NEWS

La luce del mito   di Gabriella Pagnotta   I recenti avvenimenti, accaduti a Bardonecchia e a Mentone, hanno diviso l’opinione pubblica e hanno...
continua...
 “I Tesori di carta” di San Domenico Maggiore   di Luciana Alboreto    Napoli in auge per l’inaugurazione della mostra “I Tesori di Carta” di San...
continua...
Spigolature   di Luciano Scateni   Ai margini del Festival No, non è la Bbc L’industria che produce televisione è tra i dispensatori di ‘manca...
continua...
PER TOTO'     (Maggio 2017)
continua...
LA NUOVA SCUOLA   di Annamaria Riccio   O meglio, la scuola che vorremmo. Il titolo, che la dice tutta sulla surroga a quella attuale, cioè la Buona...
continua...
A nord del crepuscolo orientale   Mercoledì, 9 Marzo 2016, alle ore 17 presso l’Istituto italiano per gli studi filosofici, Palazzo Serra di Cassano,...
continua...
Il mercato calcistico del Napoli per gennaio   di Luigi Rezzuti   Il mercato calcistico di gennaio, chiamato anche mercato di riparazione,  si è...
continua...
La Vesuviana di Domenico Rea   di Antonio La Gala   Domenico Rea era un frequentatore della Circumvesuviana e nelle sue opere ci ha lasciato alcune...
continua...
Discutibili sentenze arbitrali   di Luigi Rezzuti   Ad appena otto giorni dal termine del campionato, il Napoli subisce una sonora sconfitta da...
continua...
Medicina ieri e oggi   di Luigi Rezzuti   Ogni volta che per televisione passava la pubblicità del “Già fatta? Pic indolor, l’ago niente male”, che...
continua...

Miti napoletani di oggi.73

LA SOFFERENZA

 

di  Sergio Zazzera

 

Il mito della sofferenza, al giorno d’oggi, non è patrimonio esclusivo del popolo napoletano, al quale, tuttavia, appartiene in maniera particolare. Il suo approfondimento richiede, però, che si parta dalla configurazione ch’esso ebbe nel mondo antico.


Prometeo, che aveva modellato il primo uomo nel fango, dopo che Atena gli ebbe trasfusa la forza vitale, rubò il fuoco a Zeus, per animarlo. Il padre degli dei, perciò, lo punì, facendolo incatenare a una roccia del Caucaso, dove, tutti i giorni, un avvoltoio gli divorava il fegato, che ricresceva durante la notte, perché la punizione durasse in eterno. In realtà – almeno secondo la versione di Luciano di Samosata –, il perdono di Zeus e la conseguente liberazione dalla tortura, a un certo momento, arrivarono.


Penelope, insidiata dai Proci, durante l’assenza del marito Ulisse, promise loro che avrebbe scelto chi di essi avrebbe sposato, quando avesse terminato il lavoro di tessitura di una tela. Tale lavoro, però, si svolgeva durante il giorno, mentre di notte ella disfaceva la parte realizzata, in maniera tale, che il tessuto non sarebbe stato mai completo. Sappiamo, poi, che a porre fine alla situazione provvide Ulisse medesimo, al suo ritorno, mediante l’eliminazione fisica degli stalkers della moglie.

La prima riflessione è che la finalità comune a entrambe le vicende è quella di cagionare al “nemico” una sofferenza (fisica, a Prometeo; morale, ai Proci) senza limiti di tempo, sebbene una differenza tra i due episodi emerga, con immediatezza. L’azione della divinità, infatti, si svolge di giorno, perché l’intento di provocare patimento sia palese; quella della donna, viceversa, si svolge di notte, perché la sua intenzione rimanga occulta: del resto, diversamente da lei, la divinità, nella sua onnipotenza, non ha da temere rappresaglie.

Bene, ma tutto ciò che cosa c’entra con l’attualità?

Oggi il mondo politico (benché non soltanto quello napoletano) soffre di un delirio di onnipotenza, per cui, pur nella sua condizione umana, non teme ritorsioni e, anzi, sa (o, almeno, crede di sapere) come prevenirle o affrontarle, per cui non si fa scrupolo di cagionare sofferenza alla popolazione, anche alla luce del giorno. Quanto al caso Napoli, in particolare, si pensi alle difficoltà che la p. a. crea, in tema di circolazione stradale, di eliminazione di barriere architettoniche, di funzionamento dei trasporti pubblici, di resa dei servizi; e, forse, sarà il caso di fermarsi.

(Ottobre 2019)

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen