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GLI ALLENATORI ITALIANI FUGGONO DAL

CAMPIONATO

 

di Luigi Rezzuti

 

Attualmente sono sette gli allenatori italiani andati ad allenare all’estero e più precisamente: Trapattoni, ingaggiato dal Real Madrid, per la cifra di 13,5 milioni di euro a stagione; Marcello Lippi, prossimo al bis quale campione di Cina con il Guangzhon, per 10 milioni di euro; Fabio Capello, commissario tecnico della nazionale russa, per l’equivalente di 7,8 milioni di euro;  Mancini, nel 2011 – 2012, ha condotto il Manchester City alla conquista dello scudetto inglese dopo 44 anni;  Ancellotti, al Chelsea dal 2009 al 2011, è passato al Paris Saint Germain, da giugno allena il Real Madrid; Zenga, 15 anni come allenatore, di cui tre in Italia e i restanti tra USA, Romania, Serbia ed Emirati Arabi; Ranieri, il 29 maggio 2012, ha firmato il contratto biennale con la squadra francese del Monaco.

Gli allenatori italiani sono i più ricercati, i più pagati e i più titolati. Ovunque vadano, trasformano le squadre di calcio in macchine da guerra, capaci di inanellare una Coppa dietro l’altra.

Il loro grande successo deriva dall'interpretare il calcio moderno a partire proprio dagli schemi e dalla capacità di adattarli ai giocatori, di approntare le partite sulle caratteristiche degli avversari, di elaborare le tattiche vincenti, di operare meticolosamente sulla preparazione psicologica della rosa, tutte cose sicuramente apprezzate  all’estero.

Molti di loro asseriscono che la fuga all’estero è dovuta allo scarso campionato italiano e agli ultrà, che fanno ancora quello che vogliono e sono liberi di infierire contro tutto e tutti.

In altri paesi le famiglie si recano allo stadio con i loro figlioletti, senza paura di incidenti sugli spalti e fuori dallo stadio.

Bisogna che in Italia le istituzioni e i club prendano una decisione affinché la gente torni ad assistere ad un incontro di calcio in serenità, negli stadi che devono diventare un luogo sicuro ed accogliente.