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Miti napoletani di oggi.73

LA SOFFERENZA

 

di  Sergio Zazzera

 

Il mito della sofferenza, al giorno d’oggi, non è patrimonio esclusivo del popolo napoletano, al quale, tuttavia, appartiene in maniera particolare. Il suo approfondimento richiede, però, che si parta dalla configurazione ch’esso ebbe nel mondo antico.


Prometeo, che aveva modellato il primo uomo nel fango, dopo che Atena gli ebbe trasfusa la forza vitale, rubò il fuoco a Zeus, per animarlo. Il padre degli dei, perciò, lo punì, facendolo incatenare a una roccia del Caucaso, dove, tutti i giorni, un avvoltoio gli divorava il fegato, che ricresceva durante la notte, perché la punizione durasse in eterno. In realtà – almeno secondo la versione di Luciano di Samosata –, il perdono di Zeus e la conseguente liberazione dalla tortura, a un certo momento, arrivarono.


Penelope, insidiata dai Proci, durante l’assenza del marito Ulisse, promise loro che avrebbe scelto chi di essi avrebbe sposato, quando avesse terminato il lavoro di tessitura di una tela. Tale lavoro, però, si svolgeva durante il giorno, mentre di notte ella disfaceva la parte realizzata, in maniera tale, che il tessuto non sarebbe stato mai completo. Sappiamo, poi, che a porre fine alla situazione provvide Ulisse medesimo, al suo ritorno, mediante l’eliminazione fisica degli stalkers della moglie.

La prima riflessione è che la finalità comune a entrambe le vicende è quella di cagionare al “nemico” una sofferenza (fisica, a Prometeo; morale, ai Proci) senza limiti di tempo, sebbene una differenza tra i due episodi emerga, con immediatezza. L’azione della divinità, infatti, si svolge di giorno, perché l’intento di provocare patimento sia palese; quella della donna, viceversa, si svolge di notte, perché la sua intenzione rimanga occulta: del resto, diversamente da lei, la divinità, nella sua onnipotenza, non ha da temere rappresaglie.

Bene, ma tutto ciò che cosa c’entra con l’attualità?

Oggi il mondo politico (benché non soltanto quello napoletano) soffre di un delirio di onnipotenza, per cui, pur nella sua condizione umana, non teme ritorsioni e, anzi, sa (o, almeno, crede di sapere) come prevenirle o affrontarle, per cui non si fa scrupolo di cagionare sofferenza alla popolazione, anche alla luce del giorno. Quanto al caso Napoli, in particolare, si pensi alle difficoltà che la p. a. crea, in tema di circolazione stradale, di eliminazione di barriere architettoniche, di funzionamento dei trasporti pubblici, di resa dei servizi; e, forse, sarà il caso di fermarsi.

(Ottobre 2019)