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L’INGIUSTIZIA ITALIANA

UN PERMESSO VERGOGNOSO

 

di Luigi Rezzuti

 

Il 13 marzo del 2018 un branco di ragazzini uccisero la guardia giurata Francesco Della Corte davanti alla stazione della metropolitana di Piscinola a Napoli.

Il branco pur di impossessarsi della pistola lo massacrò a bastonate riducendolo in fin di vita fino a procurargli la morte.

A distanza di appena un anno e sei mesi ad uno dei tre ragazzi, condannati a 16 anni e mezzo di reclusione per l’omicidio di Francesco Della Corte è stata concessa l’autorizzazione a lasciare il carcere minorile di Airola in provincia di Benevento per festeggiare il compleanno.

Le immagini della festa di compleanno sono finite sui social scatenando l’indignazione della gente ma soprattutto della famiglia della guardia giurata.

Sono state scene di una festa, due tavole imbandite, il ragazzo che si bacia con la fidanzata, un gruppo di amici che sorride e quant’altro.

Lo sdegno e la rabbia della famiglia di Francesco Della Corte è stata enorme, la figlia ha dichiarato: “Mi fa stare male il solo fatto che quel ragazzo, dopo aver ucciso un uomo, possa aver pensato di festeggiare tranquillamente il suo compleanno. Significa che non hanno capito nulla, né lui né chi lo circonda. Trovo assurdo, vergognoso che gli sia stata concessa l’autorizzazione. Come famiglia ci siamo sempre affidati alla giustizia, adesso però comincio ad aver paura. È una reazione inevitabile, quando vedi che persone condannate per un delitto così grave ottengono un permesso dopo così poco tempo. Non c’è niente di rieducativo in tutto questo, il nostro sistema è troppo morbido nei confronti dei minori, non è più adatto al contesto in cui viviamo”.

Gli aggressori coinvolti nell’uccisione di Francesco Della Corte, secondo quanto sostiene la vedova, non hanno mai mostrato un minimo di pentimento per l’atroce delitto commesso ai danni di un padre di famiglia.

Si uniscono in protesta le guardie giurate di Napoli dopo il permesso premio di uno dei tre delinquenti artefici dell’omicidio del loro collega.

In tanti si sono recati sul posto di lavoro con un cartello di protesta appeso al collo sul quale si leggeva “In ricordo del collega Francesco Della Corte, io non ci sto alla scarcerazione per un permesso premio”.

La cosa che più mi indigna – racconta un collega di Francesco – è che questo balordo ha pubblicato le foto del festeggiamento sui social, infischiandosene di ciò che ha fatto. tutto ciò ci fa capire che il ragazzo non è ancora pronto per essere inserito nella società in quanto non ha compreso la gravità delle sue azioni”.

(Settembre 2019)

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