra cosa che lui non avesse fatto impegnando al massimo le sue forze, la sua intelligenza e il suo cuore. Aveva dato tutto al mare. Poi mi ha guardato e mi ha lasciato, balzando su una vecchia barca a remi e allontanandosi in mare aperto, senza fare più ritorno”.

    Se ne andarono tutti non credendo a queste parole del ragazzo, gli voltarono le spalle imprecando per il tempo perso.

    Il ragazzo non se ne ebbe a male e, quando si sentiva stanco, si sedeva sullo scoglio del vecchio marinaio, ascoltando il mare.

    (Luglio 2015) 

  • LA TRASTOLA

    Miti napoletani di oggi.35

    LA “TRASTOLA”

     

    di Sergio Zazzera

     

    Nella sua derivazione dal latino transtrum, il napoletano tràstola rende il concetto di “frode, inganno”, e il popolo partenopeo n’è sempre stato ritenuto maestro: dallo scontro fra veicoli (‘o tózza-tózza, come si dice, attribuendo significati traslato al vocabolo che designava, un tempo, l’autoscontro del Luna Park), alla vendita di cose affette da vizi occulti, alla “pezzottatura” delle auto con elementi di provenienza furtiva, sono questi gli esempi più significativi – oltre che più ricorrenti – di tràstole poste in essere nel capoluogo campano.

    A smentire, però, la maestria e il primato dei napoletani nel settore ha provveduto Vittorio Zucconi, che in un suo articolo (La droga degli States si chiama causa per danni, in D la Repubblica, 28 marzo 2015, p. 76) ha affrontato il tema della «causite» degli americani, che va dal risarcimento in favore della signora ustionata dal caffè bollente, che reggeva fra le gambe mentre guidava l’auto, alla querela contro il vigile del fuoco che aveva salvato un bagnante dall’annegamento, senza avere la relativa licenza, fino all’insegnante che aveva redarguito l’alunno.

    Nell’articolo l’origine della «causite» è attribuita all’elevato numero degli avvocati (oggi circa 37.000 nuovi iscritti all’anno) operanti negli U.S.A., contro i circa 7.000 complessivi iscritti a Napoli. Come che sia, non v’è dubbio che la descrizione di Zucconi rende quello della maestria dei napoletani nel settore della tràstola, semplicemente, un mito.

    (Luglio 2015)

  • Salviamo almeno le briciole

    Salviamo almeno le briciole

     

    di Antonio La Gala

     

     

    Sarebbe triste e sconfortante se una collettività trascurasse, disperdesse, testimonianze del suo passato migliore, della vita e delle opere dei suoi uomini più illustri?

    Un importante Santo può essere definito un figlio illustre di una comunità?

    Il luogo fisico in cui Egli ha vissuto, lavorato, dove si è prodigato in quelle azioni che hanno contribuito in modo determinante alla sua elevazione agli onori degli altari, dovrebbe avere interesse per la sua città?

    Purtroppo temo che nel cuore di Napoli esista una situazione di dispersione della memoria di un importante Santo napoletano, situazione che qui voglio illustrare.

     

    Il Santo di cui si tratta è Giuseppe Moscati e il luogo fisico è l’abitazione-studio dove visse e morì, che si trova in Via Cisterna dell’Olio 10, nel cuore di Napoli, a due passi da Piazza Dante, dal Liceo Vittorio Emanuele in cui studiò, e a due passi dalla Chiesa del Gesù Nuovo, dove riposa.

     

    Il Santo venne a Napoli a 4 anni, nel 1884, da Benevento, per il trasferimento del padre, magistrato.

    Inizialmente alloggiò al n. 83 di Via S. Teresa al Museo, successivamente in Piazza Dante 89, nel palazzo Bagnara, poi per alcuni mesi in Via S. Anna dei Lombardi, e infine, dal 1902 fino alla morte, avvenuta nel 1927, in Via Cisterna dell’Olio 10.

    A ricordo dei 25 anni trascorsi in questo condominio, troviamo una targa, apposta nel 2003 su un lato del portone che, fra altre cose, recita: “QUI VISSE ED OPERO’ / DEDITO A FEDE CARITA’ E AMORE / PER IL MALATO E LA SCIENZA / L’INSIGNE MEDICO E PROFESSORE / GIUSEPPE MOSCATI / 25.7.1880 -12.4.1927 /  PROCLAMATO SANTO IL 25.10.1987 / OGGI RIPOSA NELLA CHIESA DEL GESU’ NUOVO”.

    Uno sceneggiato televisivo, a Lui dedicato, ha fatto credere a molti che l’abitazione del Santo sia stata nel palazzo Sanfelice, che si affaccia nella Piazza del Gesù Nuovo, perché è lì che la si è mostrata in televisione.

    Attualmente il fabbricato di Via Cisterna dell’Olio 10, cioè dove il Santo realmente visse, è in condizioni di manutenzione deplorevoli, sia all’esterno che all’interno, come mostra l’immagine che accompagna questo articolo e come chiunque può verificare.

    Inoltre, secondo quanto appreso in loco da persone della zona, la proprietà del palazzo sembra sia pubblica e l’abitazione del Santo, invece di essere conservata per l’alto valore religioso e storico che riveste, sembra che sia abitata come una qualsiasi altra abitazione.

    Mi sembra superfluo evidenziare quale diverso rispetto una collettività, memore del suo passato e dei suoi figli migliori, dovrebbe avere per l’abitazione di un proprio Santo.

    Per correttezza di informazione debbo precisare che le notizie circa la proprietà del palazzo e l’uso della casa del Santo sono notizie raccolte presso persone della zona e non su documentazioni ufficiali. Tuttavia ritengo che siano attendibili, auspicando che ci sia qualcuno che abbia sensibilità e volontà di approfondire l’argomento, e che possa far qualcosa per recuperare e salvare almeno le briciole delle testimonianze ancora recuperabili.

    (Luglio 2015)

  • ARRIVA L’ESTATE

    ARRIVA L’ESTATE: DOVE ANDIAMO  ?

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Caldo torrido o basse temperature? Sole costante o nuvole e pioggia?

    L’estate scorsa non ha dato tregua alle nostre vacanze estive, con un clima all’insegna di pioggia e maltempo.

    Che tempo farà quest’estate? Sarà migliore di quello dell’estate scorsa?

    Due domande che tutti si pongono. D'altronde sono in molti a scegliere località di mare italiane per le proprie vacanze ma, purtroppo, il meteo dello scorso anno ha rovinato i programmi a tante famiglie.

    Le tendenze climatiche più aggiornate parlano di un’estate particolarmente calda e soleggiata, con caldo torrido nelle località più a Sud e con sporadici rovesci pomeridiani.

    Ma siamo sicuri? Naturalmente è presto per considerare queste previsioni attendibili.

    Tanti anni fa andare in “villeggiatura” durante l’estate era un lusso che potevano permettersi in pochi.

    La gente meno ricca, che voleva abbronzarsi ai raggi del sole e fare un bagno nelle acque del mare cittadino, si organizzava con borse piene di cibi per raggiungere in tram, autobus e metropolitane i lidi, mentre altri, che preferivano spiagge più lontane, prendevano il treno.

    Successivamente la “villeggiatura” diventò quasi una necessità e, con la scusa di condurre, durante l’estate, i propri figli al mare a respirare iodio e aria marina, si prendevano in affitto delle case per il periodo estivo.

    Col passare degli anni e con l’avvento, sempre più massiccio, della donna nel mondo del lavoro, andare in “villeggiatura” per uno o due mesi non è stato più possibile.

    E’ difficile che le ferie coincidano, per i genitori, nello stesso periodo.

    Nacquero i “Villaggi turistici”, gli “Agriturismi” e la moda cambiò. Non potendo fittare un appartamento per dieci o quindici giorni, si è iniziato a trascorrere questi brevi periodi in luoghi dove, oltre alla spiaggia, al mare e al sole, nel tempo libero, pomeridiano e serale, si organizzano, con “animatori” , per i più piccoli e per i genitori, giochi di società, gruppi di ballo e serate a lume di candela.

    Poi, facendo i conti, con qualche euro in più … si può organizzare il periodo estivo raggiungendo destinazioni europee per trascorrere le proprie vacanze.

    Infatti la maggior parte degli italiani preferisce viaggiare all’estero per ricercare novità e conoscere diverse culture e città d’arte europee come Parigi, Barcellona, Berlino, Londra. Luoghi, come la Croazia, la Grecia ed isole, come Ibiza e le Canarie, sono ormai divenute delle destinazioni estremamente popolari, soprattutto tra i giovani.

    Infatti contrariamente a quanto avvenuto in Italia, dove i prezzi resistono, nonostante la crisi, in molti paesi stranieri è possibile fare delle splendide vacanze senza spendere cifre esorbitanti e senza rinunciare a divertimenti, che spesso non si trovano nel Bel Paese.

    Hanno contribuito a questa rapida espansione di viaggi all'estero la grande diffusione dei voli low cost o dei pacchetti speciali, che sempre più spesso compagnie aeree offrono ai turisti.

    Se si è in grado di prenotare con un discreto anticipo è possibile trovare offerte veramente convenienti, proprio in piena estate, quando la massa di turisti si riversa sulle zone costiere, facendone una meta economicamente allettante sia per il soggiorno che per quanto riguarda il cibo.

    In molti casi ci si può concedere belle ed interessanti vacanze, spendendo poco, grazie appunto ai numerosi voli low cost, che partono da molti aeroporti italiani.

    (Luglio 2015)

  • MAURIZIO SARRI

    MAURIZIO SARRI, DALLA PROVINCIA ALLA METROPOLI

     

    di Luigi Rezzuti

     


    Dopo vari incontri e trattative, prima con l’allenatore Sinisa Mihailocic, poi con Emery del Siviglia, Spalletti, Montella, Prandelli e addirittura con l’allenatore della Nazionale Azzurra, Conte, il presidente dl Calcio Napoli ha scelto Maurizio Sarri, ex allenatore dell’Empoli,

    Sarri sarà anche un discreto allenatore ma la sua esperienza è legata a campionati di calcio di serie inferiori come l’Eccellenza, Serie D, C2, C1, serie B e, solo nella stagione 2014-2015, ha allenato l’Empoli in Serie A, classificandosi al 15° posto.

    Di Maurizio Sarri si dice che è un allenatore puntiglioso e certosino, non solo nelle varie fasi di gioco (possesso, non possesso e transizione), ma soprattutto sulle “palle inattive” (rimesse laterali, calci di punizione e calci d’angolo).

    Ha al suo attivo varie esperienze: è stato allenatore del Sorrento nella stagione 2011; il 25 giugno del 2012 firma un contratto annuale con l’Empoli in Serie B.

    Il 13 giugno del 2013 rinnova per due stagioni il contratto con la società toscana.

    Nella stagione 2013-2014 l’Empoli finisce al secondo posto e la squadra è promossa in Serie A e, nella stagione 2014-2015, conquista la salvezza, classificandosi al 15° posto in classifica.

    Certo, però, dopo l’era Reja, Mazzarri e Rafa Benitez ci sembra poca cosa la scelta di Aurelio De Laurentiis, infatti ci chiediamo se il nuovo allenatore sarà in grado di affrontare l’Europa League, gestire calciatori come Huguain, Goulam, Albiol e una piazza difficile e calda come Napoli.

    Auguriamo a Maurizio Sarri la stessa fortuna che hanno avuto allenatori come lui, venuti da serie inferiori e senza alcuna esperienza in Serie A, come Enrico Sacchi, Bianchi e Bigon.

    Adesso il presidente deve ingaggiare anche un direttore tecnico dopo Bigon, per stabilire le strategie di mercato per la prossima stagione 2015-2016. Dopo l’arrivo del portiere Pepe Reina sembra approdare al Napoli il centrocampista Valdifiori dell’Empoli e il portiere Sepe, che dovrebbe fare da secondo a Reina.

    (Giugno 2015)

  • LA TOPONOMASTICA

    Miti napoletani di oggi.34

    LA TOPONOMASTICA

     

    di Sergio Zazzera

     


    Credo che il “battesimo” delle strade costituisca un problema ben più serio di quanto possa apparire, a prima vista; e gli accadimenti napoletani che lo concernono, nella loro diacronia, ne sono la più evidente dimostrazione.

    Già in un passato che comincia, ormai, a farsi un tantino remoto, quando a presiedere la commissione toponomastica era nientepopodimeno Benedetto Croce, il Vomero si ritrovò una via Solìmene, una via Antonio Sanchini, una via Luigia Sanfelice e una via Annella di Massimo, dedicate, rispettivamente, al pittore Francesco Solimèna, al musicista Antonio Sacchini, all’eroina Luisa de Molina in Sanfelice, e alla pittrice Diana de Rosa (ribattezzata Annella – falso diminutivo – e assegnata “in proprietà” a Massimo Stanzione, suo maestro, nonché – sembra – amante).

    Più di recente, poi, sempre il Vomero si è ritrovato una via Francesco Giuseppe Nuvolo e una via Borghese Ippolito, i cui titolari sono, pure rispettivamente, l’architetto fra’ (diminutivo di “frate”) Giuseppe Nuvolo e il pittore Ippolito (nome) Borghese (cognome).

    Ancor più drammatico, inoltre, è il radicamento di alcuni vecchi toponimi, pur dopo decenni dalla loro sostituzione con altri più recenti. Tra i casi più eclatanti, c’è quello di piazza della Repubblica, che continua, per lo più, a essere chiamata piazza Principe di Napoli, pur dopo ben sessantasette anni da quel fatidico 2 giugno 1948, che spedì in esilio quel personaggio. Né meno vistoso, poi, è quello costituito da quella piazza Giovanni Bovio, intitolata, fin dalla fine del secolo XIX, al filosofo e uomo politico napoletano che vi abitò, ma indicata tuttora dalla gente con l’appellativo di piazza Borsa, dalla sede dell’istituzione commerciale che vi sorge. E, sarà anche il caso di ricordare la strada intitolata a Gaetano Azzariti, il quale, prima di essere nominato giudice della Corte Costituzionale, divenendone finanche presidente, presiedette il famigerato Tribunale della razza; il che dà motivo di pensare che, quando la Corte dichiarò infondata la questione di legittimità costituzionale del reato di apologia del fascismo, i suoi giudici dovettero metterlo in minoranza. Molto saggia, dunque, – e tutt’altro che mitica – è la scelta del Comune di Napoli, di reintitolare quella stessa strada alla piccola Luciana Pacifici, uccisa ad Auschwitz all’età di soli due anni.

    L’episodio più ridicolo, però, è quello della richiesta d’intitolazione del Ponte della Sanità alla partigiana Maddalena Cerasuolo, che vi combatté durante le Quattro Giornate di Napoli, alla quale, in un primo tempo, fu risposto che “la commissione toponomastica dà i nomi alle strade, non ai ponti”; il che dà motivo di ritenere che il vero mito, a Napoli, dalla toponomastica si sia spostato alla commissione – per così dire – competente.

    (Giugno 2015)

  • Cercasi arbitri disperatamente

    Cercasi arbitri disperatamente

     

    di Peppe Iannicelli

     

    Esiste una crisi di vocazioni. Non parlo di quelle religiose e/o di sacerdoti, che purtroppo abbiamo ben presenti e per le quali anche Papa Francesco incita a pregare conformandoci all’esortazione evangelica di Cristo.  La crisi delle vocazioni, delle quali voglio parlare, è quella arbitrale. Si, proprio gli arbitri: quelli con il fischietto, incaricati di far rispettare le regole del gioco e dello sport.

    L’allarme arriva dal CONI ed  è particolarmente diffuso nel Meridione d’Italia, dove sono sempre più rari i ragazzi over sedici che preferiscono usare il fischietto piuttosto che i piedi e le mani sul campo di calcio.

    Il fenomeno non è da sottovalutare e non soltanto nei risvolti, connessi alla pratica agonistica. Senza arbitro, non è possibile disputare nessuna competizione regolamentare a tutti i livelli della piramide calcistica. Paradossalmente questo drastico crollo dt adesioni ai corsi di base, organizzati dalle sezioni arbitrali locali, avviene proprio mentre si è consolidato il professionismo arbitrale con lauti guadagni per i fischietti di vertice e ricadute d’immagine straordinarie, che si traducono in contratti televisivi e/o pubblicitari.

    Cosa allontana i giovani dall’arbitraggio ? La spiegazione presenta molteplici aspetti.

    In primo luogo le tensioni ambientali, purtroppo particolarmente eclatanti in Campania. In ogni stagione  si registrano decine di episodi violenti ai danni di arbitri giovani e giovanissimi e questo non incentiva di certo la scelta d’indossare la giacchetta di colore nero o giallo catarifrangente.

    Da mettere in conto anche la durezza della selezione e di una carriera che, soltanto dopo molti anni, apre per pochissimi il paradiso dei campionati professionistici, senza trascurare l’ arbitrofobia dilagante nell’incultura calcistica nazionale per la quale l’arbitro diventa per presidenti, tifosi, calciatori il massimo responsabile dei problemi della squadra del cuore.

    La sfida per aumentare le vocazioni arbitrali non è pertanto soltanto tecnico-sport iva ma anche culturale e democratica. L’arbitro può diventare, sui campi di periferia, un valido testimonial della legalità, un monito vivente al rispetto delle regole condivise, sul terreno di gioco, come nella vita quotidiana.

    Credo che ci siano tutte le condizioni per mettere i giovani arbitri sotto la protezione del WWF. Sono una razza in via d’estinzione in una società nella quale le regole, i custodi e il rispetto delle stesse sono considerati con fastidio da tanti, anzi tantissimi. Proprio per questo è necessario varare misure urgenti a livello organizzativo e strutturale per impedire che presto non vi sia più nessuno a dar vita alle partite con il fischio d’inizio.

    (Giugno 2015)

  • MESE DELLE INTOLLERANZE AL GLUTINE

    MESE DELLE INTOLLERANZE AL GLUTINE - CAMPANIA

     

    di Laura Coluccio

     

    Per tutto il mese di giugno in  Campania in 26 farmacie, consulti informativi su celiachia e disturbi glutine correlate con le dietiste ADI.

    La celiachia, un’intolleranza permanente al glutine che provoca un attacco all’intestino tenue da parte del sistema immunitario, è una patologia in continua espansione a livello mondiale, con un’incidenza che arriva fino all’1% della popolazione. Esperienze internazionali dimostrano come anche la sensibilità al glutine non celiaca sia un problema di larga diffusione, con una stima di persone potenzialmente sensibili al glutine, largamente superiore a quello dei potenziali celiaci ed allergici al grano. Attualmente nell’opinione pubblica esiste ancora una certa confusione su celiachia e sensibilità al glutine  non celiaca e sulle differenze tra le due condizioni.

    Allo scopo di promuovere un'informazione corretta e fornire consigli utili a pazienti affetti da patologie riconducibili all’alimentazione senza glutine, Schärbrand del Gruppo Dr. Schär, in collaborazione con ADI  - Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica ha organizzato, in occasione del mese delle intolleranze al glutine, 300 giornate informative in farmacia su tutto il territorio nazionale.

    “Promuovere un'informazione corretta e fornire consigli utili a pazienti affetti da patologie riconducibili all’alimentazione senza glutine – afferma il Professor Antonio Caretto, Presidente ADI - Associazione Italiana di Dietetica e  Nutrizione Clinica –  sono punti saldi su cui ADI e i suoi specialisti lavorano da anni.”

    Nelle farmacie aderenti  all’iniziativa, dietiste ADI saranno a disposizione del pubblico per dare informazioni sui disordini legati all’ingestione di glutine e su come seguire una corretta dieta aglutinata.

    (Giugno 2015)

  • Mangiamo poca carne

    Salute e Benessere - Mangiamo poca carne

     

    di Peppe Iannicelli

     

    Non sono un animalista fanatico o un vegetariano militante. Ma sto riducendo progressivamente il consumo di carne. Cerco di mangiarne poca e buona, come facevano i miei nonni i quali, senza saperlo, stavano inventando la dieta mediterranea. Quel che arriva nel piatto è frutto di lavorazioni complesse che abbiamo il dovere di conoscere per compiere scelte consapevoli per la nostra salute e per il futuro del pianeta. Secondo dati della FAO (World Food Outlook, 2008), nel mondo si producono circa 280 milioni di tonnellate di carne l’anno. Cambiare gli stili di consumo, badare al modo in cui sono stati prodotti gli alimenti che acquistiamo e a come sono stati allevati gli animali, dai quali si ottengono, significa promuovere modelli di produzione più virtuosi. Le carni destinate a soddisfare i consumi crescenti provengono da allevamenti intensivi dove gli animali sono trattati come macchine per la produzione di latte o di carne: selezionati per garantire alte rese, vivono pochi anni (o poche settimane, nel caso dei polli) e, a fine carriera, sono smaltiti come scarti industriali. Queste lavorazioni intensive stanno sconvolgendo anche il gusto dei consumatori. Provate a far mangiare un pollo ruspante – scuro e duro  ma buonissimo – ad un bambino abituato ai polli d’allevamento chiari e morbidi. Slow Food sta avviando una campagna internazionale su due temi molto importanti e strettamente collegati: il consumo della carne e il benessere degli animali da allevamento. Ogni americano mangia in media 125 kg di carne l'anno, mentre la media europea è di 74 kg. La domanda è in crescita ovunque e anche in alcuni paesi in via di sviluppo, a causa dell’aumento dei redditi e della classe media urbana. Il consumo di carne in Cina è eclatante: è passato da una media di 20 kg pro capite nel 1980 a 52 kg (Livestock’s long shadow report, FAO, 2006). Col trend di crescita attuale, nel 2050 il consumo di carne raggiungerà i 450 milioni di tonnellate l’anno: una situazione ecologicamente insostenibile, perché i prodotti di origine animale hanno un impatto sul clima nettamente superiore rispetto a quelli vegetali. La produzione di calorie animali, infatti, esige un volume sproporzionato di cereali e leguminose: sono necessarie 4 calorie vegetali per produrre una caloria di carne di pollo o di maiale, e 11 per la carne ovina e bovina. Inoltre, per produrre i mangimi animali (per lo più costituiti da mais e soia, quasi tutta Gm) sono richieste quantità d’acqua elevatissime, cui si aggiunge l’acqua destinata all’abbeveraggio e al mantenimento del bestiame: chi mangia una bistecca consuma circa 2600 litri di acqua! Il 30% della superficie agricola del pianeta, oggi, è occupato da coltivazioni destinate alla produzione zootecnica e ottenute deforestando ampie porzioni di territorio per fare spazio a cereali e leguminose (mais e soia) oppure ai pascoli. Nel bilancio negativo delle produzioni intensive mondiali di carne vanno considerati, poi, i costi legati alle emissioni carboniche, al trasporto degli animali e alla distribuzione della carne. Ma esiste anche una carne di qualità, prodotta in allevamenti estensivi e più sostenibili, i cui animali si nutrono di erba, fieno e cereali prodotti localmente. La loro carne è ottima, gli allevamenti sono in equilibrio con l’ambiente, anzi sono necessari all’ecosistema in cui si trovano. Gli allevatori sono attenti alla salute dei loro animali e li trattano con rispetto. Le nostre scelte di consumatori sono strategiche e decisive. Ogni fettina di troppo rende più difficile il futuro del pianeta Terra.

    È il momento di darci un taglio.

    (Giugno 2015)

  • ED ORA FACCIAMO IL PUNTO

    ED ORA FACCIAMO IL PUNTO

     

    di Annamaria Riccio

     

    Passate le regionali e le amministrative, ci troviamo a focalizzare l’attenzione sulle prospettive future che ci attendono nei vari settori, principalmente in quello della scuola, che negli ultimi tempi è diventata una vera e propria polveriera.

    Il 5 a 2 dei risultati regionali la dice lunga sulle aspettative disattese nei confronti del PD che, con la sua politica falciante, ha frenato non poco gli entusiasmi degli elettori, i quali hanno dato chiari segni di sofferenza, specie dal comparto scuola,  inneggiando ad una risposta antirenziana, causata dal decreto sulla Buona Scuola. Al centrodestra, rispetto alle previsioni, non è andata poi così male, visto il momento poco confortante, che non vede elementi di spicco, ed un Berlusconi che cerca di mantenere la nave sulla rotta. Vittoria evidente per il Cinque Stelle che si insedia nel consiglio della Campania con buoni risultati.

    In quest’Italia, che vacilla, può avere la meglio solo chi riesce a prendere le redini del potere, conquistando il popolo italiano con l’approccio di un volto che ispiri fiducia. La stima però bisogna guadagnarsela e ci vuole tempo. E su questo il premier è scivolato, non solo bruciando le tappe, ma polverizzando tutte le aspettative di coloro che vedevano in lui il risolutore dei problemi attuali. Gli è stato perdonato l’inserimento nel governo in modo coatto, gli è stato perdonato il metodo rottamante col quale si è imposto, ma le belle parole e l’atteggiamento alternativo al tradizionale, devono avere riscontri fattivi, non solo per una piccola parte dell’elettorato, ma per la maggior parte dei cittadini.

    Le riforme ultime, senza soffermarci sull’ Italicum, sul Jobs Act e quant’altro si è andato consumando in Parlamento, hanno lasciato l’amaro in bocca, in particolare ad una categoria, quella dei docenti, che andrebbe tutelata ed incentivata, visto il delicato compito che deve svolgere nei confronti dei minori.

    Non si era mai vista un’adesione massiva allo sciopero come quella del 5 maggio scorso. Un fiume umano che scorreva sulle strade della Capitale, reclamando non solo diritti, ma dignità verso coloro che sono educatori e maestri, di cultura e di vita. Non ci  soffermiamo sulle parti del ddl, inerente le novità sulla scuola, invitiamo solo ad una riflessione seria sul quel che potrebbe essere in seguito un contesto dove non c’è più sede fissa per il docente che, seppur avanti negli anni e con un bagaglio di esperienza, si trova ad essere in balìa di un preside non sempre oggettivamente implicato. Si trova con un contratto scaduto da anni e con un ccl cancellato perché rinnovabile solo dal governo, con sistemi di reclutamento, che non tengono conto dell’esperienza e del lavoro accumulato negli anni, in un settore che è  confronto continuo per l’adeguamento a quello che è il materiale umano. E quando si parla di minori, bisogna ricordare che non c’è burocrazia, né governo che tenga. Il vero banco di prova è rappresentato solo da alcuni elementi ineludibili: la forza, l’impegno, l’umanità, l’affetto di chi li guida e li segue nella loro crescita.

    (Giugno 2015)

  • E’ MORTO BRUNO PESAOLA

    E’ MORTO BRUNO PESAOLA

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Bruno Pesaola, detto il “Petisso”, è morto a 89 anni. Nato a Buenos Aires nel 1925,  il padre faceva il calzolaio in provincia di Macerata, subito dopo la prima guerra mondiale emigrò in Argentina.

    Pesaola arrivò in Italia, ingaggiato dalla Roma nel 1947 dopo aver giocato nel River Plate.

    A Roma giocò per tre anni, diventò amico di Dapporto, Rascel  e Walter Chiari, ma il destino lo spinse verso Napoli. Fu ceduto al club partenopeo nel 1952.

    Con la magia azzurra disputò 231 partite allo stadio Collana, al Vomero, e 9 al San Paolo.

    La città gli entrò subito nel cuore “Napoli – diceva – è come il quartiere della Boca, a Buenos Aires, colori, gente, chiasso, allegria, canzoni”, ed ancora “ Io sono un napoletano nato all’estero”.

    Da Napoli non è mai andato via, se non per lavoro, prima come calciatore e poi come allenatore (Fiorentina, Panathinikos).

    Sulla panchina della Fiorentina vinse lo scudetto nel 1969 e l’anno dopo portò la squadra fino ai quarti di finale della Coppa dei Campioni.

    Pesaola lascia una vita di ricordi e aneddoti, tra i quali raccontava: “Achille Lauro veniva a giocare a scopa con noi. Mille lire a partita. Io e Comaschi lo facevamo vincere, e lui era contento”.

    Il “Petisso” regalò, da allenatore del Napoli, il primo torneo della storia della società, la Coppa delle Alpi, nel 1966.

    Bruno Pesaola, oltre ad essere un formidabile professionista del calcio, era anche un uomo scaltro, furbo e divertente.

    Si racconta che il Napoli era in un girone e la Juve nell’altro con squadre Svizzere. Ultima giornata con le due italiane a pari punti, nell’intervallo della gara il Servette a Ginevra col Napoli in svantaggio

     ( O-1). Pesaola fece annunciare dall’altoparlante che la Juve stava vincendo la sua partita a Losanna. Chiamò Sivori e gli disse : “Lasci la vittoria alla tua odiata Juve, bella figura!”

    Sivori si scatenò mandando in gol Canè, Bean e Montefusco e il Napoli stravinse (3 – 1) e conquistò il trofeo.

    In realtà la Juve stava perdendo a Losanna e finì sconfitta.

    I tifosi lo ricorderanno sempre, col suo cappotto color cammello, che indossava come portafortuna anche durante le partite col sol leone, e con la sigaretta tra le labbra (ne fumava 40 al giorno).

    (Giugno 2015)

  • E’ FINITO IL CAMPIONATO

    E’ FINITO IL CAMPIONATO DI SERIE  “A”

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Neanche con la seconda linea della Juventus il Napoli è riuscito ad aggiudicarsi l’incontro tanto importante per raggiungere la Lazio e sperare di partecipare ai preliminari della Campions League.

    Nella Juve mancavano giocatori come : Tevez, Chellini, Pirlo, Liorente, Evrà e Matri, mentre la squadra allenata da Rafa Benitez scendeva in campo con la migliore formazione.

    Dopo la sconfitta con la Juve il Napoli aveva solo una piccolissima speranza per classificarsi al terzo posto.

    La Lazio doveva perdere il derby con la Roma e solo così il Napoli poteva giocarsi tutto nell’ultima giornata di campionato proprio contro la Lazio al San Paolo.

    Era difficile ma la Roma è riuscita a vincere, c’era ancora una speranza Champions, perchè la vittoria della Roma nel derby con la Lazio ha riaperto il campionato del Napoli che sembrava definitivamente chiuso, dopo la sconfitta di Torino.

    Domenica sera al San Paolo il verdetto definitivo. Agli azzurri serviva una vittoria per raggiungere il terzo posto e, con esso, la qualificazione al turno preliminare di Champions League.

    Il Napoli, però, si faceva segnare due gol e sembrava tutto finito ma nel secondo tempo i giocatori napoletani hanno dato l’illusione di poter vincere l’incontro dopo che Huguain aveva segnato due gol pareggiando momentaneamente. Ma sbagliava un rigore e la squadra subiva altri due gol. la partita, così, finiva col risultato a favore della Lazio per quattro reti a due.

    Purtroppo è svanita la possibilità di salvare una intera stagione che, in caso di sconfitta o di pareggio con la Lazio, sarebbe stata davvero fallimentare .

    Ma, oltre al danno di non partecipare alla Champions League, il Napoli si faceva superare in classifica anche dalla Fiorentina, classificandosi così al quinto posto.

    Adesso ci aspetta un’altra rivoluzione, si ricomincia daccapo, un nuovo progetto, un nuovo ciclo, un nuovo allenatore, forse Mihajolovic e chissà quanti anni ancora per ricostruire una squadra che possa lottare per lo scudetto.

    Rafa Benitez forse aveva  deciso di andar via a fine stagione già dal ritiro di Dimaro quando si era reso conto che il progetto non avrebbe avuto seguito per i mancati acquisti di giocatori di spessore da parte del presidente Aurelio De Laurentiis (vedi Mascherano, Gonalons, Felliani e la riconferma di Pepe Reina).

    La madre d’ogni peccato è stato il mancato acquisto di questi giocatori perché il presidente voleva aspettare l’esito della partita di Bilbao.

    Intanto, pero, dal ritiro di Dimaro il presidente sbandierava ai quattro venti che questa stagione sarebbe stata da scudetto.

    Bella previsione! Aveva illuso i più ingenui a credere nelle sue parole e subito, sia gli ingenui che quelli che pensavano solo ad un campionato onorevole, dovevano ingoiare un boccone amaro con la sconfitta di Bilbao, l’eliminazione in Coppa Italia, in Europa League e all’ultimo giorno di campionato anche ai preliminari di Champions. Solo la Supercoppa ci ha dato una soddisfazione, ma è stato davvero poco.

    Poi si è aggiunto a tutto questo la stagione fallimentare e anche lo smarrimento dei vari Callejon, Koulibaly, Britos, Albiol e, ultimamente, di Huguain.

    A questo punto, però, ci chiediamo come è possibile che il Real Madrid possa pensare a Rafa Benitez per sostituire Ancellotti?

    E’ incredibile che una fra le più ricche e ambiziose società al mondo decida di puntare su chi arriva da un clamoroso fallimento.

    Adesso, archiviata l’era Benitez, si pensa già al futuro, ma bisogna prima vendere Callejon, Inler, Mesto, Rafael, Zapata, Britos, Goklan, Albiol, Muchu e forse anche Huguain per poi pensare a giocatori che piacciono al nuovo allenatore, al presidente e alle casse semivuote del Calcio Napoli come Eder, Obiang, Perisic e al ritorno tra i pali di Pepe Reina.

    (Giugno 2015)

  • NU TURCO NAPULITANO

    “NU TURCO NAPULITANO” AL TEATRO PARADISO

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Le compagnie amatoriali sono state da sempre, in mancanza di vere e proprie scuole di teatro, delle botteghe formative per generazioni di giovani, che volevano cimentarsi con le tavole del palcoscenico.

    Lo testimoniano tanti esempi e le centinaia di compagnie che continuano ad operare, con non pochi sacrifici, nei teatri di tutta Italia, accontentandosi sovente di teatrini parrocchiali, pur di poter portare avanti le loro rappresentazioni.

    Una di queste compagnie è quella che, grazie al regista Lucio Monaco e al suo gruppo di attori, ci intrattiene ancora una volta con un nuovo impegno teatrale.

    “Un turco Napoletano”, titolo originale “Nu turco napulitano”, è una commedia di Eduardo Scarpetta, padre naturale di Eduardo De Filippo. Scritta nel 1888, essa fa parte, con “Miseria e nobiltà” e “Il medico dei pazzi”. di un trittico scarpettiano, fra i più noti.

    Non sono state molte le compagnie teatrali a rappresentarla, ma la consacrazione avvenne nel 1953, quando il regista Mario Mattioli la adattò per il grande schermo con un cast di attori come Totò, Carlo Campanini, Isa Barzizza, Aldo Giuffrè, Mario Castellano, Enzo Turco, Ugo D’Alessio e tanti altri ancora.

    Tra una scna e l'altra, Nicola Matacena interpretò una delle più celebri canzoni di Totò, “Carmè … Carmè”.

    Subito dopo, nel 1954, Mario Mattioli adattò le altre due commedie, “Miseria e nobiltà” e “Il medico dei pazzi”, portandole sullo schermo e raccogliendo enormi successi.

    “Nu turco napulitano” resta uno dei capolavori comici, scritti da Scarpetta e oggi quel fiume in piena, che non si arresta, il regista Lucio Monaco, ha messo in scena, al Teatro Paradiso, questa commedia.

    Si alza il sipario ed inizia lo spettacolo, con il primo, caloroso applauso da parte del numerosissimo pubblico, presente in sala.

    La Compagnia Teatrale Cangiani avvince lo spettatore con continue battute e situazioni, divertenti fino all’inverosimile.

    Protagonista è il povero Don Pasquale, interpretato da Italo Iovene, alla ricerca di un uomo evirato, interpretato da Rino Buffardi, a cui affidare le donne della famiglia. Don Pasquale scoprirà con sgomento di essere stato raggirato da uno “sciupafemmine” galeotto che non perde tempo per dimostrare la propria fama.

    Ritenoamo superfluo riassumere qui la trama, nell'intreccio complicato delle situazioni, che danno luogo a scene esilaranti, sostenute dalla capacità interpretativa degli attori e dall'ottima regia.   

    Il sipario si chiude tra fragorosi applausi, ma si riapre di nuovo perché il pubblico continua ad applaudire tutti gli attori, che hanno interpretato in modo brillante la commedia, con la guida operosa ed instancabile del regista, Lucio Monaco. che viene salutato con un festoso: “A quando la prossima?”.

    (Giugno 2015)

  • UN POMERIGGIO DI ORDINARIA FOLLIA

    UN POMERIGGIO DI ORDINARIA FOLLIA

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Un pomeriggio di ordinaria follia.

    Un sabato come tanti altri. Infuria la pioggia, raffiche di vento e traffico caotico.

    Sono fermo in piazza Vittoria, sotto una pensilina. Aspetto già da un quarto d’ora il bus per tornare a casa, l’attesa è snervante.

    Nel bar, alle spalle della fermata del bus, si discute animatamente della partita che il Napoli giocherà questa sera, alle 20,45.

    Continua ad imperversare la pioggia. Lungo le strade, i motociclisti sono costretti a fare gli equilibristi per evitare le pozzanghere. Alcuni ragazzi, in una mano l’ombrello e nell’altra il cellulare, aspettano di prendere il bus che li porterà allo stadio.

    La maggior parte della gente sta cercando di tornare a casa e invece, come spesso accade di sabato, i bus per incanto scompaiono.

    E’ sempre così, specialmente quando piove e c’è la partita del Napoli.

    In verità, ogni tanto qualche bus transita, ma è così carico di persone che è del tutto inutile provare a prenderlo, soprattutto se hai più di settant’anni.

    Un bus in transito è poco meno di una diligenza da assaltare, le porte di entrata e di uscita sono aperte e in tanti sono aggrappati ai poggia mani.

    E’ trascorsa un’ora e del bus, che aspetto per tornare a casa, nemmeno l’ombra. Decido di prendere il primo bus che passa per poi continuare con un altro e, nel frattempo, sto sotto una pensilina, dove la pioggia mi bagna ugualmente.

    Un istinto da cow-boy mi prende d’un tratto, immagino di essere “Ringo” all’assalto della diligenza e mi aggrappo anche io, come gli altri, al bus.

    Ma si può vivere così in questa città? Certo che no.

    Sul bus qualcuno urla, inveendo contro il conducente, una popolana si dispera, lamentando che, a causa della pioggia, del vento e dei bus che non passano, non riuscirà ad arrivare a casa per tempo, per cucinare le patate al forno, che tanto piacciono al marito.

    Scendo dall’autobus per fronteggiare un nuovo assalto: un nutrito gruppo di giovani, incuranti della pioggia e con le bandiere del Napoli, inneggiano cori pro-Napoli, avviandosi a piedi allo stadio.

    Intanto sono fermo sotto una nuova pensilina, in attesa del bus, si avvicina una donna e mi chiede se sono transitati la C28, la R3 o la F4, sembrano le lettere e i numeri del gioco della battaglia navale. Rispondo : “No, non è transitato nessun bus, ma oggi è un sabato particolare. Oltre alla pioggia c’è anche la partita del Napoli, allo stadio San Paolo.

    Vicino alla pensilina c’è l’indicatore luminoso, che annuncia l’arrivo del bus tanto agognato.

    Miracolo, l’indicatore mi avverte che il bus che attendo transiterà tra sette minuti, poi sei, cinque, quattro, tre, due… L’ora in cui sarebbe dovuto arrivare passa e del bus nessuna traccia e, per giunta, si spengono anche le luci dell’indicatore e le informazioni svaniscono.

    Molta gente se ne va tra le maledizioni, due persone propongono di prendere un taxi e dividere la spesa.

    Per gli appassionati dell’attesa come me, invece, qualcosa sta per accadere… E infatti si riaccendono le luci dell’indicatore, che annuncia lo stesso bus di prima in arrivo tra dieci minuti.

    “Altro giro, altra corsa”… mi hanno fregato un’altra volta e di certo, quando arriverà, sarà  strapieno.

    Si spengono le luci delle vetrine dei negozi. Ora la strada è buia, ma per fortuna ha smesso di piovere.

