NEWS

Miti napoletani di oggi.42 IL "RISANAMENTO" DI NAPOLI   di Sergio Zazzera   Si è soliti dire che non tutti i mali vengono per nuocere, benché...
continua...
Spigolature   di Luciano Scateni   Succede che razzoli male chi predica bene Ma da che dissacrante pulpito il re Mida dei comici arringa il popolo...
continua...
Il peschereccio   di Luigi Rezzuti   Marco correva veloce con la sua bicicletta. La strada, nel suo ultimo tratto, era in leggera discesa e per...
continua...
Andiamo a Teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   In uno dei nostri precedenti trafiletti, ci eravamo ripromessi, parlando delle iniziative di...
continua...
Donne e Madonne   Al via la quarta edizione della Mostra Concorso "Mare Mota", che avrà per oggetto il tema intrigante "Donne e Madonne" e si terrà...
continua...
 “I Tesori di carta” di San Domenico Maggiore   di Luciana Alboreto    Napoli in auge per l’inaugurazione della mostra “I Tesori di Carta” di San...
continua...
Cosmopolis   CANZONI POESIA MUSICA ARTE Sarà FESTA al VOMERO, presso la FABRICIA’S FITNESS & DANCE, VENERDI’ 27 MAGGIO 2016, dalle ore 17,00, in...
continua...
Miti napoletani di oggi.64 LA “CITTA' IMPERMEABILE”   di Sergio Zazzera   Walter Benjamin elaborò per Napoli la definizione di «città porosa», nel...
continua...
L'ARTICOLO 21 DELLA COSTITUZIONE     (Marzo 2019)
continua...
La Prima Edizione de “Il Presepe Vivente” a Boscotrecase (NA) nell’antica contrada Oratorio Una straordinaria occasione per conoscere vecchi mestieri e...
continua...

Articoli

BARCHE E ARTE

BARCHE E ARTE

 

di Sergio Zazzera

 

Una premessa, un tantino articolata, ritengo necessaria: non sono un “tifoso” della Lega e non sono neppure un critico d’arte; mi sforzo soltanto di assicurare il collegamento fra gli occhi e il cervello, qualsiasi cosa mi accada di guardare.

Ciò detto, vengo alla notizia, diffusa dai media, dell’esposizione all’Arsenale di Venezia, a cura dell’artista Christoph Buechel, dello scafo naufragato nel 2015, con oltre settecento migranti a bordo.


Ebbene, non condivido l’idea di esporre alla Biennale l’imbarcazione in questione, non già perché – come vorrebbe la Lega – sarebbe stato preferibile che quei migranti fossero rimasti “a casa loro” e che colà noi li avessimo “aiutati”, bensì perché credo che l’opera d’arte sia cosa assolutamente diversa. E mi ritengo in ottima compagnia: suggerisco, anzi, la lettura della Breve storia dell’arte moderna di Jean Clair.

Alcuni anni fa, scrissi, a proposito dell’installazione di Yannis Kounellis al Ponte di Tappia, che bisognava collegarvi una lampadina, giacché quella sarebbe stata un’opera d’arte, soltanto se essa non si fosse illuminata; altrimenti, saremmo stati in presenza, semplicemente, di un generatore di elettricità. L’arte, infatti, è imitazione della realtà, non già la realtà stessa.

Sempre alcuni anni fa, poi, a proposito della celebre Piroga di Hidetoshi Nagasawa, scrissi che, per verificare se si trattasse di un’opera d’arte, sarebbe stato necessario immergerla nell’acqua: l’ipotesi, infatti, sarebbe rimasta verificata soltanto nel caso del suo affondamento; diversamente, quella sarebbe stata soltanto una piroga.

Concludo: nel nostro caso, l’affondamento si è già verificato, quattro anni fa. Giudichi, dunque, il lettore se siamo di fronte a un’opera d’arte.

(Maggio 2019)

Annella

Annella, un’anomalia del Seicento.

 

di Antonio La Gala

 

Un tratto dell’antica “via per colles”, che in epoca romana congiungeva l’area flegrea con il centro di Neapolis passando per il Vomero, e precisamente il tratto fra via Belvedere e Antignano, fino a poco fa, era interamente intitolata ”via Annella di Massimo”, toponimo, ora limitato alla parte più vicina ad Antignano.

