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Metropolitane napoletane abortite   di Antonio La Gala     Forse non tutti sanno che Napoli stava per dotarsi di metropolitana già a fine Ottocento...
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GLI ESAMI DI MATURITA’*   di Luigi Rezzuti   Ormai siamo prossimi agli esami di maturità che inizieranno, con la prima prova, il 22 giugno e...
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 SPIGOLATURE   di Luciano Scateni   I “no” degli omofobi   Il becero ribellismo della Lega Nord carica Salvini di odio sociale e non ci vuole il...
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IL CALCIO E’ CORROTTO E MALATO   di Luigi Rezzuti   Purtroppo il calcio, il più bel gioco mondiale, seguito dalla maggior parte delle persone, è...
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Pazze strisce pedonali   di Annamaria Riccio   Nella logica delle cose c’è un prodotto che scaturisce da una motivazione, che ne ha indotto...
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SPIGOLATURE   di Luciano Scateni   Olimpiadi: vengo anch’io? No, tu no Il tormentone “olimpiadi sì, olimpiadi no” incrocia uno snodo eclatante.. La...
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Miti napoletani di oggi.64 LA “CITTA' IMPERMEABILE”   di Sergio Zazzera   Walter Benjamin elaborò per Napoli la definizione di «città porosa», nel...
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Miti napoletani di oggi.68 L’attesa del mezzo di trasporto   di Sergio Zazzera   La scena si ripete tutti i giorni, anche più volte nella stessa...
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LA GRANDE MAGIA

 

di Antonio Esposito

 

In scena al Bellini, la Compagnia di Luca De Filippo propone LA GRANDE MAGIA, pirandelliana opera di Eduardo, poco rappresentata, forse troppo all’avanguardia per i primi anni ’50.

L’opera    mette     a   nudo     l’ipocrisia   della società, che impone convenzioni e condizionamenti, e    la debolezza     dell’essere    umano,    poco   propenso  ad affrontare la realtà, alla quale preferisce sfuggire rifugiandosi nell’illusione, al fine di sopravvivere.

Ottima la regia di Luca, che si dimostra impareggiabile    protagonista. Lo spettacolo è fluido, avvincente e tutti gli attori  della    Compagnia  appaiono     perfettamente   all’altezza     nell’  arduo     compito   di rappresentare     una     commedia,  messa in scena  solo dallo   stesso Eduardo  e  da Giorgio Strehler nella metà degli anni 80, al Piccolo Teatro di Milano.

La trama   è   particolarmente   originale.   Il   fantomatico  professor Marvuglia,  esperto  di scienze occulte, interpretato da Luca De Filippo, durante   un esperimento di magia,  fa sparire Zaira    (Carolina Rosi), moglie di  Calogero Di Spelta (Massimo de Matteo), per consentirle di fuggire con il suo amante.

Il professor Marvuglia fa credere all’affranto marito che è egli stesso l’unico responsabile della sparizione  della moglie e che potrà ritrovare sua moglie solo se aprirà, con assoluta fiducia nella fedeltà della moglie, la scatola dove ella è rinchiusa. Se non avrà  fede, all’apertura della scatola la moglie sparirà per sempre.

Passano gli anni e Calogero sprofonda in una   surreale  e   apatica   realtà parallela e,  plagiato dal professor Marvuglia, preferisce credere di essere sospeso nel tempo e parte  di   un gioco di magia, restando  incurante ai  continui richiami alla realtà, che gli pervengono dalla famiglia, che agisce non per il suo bene ma per bassi ed egoistici fini.

Alla fine Zaira   ritorna   pentita   e   confessa  la sua   colpa  ma il marito si rifiuta di riconoscerla e preferisce rifugiarsi   nell’illusione   e   credere che sua moglie sia ancora rinchiusa nella scatola, fedele e  lontana dalle insidie degli altri uomini, piuttosto  che affrontare la realtà e le motivazioni che hanno  spinto sua moglie a lasciarlo.

Rappresentazione sublime. Un’occasione da non  perdere per rivedere un classico più che mai attuale.

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