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Antichi giardini di ville campane   di Antonio La Gala   Spesso nel visitare qualche antica villa napoletana o campana restiamo colpiti dal...
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Ma a me, lei ci pensa ancora?   di Luigi Rezzuti   Francesco aveva quindici anni. Erano gli anni dei primi innamoramenti, amori teneri di un ragazzo...
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PREMIO NAZIONALE DI POESIA "SALVATORE CERINO"     (Dicembre 2018)
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Andiamo a teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   L’iniziativa di  erreteatro, “Mutaverso al tuo Natale, regala il teatro”, che suggerisce a chi è a...
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Campionato di calcio di serie A, Stagione 2017/2018   di Luigi Rezzuti   Quasi tutti sanno degli stipendi percepiti dai calciatori, ma in pochi sanno...
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Miti napoletani di oggi.58 IL CORTEO FUNEBRE   di Sergio Zazzera   Un mattino qualsiasi di un giorno qualsiasi, in una strada qualsiasi di un...
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ESTATE  2017   di Luigi Rezzuti     L’Italia bruciava: un esercito di piromani ha incendiato varie località arrecando danni ingenti. I fiumi erano...
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MARISA  PAPA  RUGGIERO, JOCHANAAN   Martedì, 11 aprile, alle ore 17, presentazione del poemetto "Jochanaan",  di Marisa  Papa  Ruggiero, edito da...
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Miti napoletani di oggi.9

CAPRI

 

di Sergio Zazzera

 


Fin troppo scontato sarebbe il riferimento al “mito” di Capri nell’antichità, vale a dire, quello omerico che ne ha fatto l’isola delle Sirene. Oggi, viceversa, la sua essenza mitica è l’effetto della perdita dell’identità originaria, in conseguenza dei progressivi mutamenti che le ha impresso una ipervocazione turistica, che credo non sia azzardato definire, almeno per qualche verso, malintesa.

Ernesto Mazzetti ritiene d’individuare il “mito contemporaneo” di Capri (ma anche d’Ischia e di Procida) in «storia, paesaggi naturali, preesistenze archeologiche, architetture tipiche, vicende di personaggi della cultura, dell’arte e della stravaganza». Tutto ciò, però, a ben guardare, piuttosto che il mito, costituisce la realtà dell’isola, la cui storia, d’altronde, in quanto λόγος, lungi dal costituirne un elemento, gli si contrappone.

Ora, per riprendere il filo del discorso, dopo che i vari Kopitsch, Krupp, Fersen, Munthe e via dicendo scoprirono Capri e se ne innamorarono, la popolazione dell’isola non ha saputo fare di meglio che sottoporre la stessa a una successione d’interventi di maquillage ambientale, che ne hanno modificato il volto profondamente, in senso negativo. In realtà, la sua visione dall’esterno, cioè dal mare, ne trasmette un’immagine complessiva, tutto sommato, apparentemente immutata. Viceversa, è la visione ravvicinata, che se ne riceve attraversandone le strade, quella che ne comunica appieno la sensazione di falsità del linguaggio (beninteso, figurato), significata da un’architettura non più spontanea, da vetrine degne di negozi di via Veneto, da strutture ricettive di stile hollywoodiano, destinate a soddisfare, attraverso un autosacrificio finalizzato esclusivamente al tornaconto economico di épater le bourgeois, le pretese di una clientela turistica poco disposta a separarsi, foss’anche per un tempo breve, dagli agi metropolitani cui è abituata.

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