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IO, ROBINSON CRUSOE’   di Luigi Rezzuti   Il naufrago più famoso di tutti i tempi è senza dubbio Robinson Crusoè, che fece naufragio con una nave...
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ROBINSON CRUSOE’

IO, ROBINSON CRUSOE’

 

di Luigi Rezzuti

 

Il naufrago più famoso di tutti i tempi è senza dubbio Robinson Crusoè, che fece naufragio con una nave diretta in Inghilterra e si trovò sbattuto dalle onde su un’isola disabitata, fino a quando, ritrovato da una nave di passaggio, ritornò in Inghilterra.

Di naufraghi ce ne sono stati diversi, alcuni fortunati, perché ritrovati, ed altri meno fortunati, che non sono stati più ritrovati.

La storia di Nicolais somiglia un po’ a quella di Robinson Crusoè, anche se durata  soltanto quattro giorni, ma comunque emotivamente molto intensa.

Prima del naufragio, il capitano della nave disse che non c’era più niente da fare: ormai la nave, dopo essere urtata bruscamente contro uno scoglio, imbarcava acqua e stava affondando.

Era la fine, non c’era più nessuna speranza di raggiungere l’Africa.

La ressa dei passeggeri, che cercavano di raggiungere le scialuppe di salvataggio, fu tale che Nicolais cadde in mare, urtò contro qualcosa e svenne.

Si risvegliò su un’isola deserta… lo sguardo cadde lontano e vide la nave, incagliata sul fondo sabbioso.

Al solo pensiero che era naufragato su di un’isola deserta, ebbe un momento di panico e iniziò a correre sulla battigia, cantando a squarciagola “Onda su onda” di Bruno Lauzi che recitava così:

che notte buia che c’è…/povero me, povero me…/ che acqua gelida qua / nessuno più mi salverà / son caduto dalla nave, son caduto / son caduto dalla nave, son caduto / alla deriva .

Dopo essersi ripreso, si calmò e si mise a nuotare avvicinandosi alla nave, ma purtroppo non trovò nessuno e cominciò a pensare che era l’unico ad essersi salvato su un’isola ignota, senza acqua nè cibo, nè un riparo dal freddo.

Ritornò a riva. La stanchezza era tale che decise di riposare e si addormentò.

Quando si svegliò, qualche ora dopo, cominciò ad avvertire i primi morsi della fame.

Tornò alla nave e riuscì a trovare una cassa di acqua minerale, una cassetta di pronto soccorso, dei medicinali, delle medicazioni, una grossa corda, un macete, ma niente da mangiare.

Con gli assi di legno della nave costruì una piccola capanna, dove sistemò tutto quanto aveva raccolto. Poi, con dei rami e delle foglie secche, preparò un letto per trascorrere la notte.

Solo quando la sua casa improvvisata fu pronta, andò a fare il giro dell’isola dove scoprì alberi di cocco e banane selvatiche.

L’isola in cui era approdato sembrava una piccola foresta, ricca di una fitta vegetazione.

Ritornato alla capanna, ebbe un gran bisogno di riposarsi e decise di provare subito il suo letto di rami e foglie secche.

Era già passato un giorno e una notte dal naufragio, anche se sembrava molto di più.  Tutto andava bene. Il mattino seguente, poi, Nicolais, con sua grande sorpresa, fece un incontro inaspettato…

Decise, infatti,  di  fare di nuovo un giro per l’isola per raccogliere qualche cocco e delle banane per il pranzo.

Proprio mentre stava raccogliendo dei cocchi e delle banane, sentì strani rumori che provenivano da un grosso cespuglio.

Pensò subito che poteva trattarsi di un animale, si avvicinò con cautela per scoprire che cosa fosse: era un uomo che stava cercando di accendere il fuoco, strofinando due pietre.

Nicolais non credeva ai suoi occhi. Finalmente aveva trovato qualcuno che poteva fargli compagnia.

Spinto dalla voglia di fare amicizia, si avvicinò all’uomo, che lo guardò stupito.

Nicoalis tolse dalla tasca una scatola di fiammiferi e accese un fuoco, chiedendogli se voleva andare a stare con lui nella capanna che aveva costruito sulla spiaggia.

Una volta raggiunta la capanna, quell’uomo raccontò di essersi salvato dal naufragio di una nave nuotando e raggiungendo l’isola.

Aveva trascorso la prima notte sull’isola al freddo e con enorme paura d’incontrare qualche animale e, per giunta, senza fuoco. Ormai era sull’isola da più di due mesi.

A pranzo mangiarono del pesce appena pescato, che cucinarono su un fuoco improvvisato.

Arturo, era questo il nome dello sconosciuto, era un uomo di circa quarant’anni, molto alto e robusto. Aveva lunghi capelli neri e grandi occhi castani.

Finalmente Nicolais non era più solo e sembrava che, in poche ore, fosse nata fra loro una solida amicizia.

Il giorno dopo Arturo nuotò verso la nave semiaffondata e vide in lontananza un atollo abitato, dove arrivavano delle imbarcazioni di turisti.

In pochi minuti raggiunse la capanna e raccontò a Nicolais della sua scoperta e intravidero la salvezza.

Finalmente sarebbero potuti tornare a casa.

Era meglio, però, non fantasticare più di tanto perché, per raggiungere l’atollo, bisognava costruire una zattera e remare con forza.

I due amici naufraghi raggiunsero di nuovo la nave e, fortunatamente, trovarono un piccolo gommone in ottimo stato. Poi, con i rami di una palma, costruirono due remi.

Raccolsero tutto quello che erano riusciti a prendere dalla nave e affrontarono il mare in direzione dell’atollo.

Nicolais ed Arturo remavano con forza ed il gommone volava sull’acqua del mare.

Appena approdarono, vennero loro incontro alcuni abitanti dell’atollo che si presero cura di loro, rifocillandoli con un thè caldo e dando loro dei vestiti asciutti.

Finalmente Nicolais ed Arturo videro realmente la fine della loro sfortunata avventura, conclusasi, però, felicemente.

(Marzo 2016)

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