    Da un’auto ferma nel traffico si sente una voce, dalla radio, annunciare la formazione delle squadre.

    Mentre la squadra del Napoli scende in campo, io sono ancora sotto la pensilina ed attendo sempre, insieme ad altre persone, il bus per ritornare a casa.

    “Adda passà ’a serata!!!”.

    (Maggio 2015)

  • Galleria Vittoria

    La sala da spettacolo Galleria Vittoria

     

    di Antonio La Gala

     

     

    La pubblicistica napoletana presenta numerose opere che raccontano i fasti antichi dei maggiori teatri della città (il San Carlo, il San Carlino, il Fiorentini, il Bellini, il Mercadante, ecc.), spesso riciclando le stesse informazioni nel copiarsi a vicenda.

    Ma nello scenario del divertimento napoletano del passato esistevano pure altri locali, meno curati dalla pubblicistica. Infatti, accanto ai teatri grandi, sorse una miriade di piccoli locali, per lo più destinati al divertimento popolare e sorsero anche alcune strutture sui generis che, assieme ad opere teatrali vere e proprie, ospitavano altri tipi di spettacoli.

    In questo articolo vogliamo ricordare una di queste realtà sui generis, la Galleria Vittoria, un edificio costruito in forma circolare al Chiatamone, dove poi, negli anni Sessanta del Novecento, con i dovuti adattamenti, troveremo il quotidiano “Il Mattino”.

    Inizialmente il locale era chiamato Diorama. In esso si succedevano, formando un giro, teloni con vedute di paesi lontani.

    In un secondo momento il Diorama fu trasformato nel “Circo delle Varietà”, in cui si esibivano soprattutto, come si diceva allora, le chanteuses.

    Il Circo divenne famoso, in particolare, per una danzatrice che agitava con grazia ampi veli su cui si proiettavano bellissimi disegni fantasmagorici a colori, una novità assoluta perché i giochi di luce erano creati dall’illuminazione elettrica, cosa che fece scoprire l’importanza della luce elettrica sui palcoscenici come elemento di spettacolo. La ballerina si chiamava Loje Fuller, denominata la “Regina delle luci”.

    Il pubblico seguiva lo spettacolo stando seduto ai tavolini, dove venivano servite consumazioni varie.

    Un numero che ebbe successo era quello in cui nella sala si accendevano lentamente alcuni fuochi d’artificio, producendo melodie.

    Successivamente il locale fu acquistato da un tedesco, Sigismondo Stern (quello che aprì nella Galleria Umberto una birreria, facendo conoscere a Napoli la birra “bavarese”).

    Stern trasformò il locale nel Teatro Verdi, in cui si alternavano spettacoli di prosa e di musica.

    Non staremo ad elencare i nomi degli artisti che si esibirono sul suo palcoscenico, perché oggi, a nostro avviso, direbbero poco alla maggioranza di chi ci legge.

    Ricordiamo solo che una delle maschere del teatro fu Vincenzo Russo, l’autore di grandi canzoni napoletane, fra cui “I’ te vurria vasà”.

    Con il trascorrere degli anni il teatro chiuse e l’edificio passò ad un operatore economico, che lo trasformò in un insieme di esercizi commerciali di buon tono, fra cui una elegante e rinomata sala da thè, negozi di abbigliamento, di oggettistica e di fiori. Cioè in una Galleria commerciale, che nelle piante degli anni Trenta del Novecento troviamo indicata come Galleria Vittoria, perché in vicinanza del tunnel con quel nome, aperto poco prima.

    La figura che accompagna questo articolo riproduce un cartellone pubblicitario dell’epoca, che mostra la danzatrice Loje Fuller, la “Regina delle luci”.

    (Maggio 2015)

  • Spigolature2

    Spigolature

     

    di Luciano Scateni

     

    “Lei non sa chi sono io”

    È trascesa nel turpiloquio la spocchia di chi dovrebbe essere d’esempio per il ruolo di uomo pubblico e di “onorevole” come ama essere identificato, ignorando, al pari dell’intero parlamento, che il titolo è stato cancellato addirittura dal fascismo. Roberto Formigoni, evidentemente avvezzo alla sopraffazione di regole e norme di comportamento, è andato in escandescenze, aggravate da frasi da trivio (irripetibili, catturate, con il cellulare, da una persona presente, pubblicate su facebook) e da minacce di denuncia per aver perso l’aereo. La rabbia si è conclusa con il suo cellulare scagliato in terra. Il volo, in ritardo, ha imbarcato un gruppo di passeggeri, ma non l’ex presidente della regione Lombardia, arrivato dopo parecchio tempo.

     

    Vitalizi

    A proposito di ex: Achille Occhetto, ultimo segretario e parlamentare del PCI, difende, con argomentazioni, su cui conviene riflettere, il diritto a percepire un vitalizio di poco meno di seimila euro al mese, in nome di un privilegio, messo in discussione e oggetto di proteste. A questa cifra si devono aggiungere circa tremila e ottocento euro del vitalizio riconosciuto alla moglie. La prospettiva di cancellare i seimila euro mensili spaventa Occhetto e gli fa dire che, senza tale somma di danaro, diventerebbe povero e non potrebbe aiutare i due figli disoccupati.

    La domanda che scaturisce da questa lamentazione: “Ma quante famiglie, con figli disoccupati, sono costrette a sopravvivere con redditi al di sotto dei mille euro?”

    E l’altra: “Si è poveri con un’entrata mensile di circa quattromila euro, quanti ne percepisce la moglie?”

    L’ultima: “Con un reddito complessivo di diecimila euro al mese e seicentomila (circa centotrentamila versati), incassati dall’ex segretario comunista, quanto ha messo da parte la famiglia Occhetto in tanti anni? E se non lo ha fatto non sente di essere anomala, rispetto agli Italiani, popolo storicamente dedito al risparmio?”

     

    Fidarsi è bene, diffidare è anche meglio

    Quasi tutto il prestigioso mondo dell’auto guarda, con il fiato sospeso, al pericolo airbag della multinazionale giapponese Takata, adottata da nomi eccellenti come il numero uno per vendite, la Toyota e altri colossi (Bmw, Fiat Chrysler Automobiles, Ford Motor, General Motors, Honda Motor, Mazda Motor, Mitsubishi, Nissan Motor, Subaru Motors USA): ci si prepara alla più grande operazione di ritiro di auto per difetti di fabbricazione e mai, come in questa circostanza, si dimostra che anche i piedi dei giganti possono essere di argilla. 

    Il numero di vetture con difetti pericolosi dell’airbag sarebbe di quasi quarantamila per l’azienda giapponese ma altri sostengono che questo tetto, già impressionante, si dovrebbe raddoppiare, così da superare il precedente record di ritiri dal mercato del farmaco Tylenol (poco più di trentamila flaconi).  Il ritiro delle auto non avviene in accordo con la Takata che, in un primo tempo, ha negato il difetto, ma poi ha dovuto ammetterlo. I dubbi sono legati all’accertamento del difetto di cui si conoscono le possibili conseguenze ma non le cause.

    L’incertezza è destinata ad allungare i tempi necessari ad eliminare, all’origine, il problema. 

     

    Discriminanti di segno opposto

    Listino prezzo ad personam. E’ quanto segnalano due episodi di segno opposto, egualmente odiosi e prossimi al razzismo, quasi quanto il rifiuto di proprietari del nord Italia di affittare abitazioni ai meridionali.

    Per raccontare il primo, il riferimento è al grande parco divertimenti EuroDisney: nei suoi alberghi le tariffe sono imposte a misura di clienti. Per Francesi o Belgi, la denuncia è sorprendente, l’albergo costa circa novecento euro per due notti,  quasi mille e quattrocento per gli Italiani. Ecco un buon motivo per rinviare sine die, o quanto meno fino al giorno della riunificazione dei costi, la “gita” all’Euro Disney.

    Di segno uguale e contrario è l’iniziativa di un barbiere africano che, a Padova, esigeva per le sue prestazioni  compensi diversi in base al colore della pelle dei clienti: dieci euro il costo per i bianchi, sei per i neri.

    Per una volta hanno ragione a protestare i leghisti, ma poi rimane la libertà del barbiere di praticare sconti come a loro pare.  

    (Maggio 2015)

  • E X P O 2015

    E X P O  2015

     

    di Mariacarla Rubinacci

     

     

    Il grande evento ha aperto i suoi spazi con un obiettivo corposo, globale, rivolto al futuro delle generazioni che stanno crescendo e che verranno, un obiettivo per i posteri, cui spetta la dantesca ardua sentenza. Expo è una cosa complessa, grandiosa, articolata secondo uno schema ben preciso.

    Nutrire il pianeta” è la guida per sottolineare la necessità della salvaguardia di un bene, ovvero che il mondo degli uomini possa continuare a sfamarsi, è l’impegno a rispettare la fonte del nutrimento globale, la Madre Terra, attraverso il nuovo credo: si deve mangiare per vivere e non vivere per mangiare.

    Energia per la vita” ricorda che la protagonista dell’ esposizione è l’alimentazione, in tutte le sue vesti, dal problema della mancanza di cibo, per alcune zone del mondo, a quello dell’educazione alimentare.

    Io ho respirato quest’aria d’intento che fa da base all’Expo, nel corso della mia visita, durata 8  ore, in cui ho visitato solo il 50% dello spazio,  che complessivamente ospita ben 145 nazioni, distribuite lungo il Cardo e il Decumano, a formare un parco tematico, corredato da architetture avveniristiche e proiezioni documentaristiche e interattive, coinvolgenti al punto tale da far sentire il visitatore protagonista, egli stesso, nel protagonismo espresso.

    Ho assaggiato piatti tipici, ho scoperto sapori e tradizioni.

    In Piazza Italia ho ammirato “L’albero della Vita”, che riprende nelle sue forme il grafico del disegno michelangiolesco, cha fa da sfondo alla piazza del Campidoglio a Roma. Seduta ad ascoltare la musica.  che accompagna i giochi d’acqua che lo circondano, ho provato la gradevole sensazione che l’Italia incontri il resto del mondo, perché occhi, linguaggi, colori della pelle diversi sono rivolti alla sua attenzione, tutti insieme.

    Ho capito come la globalità del mondo unisce.

    Ho visitato i Cluster, le zone che riuniscono tematiche espresse dalle varie nazioni che le sostengono: il riso, il cacao, il cioccolato, il caffè, la frutta e i legumi, le spezie, i cereali e i tuberi, le isole di mare e di cibo, per finire con le zone aride.

    Da buona milanese descrivo, come esempio, quella del riso: ho camminato avvolta dal paesaggio di un’immensa risaia, dove le varie tappe della storia di questo cereale, le diverse varietà e i diversi modi in cui ogni Paese sceglie di interpretarlo nella sua cucina, mi hanno fatto incrociare racconti, tendenze e innovazioni rivolti alla salvaguardia di questo elemento della nutrizione dell’uomo.

    Nel Palazzo Italia ho toccato, quasi materialmente, con mano, le bellezze dei nostri monumenti in un gioco di specchi che avvolgono il visitatore in un magico volo verso soffitti di chiese, rosoni delle loro facciate, stucchi dorati e immagini sacre, solitamente ammirati con il naso in su, mentre qui potevo sfiorarli per sentirne la grandiosa emozione che diventava tangibile.

    Ho descritto una piccola parte della mia visita per immaginare di essere stata in vostra compagnia, cari lettori, mentre camminavo lungo quegli spazi, parlando e confrontando, con voi, le stesse emozioni.

    (Maggio 2015)

  • Passioni teatrali

    “PASSIONI TEATRALI” AL TEATRO CILEA

     


    Al Teatro Acacia la Compagnia “Passioni Teatrali”, diretta da Silvana Buttafarri,  ha presentato un testo brillante, una commedia con musiche, ambientata negli anni ’60 alla ripresa delle attività didattiche, con situazioni tipiche  di studenti che s’innamorano delle proprie coetanee ma anche infatuati di qualche insegnante, insegnanti che s’innamorano tra di loro. Il tutto intervallato da musiche e balletti che riecheggiano i maggiori successi di quegli anni e che si concludono con il Mak P, la classica festa che, al termine del quinto anno di scuola superiore, cento giorni prima della fine delle lezioni, chiude l’anno scolastico.

    Tra gli interpreti la stessa Silvana Buttafarri, nel ruolo della preside. Gli insegnanti : Renata Amabile, Rossella Argo, Ugo Bardi, Sasà Bratti, Annamaria Cretella, Vittorio Forgione, Luciano Iannone, Rino Pappagallo, Benedetto Pepe, Ada Punzo, Anna Sardi,  nonché  un  gruppo di ballerini tra i quali Dalila Di Stefano e Christian La Sala, che hanno dato vita ad un susseguirsi di canzoni e balletti, apprezzati dal pubblico in sala, che ha mostrato di gradire lo spettacolo anche per  le musiche dal vivo, eseguite dall’orchestra diretta dal maestro Bruno Vitale.

    Regia di Maurizio Fiorillo con la direzione artistica di Gennaro Capodanno.

    (Maggio 2015)

  • Napoli parlava greco e latino

    Napoli parlava greco e latino senza andare al liceo

     

    di Antonio La Gala

     


    Napoli continuò a parlare greco, la lingua dei suoi fondatori, per lungo tempo ancora dopo essere stata conquistata dai Romani.

    C’è da presumere quindi che i nostri antenati, nel lungo periodo di passaggio dall’una all’altra lingua, nella fase della loro coesistenza, sapessero districarsi con disinvoltura fra aoristi greci e consecutio temporum latina, senza andare al liceo Umberto o al Sannazaro.

    In latino sicuramente “andavano bene”, visto che Napoli e la Campania trovano un posto di tutto rispetto nella letteratura latina.

    Nella città campana di Atella, nacquero le Atellane, dialoghi buffoneschi recitati da “cabarettisti”, basati sull’improvvisazione, con personaggi a tipo fisso, un po’ come nella commedia italiana dell’arte del Sei e Settecento.

    Alle Atellane si ispirò Gneo Nevio, nato a Capua nel 270 circa a.C., un poeta ribelle, un arrabbiato contro i nobili romani.

    Pompei rivendica il riconoscimento di patria natale di Tito Lucrezio Caro.

    Nel I sec. a.C. Napoli divenne faro della dottrina epicurea: vi insegnarono Sirone, nel suo hortus di Posillipo (poi acquistato da Virgilio), e Filodemo di Gadara, nella villa di Calpurnio Pisone, poi detta “dei papiri”, ad Ercolano.

    A Napoli nacque, attorno al 40 d.C., Papinio Stazio.

    Questi, avendo vinto a Napoli alcuni premi, ritenne di poter sfondare pure nella capitale, a Roma, ma non vi riuscì.

    Nel 94, stanco e bisognoso di sonno, desiderava tornare nella città natale, forse anche perché preso dalla nostalgia che colpisce molti napoletani emigrati. Dovette faticare non poco per convincere la moglie, una romana vedova di un musicista, che amava  il “giro” del gran mondo della capitale. Per convincerla Stazio le decantava in versi le bellezze del golfo di Napoli (Silvae, libro IV), aggiungendo che alla fine dei conti da Roma a Napoli si va in una sola giornata: “Qui primo Tyberim reliquit ortu / Primo vespere navigat Lucrinum” (cioè chi lascia il Tevere all’alba, al tramonto naviga a Lucrino). Riuscì a convincerla e morì a Napoli attorno ai sessantacinque anni.

    Stazio diceva la verità a proposito della facilità di collegamenti fra Roma e Napoli. Infatti i Romani, in un primo tempo, raggiungevano la zona flegrea attraverso l’Appia (diramandosi da Capua attraverso la Via Campana), ma, in età imperiale, dopo che avevano valorizzato la zona, vi arrivavano velocemente attraverso la Domitiana, l’autostrada A1 dell’epoca.

    I mezzi più veloci percorrevano il tratto, appunto, fra l’alba e il tramonto.

    Non napoletano, ma legato ad eventi napoletani, fu Plinio il Vecchio, il comandante della flotta romana insediata a Miseno. Egli, al verificarsi dell’eruzione del 79 d. C.,  veleggiò verso Pompei per portare soccorso e per studiare il fenomeno, lasciandovi la vita. 

    Su tutti i letterati latini, legati a Napoli, spicca il nome di Virgilio, il cui rapporto con Napoli è troppo importante per occuparcene qui a volo d’uccello.

    (Maggio 2015)

  • MOSTRA D’ARTE A CASTEL DELL’OVO

    MOSTRA D’ARTE A CASTEL DELL’OVO

     

    Dal 6 al 19 maggio al Castel Dell’Ovo espongono le loro opere gli artisti Carmine Rezzuti, Cherisch Gaines e Mary Cinque, accomunati da una cultura artistica che li caratterizza per il rispetto dell’ambiente.

    L’esposizione è inserita nel calendario del “Maggio dei Monumenti” con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, della presidenza della Commissione Cultura (Maria Barbara Lorenzi), dell’Ordine degli Architetti, della Municipalità.

    La mostra è stata organizzata dall’Associazione culturale arte di Tiziano Gelsomina Donatella Liguria, che ha dichiarato: “E’ stata una mostra che abbiamo voluto a Napoli, soprattutto in questo momento particolare per parlare di ambiente e di riciclo attraverso l’arte”

    Il tema della mostra è “L’arte per l’ambiente” e le opere sono state realizzate attraverso una rivisitazione dei materiali di scarto, quali ferro, legno, plastica e carta.

    Secondo l’artista napoletano, Carmine Rezzuti, è l’uccello l’animale simbolo della libertà e del cambiamento. Infatti, l’artista realizza stormi di uccelli neri partendo da materiali abbandonati sulle spiagge.

    L’artista californiana Cherisch Gaines per le sue opere ha usato rifiuti di carta, sabbia e plastica, mentre l’artista Mary Cinque utilizza da sempre la carta riciclata, lavorando sulle pagine strappate alle riviste.                   ( LU. RE )

    (Maggio 2015)

  • AMIAMO GLI ANIMALI

    AMIAMO GLI ANIMALI MA NON TRASCURIAMO GLI UOMINI   

     

    di  Peppe Iannicelli

     

    Una serie di recenti fatti di cronaca mi ha fatto molto riflettere sul rapporto perverso che si è ormai innescato tra certi uomini e gli animali. Una bambina di sette mesi è stata aggredita da un cane di taglia maxi, di proprietà del nonno. La bambina è in fin di vita ed un’associazione animalista invita a non abbattere l’animale prima di aver verificato cosa sia accaduto realmente. Che la belva sia stata provocata dall’infanta?

    C’è stata grande mobilitazione mediatica, a Napoli, per salvare quattro cuccioli abbandonati in una zona periferica, devastata da un incendio. Un senza fissa dimora, nello stesso capoluogo regionale, è morto nella pressoché totale indifferenza. Non mancano mai , praticamente in ogni telegiornale, storie di cani maltrattati o di canili inadeguati mentre ben più raramente trovano spazio inchieste e denunce sugli ospizi-lager o su ospedali fatiscenti, nonostante il grande dispendio di pubblico denaro. Trenitalia ha persino ammesso, nelle stesse carrozze viaggiatori, i quadrupedi, senza i quali molti viaggiatori rinunciano persino a trasferirsi. E poi i cani invadono case ed uffici, con una presenza rumorosa ed “odorosa”. Naturalmente il vero problema non sono i poveri cani, poveri comunque fino ad un certo punto visto che qualche scatola di biscotti costa quanto un pranzo gourmet. Il problema sono i cattivi proprietari di cani che non sanno farli comportare in modo educato, che gli permettono d’insolentire chi non vuole dare un bacino a “fuffyno”, che fanno diventare  i cani un surrogato per relazioni umane sempre più povere di contenuto solidale.

    In fondo è molto più facile relazionarsi con un cane scodinzolante, piuttosto che con un anziano padre noioso. È molto più gratificante farsi sommergere di baci da un cane, piuttosto che chiedersi perché i figli non alzano neanche gli occhi dal proprio telefonino quando si rientra in casa.

    Massimo rispetto per i cani e per gli animali in genere. Ma guai se diventano il palliativo di una disumanizzazione crescente. In fondo San Francesco parlava con gli animali, ma senza mai trascurare i propri simili anche quelli peggiori.

    (Maggio 2015)

  • Quale è la via del vento?

    “Quale è la via del vento?”

     

    Martedì 12 maggio, alle ore 17, la Comunità Ebraica di Napoli e l’Associazione Donne Ebree Italiane presentano il volume “Quale è la via del vento?” Appunti su Isidoro Moshè Kahn (1934-2004).

     «In contrasto con il cognome e l’aspetto mitteleuropeo, il giovane rabbino Isidoro Kahn è napoletanissimo e grazie ai suoi modi gentili e comprensivi  fa della piccola Comunità Ebraica di Napoli un luogo accogliente ed amato. Quando, dopo tanti anni, mi capiterà di andare a Livorno dove è diventato Rabbino Capo, di sabato mattina mi precipiterò in Sinagoga solo per il piacere di riascoltare la sua voce pastosa e dolcissima che intona le preghiere». Così Miriam Rebhun nel suo Ho inciampato e non mi sono fatta male ricorda Isidoro Moshè Kahn, dal 1955 al 1980 punto di riferimento spirituale della Comunità Ebraica di Napoli, ministro di Culto a soli ventun anni e dal 1963, conseguita la laurea rabbinica, Rabbino Capo nella Sinagoga di via Cappella Vecchia.

    Fine studioso, uomo comunicativo, propositivo ed aperto al dialogo ha dato un’ impronta indelebile  alla vita della Comunità napoletana. «I suoi occhi avevano la vista proiettata verso il futuro. Ogni giorno per lui era un giorno nuovo, un’occasione per costruire e spalancare finestre»: così scrive Paolo Orsucci nel bel volume “Quale è la via del vento?” (Salomone Belforte ed.), in cui, secondo la tradizione talmudica, il testo è contenuto in un riquadro centrale ed è attorniato da dotte Derashot  che illustrano il significato di festività e di tradizioni ebraiche.

    Insieme con l’autore illustreranno la figura e gli insegnamenti di Rav Isidoro Moshè Kahn il rabbino capo di Napoli Umberto Piperno, Guido Guastalla e Valentina Kahn Della Corte, coordinati da Giacomo Kahn, direttore del mensile Shalom.

    (Maggio 2015)

  • Maggio dei monumenti

    Miti napoletani di oggi.33

    “MAGGIO DEI MONUMENTI”

     

    di Sergio Zazzera

     


    Le iniziative per il rilancio turistico di Napoli, pur tra gli ostacoli frapposti dalle azioni della criminalità – sia micro, che macro –, si rinnovano, di quando in quando. Di esse, la più nota universalmente è senz’altro quella che ha assunto la denominazione di “Maggio dei monumenti”, nata nel 1994, per iniziativa della fondazione Napoli Novantanove, animata da Mirella Barracco, che si articola attraverso l’apertura al pubblico di luoghi d’interesse storico e/o artistico, solitamente non visitabili, con l’offerta di visite guidate, per lo più gratuite.

    Gli estimatori dell’iniziativa fanno leva, per lo più, sulla «destagionalizzazione dei flussi turistici» e sull’«attrazione di nuovi segmenti di mercato»; i suoi detrattori manifestano, a loro volta, il timore che, fra l’altro, essa produca l’esclusione della popolazione cittadina dai beni proposti, poiché la loro apertura, limitata nel tempo, finisce per rivolgersi a pochi, anziché a molti.

    In realtà, qualche aspetto positivo dev’essere sicuramente riconosciuto alla manifestazione, non foss’altro, che per l’offerta della possibilità di visita anche alla popolazione cittadina, da una parte, e, dall’altra, per lo stimolo allo studio della storia locale impresso ai giovani delle scuole, ai quali è affidato il compito di guidare le visite a ciascun monumento, anche con il supporto di altre istituzioni, come il F.A.I. e, talvolta, la Fondazione Humaniter.

    Nella positività, però, s’insinua, in maniera strisciante, il mito: dei trentun giorni, infatti, dei quali il mese di maggio consta, soltanto i fine settimana sono impegnati dalla manifestazione, per complessivi otto o dieci giorni. Inoltre, la concomitanza dell’apertura di più luoghi limita fortemente, in senso numerico, la possibilità di visita degli stessi. In proposito, dunque, non si può non condividere il pensiero espresso da Ermanno Corsi: «Quando le porte rimarranno aperte tutto l’anno? Certo, i monumenti non scappano. Ma… le occasioni, quando si perdono, non si recuperano più».

    (Maggio 2015)

  • "L'anima e il cristallo"

    "L'anima e il cristallo"

     


    ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI NAPOLI

    Mercoledì 6 maggio, ore 11.00, nell’ Aula Magna, si svolgerà un Seminario sul tema:  Il problema della forma nelle avanguardie artistiche del primo Novecento, a partire dal volume di Stefano Poggi "L'anima e il cristallo"

  • EXPO MILANO 2015

    EXPO MILANO 2015

     

    di Luigi Rezzuti

     

     

    Expo 2015 è una esposizione universale. Vi partecipano ben 145 Paesi.

    E’ stata organizzata dal Governo Italiano, dalla Regione Lombardia, dalla Provincia di Milano e dalla Camera di Commercio di Milano.

    Questa rassegna espositiva internazionale intende coinvolgere attivamente i visitatori intorno ad un tema importantissimo : “ Nutrire il Pianeta, Energia per la vita”

    Tale tema comprende sicurezza alimentare, accesso alle risorse alimentari e sostenibilità.

    Il visitatore potrà vivere l’esperienza di un viaggio appassionante intorno al mondo attraverso gusti, sapori, tradizioni, culture, bellezze artistiche, meraviglie e curiosità del nostro pianeta.

    Un evento, dunque,  di portata mondiale, che si caratterizza per la natura corale e fonda il suo successo sul coinvolgimento di tutte le diverse realtà che ne fanno parte.

    L’evento si svolge nel quartiere espositivo della Fiera di Milano a Rho, dal 1° maggio al 31 ottobre 2015.

    La manifestazione vede protagonisti Paesi di tutto il mondo, che sono stati invitati ad interpretare il Tema Nutrire il Pianeta, Energia per la vita.

    L’alimentazione, tema vitale e quotidiano per l’intera popolazione mondiale, porta con se profonde problematiche.

    Ogni Paese, partendo dalla propria cultura e delle proprie tradizioni, è chiamato ad interrogarsi su di esse e a proporre soluzioni rispetto alle grandi sfide, legate alle prospettive dell’alimentazione.

    Epicentro della manifestazione è il Padiglione Italia, che ospita molteplici attività espositive.

    Il Palazzo Italia è il luogo di rappresentanza dello Stato e del Governo Italiano e rimarrà anche nel periodo successivo alla manifestazione, come polo dell’innovazione tecnologica al servizio della città.

    L’Expo Milano 2015 è una grande opportunità di richiamo per l’Italia, per valorizzare le sue eccellenze produttive, tecnologiche e scientifiche.

    Un progetto incarnato sui concetti di trasparenza, energia, acqua, natura e tecnologia.

    (Maggio 2015)

  • IERI LE ANGUILLE

    IERI LE ANGUILLE, OGGI LE TARTARUGHE. E DOMANI ?

     

    di Luigi Rezzuti

     

    La fontana di via Scarlatti, realizzata 14 anni fa dall’artista partenopeo Ernesto Tatafiore, è stata sempre oggetto di critiche e meraviglia da parte dei Vomeresi per la sua bruttezza ed inutilità.

    Non bastavano le critiche. Un fatto alquanto strano e clamoroso avvenne a gennaio del  2015, quando nella famosa fontana i Vomeresi trovarono ben cinque anguille.

    Forse, dinanzi ad una fontana così, qualcuno, in segno di provocazione, versò in essa quei pesci.

    Gli sfottò iniziarono subito e qualcuno disse: «’A libertà pure l’anguille l’hanna truvà».

    Oggi, a distanza di quattro mesi, in questa fontana, ancora una volta, qualche burlone ha versato delle tartarughe.

    Erano quattro tartarughe di media grandezza che, però, nessun ente  ha voluto, per cui, in attesa dell’intervento dell’Asl, una coppia di vigili urbani in servizio in zona, ha dovuto “piantonare” le tartarughe in modo tale che nessuno le potesse prendere, trattandosi di “specie protetta”.

    Sarà sicuramente una coincidenza altrimenti dovremmo pensare al “mistero della fontana”.

    Chissà, però, se al prossimo Natale a qualcuno non venga la voglia di metterci i capitoni anche perché, più che una fontana, sembra proprio una vasca per pesci.

    (Maggio 2015)

  • MEMORIE DI GUERRA

    MEMORIE DI GUERRA

     

    di Maria Luisa Russo

     

    Nella settimana celebrativa della “Liberazione dell’Italia nel corso della II guerra mondiale”, mi è balenato alla mente il ricordo di due episodi, ricchi di profondo significato, che hanno visto protagonista la mia famiglia. Su consiglio di mio padre, richiamato alle armi, mia madre si era trasferita con noi figli (me e mio fratello minore) e tutto l’arredo di casa, nei  pressi della stazione di Baranello, nel Molise. Dopo l’armistizio, nella zona passavano i Tedeschi, catturando e uccidendo i militari italiani, non disposti a seguirli. In quei frangenti, avvenne che un militare italiano chiese a mia madre di nasconderlo per sottrarlo alla cattura. Ricordo ancora l’espressione terrorizzata del suo viso! Mia madre lo fece nascondere nella soffitta e fu un puro caso o un colpo d’ali della fortuna se i Tedeschi non lo trovarono!... Egli, quindi,  poté ritornare felicemente presso la sua famiglia e volle mostrarci riconoscenza inviandoci, in seguito, un po’ di generi alimentari, così scarsi all’epoca. L’altro episodio si riferisce sempre ai Tedeschi, che, nel risalire verso il Nord, occuparono, nel frattempo, una parte della nostra casa. L’ufficiale che li comandava chiese a mia madre: «Vostro marito dov’è?» ed ella rispose la verità: mio padre era tornato in licenza, ma poi, non vedendo arrivare i suoi bagagli, era ritornato a Roma per cercarli. L’ufficiale tedesco allora dichiarò che avrebbe portato a Roma tutta la nostra famiglia.  Rimanemmo allibiti, pensando al pericolo che incombeva su mio padre e su tutti noi, in quanto, come molti Italiani, non volevamo seguire i tedeschi, autori di tanti crimini. Ma Dio, che osserva sempre tutto dall’alto, risolse al meglio la situazione: un bombardamento aereo degli anglo-americani distrusse la stazione di Baranello e privò della vita l’ufficiale tedesco malintenzionato! Ho ancora davanti agli occhi l’immagine dell’ufficiale, disteso morto su un lettino. Così potemmo rimanere a Baranello e poi sapemmo che mio padre, a Roma, si era miracolosamente salvato, fuggendo sui tetti, proprio nel periodo dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Mi si consenta ora di fare alcune osservazioni: mia madre, Pierina Russo, rischiò la vita sua e di noi due figli, per salvare quella di uno sconosciuto! Ai giorni nostri, invece, “ è di moda” uccidere un familiare per motivi inammissibili… Inoltre, Dio premiò mia madre, per il suo gesto coraggioso ed il suo rispetto della vita, eliminando il nemico tedesco! Ma dove sono finiti valori come la fede, il rispetto di una vita umana e tutti gli altri sentimenti? Nasconde ancora qualcosa di buono il cuore degli uomini di oggi?

    (Maggio 2015)

  • CONTRO SAVIANO E VERONESI

    Contro Saviano e Veronesi. No alla droga libera e “leggera”

     

    di Peppe Iannicelli

     

    Le parole sono pesanti. Nonostante l’apparenza volatile, le parole piombano come macigni sulla vita della persone. Alcune parole sono riuscite a cambiare il corso della storia o, più semplicemente, il destino di un uomo. Non si possono sprecare le parole ed anche Gesù ammoniva a non far discorsi fatui: si o no, il resto viene dal maligno! Le parole vanno pensate e pesate. Vanno elaborate nel cervello e poi fatte passare per il cavo orale. E chi più di uno scrittore può saperlo?

    Eppure Roberto Saviano ha proposto di liberalizzare la droga. Lo scrittore, ch e  da anni la scorta protegge dagli attentati criminali in ragione del suo benemerito impegno di denuncia, propone di far vendere in farmacia le sostanze stupefacenti per sottrarre alla malavita una delle sue più importanti fonti di reddito.

    Droga libera, sostiene Saviano, così mafiosi e camorristi non potranno usarla per reclutare nuovi adepti ed accrescere il loro potere. Droga alla portata di tutti per toglierne il monopolio a Mafia&Camorra ed assegnarlo allo Stato proprio come una licenza di sale e tabacchi. Ed a dargli ragione è sceso in campo persino Umberto Veronesi. Anche il celebre oncologo ha sottoscritto questa “ricetta” per sconfiggere la malavita.

    Ho molto rispetto per la storia umana e letteraria di Saviano e per la scienza di Veronesi. Ma la  proposta mi appare balorda! Persino subdola ché al termine droga si aggiunge l’aggettivo leggero. Saviano e Veronesi vogliono legalizzare le droghe leggere!

    Ma non esistono droghe leggere! Ogni sostanza stupefacente produce un’alterazione delle capacità psico-fisiche; che tale alterazione sia leggera o pesante poco importa. Da genitore e cittadino non accetto l’idea che si possa legalizzare una sostanza che sconvolga, di poco o di molto, la mente dei miei figli, dei miei colleghi di lavoro, di coloro che guidano un’autovettura sulla strada che incrocia la mia, del medico che dovrà visitarmi, del fiscalista che dovrà compilare la mia dichiarazione dei redditi. Legalizzare la droga per sottrarla ai criminali sarebbe come far compiere le rapine ai poliziotti per impedire che le banche siano svaligiate dai malviventi.

    La droga è droga! Altro che leggera o pesante. Uno Stato ipocrita, che lucra sulle sigarette, impone scritte minatorie sui pacchetti. Faremo altrettanto con gli spinelli e le pasticche?  Stupisce che un illustre scienziato come Veronesi possa avallare, pur con i dovuti distinguo, una simile idiozia. Proprio lui che in vita sua non ha mai fumato, così almeno ha pubblicamente dichiarato, una sigaretta. La criminalità si combatte con la repressione dei traffici e dello spaccio e con la prevenzione educativa. Aiutiamo i ragazzi a crescere sani, a mangiar bene, a non fumare, a  fare sport. L’unico sballo sia quello della creatività e della voglia di vivere alla grande la propria vita.

     

    Invitiamo i lettori a partecipare al dibattito con un loro intervento da inviare al seguente indirizzo:

    Lettere al Direttore – marisapumpo@virgilio.it

    Ciascuno potrà farlo anche in altre circostanze, quando una tematica susciterà interesse o curiosità.

    Il Vomerese vuole offrire a tutti la possibilità di esprimere le proprie idee e far sentire la propria voce.

    (Aprile 2015)

  • QUATTROZAMPEINFIERA

    A NAPOLI QUATTROZAMPEINFIERA

     

    di Laura Coluccio

     

    Sabato 18 e domenica 19 aprile l’evento più importante dedicato agli amanti di cani e gatti. Due giorni di divertimento, apprendimento e tanto shopping

     

    Scoprire i benefici dell’agopuntura per curare il micio, aiutare l'animale con la Floriterapia di Bach, conoscere l’osteopatia (ascoltare con le mani i messaggi del suo corpo), imparare il canese, divertirsi con la gara di tuffi con lo Splashdog, ballare nel ring della Dog Dance, e tanto altro ancora! Tutto questo è stato Quattrozampeinfiera, il più importante evento dedicato a tutti gli amanti dei nostri amici pelosi, che si è tenuto in questi giorni alla Mostra d'Oltremare.

    Una kermesse che si adatta al mercato Pet che, nonostante la crisi, regge: nel 2014 una crescita del valore di 2,1% per un totale di 1.735,5 milioni di euro di fatturato. Questo perché gli Italiani amano gli animali, infatti quelli domestici sono circa 60 milioni e il  migliore amico dell’uomo, il cane, si conferma quello più amato. E’  presente nelle nostre case con il 55,6%, contro il 49,7%, rappresentato da coloro  che prediligono il gatto.

    La novità di Quattrozampeinfiera sono stati i due interi padiglioni dedicati ai cani e ai gatti,DogWorld e FelisWorld: l’occasione perfetta per conoscere i nostri amici a quattro zampe e le diverse razze, preferenze e abitudini, per imparare a vivere in armonia con loro. Tantissime le attività, sia ludiche che formative, tutte con dimostrazioni pratiche: avvicinare il mondo animale ai bambini, conoscere le patologie più comuni, imparare a curare il nostro amico a quattro zampe con i migliori  veterinari, scoprire le leggi contro l’abbandono, apprendere come tenere Fido sempre pulito, la dieta giusta e, infine, saper distinguere le migliori razze canine e feline.

    I padroni si sono cimentati, con i loro amici fedeli, nelle varie attività sportive con le piscine destinate all’AquaDog,  tra tuffi e acrobazie e dimostrazioni di salvataggio.

    Di tutto e di più a Quattrozampeinfiera, seconda edizione partenopea.  

    Tanti i prodotti da acquistare direttamentedalle aziende più rinomate di mangimistica, accessori, prodotti per la salute, integratori a quelle di servizi innovativi e di tendenza.

    Tra le aree più attese, il Dog Carpet Show, sul quale si sono alternati spettacoli, intrattenimenti e incontri con esperti. Sul carpet, oltre alla musica e al divertimento, una passerella di alcune delle razze canine italiane riconosciute dall’Enci e la possibilità di vivere un momento di celebrità in compagnia del proprio cane! Gli Italiani amano gli animali e il mercato per l’alimentazione e la cura dei pelosi lo conferma. Nonostante la situazione economica colpisca famiglie e consumi, il settore regge alla crisi.

    (Aprile 2015)

  • NELLA SCUOLA TUTTI SCONTENTI

    NELLA SCUOLA TUTTI SCONTENTI

     

    di Annamaria Riccio

     

    Dalle ultime indagini Ocse-Pisa emerge una statistica poco confortante sia sul livello delle competenze raggiunte dagli alunni, sia sullo stato d’animo degli stessi. E intanto i docenti scalpitano per le novità proposte dalla Buona Scuola di Renzi…

    Una scuola tutta incentrata su test collettivi, indagini, pianificazioni che tendono a collettivizzare i piani di lavoro e le attitudini, nonché le competenze degli studenti da un lato. Dall’altro si pone tutto intorno alla centralità dell’alunno nel potenziamento delle  capacità individuali. A questo punto ci chiediamo come poter far quadrare un cerchio. Perché è questo il paradosso: le due finalità sono nettamente divergenti. E chi ne fa le spese? Senza ombra di dubbio gli allievi, che sono  spesso tartassati  senza una gradualità di livelli ed un approfondimento nelle conoscenze, che diventa sempre più utopia. E’ una corsa a terminare i programmi senza tener conto, purtroppo,  del materiale umano. Si è controllati e pressati, con conseguente stanchezza da parte dei giovani ai quali si chiede sia un’acquisizione tradizionale delle competenze, sia  una metodica innovativa nell’affrontare gli argomenti. E qui siamo ancora una volta di fronte a sistemi che sono in antitesi. I ragazzi sono abituati ad un metodo visivo, che li impegna con pc e telefonini, con una conseguente difficoltà nella lettura e nell’ interpretazione. Il disagio derivato, causa una scarsa autostima che emerge dallo stato d’animo non proprio confortante.

    Gli insegnanti, dal loro punto di vista, registrano attività sempre più frequenti,  con un impegno che diventa via via più gravoso e diversificato. A questo aggiungiamo le novità della riforma scolastica, che raccoglie ampi dissensi con comprensibili iniziative, atte a contrastare le innovazioni ministeriali.

    (Aprile 2015)

  • LA MAGIA DEL DONARE

    La magia del donare

     

    di Mariacarla Rubinacci

     

    45508…45505…45594…numeri per coloro che chiedono aiuto.