Molti si pongono la domanda, alla don Abbondio: “chi era costei? Chi era questa signora di cognome Di Massimo ?” E in effetti lo sanno in pochi, per lo più fra chi se ne intende di pittura napoletana.

Questa signora era Diana De Rosa, una pittrice napoletana, nata agli inizi del Seicento, che è conosciuta come Annella di Massimo per la trasformazione del diminutivo Dianella in Annella. L’estensione “di Massimo” le deriva, poi, dalla collaborazione con Massimo Stanzione (1585-1658), nel cui studio entrò, dopo aver studiato in famiglia, in particolare con il fratello Francesco De Rosa, detto Pacecco (1607-1656).

Francesco e Dianella De Rosa erano figli del pittore Tommaso De Rosa, che morì nel 1612. La madre, per restare fedele almeno alla pittura e all’attività di famiglia, sposò un altro pittore, Filippo Vitale.

Tanto per cambiare qualcosa, Dianella sposò un altro pittore, Agostino Beltrano, detto Agostiniello, morto nel 1665. Il resto della biografia di questa pittrice sfugge e poco si sa di sicuro sulla sua produzione, anche se alcuni la ritengono un’artista di un certo rilievo.

Sappiamo che andò a bottega da Massimo Stanzione. Secondo il biografo settecentesco De Dominici, era "cara al maestro come collaboratrice in pittura, e, per la sua bellezza, come modella".

Come oggi (e sempre) càpita nell’ambito delle varie categorie professionali, così nel Seicento, nell’ambito della pittura, il mestiere se lo tramandavano in una stessa famiglia, per lo più da padre in figlio. Nel caso della pittrice che stiamo per conoscere, ci sono due varianti. Anzitutto perché stavolta il “figlio” avviato alla pittura era femmina: a quell’epoca “un pittore femmina” era cosa quasi inaudita, Annella costituiva una vera e propria anomalia; e poi perché i padri che le tramandarono il mestiere furono due, quello naturale e il patrigno acquisito.

Ad Annella di Massimo non si attribuiscono opere certe, forse perché le sue tele andarono distrutte in un incendio del 1638, oppure perché collaborava alle opere di Beltrano e  di Stanzione, ma senza completarle, o forse anche perché all'epoca non era usuale che le donne firmassero quadri, costituendo una pittrice un’anomalia sociale oltre che artistica.

In assenza di attribuzioni certe, le vengono accreditati dipinti che si trovano nel Museo Diocesiano di Napoli e nella chiesa napoletana della Pietà dei Turchini.

Stilisticamente viene ricordata come una pedissequa imitatrice del maestro.

De Dominici ipotizza che Annella fu uccisa dal marito, poi riparato in Francia, che sospettava, non si sa se a torto o a ragione, che Annella lo tradisse con il maestro Stanzione, ma alcuni documenti dicono che Annella morì di morte naturale nel 1643.

La figura che accompagna questo articolo è un autoritratto della pittrice.

(Gennaio 2019)

PER_FORMARE UNA COLLEZIONE

PER_FORMARE UNA COLLEZIONE

 

Venerdì 22 giugno alle ore 19.00 il Museo Madre inaugurerà il nuovo capitolo del progetto in progress  “Per_formare  una collezione”.


Per un archivio dell’arte in Campania, che includerà anche la presentazione dell’istallazione site-specific di Paul Thorel Passaggio della Vittoria.


Il progetto “Per_formare una collezione”, per un archivio dell’arte in Campania, che la Fondazione Donnaregina a partire dal 2016 ha dedicato alla formazione progressiva della collezione permanente del museo, studia, documenta e promuove le pratiche artistiche operanti sul territorio regionale campano.


In questo nuovo capitolo saranno presentate opere storiche e recenti di quindici artisti, tra cui l’artista napoletano Carmine Rezzuti con alcune sue opere, oltre all’istallazione permanente di Paul Thorel prodotta con il sostegno di Mutina for Art.

