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ANNO 2017   di Luigi Rezzuti   Diciamoci la verità, stavamo aspettando tutti la fine dell’anno 2017. In molti attendevamo il 31...
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Ma a me, lei ci pensa ancora?   di Luigi Rezzuti   Francesco aveva quindici anni. Erano gli anni dei primi innamoramenti, amori teneri di un ragazzo...
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AMERICA’S  CUP SENZA LUNA ROSSA   di Luigi Rezzuti   “Nello  sport come nella vita, non si può ricorrere sempre al compromesso del compromesso” dice...
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“ULTIMO TOCCO”   Mercoledì 23 marzo 2016, alle ore 18, nella sede della Fondazione Humaniter (piazza Vanvitelli, 15 - Napoli - I piano, aula 11),...
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CAMPIONATO DI CALCIO DI SERIE A   di Luigi Rezzuti   Ormai siamo all’ultimo giro di boa del campionato di calcio di serie A. La Juventus ha già vinto...
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Città della Scienza rinasce dalle sue ceneri Corporea e il Planetario 3D   di Luciana Alboreto   Napoli, come da ogni evento nefasto, rinasce...
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La Germania necessitata   di Marisa Pumpo   Sinossi del libro La Germania necessaria Nel 2012 la Germania non si presentava più solo quale attore...
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Il cervello anarchico – Enzo Soresi   di Luciana Alboreto   SIN è la sigla della “Società Italiana di Neurologia” che, dal 14 al 20 marzo 2016,...
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Tanto va la gatta al lardo… Giro di boia per il Santone Samuele   di Luigi Rezzuti   Sulle pagine de “IL VOMERESE” del mese di marzo 2016,...
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CHIUSO IL CALCIO MERCATO INVERNALE   di Luigi Rezzuti   Si è concluso il calcio mercato invernale 2017. Quest’anno, a differenza delle passate...
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Miti napoletani di oggi.9

CAPRI

 

di Sergio Zazzera

 


Fin troppo scontato sarebbe il riferimento al “mito” di Capri nell’antichità, vale a dire, quello omerico che ne ha fatto l’isola delle Sirene. Oggi, viceversa, la sua essenza mitica è l’effetto della perdita dell’identità originaria, in conseguenza dei progressivi mutamenti che le ha impresso una ipervocazione turistica, che credo non sia azzardato definire, almeno per qualche verso, malintesa.

Ernesto Mazzetti ritiene d’individuare il “mito contemporaneo” di Capri (ma anche d’Ischia e di Procida) in «storia, paesaggi naturali, preesistenze archeologiche, architetture tipiche, vicende di personaggi della cultura, dell’arte e della stravaganza». Tutto ciò, però, a ben guardare, piuttosto che il mito, costituisce la realtà dell’isola, la cui storia, d’altronde, in quanto λόγος, lungi dal costituirne un elemento, gli si contrappone.

Ora, per riprendere il filo del discorso, dopo che i vari Kopitsch, Krupp, Fersen, Munthe e via dicendo scoprirono Capri e se ne innamorarono, la popolazione dell’isola non ha saputo fare di meglio che sottoporre la stessa a una successione d’interventi di maquillage ambientale, che ne hanno modificato il volto profondamente, in senso negativo. In realtà, la sua visione dall’esterno, cioè dal mare, ne trasmette un’immagine complessiva, tutto sommato, apparentemente immutata. Viceversa, è la visione ravvicinata, che se ne riceve attraversandone le strade, quella che ne comunica appieno la sensazione di falsità del linguaggio (beninteso, figurato), significata da un’architettura non più spontanea, da vetrine degne di negozi di via Veneto, da strutture ricettive di stile hollywoodiano, destinate a soddisfare, attraverso un autosacrificio finalizzato esclusivamente al tornaconto economico di épater le bourgeois, le pretese di una clientela turistica poco disposta a separarsi, foss’anche per un tempo breve, dagli agi metropolitani cui è abituata.

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