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Come fu creata Eva   di Luigi Rezzuti     Fu tutta colpa della depressione di Adamo, il quale, non essendo contento di trovarsi nel Paradiso...
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Convegno dell’Hortus Magnus ai Canottieri di Salerno: “La natura nell’arte pittorica tra scienza ed etica”    Quest’anno il consueto appuntamento con...
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Spigolature   di Luciano Scateni   Odio -Amore e nel mezzo Trump Non è vero che l’incredibile Trump rischi il linciaggio politico globalizzato, ma  i...
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CLAMOROSA INCHIESTA SULLA JUVENTUS   a cura di Luigi Rezzuti   Quando dai social si è saputo che il 22 ottobre 2018 la famosissima trasmissione...
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DON FELICE, MAESTRO DI CALLIGRAFIA

 

di Maria Rosaria Peduto

 

La commedia fu scritta da Eduardo Scarpetta e da lui rappresentata per la prima volta nel 1877, con grande successo, al san Carlino di Napoli. Successivamente riadattata da Eduardo De Filippo, suo figlio naturale.

Vi compare per la seconda volta un nuovo personaggio, generato dalla fertile vena comica di Scarpetta, già presentato nella sua precedente commedia: “Feliciello mariuolo de na pizza”, del 1870, e interpretato dallo stesso Scarpetta: Felice Sciosciammocca, che diventerà un’importante maschera del teatro napoletano, rappresentante il piccolo borghese povero, ma ambizioso. Questo personaggio, si affiancherà a pieno titolo a Pulcinella, fino ad allora protagonista indiscusso di numerose farse.

Felice, qui povero maestro di calligrafia, è angustiato dalla precarietà lavorativa ed economica: all’epoca dei fatti, (pur essendo diventata da poco (1861) obbligatoria e gratuita l’istruzione, in tutta l’Italia appena unita), l’alfabetizzazione era ancora gravemente insufficiente, specialmente nell’Italia del sud. Ancora nel 1901 la percentuale degli analfabeti in Italia era del 49%! La situazione lavorativa dei maestri fu un’annosa questione, direi…non ancora risolta!

E forse, anche  in questa precarietà lavorativa sta l’attualità della commedia.

                                                                          

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