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Miti napoletani di oggi.10

LA “LINEA 6”

 

di Sergio Zazzera

 


Dopo avere snobbato i progetti elaborati da Alfonso Guerra e dalla lucida follia dell’architetto anglo-indo-napoletano Lamont Young, Napoli, prima città in Italia, si dotò nel 1925 di una linea di ferrovia metropolitana. Il percorso da via Gianturco a Pozzuoli, lungo una quindicina di chilometri, sfrutta tuttora la rete di binari della “direttissima” Napoli-Roma, entrata in servizio due anni dopo, tant’è che i napoletani hanno sempre attribuito la denominazione di “Direttissima” a questo servizio ferroviario, che attraversa, fra le altre, le località di Bagnoli, Fuorigrotta e Mergellina.

Frattanto, limitatamente alla tratta da Fuorigrotta a Mergellina, nel 2007 entra in funzione la cosiddetta “Linea 6” della nuova Metropolitana di Napoli, destinata a raggiungere piazza Municipio, passando per la Riviera di Chiaja. Di essa gli ulteriori lavori hanno subito una battuta d’arresto nell’aprile 2013, dopo il crollo del palazzo Guevara, alla Riviera di Chiaja medesima.

Veniamo, però, al relativo mito, il cui “falso linguaggio” consiste nell’aver inteso accreditare la necessità di assicurare un collegamento celere tra Fuorigrotta e piazza Municipio, dove poi il passaggio della “Linea 1” sarebbe destinato a provvedere all’ulteriore collegamento con il Vomero e con la periferia nordorientale della città. Senonché, tra Fuorigrotta (e addirittura Bagnoli) e Mergellina esistevano già la linea di Metropolitana più sopra ricordata (la cosiddetta “Linea 2”) e una di tram, diretta sia verso Poggioreale, che verso San Giovanni a Teduccio, passando per piazza Municipio. Sarebbe stato sufficiente, dunque, potenziare questi servizi, già esistenti, con enorme risparmio economico, senza interdire al traffico veicolare per lungo tempo altrettanto lunghi tratti di strada, né sottoporre a sollecitazioni pseudosismiche gli edifici ivi esistenti, e soprattutto senza offrire un ulteriore contributo al progetto di gemellaggio fra Napoli e Appenzell, città della gruyère.

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