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INDRO MONTANELLI, TRA “MONUMENTI” E “FACCETTE NERE”

 

di Sergio Zazzera

 

Premetto che con Indro Montanelli ho avuto, da una cinquantina d’anni a questa parte, una questioncina in sospeso, per un attacco gratuito che mi rivolse sul suo giornale (e uso volutamente l’iniziale minuscola), quando, in quella mia precedente esistenza, esercitavo le funzioni di pretore a Milano; aggiungo subito, però, che scriverei queste stesse cose, anche se quell’episodio non fosse accaduto. Ma vengo al tema.

La furia iconoclasta che si è scatenata, in questi ultimissimi tempi, un po’ dappertutto nel mondo, ha determinato, fra l’altro, l’imbrattamento e la richiesta di rimozione della statua che i milanesi gli dedicarono, nel 2006, nei giardini a lui stesso intitolati.

In proposito, manifesto immediatamente la mia contrarietà a un tal genere, sia di atti, che di richieste. È vero, Montanelli, da giovane, prese in moglie una bambina dodicenne in Etiopia, nel 1936, quando era militare in quella colonia italiana, e alle critiche che gli sono state ripetutamente mosse ha sempre risposto che, in fondo, presso le popolazioni africane quello era un comportamento normale; e, ancora oggi, molti dei suoi estimatori hanno ripetuto e ripetono quella giustificazione. Dunque, qualora gli fosse accaduto di essere invitato a pranzo da una tribù di cannibali, Montanelli non avrebbe esitato a cibarsi di un proprio simile, perché anche quello è un comportamento normale presso quelle genti. E mi piacerebbe sapere che cosa avrebbero pensato di me Montanelli stesso e quei suoi estimatori, qualora (periodo ipotetico di terzo tipo) fossi stato io a prendere per moglie una bambina, anche se africana.

Viceversa, credo che ciascuno di noi debba applicare alle proprie condotte (e a quelle altrui) i criteri di valutazione tipici della collettività umana di rispettiva appartenenza, ovvero, un italiano(/europeo) non dovrebbe nutrirsi di carne umana, né congiungersi con una bambina; comportamento, quest’ultimo, che dalle parti nostre mi sembra che sia definito con l’appellativo di “pedofilia”.

Tuttavia, come ritengo giusto che sulla facciata del Palazzo delle Poste, in piazza Matteotti, figurino ancora i fasci littori, a perpetua memoria della tragedia che afflisse l’Italia per un ventennio, così considero parimenti giusto che la statua di Montanelli continui a stare dove si trova, soprattutto dopo che anche chi non conosceva l’episodio che ha scatenato la furia iconoclasta, ora lo conosce e così può avere di fronte a sé l’immagine di colui al quale esso dev’essere ricondotto. Semmai, sarebbe stato più coerente con il sentire comune evitare proprio la collocazione di quel monumento; ma questo è tutt’altro discorso.

(Luglio 2020)