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OPERAZIONE SAN GENNARO   di Sergio Zazzera     Non è del film di Dino Risi che intendo occuparmi, bensì della recente vicenda del decreto del...
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“Plenitude”   Sabato 5 Maggio 2018, alle ore 17.30, sarà inaugurata la mostra, a cura di Maurizio Vitiello, “Plenitude” con opere recenti del giovane...
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Miti napoletani di oggi.44 Labirinto napoletano   di Sergio Zazzera   Il mito classico del labirinto è noto a tutti: l’assatanata Pasifae si lascia...
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LUCI D’ARTISTA A NATALE   di Luigi Rezzuti   Benvenuti all’evento più atteso dell’anno: “Luci d’artista”, la più spettacolare e suggestiva...
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Miti napoletani di oggi.47 LE PISTE CICLABILI   di Sergio Zazzera   Se dovessi azzardarmi ad affermare che il balcone di casa mia è un palcoscenico...
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I PONTI DEL 2019   di Ilaria Rezzuti   Un nuovo anno è arrivato e vogliamo divertirci a suggerire ai lettori de “ILVOMERESE” qualche accattivante...
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Come fu creata Eva   di Luigi Rezzuti     Fu tutta colpa della depressione di Adamo, il quale, non essendo contento di trovarsi nel Paradiso...
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Miti napoletani di oggi.59 LE INAUGURAZIONI   di Sergio Zazzera   28 marzo 2011: al Vomero, in località Cacciottoli, si svolge, con grande...
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CAMPIONATO DI CALCIO DI SERIE A   di Luigi Rezzuti   Anche quest’anno il campionato di calcio di Serie A, come in quelli precedenti, lo vincerà ancora...
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La Fundación Escuela Museo Abierto Para El Mundo a “Il ramo d’oro”   Per i 25 anni della propria attività la Fundación Escuela Museo Abierto Para El...
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IL MAIALE

 

di Peppe Iannicelli

 

Vorrei tesser le lodi di un invero molto nobile animale, il più utile di tutti: il maiale. Ritorno così alla mia infanzia semi-contadina quando nel momento più freddo dell’inverno si ammazzava il suino. O meglio ci pensava mio nonno Gennaro, qualche volta anche mio padre Domenico, a fargli la festa. Lo teneva calmo con un pugno di ghiande fino al momento d’issarlo sul tavolaccio. Un colpo preciso alla giugulare ed il sangue fiottava liberando i muscoli. Era necessaria una morte sì dolorosa perché la carne rendesse al meglio. Nonno Gennaro dirigeva la lavorazione con piglio di feldmaresciallo. Guai se una donna con il ciclo avesse toccato la carne, guai se qualche nipote petulante avesse osato disturbare la salagione o le legature. Solo a me era consentito il privilegio di lavorare la carne più pregiata per tirarne fuori salami da usare in caso – non sia mai -  di guai familiari, per un medico, un avvocato, un assessore. Che meraviglia i primi assaggi di frattaglie, la braciola di cotenna, le costolette, il lardo con le patate ed i peperoni sott’aceto. Sono passati almeno cinque lustri, ma sembra ieri. Rivedo i coltellacci, le budella da riempire, la testa di maiale con l’arancia tra le fauci, esposta alla finestra, la vescica riempita di sugna. Sento il tepore del fuoco che ardeva nel cammino, gioco con il vapore che si sprigionava dai calderoni d’acqua bollente, che serviva per ammorbidire il vello del maiale per poterlo ripulire ben bene. Erano giorni di festa quelli dell’uccisione del maiale. Giorni grassi d’unto e di ritrovati rapporti familiari e di vicinato. Era una mobilitazione generale per tener fermo il maiale sul tavolaccio e poi lavorarne la carne. I più piccoli venivano mandati in giro con i “pruvaruli”, le primizie di salsiccia, i piatti con il sanguinaccio. Nonno Gennaro se n’è andato pochi mesi dopo il terremoto del 1980. Il maiale abbiamo cominciato ad acquistarlo già morto, dal macellaio, in quantità sempre più limitate, anno dopo anno. Alla fine le salsicce abbiamo finito col  comprarle al supermercato, il sanguinaccio è stato bandito dopo le innumerevoli epidemie e delle frattaglie di maiale la salute suggerisce di non abusare. Sono cresciuto e del mio piccolo mondo antico resta solo qualche ricordo per nulla sbiadito, ma quei sapori e quell’atmosfera festosa non li ho più ritrovati.

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