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Miti napoletani di oggi.14

PIAZZA PLEBISCITO

 

di Sergio Zazzera

 

Già la denominazione data all’antico Largo di Palazzo dopo il 21 ottobre 1860 ha in sé del mitico, dal momento che il plebiscito-farsa svoltosi in quella data, che decretò formalmente e ufficialmente l’annessione del Regno delle Due Sicilie a quello di Sardegna, segnò in realtà la conquista/colonizzazione dell’uno da parte dell’altro. E finché a dirlo sono meridionali, come Carlo Alianello, qualche dubbio potrebb’essere anche legittimo; quando, però, a esprimersi in questi termini è il torinese Cesare Bertoletti, qualcuno comincia anche, e giustamente, a convincersene.

Il mito, però – vale a dire, il linguaggio falso –, si è riproposto dopo ben centotrentaquattro anni, nel 1994, quando in occasione del G7 di Napoli il sindaco Antonio Bassolino (forse, egli stesso un mito, ma ci sto riflettendo) ne decretò la pedonalizzazione integrale, tuttora esaltata da ambientalisti a loro volta “esaltati”. Per intenderci, che il parcheggio di auto e lo stazionamento di mezzi di trasporto andassero rimossi è lapalissiano; viceversa, che anche il rettilineo che congiunge piazza Trieste e Trento con via Cesario Console (il “Gigante di Palazzo” di felice memoria) dovesse essere pedonalizzato, fa il paio con la “liberazione del Lungomare”, della quale in altra occasione mi sono occupato. Ma si sa che a Napoli è difficile limitare il transito su una strada ai soli veicoli del trasporto pubblico, senza che gli organi di polizia preposti alla vigilanza debbano discutere, se non proprio litigare, con tutti gli automobilisti, i quali pretenderebbero di passare, “tanto sono soltanto io” (già, e gli altri?).

Né tutto ciò basta: e, infatti, lo stato di abbandono in cui versa il porticato della basilica di San Francesco di Paola, trasformato in un elegante, neoclassico w.c. pubblico, rende, da una parte, di fatto impraticabili le poche botteghe (la libreria, il bar, l’ufficio turistico) che vi si trovano e, dall’altra, non appetibili le tante altre, che ben si comprende perché siano ancora libere. La piazza, poi, si è trasformata in una sorta di “campo sportivo multiplo” a beneficio dei ragazzi del quartiere, i quali – diciamoci la verità – non hanno neppure uno spazio per dedicarsi ai loro giochi. Il che – sia chiaro – non legittima l’uso improprio della piazza da parte loro.

A colmare la misura del mito, infine, è venuto ad aggiungersi, da ultimo, il divieto, imposto dal soprintendente b.a.p.p.s.a.e., di potenziamento dell’illuminazione serale della piazza, che deve rimanere – testualmente – affidata «alla luna e alle stelle», con un effetto suggestivo quanto si vuole, ma ch’espone a serio rischio l’incolumità fisica dei pedoni.

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