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Sul Covid 19 - Una brutta storia - L’attacco a Paolo Ascierto

 

di Marisa Pumpo Pica

 

Avevamo deciso di non parlare del Covid 19 su questa pagina della Salute perché l’argomento ci sembrava troppo scontato, dal momento che sono continue le notizie che arrivano ininterrottamente dalla stampa, dai giornali on line, dai telegiornali e dalle trasmissioni televisive, in ogni momento delle nostre lunghe giornate. Non avremmo saputo proprio cosa aggiungere di nuovo e di diverso.

Abbiamo pensato di raccontarlo, invece, il Coronavirus, sotto forma di una favola (con Mariacarla Rubinacci, in prima pagina) e con una simpatica storia di un re e di una regina, scritta con brio, nella nostra verace lingua napoletana da uno dei più stimati collaboratori di questo giornale (Sergio Zazzera, nella pagina dei Racconti.)

Ma gli ultimi avvenimenti hanno cambiato il corso delle nostre decisioni.

Ed ecco, anche noi, qui, a narrare del Coronavirus.

Una brutta storia, però, che mai avremmo voluto raccontare, comma o appendice di un evento, quello del Covid 19, di per sé già tanto triste e carico di angoscia, almeno per come lo sta vivendo chi ora ne scrive.

Una brutta storia che mai ci saremmo aspettati in un momento come questo, che dovrebbe essere vissuto fuori da ogni polemica, da ogni sentimento di astio, di rivalità o, peggio ancora, di rivalsa o di rivendicazioni.

Abbiamo ripetuto costantemente, in questi giorni, che i medici sono i nostri angeli, che stanno lavorando, anzi lottando, con grande dispendio di energie personali, per salvare vite umane. Tutti, dai balconi della nostra penisola, da nord a sud, hanno rivolto loro lunghi applausi, per ringraziarli ed incoraggiarli nel quotidiano e stressante impegno. Ma forse tra gli angeli c’è un infiltrato, un Lucifero, che non porta luce nella trincea medica, un luminare che, invece di illuminare, con le sue ricerche, il campo di studi della medicina italiana, da noi sempre decantata come la migliore del mondo, getta su di essa un pericoloso cono d’ombra, dettato da arroganza, aggressività ed intolleranza. Sentimenti, questi, che dovrebbero essere sostituiti, in ogni professione, ma a maggior ragione nell’ “arte medica”, da umiltà, self control e capacità di confronto.

I fatti sono, ormai, ben noti a tutti e riguardano la polemica, accesa dal Responsabile delle malattie infettive dell’ospedale “Sacco” di Milano, Massimo Galli, nei confronti dell’oncologo e ricercatore napoletano, Paolo Ascierto, nel corso della trasmissione “Cartabianca”, andata in onda martedì scorso, 17 marzo.  


In quella occasione non è sfuggita ai telespettatori la reazione, non priva di un certo astio, del professor Massimo Galli quando la conduttrice Bianca Berlinguer ha fatto riferimento al team del’Unità di immunologia clinica dell’ospedale “Pascale” di Napoli, guidato da Paolo Ascierto e ha chiesto allo stesso di parlare della sua intuizione, ovvero quella di utilizzare il Tocilizumag, farmaco anti-artrite (usato spesso in oncologia) per arginare i danni al polmone, causati dal Covid 19.

A quel punto il professor Galli si affrettava a correggere la giornalista di Rai 3, sostenendo che a tale risultato erano giunti prima i medici cinesi e poi diverse strutture sanitarie lombarde, una decina, tra cui quella di Bergamo. “Diamo a Cesare quel che è di Cesare e ai Cinesi quel che è dei Cinesi”, puntualizzava. “Primo, in Italia, ad utilizzare questo farmaco è stato sicuramente il collega Rizzi, a Bergamo, nonostante gli oltre duemila casi nel suo ospedale, dichiarava. Non esageriamo con provincialismi di varia natura, diventa intollerabile. Non facciamoci sempre riconoscere.”


All’ accusa di volersi appropriare di quella scoperta, Paolo Ascierto, sicuramente sorpreso da tanta, inaspettata aggressività di toni, da parte di un collega, si limitava a chiarire che il loro lavoro era stato finalizzato a sviluppare un protocollo, presentandolo all’Aifa per la validazione della sperimentazione (peraltro l’ok era arrivato proprio nella stessa giornata di martedì.)

Di qui, dalla trasmissione della Berlinguer, una scia interminabile di discussioni e polemiche, a seguito anche del programm satirico di Mediaset, “Striscia la notizia”. con l’offensiva dicitura “La figuraccia di Ascierto”. Ne seguiva, infatti, la reazione dei social, che si scatenavano sui vari network contro questo ingiustificato attacco all’oncologo napoletano, traendone, in molti, la giusta conclusione: “Se a Bergamo il farmaco era stato già sperimentato, perchè tenere per sè questa sperimentazione e non comunicarla agli altri per la comune difesa della salute umana?”

Di qui, ancora, un hashtag-petizione che si è arricchito di firme, a vasto raggio “io sto con Ascierto”, per la difesa del bene comune della salute.

