NEWS

Antichi giardini di ville campane   di Antonio La Gala   Spesso nel visitare qualche antica villa napoletana o campana restiamo colpiti dal...
continua...
Rock Events presenta: Emilio Rez Special Live Show 2017 NONSOLOCAFFÈ RELOAD di TORRE ANNUNZIATA   di Nicola Garofano   Continua, con grande...
continua...
Villa Patrizi e S. Stefano   di Antonio La Gala   Fra le due aree collinari contigue, di Posillipo e del Vomero, possiamo individuare una zona di...
continua...
MOTOCICLETTE CON SIDECAR   di Luigi Rezzuti   Le origini della motocarrozzetta risalgono alla fine del XIX secolo, quando un ufficiale dell’esercito...
continua...
Pazze strisce pedonali   di Annamaria Riccio   Nella logica delle cose c’è un prodotto che scaturisce da una motivazione, che ne ha indotto...
continua...
Dario Rezzuti, un pittore schivo e solitario   Dario Rezzuti è naro a Napoli nel 1957. Vive e lavora a Tito (PZ). Discende da una famiglia di artisti....
continua...
“PROCIDA ‘900”   Martedì 15 maggio 2018, alle ore 17.30, nell’aula “Massimo Della Campa” (4° piano) della Fondazione Humaniter (piazza Vanvitelli, 15 –...
continua...
LE FORME DELLA POESIA   Da “Il tempo del vino e delle rose” riceviamo e siamo lieti di pubblicare gli eventi della settimana: 4 maggio ore 18.30:...
continua...
Il tempo del vino e delle rose - Caffè letterario   Venerdì 10 ore 18, Incontro con la poesia di Andrea de Alberti, Dall'interno della specie,...
continua...
PER TOTO'     (Maggio 2017)
continua...

BABBO NATALE

 

di Luigi Rezzuti

 


Era una notte fredda, una notte fredda e buia.

Gigetto era accoccolato sul davanzale della finestra ad osservare le strade vuote, colme di neve.

Era una notte, ma non una qualunque, era la notte della vigilia di  Natale.

I fiocchi di neve morbidi danzavano nell’aria e le luci delle vetrine dei negozi erano ormai spente.

La mamma, il papà e le sorelle più grandi si trattenevano in salotto a chiacchierare.

Gigetto era stato mandato a letto: “Vai a dormire, i regali di Babbo Natale li troverai domattina, sotto l’albero” aveva detto la mamma.

Gigetto, però, non aveva nessuna intenzione di dormire.

Amava questo giorno in modo particolare e rimase dinanzi al davanzale della finestra, per più di due ore, nonostante il freddo, a godere dell’atmosfera natalizia e a guardare le strade illuminate a festa.

Il cielo era scuro, punteggiato di stelline, che a Gigetto ricordavano le decorazioni luminose che  quell’anno aveva appeso all’albero.

Quando vide la sua famiglia andare a letto, si rese conto dell’ora tarda e si infilò sotto le coperte.

Non fece nulla per contrastare il sonno e si addormentò subito.

Erano le quattro e mezza della notte quando udì un rumore provenire dal salotto. “E se fosse un ladro?” Pensò, quindi, di correre dai suoi genitori e rannicchiarsi tra di loro.

A quel tiepido e piacevole calore si addormentò e sognò di essersi alzato piano, piano, di aver attraversato il corridoio ed essere entrato nel salotto decorato a festa.

Ciò che vide lo lasciò stupito, felice, sorpreso ed eccitato.

Un omone dai capelli e barba bianchi, con un vestito rosso, stava addobbando l’albero con tanti pacchi regali.

“Babbo Natale” esclamò Gigetto con un filo di voce. L’uomo rise, una risata profonda e  pastosa, e disse: “Gigetto, bambino mio, ti aspettavo.” Poi lo prese sulle ginocchia e continuò: “Devi sapere che ogni bambino incontra per davvero me, solo per una volta nella vita. E da quel giorno ha qualcosa in più: felicità, gioia, saggezza e tante altre belle cose, e quest’anno, Gigetto mio, tocca a te”.

Babbo Natale rise allo spalancarsi degli occhi azzurri di Gigetto.

“Purtroppo mi dimenticherai” aggiunse.

“Ma io non voglio dimenticarti” protestò Gigetto, guardando affascinato l’aria intorno a se, che si era intanto riempita di pagliuzze dorate.

“Lo farai, lo fanno tutti prima o poi” e gli accarezzò dolcemente i capelli morbidi e biondi.

Gigetto sorrise e disse: “Deve essere faticoso portare i doni a tutti i bambini del mondo!”.

“Questo è vero – rispose Babbo Natale – ma con un poco di buona volontà ce la posso fare e poi vedere un bambino sorridere, giocare, divertirsi felice è il più grande piacere che io possa ricevere. E adesso cosa dici? Vogliamo mangiare qualcosa? Mi è venuta una gran fame”.

“Gigetto sorrise: “Certo! Ho dei biscotti e del latte”.

E i due trascorsero la notte di Natale, il primo a raccontare storielle divertenti e il secondo ad ascoltare con curiosità.

L’alba aveva colorato il cielo di rosa “E’ ora di partire” disse Babbo Natale.

“Capisco - annuì tristemente Gigetto - non senza una lacrima.

Babbo Natale lo salutò, si sedette sulla sua slitta, dette un colpetto alla renna e partì, diventando un punto piccolo piccolo nel cielo.

Quella mattina il sole spuntò di dietro ad una nuvola, riscaldando dolcemente il viso di Gigetto, che si svegliò.

Una mano gli accarezzava i capelli. Era sua madre.

“E’ un bel giorno” esordì Gigetto, osservando il cielo.

La mamma e il papà se lo accoccolarono vicino riscaldandolo con il loro calore.

Davanti a loro, il cielo rosa si apriva immenso e Gigetto avrebbe giurato di aver visto qualcosa tra le nuvole.

Le nuvole si erano poste in modo da formare un viso barbuto e una testa con un cappuccio rosso.

(Dicembre 2019)

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen