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Miti napoletani di oggi.58 IL CORTEO FUNEBRE   di Sergio Zazzera   Un mattino qualsiasi di un giorno qualsiasi, in una strada qualsiasi di un...
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SEGNALIBRO a cura di Marisa Pumpo Pica   Monos di Antonio Di Nola - Oèdipus Edizioni   Spesso siamo portati a pensare che la poesia e la scienza...
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DON ANTONIO CAFIERO   di Luigi Rezzuti     Don Antonio Cafiero era nato e vissuto nei Vergini, un quartiere di Napoli. Amava Napoli e il Napoli. Era...
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La caduta del Forte di Vigliena

La caduta del Forte di Vigliena

 

di Antonio La Gala

 

 

Uno degli episodi militari che portarono alla caduta della Repubblica Partenopea del 1799, fu la distruzione del Forte di Vigliena.

Esso era sorto agli inizi del Settecento e costituiva un’isolata difesa sul lato orientale della città.

Era una costruzione di forma pentagonale, meglio attrezzata per la difesa verso il mare su cui prospettava con mura chiuse fiancheggiate da bastioni.

Il Forte di Vigliena visse il suo momento di gloria e di sangue nel giugno del 1799, quando le truppe del cardinale Ruffo, provenienti dalla Calabria, puntarono verso l’espugnazione di Napoli, per cacciarne i giacobini repubblicani.

Il Forte, uno degli ultimi ostacoli per la presa della città, era difeso da 150 rivoluzionari della Legione Calabrese Repubblicana, comandati dal prete calabrese Antonio Toscano.

Allo spuntare dell’alba del 13 giugno fu assaltato dagli uomini di Ruffo: verso l’una di notte, quando questi già erano penetrati nella roccaforte, saltò in aria la polveriera.

Un fulmineo, intenso chiarore squarciò il buio della notte, accompagnato da un fortissimo tuono. Nell’esplosione morirono tutti, vinti e vincitori, affratellati anche nella morte, visto che si trattava, da una parte e dall’altra, di combattenti quasi tutti provenienti dalla Calabria.

Gli studiosi non sono concordi se attribuire lo scoppio ad un errore dei difensori che, dopo aver minato il forte non fecero in tempo ad uscirne, oppure ad un deliberato gesto del comandante  Toscano o, infine, all’infuriare della battaglia.

Non è facile dire veramente come andarono le cose. A qualcuno è sembrata apologetica verso i giacobini la versione di Pietro Colletta, secondo la quale il prete Antonio Toscano, comandante della guarnigione, animato dallo spirito degli Eroi delle Termopili o emulo di Pietro Micca, quando si rese conto che il forte era stato conquistato dagli avversari, si trascinò eroicamente, benché gravemente ferito, fino alla polveriera, dandole fuoco, per distruggere i nemici che vi erano penetrati.

Ferdinando IV, il re restaurato dalla vittoria del cardinale Ruffo, fece restaurare anche il Forte, che poi è andato in malora, alle soglie dei nostri giorni, grazie al tradizionale disinteresse per le nostre memorie storiche e all’altrettanto tradizionale incuria.

(Giugno 2016)

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