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CARMINE COLELLA ALL'ASSOCIAZIONE LUCANA     La conferenza verterà su Francesco Mauro, illustre lucano di Calvello (Potenza), di cui si era persa...
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Miti napoletani di oggi.56 IL BUGNATO DEL GESU' NUOVO   di Sergio Zazzera   La storia della trasformazione del Palazzo Sanseverino nella chiesa del...
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Cosmopolis   CANZONI POESIA MUSICA ARTE Sarà FESTA al VOMERO, presso la FABRICIA’S FITNESS & DANCE, VENERDI’ 27 MAGGIO 2016, dalle ore 17,00, in...
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SALUTE E BENESSERE Nuovi divieti sul fumo   di Luigi Rezzuti    Dal 2 febbraio sono entrate in vigore le nuove norme previste dal decreto legislativo...
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Spigolature   di Luciano Scateni   L’ottimismo si chiama Apple Indossa il giacchino blu di metalmeccanico, stinto dalla fatica, sbiadita la scritta...
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LUIGI NECCO MUORE ALL’ETA’ DI 83 ANNI   di Luigi Rezzuti   E’ morto Luigi Necco all’ospedale Cardarelli di Napoli per insufficienza respiratoria. I...
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UNA DONNA CHE VENDEVA  POESIE   di Luigi Rezzuti   Eravamo seduti al solito bar, in  attesa di radunarci tutti per la consueta uscita del sabato...
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Andiamo a Teatro a cura di Marisa Pumpo Pica   “Cantare alle ossa” è l’ultimo appuntamento che, venerdì 24 maggio, alle ore 21, al Teatro Diana di...
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L’OSSESSIONE DELLE VACANZE ALL’ESTERO   di Luigi Rezzuti   La vacanza è un diritto inalienabile. Una volta, tanti anni fa, era un lusso solo per...
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Il limite infranto   di Gabriella Pagnotta   Georges Bataille, filosofo francese del secolo scorso, illumina il nostro tempo con le sue riflessioni...
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UNA STORIA CHE INDUCE A RIFLETTERE

Una storia che induce a riflettere

di Luciano Scateni

 

Un imprenditore lombardo deve al fisco centottantamila euro per Iva non versata e il tribunale lo condanna a sei mesi di carcere. Chi è il reprobo che ha frodato lo Stato? E’ un operatore del settore informatico, un uomo che ha creato la propria azienda con sacrifici e risorse proprie, che ha dato lavoro a decine di dipendenti, che ha affrontato il mercato fino a quando la crisi non lo ha travolto. E’ successo che la concorrenza straniera lo ha stretto all’angolo, che i pagamenti per le forniture hanno preso a  tardare con tempi insopportabili, che le banche gli hanno bloccato il credito. L’imprenditore ha dovuto mettere fine all’attività, si è arreso a difficoltà insormontabili nella prosecuzione del lavoro, si è visto nell’impossibilità di pagare le tasse.  Appunto centottanta mila euro. La sua vicenda diventa un caso per merito del Gup che, accolto il ricorso dei legali dell’imprenditore, ha cancellato la condanna. Giusto? Sbagliato? La decisione del magistrato nasce da alcune considerazioni, la principale delle quali è il comportamento leale, onesto, dell’imprenditore che ha riconosciuto il debito nei confronti del fisco e cioè che non ha tentato la strada di giochi di prestigio, adottati da tanti altri per non pagare. Ma la motivazione più coerente è nel riconoscimento che la gestione  amministrativa dell’accusato è stata sempre irreprensibile. Il giudizio del magistrato induce ad altre riflessioni. In questi giorni Maradona prova a contrastare l’Agenzia delle Entrate che gli contesta un debito di trentanove milioni di euro per tasse evase.  In passato altri atleti ricchissimi, oltre che famosi, hanno provato a dribblare il fisco. Solo per fare qualche nome Valentino  Rossi e Messi, il calciatore più pagato del mondo. Maradona si scaglia  contro il fisco e chiede a Sofia Loren come ha potuto aver ragione dell’Agenzia delle Entrate dopo vent’anni di battaglie legali. Non è dato sapere se ha ragione o torto, ma quel che preme mettere in evidenza è la differenza tra chi guadagna montagne di soldi e prova ad evadere le tasse e chi le pagherebbe se non fosse stritolato dalla crisi e dagli effetti collaterali che l’accompagnano.

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