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La luce del mito   di Gabriella Pagnotta   I recenti avvenimenti, accaduti a Bardonecchia e a Mentone, hanno diviso l’opinione pubblica e hanno...
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Giardini di antiche ville in Campania   di Antonio La Gala     Spesso, nel visitare qualche antica villa napoletana o campana, restiamo colpiti dalla...
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Miti napoletani di oggi.58 IL CORTEO FUNEBRE   di Sergio Zazzera   Un mattino qualsiasi di un giorno qualsiasi, in una strada qualsiasi di un...
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Annella, un’anomalia del Seicento.   di Antonio La Gala   Un tratto dell’antica “via per colles”, che in epoca romana congiungeva l’area flegrea con...
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Medicina ieri e oggi   di Luigi Rezzuti   Ogni volta che per televisione passava la pubblicità del “Già fatta? Pic indolor, l’ago niente male”, che...
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Miti napoletani di oggi.73 LA SOFFERENZA   di  Sergio Zazzera   Il mito della sofferenza, al giorno d’oggi, non è patrimonio esclusivo del popolo...
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I HAVE A DREAM   di Sergio Zazzera   “I have a dream”. Sì, senza volermi paragonare a Martin Luther King, e soprattutto senza volergli mancare di...
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Andiamo a Teatro a cura di Marisa Pumpo Pica   “Cantare alle ossa” è l’ultimo appuntamento che, venerdì 24 maggio, alle ore 21, al Teatro Diana di...
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Napoli e Totò nel cuore della Nicolardi   di Annamaria Riccio   Come ormai è consuetudine, anche quest’anno si è svolta la manifestazione di fine...
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Miti napoletani di oggi.4

La canzone neomelodica

 

di Sergio Zazzera

 


Il genere musicale “neomelodico” è sostanzialmente ignorato dai saggi di storia della canzone napoletana, i quali provano ritegno addirittura ad attribuirgli questa denominazione: Pasquale Scialò si limita a menzionare Nino D’Angelo, il quale tenderebbe «alla modernizzazione delle tematiche tradizionali attraverso il racconto di storie quotidiane, in gran parte legate alla fascia giovanile»; Vittorio Paliotti lo liquida affermando che «i ragazzi di borgata, coi loro tragici problemi, sono i protagonisti delle canzoni di Nino D’Angelo e, più tardi, di Gigi D’Alessio e di Gigi Finizio».

Il linguaggio dei testi delle canzoni del genere “neomelodico” consta di un’alternanza di parole della lingua italiana e di altre di quella napoletana. Si tratta, in realtà, d’una manifestazione circoscritta agli ambienti giovanili di periferia, che ne rispecchia le modalità di comunicazione verbale, in cui alla parlata napoletana d’uso quotidiano/domestico si affianca l’ostentazione della superficiale cultura acquisita attraverso la saltuaria, quanto forzata/sgradita, frequentazione dell’istituzione scolastica: ed è proprio da ciò ch’emerge il falso linguaggio del “mito di oggi”, che anche in questo caso assume la configurazione barthesiana del mito “di proiezione”. Anche qui, infine, come nella forma teatrale-“sceneggiata”, le canzoni di soggetto “guappesco” costituiscono soltanto la degenerazione del genere musicale originario, la cui affermazione si ritrova imposta da un pubblico di fruitori che, per contiguità e talora anche per appartenenza alla criminalità organizzata, inducono compositori e artisti a farsi corifei delle loro imprese.

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