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ANTONIO LIGABUE

“Toni el pitur”, “el mat”

 

di Luigi Rezzuti

 

Antonio Ligabue i suoi quadri li aveva dipinti solo per sopravvivere, barattare una pietanza, una notte in un fienile, un cappotto smesso.

Nel 1928 lo scultore Marino Mazzacurati incontra Ligabue, ingolfato di fieno che teneva sotto gli stracci per ripararsi dal freddo.

Quello strano essere parlava un miscuglio di dialetto reggiano e di tedesco, era un evidente caso psichiatrico, dipingeva belve, ritratte in feroci combattimenti per l’esistenza, insomma una metafore del suo stesso sforzo per sopravvivere.

Mazzacurati lo ospitò a casa sua, ma Ligabue preferiva i fienili, le conigliere, gli scantinati.

Ingenuo, innocente, primitivo, oggi diremo naif, racconta la sua vena artistica come un essere infelice, solo e psichicamente disturbato.

Nacque nel 1899 da Elisabetta Costa e da padre ignoto, sin da bambino disegnava sempre, se non litigava o urlava o bestemmiava.

Il 9 agosto 1910 fu ospitato all’ospizio dei poveri con il compito di bracciante sugli argini del Po.

Il fiume con i suoi canneti diventa la sua selva, in cui la sua allucinata fantasia annida improbabili tigri aggressive, serpenti di lunghezza esagerata, gorilla, ragni colossali tra sfide selvagge.

Mentre egli entra ed esce dagli ospedali psichiatrici, cresce la curiosità al “fenomeno” artistico Ligabue.

Ormai la notizia del folle pittore raggiunge il critico Giancarlo Vigorelli che, nel 1961, organizza alla “Galleria La Barcaccia” di Roma, una mostra che sarà epocale per la fortuna di “Toni el mat” il quale con i soldi incassati dalla vendita dei suoi quadri, colleziona automobili e motociclette.

Vestito in modo elegante si faceva scorazzare per le strade da ben due “chaffeur” i quali avevano l’obbligo, non solo di aprirgli la portiera ma, di togliersi il berretto della divisa.

Osannato dalla critica, acclamato a Parigi per il sopraggiunto benessere diventa più furbo e quando può, si vendica dei molti, troppi che lo avevano deriso e bistrattato.

La cultura italiana è stata sempre presente alle mostre di “Toni el pitur mat”, da alberto Moravia ad Attilio Bertolucci, da Carlo Bo a Giuliano Serafino, da Raffaele Grada a Cesare Zavattini.

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