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"IL COMANDANTE BULOW"     (Gennaio 2019)
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La D’Ovidio Nicolardi fa il pieno all’open day   di Annamaria Riccio   Grande affluenza di genitori e studenti che, in una piovosa mattinata di...
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Associazione lucana “Giustino Fortunato” - Incontro con l’autore e reading   Segnaliamo la presentazione del libro di Antonio Giambersio, Odissea....
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Georges Bataille. Vita, personalità e formazione culturale   di Gabriella Pagnotta   Georges Bataille nasce a Billom nel Puy–de–Dôme il 10 settembre...
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UNA SORGENTE DI ACQUA DOLCE IN MEZZO AL MARE   di Luigi Rezzuti   Nella splendida costa orientale della Sardegna, tra le splendide calette del Golfo...
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IL MUGNAIO   di Luigi Rezzuti   Due fratelli, due scugnizzi napoletani, di quelli D.O.C., si erano trasferiti, insieme alle loro famiglie, in un...
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L’altra faccia della medaglia   di Romano Rizzo   In questa rubrica cercheremo di presentarvi, di alcuni poeti, un lato poco conosciuto.   Gennaro...
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Spigolature   di Luciano Scateni   Chi si arricchisce con la fornitura di armi al terrorismo? Non si ha notizia di inchieste giornalistiche sulla...
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GRETA THUNBERG, l’Eroina del 2019   di Mariacarla Rubinacci       Irriverente, sfidante dei leader del mondo, inermi nella loro incapacità di...
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SALUTE E BENESSERE Dipendenza sessuale on line   di Manuela Morra   Il mondo virtuale, tanto vantaggioso per molteplici aspetti della vita di...
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Miti napoletani di oggi.9

CAPRI

 

di Sergio Zazzera

 


Fin troppo scontato sarebbe il riferimento al “mito” di Capri nell’antichità, vale a dire, quello omerico che ne ha fatto l’isola delle Sirene. Oggi, viceversa, la sua essenza mitica è l’effetto della perdita dell’identità originaria, in conseguenza dei progressivi mutamenti che le ha impresso una ipervocazione turistica, che credo non sia azzardato definire, almeno per qualche verso, malintesa.

Ernesto Mazzetti ritiene d’individuare il “mito contemporaneo” di Capri (ma anche d’Ischia e di Procida) in «storia, paesaggi naturali, preesistenze archeologiche, architetture tipiche, vicende di personaggi della cultura, dell’arte e della stravaganza». Tutto ciò, però, a ben guardare, piuttosto che il mito, costituisce la realtà dell’isola, la cui storia, d’altronde, in quanto λόγος, lungi dal costituirne un elemento, gli si contrappone.

Ora, per riprendere il filo del discorso, dopo che i vari Kopitsch, Krupp, Fersen, Munthe e via dicendo scoprirono Capri e se ne innamorarono, la popolazione dell’isola non ha saputo fare di meglio che sottoporre la stessa a una successione d’interventi di maquillage ambientale, che ne hanno modificato il volto profondamente, in senso negativo. In realtà, la sua visione dall’esterno, cioè dal mare, ne trasmette un’immagine complessiva, tutto sommato, apparentemente immutata. Viceversa, è la visione ravvicinata, che se ne riceve attraversandone le strade, quella che ne comunica appieno la sensazione di falsità del linguaggio (beninteso, figurato), significata da un’architettura non più spontanea, da vetrine degne di negozi di via Veneto, da strutture ricettive di stile hollywoodiano, destinate a soddisfare, attraverso un autosacrificio finalizzato esclusivamente al tornaconto economico di épater le bourgeois, le pretese di una clientela turistica poco disposta a separarsi, foss’anche per un tempo breve, dagli agi metropolitani cui è abituata.

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