(Giugno 2018)

ANTONIO BERTE’

ANTONIO BERTE’ UN ARTISTA CONTEMPORANEO NAPOLETANO

 

di Luigi Rezzuti

 

Torre Caselli è un edificio abbandonato, che versa in pessime condizioni in Cupa Imparato, ai Colli Aminei.

Un tempo era la villa di campagna, una abitazione estiva, dei Marchesi Caselli, una famiglia nobile di origine cosentina, insediatasi a Napoli già dalla metà del Quattrocento.

Ai Colli Aminei, un tempo, c’erano vigneti e coltivazioni di ogni tipo. Antonio Bertè, negli anni Cinquanta vi mise gli occhi sopra, e non solo. Bertè era un artista che fece della pittura la sua fonte di vita.

Tra le sue amicizie vanno ricordati Giorgio De Chirico, Emilio Notte, Renato Guttuso e i poeti Carlo Bo e Giuseppe Ungaretti.

Laureatosi in lettere classiche, cominciò la sua carriera come giornalista per poi dedicarsi, come autodidatta, completamente all’arte e alla pittura.

Egli trasferì il suo studio a Torre Caselli e pian piano convinse la moglie a traslocare proprio nella villa, tanto spaziosa.


Gli anni Sessanta e Settanta rappresentarono il periodo d’oro dell’artista napoletano, il quale era solito invitare numerosi artisti per cene e serate a tema.

Domenico Rea, Mischele Prisco, Roberto Murolo, erano abituali frequentatori della residenza dei Colli Aminei.

Al tempo, Villa Bertè era di un rosso vermiglio acceso e il suo giardino in stile inglese faceva gola ai tanti visitatori.

Dopo il terribile terremoto degli anni Ottanta, Bertè decise di andare a vivere al Vomero, in via Gian Lorenzo Bernini, insieme alla moglie, continuando ad utilizzare Torre Caselli come studio privato, fino agli anni Novanta.

Fu in questo periodo che lasciò la sua firma su una parete esterna della Villa, oggi coperta da tantissimi murales, ma anche da tantissima erbaccia.

L’artista dipinse con un pennello la semplice scritta A. BERTE’.

Oggi Torre Caselli è l’immagine di un rudere abbandonato, spesso frequentato da senzatetto, in cerca di un luogo in cui trovare riparo.

(Dicembre 2018)

Il Paesaggio d’Arte

Il Paesaggio d’Arte - Winterscapes

 

 

Mostra Fotografica - Evento organizzato dalla Associazione Aistetikà,  a cura di Franco Lista e Sergio V. Garzia Sabato 9 giugno 2018,  Napoli – Vomero - ore 16 Libreria Raffaello Via Kerbaker 35. Il Paesaggio d’Arte Nelle foto di Michael Sandy Nei corsi di pittura Humaniter Incontro Montaggio video di Rino Vellecco  - ore 18 Aistetikà  Via Cimarosa 23 Winterscapes Mostra personale di Michael Sandy Piccolo buffet.  

https://aistetika.jimdo.com/   Arriva direttamente dagli Stati Uniti una mostra personale di un esperto fotografo con una serie di immagini estremamente suggestive di località innevate del suo territorio.  L’artista ama la nostra città e sarà presente alla manifestazione.  Un incontro con l’artista, presso la adiacente Libreria Raffaello, precederà l’apertura della mostra nella sede di Aistetikà.   Un’occasione per un incontro culturale tra due realtà lontane e differenti.