    Quanti coltivano una speranza di riscossa vogliono credere ancora nella vita, malgrado un percorso tanto tortuoso metta in mostra occhi smarriti e cisposi, molte bocche affamate, tante speranze tragicamente già spezzate.

    Questi e tanti altri numeri da comporre dal cellulare o dal telefono fisso “bussano” alla porta delle coscienze, di quelle che rimangono illese sullo stesso percorso dove meno cruenti sono le battaglie da affrontare, di quelle che restano indenni dopo aver superato ostacoli meno difficoltosi, di quelle che ascoltano le grida di dolore di coloro che sono costretti  a soffrire, loro malgrado.

    Il futuro di molti esseri umani, dunque, è nelle mani di chi si apre alll’ascolto per cogliere echi lontani, che vengono, per esempio, dall’Uganda, dove bambini armati hanno bruciato l’infanzia, dalle immagini dei campi di profughi in fuga da Paesi martoriati, dagli ospedali infantili, nei quali creature agli albori della vita lottano per sopravvivere, dalle missioni e dalle associazioni onlus che tentano faticosamente di portare ristoro lì dove il silenzio è già una condanna inesorabile.

    Una piccola donazione, in queste circostanze, assume il potere di cambiare il destino di chi chiede e in tale semplice modo il donare diventa magia.

    Si potrebbe dire che donare è terapeutico. Conviene, perché fa bene. È come  prendere una medicina prescritta per curare il male del mondo, allevia l’animo perché dove c’è condivisione, si offusca l’individualismo, che rende ciechi e sordi in quanto paravento che nasconde l’indifferenza. L’opportunità di poter donare non urla, non aggredisce, non pretende, al contrario bussa con discrezione, pur parlando di fame, di miseria, di vita, ferita dalle guerre e dalla strada, di cancro e di tumori, di mancanza di  acqua e di risorse.

    Camminare al fianco di chi soffre rende umili, illumina la strada che è la medesima dove ci si incontra. La vita, lenisce l’ arroganza di sentirsi “fortunati”.

    Il gesto d’amore che fa comporre almeno uno di quei numeri, anche se per una volta sola, rasserena, globalizza la presenza sulla terra per non credere di essere i soli e i privilegiati. Si nasce sempre da una madre, si respira la stessa aria,  si beve per dissetarsi, si mangia lo stesso cibo per poter crescere tutti e diventare adulti, si ama per essere amati, si muore nella speranza di dover soccombere il più tardi possibile.

    Quei numeri dicono che, per molti, quel tardi è inesorabilmente già arrivato, dunque diventano magici, se una qualsiasi tastiera  comporrà 45508…45505…45594…

    (Aprile 2015)

  • NOSTALGIA DEL VINILE

    Musica

    NOSTALGIA DEL VINILE

     

    di Luciano Scateni

     


    L’era degli album musicali in cassetta, di cd, Ipad e smartphone, sembrava avesse definitivamente mandato in pensione i vecchi, cari lp  e, in loro compagnia mangia e giradischi. Con il tramonto del tradizionale ascolto della musica, in tanti ci siamo liberati dei dischi, taluni con il cuore a pezzi e la memoria espropriata dell’antico piacere, goduto con il jazz di Gerry Mullighan, le celeberrime romanze d’opera e pezzi di rara bravura di Frank Sinatra, Mina, Edith Piaf. Partita chissà da chi,  da dove e quando, la nostalgia per i dischi è improvvisamente esplosa e, in alcuni casi, per esempio in Inghilterra, con punte di vendita impensabili: un milione e trecentomila solo nel 2014, in forte incremento nell’anno in corso. Di piacevole, in questo revival, c’è l’impronosticabile favore dei giovanissimi, catturati dal fascino del disco che gira sul piatto e dal suono, sublime, se il giradischi è di alta qualità.

    (Aprile 2015)

  • MADE IN SUD

    SUCCESSO DI “MADE IN SUD”

     

    di Luigi Rezzuti

     

     

    Dopo il successo delle passate edizioni, è tornato, per la sesta volta, il varietà comico “Made in Sud” su Raidue, tutti i martedì alle ore 21,05 e per undici puntate, con incursioni dal teatro alla TV continuando a collezionare consensi e fan in tutta Italia. Basti pensare che, nell’arco di sei anni, questo spettacolo è diventato l’unico show di comicità  “live”, a celebrare la tipica ironia del Mezzogiorno.

    Condotto da Gigi e Ross, coadiuvati da Fatima Trotta e da Elisabetta Gregoracci.

    La prima puntata è partita il 3 marzo del 2015, un programma di Paolo Mariconda e Nando Mormone, realizzato nel Centro di Produzione TV di Napoli, prodotto in collaborazione con la Tunnel Produzioni, regia di Sergio Calabona.

    A differenza delle precedenti edizioni, il programma si è ripresentato con qualche novità. Con un vero e proprio viaggio al Nord: la trasmissione è sbarcata alla Stazione Centrale di Milano per incontrare i giornalisti insieme all’interprete ufficiale, il professor Enzo Fischetti.

    Spazio, poi, alla comicità “Made in Nord”, visto che è entrato a far parte dello show di Raidue anche Marco Della Noce nei panni di Larsen, un bizzarro fonico della Brianza.

    Infatti, nell’affiatata squadra di comici del Sud, come Paolo Caiazza, gli “Arteteca”, Sex and the, Nello Iorio, Gino Fastidio, (solo per citare una piccola parte del cast) ha trovato spazio anche la comicità “Made in Nord” con il musicista di Frank Carpentieri che ha scandito il ritmo del programma con la sue musiche originali.

    Infine le imitazioni de “Il Volo” e quelle di Gigi D’Alessio.

    (Aprile 2015)

  • LA PROFESSORESSA

    LA PROFESSORESSA

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Dalla cattedra la professoressa V. E. tuonava.

    Gli alunni della prima e seconda fila, che occupavano i banchi centrali, tremavano come fuscelli al vento, intimiditi dall’insegnante e dal tono della sua voce.

    La prof. V. E. era famosa, infatti, per le sue urla e la prima cosa che doveva imparare un alunno della scuola media “Dante Alighieri” era come scegliere il banco in cui sedere.

    Per tre anni i timpani di Luigi furono trafitti dagli acuti di colei che tutti chiamavano “la terribile urlatrice”.

    Ma, in fin dei cinti, la prof. non era cattiva.

    Non era una di quelle insegnanti sempre sorridenti, che poi ti appioppava una nota se ti scappava una chiacchiera col compagno di banco oppure se non ti eri fatto in quattro nell’esecuzione del compito a  casa o se chiedevi di uscire durante l’ora di lezione.

    Era soltanto una di quelle persone convinte che ogni urlo equivalesse ad avere ragione.

    E urlava, urlava … sicura che ogni sua parola fosse più vera, meglio assimilata dai ragazzi e una garanzia per tenere desta la loro attenzione.

    In realtà, nella scuola tutti la prendevano in giro, i colleghi insegnanti e i bidelli la guardavano con sufficienza, additandola come un caso tipico di “povera professoressa isterica”.

    I ragazzi erano divisi tra la compassione e i sorrisetti con gioioso sfregamento di mani quando la lezione era terminata.

    Luigi, allievo di terza G, era ormai un veterano, era sopravvissuto per tre anni alla furia dell’insegnante che, tra una spiegazione e l’altra, terrorizzava i suoi alunni con i voti, ma anche con le urla.

    Luigi le aveva escogitate tutte per difendere il suo animo di ragazzino e soprattutto i suoi timpani.

    La soluzione migliore e definitiva era stata quella, in seconda media, di investire la sua paghetta settimanale nell’acquisto di una confezione di tappi auricolari.

    I decibel diminuivano e le urla della prof. diventavano parole normali per le sue orecchie, tanto che riusciva a restare sempre attento e perfino ad  apprezzare ciò che l’insegnante diceva.

    Era un discreto alunno ed anche un tipo fantasioso, burlone e pronto ad afferrare tutte le possibilità per divertirsi e divertire i suoi compagni di classe.

    In quella settimana la professoressa spiegava le evoluzioni dell’abbigliamento nel corso dei secoli e Luigi aveva deciso di onorare quelle apprezzate nozioni con un suo personale intermezzo.

    Così, mentre suonava la campanella nell’intervallo che divideva un'ora di lezione dall'altra, con la complicità di alcuni compagni, ben svegli come lui, si travestì da Zorro e fu un giochetto infilarsi nell’armadio di classe, per una uscita sorprendente durante l’ora della professoressa.

    Terminata la ricreazione, infatti, quando il silenzio riavvolse gli alunni e le urla ricominciarono a sopraffare tutta la classe, nella disquisizione sul confronto tra gli eccessi di un abito settecentesco e la semplicità di un vestito del secondo Novecento, in una piccola pausa di silenzio, Luigi balzò fuori dall’armadio, nello splendore del suo travestimento da Zorro, con la maschera di rito e tanto di spadone sguainato.

    La prof., sopraffatta dallo spavento, rimase a bocca aperta, priva di parole e di urla.

    La dentiera le cadde con un piccolo tonfo sulla cattedra.

    Gli allievi esplosero tutti in una sonora risata e Luigi, disorientato da quando stava accadendo, uscì di corsa dall’aula, attraversò tutto il corridoio, scese le scale in un battibaleno, aprì la porta della presidenza e si rifugiò, piangendo, fra le braccia della Preside.

    Tra i singhiozzi e un racconto confuso su ciò che aveva fatto, confessò che le urla erano di gran lunga preferibili alla vista della bocca sdentata dell’insegnante.

    Ci volle un pò di tempo e tutta la pazienza della Preside per capire quanto era accaduto e per risolvere la situazione. Placare la professoressa, calmare la classe, ormai del tutto indisciplinata e pensare ad una punizione gusta per Luigi non fu cosa facile.

    Alla fine tutto si risolse con la richiesta di scuse e di perdono da parte  di Luigi in lacrime che, da ragazzo furbo e intelligente, si era accorto subito del guaio che aveva combinato.

    La prof. gli concesse il perdono e da quel giorno imparò, a sua volta, a mantenere un tono di voce più basso.

    Col passare degli anni Luigi diventò un uomo in carriera, rispettato e amato dai suoi dipendenti.

    L’esperienza vissuta da alunno gli era servita.

    Le riunioni con i suoi dipendenti erano sempre molto interessanti e seguite. Il suo tono di voce era proprio quello giusto, tale da non far addormentare mai chi lo ascoltava, nemmeno nelle giornate di primavera inoltrata. E fu proprio in una di queste belle mattinate  che,  nella sala della direzione, in occasione di una pacata riunione aziendale, d'improvviso volò una cicala.

    Era forse l’anima della professoressa V. E.

    (Aprile 2015)

  • FIOCCO AZZURRO

    FIOCCO AZZURRO

     

    Per la nascita di Christian Rezzuti

     

    Ad accrescere e ad allietare la nidiata di casa Rezzuti, è nato Christian, nipote del nostro editore, Luigi.

    Ai nonni e ai genitori felici, gli auguri del direttore responsabile e di tutta la redazione de Il Vomerese

    (Aprile 2015)

  • La conoscenza degli edifici sacri

    La  conoscenza degli edifici sacri di Napoli esistenti nel Seicento

     

    di Antonio La Gala

     

    In passato, la notevole presenza del clero e la sua influenza sulla vita pubblica e privata nella città di Napoli era evidenziata dall’esistenza di un elevatissimo numero di monasteri, chiese, cappelle ed edifici sacri in genere.

    Nei secoli molti di questi edifici sono stati ampliati, altri hanno cambiato tipologia, titolarità, proprietari, destinazione, ecc. Alcuni sono scomparsi, spesso altri sono sorti al loro posto.

    Ciò rende difficile, praticamente impossibile, soprattutto per i secoli meno vicini a noi, avere una “fotografia” precisa degli edifici sacri, esistenti nella città e nei suoi immediati dintorni.

    Le pubblicazioni più antiche intorno ai luoghi sacri della città che in un certo senso elencano e descrivono in maniera sufficientemente indicativa tutto l’esistente, ci risultano essere la “Descrittione di luoghi sacri di Napoli” di Pietro di Stefano, edita dai tipi di Raimondo Amato nel 1560; la “Napoli Sacra” del canonico Cesare Eugenio Caracciolo, pubblicata nel 1624, e il supplemento alla medesima di Carlo de Lellis del 1654.

    Più o meno in quel periodo un frate anonimo raccolse le notizie di queste tre opere, correggendone errori di date e di racconti, vi aggiunse i nomi e le notizie di altre chiese e cappelle, che erano andate in rovina, oppure che erano state sconsacrate o che non venivano più officiate per mancanza di mezzi, per dispersione delle dotazioni dei primi fondatori o anche per trasferimento di titoli e per qualsiasi altro motivo.

    L’insieme di tutto questo paziente lavoro il frate lo annotò “su un codice autografo a penna del formato 4° piccolo scritto con caratteri minuti tondi e netti di mende”.  In effetti raccolse in un “Catalogo”, ordinato alfabeticamente, tutte le chiese, monasteri, cappelle ed oratori esistenti nella città di Napoli e sobborghi o di cui si aveva ancora memoria, grosso modo a metà del Seicento, tempo in cui  il “Catalogo” fu compilato.

    L’opera, in circa duecento pagine, elenca un migliaio di luoghi sacri, fornendone succinte notizie storiche.

    Il manoscritto si trovava nell’archivio dei Padri Operai in San Giorgio ad forum, quando questo fu distrutto da un incendio, Fortunatamente il manoscritto del frate anonimo si salvò. Nell’Ottocento Stanislao D’Aloe riprese il manoscritto e, con un paziente lavoro di recupero, lo pubblicò sotto il titolo di “Catalogo di tutti gli edifizi sacri della città di Napoli e suoi sobborghi. T da un Ms. autografo della Chiesa di S. Giorgio ad forum”.

    Un ulteriore merito del libro, merito che riteniamo notevole, è quello di illustrare, nella descrizione dei luoghi sacri, l’antica topografia di Napoli dei secoli dopo il Mille fino a metà Seicento, grazie alla frequente indicazione dei rioni, dei vichi, delle strade e delle piazze della città con i nomi usati a quei tempi. Questi ,continui richiami, oltre a consentirci di riconoscere meglio i luoghi menzionati dagli antichi scrittori di cose napoletane, è opera quanto mai preziosa e benemerita  perché fornisce informazioni sulle denominazione dei luoghi, usate in secoli in cui non esisteva ancora una toponomastica ufficiale.

    (Aprile 2015)

  • SEMPRE PIU’ AUTO

    SEMPRE PIU’ AUTO USATE IN CAMPANIA

     

    di Luigi Rezzuti

     

    La crisi economica esiste e persiste e sono sempre più gli automobilisti costretti a tenersi la vecchia autovettura perché acquistare un’ auto nuova, anche di piccola cilindrata, è diventato un lusso, al Nord come al Centro e al Sud.

    I mezzi pubblici a Napoli non funzionano, ma a lavorare in qualche maniera bisogna andare e questo è il motivo  per il quale avere un mezzo privato diventa un’assoluta necessità.

    La crisi dell’auto è resa evidente dalle mancate nuove immatricolazioni. In Campania il calo è dovuto al fatto che, come si è appena detto, è diventato praticamente impossibile, per la maggior parte delle famiglie, acquistare  un’auto nuova .

    In circolazione, quindi, vediamo sempre più auto vecchie da rottamare, soggette a guasti e a produrre inquinamenti e le amministrazioni sono costrette a promuovere Ztl e limitazioni alla viabilità, per ridurre la presenza di polveri sottili.

    Trovata la legge, trovato il rimedio: molti automobilisti, per circolare  anche nei giorni vietati e per risparmiare sui costi, fanno installare un impianto a gas che è anche meno inquinante.

    Se andiamo avanti così molti circoleranno con auto sempre più vecchie. Siamo tornati indietro di 50 anni.

    Il parco auto in Campania è  tra i più vecchi d’Europa, l’età media di un’auto spesso va dai 10 ai 13 anni.

    (Aprile 2015)

  • Spigolature

    Spigolature

     

    di Luciano Scateni

     

    Paura e caos

    Sono normali e quotidiane le difficoltà di funzionamento di un grande tribunale qual è il palazzo di Giustizia napoletano, che ogni giorno ospita migliaia di persone e molte decine di operatori, ma è caos se le misure di sicurezza, adottate dopo i fatti di Milano, si esasperano per scongiurare il temuto ingresso di malintenzionati. L’inadeguatezza, l’esiguità dei varchi per avvocati e magistrati hanno provocato lo stress dell’accesso e lunghissime file in attesa del proprio turno di verifica, introdotta in questa tardiva prudenza degli ingressi: risultato? Gli avvocati denunciano con veemenza le conseguenze negative del disagio, provocato dalla pur necessaria novità, che mette a rischio lo svolgimento dei processi. Contrastano, insomma, le esigenze di sicurezza e il normale svolgimento della vita all’interno del Palazzo di Giustizia. L’esasperazione degli avvocati ha toccato eccessi di tensione con il tentativo di sfondamento dei varchi d’accesso, costato un paio di agenti feriti e altrettanti avvocati denunciati.

     

    Risarcimento inadeguato

    Dieci anni di carcere e ventitré, vissuti con il peso di una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, che la Corte Suprema Europea dei diritti umani ha invalidato, giudicando il reato non sufficientemente chiaro all’epoca dei fatti, compresi tra il 1979 e il 1988: la vicenda riguarda Bruno Contrada, che lo Stato italiano dovrà risarcire con diecimila euro, per compensare i danni morali subiti. Ben poco, se si considera la sofferenza patita in un quarto di secolo dal numero due del Sisde. Il legale di Contrada, appresa la sentenza, dichiara di puntare all’assoluzione completa del suo assistito.

     

    Lo rifarei: parola di  Fabio Tortosa

    Che sia odio politico, assurdamente interno a soggetti di analoga appartenenza a ceti sociali contigui? Si spiegherebbe così  la ferocia dei poliziotti torturatori della scuola Diaz, nella democratica Genova? C’è anche questo, nel blitz che ha massacrato giovani inermi, come anche, quasi certamente, il condizionamento dei  vertici della polizia che hanno buon gioco sulla frustrazione di uomini malpagati ed esposti a rischi, nel difficile compito di tutelare l’ordine pubblico. Eppure,  l’analisi di comportamenti  violenti, che trasformano il mandato istituzionale in aggressività incontrollata, non ce la fa a fornire alibi a quanti, a ridosso della sentenza sui fatti di Genova,  hanno testimoniato condivisione e solidarietà a Fabio Tortosa, uno degli 80 agenti che fecero irruzione nella Diaz. “Rientrerei  nella scuola altre mille e mille volte”, ha postato su Facebook Fabio Tortosa, l’agente che ha ricevuto da circa duecento lettori un ignobile “mi piace”,  esteso alla delittuosa espressione rivolta a Carlo Giuliani, giovane vittima dei disordini: “Spero che sotto terra faccia schifo ai vermi”. Cos’altro c’è, dietro numerosi  casi di pestaggi  illegali di poliziotti  e carabinieri, sistematicamente impuniti  grazie all’omertà  dei rispettivi vertici dei due corpi e all’assenza di riferimenti  sulla divisa? Un’interpretazione del ruolo che snatura i compiti istituzionali.  Cosa nasconde l’assoluzione politica che Renzi ha riservato a De Gennaro, a quel tempo capo della Polizia, promosso  a presidente di Finmeccanica?   Fra tanti interrogativi,  una certezza:  il ministero degli Interni è stato da sempre oggetto di  rivendicazioni della destra, con l’evidente obiettivo di usare la forza pubblica contro ogni  forma di rivendicazione sindacale o sociale e di gestire i servizi segreti,  delicati filoni di controllo della politica.

    (Aprile 2015)

     

  • NAPOLI NOVECENTO

    Miti napoletani di oggi.32

    "NAPOLI NOVECENTO"

     

    di Sergio Zazzera

     

    Per lunghissimo tempo Napoli non ha avuto un museo, né una galleria di arte contemporanea, nonostante di arte la città, nella contemporaneità, ne abbia prodotta tanta. Poi, nel 2005, vennero il MADRE (Museo di arte contemporanea Donnaregina) e il PAN (Palazzo delle arti di Napoli), seguiti, cinque anni dopo, da “Napoli Novecento”, collezione in progress di opere – di pittura, scultura e grafica – di artisti napoletani del secolo scorso, in buona parte oggetto di comodato da parte dei possessori. Il primo nucleo, costituito da circa centosettanta opere di novanta autori, è andato accrescendosi nel tempo, ma due profili concorrono a rendere mitica l’istituzione.

    Primo profilo: la sproporzione tra il numero di opere di ciascuno degli autori presenti, anche in relazione allo spessore di questi ultimi. Per citare soltanto qualche esempio, una sola scultura di Ennio Tomai e qualche sparuto Gemito (sì, avete capito bene), ma sette od otto opere di Gianni Pisani.

    Secondo profilo: l’incomprensibile criterio di selezione delle presenze. L’esempio più eclatante è quello di Giuseppe Antonello Leone, una cui opera è esposta soltanto dalla fine del 2014. È il caso, però, di porre in evidenza anche l’assenza, fra i tanti, di due artisti di primo piano: la prima, Diana Franco, della quale, per comprenderne il valore, gioverà citare la collaborazione con Peppe Macedonio alla realizzazione della Fontana dell’Esedra della Mostra d’Oltremare e l’esecuzione dell’altare conciliare della chiesa dei SS. Apostoli; il secondo, Nino Ruju, presente in musei dell’Inghilterra, della Turchia, della Thailandia e perfino nella sede dell’Unione Europea a Strasburgo. E l’elenco potrebbe continuare a lungo.

    Dunque, non si venga a dirci che i vuoti, prima o poi, saranno colmati, dato che si tratta di una galleria in progress: quello di progress, infatti, è un concetto dinamico, in assoluto contrasto con la statica condizione da buzzatiano Deserto dei Tartari, che, per lo più, ha caratterizzato, fin dalla sua nascita e a tutt’oggi, “Napoli Novecento”.

    (Aprile2015)

  • QUEL FURBO DI RAFA BENITEZ

    QUEL FURBO DI RAFA BENITEZ

     

    di Luigi Rezzuti

     


    In questi due anni di permanenza di Rafa Benitez sulla panchina del Calcio Napoli, per allenare la squadra, pensiamo di averlo capito bene.

    Benitez è senz’altro un uomo calcisticamente preparato, intelligente, ma innanzitutto furbo e quasi sicuramente, a fine stagione, lascerà il Calcio Napoli per accasarsi sulla panchina di un’altra squadra prestigiosa ( Liverpool – Psg ).

    Egli, dopo aver capito che la squadra del Napoli non sarebbe riuscita a raggiungere il secondo posto in campionato (Lazio e Fiorentina sono più forti), ha pensato di puntare tutto sulla Coppa Italia e su Europa League, per poi andar via.

    Ecco perché dice di voler attendere fino a metà aprile per comunicare la sua decisione. Forse vuole essere sicuro di poter annoverare nel suo curriculum altri “titoli”.

    Domani chi ricorderà che con Benitez il Napoli si era qualificato al secondo posto in campionato mentre gli sportivi ricorderanno che Benitez ha vinto altri “titoli” in Italia?

    Infatti, quando si parla della carriera di Benitez o delle squadre da lui allenate, si ricordano solo i suoi “titoli” e non i traguardi, in classifica, delle squadre.

    Di chi è la colpa se il Napoli non ha saputo trarre profitto da un campionato mediocre e dal cedimento della Roma?

    Benitez chiedeva giocatori di esperienza internazionale, ma il presidente Aurelio De Laurentiis non è stato dello stesso avviso e non ha concesso il via libera a Riccardo Bigon per intraprendere trattative costose nè tanto meno con alti ingaggi.

    Non avendo avuto giocatori di spessore, Benitez ha puntato, quindi, tutto sulle cosiddette partite secche, sperando di vincere, così, “titoli sportivi”.

     (Aprile2015)

  • LUNA ROSSA SI RITIRA

    LUNA ROSSA SI RITIRA DALLA 35a COPPA AMERICA

     

    di Lu. Re.

     


    Addio Coppa America. Luna Rossa è giunta alla clamorosa decisione dopo l’approvazione a maggioranza degli sfidanti e del Defender (Oracle) delle nuove regole di classe delle imbarcazioni.

    La decisione è stata comunicata da Patrizio Bertelli con una nota stampa dai toni durissimi : «Ringrazio tutto il team per l’intenso lavoro svolto durante l’ultimo anno, purtroppo vanificato da questa manovra senza precedenti nella storia della Coppa America. Nello sport, come nella vita, tuttavia, non si può ricorrere sempre al compromesso del compromesso del compromesso. Talvolta si impongono decisioni dolorose, ma nette, che da sole possono far prendere coscienza delle derive di un sistema e porre così le basi per un futuro di legalità e rispetto dei valori sportivi».

    Luna Rossa si ritira perché è stato cambiato il protocollo della Coppa America, sono state ribaltate le regole di classe, penalizzando il team italiano, che era più avanti di tutti nella ricerca e progettazione del catamarano gigante,  annullando, così, il lavoro di ricerca e sviluppo di alcuni team.

    Il team di Luna Rossa, dopo aver valutato le gravi implicazioni di questa iniziativa, conferma che si ritirerà dalla 35a Coppa America,  non gareggeranno alle Bermuda e niente da fare nemmeno per le World Series della Coppa America, in programma a Cagliari dal 4 al 7 giugno.

    Patrizio Bertelli, infine, conclude dicendo: «è un palese abuso sul piano del diritto ma, se Defender e gli equipaggi che hanno deciso per questa deriva dovessero rimanere fermi nella loro decisione, non sono esclusi colpi di scena e il ricorso alla magistratura». 

    (Aprile 2015)

  • LE REGOLE DELL’AMERICA’S CUP DI VELA

    LE REGOLE DELL’AMERICA’S CUP DI VELA

     

    di Sergio Zazzera

     

    Sembrano quasi scritte da Renzi o da Berlusconi, le cui tecniche di formulazione normativa sono altamente somiglianti fra loro, le regole dell’America’s Cup di vela, che hanno fatto imbestialire il team italiano di Luna Rossa. In breve: il team statunitense di Oracle, vincitore dell’ultima edizione della regata, secondo quanto prevede il regolamento della gara – stilato, peraltro, a suo tempo, dai suoi predecessori americani –, ha deciso le modalità di svolgimento della prossima edizione, fissando nuove dimensioni degli scafi, e lo ha fatto a due anni di distanza dalla stessa, dopo aver lasciato trascorrere un anno e mezzo dalla precedente. È evidente, dunque, come ciò abbia determinato per la squadra italiana – ma sicuramente anche per altre squadre – la sostanziale impossibilità di dotarsi in tempo utile di uno scafo del tipo così stabilito; il tutto, dopo avere assunto impegni, anche economici, verso cantieri, sponsors e quant’altro.

    Orbene, questo modo di agire lascia trasparire, in maniera abbastanza evidente, l’intento dei vincitori di liberarsi di concorrenti insidiosi o, quanto meno, scomodi; ma non v’è dubbio che, in fondo, la colpa non possa essere addebitata in tutto e per tutto a loro. Chi mai, infatti, essendo legittimato a dettare le regole del gioco, non se le costruirebbe su misura, per facilitarsi il percorso verso la vittoria? E, tuttavia, c’è da domandarsi se ciò che queste regole disciplinano possa essere correttamente definito sport.

    In tempi, dunque, di universale crisi della democrazia, come l’Italia è destinata a beccarsi, per le prossime competizioni elettorali, l’Italicum, così i concorrenti della prossima America’s Cup si sono beccati, a loro volta, un Amèricum.

    (Aprile 2015)

  • Quanto siamo antichi?

    Quanto siamo antichi?

     

    di Antonio La Gala

     

    E' acclarato che il Vomero non è un luogo “senza storia”. Ma quando vi comparve qualcuno? Quanto sono antichi i vomeresi?

    Per alcuni luoghi (Antignano, Via Belvedere) riusciamo a risalire documentatamente al tempo dei Romani, ma è ragionevole pensare che vi fosse qualcuno ancora prima. 

    Il quartiere ha, quindi, più di duemila anni, ma si può ben dire che "non li dimostra", nessuno li vede, anche perché le testimonianze che il periodo greco-romano vi ha depositato, necessariamente poche per la scarsissima entità dell'insediamento, sono andate disperse e, inoltre, perché si presta poca attenzione alle labili tracce della classicità, che pure affiorano.

    L’estensione del territorio di influenza della Neapolis precedente la conquista romana, comprendeva, da un lato, la parte orientale dei Campi Flegrei, Ischia e Capri, e dall’altro lato la città si fermava al limite naturale, costituito dagli acquitrini attorno alla zona Poggioreale. A Nord, con ogni probabilità, il confine coincideva con il ciglio dei Camaldoli. Ma nulla risulta di documentato, almeno a noi, su eventuali insediamenti collinari.

    Supposizioni  logiche, non suffragate da fonti documentali, tuttavia, le possiamo fare sul sistema viario. Infatti i percorsi di quel periodo dovevano usufruire dell’area collinare a nord e ad ovest della città, ma passando attraverso punti imposti dalla conformazione orografica.

    Uno di questi percorsi, con caratteristiche di una certa rilevanza, doveva essere il collegamento fra Pozzuoli e il centro di Neapolis che scavalcava la collina vomerese, quella che i Romani in seguito, dopo la sua sistemazione, chiameranno “Via per colles”.

    Il profilo delle colline vomeresi doveva  essere familiare ai primi marinai mediterranei, e poi specificamente greci, che si addentravano nel golfo di Napoli. Il Vomero appariva loro un’alternanza di tufo giallo e di verde brullo, da cui  scendevano irruenti acque piovane.

    La vegetazione si presentava come un bosco simile a quello che, in maniera sempre più residuale, copre la zona dei Camaldoli. Lo sfruttamento agricolo della collina sembra essere cominciato solo in epoca romana.

    I Greci indicavano tutta la catena collinare che circonda Napoli, con il nome di Pausilypon  e dedicarono a Zeus l’altura di S. Martino e ad Hera, la dea dei boschi, la boscosa altura dei Camaldoli.

    Nel mix delle genti italico-campane, più o meno aborigene che occupavano l’entroterra campano, e i Greci, chi furono i primi a salire in collina? Neapolis, pur espandendosi per la sua funzione di centro commerciale e di smistamento dei prodotti dell’entroterra, rimase entro la ristretta cerchia delle mura. Quali rapporti ebbero i Greci di Neapolis con i collinari “fuori le mura”? I primi vomeresi parlavano l’osco, il sannita, oppure la lingua dei loro contemporanei Socrate e Aristotele?

    (Marzo 2015)

  • Dal particolare al generale

    Dal particolare al generale

     

    di Luciano Scateni

     

    Via Enrico Alvino, quartiere Vomero, per una mattina si omologa alle strade di western alla mercé di rapinatori pistoleros: assalto alla Banca a pochi metri dalla centralissima via Scarlatti, intervento di un vigilante. I  malviventi esplodono colpi di pistola per agevolare la fuga, panico per i passanti. Il Vomero, quartiere collinare di Napoli, popolato quanto una città di medie dimensioni, ha vissuto pochi giorni prima la sua disavventura per la mobilità, strozzata da un serpentone di auto, costrette a percorrere un metro o poco meno ogni dieci, venti secondi. Il motivo? La via Bernini, che collega la centralissima Piazza Vanvitelli con gran parte del quartiere, gli accessi alla tangenziale e la zona ospedaliera, si è saturata di macchine che, in poco tempo, hanno provocato la paralisi del quartiere intero nelle ore di grande traffico e si deve riconoscere agli automobilisti napoletani una pazienza biblica, uno straordinario senso dell’adattamento a situazioni estreme, che ha impedito proteste clamorose.  Cosa ha provocato il blocco? Semplicemente ed assurdamente, la decisione del Comune di potare gli alberi nell’arteria in questione, con mezzi invasivi della carreggiata. Altro quesito: chi ha deciso di sfrondare gli alberi nelle ore del mattino a traffico intenso? Ma, addebito anche più severo, nessuno ha informato il Comune che quegli alberi devono essere potati in Settembre e non in Marzo? Si potrebbe giudicare non di primo piano il disagio degli automobilisti napoletani del Vomero, ma la smentita è facile: da queste scelte irrazionali si valuta l’intelligenza operativa di un grande Comune qual è quello di Napoli. O, se volete, dall’intervento in emergenza sulle strade gruviera della città, che provocano incidenti, anche gravi, e richieste milionarie di risarcimento danni. Fra tanti esempi, quello della via Parco Margherita, che collega la zona Chiaia al corso Vittorio Emanuele e all’area collinare: disseminata di buche, più o meno profonde, provocate dalla pioggia e dal traffico pesante, che causano il dissesto dei sanpietrini, la strada è sistematicamente un percorso a rischio,  fino a un precario riempimento dei fossi con catrame, che, a sua volta, è in poco tempo divelto. Converrebbe fare i conti in tasca di questa eterna provvisorietà e ci si accorgerebbe che costerebbe meno rifare il manto stradale con le moderne tecniche e i materiali più resistenti, adottati per sostituire la pavimentazione con sampietrini, ormai sconnessa. Un terzo e non meno pressante invito è rivolto alle municipalità che sovrintendono all’aspetto dei quartieri. Quella del Vomero, per rimanere al quartiere in esame, affida ai commercianti delle diverse aree del rione la cura di alberi e aiuole. Con poche, lodevoli eccezioni (per esempio la piazza Vanvitelli, affidata al chiosco di fiori)  che rispondono all’invito con solerzia e rispetto del verde, la maggior parte degli affidatari non adempie al compito di curare il verde in proprio. In ballo, come sempre, la questione del controllo che latita, con la conseguenza che anche iniziative apprezzabili naufragano nella sciatteria da deficit di senso civico.

    A quante città, specialmente del sud, si può addebitare il pessimo binomio Comuni inefficienti-cittadini di serie B?

    (Marzo 2015)

  • Centralità in negativo

    Centralità in negativo della donna

     

    di Luciano Scateni

     

    Nel grande calderone della cronaca, che tragicamente propone un caso al giorno di femminicidio, tra gli ultimi l’uno, che ha come maledetto protagonista un uomo che ha massacrato la moglie a bastonate e l’altro, recentissimo di un delinquente che, con la promessa di procurarle sfilate di moda, ha segregato una giovane mannequin svedese, l’ha violentata e torturata. Sul tema della donna, due titoli di giornali e Tg, l’uno, incatenato alla polemica su possibili aree urbane a luci rosse, l’altro, che vede sul banco degli accusati una madre, definita a ragione scellerata per aver indotto il figlio di dieci anni a delinquere, agevolando l’irruzione di rapinatori in un ufficio postale.

    Roma, improvvisamente al centro di inchieste antimafia e antri corruzione, è protagonista di una polemica,, senza esclusione di colpi tra propugnatori della prostituzione “protetta” e quanti giudicano il confinamento programmato del mestiere più antico del mondo un’incentivazione alla vendita femminile di corpi. Chi ha ragione? Nessuno dei contendenti. Il punto di partenza di una riflessione sul tema è la condizione di schiavitù delle donne che, per scelta o per induzione di criminali, finiscono sulla strada nelle città di tutto il mondo. La ragione più diffusa che spinge giovani donne a prostituirsi è, storicamente, la condizione sociale di estremo disagio delle famiglie di provenienza, caratterizzato da livelli culturali vicini allo zero e da povertà, contrastata a stento con mille forme di illegalità. C’è poi l’esercito di donne dell’Est europeo o dell’Africa, vittime di “magnaccia” che le spingono all’emigrazione con promesse allettanti di lavoro e di livelli di benessere, seppure relativo, rispetto alla povertà dei loro Paesi. Altra cosa è la scelta di vita delle donne che, soprattutto in abitazioni private, esercitano il “mestiere” e sono fuori legge solo se inducono alla prostituzione altre donne, specialmente minorenni. Consideriamo gli effetti della legge Merlin che abolì le “case chiuse”, motivata con l’incompatibilità dell’etica di Stato con la tolleranza dei famigerati “casini”: con crescente frequenza, la prostituzione si è trasferita nelle strade delle città con la drammatica innovazione di giovani vittime di un traffico che arricchisce gli organizzatori del circuito perverso e fa registrare casi di violenza d’ogni tipo, ma anche le proteste dei benpensanti, per lo “scandaloso” adescamento a cielo aperto. Chi nega la legittimità dell’idea che propone aree a luci rosse, denuncia l’evidente omologazione di una simile iniziativa con l’immoralità di uno Stato che con le “case chiuse” favorirebbe la prostituzione. Chi la pensa in modo opposto sostiene che spazi urbani riservati consentano un maggior controllo e la riservatezza, richiesta dall’opinione pubblica. La verità è che deve cambiare il mondo perché sparisca la prostituzione e che non esiste il meglio tra la chiusura delle “case chiuse”, la loro riapertura e la “libera professione” protetta. Altrettanto sicuro è che il peggio è nelle condizione attuale: nessuna garanzia sanitaria, donne sfruttate e non di rado a rischio della vita, come testimoniano numerosi episodi di cronaca nera.

    (Marzo 2015)

  • ANCORA VIOLENZA

    ANCORA  VIOLENZA

     

    di Annamaria Riccio

     

    Questa volta la barbarie si è abbattuta su un giovane ternano, un ragazzo come tanti o forse come pochi, serio, perbene, uno che potrebbe essere nostro figlio… David Raggi ha avuto l’unica colpa di trovarsi lì, di fronte all’uomo che ha dato sfogo alla sua furia selvaggia, colpendolo con una bottiglia rotta, capitato davanti a un bar dove l’assassino aveva subìto il rifiuto di una birra perché già fortemente alticcio.

    L’uomo, un ventinovenne di nazionalità marocchina, non era sconosciuto alle forze dell’ordine in quanto, a seguito di reati commessi negli anni precedenti, era stato estradato nel suo paese, lo scorso anno. Nonostante ciò si è imbarcato nuovamente alla volta di Lampedusa, confondendosi tra i suoi connazionali e, una volta giunto, ha chiesto asilo. Era quindi in attesa di risposta e, nel frattempo, aveva ritenuto di poter  uscire dai canoni della civiltà, ubriacandosi, con le tristi conseguenze che conosciamo.

    David era stato volontario della Croce Rossa e chissà quanti come lui sono sistematicamente impegnati nel soccorso a coloro che, copiosi. arrivano dalle coste del Mediterraneo. Questa è l’accoglienza mal ripagata. È la risposta alla disponibilità del popolo italiano verso gli stranieri,  con furti, omicidi, stupri e quant’altro…. Una notizia così fa male, sconvolge sempre, anche quando l’omicida  è italiano. Ma fa rabbia sapere che questa gente, arrivata e aiutata nel nostro paese, ripaga con un efferato crimine la benevolenza di chi crede nei valori umani. Ed è ancor più triste riscontrare che questi individui tra qualche anno li vedremo circolare liberamente, magari  considerandoli vittime delle società!

    Non aggiungo altri commenti. La carità cristiana sì, gli assassini in casa, no.

    (Marzo 2015)

  • La scuola

    Al Teatro Diana Silvio Orlando e Marina Massironi in “La scuola”

     

    di  Antonio Esposito

     


    Al Teatro Diana Silvio Orlando e Marina Massironi  sono i protagonisti de La scuola di Domenico Starnone. I due attori, insieme a Vittorio Ciorcalo, Roberto Citran, Antonio Petrocelli, Maria Laura Rondanini  e Roberto Nobile, sono diretti  da Daniele Luchetti.

    Torna in scena al Diana lo straordinario successo teatrale del 1992 Sottobanco, scritto da Domenico Starnone, testo nato dalla  sua   esperienza   di   professore; la   versione teatrale divenne  poi un film, La scuola, interpretato dallo stesso Silvio Orlando, per la regia di Daniele Lucchetti.

