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Gita sul Vesuvio

 

di Alfredo Imperatore

 

Il venir meno al vincolo matrimoniale, da parte di uno dei due coniugi, è una delle cause di addebito durante la separazione o il divorzio.

Un antico adagio, relativo alle persone “pericolose” per la fedeltà coniugale, annovera le tre c: cugino, cognato, compare. Io ne aggiungerei una quarta: la c di collega.

Alle falde del Vesuvio hanno proliferato numerose cittadine, tra cui, le più note, sono Pompei ed Ercolano, in quanto i loro scavi hanno potuto evidenziare, in modo sorprendente, gli ultimi attimi di vita di quei cittadini dell’antica Roma, rimasti sepolti sotto un’intensa coltre incandescente di lapilli e cenere, durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Tra le più estese località vesuviane vi è Torre Annunziata, ove pullulano negozi, uffici, agenzie etc.

Come chiamare una coppia fedifraga? Ci sono molti sinonimi. In materia di amore extraconiugale. Di volta in volta, si sono sostituite le parole, spesso legate ai personaggi interessati. Amante ha un qualcosa di dispregiativo (Claretta Petacci era l’amante di Mussolini); ma quando il migliore dei comunisti, (Palmiro Togliatti, ndr) anch’egli sposato con prole, incominciò ad amoreggiare con la futura presidentessa della Camera, Nilde Iotti, si pensò bene, trattandosi appunto di comunisti, di sostituire la parola amanti con la più soft di compagni. Oggigiorno il termine amante, come il corrispondente concubino, non è quasi più usato.

Si preferisce dire, oltre che compagno, anche convivente, coppie di fatto, e, se si vuol dare un alone di romanticismo a una coppia fedifraga, si ricorre alla proposizione: “quei due hanno una storia assieme”.

 

                                                             ***

 

Lina e Nicola erano due colleghi che lavoravano nella succursale di un’importante banca nazionale e, come spesso accade, la colleganza col tempo diventa simpatia e di qui, pian piano, si va oltre.

Il marito di Lina, Luigi, un giorno decise  di partecipare a una gita sul Vesuvio, organizzata da una compagnia turistica del luogo, per trascorrere una giornata un po’ diversa. Con anticipo di qualche giorno, comprò due biglietti per un lussuoso pullman e, con la moglie, attese che giungesse la domenica  per la gita programmats.

Purtroppo, la mattina della partenza, Luigi ebbe una forte costipazione, per cui disse alla moglie che non se la sentiva di andare alla gita, ma che lei poteva ugualmente andare, magari con qualche collega, tanto per non perdere il biglietto già acquistato.

Lina, dopo una finta perplessità, acconsentì, tanto per farlo contento e, simulando un’incertezza su chi invitare, telefonò a Nicola. Questi, sebbene sorpreso, non se lo fece ripetere e, dopo essersi vestito in tutta fretta, si recò al luogo dove sostava l’autobus per il raduno.

La gita iniziò nel migliore dei modi; la bella e poliglotta speaker al microfono, con gli altoparlanti, illustrava la bellezza dei luoghi, sempre più suggestivi, man mano che ci si avvicinava al posto ove gli automezzi avrebbero sostato, per poi proseguire a piedi sino all’ultima vetta del cratere.

Giunti colà, si poteva ammirare uno spettacolo incomparabile: il bello e l’orrido erano armonicamente fusi.

Gli escursionisti ristettero a lungo nella lusinga dell’estasi, ma poi, con l’avvicinarsi del tramonto, decisero di avviarsi sulla strada del ritorno.

Il declinare del sole era stato meraviglioso: nella cornice dell’impareggiabile panorama della vecchia Partenope, con le mille luci occhieggianti attraverso il diafano velario del lento passaggio alle ultime ore del vespro.

Il grande disco d’oro del sole si vedeva scendere dietro Capo Miseno con uno sprazzo di luce sfolgorante, che lentamente era sostituito dall’implacabile imbrunire.

Lina e Nicola non si beavano di quelle splendide immagini, perché si erano allontanati dagli altri gitanti, nascosti in un anfratto ombroso.

