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 L'AMORE É UN CANE BLU

 

di Paolo Rossi

 

 

Al teatro Bellini, la compagnia “La Corte Ospitale” presenta “L’amore è un cane blu” (la conquista dell’Est), di e con Paolo Rossi, scritto con Stefano Dongetti e Alessandro Mizzi, con la supervisione di Riccardo Piferi; musiche originali di Emanuele Dell’Aquila, eseguite dal vivo da I Virtuosi del Carso (Emanuele Dell’Aquila, Alex Orciari, Stefan Bembi, Denis Beganovic, Mariaberta Blašković, David Morgan).

In un paese dove la passione è scomparsa ovunque, nei legami sentimentali come in quelli con la propria comunità (un tempo chiamavasi politica). Dove il caos regna principesco sia nei rapporti economici che in quelli affettivi: un uomo si perde. Si perde in una notte assolutamente e terribilmente magica sull’altopiano del Carso. Una terra che non conosce anche se c‘era nato a poco più di 300 metri. Tra grotte, fiumi sotterranei, rovi e pietre questo sarà per lui l’unico luogo dove ormai vivono ancora le fiabe degli amanti perduti e delle passioni tradite.

Questo spettacolo è un diario, un disegno, diventerà un film, per ora un concerto visionario popolare lirico e umoristico. Narra di un tragico smarrimento e di una comica rinascita.

Visto che nei miei lavori ha sempre governato la troika attore - persona - personaggio avrebbe potuto intitolarsi “L’uomo che amava le donne”, oppure “L’uomo che non sapeva amare sia le donne che il suo partito”. Non sarebbe stato male “Autobiografia non autorizzata”, perché no, oppure “L’uomo che raccontava barzellette ai sassi”. Pensavo anche “Ti amo ma non sono d’accordo con quello che provo!”, o “Ma cos’è questa crisi?” sottotitolo “ho già i miei problemi”. “Donne contro donne”. “Uomini veri, ma in fuga”.


Invece si chiamerà “L’amore è un cane blu”… che sono entrambi animali molto, ma molto difficili soltanto da immaginare. Ma come si dice: per incontrarli bisogna non perdersi, e per non perdersi il modo migliore è non sapere mai dove andare. Il mio avvocato mi ha suggerito di aggiungere a questa scheda riassunto la frase: “ogni riferimento a persone o fatti realmente esistiti o accaduti è puramente casuale”.

Si sa arrivano momenti in cui i racconti ascoltati nell’infanzia e i sogni e le visoni dell’adolescenza diventano più vividi dei ricordi di vita vissuta lontana o recente o quantomeno spesso si finisce per confonderli. Qui si narrerà di ripartire in ogni trattativa – sia con se stessi, in camera da letto, in piazza o in Parlamento – dalla ricchezza di un palpito coraggioso piuttosto che la misera miseria del soldo e della paura (anche se entrambi hanno la loro importanza, soprattutto la seconda). E questo è quanto.

Io sono un uomo che non deve chiedere più… anche perché da un po’  di tempo mi dicono sempre di no” (aforisma dell’autore).

Nota aggiuntiva registica: la rappresentazione teatrale si avvarrà del prepotente contributo musicale, una vera e propria colonna sonora, dell’orchestra di liscio balcanico “I Virtuosi del Carso” diretta dal sublime maestro Emanuele Dell’Aquila.

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