    Una amara rappresentazione  delle problematiche della scuola italiana che, purtroppo, nonostante gli anni trascorsi, è ancora attuale. Anzi, sotto alcuni aspetti, probabilmente le cose sono peggiorate. La divisione fra classi sociali, legate agli indirizzi scolastici, alla   ubicazione degli   istituti,  alla creazione    di sezioni o classi destinate a ragazzi difficili,  emarginati, provenienti dalle fasce di popolazione   più deboli,  oggi è forse ancor più marcata, rispetto agli anni 90.

    Lo spettacolo racconta lo scrutinio della IV D, che deciderà il destino di tanti studenti, alcuni dei quali in situazioni particolarmente complicate.

    Gli scrutini evidenziano le logiche tipiche di un’istituzione scolastica, con i suoi   problemi, le frustrazioni, le speranze, i conflitti politici, sociali e personali, gli amori, le amicizie, che coinvolgono i suoi protagonisti. 

    Nonostante gli argomenti trattati siano di estrema gravità ed importanza, lo spettacolo è  brillante ed ironico. Vengono messe in scena rivalità, invidie, meschinità e, al tempo stesso, è quanto mai evidente la contrapposizione tra insegnanti delusi, stanchi   o poco motivati e quanti manifestano, invece, passione, entusiasmo, dedizione alla propria missione.

    Emblematico il caso del professore di impiantistica (Antonio Petrocelli), che partecipa allo scrutinio e risponde continuamente al telefonino per impegni legati   alla sua seconda attività; scatena ilarità la distanza che tutti i colleghi frappongono  tra loro ed il professore di religione (Vittorio Ciorcalo), per la sua presunta scarsa igiene personale; esilarante  il preside (Roberto Citran) quando, parlando  di cinema, afferma di non aver mai “visto” La metamorfosi di Kafka; fa riflettere l’organizzazione del registro, da parte della professoressa di storia dell’arte (Maria Laura Rondanini) che, dovendo gestire ben 250 alunni, ha deciso di integrare il registro con “foto segnaletiche”; ai limiti del paradosso ed arcaica la classificazione   dell’umanità tra persone nate per studiare e persone nate per zappare, illustrata dall’attempato, deluso e alcolizzato professore di francese (Roberto Nobile), che ha affibbiato ai suoi studenti il “simpatico” nomignolo di “beduini”-

    E’ invece attiva, concreta, disponibile con gli alunni, appassionata la professoressa Baccalauro, insegnante di ragioneria, interpretata dalla bravissima Marina   Massironi. Lo stesso impegno, la stessa dedizione caratterizzano il professor Cozzolino, insegnante di lettere, interpretato da Silvio Orlando. I due professori, tra l’altro, sono in guerra con tutto il corpo docente per manifesta invidia degli altri  verso il loro amore, tenero e “clandestino”.

    I dialoghi brillanti, la bravura di tutti gli attori, le situazioni paradossali, l’ottima regia rendono lo spettacolo  leggero ed irresistibilmente comico.

    (Marzo 2014)

  • IL MESTIERE DI CARTA

    IL MESTIERE DI CARTA

     

    Domenica 8 marzo, alle 11.30, nel foyer del Teatro Diana, per “L’Incontri al Diana”, Homo Scrivens presenta il romanzo “IL MESTIERE DI CARTA” di Gino Giaculli; con l’autore intervengono: Mario Coppeto, presidente della V Municipalità Vomero-Arenella, e Federico Vacalebre, critico musicale de Il Mattino; letture e interventi di Gino Rivieccio; modera Aldo Putignano, editore Homo Scrivens.

    Gino Giaculli (Napoli 1960), giornalista. Dal 1987 al 2007 ha seguito la politica napoletana e nazionale nella Cronaca del Mattino di Napoli. Più volte inviato all’estero, nel 1996 è stato inviato del Mattino a Sarajevo per seguire il dopo guerra e la ricostruzione della Bosnia Erzegovina. Attualmente lavora all’ufficio centrale del Mattino. Ha collaborato con diversi quotidiani, radio e tv.

    (Marzo 2015)

  • I CONCORSI DI SAMIDEANO

    I CONCORSI DI SAMIDEANO

     

    Con il patrocinio del Comune Sant'Angelo di Brolo (ME) e dellaFederazione Esperantista Italiana, è indetta la seconda edizione del Concorso internazionale “Poesia da tutti i cieli”. Possono partecipare tutti i poeti, di qualsiasi nazionalità; i componimenti poetici possono pervenire in italiano, in esperanto, o in entrambe le lingue.

    Il concorso nasce in Italia, per iniziativa di un italiano esperantista, e scaturisce dall'amore per la poesia e per la libertà delle genti che l'esperanto rappresenta. Si rivolge ai poeti italiani e, attraverso l'esperanto, ai poeti di tutto il mondo. Poesia da tutti i cieli. Poezio el ĉiuj ĉieloj.

    Al concorso si partecipa con una sola poesia, a tema libero, inedita e mai precedentemente premiata, di 50 (cinquanta) versi al massimo, che va inviata, in formato word, entro il 21 marzo 2015, con la scheda di sottoscrizione pubblicata qui in calce, via e-mail, a: samideano@hotmail.it. È prevista una quota di partecipazione di € 10,00 (dieci), da versare sul c/c bancario C. IBAN: IT05O0200816513000300238704, oppure ricaricando la postepay n° 4023 6005 8011 7788, codice fiscale CMPGPP36H18F158T. Comunicare gentilmente l'avvenuto pagamento in concomitanza con l'invio della poesia. In considerazione delle spese che comporta l’invio internazionale di denaro e del diverso valore di esso nei vari continenti, si stabilisce che le poesie in esperanto provenienti da fuori Italia non ne siano assoggettate.

    Sarà realizzata una raccolta di 50 poesie provenienti da ogni latitudine, espressione multiforme di cuori e menti del nostro pianeta. Le poesie che perverranno in italiano, saranno tradotte in esperanto da un noto esperantista e poeta italiano; quelle che perverranno in esperanto saranno tradotte in italiano da un altro poeta italiano esperantista. Nel libro, che sarà pubblicato dalla Edizioni Eva, la stessa poesia si potrà leggere a fronte in due lingue: italiano ed esperanto.

    La cerimonia di premiazione si svolgerà nel Teatro comunale di Sant'Angelo di Brolo, il 18 ottobre 2015 alle ore 18. Primo premio: Targa, una copia del libro realizzato, un pacchetto di libri omaggio della Edizioni Eva, più € 300,00. Secondo premio: Targa, una copia del libro realizzato, un pacchetto di libri omaggio della Edizioni Eva, più € 150,00. Terzo premio: Targa, una copia del libro realizzato, un pacchetto di libri omaggio della Edizioni Eva, più € 100,00. Premio speciale: La Federazione Esperantista Italiana premierà la più bella poesia in esperanto pervenuta. Un pacchetto di libri omaggio della Edizioni Eva. Targa. Premio speciale: Samideano premierà la poesia più originale pervenuta. Un pacchetto di libri omaggio della Edizioni Eva. Targa. Premio speciale: Edizioni Eva premierà la poesia a suo avviso più bella fra le non scelte. Un pacchetto di libri omaggio della Edizioni Eva. Targa. La selezione delle opere è insindacabile. I premi in denaro sono intesi come contributo alle spese del premiato per presenziare alla cerimonia. Qualora non fosse presente, riceverà a casa soltanto la targa e i libri.

    La composizione della giuria, che comprende poeti, scrittori, giornalisti e critici letterari, sarà resa nota dopo la delibera. La Giuria riceverà le poesie contrassegnate da un numero, come avvenuto per la prima edizione; l’abbinamento con il nome sarà noto soltanto a Samideano, che si astiene per questo dal voto, riservandosi però il diritto di premiare la poesia a suo giudizio più originale.


    SCHEDA DI ADESIONE

    Caro Autore, con questa scheda sottoscrivi il presente Regolamento e le modalità di partecipazione, dichiari che l’opera è inedita, di tua creazione e ne possiedi i pieni diritti, nonché accetti il trattamento dei dati come previsto dalla D.Lgs. 169/03 e consenti fin da ora alla eventuale pubblicazione della tua opera.

    Ti preghiamo di compilare, in modo del tutto completo, il modulo sottostante e di inviarlo per e-mail, insieme alla poesia con cui intendi concorrere, a samideano@hotmail.it.

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    (Marzo 2015)

  • IL RICORDO DI UNA LACRIMA

    IL RICORDO DI UNA LACRIMA

     

    di Luigi Rezzuti

     


    Il 9 marzo uscirà, in diverse sale cinematografiche italiane, il film “Il ricordo di una lacrima”, prodotto dalla Maxafilm, con la regia di Mario Santocchio.

    Un film drammatico, un viaggio d’amore, un mix di emozioni e di sogni, che annovera nel cast attori come Corrado Taranto, un volto storico del mondo del teatro e del cinema, insieme a Maria Guerriero, Giovanni de Filippis, Valeria Vagnoni, Luca Varone, Andrea Notaro, il diciannovenne attore pugliese Renato Marziale e l’esordiente Emma Avallone.

    Il film è stato girato tra Giulianova, Colonnese, Montesilvano, Civitella del Tronto, Ischia e Foggia.


    Emma Avallone, ha al suo attivo varie esperienze teatrali, tra cui uno spettacolo con Corrado Taranto, al Teatro Trianon, la fiction “Ischia forever”, la trasmissione di  Radio Reimbow, come narratrice di problemi sociali, lo spot della Milk con The Jackaz la partecipazione, nel 1944, a “Complotto di famiglia”, la trasmissione condotta da Alberto Castagna e gli spettacoli organizzati da diverse compagnie amatoriali, tra cui l’Associazione teatrale Cangiani, che di recente ha messo in scena l’opera di Raffaele Viviani, “La commedia della Vita”. In questi giorni il debutto  al cinema in “Il ricordo di una lacrima”, nella parte della mamma  del protagonista del film.

    In breve, la trama del film, in cui domina l’amore, in tutta la sua profonda forza poetica: Tonino, un pescatore, raggiunge Milano, dopo aver inviato una lettera alla giovane Serena Montana, avvertendola di fare i bagagli. Qui ha inizio il viaggio. Serena e Tonino raggiungono Ischia, dove la giovane, rivisitando i vari luoghi, rivive e racconta la vacanza trascorsa, anni prima, con la sua amica Susy. Sono i luoghi nei quali ha conosciuto l’amore della sua vita, Andrea, ospite in quell’estate di Tonino, un ragazzo giovane, apparentemente tranquillo, che nasconde un grande segreto. Rivivono nella sua mente le giornate spensierate estive, le serate intorno al falò, i locali in riva alla spiaggia e la sua storia d’amore, vissuta in pieno tra passione e delusioni. Il viaggio termina con l’arrivo a Napoli, quando,, con Tonino, giunge a casa di Andrea. Qui Serena aprirà la porta ad una realtà sconosciuta e si troverà a fare i conti con una dura verità.

    (Marzo 2015)

  • I FURTI ALLA SCUOLA “MAIURI”

    I FURTI ALLA SCUOLA “MAIURI”

     

    di Sergio Zazzera

     

     

    Durante il mese di febbraio scorso, i “soliti ignoti” hanno messo a segno due incursioni notturne nella sede della scuola media “Maiuri”, distanziate fra loro di pochi giorni e finalizzate al furto di strumentazione digitale; in uno degli episodi, inoltre, qualcuno dei ladri dev’essersi anche ferito, poiché sul pavimento sono state rinvenute tracce di sangue, che hanno reso ancor più necessaria la disinfezione dei locali. E, durante l’esecuzione delle operazioni di disinfezione, i giovani studenti della scuola hanno manifestato pubblicamente, in piazza Medaglie d’Oro (v. foto), per sollecitare l’attenzione dell’opinione pubblica. Ebbene, non so chi abbia ideato tale manifestazione, ma, chiunque egli sia, credo che abbia sbagliato obiettivo, come proverò a spiegare.

    L’ingresso della scuola Maiuri, in via Vincenzo Mosca, 43, è stato ingabbiato, già da diversi anni, mediante un’inferriata di protezione, coperta da una soletta posta, all’incirca, all’altezza dei balconi del primo piano, le cui vetrate sono protette, a loro volta, da semplici serrande avvolgibili, in maniera tale, che, dopo avere impedito l’accesso dalla porta, lo si è facilitato dalla finestra. All’interno dell’edificio contrassegnato dal civico n. 39 di quella stessa strada, poi, vi è un’uscita di sicurezza della scuola, chiusa da una porta di alluminio anodizzato e vetro, che, oltre ad agevolare il deflusso dall’interno, in caso di pericolo, facilita anche l’accesso dall’esterno, a chi sia munito di un semplice cacciavite e di cattive intenzioni. Dunque, finché i ladri – il cui mestiere, come si sa, benché malauguratamente, è quello di rubare – saranno agevolati nell’esercizio della loro attività da uno stato dei luoghi del tipo di quello qui descritto, privo di una seria blindatura e di ogni altra valida difesa, il destinatario di qualsiasi forma di protesta non potrà essere individuato in altro soggetto, se non nel Comune di Napoli, proprietario di quella sede, che, in tale sua qualità, dovrebbe apprestare tutte le necessarie forme di protezione dei relativi locali e dei beni ivi custoditi. Mi rendo conto che il mondo ideale sarebbe quello nel quale non esistessero problemi siffatti (ovvero: non esistessero ladri), ma credo anche che, da un’ottica di puro e semplice pragmatismo, alla loro esistenza debba anche farsi fronte; e, in particolare, che debba farvi fronte chi ne ha l’obbligo, sia giuridico, sia soprattutto morale.

    (Marzo 2015)

  • I “QUATTRO PALAZZI”

    Miti napoletani di oggi.31

    I “QUATTRO PALAZZI”

     

    di Sergio Zazzera

     

    Come Palermo ha i suoi “Quattro Canti” (e sia quelli “di città”, che quelli “di campagna”), così anche Napoli ha i suoi “Quattro Palazzi”: tal è, infatti, la denominazione popolare attribuita a piazza Nicola Amore, che fu realizzata in piena fase di “Risanamento” cittadino (anni 80 dell’’800), a metà strada del corso Umberto I (o “Rettifilo”, se più vi piace), e intitolata al sindaco che di quella operazione si fece paladino.

    La realizzazione della linea 1 della Metropolitana ha imposto l’attraversamento sotterraneo della piazza, per collegare la stazione “Università” con quella “Garibaldi”, e l’apertura, sulla piazza stessa, della stazione “Duomo”. Senonché, durante l’esecuzione dei lavori, sono emersi resti della Napoli greco-romana, tra i quali quelli di una nave, che si è deciso di lasciare sul posto, per non danneggiarli. Ci si è posti, però, il problema di renderli visibili e la soluzione scelta – e, per fortuna, bocciata dalla competente Soprintendenza, sia pure a due anni di distanza dalla sua elaborazione – sarebbe stata connotata da caratteristiche mitiche; ma mi spiego.

    La progettazione della soluzione è stata affidata all’“archistar” Massimiliano Fuksas, il quale – mito egli stesso – avrebbe inteso realizzare al centro della piazza un cupolone di acciaio e vetro, dell’altezza di ben sei metri, che avrebbe dovuto consentire di guardare dall’alto i reperti archeologici (nella foto il rendering). E qui si affaccia il mito: vorrei che qualcuno mi spiegasse chi mai potrebbe sentirsi spinto a raggiungere il centro della piazza, dribblando a ogni passo il traffico veicolare, per andare ad affacciarsi sul suo sottosuolo; senza dire che, per ottenere il risultato voluto, sarebbe stato sufficiente collocare nello stesso posto una copertura piana trasparente, alta soltanto qualche decina di centimetri. Nel frattempo, però, quella geniale soluzione urbanistica, costituita da un asse viario perfettamente rettilineo, che consente di vedere da ciascuna delle sue estremità quella opposta, sarebbe andata a farsi benedire.

    (Marzo 2015)

  • LA COMMEDIA DELLA VITA

    LA COMMEDIA DELLA VITA al Teatro Paradiso

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Al Teatro Paradiso è stata rappresentata, dall’Associazione Teatrale Cangiani, l’opera di Raffaele Viviani “La commedia della vita”.

    Un testo quasi inedito, essendo stato portato sulle scene soltanto nel lontano 1939 e nel 1941.

    Un lavoro teatrale un po’ diverso dallo stile solito di Viviani, un testo di non facile rappresentazione che il caparbio regista, Lucio Monaco, insieme alla sua compagnia, ha voluto far conoscere al numeroso pubblico presente in sala.

    Durante e a fine rappresentazione il cast di attori ha ricevuto larghi consensi di critica e applausi a scena aperta.

    Un plauso particolare va all’attrice Pina Matrisciano, all’attore Italo Iovine e alla giovane Lucia Iannone, i quali, nella commedia, hanno rappresentato la famiglia Alfano.

    Un impegno non facile cui hanno assolto con maestria di attori non amatoriali, quali sono, ma da veri professionisti delle scene teatrali.

    A questo punto, però, non possiamo non citare Luca Adelfi nella parte del marito tradito, Rino Buffardi nella parte del marito traditore, Valeria Scotti nella parte della cameriera intrigante.

    Veramente tutti bravi nell’interpretare questa impegnativa commedia che definiremmo “ tosta”.

    Raffaele Viviani. attore teatrale, commediografo, compositore, poeta e scrittore, è nato a Castellammare di Stabia il 10 gennaio 1888.

    Il primo successo teatrale nel 1917 con la commedia, un atto unico, “Il vicolo”. Raffaele Viviani ha creato un teatro pieno di vita, di verità, di caratteri e contrasti, rappresentando la Napoli misera, lacera dei vicoli. I suoi personaggi riflettono la vita popolare napoletana del primo dopoguerra.

                                            TEATRO  PARADISO

                                    ASSOCIAZIONE TEATRALE CANGIANI

                                         PRESENTA

                                       LA COMMEDIA DELLA VITA

                                                                               di

                                            Raffaele Viviani

                                                 Personaggi e interpreti

                                     Maria Alfano   Pina Matrisciano

                                                                Wanda    Emma Avallone   

                                                    Rosina Alfano     Lucia Iannone

                                                   Andrea Alfano     Italo Iovine

                                                       L’impresario    Italo Palazzeschi

                                                         Lo spazzino   G. Coslovic

                                                              Il marito    Luca Adelfi

                                                                    Gino    Lello Perna

                                                        Donna Rosa     Pina Visco

                                                            Il postino    P. De Prisco

                                               Bernardo Amore      Rino Buffardi

                                                                       Ida  Valeria Scotti

                                                                  Dante   Pietro Baratto

                                                           Annabella    Maria Rosa Lanza

                                                            Il dottore   Patrizia De Prisco

                                                       Il robavecchi   Giovanni Coslovic

                                                       SCENE:  Luigi Stizzo

                                                      LUCI E AUDIO:  Michele Borgnino

                                                   REGIA  di  LUCIO MONACO

    (Marzo 2015)

  • DUE ACQUISTI INDOVINATI

    DUE ACQUISTI INDOVINATI DEL CALCIO NAPOLI: UN ATTACCANTE ED UN TERZINO

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Due acquisti cercati, voluti ed indovinati: Manolo Gabbiadini e Ivan Strinic.

    Manolo Gabbiadini è nato il 26 novembre del 1991, a Calcinate, in provincia di Bergamo.

    Viene impiegato nel corso della sua carriera, dapprima come seconda punta, poi da esterno sinistro offensivo.

    Dotato di un sinistro potente e preciso, è abile nei calci da fermo e fornisce assist ai compagni di squadra.

    Esordisce in Serie A con l’Atlanta il 14 marzo del 2010, all’età di 18 anni.

    La stagione successiva passa al Cittadella e, dopo una stagione in Serie B, ritorna all’Atlanta.

    Il 24 agosto del 2012 viene acquistato in comproprietà dalla Juventus per 5,5 milioni di euro.

    Il 9 luglio del 2013 la Juve comunica di aver risolto a proprio favore l’accordo con l’Atlanta e cede Manolo Gabbiadini in comproprietà alla Sampdoria.

    Il 5 gennaio del 2015 viene acquistato, a titolo definitivo, dal Napoli per 13,5 milioni di euro che, poi, vengono divisi tra Juve e Samp.

    Il 1 febbraio, Gabbiadini, realizza la sua prima rete in campionato con la nuova maglia e l’8 febbraio segna la sua prima rete al San Paolo siglando il momentaneo 2 – 0 ai danni dell’Udinese, partita che, successivamente, finirà con la vittoria degli azzurri per 3 – 1.

    Manolo Gabbiadini dice: “Napoli è una città meravigliosa, bisogna viverla per capire che tante cose non sono vere”.

    Anche Reina ex portiere del Napoli disse: “A Napoli si piange due volte: quando si arriva e quando si parte”.

    Ivan Strinic è stato acquistato grazie alle conoscenze infinite di Rafael Benitez. È  nato il 17 luglio del 1987 a Spalato (Croazia). Terzino sinistro, è un mancino puro, ma può giocare anche nel ruolo di centrocampista di sinistra.

    Cresciuto nell’Hajduk, Spalato, ha giocato nel campionato francese di quarta serie.

    Tornato in patria, ha giocato, prima, con lo Hrvatski per poi ritornare all’Hajduk Spalato dove in due stagioni ha conquistato una coppa nazionale.

    Il suo esordio nella massima divisione avviene il 27 luglio del 2008. Dopo avere collezionato varie presenze nelle nazionali giovanili croate, fa il suo esordio con la nazionale maggiore il 19 maggio 2010,. Da quel momento diventa uno dei titolari fissi della nazionale.

    A gennaio del 2011 passa con gli Ucraini del Dinipro, con cui firma un contratto fino a gennaio del 2015. Scaduto il contratto con la società ucraina, viene ingaggiato dal Napoli, il 5 gennaio del 2015, firmando un contratto quadriennale, fino al 2019, da 1,6 milioni di  euro all’anno.

    Il suo esordio con la maglia del Napoli, il 18 gennaio del 2015. Quattro giorni dopo debutta anche in Coppa Italia nell’ottava di finale vinta dagli azzurri ai calci di rigore contro l’Udinese.

    Insieme a Manolo Gabbiadini, Ivan Strinic è diventato subito un’idolo dei tifosi napoletani.

    (Marzo 2015)

  • PINO DANIELE E FRANCESCO ROSI

    RICORDANDO PINO DANIELE E FRANCESCO ROSI

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Il 4 gennaio del 2015 Pino Daniele ci lascia. Il certificato di morte ferma ufficialmente l’orologio alle 22,30, dopo una corsa all’Ospedale Sant’ Eugenio, a Roma.

    Pino Daniele, già trent’anni fa, fu sottoposto alla prima operazione di bay-pass.

    Il funerale al Divino Amore. Ma il popolo napoletano si ribella, vuole le onoranze funebri a Napoli, nella sua città. Intervengono gli amici e le istituzioni.

    Il lutto cittadino non è una forma di cordoglio burocratica, ma reale, carnale, verace, di appartenenza, per ritrovarsi intorno alla sua bara ma anche accanto alle ceneri che, per volere del sindaco Luigi De Magistris, vengono esposte al Maschio Angioino, con un pellegrinaggio di migliaia e migliaia di Napoletani in una città affranta.

    La canzone “Napule è”, per volere del popolo e della famiglia di Pino, diventa l’inno della squadra di calcio del Napoli.

    Pino Daniele è stato l’autore di diverse colonne sonore dei film di  Massimo Troisi: “Ricomincio da tre”, “Le vie del Signore sono finite”  “Pensavo fosse amore invece era un calesse” (la canzone “Quando”, una delle più apprezzate, diventa,  appunto, la colonna sonora di questo film).

    Ha composto anche le colonne sonore di film come “La mazzetta” di Sergio Corbucci, “Mi manda Picone” di Nanny Loy, “Amore a prima vista” di Vincenzo Salemme.

    Il cantautore, che ha saputo cantare Napoli come nessuno mai, se n’è andato quando già si preparava a festeggiare, il 19 marzo, il suo sessantesimo compleanno.

    Purtroppo, dopo l’autopsia, si è saputo che un bay-pass non era in grado di funzionare e quindi  se, invece di correre a Roma, si fosse ricoverato a Grosseto, con tutta probabilità oggi Pino Daniele sarebbe ancora tra noi.

    Ci piace ricordare, tra i suoi successi, canzoni come: “Schizzechea”, “ 'O scarafone”, “Na  tazzulella 'e cafè”, “ 'O ssaje comme fa 'o core”, scritta insieme al suo amico Massimo Troisi.

     

    Un brutto anno si è presentato con il 2015. Dopo Pino Daniele ci ha lasciato, a distanza di pochi giorni, un altro figlio di Napoli, un altro grande, Francesco Rosi. Nato a Napoli il 15 novembre del 1922, fu compagno di Giorgio Napolitano negli studi classici,  frequentando il Liceo Umberto.

    Iniziò a lavorare per Radio Napoli, dove strinse amicizia con Raffaele La Capria, Aldo Giuffre e Giuseppe Patroni Grifi.

    E’ stato aiuto regista di Luchino Visconti, nel 1948, nel film “La terra trema”. Poi, nel 1956, diresse, con Vittorio Gassman, il film “Kean- genio e sregolatezza”, nel 1958  il  lungometraggio “La sfida”, l’anno successivo diresse Alberto Sordi in “I magliari” ed ancora “Mani sulla città” per il quale fu premiato con il Leone d’Oro.

    (Marzo 2015)

  • LUNA PARK

    LUNA PARK

     

    di Luigi Rezzuti

     

    In una  piccola città di provincia giunse una famiglia nomade.

    I figli guidavano i carrozzoni del luna park mentre il padre era alla guida di una vecchia automobile, che trainava una roulotte.

    Appena entrati in questa piccola città, ammirarono gli edifici di pochi piani, tra vialetti alberati e piccole piazze.

    Alcuni passanti avevano notato questa carovana.

    Arrivati in un piazzale contornato da platani, il capo famiglia fece segno ai figli di accostare i carrozzoni al marciapiede.

    Padre e figli si incamminarono in direzione del Municipio dove, poi, ottennero il permesso di fermarsi per una settimana.

    Anche se la cittadina era abbastanza piccola c’erano vari negozi e un centro commerciale.

    Proprio nei pressi del centro commerciale, sorgeva l’area dove avevano avuto il permesso di installare il loro luna park.

    Tutta la famiglia lavorò, instancabilmente, tirando giù dai carrozzoni teloni e le attrezzature necessarie per montare il parco dei divertimenti.

    Sistemarono la pista per le automobiline elettriche, la ruota panoramica e alcune  baracche per il tiro a segno e per il lancio delle palline di stoffa per colpire delle sagome di legno.

    Già dalla sera successiva si poteva aprire il luna park ai visitatori.

    Una donna, forse la mamma di quei ragazzotti, era intenta a tirare fuori da un grosso scatolone del mais con cui avrebbe cotto i pop-corn mentre il padre, a lavoro ultimato, accese una sigaretta, si sedette sulla scaletta della roulotte e bevve un bicchiere di vino.

    Dal balcone di casa Ernesto aveva notato che non molto lontano si erano accese delle luci che gli aveva fatto pensare che, per qualche giorno, lui e i suoi amici avrebbero potuto trascorrere il loro tempo in modo diverso.

    Tra antenne e parabole una grande ruota panoramica, costellata di lampadine, non poteva appartenere che a un luna park.

    Era una bella giornata, come del resto lo erano state quelle precedenti, le scuole erano terminate ma, sebbene il mese di luglio fosse già iniziato, Ernesto e i suoi genitori erano ancora in città. Il papà avrebbe avuto le ferie solo in agosto.

    A parte qualche rapida gita al mare, il sabato o la domenica, il resto delle sue vacanze le aveva trascorse passeggiando per le strade, incontrandosi con gli amici e con i compagni di scuola.

    Alle cinque del pomeriggio il sole era splendente, faceva caldo, le strade erano semideserte, poca gente circolava, una parte dei negozi erano chiusi per ferie e quelli che restavano aperti erano quasi vuoti.

    Ernesto, insieme ad un gruppo di amici, decise di andare a vedere il luna park. Superarono l’ultimo caseggiato e si trovarono in quello spiazzo dove erano state montate una gran quantità di giochi e baracconi, ma con rammarico si accorsero che il cancello d’entrata era chiuso con una catena che ne impediva l’accesso.

    Ernesto non si perse d’animo, al di la del cancello, aveva intravisto qualcuno. Era un uomo, lo chiamò a gran voce. Egli parve non sentirlo, se ne stava accanto alla ruota panoramica ma, al richiamo successivo. si avvicinò al cancello, Ernesto gli chiese: “Il luna park non apre, quest’oggi?” l’uomo rispose : “Si, ma più tardi, quando il cielo diventa più scuro” e se ne andò in  fretta, senza salutare né aggiungere altro.

    Ernesto ed i suoi amici aspettarono che il cancello si aprisse e finalmente potettero trascorrere una serata di grande divertimento.

    La ruota panoramica girava lanciando lampi di luce nella notte, tanta gente circolava sul piazzale, i bambini facevano la fila in attesa del loro turno, ragazzi e ragazze guidavano le automobiline elettriche sulla pista, altri giravano sui piccoli aerei che salivano e scendevano ruotando attorno ad un asse illuminato, qualche adulto provava la sua mira al tirassegno o scagliando palline contro sagome di legno.

    Tutto nel frastuono di musiche allegre e fra gli odori di pop-corn e zucchero filato.

    Ernesto ed i suoi amici ritornarono al luna park anche nei giorni successivi, in quei giorni di un caldo ed afoso mese di luglio dove non restava altro da fare per trascorrere piacevolmente  il tempo.

    (Marzo 2015)

  • ASSOCIAZIONE CULTURALE “MUSICA LIBERA”

    ASSOCIAZIONE CULTURALE “MUSICA LIBERA”


    Domenica 8 marzo 2015, ore 11: DOMUS ARS (Chiesa di S. Francesco delle Monache - via Santa Chiara, 10 – Napoli)

    RICCARDO FIORENTINO (pianoforte)

    QUARTETTO MARTUCCI: Alba Ovcinnicoff (violino), Francesco Maggio (violino), Sergio Caggiano (viola), Francesco d'Arcangelo (violoncello)

     

     

    "Les grands plongeurs noirs" (Fernand Léger - 1944)


    Programma: 

    Ottorino Respighi, Quartetto per archi n. 3 in Re maggiore

    Riccardo Fiorentino, Scherzo Brillante per quartetto d'archi e pianoforte

    Dmitrij Šhostakovič, Quintetto per pianoforte e archi in Sol minore Op. 57

    Ingresso: 10 euro (si fa presente che l'ingresso è ridotto del 50% per coloro che alla biglietteria si presenteranno come amici dei musicisti).

    (Marzo 2015)

  • NAPOLI COLABRODO

    NAPOLI COLABRODO: DISSESTI  BUCHE VORAGINI E CANTIERI

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Sempre disastrosa la situazione delle strade di Napoli, con dissesti, voragini e quant’altro, che mietono centinaia di vittime.

    Danni enormi per i cittadini e per le casse pubbliche per le numerose sentenze che condannano al pagamento, non solo dai danni ma anche delle spese legali.

    Migliaia di euro risarciti alle vittime, soldi che avrebbero potuto essere investiti per il rifacimento delle strade e non ricorrendo a soluzioni temporanee che ripropongono, dopo poco tempo, gli stessi problemi.

    I cittadini, intanto, continuano a segnalare altri dissesti, buche ed avvallamentim verificatisi in numerose strade e piazze.

    Vittime non solo i pedoni ma anche gli automobilisti ed i motociclisti, specialmente in quartieri come il Vomero e l’Arenella.

    Intanto è transennato, per un ennesimo avvallamento, un tratto di marciapiede di via Tino da Camaino, con grave impedimento per il transito pedonale.

    Sotto la gruviera dei sanpietrini si intravede il vuoto. La pioggia, poi, cadendo copiosa sulle strade già precarie, ha creato altri sprofondamenti.

    A tutto questo, e sempre a causa della pioggia che è precipitata sulle strade cittadine, si aggiunga il fatto che viale Colli Aminei improvvisamente si è spaccata al centro della carreggiata. Il giorno dopo la crepa era maggiormente accentuata e si è aperta  una voragine molto profonda sul lato sinistro della strada.

    A causa della voragine e della crepa, per motivi di sicurezza, la strada è stata chiusa al traffico in entrambe le direzioni di marcia e la circolazione veicolare, autobus compresi, è stata deviata in zona Pineta, con notevoli disagi per tutti.

    Infine il grido degli abitanti e commercianti di piazza Leonardo “Ridateci la nostra piazza”.

    Tre cantieri a cielo aperto in piazza Leonardo, dove la pioggia va infiltrandosi  in queste tre buche. L’assessore, Mariano Peluso, consigliere M5s della V municipalità denuncia: “Questo è stato uno dei motivi per cui la metropolitana non potè realizzare qui una delle stazioni. Si preferì, invece, dislocarla in via Salvator Rosa. E forse nemmeno i permessi per la costruzione dei parcheggi si sarebbero dovuti concedere. A niente è servita la manifestazione degli abitanti e commercianti della zona. Allora – continua Mariano Peluso – si muova il sindaco Luigi De Magistris, che aveva promesso che non ci sarebbero stati altri parcheggi, dopo quello di piazza Muzi. Egli è l’unica perso:na che può sanare questa pericolosa situazione:  sotto piazza Leonardo c’è il vuoto”.

    Il comune deve porre subito rimedio. I cittadini sono stanchi.

    (Marzo 2015)

  • IL MONDO CAMMINA

    IL MONDO CAMMINA

     

    di Mariacarla Rubinacci

     

    Il mondo è sempre stato in cammino: popoli migranti, famiglie emigranti, esodi di masse in fuga, stranieri in cerca di patria per non sentirsi più tali, carovane forzate, fughe dalle guerre, clandestini.

    Queste le tessere che compongono il mosaico del cammino, delle radici strappate, del futuro da ricostruire, della ricerca di vita dove la morte falcia le speranze.

    Si ode la voce che arriva con il vento che si solleva: “vado…andiamo…parto..”…

    E allora ecco apparire i diritti violati, ecco la ricerca di riconoscimento umano, ecco la pelle che si mescola ad altra pelle. E’ una schiera di burattini manovrati da fili criminali, che recita una storia che nessuno vorrebbe mai vedere, ma che è lì, sulla scena del mondo in movimento.

    All’orizzonte di un mare senza colpe le carrette del mare traboccano di disperati, le onde inghiottono corpi stanchi, aggrappati a gommoni sgonfi, containers bui e soffocanti nascondono occhi impauriti, doppi fondi di pesanti tir, che arrancano verso un confine, trasportano clandestini con il solo documento dove è scritto: “speranza”.

    Il mondo cammina e ogni passo è marcato dalla sua orma, dove affondano i corpi di molti disgraziati, morti prima di vedere la meta della nuova vita.

    L’occidente inghiotte l’oriente, il più prossimo, il più lontano che siano. È la miscela di razze che ha scritto le pagine bibliche, che approda sulle coste di Lampedusa, che valica frontiere, alte come muri di cemento.

    Il mondo cammina, instancabilmente, come eterno è il movimento cosmico del pianeta. Il suo colore azzurro si macchia del rosso del sangue, versato per la speranza di chi non arriva, si stria del nero della pelle di giovani, bramosi di vita, si tinge del giallo di frotte, trasportate come schiavi dello sfruttamento criminale, risuona di vagiti innocenti di chi nasce dagli stupri di massa, si riscalda con la fiamma di falò, accesi lungo i cigli delle strade, che illuminano gambe velate di calze a rete.

    E con il suo procedere travolge anche noi che non soffriamo, che abbiamo davanti una strada pulita, che crediamo di essere immuni dal pericolo del dolore, che guardiamo in tv le immagini della povertà e diciamo: “poverini”, che ci indigniamo di sentirci implorare: “ mama, una moneta…” , che crediamo sia lontano quel mondo che non ci appartiene.

    Ma il mondo cammina e con lui camminiamo tutti.

    (Marzo 2015)

  • Prorogata la mostra

    Prorogata la mostra “La Comunità Ebraica di Napoli, 1864/2014: 150

    anni di storia”

     

    Resta aperta fino al 26 marzo incluso, la mostra sui 150 anni della Comunità Ebraica di Napoli, allestita presso l'Archivio di Stato di Napoli, Chiostro del Platano, piazzetta Grande Archivio 5, il lunedì e il giovedì alle 9.30 e alle 11.30, della quale avevamo già dato notizia lo scorso mese di gennaio. Ingresso gratuito. Visite guidate alla mostra su prenotazione: tel. 0815638256 e-mail: as-na@beniculturali.it Per le scuole 0817643480 - napoliebraica@gmail.com. La mostra ha ottenuto l’adesione del Presidente della Repubblica e il patrocinio della Regione Campania, dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della Fondazione Beni Culturali Ebraici.

    (Marzo 2015)

  • VOMERO CHOCOLAND

    VOMERO CHOCOLAND

     

    di Marisa Pumpo Pica

     

    “Chocoland, la terra dei golosi”, la grande manifestazione sul cioccolato, ospitata con successo, agli inizi di dicembre del 2014, presso il Vulcano Buono di Nola,, è ritornata in Campania,  a Napoli, e più precisamente, nel fervido ed attivo quartiere vomerese.

    Il nostro giornale non poteva far passare sotto silenzio  questo evento, che ha visto, ancora una volta, in questa come in altre iniziative rivolte alla zona collinare, l'impegno profuso dal dott. Mario Coppeto, Presidente della Municipalità 5, e dai suoi più stretti collaboratori.

    “Vomero Chocoland 2015” ci ha riservato, nel mese di febbraio,  cinque giorni di festa, con degustazioni e corsi, tutti dedicati al cioccolato e alle sue infinite sorprese.

    L’evento si è svolto lungo  le vie del Vomero, tra piazza Vanvitelli, via Scarlatti e via Luca Giordano, l’isola pedonale del grande centro commerciale vomerese.  Cinque giorni all’insegna della golosità e del divertimento, con stand espositivi, laboratori, animazione, workshop e palco per spettacoli musicali.

    Sul palco di Piazza Vanvitelli, Chocoland ha ospitato Fabrizia Esposito, in arte Fabricia, di cui abbiamo potuto apprezzare la grazia e la disinvoltura, unitamente ad una intensa e viva potenza vocale ed una sicura presenza scenica.

    Di grande effetto sul palco e di forte impatto per il pubblico la musica latina live di Fabricia e le danze caraibiche con l'esibizione del gruppo di insegnanti di Zumba della Campania, che ha ballato al suono della canzone "Provocame" (di Fabricia, Pizza Brothers, Netswork Records) presentata al concerto Zumba Fitness di Orlando 2013.

    Anche questa edizione di febbraio, dunque, ha visto molte attività, dedicate al favoloso mondo del cioccolato, accanto a spettacoli di cabaret e di musica, con diverse band giovanili. 

    Una grande “fiera golosa” dal 13 al 17, tra San Valentino e Carnevale, che ha consentito di degustare e acquistare tanti tipi di cioccolato presso i vari stand delle più grandi case produttrici e di maestri cioccolatai, che sono stati presenti nei cinque giorni vomeresi.

     (Marzo 2015)

  • Le feste di Cosmopolis

    Le feste di Cosmopolis in un clima di goliardica gioiosità

     

    di Marisa Pumpo Pica

     

    A seguito del sodalizio culturale, di recente stabilitosi, senza alcun atto formale, ma con molta semplicità e naturalezza, tra il Centro di promozione culturale e sociale “Cosmopolis” ed il Club “Fabricia's Fitness & Dance”, si è dato corso a due  splendide feste.

    Di quella del 14 dicembre, per vivere insieme ed in armonia, il Natale, è possibile rinvenire una breve cronaca su questo stesso periodico e su Positano news, nella pagina, “News  di Alberto Del Grosso”, corredata di video, come dell’altra, svoltasi successivamente, il giorno 8 febbraio per il Carnevale, anch’essa ben riuscita, all’insegna del divertimento e del buon umore.

