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Una passeggiata nel quartiere Sanità

 

di Luigi Rezzuti

 


Napoli ha tanto da offrire. Ogni volta scopro qualcosa di nuovo, che magari era lì da secoli, ma io non ci avevo mai prestato attenzione.

È stato questo il motivo di una passeggiata nel Rione Sanità, un quartiere per anni additato come pericoloso, malfamato, da evitare assolutamente.

Mi è sempre stato detto: “Tieniti lontano dai quartieri Spagnoli, dalla Sanità e da Forcella”, ma io non sempre l’ho fatto.

E non me ne pento perchè questi quartieri stanno cambiando, si stanno aprendo al turismo, mostrando la loro allegria, la loro arte e la loro storia.

Sono stato fortunato, lo ammetto, ho visitato la Sanità più volte e questa volta, però, è stata un’interessante passeggiata, grazie alla quale ho potuto apprendere molte storie, leggende e aneddoti su questo quartiere.

Visitare un luogo con qualcuno che ne conosce la storia è assolutamente un valore aggiunto ed io l’ho visitato con un amico molto preparato sul piano della storia napoletana.

Questa è la passeggiata, alla quale mi sono dedicato una domenica mattina. Il tragitto non è stato lunghissimo, ma c’era da fermarsi tante volte per guardarsi intorno ed osservare.

Il nome Sanità viene dalla salubrità della zona, un tempo incontaminata, e dal fatto che qui, nelle sue catacombe, si verificavano miracolose guarigioni.

Voce di popolo sostiene che il nome provenga anche dalle frequenti alluvioni, causate dal torrente che scendeva da Capodimonte, purificando il Rione.

Il Rione Sanità parte, infatti,  dal quartiere Stella, si trova a nord del centro storico di Napoli, adiacente la collina di Capodimonte.

La visita al Rione Sanità parte dalla Porta San Gennaro, che si trova su via Foria, di fronte piazza Cavour. Era l’unico punto di accesso, dal lato nord della città, e l’unico che portasse alle catacombe.

A differenza delle altre porte di Napoli, questa non ha i due torrioni laterali, ma è circondata dai palazzi che vi sono stati costruiti intorno.

Attraversando la strada ci si immette in via Vergini, una strada allegra e festosa, ricca di negozietti e bancarelle del mercato, con i commercianti che si mettono in posa non appena vedono comparire una macchina fotografica.

Il mercato è aperto tutti i giorni fino alle 20, la domenica fino all’ora di pranzo.

Passeggiando, non si può fare a meno di notare i colori dei vicoli: artisti ignoti ma anche altri ben conosciuti, lo hanno colorato e fatto oggetto dei loro dipinti.

Subito dopo la pizzeria “Concettina ai 3 Santi”, sulla destra, c’è un bel palazzo a pianta ottagonale e doppia scalinata: è il palazzo Sanfelice, costruito nel 1728, dove sono state girate alcune scene di Gomorra ed altre fiction.

Arrivo a piazza Sanità. Proprio di fronte alla Basilica, “Sants Maria alla Sanità”,  sulla facciata di un edificio, è stato realizzato un grande murales.

La chiesa sorge al centro della piazza ed è stata eretta nel 1600 sulle catacombe di San Gaudioso.

La cosa che mi ha più colpito, che non avevo mai visto nelle altre chiese, è che il presbiterio è rialzato rispetto alla navata, raggiungibile attraverso una bella scalinata di marmo, sotto cui si sviluppa la cripta.

All’interno della Basilica c’è una statua di San Vincenzo, detto “‘O Munacone”, che il quartiere ha eletto come proprio protettore.

Fino al 1978, il 5 luglio, si celebrava la festa della Sanità, “Festa d’ò munacone”, appunto, cui venivano invitati anche cantanti famosi.

Quando poi la camorra si è introdotta, con richieste di pizzo, la festa è stata sospesa.

La Basilica è quindi conosciuta anche come “ ‘a chiesa e San Vincenzo”.


Il Ponte della Sanità sovrasta il rione unendo due strade, Santa Teresa degli Scalzi e Corso Amedeo di Savoia, per collegare la Reggia di Capodimonte alla città. Successivamente nacque l’idea di un ascensore che permette di salire, da Materdei, sulla parte alta della città.

È curioso vedere come alcune case sono state costruite proprio sotto il ponte.

Passeggiando per questi luoghi, mo sono imbattuto nella sagoma di Totò, una delle tante installazioni, dedicate  all’attore, che abbelliscono il suo quartiere natio.

A pochi metri dal Ponte della Sanità ho trovato l’opera che mi è piaciuta di più in questa passeggiata  “Speranza nascosta” con il volto di un senzatetto rimasto in negativo sul muro.

