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Miti napoletani di oggi.75 IL PRESEPE   di Sergio Zazzera   Se torno, ancora una volta, sul tema del Presepe, ciò è dovuto, essenzialmente, alla...
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Andiamo a Teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   Antonio Poli debutta nel ruolo de Il Duca di Mantova nella nuova produzione di “Rigoletto”, in scena...
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Il tempo del vino e delle rose - Caffè letterario piazza Dante 44/45, Napoli - Info 081 014 5940   Giovedì 10 ottobre ore 18:30 Maria Grazia Gugliotti,...
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“L’UOMO NELLA STORIA”   Giovedì 14 dicembre 2017, alle ore 19,00 la ModartGallery di SABINALBANO, salita Vetriera, 15 Napoli, presenta la mostra...
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Campionato di calcio di serie A   di Luigi Rezzuti   Dove eravamo rimasti? Alla 27esima giornata di campionato di serie A, quando la pandemia da...
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E’ MORTO GIGI PROIETTI   di Luigi Rezzuti   Nel cordoglio di tanti, si è spento, per problemi cardiaci, Gigi Proietti, all’età di 80 anni, proprio...
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VACCINARE I MAGISTRATI   di Sergio Zazzera   Potrebbe sembrare l’ottava opera di misericordia, e forse lo è. I magistrati – e, in maniera...
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Villa Regina al Vomero    di Antonio La Gala   Le residenze, che in età vicereale cominciarono ad insediarsi sulla collina vomerese, si...
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ARTISTI DI STRADA   di Luigi Rezzuti   Mangiano il fuoco o ingoiano spade, raccontano storie, incantano con musica e perfino con la magia. Artisti...
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Miti napoletani di oggi.7

LO SCUGNIZZO DELLE QUATTRO GIORNATE

 

di Sergio Zazzera

 


Una maniera oleografica di affrontare il tema delle Quattro Giornate di Napoli ha fatto dello scugnizzo una sorta di simbolo dell’insurrezione dedicando alla sua immagine finanche il monumento ufficiale, realizzato da Marino Mazzacurati (1963) e collocato in piazza della Repubblica, alla medesima maniera in cui alla sua figura è riservato un ruolo di primo piano nel film di Nanni Loy, Le Quattro Giornate di Napoli (1962). In altri termini, sembrerebbe quasi che a ribellarsi alla violenza nazifascista a Napoli, prima città in Europa, sia stato soltanto un manipolo di ragazzini, che l’odierno sociologo definirebbe “a disagio”.

Ed è proprio qui il nocciolo del mito. Non v’è dubbio, infatti, che giovanissimi napoletani, provenienti anche da famiglie e ambienti estremamente popolari, abbiano contribuito all’espulsione del nemico-già-alleato, talvolta cadendo anche in combattimento: fra tutte giova ricordare le figure di Filippo Illuminato e di Gennarino Capuozzo. Alla liberazione di Napoli, però, provvide l’intera popolazione – uomini e donne, giovani e anziani, perfino il clero, ciascuno nel ruolo a sé più confacente –, per una motivazione, che non era soltanto politica, bensì anche economica, giacché, proprio come nel 1647, anche nel 1943 una guerra insensata aveva indotto tra il popolo napoletano la fame. Ma ciò che più spiace è il fatto che ad alimentare questo mito sia stata la penna dello scrittore e artista Edoardo Pansini, padre di Adolfo, che fu la più illustre fra le vittime dell’episodio conclusivo della rivolta, vale a dire, l’eccidio di Pezzalonga, quasi che il ruolo di tutta la rimanente parte della popolazione della città fosse stato di mero contorno.

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