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WEEKEND SULLA NEVE   di Luigi Rezzuti   Tutto ebbe inizio con il weekend che Franco e Vanessa avevano deciso di fare in montagna. Partirono nel primo...
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CHIUSO IL CALCIO MERCATO INVERNALE   di Luigi Rezzuti   Si è concluso il calcio mercato invernale 2017. Quest’anno, a differenza delle passate...
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Miti napoletani di oggi.48 LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA   di Sergio Zazzera   Ogni qualvolta il discorso cada sul tema della criminalità organizzata,...
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IL TEATRO A NAPOLI   a cura di Luigi Rezzuti   Napoli è una città che trova svariati modi di esprimersi, dalla poesia alla musica, dal teatro al...
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LARGO O PIAZZA?   di Antonio La Gala     Spesso nel leggere cose della Napoli antica ci imbattiamo in denominazioni stradali che ci lasciano...
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LUNA ROSSA TORNA IN COPPA AMERICA   di Luigi Rezzuti   Alla 35a edizione dell’America’s Cup, disputatasi alle Bermuda, non gareggiò il team Luna...
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MAGGIO DEI MONUMENTI   di Luigi Rezzuti   La 24° edizione del “Maggio dei Monumenti” è partita il 28 aprile per terminare il 3 giugno...
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ALLA REGGIA DI CASERTA COL TRENO REGGIA EXPRESS   di Luigi Rezzuti   Da metà gennaio del 2017, dalla stazione ferroviaria di Napoli Centrale parte...
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Raccontami una storia

 

di Mariacarla Rubinacci

 

   C’era una volta Virus, un re crudele della dinastia Covid 19, che regnava a Corona, un Paese molto lontano. Con la sua tirannia imponeva ai suoi sudditi vari divieti, mortificandolinei loro animi e anche nei loro corpi.

   Era proibito baciarsi, considerando il gesto provocatorio di pesanti sanzioni, lo stesso era per gli abbracci, I rapporti dovevano avvenire alla distanza di un metro almeno, per salutarsi bastava alzare la mano agitandola, oppure toccarsi con il gomito o con il piede. Virus non amava assolutamente le espansioni e le amicizie. Viveva da solo, vagava per le stanze del palazzo, compiaciuto della sua crudeltà. Aveva vietato di riunirsi in gruppi per parlare, commentare, socializzare, tutto si poteva fare solo per via telematica, con telefoni, computer, smartphone. Nel paese non voleva che si aprissero teatri, cinema, bar per prendere un caffè. Imponeva che tutto il paese fosse considerato Zona Rossa, zona interdetta a chiunque, aveva persino messo dei presìdi di poliziotti per far controllare che i suoi editti crudeli venissero rispettati.

   Ma la cosa più grave era che non c’erano scuole, né alunni, né maestri che potessero stare vicini, le lezioni si svolgevano solo on line, con skipe-conferenze.

   Proibiva anche di uscire per fare passeggiate, i sudditi potevano solo andare a fare la spesa ai Super Mercati, sempre, però, a debita distanza, portare il cagnolino fuori per i suoi bisogni, muniti comunque di un pass che dimostrasse dove stessero andando. Virus amava una cosa sola: si affacciava alle finestre del suo castello e gioiva nell’osservare le strade deserte per sentirle silenziose e cupe.

   Aveva anche imposto di portare sul viso una mascherina, perché non si doveva né starnutire né tossire. Se qualcuno avesse avuto questi sintomi, subito era costretto a recarsi nei luoghi predisposti, dove personale chiuso in scafandri bianchi, occhiali protettori e guanti, lo prendeva in consegna e lo chiudeva in camere piene di tubi e apparecchiature che registravano il suo stato fisico. Ne usciva, solo se guarito.

   “Mamma, che storia triste mi hai raccontato. Meno male che un Paese così non esiste, io amo la mia maestra e i miei compagni, è bello andare a scuola, fare le partite a calcetto. Domani sono invitato alla festa di compleanno di Luigi, il mio compagno di banco, ci divertiremo e mangeremo tante cose buone. Pensa se vivevo nel regno di Virus!”

    “Tranquillo, tesoro, è solo una storia inventata, dormi tranquillo, sogna cose belle.”

   La mamma rimboccò le coperte a suo figlio, lo baciò sulla fronte stringendogli caramente la manina, chiuse lentamente la porta della cameretta mentre dal salotto la voce della giornalista, del TG che era in onda, stava dicendo: “Contagiati 9.140……”

(Marzo 2020)

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