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QUATTRO GIORNI ALL’ELBA

QUATTRO GIORNI ALL’ELBA

 

di Luigi Rezzuti

 

Non è la trama di un film di guerra, se il lettore legge male sostituendo Elba con Alba. È semplicemente un racconto di viaggio.

Era da tempo che Francesco pensava di organizzare un viaggio in camper all’isola d’Elba e finalmente, qualche settimana prima delle feste natalizie, partì.

Man mano che il traghetto avanzava verso l’Elba le nuvole, che fin dal mattino hanno scaricato pioggia si tingono  d’azzurro intenso e un tiepido sole scende sul mare azzurro.

Gabbiani in lunga formazione, come aquiloni, seguono il traghetto, Francesco si gode intensamente queste prime ore.

Il  lungo fiordo di Portoferraio li accoglie, prima largo e verde di pini marittimi poi più stretto e fitto di edifici.

Alla destra l’antica Torre del Martello segna l’ingresso alla darsena, d’estate con barche da diporto, ma ora semideserta.

Prima tappa Marciana Marina, bella località e approdo protetto dalla tramontana, che speso batte la costa.

È un bel borgo, un tempo di pescatori e ora attrazione turistica.

Case piccole, muri gialli e bianchi, tetti rossi, finestre fiorite, stradine pulitissime.

Due spiagge in ciottoli, quella della Fenicia e l’altra, davanti al lungomare, detta del Catone.

Il paese appare come luogo turistico ma, fuori stagione, si presenta sonnacchioso e semideserto.

Un senso di leggera desolazione convive, in Francesco, con il piacere di assaporare la tranquillità di luoghi, altrimenti, affollati e rumorosi.

Sistemato il camper in un parcheggio, egli percorre a piedi le strette vie, godendo di suoni, profumi e colori.

Sulla spiaggia riposano in secca vecchie barche e scafi in corso di restauro. Inoltre, catene, ceste colme di reti che odorano di pesce, cassette messe ad asciugare.

Un vecchio pescatore pulisce alcune ceste in un palmo d’acqua, nella poca risacca della bassa marea.

Anche se un po’ di sole filtra attraverso le nuvole, l’aria è fresca e la breve passeggiata gli ha fatto venire voglia di qualcosa di caldo.

Alla persona, ferma sulla soglia dell’unico negozio aperto, Francesco chiede informazioni per un buon ristorante, dove si possano  mangiano piatti a base di pesce.

L’interno del locale, che gli viene suggerito, sembra privo di riscaldamento, così confida nel cibo e in un buon bicchiere di vino per riscaldarsi.

Ottimi gli antipasti ed i primi. Ordina, poi,  una frittura mista e la mangia con le mani per gustarla meglio.

Decide di non passare la notte nel parcheggio, si sposta in uno slargo della strada a picco sul mare. Così si conclude il primo giorno all’Elba.

Un cielo plumbeo e vento a raffiche lo accoglie al risveglio e non fanno ben sperare per il prosieguo della giornata ma non si preoccupa più di tanto e prosegue verso Capo Sant’Andrea, dove la strada corre  alta sulle rocce e l’isola offre scorci selvaggi e una natura incontaminata.

Supera Pomonte e arriva nella splendida piccola baia di Fetovia.

Lasciato, con qualche difficoltà, il camper lungo la stretta strada, scende verso la spiaggia per un  sentiero che corre tra fichi d’india  e rosmarini fioriti.

Tuttu chiuso, case, bar, noleggio barche… Tutto silenzioso. Supera il paese e prosegue verso Marina di Campo, con il suo grande golfo, che vanta la più lunga spiaggia dell’isola.

Un breve giro gli permette di visitare il centro storico, tutto raccolto attorno al porticciolo e di fare acquisti in un’enoteca.

Pochi chilometri più avanti  una  vegetazione lussureggiante e splendida, scende verso Lacuna, seconda delle tre baie che contraddistinguono la costa meridionale dell’isola.

