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PREVISIONI PER L’ESTATE 2019   di Luigi Rezzuti   Arrivano sempre più conferme su quella che sarà un’estate bollente, con caldo insopportabile, ...
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo Quando a Napoli cadevano le bombe   Lo spettacolo “Quando a Napoli cadevano le bombe”, ideato, scritto e diretto...
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Infanzia di Giambattista Vico   di Antonio La Gala   In passato si credeva che Giambattista Vico fosse nato nella piazza dei Girolamini e lì, nel...
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L’ORA  DI  AGATHE di Anne Cathrine Bomann   di Luigi Alviggi   Siamo in un piccolo centro francese, negli anni 40 delsecolo scorso, al termine...
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IMPATTO AMBIENTALE DEL PETROLIO IN TERRA E IN MARE   Il 6 febbraio 2016, alle ore 17.00, il Museo del Mare di Napoli presenta: IMPATTO AMBIENTALE DEL...
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Villa Regina al Vomero    di Antonio La Gala   Le residenze, che in età vicereale cominciarono ad insediarsi sulla collina vomerese, si...
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SHARING ART 2021   Mercoledì, 7 luglio, alle ore 18, in Via Civita, 5 Pompei, si terrà la conferenza stampa di presentazione della rassegna SHARING...
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Luca Postiglione. La vita come un sogno dorato   di Antonio La Gala   Luca Postiglione (1876-1936) fu un artista - pittore e poeta - attivo nei...
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Miti napoletani di oggi.61 IL "DIVARIO TRA LE CLASSI SOCIALI"   di Sergio Zazzera     Mai come a Napoli si è fatto registrare in maniera tanto...
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Miti napoletani di oggi.6

IL CIBO DELLE FESTE

 

di Sergio Zazzera

 


E' universalmente nota l’abbondanza di ricette della cucina tradizionale napoletana, molte delle quali non possono (meglio, non devono) mancare sulla tavola in determinate ricorrenze. Si nun se fa accussì, nun è Natale, titola Renato Ribaud, nel descrivere il pranzo natalizio tradizionale dei napoletani; ma come l’assenza di capitone e struffoli in questa occasione sarebbe deprecabile, così non è concepibile Carnevale senza lasagna, sanguinaccio e migliaccio, o Pasqua senza beneditto (antipasto di salame, uova sode e ricotta salata) né pastiera, o Lunedì in Albis senza casatiello, o San Giuseppe senza zeppole, o Giorno dei morti senza torrone, e così via. Basti dire che vi fu un tempo in cui ci si era inventati addirittura la "vigilia" della festività dell’Assunta, col relativo "obbligo" di cibarsi esclusivamente di pane e melone.

Credo che sarebbe eccessivo in siffatte ipotesi il ricorso al concetto totemico di = "pasto sacro" (= "mangiare la divinità"), noto agli studi di antropologia. Viceversa, la motivazione reale di questi comportamenti è da individuare in un tempo in cui le ristrettezze economiche che caratterizzavano la quota medio-bassa della popolazione napoletana trovavano il loro sfogo in un semel (o quasi) in anno, nel quale ci si poteva abbandonare a "stravizi" alimentari. Sul che, poi, s’innesta il "falso linguaggio" che rende queste consuetudini un "mito di oggi": il popolo, infatti, continua ad asserire di comportarsi così "per devozione", benché sia un po’ difficile ammettere che al Signore possa tornare gradito che quel popolo festeggi la sua nascita o la sua resurrezione, cibandosi rispettivamente di roccocò e paste reali o di tagliolini in brodo e spezzatino d’agnello.

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