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Il gatto armonico, libri e idee per crescere   I laboratori di aprile con la scrittrice Maria Strianese (dillo a un amico). Il prato delle favole -...
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UNITRE - Cerimonia di chiusura dell’anno accademico   Si è svolta, nei giorni scorsi,  la cerimonia di chiusura dell’anno accademico 2015/2016...
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CHAMPIONS LEAGUE - OTTAVI DI FINALE   di Luigi Rezzuti     Martedì 7 marzo 2017, ore 20,45, rullo di tamburi, lo spettacolo ha inizio. Bambini,...
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Livia Carandente, Quanti figli hai? Quando l’attesa di un bebè dura più di nove mesi (Tau Editrice)   di Luciana Alboreto   A come Amore. Amore come...
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Natale alla Nicolardi tra bravura e solidarietà   di Annamaria Riccio   Come ormai è consuetudine, anche quest’anno alla scuola media “D’Ovidio...
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SI E’ CONCLUSO IL GIRONE D’ANDATA DEL CAMPIONATO DI CALCIO   di Luigi Rezzuti   Ad aggiudicarsi il girone d’andata è stata, come da previsioni, la...
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Estate a Vietri sul Mare   Lunedì 16 luglio: Guglielmo Gugliemi Academic Ensemble Contemporary Jazz Project Martedì 17 luglio: Cleopatra di...
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Spigolature   di Luciano Scateni   Succede che razzoli male chi predica bene Ma da che dissacrante pulpito il re Mida dei comici arringa il popolo...
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I “Colloqui di Salerno” 2016   di Claudia Bonasi   Si terrà martedì 18 ottobre, alle ore 11, nella Sala Giunta del Comune di Salerno, la conferenza...
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“Plenitude”   Sabato 5 Maggio 2018, alle ore 17.30, sarà inaugurata la mostra, a cura di Maurizio Vitiello, “Plenitude” con opere recenti del giovane...
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Miti napoletani di oggi.6

IL CIBO DELLE FESTE

 

di Sergio Zazzera

 


E' universalmente nota l’abbondanza di ricette della cucina tradizionale napoletana, molte delle quali non possono (meglio, non devono) mancare sulla tavola in determinate ricorrenze. Si nun se fa accussì, nun è Natale, titola Renato Ribaud, nel descrivere il pranzo natalizio tradizionale dei napoletani; ma come l’assenza di capitone e struffoli in questa occasione sarebbe deprecabile, così non è concepibile Carnevale senza lasagna, sanguinaccio e migliaccio, o Pasqua senza beneditto (antipasto di salame, uova sode e ricotta salata) né pastiera, o Lunedì in Albis senza casatiello, o San Giuseppe senza zeppole, o Giorno dei morti senza torrone, e così via. Basti dire che vi fu un tempo in cui ci si era inventati addirittura la "vigilia" della festività dell’Assunta, col relativo "obbligo" di cibarsi esclusivamente di pane e melone.

Credo che sarebbe eccessivo in siffatte ipotesi il ricorso al concetto totemico di = "pasto sacro" (= "mangiare la divinità"), noto agli studi di antropologia. Viceversa, la motivazione reale di questi comportamenti è da individuare in un tempo in cui le ristrettezze economiche che caratterizzavano la quota medio-bassa della popolazione napoletana trovavano il loro sfogo in un semel (o quasi) in anno, nel quale ci si poteva abbandonare a "stravizi" alimentari. Sul che, poi, s’innesta il "falso linguaggio" che rende queste consuetudini un "mito di oggi": il popolo, infatti, continua ad asserire di comportarsi così "per devozione", benché sia un po’ difficile ammettere che al Signore possa tornare gradito che quel popolo festeggi la sua nascita o la sua resurrezione, cibandosi rispettivamente di roccocò e paste reali o di tagliolini in brodo e spezzatino d’agnello.

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