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GENNARINO DERUBATO

GENNARINO DERUBATO DA UN BAMBINO

 

di Luigi Rezzuti

 

Gennarino sperava di godersi una stupenda mattinata sugli scogli di Mergellina, accompagnando la tintarella con qualche chiacchiera con le interessantissime zoccole del luogo (si riferisce ai roditori).

Era in attesa del bus alla fermata di piazza Carlo III, sfoggiava orgogliosamente una canottiera unta, un pantaloncino liso e una logora borsa a tracolla.

Le pie suore della vicina mensa dei poveri avevano più volte compassionevolmente provato a convincerlo a pranzare da loro.

Gli autobus che passavano erano tutti affollatissimi, così Gennarino fu costretto a rinunciare a salire su ben cinque autobus.

Vessato dal sole, si addormentò appoggiato ad un cassonetto della spazzatura.

All’improvviso fu destato dalle sguaiate grida, scaturite da un banale litigio tra due donne, mentre passava un gruppo di turisti giapponesi che, non comprendendo cosa stesse accadendo, continuavano a sorridere e a scattare foto.

In quel frastuono una signora, strattonandolo per la borsa, gli chiese “Giuvinò, ve pozzo chiedere nu piacere?” e gli indicò un bambino, abbellito amorevolmente da orecchini e tatuaggi, aggrappato alla sua gamba “ ‘O criaturo è curioso e vuole vedere un po’ nella vostra borsa cosa c’è. Ià, ce ‘o facite stu regalo a ’o criaturo?”, Gennarino balbettò una replica, ma la signora, a sostegno del valore istruttivo dell’esplorazione, gli citò Montessori, Jan Piaget, Abbott e Rosseau, insomma i mostri sacri della pedagogia a cui Gennarino non seppe dire di no.

Appagato del bene che stava procurando alla crescita del bambino, monitorava però, l’ ispezione, ma fu severamente redarguito dalla signora : “Giuvinò, ma se voi lo guardate, chillo ’o criaturo si emoziona, si intimidisce” Gennarino tentò di replicare, ma un’anziana donna, che sedeva comodamente e occupava con le borse della spesa gli altri posti, irruppe violentemente nella discussione : “Disgraziato, v’ ’a pigliate cu chist’ angiulillo! Ma che core tenite?”

Un anziano signore scattò dalla sedia per sostenere la signora: “Ma che ommo si, a signora una cosa sola  t’ha chiesto e manco ce a fai fà a stu piccerillo?” Anche i presenti inveirono con dure offese contro Gennarino, così, convinto di essere un mostro, permise al bambino di visionare indisturbato il contenuto della borsa.

Intanto la sua attenzione fu catturata da un ingombrante bazar, allestito sul marciapiede di fronte da una comunità di Rom, in cui erano esposti oggetti sudici, ma dal marcato sapore multietnico: un manichino reperito in qualche cassonetto di spazzatura a Forcella, borse, borselli, collanine, braccialetti tutti di provenienza cinese, erano alcuni tra i tanti oggetti acquistabili.

Il mercatino pareva molto apprezzato dai cittadini che osservavano attentamente la merce e contrattavano astutamente sul prezzo.

Gennarino si distrasse e si accorse che la signora col bambino non c’era più, chiese delucidazione ai presenti con cui aveva conversato poco prima.

“Giuvinò, i’ mo so’ arrivata, rispose la signora. Ma come?, pensò Gennarino, era la signora di prima e fu aggredito dal marito che disse: “Nun sapimm niente, nuje mo simmo arrivate, hai capito?” Gennarino si era accorto che nella borsa mancava il portafoglio, rivoltò la borsa illudendosi che potesse essersi sbagliato.

Disilluso, non gli restò altro da fare che rivolgersi al più vicino commissariato di polizia per sporgere la denuncia in quanto l’omertà regnava tra la gente.

(Luglio 2017) 

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