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i Matania

Illustri illustratori: i Matania

 

di Antonio La Gala

 

Càpita spesso di incontrare, fra gli artisti figurativi napoletani, vere dinastie. Fra i tanti esempi si possono ricordare le famiglie a cui apparteneva Giacinto Gigante, quelle dei Carelli, dei Palizzi, Casciaro, ecc.

Un' affollata dinastia, della quale alcuni epigoni sono nostri contemporanei, ma il cui capostipite nacque ai tempi di Ferdinando II di Borbone, è quella dei Matania, famosissimi anche fuori Italia, come "illustratori".

Gli "illustratori" erano abili disegnatori, molto di moda in epoca liberty, che curavano la parte figurativa dei periodici, compito poi svolto dalla fotografia.

Napoli in questo settore fece sentire una sua forte presenza. Vi si distinsero, infatti, alcuni componenti di una famiglia d’artisti, residenti prevalentemente al Vomero, impegnati poi un po’ in tutti i campi (poesia, musica, arti figurative, teatro, cinema).

Stiamo parlando dei Matania, una dinastia artistica iniziata con Eduardo (1847-1929), che intuì l'importanza dell'illustrazione come estensione della pittura. Pittore vicino alle maniere della "scuola di Resina" (espose alle Promotrici Salvator Rosa del 1867 e del 1887), fu soprattutto elegante illustratore. Firmò raffinati disegni su prestigiose pubblicazioni (fra cui "L'Illustrazione Italiana" la "Storia di Vittorio Emanuele II"), scene della vita napoletana degli anni umbertini, vedute della città, fatti e personaggi dell'epoca, in cui si respirava ancora l'atmosfera risorgimentale.

La generazione successiva è rappresentata dai cugini Fortunino, figlio di Eduardo, ed Ugo, nipote dello stesso Eduardo.

Fortunino Matania (1881-1963) si stabilì a Londra nei primi anni del Novecento, dove fu chiamato con vantaggiosi contratti grazie alla bravura che già aveva dimostrato, giovanissimo, in Italia. Diviso fra l'amore per Napoli e l'Inghilterra, collaborò ad alcune delle riviste illustrate più famose in Europa ("L'Illustrazione Italiana" di Milano, "L'illustration di Parigi", "The Illustrated London News", "The Grafic", "The Tatler", "The Sphere", "Britannia and Eve" di Londra), che lo costrinsero ad una faticosa vita da reporter: Passò dai ritratti dei Pellerossa nordamericani ai viaggi degli Zeppelin, dall'India per la incoronazione di Giorgio V all'Australia. Quando Eduardo Scarfoglio nel 1924 lo chiamò a Napoli, per illustrare "Il Mattino Illustrato", per non lasciare la sua indaffaratissima vita girovaga, Eduardo propose al suo posto il cugino Ugo che in quel momento stava con lui a Londra.  Ugo  così tornò a Napoli per cominciare ad illustrare il "Mattino Illustrato".  In seguito Fortunino finì per dedicarsi a disegnare scene di ambiente storico antico.

Ugo Matania (1888-1979), più giovane di sette anni del cugino Fortunino, seguì studi accademici dal 1905 al 1911. Dopo un periodo (dal 1913 al 1924) trascorso in Inghilterra  assieme a Fortunino, Ugo tornò a Napoli, dove curò le copertine del “Mattino Illustrato” dal 1924 al 1947. Si alternò con Walter Molino alla "Illustrazione del Popolo" fra il 1941 e 1948; sostituì Achille Beltrame nelle copertine della “Domenica del Corriere,” dal 1948 al 1951, e curò il “Corriere dei Piccoli” dal 1948 al 1954. Il suo impegno come giornalista, anche se grafico, gli lasciava poco spazio per la produzione pittorica vera e propria.

Ugo Matania improntava i suoi disegni alla vivacità del vero, "suscitando nel lettore l'impressione che tutto fosse accaduto proprio lì, dietro l'angolo" (Adolfo Mutarelli).

Anche la generazione dei Matania ancora successiva a quella di Fortunino ed Ugo, vanta artisti, distribuiti in vari campi.

Una figlia di Fortunino, Clelia, (attiva dalla fine degli anni Trenta e spentasi nel 1981), e una figlia di Ugo; Vera (che ha debuttato negli anni Settanta), hanno scelto le strade del cinema e del teatro.  Artisti figurativi poliedrici sono poi Bruno e Tullia, primogenito e secondogenita di Ugo.

(Marzo 2017)

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