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Il calcio mercato del Napoli   di Luigi Rezzuti   E’ appena terminato il campionato che già si parla di calcio mercato. Il Napoli, classificatosi...
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Il Paesaggio d’Arte - Winterscapes     Mostra Fotografica - Evento organizzato dalla Associazione Aistetikà,  a cura di Franco Lista e Sergio V. Garzia...
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SANITA’ Eppur si muove…   di Loredana Pica   Eppur si muove… qualcosa a Napoli, una città spesso in bilico tra lentezze burocratiche e una tendenziale...
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LA GRANDE MAGIA

 

di Antonio Esposito

 

In scena al Bellini, la Compagnia di Luca De Filippo propone LA GRANDE MAGIA, pirandelliana opera di Eduardo, poco rappresentata, forse troppo all’avanguardia per i primi anni ’50.

L’opera    mette     a   nudo     l’ipocrisia   della società, che impone convenzioni e condizionamenti, e    la debolezza     dell’essere    umano,    poco   propenso  ad affrontare la realtà, alla quale preferisce sfuggire rifugiandosi nell’illusione, al fine di sopravvivere.

Ottima la regia di Luca, che si dimostra impareggiabile    protagonista. Lo spettacolo è fluido, avvincente e tutti gli attori  della    Compagnia  appaiono     perfettamente   all’altezza     nell’  arduo     compito   di rappresentare     una     commedia,  messa in scena  solo dallo   stesso Eduardo  e  da Giorgio Strehler nella metà degli anni 80, al Piccolo Teatro di Milano.

La trama   è   particolarmente   originale.   Il   fantomatico  professor Marvuglia,  esperto  di scienze occulte, interpretato da Luca De Filippo, durante   un esperimento di magia,  fa sparire Zaira    (Carolina Rosi), moglie di  Calogero Di Spelta (Massimo de Matteo), per consentirle di fuggire con il suo amante.

Il professor Marvuglia fa credere all’affranto marito che è egli stesso l’unico responsabile della sparizione  della moglie e che potrà ritrovare sua moglie solo se aprirà, con assoluta fiducia nella fedeltà della moglie, la scatola dove ella è rinchiusa. Se non avrà  fede, all’apertura della scatola la moglie sparirà per sempre.

Passano gli anni e Calogero sprofonda in una   surreale  e   apatica   realtà parallela e,  plagiato dal professor Marvuglia, preferisce credere di essere sospeso nel tempo e parte  di   un gioco di magia, restando  incurante ai  continui richiami alla realtà, che gli pervengono dalla famiglia, che agisce non per il suo bene ma per bassi ed egoistici fini.

Alla fine Zaira   ritorna   pentita   e   confessa  la sua   colpa  ma il marito si rifiuta di riconoscerla e preferisce rifugiarsi   nell’illusione   e   credere che sua moglie sia ancora rinchiusa nella scatola, fedele e  lontana dalle insidie degli altri uomini, piuttosto  che affrontare la realtà e le motivazioni che hanno  spinto sua moglie a lasciarlo.

Rappresentazione sublime. Un’occasione da non  perdere per rivedere un classico più che mai attuale.

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