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UNA DONNA CHE VENDEVA  POESIE   di Luigi Rezzuti   Eravamo seduti al solito bar, in  attesa di radunarci tutti per la consueta uscita del sabato...
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Parlanno ‘e poesia 10   di Romano Rizzo   Giuseppe Cangiano ( 1913/ 1987 )  Giuseppe Cangiano è uno dei tanti, troppi poeti della Napoli di un tempo,...
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“ULTIMO TOCCO”   Mercoledì 23 marzo 2016, alle ore 18, nella sede della Fondazione Humaniter (piazza Vanvitelli, 15 - Napoli - I piano, aula 11),...
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CAMPIONATO DI CALCIO DI SERIE A   di Luigi Rezzuti   Anche quest’anno il campionato di calcio di Serie A, come in quelli precedenti, lo vincerà ancora...
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Andiamo a Teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   Esilio II Stagione Mutaverso Teatro   Venerdì, 17 marzo, all’Auditorium del Centro Sociale di...
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PREMIO SALVATORE CERINO  
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 Andiamo a Teatro a cura di Marisa Pumpo Pica    Mutaverso Teatro Al Giullare "Nella gioia e nel dolore"   Al teatro “Il Giullare” (via Vernieri,...
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SALUTE E BENESSERE Nuovi divieti sul fumo   di Luigi Rezzuti    Dal 2 febbraio sono entrate in vigore le nuove norme previste dal decreto legislativo...
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SVEGLIA! Edizioni Spartaco al Salone internazionale del libro di Torino Lingotto Fiere - Dal 18 al 22 maggio Stand J38   Intenso, corposo, amaro: è...
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UN NATALE DEL DOPOGUERRA   di Luigi Rezzuti   Alla fine del 1945 Napoli era ancora un cumulo di macerie. La città rinasceva lentamente...
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DON FELICE, MAESTRO DI CALLIGRAFIA

 

di Maria Rosaria Peduto

 

La commedia fu scritta da Eduardo Scarpetta e da lui rappresentata per la prima volta nel 1877, con grande successo, al san Carlino di Napoli. Successivamente riadattata da Eduardo De Filippo, suo figlio naturale.

Vi compare per la seconda volta un nuovo personaggio, generato dalla fertile vena comica di Scarpetta, già presentato nella sua precedente commedia: “Feliciello mariuolo de na pizza”, del 1870, e interpretato dallo stesso Scarpetta: Felice Sciosciammocca, che diventerà un’importante maschera del teatro napoletano, rappresentante il piccolo borghese povero, ma ambizioso. Questo personaggio, si affiancherà a pieno titolo a Pulcinella, fino ad allora protagonista indiscusso di numerose farse.

Felice, qui povero maestro di calligrafia, è angustiato dalla precarietà lavorativa ed economica: all’epoca dei fatti, (pur essendo diventata da poco (1861) obbligatoria e gratuita l’istruzione, in tutta l’Italia appena unita), l’alfabetizzazione era ancora gravemente insufficiente, specialmente nell’Italia del sud. Ancora nel 1901 la percentuale degli analfabeti in Italia era del 49%! La situazione lavorativa dei maestri fu un’annosa questione, direi…non ancora risolta!

E forse, anche  in questa precarietà lavorativa sta l’attualità della commedia.

                                                                          

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