Una baia sabbiosa, limitata da Capo di Forza e da Capo delle Stelle.

Lascia il camper sotto un grande pino marittimo e a piedi scende verso il mare dove scorge una sequenza ininterrotta di villini privati e campeggi chiusi.

Prima del tramonto fa sosta oltre Golfo Stella, piccolo borgo alle pendici di Monte Calamita.

La mattina dopo si alza, sale a piedi lungo una stradina e arriva alla piccola piazza, dove tutte le strette vie del paese sembrano confluire.

Nell’unico bar della piazza gusta un latte e caffè bollente e sfoglia un quotidiano che parla di neve e temperature bassissime perfino sul litorale di Piombino.

Supera Porto Azzurro dopo una visita, resa breve da un’insistente pioggerella gelida, che non invita al passeggio e  prosegue per Rio Marina.

Lasciato il camper nel piccolo parcheggio del luogo, percorre rapidamente il molo, spinto dal solito vento gelido. Arriva all’estremità dove vede un vecchio pezzo di artiglieria navale, corroso dalla ruggine e, infine, rientra di corsa nel camper per il forte vento.

È quasi ora di pranzo e cerca un ristorante. Detto fatto, dieci minuti dopo, un giovane cameriere gli propone uno dei sei tavoli e qualche invitante piatto di pesce, a seguire un trancio di tonno, alto due dita e grigliato a regola d’arte, e tanto pane caldo, appena uscito dal forno.

Dall’esperto cuoco ottiene l’indirizzo di un produttore di aleatico, il vino passito tipico dell’Elba.

Dopo un pomeriggio, dedicato all’ozio, decide di trascorrere l’ultima notte sull’isola a Cavo, piccolissimo porto e borgo di pescatori, a pochi chilometri da Capo Vita, che rappresenta il punto più vicino al continente, da li raggiungibile in 20 minuti di traghetto.

Il mare è a poco più di due metri dal camper ed egli lo parcheggia all’estremità del lungomare.

Davanti c’è il porticciolo e più oltre un promontorio, su cui sorgono le rovine di una villa d’età augustea.

Sdraiato sul letto sorseggia un thè al limone, osservando dalla finestra del camper il mare che si fa scuro col progredire del tramonto e, poche miglia più lontano, il profilo della costa toscana e le luci di Piombino.

Si addormenta esausto e dorme profondamente. All’indomani, appena sveglio, fa una fugace colazione con latte, caffè e biscotti e riparte per la visita alle residenze di Napoleone, Villa dei Mulini a Portoferraio e Villa Martino, vicino Procchio, che raccolgono cimeli dell’esilio sull’Elba dell’imperatore francese.

Villa Mulino fu la residenza cittadina, chiamata così perché in precedenza vi erano dei mulini a vento.

La Villa domina sulla città. Infatti dalla terrazza si gode un panorama stupendo e la veduta del porto.

All’interno si trova anche la statua di Galatea, la cui ispiratrice fu Paolina, sorella di Napoleone, mentre Villa Martino fu scelta come residenza estiva e rimase, poi, inabitata, a causa della partenza di Napoleone dall’Elba.

Napoleone visse in esilio sull’Elba per soli nove mesi ma la sua presenza lasciò un’impronta importante nella storia dell’isola, che si trovò catapultata al centro delle vicende politiche europee.

Attualmente vi si conservano cimeli, arredi e mobili dell’epoca e parte dell’interessante collezione di libri, portata con sè dall’imperatore e poi da lui donata a Portoferraio. Vi sono raccolte, tra l’altro, opere di Voltaire e La Fontaine.

Dopo cena, stanco della giornata,Francesco crolla in un sonno profondo e all’indomani, di buon ora, si imbarca per la terra ferma con lo stesso traghetto dell’andata.

Anche se il tempo non è stato clemente, Francesco ha trascorso giorni bellissimi, visitando luoghi incantevoli, di storia e di cultura.

(Aprile 2016)

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