    Ancora più ampio, in questa seconda manifestazione, il ventaglio delle attività culturali proposte: arte, musica, camzoni, poesia e danza. Entrambe le feste si sono concluse con un ricco e gustoso buffet, natalizio e carnevalesco, in un  clima di grande cordialità fra i presenti, quel clima che Cosmopolis, riesce sempre a creare intorno a sé ed ancor più in talune occasioni, come queste, nelle quali può avvalersi del fattivo supporto del Club Fabricia’s Fitness & Dance.

    Al riguardo pubblichiamo, qui di seguito, brevi parole di ringraziamento ad Alberto Del Grosso, di certo condivise da tutti i partecipanti a questi intensi momenti culturali

     

    Lettera aperta ad Alberto Del Grosso

    di Miriam Esposito

     

     Le feste di "Cosmopolis" al "Fabricia's Fitness & Dance" restano impresse per la carica di meravigliosa simpatia degli ospiti e per la cura dei servizi fotografici e delle riprese-video di Alberto Del Grosso che, ogni volta, ci permettono di rivivere e commentare, con improvvisati, caserecci e bonari "gossip", i bei momenti trascorsi insieme. Però, c'è anche da rilevare, caro Alberto, che ... forse tuo malgrado, risulta piuttosto difficile riuscire ad occultare, in internet, la propria reale identità, nel tuo caso quella di valente professionista con l'insopprimibile vocazione e l'indubbio talento di "cameramen/fotografo, che regalano a noi, oggi, il perdurare nel ricordo delle nostre piacevoli serate.

    Grazie di cuore, con affetto, ad Alberto del Grosso dal Club Fabricia’s Fitness & Dance.

    (Marzo 2015)

  • MOBILITA' E AMBIENTE

    MOBILITA' E AMBIENTE

    Cilento: il turismo può essere l’incentivo per un nuovo modello di

    mobilità urbana ?

     

    di Walter Sacco

     

    Certamente tra i lettori de “Il Vomerese” ve ne sono molti che frequentano ed amano il Cilento, i suoi paesini costieri, la tipicità dei luoghi, i ritmi di vita tranquilli, le sue notevoli bellezze naturali.

    A partire dagli anni ’60 - pur con i cambiamenti dell’identikit del turista, da cittadino di elevato livello sociale e culturale che andava in “villeggiatura” fino ai vacanzieri mordi e fuggi in appartamentini da 50 metri quadrati sovraffollati - non vi è dubbio che il turismo a prevalenza regionale abbia consentito a piccole comunità dalle modeste condizioni economiche di migliorare rapidamente e sensibilmente il proprio reddito, aprendosi sia all’accoglienza dei “bagnanti”, sia a modelli sociali e culturali diversi.

    Il processo non è stato indolore ed il prezzo pagato, in termini paesaggistici ed ambientali, è oggettivamente oneroso, poiché nulla o quasi è stato governato in maniera programmata e lungimirante.

    Una considerevole parte dei paesi costieri ha subito una “valorizzazione immobiliare” ad elevato impatto ambientale, con gravissimi danni, solo in parte recuperabili.

    Un notevole contributo distruttivo è venuto dall'abusivismo edilizio, che ha rappresentato, per circa venti anni, lo scambio elettorale tra cittadini miopi e amministratori incuranti del bene collettivo, difeso da pochi.

    Si è tollerato che lo sviluppo costiero consumasse suolo e producesse, nel periodo estivo, traffico veicolare, ormai non più sostenibile.

    Marina di Ascea, ad esempio, ha un quartiere - detto “quartiere arabo”, che si colloca a partire dalla Fondazione Alario verso la scogliera. - che, grazie ad alcune caratteristiche orografiche e topografiche, quali l'approdo ridossato per i pescatori, la possibilità di costruire le case protette dalle mareggiate e vicine al luogo di lavoro di molti suoi abitanti (il mare), il suolo ben drenato e di facile coltivazione, aveva una sua forte identità sociale e marinara, il cui contesto paesaggistico ed ambientale è stato stravolto dal nuovo sviluppo urbano.

    Ormai da qualche decennio è un quartiere dove, d’estate, i parcheggi sono introvabili, stimolando così l’idea, piuttosto comune, che la ulteriore realizzazione di parcheggi per auto private, dovunque ci sia un po’ di spazio, possa essere la migliore soluzione.

    Le conoscenze derivanti dallo studio di modelli di sviluppo ecosostenibili ci insegnano, invece, che il consumo ulteriore di suolo pregiato avrebbe un impatto così elevato da far perdere per sempre i caratteri tipici dei luoghi, fino ad ora superstiti all'impegno vandalico degli ultimi decenni. Insomma, si tratterebbe di una terapia peggiore del male.

    La richiesta di mobilità estiva rappresenta la sfida, ma anche l’opportunità, per l'organizzazione di trasporti sostenibili che limitino l'uso delle auto private per ridurre le emissioni inquinanti e conservare la salubrità dell'aria, del suolo e delle acque.

    Ascea e tutti i paesi rivieraschi del Cilento devono conservare ed accrescere le caratteristiche ambientali per i residenti ed i turisti che apprezzano la naturalità di luoghi di splendida bellezza, al fine di attrarne un numero significativo per l'economia locale, in accordo con l'elevata qualità dell'accoglienza.

    Pertanto è auspicabile che sia i privati sia il pubblico avviino iniziative coordinate per incentivare l'uso delle bici tradizionali ed elettriche, del bike-sharing, di piccoli mezzi elettrici collettivi per i tour ed il servizio taxi ai turisti e, in estate, di navette a basse emissioni e a favore dell’ecosostenibilità.

    E' necessario un notevole sforzo culturale che sostenga questo cambiamento.

    Non potremo fare a meno dei parcheggi per le auto private, ma essi devono essere allontanati dalle spiagge e dai siti di maggior pregio paesaggistico ed ambientale ed ubicati, piuttosto, in aree residuali ove il suolo (ecosistema biologico e chimico nel  quale e sul quale si sviluppa la vita, che del suolo si alimenta) è più povero o già compromesso.

    I parcheggi devono essere nodi di intermodalità sostenibile e non attrattori di traffico.

    E’ necessario, altresì, rispettare le norme urbanistiche che prevedono superfici di parcheggio interne ai lotti, da non destinare ad usi diversi, a vantaggio della mobilità sicura sulle strade di pedoni, ciclisti e veicoli.

    Molte esperienze sono state avviate da tempo nelle comunità più sensibili e sono pronte soluzioni ecosostenibili per preservare tipicità ambientali e paesaggistiche irripetibili, da trasmettere alle future generazioni e da gestire nel tempo come preziosi elementi economici, non più riproducibili.

    Il turismo e la domanda di mobilità ad esso collegata possono fornire lo spunto per innovative sperimentazioni sociali ed economiche.

    (Marzo 2015)

  • PIAZZA MERCATO

    Miti napoletani di oggi.30

    PIAZZA MERCATO

     

    di Sergio Zazzera

     


    Già in epoca angioina era il centro commerciale della città, né la funzione della piazza venne meno, quando, nel 1781, un incendio distrusse le baracche dei mercanti che vi sorgevano tutt’intorno: il commercio, infatti, sia al minuto, sia soprattutto all’ingrosso, vi si è esercitato, all’ennesima potenza, fin verso la metà degli anni ottanta del secolo scorso, con uno spettro a trecentosessanta gradi di prodotti venduti. Poi, vennero il CIS di Nola, il Vulcano Buono, i vari centri commerciali sorti fra Napoli e Caserta, e la zona si avviò lentamente verso un progressivo letargo: se si eccettuano, infatti, le bancarelle natalizie di giocattoli, soltanto qualche bottega di casalinghi e poco altro vi rimane in attività.

    Come sempre, il mito. Fin dal 1588, nell’odierna piazza Dante si teneva un importante mercato, approvvigionato, fra l’altro, dalle vicine fosse del grano e cisterna dell’olio, dal che la località trasse la denominazione di largo Mercatello. Il progressivo declino commerciale del luogo, però, ne determinò l’intitolazione al Sommo Poeta, nel 1871. Non è chiaro, dunque, che cosa si stia attendendo, per ridenominare anche la nostra piazza: peraltro, su di essa caddero numerose teste di vittime, da quella di Corradino di Svevia, a quelle dei numerosi martiri del 1799, il cui elenco completo figura sulla facciata di Palazzo San Giacomo. Basterebbe, però, scegliere qualcuno fra questi nomi, e la soluzione del problema sarebbe trovata.

    (Febbraio 2015)

  • Uno psicologo nei lager

    “Uno psicologo nei lager: alla ricerca della speranza”

     


    Martedì 10 febbraio 2015, alle ore 17,30, nella Sinagoga - Comunità Ebraica di Napoli (via Cappella Vecchia n. 31, all’interno del Palazzo Sessa), il Centro Studi "Erich Fromm", in collaborazione con la Comunità ebraica presenta: “Uno psicologo nei lager: alla ricerca della speranza”. Interventi di Berardo Impegno, filosofo della "Federico II" di Napoli e di Domenico Bellantoni, psicoterapeuta frankliano e docente di psicologia dell’Università Pontificia Salesiana di Roma. Modera la dott.ssa Maria Elena Viscardi. Indirizzo di saluto di Silvana Lautieri, Presidente del Centro Studi "E. Fromm" di Napoli.

    L’abominio dei campi di concentramento rivive nel racconto dello psichiatra viennese, di origine ebrea, Viktor Emil Frankl, padre fondatore della Logoterapia, e di quanti, sopravvissuti alla Shoah, hanno dato un senso con le loro parole all’indicibile orrore. Ritrovare la pienezza di vita, la speranza, l’amore e gustare l’ironia quando si pensa che non sia più possibile sperimentare alcun valore etico, a seguito della mostruosa barbarie, significa far proprio l’imperativo categorico «che Auschwitz non si ripeta». Occorre nel presente un impegno di civiltà e di solidarietà tra i popoli, volto a promuovere l’autentico incontro con l’Altro, a preservare la dignità e l’autonomia spirituale del singolo essere umano, scongiurando nuove e più terribili stagioni di terrore.

    (Febbraio 2014)

  • UN PICCOLO CANE

    UN PICCOLO CANE

     

    di Luigi Rezzuti

     

     

    Dopo una lunga ed interminabile discussione, la famiglia Rodriguez venne alla conclusione di acquistare un cagnolino ma a condizione che ognuno di loro avesse avuto un compito ben preciso.

    Il papà, Mario, doveva interessarsi, prima di andare al lavoro, di portare il cagnolino a passeggio per i suoi bisognini mattutini.

    Nella tarda mattinata toccava alla moglie, Adelina, portarlo a fare una passeggiata, poi, nel pomeriggio, ai tre figli, Simona, Rosa e Matteo, mentre l’ultima uscita  nel giardino, tra le 22,30 e le 23, toccava a Mario.

    Altra condizione fu quella di non viziarlo con biscottini o merendine che gli potevano solo far male e, cosa ancora più importante, non pensare di avere un giocattolo per il tempo libero ma un cagnolino che andava trattato da tutti e, in particolar modo dai figli, come un altro componente della famiglia.

    Le condizioni imposte da Mario ed Adelina furono accettate e fu così che Mario andò presso un negozio che vendeva animali, come uccellini, criceti, pappagallini, pesciolini colorati, e quant’altro. Egli subito notò un piccolo cagnolino, che da poche ore era arrivato in aereo dall’Inghilterra. Era uno York.

    Lo scelse tra cinque altri cagnolini perché gli sembrò quello più vispo, furbo e intelligente. Infatti, abbaiando verso gli altri cagnolini si faceva rispettare e mangiava anche ciò che non era destinato a lui.

    Lo portò, quindi,  a casa tra la gioia e l’entusiasmo generale. Era talmente piccolo che entrava nel palmo della mano e subito lo strapazzarono per passarselo di mano in mano.

    Si sedettero tutti per terra disponendosi a cerchio in modo tale che il cagnolino potesse decidere liberamente da chi andare.

    Sembrava un giocattolo a corda, era divertentissimo vederlo correre dall'uno all' altro.

    Per la sua piccola statura decisero di chiamarlo “Piccolo”.

    Mario scese a comprare una brandina per farlo riposare durante la notte, ma furono notti insonne sia per lui che per tutti. Infatti il cagnolino piangeva sempre e smetteva solo quando vedeva qualcuno di loro.

    I primi giorni furono molto duri, dovevano insegnargli a dormire sul suo lettino, durante la notte, e a fare i suoi bisogni durante il giorno, per strada e non in casa.

    L’unica cosa che non dovettero insegnargli fu quella di mangiare nella sua scodella.

    Piccolo, essendo molto intelligente, subito si adattò. Infatti, quando doveva fare i suoi bisognini, abbaiava ed andava a grattare con le unghie la porta di casa.

    Il giorno dopo, Mario lo portò dal veterinario per una visita di controllo e per una serie di vaccinazioni e fu allora che si convinse ancora di più che Piccolo era un cagnolino di carattere, furbo ed intelligente perché fu lo stesso veterinario a confermarlo.

    All’inizio sembrava avere un pelo scuro poi, col passare di qualche mese, il pelo diventò biondo argentato. Era bellissimo.

    Adelina, insieme alle figlie, si divertiva a parlargli in inglese, sostenendo scherzosamente che, essendo nato  a York, in Inghilterra, non poteva capire la lingua italiana nè tanto meno il napoletano.

    Era un divertimento portarlo a passeggio, facevano a gara con chi doveva uscire e, se durante la passeggiata, incontrava un altro cane, iniziava ad abbaiare e dovevano trattenerlo perchè si avventava contro cani anche molto più grossi di lui.

    Per alimentazione il veterinario consigliò latte, scatolette a base di pollo, carne, fegato, verdure, insalate e quant’altro, ma a Piccolo piaceva tanto anche mangiare del pane, cosa che fece meravigliare il veterinario perché è molto difficile che un cane mangi un pezzo di pane.

    Quando lo portavano dal veterinario Piccolo iniziava a piangere come un bambino, perché capiva che doveva sottoporsi a qualche puntura.

    Una sera vennero a cena degli amici. La moglie dell’amico di Mario aveva paura dei cani e dovettero chiudere Piccolo nella cameretta di Matteo ma, poiché abbaiava, ogni tanto gli davano un pezzo di pane per intrattenerlo.

    A fine cena, gli amici salutarono ed andarono via e Piccolo finalmente fu liberato da quella forzata prigionia e, tra la meraviglia di tutti, lo videro  con una pancia enorme: gli avevano dato da mangiare quasi uno sfilatino di pane.

    Una domenica mattina Mario, insieme con Piccolo, scese per una passeggiata. Al ritorno, nel giardino, gli tolse il guinzaglio in modo da farlo sentire libero e, mentre  gli  lanciava una pallina, che Piccolo doveva andare a riprendere per riportargliela,  passò un gatto e, nel vederlo, Piccolo scattò come un felino e fu per puro caso che non riuscì a prenderlo. Il gatto si salvò facendo un salto su un muretto di cinta.

    All’Epifania Mario e Adelina fecero trovare ai figli delle calze piene di cioccolattini e  caramelle, Piccolo, goloso, riuscì a rubarne alcuni per andare furtivamente a mangiarli sotto il divano, ma Adelina se ne accorse e lo picchiò con un giornale. Fu allora che Piccolo dimostrò tutta la sua furbizia: per dispetto corse sul letto, dal lato dove dormiva Adelina, e fece una lunga pipì tra la disperazione di Adelina e le risate di tutti.

    Tutte le sere, dopo cena, Mario andava nel salotto a guardare la televisione e Piccolo si rannicchiava ai suoi piedi. Prima di andare a dormire chiamava Piccolo per farlo uscire a fare la pipì, il cagnolino si alzava e andava verso la porta di casa.

    Un giorno Mario parlando con un suo vicino di casa parlò dell’intelligenza del suo cagnolino raccontando che tutte le sere lo chiamava per uscire e lui subito si avviava alla porta di casa. Il vicino obiettò che i cani non capiscono le parole ma si abituano al suono della voce. Non essendo d’accordo, Mario lo invitò a venire a casa e quella sera, non parlando in italiano ma in stretto dialetto napoletano, invitò Piccolo ad uscire e Piccolo gli diede una grossa soddisfazione: capì l’ordine ricevuto, si alzò e andò verso la porta, capiva l’italiano ed il napoletano ed abbaiava in inglese ….

    Peccato che il tempo, per tutta la famiglia, era tiranno, Adelina era sempre impegnata tra le faccende domestiche, i figli con la scuola e Mario con il lavoro e per questo motivo non ebbero modo di insegnargli qualcosa che avrebbe sicuramente e velocemente appreso.

    Un giorno uno dei figli, Matteo, giocando con Piccolo gli insegno che quando gli diceva : “Piccolo fai il morto”  lui doveva stendersi per terra a pancia all’aria e non doveva muoversi se non quando veniva, poi, accarezzato.

    Quel piccolo cagnolino visse per dodici anni e, quando morì, Mario non ebbe nessuna vergogna a dire che aveva pianto tantissimo.

    Aveva perso un cane ma, cosa più triste, aveva perso un amico.

    (Febbraio 2015)

  • Napoli: più amore, più odio?

    Napoli: più amore, più odio?

     

    di Luciano Scateni

     

    Osserviamo quanto è grande l’amore di buona parte della città per Napoli e per quali solide radici su cui si è dipanata una storia che non ha pari: è passione intensa, alimentata dalla consapevolezza di abitare un luogo del mondo che il padreterno deve aver deciso di privilegiare. Il profondo affetto riceve da sempre, e in particolare dal tempo ottocentesco dei grandi e colti viaggiatori europei, iniezioni di gratificazione che intellettuali e narratori del nostro tempo rinnovano, dopo aver sperimentato le qualità, i comportamenti e i caratteri dei napoletani migliori. Questa premessa enfatizza, è fuori di dubbio, il volto buono di Napoli e tenta di compensare le sue immense negatività sottolineate da gran parte dei titoli che i media le riservano ogni giorno. Napoli è città caotica, indisciplinata, tendente in permanenza a negare ogni regola del vivere civile. Ogni suo figlio lo rileva se appena mette il naso oltre i confini del tessuto urbano e si affaccia su luoghi del Paese a nord, oltre il territorio della Campania, dove gli scenari si propongono con tipologie di tutt’altro segno. Pur escludendo la piaga dei rifiuti, patologia incancrenita da decenni e parzialmente comune ad altre grandi città, l’osservazione delle specificità di mali napoletani conduce alla conclusione che Napoli staziona in un tempo malefico per alcuni episodi intollerabili e purtroppo in crescendo. Uno dei fenomeni che contribuiscono a procurare disagio insopportabile è il ripetersi di violenze che il cosiddetto branco compie quotidianamente in ogni angolo della città. Persone indifese, ragazzi o anziani che siano, sono aggrediti senza nessun motivo; bus, metrò, cumana e circumvesuviana sono teatro di aggressioni vigliacche; mezzi di trasporto e purtroppo anche monumenti sono deturpati da scritte, segnacci e  frasi, non di rado oscene. Gravissima è la sequenza di incursioni di teppisti nelle scuole, non solo di periferia, con danni alle strutture e furto di attrezzature tecnologiche, come  computer,  lavagne elettroniche e proiettori. A completare un quadro  intollerabile, l’invasione di luoghi centrali come piazza Garibaldi, uno dei primi approcci del turismo alla città, che diventa terra di nessuno, o meglio di tutti, resa invivibile dall’occupazione totale di immigrati che si accalcano sui marciapiedi con i loro prodotti contraffatti. Corollari dell’anarchia urbana non mancano: pochi rispettano orari e modalità nel disfarsi dei rifiuti, in tanti si liberano di oggetti ingombranti depositandoli ai piedi dei cassonetti anziché affidarli all’Asia, automobilisti incivili gettano fuori del finestrino cartacce, mozziconi di sigarette, e non solo, padroni di cani non raccolgono gli escrementi dei loro animali. Non basta? Si può aggiungere la questione “movida” che, in alcune zone cruciali, crea caos e rumori notturni a scapito degli abitanti della zona. Il quadro nero dei comportamenti incivili è insomma parte della quotidianità difficile di una città che contrasta plasticamente con se stessa, luogo di eccellenze, storiche, architettoniche, culturali. Male irreparabile? Nessuno ha la formula per determinare il mixage che potrebbe invertire la tendenza alla discrasia tra il bello e il brutto di Napoli. Purtroppo non viene nessun segnale positivo dalle nuove generazioni di napoletani e la constatazione rimanda a un futuro non prossimo, a tempi decisivi per la nascita di una napoletanità  pari allo straordinario patrimonio della città.              

    (Febbraio 2015)

  • LA NAPOLI CHE NON VOGLIAMO

    LA NAPOLI CHE NON VOGLIAMO

     

    di Annamaria Riccio

     

    Qualche giorno fa, alla ribalta della cronaca, la notizia di un legame tra terrorismo e camorra

    Crimine chiama crimine. La delinquenza, quella più radicata, infiltrata nelle maglie del tessuto sociale, si allarga e si connette,  mediante la rete internazionale, a cellule terroristiche che fanno ancor più rabbrividire della malavita nostrana. Questo, proprio non ce l’aspettavamo, ma c’è chi non si meraviglia più di tanto, consapevole che i legami illegali sono sempre esistiti dal momento che Napoli è un importante incrocio delle varie etnie. Ed è così che la nostra città diventa centro di smistamento per la produzione di documenti falsi per appartenenti a gruppi islamici ai quali viene assicurata una nuova identità, che serve a mimetizzarli nei paesi occidentali. Il nucleo attorno al quale ruota questa cooperazione può essere una moschea, il consolato algerino che risiede a Napoli, la miriade di extracomunitari che si insinuano nell’interland partenopeo, estendendosi verso la periferia. Ma quel che fa più discutere è che questi documenti sono su tessere originali perché ottenute da persone insospettabili, ma facilmente corruttibili. Ed è così che Napoli passa dalla camorra alla Jihad.

    Richard Lynn, noto psicologo britannico, studioso e provocatore, definisce i meridionali meno intelligenti dei settentrionali: questo a causa dell’incrocio con i popoli africani che ritiene scarsamente dotati. E qui si sbaglia. I meridionali, in particolare i Napoletani, per le condizioni geografiche, storiche, sociali, sono fortemente stimolati a trovare strategie di sopravvivenza che, ahimè, talvolta hanno esiti negativi. Sono quindi creativi, intelligenti e pronti a farsi strada, quando le condizioni sociali lo consentono, esaltando le doti innate. Sarebbe questa la giusta meta per far convergere le grandi potenzialità. E’ questa la Napoli che vorrei. Ho i brividi al pensiero di un’associazione con crudeli assassini, assetati di sangue. Spero, invece, che la grande astuzia e sensibilità di questo popolo sia la chiave per stanare iniziative di sangue, quali quelle cui stiamo tristemente assistendo, e non un lasciapassare per altre terribili, raccapriccianti azioni, finalizzate solo all’espressione della crudeltà umana.

    (Febbraio 2015)

  • Dove abita il “bello”?

    Dove  abita  il  “bello”?

     

    di Mariacarla Rubinacci

     

     

    Apro il giornale. Ogni mattina è un rito per farmi sentire nel mondo, oggi giorno così globalmente intorno a noi da soffocarci.

    Come un fumo acre, i titoli in grassetto denuncianti atrocità, corruzione, malaffare e politica esasperata, rendono affannoso il respiro.

    Accendo la radio, che di ora in ora informa sugli accadimenti e intrattiene con interviste e commenti: anche qui l’ascolto diventa faticoso, le parole si snocciolano come chicchi d’uva marciti, buoni solo per il bidone della spazzatura.

    Un’ora del pomeriggio da trascorrere in riposo, dopo le faccende di casa, davanti alla tv, viene invasa dalle cronache di madri che presumibilmente hanno ucciso il proprio figlio; da silenzi equivoci di preti che tacciono eventuali fatti, non proprio consoni alla veste che li contraddistingue; dalla triste e lunga storia dei nostri militari, presunti colpevoli di non aver assolto al loro dovere preposto alla difesa di azioni piratesche; da scene orrende alla vista di bambini che imbracciano, come fossero ormai i loro giocattoli, armi puntate alla testa di coloro che faranno morire o di bambine rapite e vendute come schiave della perversione.

    I quotidiani, la radio e la tv mettono giustamente tutto sotto accusa, secondo la democratica libertà di informazione e, attraverso processi salottieri, in diretta, coinvolgono l’opinione di chi ascolta come se ogni salotto fosse la tribuna dei giurati.

    E’ uno sforzo continuo rimanere lucidi al pensiero che ogni momento della vita che stiamo svolgendo sia solo imbrattato di brutture e meschinità.

    Mi chiedo: “Dove abita il “bello”?

    Non c’è più posto per la speranza? Le stanze della serenità sono desolatamente spoglie?. Il “bello” ha traslocato. Dove?”

    È là dove schiere di volontari operano al posto dello Stato assente, offrendo le loro mani a quella parte di società sofferente, bisognosa anche di tutto.

    È là dove giovani, attenti all’ambiente, si prodigano attraverso la loro moderna preparazione a salvaguardarne il futuro, che già non è più il loro, bensì dei tanti bambini, che mamme fiduciose vogliono ancora consegnare alla vita che verrà.

    Sono, però, pochi gli spazi concessi alle cronache di quel “bello” che opera in silenzio. Documentari sporadici si sforzano di mettere in evidenza la creatività di una generazione che, malgrado tutto, esiste e si adopera affinché il mondo non sia solo oberato da brutture. Attraverso questa mia umile considerazione, desidero ringraziare l’afflato di vita che contraddistingue tanti dei nostri giovani, i quali, figli del mondo, credono ancora nel futuro che potrà essere per loro e…perché no?...anche per noi che già viviamo di solo passato, meno pesante da vivere.

    (Febbraio 2015)

  • CALCIO MERCATO

    CHIUSO IL CALCIO MERCATO     

                      

    di Luigi Rezzuti

     

    Come avevamo pronosticato nel precedente articolo sul calcio mercato di gennaio 2015, in tutto quel lungo elenco di nomi di calciatori e trattative con varie società calcistiche italiane e straniere, il d.s. Riccardo Bigon ha concluso il primo acquisto di un calciatore, che non compariva nell’elenco: Manolo Gabbiadini dalla Sampdoria.

    Un giovane giocatore, il cui profilo coincide con gli obiettivi del presidente, Aurelio De Laurentiis.

    Gabbiadini è un giovane talentuoso di appena 23 anni, finora in comproprietà tra la Sampdoria e la Juventus, che può ricoprire più ruoli: attaccante, laterale sinistro, destro e centrocampista già in orbita della nazionale di Conte.

    Acquistato interamente dal Calcio Napoli per una cifra di circa 13 milioni di euro, da dividersi tra i due proprietari del cartellino.

    Un tifoso sampdoriano gli ha chiesto: “ Ora bisogna tifare un po’ anche per il Napoli?” Gabbiadini con un filo di imbarazzo ha allargato le braccia come a dire: “Questo è il calcio moderno”.

    Il secondo acquisto è stato Ivan Strinic, terzino croato in scadenza  al 31 gennaio 2014 col Dinipro, anch’egli già nazionale, ha firmato un contratto con il Napoli fino al 2019 per oltre un milione e mezzo di euro l’anno.

    Appena giunto a Castelvolturno per le visite mediche, superate a pieni voti, ha dichiarato : “Ho tanta voglia di cimentarmi nel campionato italiano e fiondarmi su quella fascia sinistra, per ora gestita da un altro nazionale, l’algerino Ghoulam”.

    Per tradizione la sessione invernale del calcio mercato è sempre stata animata da tantissime trattative ma alla fine c’è stato solo qualche scambio e pochissimo contante.

    Quest’anno, invece, stando ai trasferimenti andati in porto, abbiamo assistito a una inversione di tendenza.

    In questo mercato la parte del leone spetta al Calcio Napoli, con gli acquisti di Gabbiadini, Strinic, seguito dal Milan per l’ingaggio di Cerci dell’Atletico Madrid e il passaggio di Torres, sempre all’Atletico Madrid.

    Altre trattative di un certo spessore sono state Pinilla all’Atlanta, Lila al Parma, Leandro Greco al Verona, Lukas Padolski, Correya e Shaqiri all’Inter, Gonzales, Brkic, Husbaner e Cop al Cagliari, Lorrondo al Chievo Verona, Diamanti alla Fiorentina, Costa al Genoa, Cerci al Milan, Mendez alla Roma, Manfredini al Sassuolo e Muriel all’Udinese.

    E’ mancato, però, il colpo col botto di fine mercato ma è stato senz’altro un mercato abbastanza interessante.

    (Febbraio 2015)

  • CERTIFICAZIONE UNICA 2015

     

    ARRIVA LA CERTIFICAZIONE UNICA 2015

     

    di Fabio  Coluccio

     

    Da quest’anno c’è un solo modello per raccogliere tutte le somme corrisposte, non solo i redditi da lavoro e assimilati ma anche quelli relativi ad autonomi e professionisti, finora certificati in forma libera.

     

    Il 2015 si apre con una grande novità in materia fiscale: arriva la Certificazione Unica (CU) che i sostituti di imposta dovranno rilasciare a coloro che hanno percepito nel 2014 somme e valori soggetti a ritenuta. Il CU sostituisce non solo il CUD, con cui il datore di lavoro certificava i redditi da lavoro dipendente, ma anche la certificazione da rilasciare “in forma libera” a cura del sostituto d’imposta relativa ai redditi erogati a lavoratori autonomi, percettori di provvigioni comunque denominate e percettori di redditi diversi soggetti a ritenuta. «Dal 2015 – spiega Stefano Fabiano, responsabile del Centro Studi Inaz – i certificati relativi alle ritenute fiscali per lavoro dipendente e autonomo dovranno essere conformi ai nuovi moduli pubblicati dall’Agenzia delle Entrate. Dopodiché dovranno essere inviate telematicamente, sempre all’Agenzia delle Entrate, entro il 7 marzo, su tracciato conforme a quello approvato dal Ministero delle Finanze».

    Il nuovo modello di Certificazione Unica cambia grafica e si arricchisce di nuovi dati relativi ai familiari a carico, con una tabella che include tutte le informazioni utili all’attribuzione delle relative detrazioni, e ai professionisti, per i quali occorre il totale delle somme loro corrisposte, l'importo non soggetto a ritenuta, le spese rimborsate, i contributi previdenziali, l'imponibile e le ritenute di anni precedenti. «Tra le novità – evidenzia sempre Stefano Fabiano - c’è anche la sezione per gestire il bonus Irpef di 80 euro, riconosciuto ai lavoratori dipendenti e ad alcune categorie assimilate».

    Vista l’importanza delle novità che interesseranno aziende e professionisti, con iniziative che vedono Napoli al timone, scatta l’obbligo da parte degli operatori del settore di un’adeguata formazione sui nuovi campi e sulla compilazione dei dati fiscali e previdenziali.

    (Febbraio 2015)

  • ANTICICLONE

    AMBIENTE

    ANTICICLONE RUSSO - SIBERIANO

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Nel tempo le condizioni atmosferiche sono andate profondamente mutando. Negli ultimi anni, infatti, abbiamo visto molte volte piogge torrenziali, allagamenti, straripamenti di fiumi, forti venti, temperature in diminuzione, mareggiate, trombe d’aria e quant’altro.

    L’Anticiclone russo-siberiano ha generato il famigerato “grande gelo” sull’Europa e sul Mediterraneo producendo, così, profonde modifiche climatiche.

    I meteorologi prevedono, per il primo trimestre 2015, freddo molto più intenso rispetto alla norma, abbondanti piogge, nevicate fino a quote medio - basse e anche anticicloni molto forti.

    Le precipitazioni saranno, dunque, abbondanti e le temperature faranno registrare cali repentini, soprattutto sul Mediterraneo.

    Il mese di gennaio ha visto il transito di perturbazioni atlantiche,  specie nella seconda decade.

    Nella seconda metà del mese si sono succedute varie masse d’aria artiche.

    Nella terza decade c’è stato un rallentamento del vortice polare su gran parte dell’Italia, mentre durante l’ultima parte del mese la neve è caduta anche sull’Appennino centro - settentrionale e a quote collinari e di conseguenza le temperature sono state inferiori alla media.

    Il mese di febbraio potrebbe risultare piuttosto anomalo specie al centro-sud, con abbondanti piogge che interesseranno il sud nella prima parte del mese e non sono da escludersi forti ondate di gelo soprattutto sull’Europa.

    Le irruzioni fredde sull’Italia potranno risultare intense, tuttavia non dovrebbero essere molto frequenti.

    Nevicate abbondanti sulle Alpi e sull'Appennino centro-meridionale fino a quote molto basse.

    (Febbraio 2015)

  • Giovanni Tizzano

    Lo scultore Giovanni Tizzano

     

    di Antonio La Gala

     

    Giovanni Tizzano, annoverato fra gli scultori italiani del Novecento di rilievo, nacque a Napoli, ai Ventaglieri, il primo febbraio 1889.

    Svolse a lungo il mestiere di Guardia Finanziaria lungo la costa amalfitana, passando poi alla Questura, prima di dedicarsi totalmente alla scultura.

    Abitava in una casa piccola in un vicolo di Antignano, al Vomero, circostanza che gli consentiva di modellare solo opere di dimensioni ridotte.

    Alla fine degli anni Venti, il pittore Giuseppe Casciaro, anch’egli abitante al Vomero, si accorse di lui e, per consentirgli di lavorare con maggior libertà, gli mise a disposizione il cantinato della sua villa di Via Luca Giordano.

    Tizzano, proprio in quel momento, era incoraggiato dai consensi ottenuti in occasione della partecipazione alla Biennale di Venezia e desiderava scolpire opere di grandi dimensioni. Fu, quindi, ben lieto di accettare la generosa offerta del pittore.

    Fu in quel periodo che nacquero le sue opere di dimensioni maggiori.

    Dopo qualche anno, lo scultore da lì si trasferì nella Villa Merola, in Via Belvedere, sempre al Vomero.

    Allora quella zona era ancora agreste: la nuova casa del Tizzano era una rustica costruzione con uno scantinato ed un’alta torre. In questi ambienti Tizzano si sentiva a suo agio e quello fu per lui un periodo di grande fervore creativo.

    Artisticamente parlando, Giovanni Tizzano salì alla ribalta nel 1928, quando partecipò alla XVI Biennale d’Arte della Città di Venezia, dove espose la “testa di bimba” detta anche “Erminia”.

    Fu molto significativa la sua partecipazione alla Biennale di quell’anno, perché quella fu la prima edizione in cui si dette spazio alle forme espressive moderne europee, sulla cui scia il nostro scultore si muoveva.

    Lo stile del Tizzano rappresentava una novità, a metà fra realismo e impressionismo.

     

    Dopo quell’occasione Tizzano partecipò ancora ad altre prestigiose mostre nazionali ed internazionali, nonostante la ritrosìa ad esporre le sue opere.

    Produsse una gran quantità di sculture di piccole dimensioni, per lo più testine che raffiguravano bambini dagli occhi spauriti, di giovanette, di mascherine.

    Il modellato delle sue testine è dolcissimo, i sorrisi impalpabili, quasi leonardeshi, la levigatezza quasi barocca, sebbene tutto il suo stile si avvicini parecchio all’impressionismo.

    Non sappiamo se la scelta di scolpire opere piccole piuttosto che grandi, sia stata una sua scelta artistica o piuttosto il retaggio dell’abitudine dei primi tempi quando scolpiva in spazi angusti, oppure perché non ebbe mai a disposizione i soldi per tradurre in bronzo le sue creazioni.

    Forse le difficoltà economiche dello scultore vanno anche attribuite all’avversione a vendere le sue opere, a cui si affezionava.

    Nel dopoguerra, quando l’avanzata del cemento distrusse Villa Merola e dintorni, per trasformarla nella squallida distesa di condomini situati fra Via Belvedere e Via Cilea, il Tizzano dovette sloggiare.

    Gli fu trovata ospitalità in un modestissimo “quartino” nelle case popolari, inizialmente dette “dei sinistrati”, di Via Altamura, sempre al Vomero, dove continuò a lavorare, fino a quando morì, povero come visse, il cinque novembre 1975.

    (Gennaio 2015)

  • TRICARICO & LETTI SFATTI

    TRICARICO & LETTI SFATTI

     

     

    Domenica 1° febbraio, ore 21.30, all’Invidia Lounge Pompei, Rock Events & Soundinside Booking & Management presentano: TRICARICO & LETTI SFATTI, a cura di Marisa Pumpo Pica.

    Un incontro artistico, quello tra i Letti Sfatti e Tricarico, nato grazie alla poesia di Piero Ciampi. Durante uno degli show-case di presentazione di ".. e se il mondo somigliasse a Piero Ciampi..", il cd+dvd del gruppo napoletano, tra il pubblico è presente anche Francesco Tricarico. Alla fine della performance Jennà (voce dei Letti Sfatti) e Francesco si ritrovano a chiacchierare e a promettersi di dover “combinare” qualcosa insieme.

    La collaborazione tra le due realtà musicali mette radici, prende forma e aspetta il suo battesimo proprio al ventennale del Premio Ciampi 2014, che si  è tenuto a Livorno l'8 Novembre scorso. In quella occasione, il gruppo napoletano, esegue con Tricarico brani di Ciampi, come Il vino e Tu no e lo fa in una dimensione sonora molto particolare: canzoni suonate con strumenti a corde (chitarre, dulcimer, bouzouky, tres e altri strumenti a corde inventati) e una sezione ritmica creata con l'utilizzo di attrezzi da cucina (pentole in rame, in acciaio, in alluminio, forchette, cucchiai di legno, griglie..) una vera e propria batteria da cucina.

    I Letti Sfatti con Tricarico rivisitano, in una dimensione "insolitamente acustica", anche i brani più popolari del cantautore milanese, come Il mio nome è Francesco e Vita tranquilla. Non mancheranno brani estrapolati dal repertorio del gruppo della provincia di Napoli, duettati e rivisitati da questa inedita “combriccola”.

     Invidia Lounge, via Colle San Bartolomeo 4, Pompei. Ingresso libero.

    (Gennaio 2015)

  • SHAKE UP

    SHAKE UP in Accademia 1980 - 1990

     

     

    ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI NAPOLI – mercoledì 28 gennaio, ore 18: inaugurazione della mostra “SHAKE UP in Accademia 1980 – 1990”.

    (Gennaio 2015)

  • LA BALLATA DELLE ACCIUGHE

    AL TEATRO DIANA “LA BALLATA DELLE ACCIUGHE” DI DARIO

    VERGASSOLA 

     


    Domenica 1° febbraio, alle ore 11, nel foyer del Teatro Diana, per “L’incontri al Diana”, presentazione de La ballata delle acciughe, di Dario Vergassola; introduce la giornalista radiofonica Giuliana Galasso, letture dell’autore.

    Le vicende di cui si racconta nel libro di Vergassola hanno luogo nella periferia di La Spezia, al Bar Pavone, dove gli strani  personaggi che lo frequentano “nulla hanno da invidiare al bar di Guerre Stellari”.


    In questo microcosmo si riflettono tutti i pregi e i difetti dell'umanità. Una giostra di personaggi originali, buffi, a volte ridicoli, ma anche molto realisticamente vicini a ognuno di noi,  con le loro paure, le loro piccole e grandi manie, i loro problemi quotidiani ed esistenziali, come Lucio e Albè, due cassintegrati che giocano la stessa partita a biliardo da anni, senza mai arrivare a una fine, senza nessun perdente o vincitore. Ci sono anche Giulianone, detto lo scienziato, che racconta di essere stato rapito dagli UFO, Gigi, il barista, detto anche Gikipidia perché saccente. Il racconto ruota intorno al viaggio di Gino, il protagonista, figura classica dello statale, sposato con una moglie e due figli, un viaggio che lo conduce da La Spezia fino  in America, senza che egli si allontani mai troppo dal bar in cui gli amici seguono e commentano le sue rocambolesche avventure.

