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NATALE A NAPOLI   di Luigi Rezzuti   Natale è alle porte e,  come ogni anno, si pone il dilemma: albero di Natale, con i suoi lampioncini, i nastri,...
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Miti napoletani di oggi. 54 IL "DASPO URBANO"   di Sergio Zazzera   In attuazione della Convenzione Europea di Strasburgo del 19 agosto 1985, al...
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SILVIO PERRELLA IN VIAGGIO NELLA LETTERATURA ITALIANA   Alla Feltrinelli di piazza dei Martiri, giovedì 9 giugno dalle ore 18, Silvio Perrella in...
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AL MUSEO DUCA DI MARTINA   (Febbraio 2017)
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UN NATALE DA FAVOLA   Domenica 18 dicembre, ore 10-13, Giardini dell'Ippodromo di Agnano, presso Mercatino Contadino, lettura di favole di Natale...
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Ferdinando aveva due Sicilie   di Antonio La Gala   Perché i Borbone erano re di Due Sicilie, visto che esiste una sola Sicilia? Per capirlo...
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Rock Events presenta: Emilio Rez Special Live Show 2017 NONSOLOCAFFÈ RELOAD di TORRE ANNUNZIATA   di Nicola Garofano   Continua, con grande...
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"Donne e dintorni" a Cetara il 6 marzo   di Claudia Bonasi   Cetara anticipa la festa delle donne e presenta domenica 6 marzo, alle ore 18, presso...
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Maturità alle porte - Riflessioni di una studentessa   di Irene Del Gaudio   Sono una studentessa. Liceale, ancora per poco. Si avvicina...
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IL MAIALE

 

di Peppe Iannicelli

 

Vorrei tesser le lodi di un invero molto nobile animale, il più utile di tutti: il maiale. Ritorno così alla mia infanzia semi-contadina quando nel momento più freddo dell’inverno si ammazzava il suino. O meglio ci pensava mio nonno Gennaro, qualche volta anche mio padre Domenico, a fargli la festa. Lo teneva calmo con un pugno di ghiande fino al momento d’issarlo sul tavolaccio. Un colpo preciso alla giugulare ed il sangue fiottava liberando i muscoli. Era necessaria una morte sì dolorosa perché la carne rendesse al meglio. Nonno Gennaro dirigeva la lavorazione con piglio di feldmaresciallo. Guai se una donna con il ciclo avesse toccato la carne, guai se qualche nipote petulante avesse osato disturbare la salagione o le legature. Solo a me era consentito il privilegio di lavorare la carne più pregiata per tirarne fuori salami da usare in caso – non sia mai -  di guai familiari, per un medico, un avvocato, un assessore. Che meraviglia i primi assaggi di frattaglie, la braciola di cotenna, le costolette, il lardo con le patate ed i peperoni sott’aceto. Sono passati almeno cinque lustri, ma sembra ieri. Rivedo i coltellacci, le budella da riempire, la testa di maiale con l’arancia tra le fauci, esposta alla finestra, la vescica riempita di sugna. Sento il tepore del fuoco che ardeva nel cammino, gioco con il vapore che si sprigionava dai calderoni d’acqua bollente, che serviva per ammorbidire il vello del maiale per poterlo ripulire ben bene. Erano giorni di festa quelli dell’uccisione del maiale. Giorni grassi d’unto e di ritrovati rapporti familiari e di vicinato. Era una mobilitazione generale per tener fermo il maiale sul tavolaccio e poi lavorarne la carne. I più piccoli venivano mandati in giro con i “pruvaruli”, le primizie di salsiccia, i piatti con il sanguinaccio. Nonno Gennaro se n’è andato pochi mesi dopo il terremoto del 1980. Il maiale abbiamo cominciato ad acquistarlo già morto, dal macellaio, in quantità sempre più limitate, anno dopo anno. Alla fine le salsicce abbiamo finito col  comprarle al supermercato, il sanguinaccio è stato bandito dopo le innumerevoli epidemie e delle frattaglie di maiale la salute suggerisce di non abusare. Sono cresciuto e del mio piccolo mondo antico resta solo qualche ricordo per nulla sbiadito, ma quei sapori e quell’atmosfera festosa non li ho più ritrovati.

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