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Spigolature   di Luciano Scateni   “Soy Giorgia, soy mujer…alalà”   La Treccani, Corte Suprema che tutela la ricchezza della lingua italiana, a...
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Ecco i tre vincitori del premio Trivio     di Claudia Bonasi   Ecco i vincitori del premio letterario Trivio 2016. Per la sezione prosa edita vince...
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“Pagine” di Vincenzo Aulitto e Francesco Lucrezi     Mercoledì 13 dicembre 2017 alle ore 17 presso Movimento Aperto, via Duomo  290/c Napoli si...
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Estate a Vietri sul Mare   Lunedì 16 luglio: Guglielmo Gugliemi Academic Ensemble Contemporary Jazz Project Martedì 17 luglio: Cleopatra di...
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Attilio Pratella, la vita.   di Antonio La Gala   Attilio Pratella è uno fra i più noti pittori che hanno operato a Napoli negli ultimi anni...
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Napoli e il Cinema, una simbiosi in evoluzione   di Marisa Pumpo Pica   Alcuni eventi, verificatisi di recente, hanno fatto battere più forte, in...
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Il CAM, il museo anticamorra, dedica una sala a Roberto Saviano a cura di Antonio Manfredi   Nei giorni scorsi, si è svolta, presso il CAM, la...
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SOTTO AL TAPPETO

 

di Sergio Zazzera

 

“Città segreta”, nell’immaginario di Corrado Augias, Napoli ha costituito il tema della trasmissione televisiva da lui stesso condotta, sabato 17 aprile, su Rai3; e lo spazio da lui dedicato alla figura e alla vicenda di Raffaele Cutolo ha sollevato l’indignazione di numerosi benpensanti, che, sia in forma pubblica (lettere ai giornali), sia in forma privata (discorsi tra amici), hanno stigmatizzato la scelta del giornalista, sostenendo che di Cutolo non si sarebbe dovuto parlare.

Da un siffatto atteggiamento non posso – giornalisticamente – non dissociarmi. In primo luogo, infatti (e purtroppo!), “don Raffaele” E' stato Napoli; una Napoli negativa, ma anche le negatività hanno, da sempre, un loro posto nella storia: si pensi al nazifascismo. E qui vengo al “secondo luogo”: con grande professionalità, Augias ha costruito il discorso mediante una serie di passaggi, cominciata con la presentazione del “fenomeno Maradona”, del quale, dopo le positività (rivitalizzazione del Napoli, scudetti vinti, azioni di beneficenza), ha posto in evidenza le negatività, vale a dire, l’avvicinamento agli stupefacenti e il conseguente rapporto stretto con il clan familiare dei Giuliano. A questo punto, presentata questa famiglia come quella che ha espresso più collaboratori di giustizia (vulgo, “pentiti”: “Loigino”, Salvatore, Guglielmo), ha introdotto il discorso sulla N.C.O. di Raffaele Cutolo, sottolineando come, viceversa, questi abbia conservato la sua mentalità criminale fino all’ultimo giorno della sua esistenza terrena.

Augias, dunque, ha delineato, in maniera estremamente corretta, un frammento di storia della società napoletana, che – purtroppo – è esistito, e perciò non può essere “spazzato e nascosto sotto al tappeto”.

Altrimenti, dovremmo negare diritto di cittadinanza nel mondo della storia anche a quanto sulla camorra hanno scritto Marc Monnier, Abele de Blasio, Ferdinando Russo, Paolo Ricci, e chi più ne ha, più ne metta. Con la grave conseguenza che di essa non sapremmo niente.

(Aprile 2021)

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