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L’OSSESSIONE DELLE VACANZE ALL’ESTERO   di Luigi Rezzuti   La vacanza è un diritto inalienabile. Una volta, tanti anni fa, era un lusso solo per...
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CLAMOROSA INCHIESTA SULLA JUVENTUS   a cura di Luigi Rezzuti   Quando dai social si è saputo che il 22 ottobre 2018 la famosissima trasmissione...
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A nord del crepuscolo orientale   Mercoledì, 9 Marzo 2016, alle ore 17 presso l’Istituto italiano per gli studi filosofici, Palazzo Serra di Cassano,...
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Il Liceo Umberto   di Antonio La Gala   Il primo liceo istituito a Napoli, subito dopo l’Unità d’Italia, fu il Vittorio Emanuele II, ad indirizzo...
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L’esilio della bellezza   di Gabriella Pagnotta   Qual è il valore del limite oggi? I limiti sono qualcosa da temere, da mantenere, da costruire o da...
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IL MUGNAIO   di Luigi Rezzuti   Due fratelli, due scugnizzi napoletani, di quelli D.O.C., si erano trasferiti, insieme alle loro famiglie, in un...
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Illustri illustratori: i Matania   di Antonio La Gala   Càpita spesso di incontrare, fra gli artisti figurativi napoletani, vere dinastie. Fra i...
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LA D’OVIDIO NICOLARDI, SCUOLA DI PACE E DI CAMPIONI   di Annamaria Riccio     Un altro anno scolastico si è concluso all’insegna di interessanti...
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PRIMIZIE DI CALCIO MERCATO   di Luigi Rezzuti   Non è ancora terminato il campionato di calcio di Serie A, nè tanto meno siamo vicini alle date...
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Maturità alle porte - Riflessioni di una studentessa   di Irene Del Gaudio   Sono una studentessa. Liceale, ancora per poco. Si avvicina...
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Spigolature

 

di Luciano Scateni

 

Chi si arricchisce con la fornitura di armi al terrorismo?

Non si ha notizia di inchieste giornalistiche sulla fornitura di armi usate dai terroristi, che hanno insanguinato il mondo con feroci attentati e contrastato militarmente gli attacchi per combatterli. Di sicuro c’è che l’Islam non ne produce; che sono fucili, mitragliatrici, mine, cannoni; che qualcuno si è arricchito con il commercio clandestino e che molto probabilmente si tratta di aziende occidentali, degli stessi Paesi presi di mira dal fanatismo sanguinario dell’Isis. Suggeriamo il tema, scottante come e più di tanti altri affrontati dalla Gabanelli e dai suoi eredi, ai coraggiosi redattori di Report o ai responsabili dell’Espresso, ultimo periodico nazionale che fa giornalismo d’inchiesta.

I geni sono geni e si trasmettono di generazione in generazione.

Talvolta ne “saltano” una, per ripresentarsi nelle successive. E’ il caso di Giulio Cesare Mussolini (il doppio nome ‘Giulio Cesare’ è tutto un programma), pronipote del duce, distratto dall’incarico di dirigente Finmeccanica, dopo aver militato in marina come ufficiale. La ducessa Giorgia Meloni, in un suo impeto, solo un po’ mascherato, di fascista prestata alla politica, lo ha scovato, forse con una ricerca su Google, e lo ha cooptato perché si candidi con Fratelli d’Italia alle prossime europee. L’evento è immortalato in un video. I due soggetti hanno alle spalle, non a caso, la scalinata del Palazzo della Civiltà Italiana dell’Eur, costruita nel Ventennio. Casa Pound, Forza Nuova e altri esponenti della destra estrema non hanno ancora commentato l’exploit della Meloni, ma avranno certamente salutato l’ingaggio del Mussolini anni tremila con il braccio alzato e un sonoro “Eia, eia, alalà”. La prossima tappa? Un selfie di Meloni, Salvini, Mussolini, da pubblicare come manifesto elettorale. La ducessa: “Sono fiera di candidarlo”.

Alle spalle un storia esemplare

scritta dai vertici e da quanti hanno indossato la divisa di semplice carabiniere, accolto nella grande comunità dell’Arma solo se esente da ombre nella vita personale, familiare e di precedenti generazioni. I carabinieri sono stati a lungo estranei a comportamenti disonorevoli, diffusi in altri ambiti delle forze dell’ordine, ad episodi di corruzione e deviazione dalla correttezza nello svolgimento dei rispettivi ruoli. Purtroppo, le stagioni del degrado di una società malata, segnata dal dilagare del malaffare, della colpevole promiscuità con molteplici segmenti dell’illegalità, hanno coinvolto anche i carabinieri, seppure in casi eccezionali. La tragica vicenda del giovane Cucchi, torturato e ucciso, ha rivelato un caso gravissimo di brutalità in suo danno e, peggio, l’omertà nei confronti dei carabinieri responsabili di quadri intermedi dell’Arma e perfino nelle alte sfere. L’odissea, vissuta dalla famiglia del ragazzo ucciso, in particolare dalla sorella, che non si è mai arresa di fronte a reticenze, omissioni, menzogne dei carabinieri, si è trascinata senza esito per anni. Finalmente tutto questo è franato ed è merito della famiglia di Stefano Cucchi, ma in questo prologo di un finale finalmente giusto, anche del generale comandante dell’Arma Nistri, deciso ad accertare la verità sul caso, a individuare le responsabilità di carabinieri e ufficiali, per punirli senza ombra di clemenza e a costituirsi parte civile. In quattro pagine, Nistri risponde con parole nobili, di vicinanza non formale alla famiglia, a un post di Ilaria Cucchi, che, a sua volta replica “Mi si scalda il cuore. Finalmente non mi sento più sola”.

Per sdrammatizzare

L’arcivescovo di Malta celebra messa e al momento di bere il vino, simbolo del sangue di Gesù, bisbiglia sbalordito all’orecchio del prete che lo affianca un inequivocabile “ma è wisky”. Il parroco della chiesa in questione lo beve abitualmente al momento della celebrazione eucaristica e, nella circostanza, ha dimenticato di sostituirlo con il vino? La Chiesa non finisce mai di svelare singolari retroscena.

(Aprile 2019)

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