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L’intramontabile fascino della dieta mediterranea   di Laura Coluccio *   Maggio e giugno, antichi nemici della tavola e grandi amici di diete e...
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Miti napoletani contemporanei.65 “SUPER-NAPOLI”   di Sergio Zazzera   Qualche tempo fa ho parlato del “mito-Napoli”; come se non bastasse, ora il...
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Garibaldi arrivò in treno   di Antonio La Gala   L'apertura della prima ferrovia italiana, quella da Napoli a Portici, avvenuta il 3 ottobre del...
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PROGRAMMA dei CORSI dell'associazione 1virgola618   Eventi 2018 Percorso di riconoscimento di  ERBE spontanee sabato 3 marzo   ore 14-18con Alberto...
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Miti napoletani di oggi.71 MASANIELLO/-LLI   di Sergio Zazzera   Correva l’anno 1647 quando Tommaso Aniello d’Amalfi, detto “Masaniello”, pescatore...
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Villa Patrizi e S. Stefano   di Antonio La Gala   Fra le due aree collinari contigue, di Posillipo e del Vomero, possiamo individuare una zona di...
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Miti napoletani di oggi.60 ELENA FERRANTE   di Sergio Zazzera   Ora dico una banalità. La storia e il mito sono entrambi prodotti dell’uomo: la...
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CHAMPIONS  LEAGUE “Le vie del Signore sono infinite”   di Luigi Rezzuti   Il Napoli guidato da Sarri è giudicato la migliore squadra che esprime...
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Laura L.C. Allori, Per Amore e per (Il Nido del Gheppio edizioni)   di Nicola Garofano   Finalmente esce, con l’edizione indipendente “Il Nido del...
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Miti napoletani di oggi.64 LA “CITTA' IMPERMEABILE”   di Sergio Zazzera   Walter Benjamin elaborò per Napoli la definizione di «città porosa», nel...
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UNA STORIA CHE INDUCE A RIFLETTERE

Una storia che induce a riflettere

di Luciano Scateni

 

Un imprenditore lombardo deve al fisco centottantamila euro per Iva non versata e il tribunale lo condanna a sei mesi di carcere. Chi è il reprobo che ha frodato lo Stato? E’ un operatore del settore informatico, un uomo che ha creato la propria azienda con sacrifici e risorse proprie, che ha dato lavoro a decine di dipendenti, che ha affrontato il mercato fino a quando la crisi non lo ha travolto. E’ successo che la concorrenza straniera lo ha stretto all’angolo, che i pagamenti per le forniture hanno preso a  tardare con tempi insopportabili, che le banche gli hanno bloccato il credito. L’imprenditore ha dovuto mettere fine all’attività, si è arreso a difficoltà insormontabili nella prosecuzione del lavoro, si è visto nell’impossibilità di pagare le tasse.  Appunto centottanta mila euro. La sua vicenda diventa un caso per merito del Gup che, accolto il ricorso dei legali dell’imprenditore, ha cancellato la condanna. Giusto? Sbagliato? La decisione del magistrato nasce da alcune considerazioni, la principale delle quali è il comportamento leale, onesto, dell’imprenditore che ha riconosciuto il debito nei confronti del fisco e cioè che non ha tentato la strada di giochi di prestigio, adottati da tanti altri per non pagare. Ma la motivazione più coerente è nel riconoscimento che la gestione  amministrativa dell’accusato è stata sempre irreprensibile. Il giudizio del magistrato induce ad altre riflessioni. In questi giorni Maradona prova a contrastare l’Agenzia delle Entrate che gli contesta un debito di trentanove milioni di euro per tasse evase.  In passato altri atleti ricchissimi, oltre che famosi, hanno provato a dribblare il fisco. Solo per fare qualche nome Valentino  Rossi e Messi, il calciatore più pagato del mondo. Maradona si scaglia  contro il fisco e chiede a Sofia Loren come ha potuto aver ragione dell’Agenzia delle Entrate dopo vent’anni di battaglie legali. Non è dato sapere se ha ragione o torto, ma quel che preme mettere in evidenza è la differenza tra chi guadagna montagne di soldi e prova ad evadere le tasse e chi le pagherebbe se non fosse stritolato dalla crisi e dagli effetti collaterali che l’accompagnano.

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