    Il protagonista, in cui Vergassola si rispecchia, in bilico  tra il presente e il passato, si fa trascinare dai ricordi, alla ricerca dei frammenti di un'infanzia, ormai lontana, su cui si può solo ironizzare.

    Ingresso gratuito.

    (Gennaio 2015)

  • STILE BERGOGLIO

    “STILE BERGOGLIO, EFFETTO FRANCESCO”

     

     

    Domenica 25 Gennaio, alle ore 11.30, nel foyer del Teatro Diana, per “L’incontri al Diana”, “STILE BERGOGLIO, EFFETTO FRANCESCO”, di  FABIO ZAVATTARO; letture di LUISA AMATUCCI; INGRESSO GRATUITO.

    La rivoluzione Francesco nasce dal gesto di grande umiltà che Benedetto XVI compie con la sua rinuncia, ma ha radici profonde.

    Ripercorrendo eventi, ricordando nomi, parole e gesti il libro di Fabio Zavattaro che sarà presentato al Teatro Diana domenica 25 gennaio con la partecipazione straordinaria della popolare attrice Luisa Amatucci, cerca di scrutare i segreti del successo di un pontificato luminoso e travolgente, nella chiara consapevolezza che dietro l'«effetto Francesco» siano due le coordinate da rilevare: il rapporto con i pontificati che lo hanno preceduto e il profilo umano e spirituale dell'arcivescovo di Buenos Aires, chiamato «quasi dalla fine del mondo» a governare la chiesa, il 13 marzo del 2013.


    Fabio Zavattaro, inviato speciale del Tg1, inizia la sua attività di giornalista professionista nel 1981, al quotidiano Avvenire, dove ha lavorato ininterrottamente dal 1979 al 1991, occupandosi di cronaca e politica estera e, dal 1983, di informazione vaticana. Nel 1991 entra in Rai, prima al Giornale radio (Gr2) e successivamente, dal 1995, al Tg1, occupandosi sempre di informazione vaticana. Come inviato dal 1983 segue tutti i viaggi di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, in Italia e all'estero. È autore di libri, tra cui Un santo di nome Giovanni (Aliberti, 2011), La valigia di Papa Wojtyla (Iacobelli, 2011) e I santi e Karol (Ancora, 2004), e di numerosi video, tra cui Teresa di Calcutta e lo speciale Karol Wojtyla, un Papa nella storia, venduto in oltre 3 milioni di copie. Nel gennaio 2009 è stato insignito del Premio nazionale “Penna d'oro” per il giornalismo, e del “Leone d'argento” assegnato dalla città di Servigliano.

    (Gennaio 2015)

  • JUVENTUS CAMPIONE D’INVERNO

    JUVENTUS CAMPIONE D’INVERNO

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Si è concluso il girone di andata del Campionato di calcio 2014/2015 ed anche questa volta il verdetto sugli azzurri non si può esprimere.

    Non è facile tirare fuori un aggettivo sufficiente a classificare questo scorcio di campionato.

    Toccherà attendere fino alla fine per potersi pronunciare.

    Nella malaugurata ipotesi, facciano i tifosi azzurri tutti gli scongiuri che riterranno opportuni, che non ci classificassimo almeno al terzo posto, il bilancio sarebbe negativo.

    La Juventus ha avuto, come al solito, un rendimento “mostruoso”, allungando a più 5 sulla Roma, seconda in classifica.

    Il Napoli, finora, non è riuscito nemmeno a contendere il secondo posto alla Roma. Troppi sono stati i punti persi, vedi la partita persa con il Chievo, il Milan, i pareggi con il Palermo, l’Inter, l’Atlanta, il Cagliari, la Sampdoria, l’ Empoli. Ai calciatori del Napoli è mancata la “cazzimma”, la convinzione di poter competere alla pari per la vittoria dello scudetto o per un dignitoso secondo posto.

    Finalmente, con la vittoria della Super Coppa contro la Juve, la squadra è sembrata rigenerata nel morale anche per la successiva partita vinta in campionato contro il Cesena, poi di nuovo lo scontro tra il Napoli e la Juve per il campionato che ha visto vincere la Juve. Ma questa è un’altra storia... Tutti hanno visto che l’arbitro Tagliavento non ha fatto altro che favorire la Juve e così sono nate le solite polemiche da una parte e dall’altra. Comunque, la squadra ha chiuso il girone di andata al terzo posto ex equo con la Sampdoria ma questa volta dando l’impressione che possa puntare al secondo posto e partecipare alla Champions.

    Per crescere e vincere, però,  c’è bisogno di un salto di qualità, anche con un adeguato centro sportivo, uno stadio ammodernato e il rafforzamento della rosa dei calciatori con veri campioni.

    Fumata bianca del Comune di Napoli. Il disgelo è finalmente avvenuto e adesso De Magistris e De Laurentiis finalmente tornano ad unire le forze per un San Paolo migliore. L’incontro è avvenuto negli uffici della Filmauro, a Roma, e si è incominciato a ragionare sugli interventi da effettuare nell’impianto, e in tempi ristretti.

    Nel frattempo, l’assessore allo sport, Ciro Borriello, ha dichiarato: “Stiamo lavorando per un San Paolo spettacolare. De Magistris e De Laurentiis si sono incontrati e sono stati mossi i primi passi in avanti. Entrambe le personalità vogliono il meglio per il Napoli e per la città. Con le tecnologie odierne, lo stadio verrà ristrutturato, settore per settore, con la possibilità di far giocare la squadra sempre tra le mura amiche durante i lavori. Il progetto di De Laurentiis è molto ambizioso e lo stadio verrà attrezzato come un punto di interesse per il turismo cittadino”.

    Adesso tocca al presidente presentare entro la fine di maggio del 2015 un progetto definitivo.

    Certo non sarà cosa da poco l’intervento che il patron azzurro ha in mente e non riguarda solo il San Paolo.

    L’obbiettivo di De Laurentiis è emulare il lavoro del Barcellona, con la creazione di ristoranti con vista direttamente sul campo, sala intrattenimenti, negozi, creazione della Cittadella dello Sport da dedicare alla squadra Primavera e quant’altro.

    Fino a quando, però, il presidente non farà tutto questo, i tifosi non debbono illudersi. il Napoli potrà essere una buona squadra, di alta classifica, ma non riuscirà mai a vincere uno scudetto.

    (Gennaio 2015)

  • I desideri della fiaba

    SEGNALIBRO

    di Marisa Pumpo Pica

     

    I desideri della fiaba

    di Antonietta Dell’Arte -  Passigli Editore

     

    Molto interessante sarebbe potersi soffermare per prima cosa sul rapporto, di somiglianza o di differenza tra fiaba e poesia, ma per questo aspetto, peraltro molto significativo, rinviamo il lettore alle considerazioni contenute nella prefazione di Giò Ferri e ci soffermiamo, invece, sulle riflessioni della stessa Antonietta Dell’Arte, nella “Nota dell’autrice.”

    Qui ella parte da un assunto ben preciso: “La fiaba è, in qualche modo, poesia e la poesia è fiaba. Non per i ritmi che sono diversi, ma per l’invenzione, la creazione, la possibilità di rendere possibile l’impossibile, visibile l’invisibile e viceversa, la possibilità di superare gli orizzonti.”

    Ecco, questo ci sembra il punto nodale, da cui prendere le mosse: la poesia, come la fiaba, può superare orizzonti e confini ed andare oltre. Andare oltre ogni cosa, oltre ogni assillo, quello del tempo, che vola via in fretta, della vita, che se ne va, come della morte, che incombe. Andare, insomma, oltre tutte le paure dell’uomo, che sente, ad ogni ora,  che qualcosa va franando sotto i suoi piedi. E allora i desideri della fiaba stanno a significare il bisogno dell’uomo di costruire un proprio angolo, un mondo tutto suo, l’esigenza  dell’oltre, l’ansia del sogno, contro la realtà, del possibile, contro l’impossibile e, soprattutto, il senso pieno della libertà. In questo fiaba e poesia si fondono e, come le fiabe, anche queste poesie di Antonietta Dell’Arte rivoluzionano tempi e ritmi.

    A questo punto, però, ci preme sottolineare un elemento che ci fa ritornare un po’indietro, ad un altro libro della stessa autrice, che abbiamo recensito, anni addietro, anch’esso sulle pagine de “Il Vomerese” (quando tempi meno duri ancora ci consentivano di andare in stampa), “Il tema del padre”, un libro molto bello e coinvolgente.

    In esso, allora, così scrivevamo: “(…) è possibile rilevare come ogni verso esprima le vibrazioni del cuore, le emozioni, le suggestioni di un rapporto, il rapporto padre-figlia, che è sempre fondamentale e fondante la personalità di ciascuno di noi. Poema del padre, questo libro, romanzo di formazione, romanzo familiare, come viene definito nella bella Prefazione di Vincenzo Guarracino, ma anche favola musicale, come ci apparve fin dai primi versi. Favola musicale dove il padre dà il la, come in uno spartito musicale.

    Favola musicale, concerto d’amore. E da questo amore, dal ricordo del padre la nostra autrice può trarre la forza per ritrovare se stessa, costruire la propria identità, riscoprire il senso pieno della libertà.”

    Così scrivevamo allora.

    Ecco, il senso pieno della libertà è quello che si esprime anche qui, in questo suo nuovo libro, nel quale, lasciata la sfera più intimista degli affetti familiari, Antonietta Dell’Arte può spaziare sui più svariati temi e con i più diversi ritmi e forme, andando dall’ironico al tragico, dal sorriso alla smorfia di dolore, ma trovando - anche nel dolore e nella sofferenza - aspetti di libertà e di positività.

    Il  libro precedente era un poema d’amore, vissuto, come si è appena detto, nell’intimità di un rapporto padre-figlia. Ora siamo dinanzi ad un poema d’amore con l’universo intero, con le cose, gli alberi,  i luoghi che, nel nostro linguaggio abituale, erroneamente definiamo inanimati. In queste poesie, infatti,  paesaggi, oggetti, luoghi si animano e diventano capaci di insegnarci tante cose e, soprattutto, di insegnarci a vivere. Acquistano suoni al tocco del verso, assumono luci e colori caleidoscopici, grazie alla magia della poesia e dei suoi ritmi musicali.

    Favola musicale, dunque, anche questa raccolta, preannunciata dalla precedente silloge. Anche qui ogni poesia, per lo più breve, parte da un tema, anzi alcune poesie sembrano essere raggruppate proprio a seconda del tema: il tema del tempo, quello della guerra, dell’infanzia violata e tradita, degli odii, delle violenze, delle miserie e delle pene del mondo. Temi molto seri, trattati con apparente leggerezza, attraverso una poesia ironica e trasgressiva, con la quale si guarda alle fragilità umane, che vengono poste in evidenza per coglierne la caducità.

    A mo’ di esempio la poesia sulla bellezza, che si guarda compiaciuta allo specchio, quasi ad entrarci dentro prigioniera, “ e rideva con la pelle levigata / come una pietra preziosa / un giorno perse l’equilibrio / cadde nel fiume / perse fuscelli e corona / nel gorgo del tempo / imparò le rughe”. (pag. 48)

    Una poesia, quella di Antonietta Dell’Arte, che nasconde, dietro il velo della metafora, dietro il gioco sottile del disincanto, grandi verità, profonde ed inossidabili. Si legga “Un giorno la morte” (pag. 53)

    E che dire del pino, grande e maestoso, che sembra irridere al piccolo filo d’erba, dicendogli che non  ha futuro mentre poi il filo d’erba avrà il suo riscatto felice, divenendo un pesco rosso e profumato? (pag. 56) E la favola delle due pietre che chiedono ed ottengono anch’esse il loro riscatto trasformandosi in due pini splendenti? (pag. 57) Come non sorridere bonariamente sulle lamentazioni della farfalla e dell’uomo e sul compiacimento della lumaca che, lenta,  non conosce il tempo, “goccia a goccia lo godo / infiocchettata e bella /sotto l’insalata? (pag. 35)

    Una poesia, questa di Antonietta Dell’Arte, che nasce anche per esorcizzare la paura dei mali,  della malattia della morte. “Calerà la notte” (pag. 31). 

    Eppure nessuno potrà far tacere la voce di un poeta, come si evince da altri bellissimi versi (pag. 32). 

    Poesia colta, raffinata, potente, che scava in profondità nei nostri cuori e ne fa emergere le pene, ma anche le debolezze, le fragilità, le miserie. E tuttavia, dietro l’angolo più nero e buio, c’è sempre una luce, un  cielo, una luna, il chiarore delle stelle. E così, dietro e dentro la favola, dietro e dentro la poesia, le cose, che chiamiamo inanimate - e qui è il paradosso - si animano misteriosamente perché la fiaba è realtà, la poesia è realtà, come ci suggerisce la nostra autrice. Poesia, fiaba e realtà, anzi, qui si fondono in un unicum, in magici cerchi concentrici.

    Le cose più astratte, come l’altezza, la simpatia, la bellezza, la giovinezza, l’amicizia, la verità, e così via,  diventano realtà tutte, da toccare con mano. Il vizio e la virtù, la malattia e la salute, la vita e la morte diventano cose da desiderare oppure da odiare, da cercare o da cui rifuggire, in quella giostra inarrestabile, che è la vita di tutti i giorni. Un treno in corsa su cui e da cui l’uomo sale e scende senza posa, nella perenne ricerca della felicità.

    Anche qui, come nella silloge “Il tema del padre”, la poesia si fa tempo dell’attesa. E l’uomo, piccolo e svagato in questo mondo altalenante, non sa o non vuol capire che “la luce giunge / da dove non si attende”.  L’uomo deve riuscire a scoprire che “la felicità è il soffio / di piccole cose la luna / una parola un bacio / che coprono l’universo.”

    Ci piace chiudere con due ultimi riferimenti a due poesie: quella in cui parla l’ombra (pag. 83), dove  il desiderio di fiaba appare come quel desiderio di libertà, cui si faceva riferimento agli inizi del nostro discorso, fuga dalle ombre, da cieli cupi e grigi. E infine, l’altra, che chiude la raccolta, che sembra iniziare con un’affermazione di resa “certo io non posso risolvere tutti i problemi / disse alla fine della storia la fiaba” e si conclude con un’apparente condanna  “ma la luce del sole / quella vi sarà negata”, una condanna che cade come una pietra tombale. E tuttavia, anche qui, in questa poesia e nei suoi versi conclusivi, cogliamo, pur nell’accettazione della realtà, l’affermazione della bellezza del sogno: “d’altronde cosa sarebbe la vita / senza un sogno incompiuto?”

    Tante altre cose ancora ci sarebbero da dire, ma vogliamo lasciare a voi lettori il piacere di continuare a scoprirle da soli, come sicuramente accadrà. 

     

    L’autrice, siciliana di Troina, vive e lavora a Milano, dove è ben nota per la sua attività di promozione culturale. Ha, infatti, organizzato, per dieci anni, nel suo centro polivalente, “Lusca”, mostre, rassegne di poesia e musica, corsi per lo studio della poesia. Ha curato, poi, sempre a Milano, dal 2001 al 2004 e nel 2009, cinque edizioni della Giornata mondiale della Poesia. Ha partecipato ad importanti Festivals della Poesia e della Letteratura, a Castelporziano, a Milano e a Roma. Per questo suo grosso impegno ha meritato “l’Ambrogino d’oro”, una benemerenza civica del Comune di Milano, che viene conferita a personalità del mondo della cultura. E’ stata anche inserita nel Bunker poetico alla Biennale di Venezia. Numerosi gli scritti in prosa ed in poesia, tra cui ricordiamo “Filtro” (Guanda, 1981) e “Lei” (Marsilio, 2001),  selezionato al Premio Viareggio - Repaci dello stesso anno. Molti anche gli scritti in prosa, fiabe e racconti, comparsi, insieme ad alcune sue poesie, su quotidiani, come “Il Piccolo” di Trieste, “Il Corriere della Sera” e su molte ed importanti antologie. Si è dedicata, infine, ad interessanti studi sulla poesia, testimoniati, tra l’altro, dal suo saggio “Autodecodificazione semiotica”, adottato in molte scuole per gli opportuni approfondimenti sulla poesia, da parte degli studenti..

    Oggi Antonietta Dell’Arte si muove tra Milano e Diamante, in Calabria, dove a volte si rifugia nella sua casa, tra il verde del Parco degli Ulivi. Anche qui notevole il suo impegno per la poesia e per l’arte in genere. Ha, infatti, donato al Comune di Diamante sette murali di poesia e pittura, realizzati con il pittore Razetti.

    Dei suoi scritti si sono occupati molti critici. Citiamo, a caso, Dario Fo, Giuliano Gramigna, Folco Portinari, Mario Luzi, Antonio Porta, Giorgio Bàrberi Squarotti, Vincenzo Guarracino, Alberto Mario Moriconi e Giò Ferri, che ha curato la prefazione a quest’ ultimo testo, che compare, nella collana fondata da Mario Luzi per le edizioni Passigli.            

     (Gennaio 2015)

  • LA COMUNITÀ EBRAICA

    “La Comunità Ebraica di Napoli, 1864-2014: 150 anni di storia”

     

     

    È stato inaugurato il 14 gennaio scorso, negli ambulacri del Chiostro del Platano dell’Archivio di Stato di Napoli (piazzetta Grande Archivio 5), il nuovo allestimento della mostra “La Comunità Ebraica di Napoli, 1864/2014: 150 anni di storia”, che ha ottenuto l’adesione del Presidente della Repubblica e il patrocinio della Regione Campania, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della Fondazione Beni Culturali Ebraici.

    Alla manifestazione hanno preso parte Imma Ascione, direttrice dell’Archivio di  Stato, Simonetta Buttò, direttrice della Biblioteca Nazionale, Elda Morlicchio, Rettore dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, Miriam Rebuhn, in rappresentanza dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, il presidente della Comunità Ebraica di Napoli, Pier Luigi Campagnano e il curatore della mostra, Giancarlo Lacerenza, del Centro di studi ebraici dell’Università “L’Orientale”.

    La storia della Comunità napoletana è narrata a partire dalla nascita della Giudecca, quartiere che ha conservato la funzione di centro della vita ebraica fino alla grande cacciata degli ebrei nel 1510. Numerosi documenti mai esposti finora raccontano, poi, la riammissione degli ebrei nel Regno nel 1740, sotto il governo di Carlo di Borbone, e la successiva espulsione nel 1746.

    Uno spazio particolare occupa, poi, la presenza napoletana della famiglia di banchieri tedeschi Rothschild, artefici della rinascita della vita comunitaria, i quali presero in fitto i locali che tuttora costituiscono la sede della Sinagoga, acquistati successivamente con il contributo di tutti gl’iscritti. Il simbolo della mostra, anzi, è costituito dal ritratto della giovane Charlotte Rothschild, dipinto dal pittore Moritz Oppenheim sullo sfondo del golfo di Napoli.

    Tra i personaggi illustri documentati dalla mostra figurano il Rabbino Kahn, studioso di archeologia, e l’imprenditore Giorgio Ascarelli, fondatore del Calcio Napoli.

    Il capitolo doloroso delle leggi razziali è documentato illustrando la vicenda della famiglia Procaccia, fuggita da Napoli a Lucca e da lì deportata e sterminata ad Auschwitz, mentre la rinascita

    della comunità nel dopoguerra è illustrata documentata attraverso diverse testimonianze di vita e di incontri importanti, tra cui la visita alla Sinagoga del cardinale Corrado Ursi (1966), primo uomo di Chiesa entrato  in un luogo di culto ebraico.

    La mostra potrà essere visitata dal 14 gennaio al 28 febbraio, il lunedì e il giovedì alle 9.30 e alle 11.30, con ingresso gratuito. È possibile prenotare visite guidate (tf. 081.5638256; e-mail: as-na@beniculturali.it; per le scuole: tf. 081.7643480;  e-mail:  napoliebraica@gmail.com).

    (Gennaio 2015)

  • TOTEM DELLA PACE

    Miti napoletani di oggi.29

    IL “TOTEM DELLA PACE”

     

    di Sergio Zazzera

     


    Rifiutato da Capri e da Ischia, bocciato dall’Autorità di bacino per Procida, che, viceversa, lo avrebbe accolto a braccia aperte, è installato ora sulla sommità della facciata del palazzo del T.a.r. (ex-Grand Hotel Londres), in piazza Municipio. Mi sto riferendo al “Totem della Pace”, costituito da una sorta di vela, affiancata alla base da due semicilindri. Altri esemplari se ne ritrovano, sparsi un po’ dappertutto, non soltanto in Italia, e non importano le dimensioni, che possono andare dal soprammobile-riconoscimento a chi è ritenuto autore di qualcosa di positivo, fino al monumento alto più di dieci metri. Non importa neppure il materiale di cui sono fatti: dal cemento armato all’acciaio corten, tutto fa brodo. Chi scrive queste righe non è in grado di apprezzarlo positivamente, nonostante sia opera dello scultore Mario Molinari; del resto, anche a voler prescindere dal pensiero espresso da Walter Benjamin a proposito della riproducibilità dell’opera d’arte, non tutti gli operatori del mondo dell’arte sono Michelangelo.

    Ora, però, al di là dei gusti personali di chi scrive queste righe, esaminiamo il mito. Secondo James George Frazer, «il totem è una classe di oggetti materiali, cui il primitivo dimostra un rispetto superstizioso, perché crede che sussista un rapporto speciale tra l’individuo e ogni soggetto di questa specie». A sua volta, Sigmund Freud scrive: «Ma che cos’è questo totem? La maggior parte delle volte è un animale, a volte commestibile, inoffensivo, a volte pericoloso e temuto; meno spesso una pianta od una forza naturale, come la pioggia, l’acqua, ecc.». Ancora, l’antropologo James L. Peacock afferma: «Il modello classico di natura/unità umana è conosciuto come “totemismo”. Nelle società totemiche, ogni gruppo si identifica con una categoria naturale: clan di orsi, leoni, lupi…». Infine, e giusto per non andare oltre, il teologo Hans Küng osserva: «…è proprio il centro del totemismo, quel pasto totemico, durante il quale ogni anno viene cultualmente ucciso, consumato, pianto e alla fine celebrato con una festa l’animale totemico considerato sacro…». Dunque, il totem è l’animale o la pianta (ovvero quant’altro) che costituisce l’oggetto del pasto sacro collettivo; ciascuno dei lettori dica, perciò, che cosa c’entra con tutto questo l’arnese in questione.

    (Gennaio 2015)

  • AL TEATRO TROISI IMMA VITALE

    AL TEATRO TROISI IMMA VITALE PRESENTA IL SUO PRIMO

    ALBUM “ SOGNI ”

    Regia di Giovanni Villani, con la partecipazione straordinaria di

    Angelo Di Gennaro

     


    Al Teatro Troisi di Napoli, lunedì, 12 gennaio, ore 21.00,  lmma Vitale  presenta “Sogni”, il suo primo album, composto da 13 cover e 3 brani inediti, di cui uno scritto da lei stessa, dal titolo "Non Ritorni Più". Etichetta discografica ERS.

    Le cover sono  pezzi anni 70, riarrangiati e suonati da Maurizio Fiordiliso alla chitarra (ex chitarrista di Gino Paoli, attualmente lavora con Gigi d'Alessio) e Roberto d'Aquino al basso. I 3 inediti sono stati arrangiati da Luca Barbato, mentre le cover dal Maestro Alberto Costa.


    Imma Vitale ha partecipato ad Amici (edizione 2004) ed alla selezione del reality X - Factor , dove ha riscosso notevoli apprezzamenti.

    La prima, grande soddisfazione è arrivata con la vittoria al festival di Giffoni Valle Piana, nel 2003. Quest'anno prenderà parte alla semifinale del Festival di Castrocaro, il concorso per voci nuove che si terrà tra pochi giorni, il 18 gennaio, a Castrocaro Terme.

    La cantante, originaria di Cava de' Tirreni, ha studiato, sin da bambina, con il maestro salernitano Francesco Ruocco. Molte le sue espreienze e le sue esibizioni in “ show” che animano le feste di piazza. All' album" Sogni", suo primo lavoro discografico,  ha iniziato a lavorare nel 2013.


    Il 12 gennaio,al teatro Troisi di Napoli, in occasione della presentazione del suo primo album, Imma Vitale terrà un concerto che vedrà la partecipazione della scuola di danza di Carmine Rullo,  che si esibirà con ballerini – acrobati. È prevista la partecipazione straordinaria di Angelo Di Gennaro.

    La cantante sostiene l'associazione di volontariato per i ragazzi con sidrome di down " La bottega dei semplici pensieri",  cui sarà devoluto il ricavato della vendita di 50 cd.

    Aiuto regia: Barbara Esposito Bonaccorsi; Coreografia: Carmine Rullo; Luci: Toni Cappetta; Audio: Manuele Cappetta; Produzione: Studio Recording Napoli.

    Teatro Troisi - Via Leopardi 192, Napoli - Tel. 081629908 -  email: info@teatrotroisinapoli.it; www.teatrotroisinapoli.it; facebook: Teatro Troisi Napoli. Botteghino aperto dal martedì al sabato: 10.00/13.30 e 16.00/20.00. Ufficio Stampa: Titti Improta.

    (Gennaio 2015)

  • NATALE A BOLOGNA

    NATALE A BOLOGNA

     

    di MARIA DE GENNARO

     

    Scrivo per condividere una gradevole esperienza con coetanei e non ed anche per essere di stimolo  per tanti .

    Mi è sempre piaciuto essere stimolante!

    Ieri sono rientrata da Bologna dove, dopo molti anni, sono ritornata, per alcuni giorni, per visitare la città dei portici, la dotta, la rossa, la città del buon food,  la città, un tempo, del buon governo

    E mi ha deluso? No per niente, anzi.

    Solo l'incendio  in stazione ci ha "scombussolati " un po’, ma niente di irrimediabile!

    L'albergo prenotato, perfettamente rispondente alle aspettative ed esigenze,  raggiungibile persino a piedi dalla Stazione Centrale, in via Galliera, piccolo, ma tranquillo, silenzioso, con personale giovane, carino,  gentile e persino poliglotta ed elegante.

    Bologna, come Firenze, si attraversa facilmente a piedi, ma ci sono anche bus frequenti, con biglietti orari e giornalieri, anche se  andare a piedi è preferibile.

    Da vedere, tanto, ma vedere troppo è sconsigliabile, non si riesce poi a ricordare nulla e si gode anche poco in quel momento, stanchezza a parte .

    Oggi è importante organizzarsi e programmare ogni cosa, nell'affrontare anche il quotidiano, ma a Natale bisogna anche lasciarsi andare, muovendosi un po’  in giro per le strade, godendo dell'atmosfera natalizia, limitandosi a guardare negozi, bancarelle, passanti, babbi Natale e pagliacci, bambini felici di acquistare giocattoli e dolciumi con i loro genitori, musicanti che suonano e ballano, accontentandosi di comperare caldarroste, di ammirare gli addobbi veramente fini, senza nessun eccesso, persino i giganteschi abeti addobbati con buon gusto e senso della misura, ma soprattutto ammirando i chilometri di portici, alcuni addirittura in legno, altri in pietra, in marmo e la loro elegante e varia pavimentazione ed i tanti gruppi scultorei, dalla fontana di Nettuno a tutti gli altri .

    E poi ammirare i palazzi ed i loro portoni, veramente unici e quasi sempre ottimamente conservati,  al contrario di quel che accade a Napoli dove meravigliosi reperti del nostro illustre passato giacciono nel degrado e nell'incuria più totale, anche se bisogna riconoscere che, grazie agli stimoli di associazioni e di privati (anche io ho fattto la mia parte), in quartieri come quelli di Materdei e del centro storico, in questi ultimi anni, tanto si è mosso e si sta muovendo .

    Pace agli uomini di buona volontà!

    Ritornando a Bologna: tutto riporta a sensazioni piacevoli, tranquille, ad atmosfere di relax

    Ristoranti, pizzerie, pub, bar per tutte le tasche,  bancarelle e fiere parrocchiali, dove acquistare dolciumi  e tanto altro .

    Mai pensato che la rossa avesse tante chiese così ben tenute, restaurate e con mostre a pagamento. Nell'interno, meravigliose, ricche, barocche, rinascimentali, ma anche gotiche, medioevali, dalle atmosfere mistiche  e settecentesche.

    Per gli acculturati e non, la casa di Carducci, nell'omonima piazza, e Genus Bononiae,  collegamento tra diverse strutture museali con biglietti cumulativi, la mostra degli Etruschi con il famosissimo sarcofago degli sposi, il museo degli antichi strumenti musicali etc etc

    Da ricordare che Bologna ha un clima continentale, ma solo nell'ultimo giorno abbiamo avuto "freddo e gelo" e soprattutto vento forte e gelido. Negli altri giorni, un freddo quasi autunnale, ossia sopportabilissimo, ci ha fatto godere, ben coperti, di  una  gradevole atmosfera natalizia.

    (Gennaio 2015)

  • PER LA FESTA DI NATALE

    PER LA FESTA DI NATALE AL VOMERO

    Nasce un nuovo sodalizio tra Cosmopolis e Fabricia’s Fitness &

    Dance

     

    di Marisa Pumpo Pica

     

    Non si è ancora spenta l’eco della grande Festa di Natale, organizzata dal Centro di promozione culturale e sociale “Cosmopolis”, in collaborazione con “Fabricia’s Fitness & Dance”, in Via Kagoshima, 4, al Vomero.

    Una splendida serata, caratterizzata da grande fervore e calore umano, con canti, musica e poesie.

    Fra gli applausi del folto pubblico, che gremiva la sala, si sono esibite giovani promesse del bel canto, insieme a chitarristi e cantanti di più consumata esperienza, in un riuscitissimo scambio generazionale, di grande effetto.

    La serata si è conclusa con un ricco buffet, offerto da Fabrizia, Fabia, Miriam ed Aldo Esposito, i quali hanno assolto, con garbo e signorilità, al loro ruolo di amabili anfitrioni.

    All’indomani della magnifica festa, con viva e gradita sorpresa, il Centro Cosmopolis ha ricevuto da Fabrizia Esposito una lettera, che qui di seguito riportiamo. È una lettera che testimonia la grande sensibilità di Fabriza, giovane titolare della palestra di Via Kagoshima, e che segna la nascita di un felice sodalizio tra “Cosmopolis” e “Fabricia’s Fitness & Dance”, destinato senza dubbio a produrre ancora serate ed eventi come questo, di grande spessore culturale ed umano e di elevato livello artistico.

    (Gennaio 2015)

  • Grazie alla professoressa Pumpo

    Grazie alla professoressa Pumpo e ai suoi artisti

     

    Napoli,17/12/2014
    Gli artisti di Cosmopolis hanno dato anima, con musica, canti e poesie, alla serata di festa,
    organizzata per loro, nella palestra "Fabricia's Fitness & Dance", di via Kagoshima al Vomero. Pathos e grande coralità hanno caratterizzato lo stato d'animo dei partecipanti, coinvolti dalla passione e dalla capacità comunicativa degli interpreti. Momenti entusiasmanti, tra gli altri, quelli vissuti sulle note d' “’o Marenariello”, per la splendida voce del tenore Giuseppe Scognamiglio e d' “’o Sole mio”, intonata, con maestria, dall'eclettico Antonino Tarantino, mentre la verve umoristica delle signore ha, per lo più, prodotto brani del repertorio classico napoletano e d'operetta. Non è mancato l’assolo di chitarristi professionisti, invitati, per l'occasione, dalla professoressa Marisa Pumpo, organizzatrice del bellissimo evento.
    A tutti, grazie per i momenti trascorsi insieme.
    Fabrizia e famiglia

    (Gennaio 2015)

  • EUROPA LEAGUE, 16 ° DI FINALE

    EUROPA LEAGUE, 16 ° DI FINALE

     

    Il sorteggio degli abbinamenti ai 16° di finale dell’Europa League ha visto cinque squadre italiane ancora in gara : Napoli, Fiorentina, Inter, Roma, e Torino giocare il primo incontro il 19 febbraio:

    Trabzonspor – Napoli

    Roma – Feyenood

    Tottenham Hotspur – Fiorentina

    Torino – Atletico Club

    Celtic – Inter

    Gli incontri di ritorno si disputeranno a campi invertiti il 26 febbraio.

    Le squadre che supereranno i sedicesimi proseguiranno, poi, per gli ottavi di finale.

    La squadra del Napoli, sulla carta, sembra essere stato favorito dal sorteggio favorito insieme al Torino,  mentre sia l’Inter che la Roma e la Fiorentina dovranno giocarsela contro squadre di livello superiore.

    (Gennaio 2015)

  • LA VITA SI E’ ALLUNGATA

    LA VITA SI E’ ALLUNGATA

     

    di Rosa Iorio

     

    E’ noto che da un po’ di tempo la nostra vita si va allungando, maggiormente per le donne, che vivono in media più dei maschi.

    Tutto ciò sta accadendo perché abbiamo cambiato stile di vita: si mangia quasi regolarmente, ci si cura e si lavora, generalmente in maniera meno disumana.

    La vita media si allunga anche per i progressi della medicina sulla terza e quarta età, ci si cura meglio anche da anziani e si vive di conseguenza una vita migliore.

    Come risultato la vita si è allungata ulteriormente, praticamente senza aver messo in atto nessuna diavoleria.

    Nella prima metà del ‘900 l’età media della donna era di circa 50 anni e quella dell’uomo di circa 46 anni.

    Oggi, la vita media, sia della donna che dell’uomo,  si può dire raddoppiata.

    Nei secoli passati un bambino su tre moriva prima dei due anni di vita, alla fine dell’ ‘800 in Italia i bambini morivano prima dei 5 anni, dal 1950 in poi la mortalità è scesa progressivamente.

    Se nel paragone si escludessero questi fattori si capirebbe che se le generazioni passate avessero avuto gli agi ed il benessere delle generazioni attuali, cioè cibo in abbondanza, igiene, assenza di mortalità per guerre, assenza quasi del tutto di mortalità da parto e di mortalità infantile, la loro vita media sarebbe stata sicuramente più lunga della nostra.

    Sino a qualche decennio fa chi sopravvivevano alle dure condizioni di vita erano di gran lunga più forti e robusti degli anziani di oggi. 

    Gli uomini di una volta lavoravano i campi fino a tarda età, qualunque palestrato, oggi, non sarebbe in grado di zappare o spaccare la legna nemmeno per un’ora.

    Gente che, durante la giornata lavorativa, mangiava pane raffermo, olive e fichi secchi e la sera a cena (quelli più fortunati) legumi e verdure di campo, a 70 anni era curvo e scarnito.

    In sostanza è vero che la vita è aumentata rispetto a 50 anni fa, ma è aumentata la lunghezza della vecchiaia non la salute delle persone che passano gli ultimi dieci anni della loro vita tra terapie, analisi di ogni genere facendo la spola tra un ospedale ed una clinica.

    La medicina attuale, conosce tutto della malattia ma poco o niente della salute, è in grado di tenere in vita anche i moribondi perché il suo scopo non è tanto guarire la persona ma curarla, il che non è la stessa cosa.

    Oggi le cause di morte sono costituite dalle malattie cardiovascolari, dai tumori, dalle patologie del sistema respiratorio, dai traumi e dalle malattie del sistema nervoso.

    (Gennaio 2015)

  • LE AUTO DELLA RINASCITA

    LE AUTO DELLA RINASCITA

     

    di Antonio La Gala

     

    Uno dei simboli della rinascita dell’Italia dopo la sciagurata seconda guerra mondiale è l’automobile, la sua rapida diffusione presso tutti i ceti sociali, grazie anche ad una produzione rivolta alle fasce meno agiate.

    In questo articolo rievochiamo alcune auto di quegli anni.

    L’industria automobilistica, durante lo sforzo bellico, aveva prodotto moltissimi veicoli, ma ad uso militare e non civile, e quindi, subito dopo il conflitto, non poté fare altro che continuare la produzioni dei modelli anteguerra, fra cui la Topolino, l’Aprilia. La riconversione delle fabbriche e la ripresa furono lente. I saloni espositivi riapriranno nel 1948.

    Bisognerà aspettare la fine del decennio per vedere comparire nuovi modelli.

    La nuova produzione s’indirizzò lungo due strade: le super-utilitarie (Fiat 500 e 600), e le auto di media-grossa cilindrata, in buona parte FIAT, principalmente per assecondare lo sviluppo delle autostrade.

    Nel 1948, al trentunesimo salone dell’auto, la casa torinese presentò la 500 Giardiniera, quella con le portiere di legno, un modello di nuova concezione, che doveva offrire un buon confort alle persone e facilità di trasporto di bagagli. Nel 1951 la Giardiniera perse la parte in legno della carrozzeria, e diventò la Belvedere, tutta metallica.

    Nel 1949 la FIAT fece comparire la FIAT 500 C, in produzione fino al 1955, che migliorava nel motore e nella carrozzeria la 500 B.

    Nel 1950, per festeggiare il suo cinquantesimo compleanno, la FIAT presentò la sua “1400”, rimasta in produzione fino al 1958.

    Nel 1953 comparve la Nuova 1100, derivata direttamente dal modello che la Fiat aveva lanciato nel 1937, che a sua volta era la continuazione della Balilla. La Nuova 1100 ebbe grande fortuna in tutto il mondo e per una dozzina d’anni è stata le vettura dell’italiano medio più diffusa.

    Un’altra grande casa automobilistica, la Lancia, nel 1950 sostituì l’Aprilia con l’Aurelia, costruita dal 1950 al 1957 in diverse versioni. Tre anni dopo mise in circolazione la prima delle varie “serie” dell’Appia.

    Nel 1954 l’Alfa Romeo, presentò la prima delle sue “Giuliette”, prima nella versione Sprint (coupé a due posti), poi berlina e poi la Giulietta T.I.

    Ma gli anni che segnarono il boom dello sviluppo della motorizzazione furono il  1956 e il 1957, quando la FIAT motorizzò tutti gli Italiani con le sue superutilitarie a quattro posti. Dapprima, nel 1955, con la Seicento, di cui nel 1956 introdusse il modello “multipla”, per trasporto merci e taxi, e poi, nel 1957, sostituendo la 500 C con la ormai mitica Nuova 500.

    A questo punto ritengo che sia il caso di interrompere l’amarcord delle auto nate nel dopoguerra, perché i modelli successivi si avvicinano a quelli dei nostri giorni.

    E’ superfluo aggiungere che lo sviluppo della motorizzazione marciava in contemporanea con quello delle autostrade. Per quel che riguarda Napoli, ricordiamo che nel 1958 fu inaugurato il raddoppio della Napoli-Pompei; nel 1962 cominciarono i lavori per la Napoli-Bari, inaugurata poi nel 1969.

    Nel 1962 fu aperto il tratto fra Napoli e Roma dell’Autostrada del Sole.

    Non va infine dimenticato che, fin dai primi anni del  Secondo Novecento, sulle nostre strade ancora sconnesse dagli eventi bellici, comparvero a migliaia la Vespa della Piaggio e la Lambretta della Innocenti. Bastava un litro di benzina per correre senza fine e un angoletto da qualche parte per custodirle. Non servivano patenti, erano comode e sicure, non sporcavano abiti. Se ne costruiranno a milioni e andranno per tutto il mondo.

    Chi sa a quanti lettori Vespe e Lambrette ricordano anche il lato romantico dei propri anni verdi. Lui alla guida, lei di traverso, sul sellino posteriore.

    (Gennaio 2015)

  • I PAESINI PIU’ BELLI D’ITALIA.2

    I PAESINI PIU’ BELLI D’ITALIA.2                       

     

    a cura di Luigi Rezzuti

     

    Proseguiamo il nostro viaggio per l’Italia alla scoperta di borghi e paesini medioevali da visitare per le loro bellezze architettoniche e panoramiche.

