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“Pagine” di Vincenzo Aulitto e Francesco Lucrezi     Mercoledì 13 dicembre 2017 alle ore 17 presso Movimento Aperto, via Duomo  290/c Napoli si...
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Gianfranco PECCHINENDA, Come se niente fosse   di Luigi Alviggi   Undici racconti aprono lo sguardo su una serie di scenari ove le differenze tra...
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Miti napoletani di oggi.41 L’IDENTITA’ NAPOLETANA   di Sergio Zazzera   L’antropologia definisce l’identità come «patrimonio da conservare» e, in...
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 Andiamo a Teatro a cura di Marisa Pumpo Pica    Mutaverso Teatro Al Giullare "Nella gioia e nel dolore"   Al teatro “Il Giullare” (via Vernieri,...
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RITROVARSI  A  PARIGI di   Gaito  Gazdanov   Di Luigi Alviggi   Gaito Gazdanov (San Pietroburgo, 1903 – 1971), figlio di un guardaboschi, nel 1920...
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SERGIO ZAZZERA, Broccolincollina. Fatti, figure e luoghi della collina vomerese (Napoli, Cuzzolin, 2016), pp. 200, €. 13,00.   recensione di Mimmo...
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Eleganza   di Mariacarla Rubinacci   Finalmente ha fatto il suo trionfale ingresso la stagione calda/tiepida, dato che alcuni momenti di pioggia...
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IL PROFESSORE VITO TELESE

 

di Peppe Iannicelli

 

Il professore Vito Telese è un  personaggio straordinario.

Ama il calcio, il latino e le canzoni classiche napoletane.

La sua passione calcistica ha i colori della Battipagliese ( è nato nella Piana del Sele) e della Salernitana ( vive da anni nel capoluogo), ma guarda con simpatia anche alla casacca azzurra del Napoli.

Bravo, un esempio di Campania Felix calcistica. Telese è l’archetipo del dotto non saccente, dello studioso, capace di rendere divertente anche la fatica dell’apprendere.

Lo sanno bene le migliaia di alunni che ha formato dalla sua cattedra. Lo sanno bene coloro che, dapprima con stupore poi con crescente entusiasmo, l’hanno ascoltato al pianoforte.

Le sue dita scorrono agili sui tasti bianchi e neri, dalla sua bocca sgorgano le melodie più belle della canzone partenopea tradotte in latino.

Altro che lingua morta! Il professore Telese riesce, con le sue traduzioni originali, a rendere in pieno tutto il sentimento di canzoni immortali.

Volete un esempio ? Ecco la celebre strofa di ‘O sole mio” tradotta nella lingua di Virgilio.

 

Ma n’atu sole  cchiù bello, oj né,

’o sole mio- sta ’nfronte a te!

’O sole, ’o sole mio

Sta ’nfronte a te, sta ’nfronte a te!

 

Sed alter sol / pùlchrior, o mea,

meus proprius sol / est in tua fronte!

Et sol / meus proprius sol

est in tua fronte /  est in tua fronte!

 

Ed ancora,  il Monastero di Santa Chiara con la sua carica di nostalgia:

 

Verum non est!... Crèdere nolo!…

Ac Neapolim redìre_ego percùpio…

Sed fàciam quid? Valde me terret eo redìre!

 

No, nun è overo!… No, nun ce crero!…

E mmoro pe’ ’sta smania  ’e turna’ a Nnapule…

Ma ch’ aggia fa’? Me fa paura ’e ce turna’!

 

Il repertorio telesiano si estende a tutto il pentagramma partenopeo.

Tanto amore per Napoli e per la sua cultura merita una standing ovation.

Ci serve a ricordare le gloriose radici di una tradizione artistica e letteraria che troppe volte finisce nell’oblio, soffocata tra cumuli di rifiuti, malaffare e becera violenza metropolitana.

Quando viene la voglia di scappare da Napoli, un pensiero poetico può aiutare a sopportare la durezza del vivere quotidiano.

Certo una finta di Maradona scioglie il sangue delle vene, ma una rete di Higuain o una rasoiata di Hamsik possono comunque riscaldare il cuore.

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