<Dunque> dice Nicola, approfittando della gita, quasi a conclusione di un discorso altre volte cominciato <non avrò mai nessuna speranza?>. La sua voce è impetuosa, ma carezzevole; la sua anima ardente vibra in questa invocazione disperata, mentre un tremito irrefrenabile serpeggia in lui.

Lina non risponde. Gli figge in volto i suoi grand’occhi azzurri, stringendo le sottili labbra in una contrazione dolorosa, quasi a impedire la crudele parola di diniego, che le gorgoglia in gola. Gli attimi passano e l’aria che li circonda si carica di un magnetismo pauroso.

Nel fondo dell’orribile cratere, la ciclopica fucina riversa torrenti di lava incandescente,da cui emanano spesse cortine di fumo, che innalzano una greve nebbia nelle tenebre.

Nicola riprende: <Ho un dubbio lancinante che dissolve tutta la mia vitalità. E’ indispensabile un’assoluta definizione di una tua inesatta valutazione del mio sentimento per te. Lascia la tua famiglia e fuggiamo lontano da tutti, in modo da poter vivere il nostro amore senza ostacoli e reticenze>. <Perché mi tormenti cosi?>. Risponde la donna con soave accento di preghiera. <La nostra è una relazione passionale, ma il mio cuore è di un altro. Sii ragionevole, raggiungiamo gli altri compagni>.

Nicola le ghermisce il polso e l’avvinghia a sé mentre i loro corpi entrano in contatto, saturi di lussuria nel momento in cui lei gli ricorda che non ha preso la pillola….

D’altra parte, come tutti gli amanti, erano abituati ad avere rapporti molto veloci, specialmente nella “pausa pranzo”, ove le cosiddette “sveltine” si fanno dovunque si può trovare una zona nascosta o appartata.

Quindi si ricompongono e, individuato il gruppo di gitanti che sta per iniziare il ritorno, frettolosamente si accodano a loro.

Al ritorno, sul pullman, tra i viaggiatori c’era chi commentava la giornata e chi si appisolava; e quel sonno, breve e leggero, era comunque rigeneratore dopo la bella e lunga gita. Anche Nicola e Lina, sistematisi l’uno lontano dall’altra, si assopirono, dopo quel turbinoso momento che li aveva prima contrapposti e poi affiatati…

 

                                                                ***

 

Giunta a casa, Lina aprì la porta e vide la tavola apparecchiata, mentre il marito le veniva incontro: <Ti sei divertita?> <Abbastanza.> Replica lei. <E tu come ti sei sentito?> <Discretamente. Meglio.  Ho mangiato della pastasciutta, del formaggio e della frutta che era in casa. Ho telefonato anche al  salumiere e gli ho fatto portare del pane, della mozzarella e del prosciutto cotto per la cena di stasera con nostro figlio Giacomo. Stamane è andato dai nostri dirimpettai e si è trattenuto finora; tornerà tra poco>.

Infatti, subito dopo, bussano  alla porta ed entra il figlio. Poi, Lina e Giacomo, una dopo l’altro, vanno nel bagno per rinfrescarsi. Si siedono a tavola e cenano, mentre Lina racconta entusiasta della gita al Vesuvio.

Quindi dice: <Luigi, appena sarà possibile dobbiamo ripetere l’escursione assieme.> <Certamente, con vero piacere.> replica il marito. Poi, Giacomo si alza, saluta e va in camera sua a giocare con lo smartphon, come solitamente fanno tutti i ragazzi prima di addormentarsi.

Dopo aver visto un po’ di televisione, anche i coniugi vanno a letto.

 

                                                           ***

 

Sotto le lenzuola, Lina si avvicina al marito e lo stringe a sé. Luigi le dice: <Ma non sei stanca?> E lei: <Mi spiace che sei stato tutta la giornata solo…> e si stringe a lui ancora di più. Luigi, tanto per farla finita: <Hai preso la pillola?> E lei: <Ma non ti sembra che sia giunto il momento di dare una sorellina a Giacomo?>.

Forse pensa: “è meglio confondere un po’ le cose… Non si può mai sapere…!”.

(Ottobre 2020)

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