INFO MICHAEL SANDY Michael Sandy è un fotografo d'arte, paesaggio e architettura. Tra le sue tematiche, spicca la foto del paesaggio. Michael Sandy risiede ad Allentown, una grande città della Pennsylvania, vicino a Filadelfia, e non lontano da New York. La città ha un importante museo, che ospita una collezione di oltre 14.000 opere d'arte, tra cui alcuni capolavori dell'arte italiana tra cui Lorenzo Lotto e Paolo Uccello (nella foto).  Michael Sandy è stato un fotoreporter dell'esercito degli Stati Uniti. Ha continuato la sua formazione presso l’Istituto d’Arte di Filadelfia, laureandosi a pieni voti, nel 1993. Negli ultimi ventitré anni, Michael si è dedicato alla sua passione per la fotografia. Inoltre, ha costruito un business commerciale di successo. La carriera commerciale di Michael lo ha portato in giro per il mondo, trascorrendo gran parte del suo tempo in India e in America Centrale. Col passare degli anni, il desiderio di Michael di creare foto d'arte, gli ha dato una nuova direzione con la fotografia di paesaggio. L'artista trascorre lunghi periodi a fotografare il paesaggio del Parco Nazionale dei Monti Adirondack (USA). Michael, dimostrando con una grande comprensione dell'elemento "luce" e il suo istinto a "congelare" fugaci momenti di vita, crea paesaggi del nostro ambiente e dell'esperienza umana come solo lui sa fare.  NOTE L'evento, dedicato al paesaggio ed alla sua rappresentazione in arte, si svolgerà in 2 tempi nel pomeriggio di sabato 9 giugno.  Dalle 16:00 alle 17:30 nella Libreria Raffaello verrà proiettato un breve video a cura di Rino Vellecco con le immagini scattate dall’artista statunitense Michael Sandy nel grande Parco Nazionale delle Adirondack Mountains (USA), situato nello stato di New York, al confine con il Canada.  Seguirà l’incontro con l’artista, presente in sala, a cui potranno essere rivolte domande dai presenti. Al termine, verranno proiettate le immagini delle opere pittoriche, sul tema del paesaggio,  eseguite dagli allieve dei corsi di pittura, tenuti nell’anno 2017-18 presso la Fondazione Humaniter, diretta da Marina Melogli, commentate dal docente dei corsi, prof. Franco Lista.   Alle ore 18:00 il pubblico potrà partecipare all’inaugurazione della mostra personale di Michael Sandy, “Winterscapes”, nella vicina sede espositiva di Aistetikà, in via Cimarosa 23. La tematica della mostra focalizza i suggestivi paesaggi invernali, dove predomina il bianco delle nevi, solo attratti interrotto dalle geometrie di steccati e costruzioni rustiche.  Dopo l’intervento critico di Franco Lista sulle opere in mostra, seguirà un piccolo buffet per gustare alcune specialità della gastronomia napoletana (Pasta Garofalo, conserve La Fiammante, Pasticceria La Rosa) e sorseggiare il vino DOC “mbriacafemmene…e bonanotte” di Mario Apuzzo.  INFO AISTETIKA’ Aistetikà è una associazione che ha come mission la valorizzazione delle eccellenze materiali ed immateriali del nostro Paese (monumenti, beni culturali, artisti, scienziati, qualità e stile di vita). A tale scopo attiva scambi internazionali per far conoscere i nostri beni culturali.

I campi in cui l’Italia gode fama in tutto il mondo sono le arti visive, moda, cinema, architettura, poesia, musica, danza, alto artigianato, enogastronomia.

Per alimentare questo primato, Aistetikà individua e sostiene talenti emergenti e artisti di valore non adeguatamente riconosciuti, organizzando mostre ed eventi.

A Napoli, le mostre di Aistetikà sono ospitate presso gli Studi Medici Cimarosa, nei pressi di p.zza Vanvitelli.

 https://aistetika.jimdo.com/chi-siamo/

 

LA POESIA DEL PAESAGGIO

La nascita e la costruzione del paesaggio, inteso come genere pittorico, con l’avvento della fotografia d’arte e della sua forza comunicativa, hanno determinato un allargamento e una rivalutazione libera, immaginativa e poetica del vedutismo naturalistico.

Una pervasiva correlazione di questa considerazione è incarnata nella ricerca fotografica “WINTERSCAPES” di Michael Sandy, per aver attinto emozionalmente nella sfera nebulosa e insondabile del paesaggio innevato, per aver carpito col suo “sensibile obiettivo” i segreti dell’effetto polisenso della neve che crea spettacoli ineffabili, tanto luminosi quanto sinestetici. 

Michael Sandy è artista autentico, come emerge dai punti esteticamente nodali della sua narrazione fotografica, dal suo discorso per immagini della bella e avvincente America dai molti stimoli paesaggistici.

                  Franco Lista
(Giugno 2018)
BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen