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ANTONIO BERTE’ UN ARTISTA CONTEMPORANEO NAPOLETANO

 

di Luigi Rezzuti

 

Torre Caselli è un edificio abbandonato, che versa in pessime condizioni in Cupa Imparato, ai Colli Aminei.

Un tempo era la villa di campagna, una abitazione estiva, dei Marchesi Caselli, una famiglia nobile di origine cosentina, insediatasi a Napoli già dalla metà del Quattrocento.

Ai Colli Aminei, un tempo, c’erano vigneti e coltivazioni di ogni tipo. Antonio Bertè, negli anni Cinquanta vi mise gli occhi sopra, e non solo. Bertè era un artista che fece della pittura la sua fonte di vita.

Tra le sue amicizie vanno ricordati Giorgio De Chirico, Emilio Notte, Renato Guttuso e i poeti Carlo Bo e Giuseppe Ungaretti.

Laureatosi in lettere classiche, cominciò la sua carriera come giornalista per poi dedicarsi, come autodidatta, completamente all’arte e alla pittura.

Egli trasferì il suo studio a Torre Caselli e pian piano convinse la moglie a traslocare proprio nella villa, tanto spaziosa.


Gli anni Sessanta e Settanta rappresentarono il periodo d’oro dell’artista napoletano, il quale era solito invitare numerosi artisti per cene e serate a tema.

Domenico Rea, Mischele Prisco, Roberto Murolo, erano abituali frequentatori della residenza dei Colli Aminei.

Al tempo, Villa Bertè era di un rosso vermiglio acceso e il suo giardino in stile inglese faceva gola ai tanti visitatori.

Dopo il terribile terremoto degli anni Ottanta, Bertè decise di andare a vivere al Vomero, in via Gian Lorenzo Bernini, insieme alla moglie, continuando ad utilizzare Torre Caselli come studio privato, fino agli anni Novanta.

Fu in questo periodo che lasciò la sua firma su una parete esterna della Villa, oggi coperta da tantissimi murales, ma anche da tantissima erbaccia.

L’artista dipinse con un pennello la semplice scritta A. BERTE’.

Oggi Torre Caselli è l’immagine di un rudere abbandonato, spesso frequentato da senzatetto, in cerca di un luogo in cui trovare riparo.

(Dicembre 2018)

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