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Inquinamento marino

 

di Luigi Rezzuti

 

Con l’avvicinarsi dell’estate si ripresenta il problema dell’inquinamento marino.

Il mar Mediterraneo rappresenta un campanello d’allarme per il suo inquinamento da microplastiche.

Secondo i dati, sono 1,2 milioni le microplastiche presenti nel Mediterraneo per chilometro quadrato, una concentrazione che è tra le più alte del mondo e che ha lo stesso livello di quelle dei grandi vortici oceanici.


Le microplastiche impattano sulla biodiversità marina. Possomo, infatti, essere ingerite dai pesci, che la scambiano per alimento, con grave danno per la salute dell’uomo, che si nutre anche di pesce.

Per quanto riguarda l’inquinamento del litorale campano, sono diciannove i luoghi che perdono punti per la balneazione e, tra questi, Giugliano e Bacoli, mentre, guarda caso, il mare è pulito solo nelle isole (Capri, Ischia e Procida), nella costiera sorrentina e in quella amalfitana.

Dopo l’allarme inquinamento della scorsa estate, che ha colpito, oltre il litorale partenopeo, la costa flegrea e quella domizia, i depuratori continuano a risultare  non funzionanti e ciò accade anche  per l’impianto di Cuma.

Ad inquinare ci sono gli scarichi abusivi delle fabbriche e la stabilizzazione della bolla africana, che ha peggiorato il clima e influito sulle acque del mediterraneo.

I rifiuti sono una delle principali minacce agli ecosistemi marini e rappresentano un rischio crescente, con effetti devastanti sulla biodiversità, l’ambiente, l’economia e la salute.

La stragrande maggioranza dei rifiuti, trovati in spiaggia e sui fondali marini, è costituita dalla plastica e la quantità è destinata ad aumentare.

Col tempo la plastica si frammenta, senza mai dissolversi del tutto e questa polvere di plastica è un pericolo ancor più insidioso.

Discariche abusive e mancanza di depuratori  sono i responsabili dell’accumulo di rifiuti in mare, ma siamo anche noi responsabili dell’inquinamento marino abbandonando bottigliette di plastica, contenenti bevande, tappi, flaconi, buste, mozziconi di sigarette, sacchetti della spazzatura e assorbenti igienici.

A volte inquiniamo senza rendercene conto, come quando abbandoniamo quel mozzicone di sigaretta, gettato senza pensare, sepolto sotto la sabbia o gettato per terra, prima di entrare in un locale. Sono gesti, all’apparenza innocui, ma che contribuiscono all’inquinamento dell’ambiente.

A volte bastano piccoli gesti a fare la differenza.

I frammenti di plastica sono segno che molti di questi rifiuti hanno già iniziato a disgregarsi. Sui fondali, poi, si trovano anche oggetti molto isoliti come computer, televisori, telefoni, asciugacapelli, schede telefoniche, copertoni di ruote d’auto e addirittura vecchie carcasse d’auto.

E una cosa è certa: la maggior parte dei rifiuti, ritrovati sui fondali e sulle coste, è di provenienza italiana e spesso locale, come dimostrano le scritte presenti su molti oggetti rinvenuti.

(Giugno 2019)

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