Il giorno successivo alla trasmissione, Gerardo Botti, Direttore scientifico dell’ IRCCS Fondazione Pascale, Istituto Nazionale Tumori  di Napoli, rispondeva al professor Galli in termini secchi e perentori: “Noi provinciali? Reazione dettata da saccenteria e delirio di onnipotenza.”

Il caso, infine, si chiude con una querela, come dalla nota che qui riportiamo:

“L’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale e il prof. Paolo Ascierto esprimono innanzitutto la più viva gratitudine verso tutti coloro che in questi giorni hanno manifestato la loro solidarietà e vicinanza nei confronti del prof. Ascierto. Ringraziano profondamente tutti i medici e tutto il personale sanitario che, con competenza, dedizione e spirito di sacrificio, si dedicano e continueranno a dedicarsi encomiabilmente a fronteggiare l’emergenza in atto».

Ritengono il servizio di “Striscia la notizia”, montato ad arte, gravemente lesivo dell’onore e della reputazione del prof. Paolo Ascierto e dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale, oltre che del tutto inopportuno e inappropriato in relazione alla drammaticità del momento che si vive,   denotando una mancanza assoluta di sensibilità, specie nei confronti dei medici impegnati in prima linea e di quanti, come il prof. Ascierto, sommessamente sperimentano trattamenti terapeutici e cure, peraltro con risultati positivi».

 Per tali motivi, la Direzione Generale dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale e il prof. Paolo Ascierto hanno dato mandato all’avv. prof. Andrea R. Castaldo per sporgere querela per diffamazione aggravata nei confronti del conduttore della trasmissione, di quanti hanno curato il servizio e del Direttore Responsabile”.

Ad onor del vero, ci preme dire che, prima ancora della trasmissione “Cartabianca”, erano state rilasciate altre interviste sull’argomento, dal direttore del Cotugno, da quello del Pascale e dallo stesso Ascierto, ma non ci è parso che in esse si fosse menato vanto di “una scoperta”. Paolo Ascierto aveva, bensì, sempre dichiarato, con grande semplicità ed umiltà, che stava sperimentando questo farmaco su pochi pazienti, affetti da Covid 19, per i quali aveva riscontrato un miglioramento delle condizioni di insufficienza respiratoria; che ne aveva parlato con i colleghi cinesi, i quali lo avevano, anch’essi, sperimentato su 21 casi, 20 dei quali con ottimi risultati e che su tale terapia egli era “cautamente ottimista”.

Non ci era parso che in lui ci fosse voglia di tagliare il nastro di un primato, ma soltanto di fornire qualche buona notizia, che potesse aprire il cuore alla speranza.

Il giorno dopo la trasmissione, infatti, egli si era limitato a rispondere al Professor Galli, con misurata eleganza:

“Non ci risulta che qualcuno lo stesse facendo in contemporanea e saperlo ci avrebbe peraltro aiutato. Quello che abbiamo fatto è comunicarlo a tutti affinché tutti fossero in grado di poterlo utilizzare in un momento di grande difficoltà. Priorità è la salute dei pazienti. In questa fase non è importante il primato”

E così, nei giorni successivi, ha fatto  riferimento, soprattutto, al lavoro di squadra: “ In un momento di emergenza come questo, tengo a precisare che il lavoro di brain storming, fatto con il dottor Franco Buonagura e le giovani oncologhe, Claudia Trojaniello e Maria Grazia Vitale, la discussione “cruciale” fatta con il dottor Ming, la professionalità dei dottori Montesarchio, Punzi, Parrella Fragranza, Atripaldi, dell’Ospedale dei Colli, il supporto dei nostri Direttori generali Bianchi e Di Mauro e del nostro  direttore scientifico Botti sono tutti elementi che ci hanno portato, sabato 7 marzo, a trattare i primi pazienti al Cotugno di Napoli.

Grazie alla grande professionalità del dott Franco Perrone del “Pascale”, in pochi giorni siamo stati in grado di scrivere una bozza di protocollo per Aifa, che ha avuto un riscontro positivo, con la validazione a poterlo trattaee su 330 pazienti. Il nostro deve essere un lavoro di squadra e la salute dei pazienti è la cosa che ci sta più a cuore. Andiamo avanti con il consueto cauto ottimismo e sempre consapevoli che è solo l’unione a fare la forza.”

I nostri lettori saranno certamente in grado di giudicare i fatti.

Prima di registrarli con la nuda cronaca, che parla da sola, noi li abbiamo definiti “una brutta storia”, che non avremmo mai voluto raccontare. Oggi meno che mai, in un momento in cui si moltiplicano gli inviti all’unità di intenti e di cuore, alla solidarietà, a lavorare tutti per il bene comune, lasciando da parte contrapposizioni e schieramenti, limitandosi soltanto a pensare a chi soffre e si dibatte, lottando, tra la vita e la morte, in una corsia d’ospedale, qualunque esso sia, al nord come al sud.

Tutto questo non può non colpire negativamente l’opinione pubblica.

(Marzo 2020)

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