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ODORI  ETNICI

 

di Peppe Iannicelli

 

Uscendo di casa al mattino, non ho l’abitudine di domandare cosa mangeremo a pranzo. In famiglia siamo abituati ad una gustosa alternanza di pietanze senza giorni fissi per un piatto.

E’ bello tornare a casa e scoprire cosa di buono bolle in pentola. Talvolta, però, non è necessario arrivare in cucina per intuire il menù.

Aperto il portone, mi è successo qualche giorno orsono, ho avvertito un profumo persistente di curry.

Mia figlia Ilaria si stava cimentando in una ricetta etnica ed aveva condito il pollo con la spezia il cui profumo aveva invaso l’intero condominio.

 L’assaggio della pietanza preparata dalla volenterosa fanciulla non ha deluso le attese.

Il pollo al curry d’Ilaria l’abbiamo mangiato con gusto.

In altri casi, sono i vicini ad invadere il condominio con i profumi delle loro cucine: la signora del terzo piano prepara delle fritture di pesce mirabolanti mentre il

 pensionato del primo è abilissimo con le melanzane.

 E’ molto difficile resistere alla tentazione di bussare alla porta ed autoinvitarsi a tavola. Ma talvolta la convivenza degli odori può diventare complicata, specialmente quando nel condominio siano installati laboratori alimentari ed attività di ristorazione.

A Milano, il Comune è stato costretto ad emanare delle ordinanze specifiche contro il persistente odore di kebab che impestava l’aria ed a Napoli qualche friggitoria viola i regolamenti municipali contro l’emissione molesta di odori, beccandosi multe troppe anche salate.

Spesso  il profumo più gradevole diventa “puzza” se troppo persistente, se impregna la biancheria stesa ad asciugare, se costringe a tener chiuse le finestre anche d’estate. Filtri e cappe possono risolvere il problema.

Basta installarli e farli funzionare come si deve.

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