Cammino tra graffiti, bassi e panni stesi ad asciugare. I bassi sono quelle case al piano terra degli edifici, la cui unica apertura è fonte di luce. Un tempo erano sgabuzzini o botteghe di artigiani.

Sono arrivato su via Fontanelle, che prende il nome dalle sorgenti e fonti d’acqua che caratterizzavano, un tempo, questa zona.


Arrivo, quindi, al Cimitero delle Fontanelle, uno dei luoghi più suggestivi del Rione Sanità e di tutta Napoli.

Impregnato di storia, fede, riti e leggende, il cimitero delle Fontanelle è un antico ossario, scavato nella roccia di tufo della collina di Materdei.

Inizialmente era destinato a seppellire i corpi che non trovavano posto nelle chiese, poi, le vittime della grande peste del 1656 e del colera del 1836.

Il cimitero, ad oggi, accoglie circa 40,000 resti ed è anche famoso perché vi si è svolto, per tanti anni, un particolare rito detto delle “anime pezzentelle”.

Il rito prevedeva l’adozione, in cambio di una grazia, di un cranio anonimo (a capuzzella) al quale corrispondeva un’anima abbandonata (detta perciò “pezzentella”.

I fedeli sostenevano che l’identità delle anime, con il loro nome e la loro storia, veniva svelata loro in sogno.

I teschi delle anime avevano bisogno di cura ed attenzione e, per questo, i fedeli pulivano e lucidavano il cranio prescelto, lo adornavano con fazzoletti ricamati, cuscini e rosari. Se la grazia veniva concessa, il teschio veniva riposto in una scatola o in una teca protettiva, sulla quale veniva scritto “per grazia ricevuta” Il nome del fedele, altrimenti, veniva abbandonato e sostituito con un altro. La maggior parte dei teschi sono anonimi, ma ce ne sono anche alcuni diventati famosi e sui quali si narrano misteriose leggende. Uno di questi appartiene a donna Concetta, conosciuta come  “A capa che suda”.

Il cranio di donna Concetta è posto in una  teca di vetro in una cavità che raccoglie meglio l’umidità, per questo sembra sudare, secondo i fedeli, a causa delle fatiche e sofferenze a cui è sottoposta nell’aldilà.

Poco dopo, in un’altra cavità scarsamente illuminata, l’inquietante statua decapitata del Monacone San Vincenzo Ferreri, vestito con il tipico abito domenicano bianco e nero.
Alla destra delle tre croci ho trovato un altro teschio ricoperto di fiori, monetine e candele, è quello del Capitano, sul quale si raccontano due versioni della stessa leggenda.

Pare che un giovane sposo avesse suscitato l’ira dell’anima del Capitano prendendosi gioco di lui, dicendogli di non aver paura di un morto ed invitandolo ironicamente al suo matrimonio.

Fatto sta che il Capitano al matrimonio ci andò davvero, travestito da un personaggio in abito scuro, silenzioso e severe, Questi, rivelando la sua vera identità, fece morire di paura la giovane coppia di sposi.

Sono uscito dal cimitero delle Fontanelle alle 13,30, giusto in orario di pranzo.

Sono quindi tornato indietro per fermarmi alla pizzeria ai Tre Santi. La folla che aspettava di entrare era numerosa, ma io, per fortuna, avevo lasciato il mio nome tre ore prima e sono riuscito ad avere un tavolo, aspettando solo una ventina di minuti.

Quando poi ho mangiato quella pizza ho realizzato che sarebbe valsa la pena aspettare anche un’ora.

Ho preso una classica margherita, soffice, leggera e buonissima ed ho assaggiato una fetta di dolce.

Uscito dalla pizzeria, sazio e soddisfatto, ho imboccato il vicolo che si apre proprio di fronte via Santa Maria Antesecula.

È qui che si trova la casa in cui, nel febbraio del 1989, è nato il Principe Antonio De Curtis, in arte Totò.

La casa è contraddistinta da un bellissimo ritratto sui muri esterni.

Tornando verso l’inizio del Rione ho visitato l’ultimo palazzo denominato “dello Spagnolo” perché appartenuto ad una nobile famiglia spagnola nel XIX secolo, anche questo molto simile al palazzo Sanfelice, ma tenuto meglio.

La mia bella passeggiata nel quartiere della Sanità è terminata.

Sono stato contento nel vedere gruppi di turisti, soli o accompagnati da guide, visitare il Rione Sanità, fotografarlo ed ascoltando talune storie, narrate dalle guide, mi sono sentito orgoglioso di essere napoletano.

(Aprile 2021)

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