    Questa volta lasciamo alle nostre spalle la Liguria, il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, Venezia Giulia e ci trasferiamo in Umbria, nel Lazio e in Campania.


    ANTIGNONE DEL LAGO in Umbria.

    Di grande rilevanza storica ed artistica è l’imponente complesso monumentale di Palazzo della Corgua che racchiude uno dei maggiori cicli pittorici del tardo manierismo umbro – toscano. Oggi la maggior parte degli affreschi di Nicolò Circignani sono stati restituiti al loro antico splendore grazie al lavoro di recupero e restauro. Il Palazzo Ducale è collegato alla Rocca medioevale, una fortezza dalla singolare forma a cinque punte, che costituisce un esempio dell’architettura del Medioevo umbro. All’esterno del Palazzo Ducale la chiesa di S. Maria Maddalena, dove sono conservati un “Madonna del Latte”, una tavola che raffigura la Madonna con il Bambino, e affreschi di Mariano Piervittori. Di epoca barocca è, invece, la chiesa di S. Domenico, con uno splendido soffitto e numerosi dipinti.


    CAMPODIMELE – Lazio.

    Questo borgo sui monti Aurunci si presenta arroccato e con una struttura architettonica compatta. Il più alto punto è costituito dal Campanile della chiesa parrocchiale. Nell’antico villaggio il selciato di colore bianco e grigio, dà un senso di pace altrove perduto. L’antico frantoio, la piazza con l’olmo secolare. Nella chiesa di San  Michele Arcangelo si trovano alcuni dipinti, i resti di un pregevole tabernacolo marmoreo e un quadro firmato da Gabriele da Feltre. Antichissimo è il convento dell’anacoreta Sant’Onofrio, costruito dai Benedettini.


    SPERLONGA – Lazio.

    Sperlonga è un borgo marinaro arroccato in cima ad uno sperone roccioso, le case con l’intonaco bianchodi calce, gli archi, le scalette e le viuzze portano fino al mare. Sperlonga era un castello chiuso da una cinta muraria nella quale si aprivano le porte di Portella e la Porta Marina entrambe con lo stemma dell’aquila delle famiglie Gaetani. Le Torri di avvistamento sono tre: Torre Treglia, Torre Capovento e Torre del Nibbio che con la chiesa di S. Maria di Sperlonga, la chiesa di San Rocco e Palazzo Sabella ne fanno un incantevole borgo.

    MARANOLA – Lazio

    Maranola è una frazione di Formia. Il borgo sorge su una roccia ai piedi del monte Atino e si affaccia sul golfo di Gaeta. Nel XV sec. Maranola comprendeva nel suo territorio anche i casali di Ponzanello, Mamurrano e Trivi. Dal 1974 si svolge un suggestivo Presepe vivente tra i vicoli e nelle vecchie cantine del borgo medioevale e si conclude nella chiesa di Santa Maria dei Martiri, al suo interno è possibile ammirare il Presepe di terracotta, del XVI sec., che ospita la Sacra Famiglia in una cornice davvero emozionante. Inoltre si conservano decorazioni barocche, affreschi e un pregevole organo a canne del XVIII sec. La chiesa parrocchiale di S. Luca Evangelista è decorata con stucchi e affreschi barocchi. La torre più alta è la “Torre Gaetani”, in posizione panoramica. Sul monte Atino si trova il monumento al Redentore, realizzato nel 1901.

    CONCA DEI MARINI – Campania.

    Questo piccolo borgo è diviso in due: in basso le casette che si specchiano in una piccola baia, in alto, sulla collina, case imbiancate a calce e sparse tra orti, uliveti e terrazze di limoneti, che scendono al mare. Sono sei le chiese e tutte in posizione panoramica: la chiesa di Sant’Antonio, l’ex convento di Santa Rosa con l’annessa chiesa di Santa Maria di Grado, a strapiombo sul mare. Nelle cucine del convento si infornavano le sfogliatelle di Santa Rosa, uno dei dolci più noti della pasticceria napoletana. Morta l’ultima suora il convento è stato trasformato in albergo. Nella chiesa di Santa Maria di Grado è custodito il capo di San Barnaba. Gi altri luoghi di  culto sono la chiesa di San Michele Arcangelo, la cappella dell’Immacolata e la cappella della Madonna della Neve. Da non perdere la grotta dello Smeraldo le cui acque assumono riflessi smeraldini attraverso un foro sotterraneo da dove proviene una luce esterna in uno paesaggio stupefacente di stalattiti e stalagmiti.

    ARBORE – Campania.

    Case colorate di fronte al mare azzurro, addossate le une alle altre e strette tra viuzze e vicoletti. Arbore è a 300 mt. di altitudine, lo sguardo abbraccia verdi pendii. Questo borgo è di  origine marinara. Le case in pietra e calce sono coperte dalle famose tegole napoletane. Albore non è priva di tesori d’arte, nella piazza sorge la chiesa di Santa Margherita, all’ interno si possono ammirare pregevoli affreschi di scuola napoletana di cui fu esponente il decoratore barocco Francesco Solimena.

    FURORE – Campania.

    Lungo la strada Amalfi – Agerola si arriva a Furore tutto proteso sul blù del mare e del cielo. Con le sue case sparse su ripidi fianchi o su qualche rupe disconnessa. Edifici storici sono i due mulini e le fabbriche della carta. Furore si può definire un “paese dipinto” per i suoi murales e le sue sculture sui cento “muri d’amore”. Sono quattro le chiese: S. Giacomo, S. Elia, S. Michele e S. Maria con le loro cupole maiolicate fanno di Furore le uniche emergenze architettoniche. Sono caratteristiche le vedute di ulivi, vigne, terrazze sui monti, pergolati di limoni, tetti rossi . Il mare azzurro e le barche tirate a secco fanno di questo borgo la classica cartolina.

    (Gennaio 2015)

  • LA TERRA CONTINUA A TREMARE

    LA TERRA CONTINUA A TREMARE

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Che l’Italia fosse una penisola fortemente sismica lo si sapeva, però, negli ultimi decenni si stanno susseguendo diversi sciami sismici che fortunatamente creano solo spavento ma nessun danno alle abitazioni e alla gente.

    Tutto iniziò col devastante terremoto del Friuli che venne avvertito in quasi tutta l’Italia centro – settentrionale, fino a Roma.

    In totale 119 Comuni furono gravemente danneggiati il 6 maggio del 1976 ma le scosse si susseguirono per un lungo periodo. Di particolare gravità la replica del 15 settembre con magnitudo 5,9 che provocò ulteriori danni e dodici morti.

    Per quattro anni fortunatamente niente, ma il 23 settembre del 1980 un nuovo terremoto scosse tutta la Campania, con epicentro tra i Comuni di Teora, Castelnuovo e Conza.

    Il terremoto colpì le provincie di Avellino, Salerno e Potenza, i paesi più colpiti furono Laviano, Lioni e Sant’Angelo dei Lombardi, la gente trascorse le notti per le strade o in auto nel timore di nuovi crolli.

    I palazzi tremarono anche a Napoli e la scossa si avvertì fino a Caserta e a Pescara.

    Successivamente la terra tremò ancora violentemente all’Aquila con un devastante terremoto e, non ultimo, si è avuto il terremoto di magnitudo 5 della scala Richter con epicentro nel mar Ionio, a pochi chilometri a sud di Crotone che fu avvertito anche in Puglia.

    La terra comunque continua a tremare un po’ dappertutto. In Campania, ultimamente, si sono avvertiti sciami sismici tra i 2,1 e 2,9 gradi della scala Richter, mentre un’altra scossa di terremoto di magnitudo 3,5 è stata registrata nella zona dell’Aspromonte in provincia di Reggio Calabria, con una replica, subito dopo, di magnitudo 2,3.

    Adesso i vulcanologi parlano del rischio di eruzione dei Campi Flegrei. Infatti si stanno ampliando le zone rosse, anche alla periferia di Giugliano, Marano, Licola, Varcaturo, lago Patria e Chiaiano.

    Qualche anno fa la Deeo Drilling Project aveva iniziato a trivellare il suolo nell’area di Bagnoli per scendere fino a quattro chilometri di profondità al fine di entrare in contatto con fluidi geotermici a 500° di temperatura, utilizzabili per produrre energia elettrica e riscaldamento domestico, ma anche per studiare il funzionamento di uno dei vulcani più temibili al mondo.

    Fortunatamente queste trivellazioni furono sospese per l’intervento di un noto vulcanologo che dichiarò : “ Qualunque perforazione nasconde rischi per cui realizzarne una vicino ad un centro densamente abitato è una scelta azzardata. Esperimenti analoghi effettuati all’estero spesso si sono risolti in situazioni catastrofiche”.

     Non ultimo il terremoto in Toscana, nella terra dei vini pregiati.

    Una scossa di magnitudo 4.1, infatti, è stata registrata nell’area del Chianti – fiorentino, l’epicentro è stato registrato ad una profondità di appena sette chilometri.

    Le scosse si sono avvertite con chiarezza anche nella città di Firenze e nella vicina Fiesole.

    La gente è scesa nelle strade, molte scuole sono state evacuate ma fortunatamente non si sono registrati danni a cose e persone.

    A titolo precauzionale c’è stato lo stop delle visite turistiche agli edifici storici.

    Successivamente si sono registrate ben 80 scosse di assestamento con magnitudo da 3.1 a 4.1.

    Il sismologo, Alessandro Amato, dell’>Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha dichiarato : “Questi sciami hanno una durata variabile, che può  andare da poche ore a settimane o mesi. A scatenare i terremoti in Toscana è un movimento simile a quanto avviene nei terremoti dell’Appennino. Un forte terremoto di magnitudo fra 7 e 8, è avvenuto nel maggio del 1895 nella stessa zona della Toscana”.

    Ed ancora qualche giorno dopo una nuova scossa di terremoto di magnitudo 3.6 è stata registrata tra le provincie di Arezzo e Perugia. Il sisma ha avuto l’epicentro a circa 8 chilometri di profondità.

    E’ mai possibile che ancora oggi, con geofisici seri e preparati e con tutti i sofisticati mezzi a disposizione dei vari osservatori vulcanologici, non riusciamo  a prevedere questi terremoti, a conoscere come stanno le cose prima che accada una catastrofe?

    (Gennaio 2015)

  • FESTIVAL DI SANREMO 2015

    FESTIVAL DI SANREMO 2015

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Dal 10 al 14 febbraio 2015 Carlo Conti, presenterà il Festival di Sanremo dal Teatro Ariston, che ospiterà la 65° edizione della celebre manifestazione raccogliendo l’eredità lasciata da Fabio Fazio e Luciana Littizzetto.

    Quasi certamente sarà affiancato, nella conduzione,  da Ambra Angioini e Vanessa Incontrada.

    Le cinque serate avranno diverse novità, rispetto alla stagione precedente, a partire dal numero dei Campioni in gara.

    Si ritorna al passato con una sola canzone per artista, rigorosamente in italiano.

    Il direttore di Raiuno, Giancarlo Leone, ha detto “Deve essere prima di tutto il Festival della canzone, poi si penserà allo spettacolo televisivo, la votazione avverrà con il sistema misto : il pubblico, tramite il televoto, e la giuria della sala stampa del Festival. Per la prima volta sarà possibile esprimere la propria valutazione anche via web sul sito della Rai”.

    Martedì 10 febbraio 2015 daranno inizio alla gara i primi otto Campioni ed i primi quattro fra le Nuove Proposte, mercoledì 11, altri otto Campioni e altre quattro Nuove Proposte.

    Giovedì 1, tra le novità, una serata in stile “Tale e quale show”, durante la quale i cantanti si esibiranno in una inedita interpretazione e alla fine verrà assegnato un premio.

    Venerdì 13 febbraio le sedici canzoni dei Campioni verranno giudicate dal televoto e dalla giuria in sala stampa.

    Sabato 14 la finale: verranno eseguite le canzoni dei Campioni e una delle tre più votate sarà la vincitrice.

    Il direttore di Raiuno precisa “Lavoriamo sul Festival della canzone intorno al quale creiamo l’impianto televisivo. Inoltre quest’anno il Festival  costerà almeno 1,5 milioni di euro in meno rispetto a quello dell’anno scorso in quanto il Comune di Sanremo è passato dai 7 a 5,5 milioni di euro per la convenzione stipulata dalla Rai con lo stesso Comune di Sanremo”.

    Per conoscere le canzoni non bisognerà attendere il 10 febbraio 2015, i brani si potranno ascoltare via web già una  ventina di giorni prima del festival e, per quanto riguarda le Nuove Proposte, sarà lo stesso Carlo Conti su Radio due a presentarle.Tra queste molti giovani, provenienti da “Amici” e “X Factor”.

    L’elenco delle 20 canzoni e gli interpreti :

    Una finestra tra le stelle di Annalisa – Adesso è qui di Malika Ajane – Che giorno è di Marco Masini – Straordinario è di Chiara Galiazzo – Sogni infranti di Gianluca Grignani – Fatti avanti amore di Nek – Sola di Nina Zilli – Il mondo esplode dei Dear Jack – Un attimo importante di Alex Britti – Via d’inferno di Biggio e Mandelli – Oggi ti parlo così di Moreno – Il solo al mondo di Bianca Atzei – Come una favola di Raf – Voce di Lara Fabian – Io sono una finestra Grazia di Michele e Mauro Platinette Coruzzi – Grande amore di Il volo – Libera di Anna Tatangelo – Buona fortuna amore di Nesli – Un vento senza nome di Irene Grandi – Siamo uguali di Lorenzo Fragola.

    Tra gli ospiti d’eccezione  dovrebbero intervenire   Keving Costner, Richard Gere e, quasi sicuramente, nella serata finale, i Pink Floyd.

    Inoltre Al Bano e Romina Power. Infatti l’artista pugliese ha confermato la sua

    presenza per la prima e l’ultima serata.

    Madrine femminili: Lorella Cuccarini, Maria de Filippi, Caterina Balivo, Anna Falchi e Serena Rossi.

    (Gennaio 2015)

  • L’ISOLA DEI FAMOSI

    L’ISOLA DEI FAMOSI

     

    di Luigi Rezzuti

     

    L’Isola dei Famosi tornerà in onda da lunedì 26 gennaio in prima serata su Canale 5, dopo ben nove edizioni, messe in onda su Rai due.

    Canale 5 ha deciso di mettere da parte l’altro reality show “Grande Fratello” per puntare tutto sul reality, condotto precedentemente in Rai da Simona Ventura.

    Si può dire che, come il Festival di Sanremo 2015 costituisce uno degli eventi più importanti per la programmazione della rete ammiraglia Rai, così la nuova Isola dei Famosi costituirà uno dei cavalli di battaglia della rete ammiraglia Mediaset, che si appresta a sfidare fiction e film di Rai 1 con il reality dei naufraghi, che in passato ha regalato alla  seconda rete Rai ascolti a dir poco “pazzeschi”

    In un primo momento Mediaset aveva ipotizzato il nome della conduttrice storica “Simona Ventura”. Archiviata l’idea si è pensato ad un volto noto al grande pubblico di Canale 5, in testa alle preferenze di Piersilvio Berlusconi, Alessia Marcuzzi alla conduzione del reality coadiuvata da Alfonso Signorini, mentre come inviato speciale in Honduras ci sarà  Alvin il braccio destro di Silvia Toffanin a Verissimo.

    In studio ci sarà Mara Venier, che già in passato aveva svolto il ruolo di opinionista.

    Non passa giorno senza una novità sul cast dell’Isola dei Famosi 2015, che si arricchisce di indiscrezioni sui partecipanti.

    Dopo voci di corridoio, conferme e smentite, arriva la certezza della partecipazione al reality l’Isola dei Famosi del noto pornodivo, Rocco Siffridi, ormai diventato anche volto della televisione, che ha confermato la propria presenza, e dell’ex consigliera regionale lombarda, Nicole Minetti. Sul cast ancora molti nodi da sciogliere anche se la data del 26 gennaio si avvicina, tra i concorrenti, oltre a Cecilia Rodriguez ( sorella di Belen), Valerio Scanu, Brice Martinet, Charlotte Caniggia, Pierluigi Diaco, Giulia e Silvia Provvedi, Fanny Neguesha (ex di Balotelli), Rachida Karrate, Caterine Spaak, Cristina D’Avena, Fderica Torti, Gloria Guida,Antonio Brosio ( fidanzato di Valeria Marini), Cristina Chiabotto.

    (Gennaio 2015)

  • CONTRO IL TUMORE AL SENO

    A NAPOLI  CONTRO IL TUMORE AL SENO

     

    di Laura Colucci

     

    Nel mese di dicembre la nostra città è stata teatro  della campagna di sensibilizzazione contro il tumore al seno. Anche nelle tematiche della fiction “Un posto al sole” è stato trattato questo argomento nella trama stessa dello sceneggiato. La campagna, promossa da “al femminile.com”, con il patrocinio della Regione Campania, ha avuto l’obiettivo di fare informazione specifica sul tumore al seno, alimentando il dibattito sulla patologia e stimolando le stesse donne alla discussione di esperienze e timori. Si stima, infatti, che siano ancora poche le donne campane che si sottopongono agli esami diagnostici di routine come la mammografia o l’ecografia,  sebbene solo in Campania si registrino ogni anno più di 100 nuovi casi ogni  100000 soggetti.

    Negli ultimi 30 anni la ricerca scientifica ha compiuto importanti passi in avanti, modificando significativamente le possibilità di cura della malattia e migliorando la qualità di vita delle pazienti, grazie allo sviluppo di terapie personalizzate, più efficaci e meglio tollerate. Il tumore al seno, tuttavia, ha volti  diversi e il primo passo per sconfiggerlo è imparare a conoscerlo nella sua complessità. Al fianco delle terapie innovative, fondamentale è la consapevolezza della patologia ed è il cardine sul quale si muove la campagna IL FUTURO HA BISOGNO DI TEMPO, la cui finalità è far camminare insieme l’informazione sui progressi della scienza e la condivisione delle proprie esperienze con quelle di altre pazienti. Per quanto concerne prognosi e trattamenti, chirurgia, radioterapia e chemioterapia sono termini entrati ormai nel vocabolario comune. Restano invece ancora  poco conosciute le terapie endocrine e l’esistenza dei farmaci biologici.

    (Gennaio 2015)

  • UN INCONTRO FORTUNATO

    UN INCONTRO FORTUNATO

     

    di Luigi  Rezzuti

     

    Era da molto tempo che non pioveva in città. Nelle campagne la terra era arida, i contadini erano preoccupati per il mancato raccolto.

    La tanto sospirata pioggia, come aveva preannunciato per televisione un meteorologo finalmente era arrivata.

    Batteva sui tetti delle case, appannava i vetri delle finestre e bagnava l’asfalto delle strade.

    Sul litorale, il mare era increspato dal vento, la pioggia schiacciava i fiori che adornavano i prati.

    Sotto l’acqua torrenziale si incontrarono due amiche che non si vedevano da tempo Emily e Jessica.

    Emily aveva qualche anno in più, era una donna molto impegnata, una donna in carriera, dirigente di una importante azienda di abbigliamento. Aveva superato brillantemente un master in economia aziendale, mentre Jessica frequentava  l’università presso la  facoltà di lettere moderne.

    La tonalità di voce delle due amiche era quasi identio, a vederle, invece, erano completamente diverse, Emily bionda e Jessica con i capelli di un  nero corvino.

    Emily era alta, snella, dai lineamenti delicati. Indossava una camicetta a righine, pantaloni molto eleganti, occhiali con una montatura sottile, costosissimi. I suoi occhi, color verde smeraldo, erano bellissimi. C’era sole e mare nei suoi occhi e oro nei suoi capelli .

    Le due amiche decisero di sedere ad un bar per ripararsi dalla pioggia, Emily sedeva senza appoggiarsi allo schienale della sedia, mentre Jessica se ne stava raggomitolata, con le gambe ripiegate sotto il corpo.

    Jessica era una ragazza capricciosa, aveva il viso più paffuto di quello di Emily, le guance rotondette, gli occhi color nocciola. Indossava un jeans e un maglione a collo alto.

    Studenti e turisti  erano i frequentatori di quel bar alla ferrovia, zona dove, però, si potevano incontrare anche persone dalle più varie estrazioni etniche.

    Mentre le due amiche parlavano entrò nel bar una donna di colore, indossava un vestito lungo a grandi fiori, calze colorate e stivaletti di gomma verdi, chiedeva l’elemosina.

    Poggiò le mani sulla testa di Emily e disse : “Che tu possa sempre essere una benedizione per la tua amica”.

    Emily rimase stupita dal gesto e dalle parole dette dalla donna di colore.

    La pioggia continuava a cadere copiosa, il tempo era veramente inclemente, non prometteva nulla di buono, anzi peggiorava sempre più. Jessica propose di andare a casa sua.

    La casa era un modestissimo appartamentino di due vani ed accessori ed era anche molto disordinato.

    Su un vecchio divano c’era una pila di libri universitari, su una poltrona un cumulo di pantaloni, gonne,  magliette e pullover, su un tavolo, piuttosto mal ridotto, un vecchio computer, al muro erano affissi delle stampe senza cornici ed alcune foto dei suoi genitori.

    Jessica propose ad Emily di asciugare con un fono i capelli bagnati dalla pioggia. Mentre Emily si asciugava i capelli Jessica preparò qualcosa da mangiare anche per trattenere la sua amica, che non vedeva da tempo.

    Emily aveva anche i vestiti bagnati e Jessica le disse : “Vedi sulla poltrona c’è una camicetta, un pullover e un jeans. Puoi cambiarti ve vuoi”.

    Oh, sono perfetti – disse Emily – mi stanno alla perfezione”.

    Emily, guardandosi allo specchio, ricordò un gioco che lei e Jessica facevano da piccole, fingendo di essere delle signore eleganti camminavano traballando sui tacchi alti per tutta la casa,  pavoneggiandosi.

    Parlarono fino alle undici di sera, poi Emily disse che doveva andare via, ma la pioggia cadeva ancora giù a catinelle e la casa di Jessica era così calda che Emily preferì trattenersi ancora un poco e poi ancora, fino a quando non decise di pernottare .

    La mattina dopo non pioveva più ma il cielo era ancora molto scuro,  le due amiche si salutarono e promisero di rivedersi con più frequenza.

    Emily raggiunse direttamente il posto di lavoro, parcheggiò l’auto sul marciapiede, entrò in azienda, il portiere le consegnò la posta, salì le due rampe di scale, appoggiò la posta sulla scrivania e accese le luci nell’elegante ufficio che si illuminò a giorno. Fuori il cielo era ancora molto scuro.

    Attaccate alla parete una collezione di mappe antiche, elegantemente incorniciate, e, mensole stracariche di libri, cui Emily non dedicava grande attenzione.

    Quella stessa mattina il fattorino dell’azienda portò ad Emily una comunicazione della direzione generale che le comunicava la necessità  di assumere un’impiegata.

    Emily pensò subito all’amica Jessica, le telefonò e le chiese se era interessata, Jessica fece salti di gioia e subito pensò che con uno stipendio poteva pagarsi il fitto di casa, le tasse universitarie, i libri e poter fare qualche acquisto per lei, cosa che fino a quel momento facevano i genitori.

    Accettò senza farselo ripetere due volte e, il giorno dopo, andò in azienda da Emily che a sua volta comunicò alla direzione generale di aver scelto una ragazza dopo un interessante colloquio.

    L’amicizia tra Emily e Jessica rimase sconosciuta per l’azienda ma per le due amiche si consolidò ancora di più.

    Qualche mese dopo, durante le festività pasquali, Emily e Jessica decisero di andare a fare shopping, poi entrarono nel bar alla ferrovia a bere un caffè ed Emily ricordò a Jessica la frase pronunciata da quella donna di colore: “Che tu possa sempre essere una benedizione per la tua amica”.

    Risero divertite e si abbracciarono affettuosamente.

     (Gennaio 2015)

  • I DUE VOLTI DELL’INFORMAZIONE

    I DUE VOLTI DELL’INFORMAZIONE

     

    di Annamaria Riccio

     

    Nonostante il mio tempo limitato da dedicare alla TV, mi capita talvolta di trovarmi ad ascoltare un programma, magari non scelto, che in qualche modo attira la mia attenzione. E devo dire che ultimamente, svariate sono state le occasioni che mi hanno fatto a lungo pensare. Ricordo che in uno dei collegamenti della trasmissione POMERIGGIO 5, di Barbara D’Urso con la corrispondente dalla provincia di Asti, dove era stato trovato il corpo della povera Elena Ceste, sono stati diversi i momenti nei quali ho provato un grande imbarazzo per gli intervistati ed una vera invasione della privacy ai danni della famiglia della vittima. Addirittura veniva attribuito al parroco, con un falso ideologico da parte della conduttrice, la ricezione di messaggi strani da un ipotetico accusatore. Non mi sono meravigliata, dunque, della denuncia da parte del presidente dell’Ordine dei Giornalisti contro la D’Urso, quando un drone ha sorvolato l’abitazione della famiglia della Ceste o quando sono state fatte illazioni sulla moralità di Elena, tirando in ballo una miriade di uomini da lei conosciuti, anche il fidanzatino delle scuole medie! Ho avuto un senso fisico di disgusto nel seguire la trasmissione, ho biasimato, e non poco, la conduttrice e tirato un sospiro di sollievo, lo confesso, dopo che il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha prodotto un documento che ricorda a chi fa informazione, tutte le regole deontologiche e  “umane” nel diffondere una notizia. Già…perché la signora D’Urso si era cancellata dal succitato ordine prima che ne venisse radiata per un episodio simile. E comunque, al di là dell’ essere giornalisti o meno, chiunque  utilizzi i media è responsabile della diffusione delle notizie e del coinvolgimento delle persone, spesso innocenti, minori e malcapitati, che nulla c’entrano  con quel che succede.

    Ma l’opportunità di seguire un programma, non sempre casca male, mi riferisco ai Dieci Comandamenti di Benigni. Anche qui, devo essere sincera, non avevo molta voglia di seguirlo. Credevo che ne avrebbe parlato in chiave satirica e la cosa non l’avrei accettata. Invece…invece dopo alcuni minuti, che sono diventate ore, ho dovuto riconoscere, con mia grande compiacenza, che è riuscito realmente, lì dove la Chiesa ancora non pienamente era scesa così vicina alle persone, parlando il linguaggio dei semplici e della quotidianità. I mezzi di comunicazione entrano nelle nostre case prendendoci completamente e così anche i social network che ormai sono parte integrante della nostra vita. Per tal motivo, tutto ciò che viene diffuso, va attentamente ponderato e analizzato ai fini della corretta informazione, che in particolar modo tra le persone più esposte, sensibili, immature, può avere serie ricadute.

    Ci vorrebbero forse più Benigni…

    (Gennaio 2015)

  • SESSO, SANGUE, SOLDI

    SESSO, SANGUE, SOLDI

     

    di Peppe Iannicelli

     

    Quando c’insegnavano come attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su di un evento, i nostri maestri di giornalismo raccomandavano di abbondare con queste tre S. Sesso, Sangue, Soldi: un trinomio-calamita che i mass-media alimentano con dettagli morbosi, idonei ad assecondare gli istinti più beceri dei destinatari.

    Ho cominciato ad ascoltare queste lezioni trentacinque anni or sono e non ne sono mai stato del tutto convinto. In un’altra aula m’insegnavano che, se porgi noccioline, non puoi che attirare scimmie; insomma sono i giornalisti che dovrebbero indirizzare il gusto del pubblico e non il contrario. Ma, purtroppo, ho smesso da tempo d’illudermi di questo potere pedagogico. Anzi ho constatato una reciproca coazione negativa tra pubblico e giornalisti, un circolo vizioso soffocante ed inestricabile nel quale più pompi Sesso, Sangue e Soldi più te ne vengono richiesti. 

    L’esperienza maturata in sette lustri di attività giornalistica conferma che i cinici maestri del mestiere avevano ragione. Oggi, come allora, il pubblico si appassiona alle storie di Sesso, Sangue, Soldi. Se possibile, questa attenzione diventa sempre più spasmodica quando ad essere vittime degli episodi criminali sono ragazzine o giovani donne. In questi casi la ricerca di dettagli morbosi diventa crudele, svelando particolari che nulla hanno a che vedere con il diritto di cronaca dei giornalisti ed il diritto d’informazione di lettori e spettatori.

    Le cronache giudiziarie di queste settimane sono piene di esempi eloquenti che alimentano un mercato editoriale in crescita costante. Mentre molte trasmissioni televisive fanno fatica a mantenere l’audience nei parametri fissati, mentre tanti rotocalchi chiudono i battenti, trasmissioni e riviste dedicate alla cronaca dei delitti più efferati continuano a conseguire profitti mostruosi. La vita delle vittime e dei presunti colpevoli viene passata al setaccio senza nessun riguardo per la dignità umana mescolando anche la cronaca nera con la fiction, il reality, il gossip.

    Purtroppo, in alcuni casi, sono gli stessi familiari delle vittime ad alimentare questo business mostruoso come ad esempio nel caso di Avetrana dove alcuni protagonisti hanno incassato somme di denaro importanti per rilasciare alle telecamere la propria verità in esclusiva. In quei giorni il fino ad allora sonnolento paesino pugliese è diventato un gigantesco set televisivo in funzione ventiquattro ore su ventiquattro.  

    Nulla è stato risparmiato senza alcun riguardo per l’intimità della giovanissima vittima della quale sono stati svelati i primi innamoramenti. Ai fini della comprensione del delitto di Avetrana, il filmino della Prima Comunione di Sara Scazzi o le confidenze sul suo diario sono una strumento di approfondimento della vicenda o l’esca per strappare lacrime di commozione a beneficio degli appassionati crescenti del genere horror? 

    Mostrare in televisione il reggiseno della povera Yara Gambirasio è un documento giornalistico o una squallida sbirciata dal buco della serratura? E che dire della descrizione minuziosa dei festini consumati nella villetta di Perugia dove è stata uccisa Meredith Kercher: solo diritto di cronaca o eccitazione perversa degli animi ? O cosa pensare sull’opportunità di far riferimento alla  sequenza di amanti veri e/o presunti della povera Elena Ceste?

    Sesso, Sangue, Soldi. I soldi con i quali sono comprate le clamorose esclusive. Ma è ancora giornalismo questo? Si può definire inchiesta, il convincere la madre di una ragazzina seviziata a comparire in televisione dietro lauto compenso per pagare le spese legali ?

    E’ dovere di noi comunicatori interrogarci sul senso ed il fine del nostro lavoro senza dimenticare che – nella terza aula della ipotetica aula di giornalismo – c’insegnavano anche domandarci sempre prima di scrivere: “e se questo fosse accaduto a mia madre, mia figlia, mia sorella”. E’ il principio della continenza, ma forse tanti colleghi giornalisti nel giorno della spiegazione erano assenti ingiustificati.

    (Gennaio 2015)

  • BENVENUTI TURISTI

    BENVENUTI TURISTI

     

    di  Luciano Scateni

     

    Nonostante tutto, Napoli, città d’arte, conserva storiche attrattive che, nei secoli passati, hanno offerto materia di riflessione a celebri scrittori, viaggiatori colti e autori di narrazioni multiformi. Certo, molto è cambiato nel tempo della degenerazione di comportamenti che rendono la città di difficile fruizione. Il mixage di traffico, disordine urbano e violenze di micro e macrocriminalità, si riverberano sulla qualità della vita e sul potenziale di accoglienza del turismo nazionale e internazionale. Eppure, in questi giorni prenatalizi, nei luoghi di maggiore interesse, negli alberghi e nei ristoranti, conforta un livello alto di presenze dei visitatori, attratti dall’immenso patrimonio artistico e architettonico che Napoli propone con generosità. Peccato per alcuni aspetti respingenti che sembra impossibile azzerare. In particolare, si segnala la scarsa vocazione a evitare lo spettacolo di strade, invase dai rifiuti, e soprattutto un’odiosa componente delinquenziale, che appare incoercibile. Succede, ad esempio, che nella notte magica dell’Arte, offerta a napoletani e turisti per un bagno di felice promiscuità, la festa sia stata macchiata da episodi deleteri. Teppisti in motorino hanno sparato colpi di pistola in aria, percorrendo affollate strade del centro storico, malintenzionati hanno colpito i passanti con schiaffi e manate. Episodi evitabili? L’antidoto non è semplice: per prevenire e reprimere piccole e grandi violenze sarebbe necessario disporre di un numero elevatissimo di forze dell’ordine. Solo per fare un esempio è impossibile presidiare adeguatamente i treni di metropolitana e circumvesuviana, dove branchi di mascalzoni aggrediscono senza motivo i passeggeri. Ecco, nonostante tutto questo, la città si rallegra per essere vissuta in modo soddisfacente da un numero crescente di turisti e, quanto ai napoletani, il piacere di partecipare collettivamente agli eventi proposti in questi giorni sembra averla vinta sui disagi, in verità parzialmente comuni a tutte le grandi città del mondo.
    (Gennaio 2015)

  • L’INCOGNITA DEI CINQUE CERCHI MAGICI

    L’INCOGNITA DEI CINQUE CERCHI MAGICI

     

    di Luciano Scateni

     

    Con il tempismo abituale, Renzi, nel bel mezzo della premiazione dei migliori atleti italiani e alla presenza degli uomini istituzionalmente più rappresentativi dello sport nazionale, ha lanciato il guanto di sfida ai potenziali concorrenti e annunciato la partecipazione del nostro Paese alla competizione per accaparrarsi l’organizzazione delle olimpiadi 2024 per Roma e città satelliti. Lo ha fatto nella piena coscienza di sfidare l’attualità che vede la capitale d’Italia al centro di un uragano giudiziario, che non risparmia quasi nessuno. Non hanno mancato di marcarlo oppositori arrabbiati quali sono Grillo e la Lega Nord, quest’ultima non nuova a sentimenti anti capitolini. Applausi scroscianti da parte degli sportivi e del sindaco Marino, questi con l’intento di sovrapporre un evento prestigioso e l’ospitalità dei giochi olimpici alla cattiva fama della sua città, macchiata indelebilmente dalle malefatte della cupola mafiosa. E la gente? Un primo sondaggio rivela che il 58 per cento degli intervistati boccia l’iniziativa della candidatura, mentre si dipanano in molteplici rivoli le considerazioni pro e contro l’obiettivo Olimpiadi, ipotizzato da Renzi. Il punto è: ce la farà l’Italia a lasciarsi alle spalle la crisi che attraversa e che costringe la nostra economia a grattare il fondo del barile per tamponare vistose falle finanziarie? Conforta l’esempio di Londra, che ha gestito il suo impegno olimpico con oculatezza e rispetto del rapporto costi-ricavi, ma preoccupano i default di altri Paesi, come la Grecia, che ha pagato l’esborso di dodici miliardi con l’aggravamento della crisi, o come la Russia che, rispetto alla previsione di spesa di circa dieci miliardi per le olimpiadi invernali, ha dovuto dissanguarsi per quarantuno miliardi. Sullo sfondo dell’avance italiana incombe, comunque, la nuvola nera delle corruzione. Come essere certi che l’evento non faccia gola a chi lucra illecitamente sulle grandi operazioni come il Mose di Venezia e l’Expo di Milano? C’è infine una riflessione obbligatoria sulla situazione deficitaria degli impianti sportivi di Roma, sull’incognita della localizzazione del villaggio olimpico che dovrebbe ospitare ventimila persone tra atleti e giornalisti, e infine sulla completezza del trasporto protetto. L’ultima incognita è proposta dal deus ex macchina che dovrà governare l’intero sistema che sovrintende all’organizzazione dei giochi e dall’autorità garante della trasparenza per l’intera quota finanziaria dell’evento.
    (Gennaio 2015)

  • PINO DANIELE

    E’ MORTO PINO DANIELE

     

    di Luigi Rezzuti

     


    A poche settimane dalla scomparsa di Mango, la musica italiana è ancora in lutto e piange uno degli autori più amati dai napoletani e dagli italiani.

    Il cantautore ha accusato un malore nella sua casa, tra Magliano e Orbetello in Toscana, ma avrebbe rifiutato le cure della ASL di Grosseto per correre al Sant’Eugenio di Roma e ricevere le cure del suo cardiologo.

    Qui, però, è arrivato già privo di conoscenza.

    La conferma della morte è arrivata dal manager del cantautore napoletano: “Purtroppo Pino è morto”, i funerali si sono svolti due volte il primo al Santuario del Divino Amore e poi a Napoli in piazza Plebiscito alla presenza di circa centomila persone.

    La sua musica nasce nel 1970. Egli, insieme ad altri compagni di viaggio, Tony Esposito, Tullio De Piscopo, Jamese Senese, Joè Amoroso e Rino Zurzolo va forgiando un originale mix tra musica blues, country e folk alla partenopea, con in più una spiccata dose melodica e testi ironici che spesso mescolavano napoletano e inglese.

    Indimenticabili i capolavori come : “Na tazzulella ‘e cafè”, “Napule è”, “Je so pazzo” e tanti altri ancora.

    Tutti testi indimenticabili.

    Da sottolineare anche la sua collaborazione con Massimo Troisi con cui condivideva napoletanetà e “mal di cuore”.

    Per Troisi, nel 1991 scrisse “Quando” per la colonna sonora di “Pensavo fosse amore… invece era un calesse”

    L’ultima sua esibizione da Courmayeur, su Rai 1, nella serata condotta da Flavio Insinna, per celebrare l’arrivo del 2015.

    Dopo appena cinque giorni giunge inaspettatamente la notizia della sua morte. Diventa, così, una sorta di testamento l’ultima sua esibizione, la notte di Capodanno, con i suoi più grandi successi che hanno consacrato il grandissimo bluesman napoletano.

    Avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 19 marzo, Pino Daniele se ne va lasciandoci un repertorio eccezionale.

    (Gennaio 2015)

  • UNA FAMIGLIA QUASI PERFETTA

    “UNA FAMIGLIA QUASI PERFETTA”

     

    di Sergio Zazzera

     

    Nella fase del teatro napoletano, comunemente definita del “dopo-Eduardo”, Carlo Buccirosso occupa, in maniera indiscutibile, un posto di primo piano. Ed è in corso di rappresentazione, ora, al teatro Diana, Una famiglia quasi perfetta, la sua commedia, da lui stesso recitata, insieme con Rosalia Porcaro e Davide Marotta, affiancati da Tilde De Spirito, Giordano Bassetti, Peppe Miale, Gino Monteleone e Fiorella Zurlo, che si replica fino all’11 gennaio prossimo.

    Il testo, che ruota intorno al tema del rapporto tra famiglia naturale e famiglia adottiva, non è parso, purtroppo, all’altezza dei precedenti lavori dell’autore. In primo luogo, infatti, l’intuizione posta alla base di esso – quella, cioè, della mancanza di “buon senso” nella legislazione italiana, che costituisce, malauguratamente, una realtà – finisce per perdersi in un mare di problemi e di questioni, che Buccirosso pone sul tappeto, senza peraltro proporre neanche una sola soluzione. Tutto ciò finisce per rendere la commedia funzionale esclusivamente alle battute umoristiche, equamente distribuite fra tutti i personaggi, conferendole piuttosto una connotazione farsesca, vero e proprio passo indietro per il teatro napoletano, che anche con lo stesso Buccirosso dei lavori precedenti era riuscito, finalmente, a liberarsene.

    Un altro serio limite, però, del testo è costituito dal fatto che il personaggio di Peppino sia stato costruito, in maniera fin troppo evidente, per l’interpretazione del bravissimo Davide Marotta (sicuramente il migliore sulla scena); né si potrebbe ipotizzare, per il futuro, l’affidamento della sua interpretazione a un bambino: non sarebbe la stessa cosa.

    (Gennaio 2015)

  • LETTERA DI NATALE

    LETTERA DI NATALE

     

    Cari super mamma e super papà,

    è arrivato il momento di scrivervi una lettera perché ho capito come scrivere la lettera in maniera precisa.

