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L'ARTICOLO 21 DELLA COSTITUZIONE     (Marzo 2019)
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SPARITE 12.000 EDICOLE

 

a cura di Luigi Rezzuti

 

La recessione, le politiche di inasprimento fiscale e la crisi dell’informazione tradizionale hanno colpito duramente la carta stampata. Dal 2005 hanno chiuso 12.000 negozi ed edicole di giornali e periodici. In più, l’ipotesi di un aumento dell’iva per i prodotti  editoriali, sarebbe un nuovo colpo.

Opportunamente la Fenagi Confesercenti lancia l’allarme sull’editoria per il ventilato aumento dell’Iva, dal 4% al 22%, sui prodotti editoriali.

Tutto il settore rischia il disastro, vendite in crollo anche nel 2013, così spariremo prima della carta stampata. A repentaglio un servizio essenziale. Il governo intervenga, blocchi l’aumento iva e confermi gli incentivi per l’informazione”.

Il futuro non promette alcuna ripresa, l’ipotesi di un aumento dell’Iva per i prodotti editoriali si tradurrebbe in un nuovo colpo ai consumi di quotidiani e riviste, che, tra il 2011 e il 2012, hanno già visto un calo, rispettivamente, del 9,5%  e del 6,6%.

Il calo di vendite è un fenomeno cui assistiamo da diversi anni, ma che ha subito un’improvvisa accelerazione a causa della recessione”, spiega il presidente della Fenagi, Giovanni Lorenzetti. Non è un caso che per la carta stampata l’utenza giovanile dei quotidiani sia pari al 22,9%, mentre per gli ultra sessantacinquenni è pari al 52,3%. Ma il rischio è anche l’informazione garantita da giornali e riviste tradizionali che offrono un approfondimento di qualità sui temi più importanti. Secondo le elaborazioni Fenagi – Confesercenti, nel 2005 si contavano sul territorio circa 42mila punti vendita, di cui il 71% rappresentato da chioschi e negozi  prmiscui, mentre la restante quota era ascrivibile alla “nuova rete”, composta da bar, tabaccherie, supermercati, distributori di carburante e altri. Nel 2013, il numero complessivo di punti vendita è calato di 30mila unità. A soffrire è stato soprattutto l’universo delle edicole e dei negozi promiscui, appartenenti alla rete tradizionale, che hanno visto un saldo negativo di 13mila imprese, con un calo del 55% circa del totale. Un crollo di certo non compensato dalla piccolissima crescita (intorno alle 1300 unità) della nuova rete. La crisi della rete, secondo la Fenagi, è conseguente a quella della carta stampata. Nel 2012 i quotidiani hanno registrato ricavi di vendita inferiori del 6,6% rispetto all’anno precedente, mentre per i periodici l’emorragia è stata del 9,5%.

Per il 2013 le stime prevedono un calo di altri 420 milioni di euro per i giornali e di 620 milioni di euro per le riviste: sarà il sesto anno consecutivo di contrazione.

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