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Il giudice di pace

 

di Luigi Rezzuti

 

Quella volta il postino non bussò tre volte alla porta perché era già aperta … e mi consegnò una cartella esattoriale, inviatami dall’Equitalia.

Quando lessi che mi chiedevano il pagamento di due milioni e mezzo di lire, per un lungo elenco di multe stradali, stavo per svenire.

In un primo momento pensai subito alle famose cartelle pazze dell’Equitalia, invece erano proprio multe per infrazione stradali.

Mi recai subito da un avvocato che mi consigliò, innanzitutto, di andare al comando dei vigili urbani per chiedere le fotocopie dei verbali e controllare chi avesse firmato le ricevute delle raccomandate, però mi disse anche che il ricorso poteva essere tanto accettato che rifiutato dal giudice di pace e, di conseguenza, in caso di rigetto, ero tenuto a pagare, oltre la cifra della cartella, anche le spese.

Ebbi l’impressione che l’avvocato non fosse molto sicuro del buon esito del ricorso. Comunque me lo preparò, quasi sotto mia dettatura e andai personalmente a presentarlo in Pretura. Intanto, in attesa di essere convocato dal giudice di pace pensavo e ripensavo al perché non avessi mai ricevuto gli avvisi di pagamento.

Fu così che ad un tratto tutto diventò più chiaro.

 Ricordai di una animata discussione che avevo avuto con due vigili urbani che addirittura era terminata al comando di zona dove io avevo avuto ragione mentre i due vigili erano stati richiamati dal loro comandante.

 Andando via, però, sentii mormorare da uno dei vigili : “Pensi di aver avuto ragione? Conosciamo la tua auto e la tua targa, vedrai”.

 Non ritornai sui miei passi per denunciare i due vigili perché pensai che era stata una frase mormorata per nervosismo,ed invece…

Dopo diversi mesi fui invitato a discutere il ricorso, mi recai in Pretura e, dopo alcuni tentativi, individuai la stanza dove doveva esserci il giudice di pace che doveva accettare o rigettare il mio ricorso.

Il giudice non era ancora arrivato, nella stanza, sopra ad una scrivania, c’erano diverse pratiche. La stanza era gremita di giovani avvocati, ognuno cercava la propria pratica, anch’io cercai il mio ricorso.

 Finalmente giunse il giudice, un uomo di oltre sessant’anni, vestito elegantemente, con i capelli lunghi, tirati indietro con un codino, dal taschino della giacca usciva un fazzolettino di seta bianco.

Insomma era un personaggio che in un primo momento mi fece sorridere ma poi, quando richiamò tutti gli avvocati presenti in quella stanza invitandoli  a tenere un comportamento più civile, il sorriso scomparve dalle mie labbra perché capii il carattere molto severo del giudice.

Iniziarono man mano le varie udienze. Poche erano quelle che andavano a buon fine e la mia preoccupazione aumentò.

 Arrivò finalmente il mio turno, il giudice leggendo il ricorso e la cifra richiestami mi disse : “ Ma che avete combinato, avete per caso ammazzato un vigile urbano?. Stavo per raccontargli quell’animata discussione avuta, con i due vigili urbani, ma mi zittì domandandomi : “Questi verbali li avete ricevuti?” e, mentre me lo chiedeva, scuoteva la testa come volesse suggerirmi di rispondere di no.

 Risposi : “no, signor giudice, non li ho mai ricevuti”, con un sorriso mi disse : “Non dovete pagare niente, siete contento?”, gli risposi : “ Grazie, signor giudice, non potevo ricevere miglior regalo proprio oggi che compio gli anni”.

Mi fece gli auguri, gli strinsi la mano per salutarlo e ringraziarlo e contento, anzi euforico me ne tornai a casa.

 

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