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Parlando di chi è poeta   di Romano Rizzo (13)   Spesso mi sono chiesto che cosa ha di diverso dagli altri chi scrive poesie o ama profondamente...
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Miti napoletani di oggi.52 IL “CUOPPO”   di Sergio Zazzera   In senso proprio, a Napoli il cuóppo è il cartoccio a forma di cono capovolto; in...
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“SWINGING”: ENZA MONETTI AL PAN   di Sergio Zazzera   In principio era l’albero. Che sia quello “della conoscenza del bene e del male” della...
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Andiamo a Teatro a cura di Marisa Pumpo Pica   Gli Ipocriti AL TEATRO DIANA     Al teatro Diana, da mercoledì 27 aprile, “Gli Ipocriti” presenta...
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Miti napoletani di oggi.70 LE “PARENTI DI SAN GENNARO”   di Sergio Zazzera   Per “totem” – giova ribadirlo – s’intende l’animale, la pianta o...
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Luca Postiglione. La vita come un sogno dorato   di Antonio La Gala   Luca Postiglione (1876-1936) fu un artista - pittore e poeta - attivo nei...
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Parlanno ’e poesia 7   di Romano Rizzo   Peppino Russo  (13 Maggio 1907 / 16 Ottobre 1993) Peppino Russo nacque a Napoli, al corso Garibaldi, nei...
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NAPOLI CAMPIONE D’INVERNO   di Luigi Rezzuti   Solo per la squadra del Napoli  il 2017 non ha portato sfortuna, anzi ha dimostrato che la forza dei...
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L’ELEFANTE  E  LA  FORMICA, di  Eleonora  Bellini   di Luigi Alviggi     Questo lavoro rinnova la memoria su Mohandas Gandhi (1869–1948), il Mahatma...
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Miti napoletani di oggi.6

IL CIBO DELLE FESTE

 

di Sergio Zazzera

 


E' universalmente nota l’abbondanza di ricette della cucina tradizionale napoletana, molte delle quali non possono (meglio, non devono) mancare sulla tavola in determinate ricorrenze. Si nun se fa accussì, nun è Natale, titola Renato Ribaud, nel descrivere il pranzo natalizio tradizionale dei napoletani; ma come l’assenza di capitone e struffoli in questa occasione sarebbe deprecabile, così non è concepibile Carnevale senza lasagna, sanguinaccio e migliaccio, o Pasqua senza beneditto (antipasto di salame, uova sode e ricotta salata) né pastiera, o Lunedì in Albis senza casatiello, o San Giuseppe senza zeppole, o Giorno dei morti senza torrone, e così via. Basti dire che vi fu un tempo in cui ci si era inventati addirittura la "vigilia" della festività dell’Assunta, col relativo "obbligo" di cibarsi esclusivamente di pane e melone.

Credo che sarebbe eccessivo in siffatte ipotesi il ricorso al concetto totemico di = "pasto sacro" (= "mangiare la divinità"), noto agli studi di antropologia. Viceversa, la motivazione reale di questi comportamenti è da individuare in un tempo in cui le ristrettezze economiche che caratterizzavano la quota medio-bassa della popolazione napoletana trovavano il loro sfogo in un semel (o quasi) in anno, nel quale ci si poteva abbandonare a "stravizi" alimentari. Sul che, poi, s’innesta il "falso linguaggio" che rende queste consuetudini un "mito di oggi": il popolo, infatti, continua ad asserire di comportarsi così "per devozione", benché sia un po’ difficile ammettere che al Signore possa tornare gradito che quel popolo festeggi la sua nascita o la sua resurrezione, cibandosi rispettivamente di roccocò e paste reali o di tagliolini in brodo e spezzatino d’agnello.

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