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UN’ESCURSIONE SUL VESUVIO   di Luigi Rezzuti   Fin da bambino mi ha intrigato questa montagna che fa da sfondo al golfo di Napoli. Ricordo che, da...
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E  POI ... Rio, inferno e paradiso di Raffaele Calafiore   di Luigi Alviggi   Copacabana, Ipanema, sono nomi che rievocano immagini prestigiose di...
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Paolo Ricci: falce e pennello   di Antonio La Gala     Una figura di rilievo nel panorama culturale della Napoli del Novecento è stato Paolo Ricci...
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Andiamo a teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   Rassegna Atelier - Domenica 8 gennaio al Nuovo di Salerno - Piaf: black without wings Secondo...
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UNITRE - Cerimonia di chiusura dell’anno accademico   Si è svolta, nei giorni scorsi,  la cerimonia di chiusura dell’anno accademico 2015/2016...
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Miti napoletani di oggi.57 LA "CASA DI TONIA"   di Sergio Zazzera   Dal 2010, al civico n. 12-g di via Santa Maria degli Angeli alle Croci, a...
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SANITA’ Eppur si muove…   di Loredana Pica   Eppur si muove… qualcosa a Napoli, una città spesso in bilico tra lentezze burocratiche e una tendenziale...
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CALCIO MERCATO INVERNALE   di Luigi Rezzuti     Il  nuovo anno è iniziato e la Serie A  si appresta a ripartire dopo la lunga sosta natalizia....
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Andiamo a Teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   “Two”, una coppia alle prese con dinamiche da bar Alla Sala Pasolini di Salerno nell’ambito della...
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Miti napoletani di oggi.4

La canzone neomelodica

 

di Sergio Zazzera

 


Il genere musicale “neomelodico” è sostanzialmente ignorato dai saggi di storia della canzone napoletana, i quali provano ritegno addirittura ad attribuirgli questa denominazione: Pasquale Scialò si limita a menzionare Nino D’Angelo, il quale tenderebbe «alla modernizzazione delle tematiche tradizionali attraverso il racconto di storie quotidiane, in gran parte legate alla fascia giovanile»; Vittorio Paliotti lo liquida affermando che «i ragazzi di borgata, coi loro tragici problemi, sono i protagonisti delle canzoni di Nino D’Angelo e, più tardi, di Gigi D’Alessio e di Gigi Finizio».

Il linguaggio dei testi delle canzoni del genere “neomelodico” consta di un’alternanza di parole della lingua italiana e di altre di quella napoletana. Si tratta, in realtà, d’una manifestazione circoscritta agli ambienti giovanili di periferia, che ne rispecchia le modalità di comunicazione verbale, in cui alla parlata napoletana d’uso quotidiano/domestico si affianca l’ostentazione della superficiale cultura acquisita attraverso la saltuaria, quanto forzata/sgradita, frequentazione dell’istituzione scolastica: ed è proprio da ciò ch’emerge il falso linguaggio del “mito di oggi”, che anche in questo caso assume la configurazione barthesiana del mito “di proiezione”. Anche qui, infine, come nella forma teatrale-“sceneggiata”, le canzoni di soggetto “guappesco” costituiscono soltanto la degenerazione del genere musicale originario, la cui affermazione si ritrova imposta da un pubblico di fruitori che, per contiguità e talora anche per appartenenza alla criminalità organizzata, inducono compositori e artisti a farsi corifei delle loro imprese.

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