    Inizio col dire che vi voglio un mondo di bene e apprezzo i sacrifici che avete fatto per me fino ad oggi.

    Se oggi riesco ad andare bene a scuola è merito vostro, se mi comporto bene e sono educato è merito vostro, inoltre se ho i miei bellissimi giocattoli è merito vostro.

    Ho capito che il tempo della mia vita terrena è importante e non posso sprecarlo in cose inutili.

    Voglio dedicare un pezzo della mia vita per regalarvi alcune cose come questa lettera.

    Vi ringrazio di tutto quello che fate per me, questa lettera l’ho scritta per dimostrare tutto il bene che vi voglio e ciò che provo per voi.

    Infine un augurio di Buon Natale dal vostro Matteo.

    P.s. Ve l’ho mai detto che vi voglio bene?

    MATTEO

    (Gennaio 2015)

  • NATALE IN POESIA

    NATALE IN POESIA

     

    di Matteo

     

    Natale festa di luce, luce per vedere

    la strada che mi deve portare

    alla via per la pace,

    alla rotta della gioia

    alla felicità e all’allegria.                                

    Felice come non mai

    in questo Natale

    perché la mia vita è bella e raggiante.

    Natale che passione

    e che bontà il panettone!

    Io voglio percorrere

    una strada speciale,

    mi volete accompagnare?

     

     

     

    Un angioletto di stoffa

    E una manciata di perline

    per dire a voi, genitori. che vi voglio bene,

    per chiedervi che vegliate sempre su di me

    e mi abbracciate anche

    nei momenti più complicati.

    Mi sostenete e mi reggete in piedi

    Come angeli custodi

    Che per me usano solo

    La sostanza più pura e speciale:

    l’amore.

    Dunque avrete certo capito

    Il mio amore per voi.

    Io capisco il vostro e quindi,

    me lo volete regalare?

     (Gennaio 2015)

  • CONCERTO DI CAPODANNO

    AL TEATRO ACACIA IL CONCERTO DI CAPODANNO

     

    di Sergio Zazzera

     


    Accanto al Musikverein di Vienna e alla Fenice di Venezia, anche il Vomero, nel suo “piccolo”, ha inteso offrire al pubblico il proprio Concerto di Capodanno, eseguito, nel teatro Acacia, dall’Orchestra sinfonica nazionale bulgara, diretta dal maestro Leonardo Quadrini, con la partecipazione del soprano Alessandra Della Croce e del tenore Fabrizio Borghese. Tchajkowskj, Léhar, gli Strauss, Puccini e Verdi, gli autori in programma, oltre all’ouverture della Carmen di Bizet, proposta come bis. Il concerto, prodotto da Anfhoras Production & Lello Gomez, è stato patrocinato dalla 5a Municipalità del Comune di Napoli.

    I problemi causati all’erogazione idrica dal gelo notturno hanno impedito il funzionamento dell’impianto di riscaldamento della sala, al che si è ritenuto, evidentemente, di sopperire (?!), facendo funzionare a pieno regime quello di condizionamento, così inondando il pubblico di aria fredda. Ma il peggio è stato costituito dall’impiego di un impianto di amplificazione/diffusione, mediante microfoni e altoparlanti, privi anche dell’effetto stereo, che ha ampiamente mortificato la prestazione di un’orchestra fra le migliori al mondo e la conduzione di un maestro, della statura artistica di Quadrini, che ha diretto l’intero concerto senza l’uso dello spartito. Il risultato è stato quello di un vero e proprio “crimine contro la musica”, ch’è stata fatta ascoltare, anziché “dal vivo” – come dovrebbe avvenire nei teatri e nelle sale da concerto –, attraverso un sistema molto simile a quello delle radio monoaurali di diversi decenni fa: basti dire che le percussioni, collocate alla sinistra dell’organico orchestrale, si avvertivano nettamente dal lato destro della sala, almeno per chi aveva avuto la ventura di prendere posto su quel lato.

    La promessa del presentatore, Tonino Bernardelli, è stata quella di far diventare il Concerto di Capodanno vomerese un vero e proprio appuntamento, per gli anni a venire; c’è da augurarsi, tuttavia, che l’ascolto della musica possa essere assicurato nel migliore dei modi possibili, che non è, certamente, quello adottato per questa prima edizione.

    (Gennaio 2015)

  • NATALE 2014

    N A T A L E    2014

     

    di Mariacarla Rubinacci

     


    La festa è piena di luci, le stelline lucenti ornano gli alberi, i pacchi colorati si affastellano ai loro piedi, i presepi sono abbarbicati sulle colline di carta pesta, le tavole sono imbandite con tutto e di più.

    E’ ancora così il Natale? Io penso di sì!

    L’opulenza ha un altro vestito, ma pur sempre profuma le stanze, sull’albero brillano sempre le decorazioni anche se dell’anno passato, i doni, più piccoli di dimensioni, sono comunque disposti sotto l’albero, pronti per essere scartati, accompagnati dai briosi “Ah! Oh!”. Il Natale va sempre onorato, al Natale non si rinuncia, a Natale si colora la mente, a Natale si allarga il cuore.

    La festa ha il suo susseguirsi di giochi, la Tombola regala sempre il suo ambo, il Mercante in Fiera strabocca sempre di trattative gioiose. C’è il pandoro? C’è il panettone? C’è la cassata? Ci sono i mostaccioli? La nonna, la mamma, la zia, hanno fritto gli struffoli? Un lungo Sìììììììììììììììì echeggia nell’aria e allora è veramente Natale! Ma improvvisamente un pensiero rende triste la mente e offusca il cuore: qualcuno si alza da tavola, accartoccia un po’ di sapori, si infila il giubbino e….corre all’angolo della strada sotto casa.

    Una mano tesa è ancora lì, in cerca di uno sguardo, è nera, è bianca, è canuta, è lui, è il povero che non ha niente. La goccia al naso gli sta per cadere sulla giacca lacera, mentre finalmente il sorriso gli si allarga sulla faccia stanca.

    Il Bambino Gesù è nato: ogni derelitto lo rappresenta.

    I pastori cantano la Gloria: ogni nostro buon gesto canta un inno.

    Sono arrivati i Re Magi: ogni “qualcuno” che si alza dalla sua tavola è un Re.

    Nel cielo un’immaginaria Stella Cometa illumina il nostro Natale.

    Auguri, cari lettori, la bontà sia sempre con voi.

    (Dicembre 2014)

  • BAGNOLIFUTURA

    Miti napoletani di oggi.28

    Bagnolifutura

     

    di Sergio Zazzera

     

    Già in progetto Bagnolifutura, la cui società di gestione è stata di recente dichiarata fallita dal tribunale di Napoli, nasceva come mito, né più, né meno che come la “Bagnoli passata”, quella, cioè, che agl’inizi del secolo scorso impose l’industrializzazione di una vasta area, la cui vocazione naturale era, viceversa, quella turistica: per intenderci, Bagnoli sarebbe potuta essere per Napoli ciò che Pegli è per Genova.

    Poi, venne la “dismissione” – giusto per  mutuare il titolo del libro di Ermanno Rea –, col progetto di riconversione dell’area in una “Bagnolifutura” a misura di turista, dotata di parchi, di strutture ricettive, di musealizzazione di una parte del vecchio insediamento industriale e di porto (o, peggio, porto-canale, che la prima sciroccata intaserebbe) turistico. Nel frattempo, tutto va in malora, mentre è aperto un dibattito, del quale uno dei cardini è costituito dalla ventilata esigenza di eliminare la “colmata a mare”, che – si dice – interrompe la linea di costa, quasi che a interromperla non provvedano, in maniera ben più marcata, l’ex-albergo Tricarico e ancor più l’edificio dell’Istituto nautico, che sorgono proprio sull’arenile. Il dibattito è destinato a proseguire, quando qualcuno acquisterà le aree dal fallimento, ma sono sicuro che ancora nessuno si porrà minimamente il problema dell’enorme quantitativo di amianto e di altre scorie dannose per la salute, che quella colmata finora ha, per fortuna, coperto e che riemergerebbe, appena la stessa dovesse essere rimossa.

    Purtroppo, fra questi due miti s’inserisce l’unica realtà storica, ch’è quella della “Bagnoli presente”, il cui degrado è sotto gli occhi di tutti e si ripercuote sull’intera preesistenza abitativa, che, viceversa, meriterebbe un accurato recupero; ma si sa che cosa accade, sia mentre il medico studia, che quando ci sono troppi galli a cantare.

     (Dicembre 2014)

  • LA SCENA

    AL TEATRO DIANA “LA SCENA”

     

    di Marisa Pumpo Pica

     

    Da mercoledì 3 Dicembre ANGELA FINOCCHIARO, MARIA AMELIA MONTI e STEFANO ANNONI sono i protagonisti della   commedia “La scena”, scritta e diretta da Cristina Comencini.

    E' domenica mattina. Due amiche mature leggono una scena di teatro che una di loro, Lucia, deve recitare l'indomani. Due donne dinanzi ad un copione, ma soprattutto due donne dinanzi allo specchio dell'anima, di fronte al bilancio della loro esistenza.

    Due femminilità molto diverse, raccontate con la leggerezza, di una briosa commedia, non senza un velo d’ironia, che spinge lo spettatore a porsi qualche interrogativo sulla complessità della vita e dell’universo femminile. La diversità dei loro caratteri, completamenti opposti, si rivela subito per il modo in cui le due donne sentono e interpretano il monologo.

    Per Lucia, attrice, le parole del copione vanno interpretate come espressione di fragilità e nascondono violente tempeste dell'anima.Per Maria, dirigente di banca, separata e madre di due bambini, donna libera e disinibita, esse possono essere intese come erotici terremoti interiori, felici occasioni di vita e di avventure.

    Due femminilità opposte, dunque. Lucia, rigorosa e moralista, ha rinunciato alla ricerca dell'uomo giusto e ha finito con l'innamorarsi soltanto dei personaggi più interessanti che incontra sul palcoscenico. Maria, invece, non può vivere senza un uomo, senza amore, senza passioni impetuose, come quella da lei vissuta la sera precedente, quando, ubriaca, dopo una festa, si è ritrovata, in casa e nel suo letto, un uomo, per un' inebriante avventura erotica. Di lui, come racconta all'amica, non conosce nulla, neanche il nome né l'età. Ed eccolo, dunque, apparire sulla scena, mentre lei si è allontanata per preparare un caffè. Un giovane in mutande, non ancora trentenne, compare, infatti,  dinanzi agli occhi esterrefatti di Lucia, che egli ritiene sia la donna che si è data a lui con grande slancio passionale, la sera precedente. E Lucia, in un divertente scambio di ruoli, sta al gioco delle parti, fingendo di essere effettivamente la disinibita Maria che,  a sua volta, si vede costretta a recitare il ruolo dell’amica severa e rigorosa.

    Nello scorrere fluido della commedia, le due donne si raccontano, lo interrogano, gli fanno scuola di vita.  Alla fine il ragazzo non regge più a questa situazione, che ormai gli appare paradossale e, in una grottesca e violenta esplosione di rabbia, finisce col rivelare la sua vera identità di ragazzo frustrato, che ha ricevuto un’educazione sbagliata da una madre imperiosa e assolutista.

    Nel finale, tutti e tre i protagonisti, su sponde diverse, scoprono la loro vera identità, fatta di fragilità e disagio. E questo perchè vivono nello stesso mondo, un mondo tutto da rifare, dove il passato è rappresentato da “muri sventrati, case terremotate, da cui si deve fuggire”, come è scritto nel copione che Lucia si prepara ad interpretare.

    Sembra abbastanza chiaro che il palcoscenico su cui essi hanno, fino a quel momento, interpretato “la scena” può essere considerato il solo luogo, nel mondo,  veramente libero. 

    La commedia, vogliamo ricordarlo, viene rappresentata in questi giorni al Teatro Diana, dopo il record di incassi, registrato, nella passata stagione, al Teatro Manzoni di Milano.

     (Dicembre 2014)

  • APEIRON

    “APEIRON: SEGNI E STRUTTURE”

     


    Domenica 7 dicembre 2014, alle ore 10.30, nella sede del Municipio di Casola di Napoli (via Roma, 8), sarà inaugurata la mostra dell’artista vomerese Giovanni Ferrenti, “Apeiron: Segni e Strutture”, a cura di Annamaria Santarpia, che, attraverso un percorso espositivo di circa 40 opere tra dipinti, sculture, ceramiche e grafiche, intende favorire la conoscenza della produzione dell’artista vulcanico e prolifero, ascrivibile a quell’universo artistico che, impropriamente definito “arte astratta”, più correttamente pdovrebb’essere qualificato “arte aniconica”. L’esposizione, avente carattere antologico, segue quella allestita con particolare successo, nel mese di ottobre scorso, a Vico Equense.

    L’opera di Ferrenti si colloca al limite tra varie forme espressive, attraverso la sperimentazione di linguaggi diversi e l’abbandono del figurativismo puro. Il percorso dell’artista prende l’avvio dalla fine degli anni ’40, successivi all’incontro col “nucleare”, attraverso la realizzazione dei “Fotogrammi” (riverberi della luce impressi sulle pellicole fotografiche) e, poi, dei “Cromogrammi” degli anni Cinquanta e del “Pendolo luminoso” degli anni Sessanta del secolo scorso, fino alle esperienze del digitale, sfociate nel ciclo delle grafiche intitolato: “Il mio piccolo mondo infinito” (2013). Tali caratteri si ripresentano, altresì, nella tridimensionalità delle opere scultoree, delle quali si fanno apprezzare, in maniera particolare, quelle di grandi dimensioni, nelle quali è marcata la relazione con lo spazio nel quale esse sono immerse.


    L’inaugurazione della mostra prevede una conferenza-proiezione, con la partecipazione del sindaco del Comune di Casola di Napoli, Domenico Peccerillo, dell’assessore alla Cultura, Pietro Martire, del presidente della Pro-Loco, Gaetano Cannavacciuolo, nonché della professoressa Clementina Gily Reda (Università degli Studi Federico II), della dottoressa Annamaria Santarpia, curatrice della mostra, di critici d’arte e di varie istituzioni politiche, artisti e giornalisti, moderati dall’architetto Antonella Laura Cascone. L’esposizione potrà essere visitata fino al 31 gennaio 2015, tutti i giorni, dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18; è possibile prenotare visite guidate (tf. 081.8012999; 366.1655700; 339.4869945; e-mail: amsantarpia@libero.it; giovanniferrenti@gmail.com).

    (Dicembre 2014)

  • OLTRE LO SMERIGLIO

    “OLTRE LO SMERIGLIO”

     

     

    Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’invito alla presentazione del libro del poeta ed amico Antonio Spagnuolo, con una breve anticipazione, che il lettore troverà qui di seguito e dalla quale potrà cogliere, nella rapida sintesi del contenuto, lo spessore del testo e l’impegno profuso dall’autore in questa sua ultima fatica letteraria. (m.p.p.) 

    Invito

    Giovedì 11 dicembre 2014 (ore 17,30), presso la sala conferenze  del “Tennis Club Vomero” ( via Rossini 6 – Napoli - nei pressi dello stadio Collana del Vomero), presentazione del volume di ANTONIO SPAGNUOLO “OLTRE LO SMERIGLIO”  (Ed. Kairòs). All’incontro, moderato da Maurizio Vitiello, interverranno Ugo Piscopo e Maurizio Sibilio; letture di Mariarosaria Riccio. Ad Antonio Spagnuolo è stato assegnato il “Premio speciale Camaiore 2014”

     

    Nota critica

    Divisa in due sezioni, “Ricomporre” e “Memorie”, “Oltre lo smeriglio” di Antonio Spagnuolo (Kairòs Edizioni, 10 euro, pp. 56) è una raccolta poetica intrisa di venature malinconiche e nostalgiche, originate dal sentimento del dolore.

    La sofferenza del poeta è parte integrante della crisi vissuta dalla società: a questa  decadenza - a cui non sfugge neppure la natura circostante - ci si può sottrarre solo attraverso la poesia stessa.

    Ed è l’autenticità del verso a trascendere la personale esperienza del poeta che diviene universale coinvolgendo così il lettore in un discorso che oscilla tra passato e presente, dolore e gioia.

     “Lo smeriglio è un minerale che può essere utilizzato per smerigliare, appunto, il vetro, al fine di renderlo opaco. Il poeta cerca qui, probabilmente, di ricomporre un passato nella sua memoria, di guardare oltre lo smeriglio del tempo presente. Ma guardare nel passato, così come nel futuro, significa ravvivare il presente, e non invece allontanarsene, come si potrebbe facilmente pensare”. (Roberto Maggiani)

     (Dicembre 2014)

  • CALCIOMERCATO GENNAIO 2015

    CALCIOMERCATO – GENNAIO 2015

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Al calciomercato il Napoli ci arriverà tra un mesi dopo una serie di partite tra Campionato ed Europa League, che dovrebbero far capire meglio e stabilire dove intervenire.

    Il direttore sportivo, Riccardo Bigon, comunque, già si muove, contatta, si informa, tratta con altre società perché a gennaio il primo obiettivo è l’acquisto di un laterale sinistro.

    Goulam, per esempio, giocherà la Coppa d’Africa che terminerà l’8 febbraio, quindi sarà indispensabile prevenire l’emergenza.

    L’anno prossimo sia Maggio che Mesto andranno in scadenza di contratto che difficilmente sarà rinnovato, quindi è fondamentale  giocare d’anticipo.

    Riccardo Bigon sta riflettendo su Alvaro Arbeola con cinque anni di Real Madrid alle spalle e prima ancora due anni di Liverpool con Benitez alla guida.

    Sarebbe il rinforzo ideale perché può garantire autorevolezza, fisicità ed esperienza ma tra due mesi compie 32 anni.

    Inoltre ci sono contatti con l’Ajax per il difensore Riccardo Van Rhijn di 22 anni mentre per l’attacco vengono monitorati due giovani interessanti e in linea con i principi del Napoli : Davy Klaasser, un tuttofare, può ricoprire i ruoli di prima punta, seconda punta ed anche di laterale, e  Viktor Fisher centravanti danese dell’Ajax.

    Non solo questi sono i nominativi di giocatori sul taccuino di Bigon (con l’assenso di Benitez) che possono interessare il Napoli. L’elenco tra le mani di Bigon è abbastanza lungo, infatti, oltre a questi primi nominativi, c’è un interessamento per James Milner, giocatore in scadenza di contratto con il Manchester.

    Potrebbe essere acquistato a prezzo di saldi già a gennaio oppure arrivare a parametro zero nella prossima estate o durante la finestra di “riparazione”, prendere giocatori che siano disponibili già da giugno, come Andrè Ayew, che tra poco compirà venticinque anni e tra otto mesi sarà svincolato a parametro zero. Certo è che, per liberarlo prima, l’Olimpique Marsiglia vorrà qualche riconoscimento economico.

    Il mercato del Napoli guarda anche in Sud America e più precisamente in Brasile: piacciono Lucas Lima e Genvanio del Santos, un attaccante e una mezza punta di 22 anni.

    Circola voce di un interessamento a Giovanni Simone di 19 anni, dotato del fiuto del gol, poi  si ritorna a parlare di Christop Kramer, 24 anni nel giugno prossimo, centrocampista del Borussia Monchengladhah ma di proprietà del Bayer Leverkusen, mediano di interdizione e anche centrocampista che nell’agosto scorso rifiutò il trasferimento a Napoli. Un anno, però, può incidere nel cambiare gli scenari.

    E’ comparso un vecchio pallino, il torinista Matteo Darmian, di 25 anni. Su questo giocatore c’è il rischio di un’asta  in quanto si sono lanciate diverse società di Serie A.

    Intanto, dalla Gran Bretagna rimbalza la voce di un possibile, clamoroso, scambio a gennaio tra il Liverpool e il Napoli dei due bomber Balotelli e Higuain. La voce è nata dal disagio di entrambi i calciatori, non sono più quelli della passata stagione.

    A gettare acqua sul fuoco ci ha pensato il fratello Federico Higuain, dichiarando : “ Ho letto e sentito diverse cose su mio fratello, ma nessuna di queste corrisponde alla realtà. Si parla di delusione legata alla mancata qualificazione alla Champions. Nulla di più falso, io parlo con mio fratello e lui è tranquillo e felice di vestire la maglia del Napoli. Il suo futuro sarà ancora legato ai partenopei. Non credo di sbagliare dico che mio fratello è uno dei migliori attaccanti in attività. Nella sua carriera ha sempre segnato un gran numero di gol. Non sarà, dunque, un problema per lui tornare ad essere decisivo come è avvenuto nelle ultime stagioni, specialmente, poi, dopo aver rotto il ghiaccio con una tripletta contro il Verona”.

    Da questo lungo elenco, per gennaio dovrebbero uscire i nomi dei nuovi calciatori che rafforzerebbero  la squadra. Poi, cosa più probabile, verranno acquistati giocatori mai menzionati precedentemente. Comunque il presidente Aurelio De Laurentiis dovrà assolutamente comprare almeno il sostituto di Lorenzo Insigne infortunatosi seriamente durante l’incontro con la Fiorentina, il quale dovrebbe rimanere fuori squadra dai quattro ai sei mesi.

    Oltre a questi nomi c’è un lungo elenco di giocatori in scadenza di contratto che potrebbero accasarsi entro gennaio come : Pazzini del Milan, Borriello della Roma, Mexes del Milan, Barreto del Palermo, Jankovic del verona, Missiroli del Sassuolo, Giovinco della Juve, De Jong del Milan, Abate del Milan, Jonathan dell’Inter, Neto della Fiorentina e Aquilani della Fiorentina.

    (Novembre 2014)

  • I MERCATINI DI NATALE

    I MERCATINI DI NATALE

     

    di Luigi Rezzuti

     

    I mercatini di Natale a Napoli sono una delle esperienze più affascinanti e particolari che si possono vivere durante il periodo natalizio.

    Nel mese di dicembre le strade e le piazze della città incominciano a riempirsi di bancarelle.

    Un’atmosfera unica e sono migliaia i visitatori, italiani e stranieri, che affollano le stradine del centro storico di Napoli.

    Le stradine più famose come San Gregorio Armeno e San Biagio dei Librari sono tante affollate che è difficile camminare.

    I mercatini di Natale vengono organizzati in varie zone della città, ma senza ombra di dubbio le zone maggiormente frequentate sono appunto quelle di via Tribunali, San Biagio dei Librai e San Gregorio Armeno, quest’ultima aperta tutto l’anno ma, per l’Evento, sempre più espositiva con botteghe e bancarelle specializzate nel presepe e negli accessori per creare un presepe animato.

    Il protagonista del Natale partenopeo, infatti, è il Presepe, che, per tradizione, deve essere pronto per la festa dell’Immacolata, l’otto dicembre.

    Napoli è custode di quest’antica tradizione, un’arte unica al mondo, tramandata di generazione in generazione.

     I mercatini di Natale stanno diventando un evento sempre più amato, una tradizione ormai consolidata.

    La città di Napoli è ricca di bellezze artistiche e paesaggistiche e quella del mercatino di Natale e senz’altro un’ottima occasione per visitare la nostra città.

    In questo periodo dell’anno in alcune chiese vengono organizzati anche presepi viventi.

    Il numero dei visitatori aumenta di anno in anno, si respira un’aria di festa e non solo per comprare splendide decorazioni per l’albero, candele profumate, pastori, palline colorate e scenografie presepiali, ma anche per ammirare, passeggiare, assistere a concerti e manifestazioni di artisti di strada.

    I mercatini natalizi sono dislocati, come si è già detto quasi in tutta la città, dal centro storico a via Foria, lungo l’Orto Botanico, nei giardinetti di piazza Cavour.

    Al Vomero si trovano ad Antignano, nei giardinetti del Parco Mascagna, a piazza Degli Artisti e sulle scale di via Scarlatti verso la funicolare che porta a Montesanto.

    Le piazze e le strade della città si colorano di luci festose e nelle piazze più importanti l’installazione dell’albero di Natale, colmo di luminarie colorate, di fili argentati e dorati e di tante belle decorazioni.

    (Novembre 2014)

  • Tutti in Balilla

    Curiosità

    Tutti in Balilla

     

    di Antonio La Gala

     

     

    Nel periodo fra le due grandi guerre del Novecento l’automobile ebbe un forte sviluppo e conobbe migliorie molto significative.

    Senza entrare in particolari tecnici ricordiamo solo la maggiore agevolezza e leggerezza delle vetture; l’introduzione dell’accensione elettrica del motore, al posto di quella faticosa  della manovella; la scomparsa della separazione fra posto di guida e abitacolo; la scomparsa della catena di trasmissione, la più facile reperibilità dei pezzi di ricambio.

    I Saloni automobilistici, dopo il primo conflitto mondiale si riaprirono, con la tredicesima edizione, a Milano, dove resteranno fino al 1937, eccettuato quello  del 1929, che per motivi di propaganda politica si tenne a Roma.

    Auto molto note degli anni Venti sono la FIAT 501 e la Lancia Lambda.

    Gli anni Trenta furono quelli dell’introduzione delle cosiddette “utilitarie”.

    Fin dal 1915 la Fiat aveva sperimentato vetture economiche.

    Nel 1932 lanciò, come utilitaria, la Fiat 508 Balilla, di 995 cc. di cilindrata.

    Il primo modello raggiungeva gli 85 km./h. Era il momento della reazione alla crisi del 1929 e la Balilla era l’equivalente della Ford T americana.

    Si cominciò ad usare l’aggettivo “utilitaria” per indicare un’auto destinata ad un pubblico più vasto.

    La 508 Balilla era prodotta nelle versioni a due posti, torpedo, spider e sportiva, e dette alla Fiat una grande risonanza mondiale.

    Basti pensare che nel solo 1932, ne furono prodotti 22.122 esemplari, di cui 6.578 destinati all’estero.

    Dal 1934 la Balilla fu prodotta nella versione a 4 marce, con carrozzeria meno severa e il portabagagli incorporato nella parte posteriore della scocca.

    Nel 1936 nacque la Fiat 500 A, di 570 cc. di cilindrata, nota come “Topolino”, la più piccola macchina fino ad allora costruita in Italia.

    Venne prodotta nelle versioni convertibile e berlina, risolvendo così il problema della piccola utilitaria a due posti, adatta anche alle persone di alta statura.  Quando uscì costava 9.750 lire e raggiungeva 85 km. all’ora.

    Fu prodotta come “Topolino” fino al 1948, e poi modificata in altre versioni (500 B e 500 C), fino al 1955.

    Nel 1937, la FIAT cominciò a produrre la 508 chiamata “Nuova Balilla 1100”, che con modifiche varie terrà banco anche negli anni successivi.

    Nello stesso 1937 anche la Lancia presentò una sua auto di successo, l’Aprilia, prodotta in varie versioni fino al 1949.

    Due anni dopo, nel 1939, immise nel mercato l’Ardea, la sua vettura più piccola, di cui presenterà la seconda versione nel 1945, le terza nel 1948 e la quarta, l’ultima, nel 1949.

    Negli anni della seconda guerra mondiale l’industria automobilistica si concentrò, come era logico, sulla produzione di veicoli ad uso militare e fermò praticamente quella per uso civile.

    Quindi, subito dopo il conflitto, non poté fare altro che continuare la produzione dei modelli anteguerra, fra cui la Topolino, l’Aprilia.

    La riconversione delle fabbriche e la ripresa furono lente, i saloni espositivi riaprirono nel 1948.

    Bisognerà aspettare la fine del decennio per vedere comparire nuovi modelli.

    (Novembre 2014)

  • ANTONIO IL GRAFICO

    ANTONIO IL GRAFICO

     

    di Luigi Rezzuti

     

    Sono quasi dieci anni che stampo “Il Vomerese” presso una tipografia a Portici.

    I rapporti con i titolari, i grafici e gli operai sono diventati nel tempo rapporti di stima ed amicizia.

    La tipografia è un vero e proprio stabilimento tipografico, infatti stampano dai biglietti da visita a libri, giornali, manifesti pubblicitari, lavori per le istituzioni : Comune, Finanza, Polizia, Agenzia delle Entrate e quant’altro.

    Oltre ai titolari e agli operai ci sono due grafici e un altro impiegato che si interessa di installare siti.

    I grafici sono due giovani e con loro si è istaurato un rapporto di amicizia.

    Inizialmente impaginavo il giornale con Antonio che, a differenza di Peppe è tranquillo, paziente ma anche più lento nel lavoro.

    Dopo circa un anno chiesi al titolare se era possibile cambiare grafico perché Peppe mi sembrava più bravo e anche più svelto.

    Da allora ho impaginato il giornale con Peppe rimanendo, però, sempre in amicizia con Antonio.

    L’ultimo giornale l’ho impaginato a dicembre del 2011, poi, per mancanza di sponsor l’ho impaginato a marzo del 2012.

    Mi recai in tipografia con tutti gli articoli e, non vedendo Antonio chiesi a  Peppe come mai non ci fosse.

    All’improvviso il viso di Peppe si rabbuiò, non rispondeva ma mi indicava di guardare la parete dietro al computer dove c’era una foto  di Antonio.

    Non capii cosa volesse farmi capire e chiesi che cosa significasse guardare quella foto.

    Con un filo di voce, rotto dalla commozione, Peppe mi disse che Antonio non c’era più, si era ucciso.

    Non riuscivo a capire, pensavo fosse uno scherzo di pessimo gusto, ma purtroppo la morte di Antonio mi fu confermata sia dai titolari della tipografia che dagli operai in un momento di grande commozione.

    La tranquillità, la pazienza, la lentezza nel lavoro non erano altro che il segno di una fortissima depressione, di cui, però, nessuno si era avveduto.

    Antonio era un ragazzo silenzioso, aveva 25 anni, era gracilino, con un carattere serioso, veniva al lavoro sempre in perfetto orario, salutava i presenti e subito si metteva a lavorare senza mai distrarsi un momento.

    Alle 13,30 interrompeva il lavoro, salutava ed andava a pranzo, ritornando in pomeriggio sempre in orario.

    Se qualcuno raccontava una barzelletta o faceva commenti su qualche giovane bella donna che veniva in tipografia per commissionare un lavoro, Antonio non si lasciava coinvolgere, era sempre intento nel suo lavoro.

    Tutto questo non faceva assolutamente pensare che soffrisse di depressione, si pensava soltanto ad una persona seria e responsabile.

    La morte di Antonio mi fece stare male, non riuscivo a pensare che non c’era più, che si fosse suicidato, Peppe mi raccontò quello che gli avevano riferito “ “Era un sabato mattina, giorno non lavorativo, Antonio si era svegliato verso le nove, aveva fatto colazione, poi si era rifiutato di uscire con i genitori, rimanendo solo a casa.  Chissà cosa dovette passare per la testa di Antonio”.

    Peppe continuò a raccontarmi che Antonio ingoiò una manciata di barbiturici, si legò i piedi, si mise in testa una busta di plastica, legandola al collo e attesa la morte. Lo trovarono morto per asfissia.

    Un racconto raccapricciante. Come era possibile un autocontrollo del genere nel preparare con tanta cura il proprio suicidio?. Chiesi  : “Forse è stato ucciso?”.

    Peppe mi disse che il sospetto era venuto anche a lui ma le indagini avevano confermato il suicidio.

    Quel pomeriggio non riuscii a pensare ad altro, l’immagine di Antonio era sempre presente nella mia mente e vi è rimasta ancora per tanto tempo.

    Ritornai a casa e raccontai tutto a mia moglie che, essendo molto sensibile, non volle che continuassi .

    Quella notte non riuscii a prendere sonno, pensavo sempre a quel giovane, a quella terribile morte.

    Pregai per lui.

    (Novembre 2014)

  • Renzi mette la sordina

    Renzi mette la sordina all’ex Cavaliere

     

    di Luciano Scateni

     

    Poca cosa: al cavaliere dimezzato, fino a qualche anno fa centro dell’attenzione generale, rimangono pochi, nostalgici atteggiamenti.

     Il sorriso stampato sulla faccia, anche in situazioni serissime, il ciao con la mano ogni volta che l’auto lo deposita nei pressi della sede di Forza Italia o di Palazzo Chigi.

    Berlusconi saluta spesso a vuoto, nel senso che non c’è nessuno a ricevere il gesto, ma lui finge che a rispondere sia, come un tempo, una folla plaudente.

    Il segno di un declino inarrestabile è negli schermi alle spalle dei conduttori del TG1.

    Per anni hanno immortalato il faccione pacioso del leader (da qualche tempo discusso all’interno di Forza Italia), ora non compare più e al suo posto si è insediato in permanenza il  viso da ragazzo cresciuto di Renzi.

    A grandi passi sul viale del tramonto, Berlusconi ha dovuto cedere il ruolo di primo attore al Presidente del Consiglio e a rimorchio di quest’ultimo esercita la partnership di parte del suo partito, in  difesa, con l’unica arma che gli è consentita, quella del rinvio, del “parliamone” e di una presunta parità nella definizione di eventi importanti quali sono le riforme istituzionali.

    In deficit di consenso elettorale, come testimoniano tutti i sondaggi, l’ex cavaliere teme più di ogni altra cosa l’ingresso di Alfano e soci in Parlamento e perciò spinge per una soglia d’ingresso molto bassa, vicina al 3 per cento, senza rendersi conto che la presenza in Parlamento di Ncd non cambierebbe la sostanza dell’autonomia di governo del Pd, che, se fosse il primo partito, usufruirebbe del premio che porta al 55 percento il numero dei suoi deputati.

     La remissività di Berlusconi, plateale tenuto conto di tutte le presenze di Renzi nelle reti Mediaset,   somiglia molto a una resa, ad eccezione del tentativo di barattare il sì alla legge elettorale con la revisione della legge Severino, che lo metterebbe di nuovo in gioco (sulla scia della riabilitazione del sindaco De Magistris)  e la tutela dei propri interessi aziendali.

    Renzi se la ride e marcia come un treno ad alta velocità, senza ostacoli di sorta: O così o così, cioè come dice lui e la sua determinazione sembra piegare anche il dissenso interno al Pd.

    (Novembre 2014)

  • La stele di Rosetta

    La stele di Rosetta

     

    di Luciano Scateni

     

    Ha un nome gentile la sonda che ha raggiunto la meta della cometa dove è atterrata per l’entusiasmo degli scienziati che l’hanno progettata e inviata nello spazio.

    Si chiama Rosetta, ma il nome non è stato ispirato da una donna dello staff  protagonista dell’impresa.

    Più semplicemente è stato mutuato dalla Stele di Rosetta nella speranza di svelarci quanto ancora c’è di misterioso nel sistema solare e nella nascita dei pianeti.

    Rosetta è felicemente discesa sulla superficie della cometa 67/P/Churyomov-Gerasimneko e ha iniziato il suo lavoro di esplorazione, svolto da un braccio meccanico con cui la sonda si è posata sulla cometa. Nel centro dove opera l’Agenzia Spaziale Europea si festeggia con entusiasmo l’evento.

    La seconda fase impegnerà un trapano a penetrare il suolo di Rosetta per carpirne i segreti.

    Per la perforazione è previsto il tempo di due ore. L’Agenzia Spaziale Italiana sovrintende alle operazioni della sonda dalla centrale di Colonia, In Germania.

     Il trapano è stato progettato nel nostro Paese dal Politecnico di Milano ed è stato costruito da un’azienda del gruppo Finmeccanica: scaverà nel suolo della cometa fino alla profondità di venti metri.

    I campioni raccolti dal trapano saranno sottoposti ad altri strumenti e l’indagine sui loro dati prenderà ancora un’ora di tempo.

    Al termine dell’analisi le valutazioni torneranno a bordo della Rosetta  che a sua volta li invierà all’Agenzia Spaziale Europea.

    La partecipazione italiana all’impresa di Rosetta è stata legittimamente enfatizzata dai media, a testimoniare l’eccellenza della ricerca del nostro Paese, a dispetto dell’insufficienza delle risorse messe a disposizione e della scarsa attenzione del Paese per i settori innovativi della tecnologia.

    (Novembre 2014)

  • I CENTRI COMMERCIALI

    I CENTRI COMMERCIALI - LA STABILIZZAZIONE DEI

    PRODOTTI E DELLE CULTURE

     

    di Peppe Iannicelli

     

    Le ricerche sociologiche e di marketing più recenti eleggono i centri commerciali come nuovi luoghi privilegiati non solo per gli acquisti ma anche per il tempo libero. Secondo queste analisi, nei centri commerciali non si va più soltanto per fare gli acquisti ma anche per trascorrere qualche ora in compagnia dei propri amici gettando uno sguardo alla vetrina luminosa, trangugiando cibo precotto, rimbambendosi della musica imbonitrice che pervade l’aria.

    I centri commerciali sono dei non luoghi, senza tempo, senza creatività. Le luci artificiali impediscono di comprendere, quando si è dentro, il trascorrere delle ore. L’aria condizionata rende i mall (così li chiamano gli americani) isoclimatici d’estate e d’inverno,  le scaffalature sono identiche ad Afragola e a Mosca, a Carugate e a Caltanissetta, i percorsi sono obbligati con le merci disposte strategicamente per abbindolare il consumatore.

    Una monotonia terrificante e disumana farcita dai sorrisi dei commessi e degli impiegati.

    Sono la fortezza, i centri commerciali, della globalizzazione dei prodotti e delle culture.

    Sono i recinti dove i consumatori, sempre meno protagonisti consapevoli di un consumo intelligente ed equo, debbono essere convinti a vestire gli stessi vestiti, cibarsi degli stessi cibi, arredare le case con gli stessi arredamenti,  calzare le stesse calzature.

    E’ persino ovvio, con queste premesse, che i centri commerciali siano diventati i moderni centri d’aggregazione sociale con un potere d’attrazione inquietante nei riguardi dei giovani, delle famiglie, degli anziani.

    Un’attrazione tutta fondata sul possesso, o meglio, sul desiderio di possesso che immola l’essere umano sull’altare della carta di credito, del nuovo catalogo (lo mandano persino a casa), di una qualsiasi cosa inutile senza la quale la nostra vita sembra non aver più senso.

    Adesso che mi sono sfogato (sono reduce da un’estenuante maratona familiar-mobiliera in un grande centro commerciale svedese alle porte di Napoli) dichiaro solennemente che ai centri commerciali asettici preferisco i centri storici delle nostre belle città d’arte brulicanti di rumori, colori, profumi, spifferi di vento, raggi di sole, umanità.

    Comunque non intendo demonizzare i centri commerciali che pure sono utili ed integrano la complessiva offerta economica di un territorio.

    Basta non abusarne e non dare ad essi un valore sociale che non hanno e non possono avere… O forse sì?

    Se i centri commerciali sono diventati centri di aggregazione sociale è solo colpa di questi moderni luna park del consumismo?

    Che fine hanno fatto i “nostri” oratori, i centri sociali, i circoli ricreativi, le bocciofile, i cineforum, i gruppi parrocchiali?

    Nella carenza di proposte gratificanti per un tempo libero creativo ed aggregante a favore dei giovani, delle famiglie, degli anziani, ha finito per farsi largo la prepotenza patinata e consumistica dei centri commerciali.

    Chissà se sarà possibile porre rimedio a questa deriva prima che i carrelli ricolmi d’ogni inutile cianfrusaglia ci trascinino fino alla cassa ed al maxi parcheggio?

    (Novembre 2014)

  • L’incontri al Diana

      “L’incontri al Diana”             

     

    Dal 30 novembre al teatro Diana riparte, per il secondo anno, l'iniziativa culturale “L’ incontri al Diana”, letteratura, musica e cinema.

    Il primo incontro sarà domenica 30 novembre, alle ore 11,30, con la presentazione del nuovo libro di Maurizio de Giovanni, Gelo. Letture di Maria Pia Calzone, Michele Caputo e Mario Porfito.

    Gli incontri successivi proseguiranno, sempre alla stessa ora, secondo il seguente calendario:

    Sabato, 6 dicembre, Napoli mon amour, di Annapaola Merone, accompagnata dall’illustratrice del l