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Il cervello anarchico – Enzo Soresi   di Luciana Alboreto   SIN è la sigla della “Società Italiana di Neurologia” che, dal 14 al 20 marzo 2016,...
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DON ANTONIO CAFIERO   di Luigi Rezzuti     Don Antonio Cafiero era nato e vissuto nei Vergini, un quartiere di Napoli. Amava Napoli e il Napoli. Era...
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BARCHE E ARTE   di Sergio Zazzera   Una premessa, un tantino articolata, ritengo necessaria: non sono un “tifoso” della Lega e non sono neppure un...
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Uno scugnizzo napoletano trasferito a Milano   di  Luigi Rezzuti   Mai nessuno mi chiamava Antonio. Sono nato a Napoli in un quartiere popolare e...
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La casa editrice oèdipus a Palazzo Braschi di Roma e alla Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro   Due presentazioni prestigiose per la casa editrice...
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Anno nuovo. Tasse e adempimenti fiscali   di Antonio Esposito   Inizia un nuovo anno, buoni propositi, oroscopo, mille incognite, una sola certezza...
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Al Teatro Troisi di Napoli, Angelo Di Gennaro in “MO’

AGGIA PARLA'”

 

di Antonio Esposito

 

Al Teatro Troisi Angelo Di Gennaro mette in scena “Mo’ aggia parla’” con la regia di Enrico Di Maio. Angelo nella doppia veste di attore e direttore artistico è uno splendido padrone di casa, ad inizio spettacolo appare a sorpresa dalla platea  e si intrattiene con il pubblico, interagendo con tutti  come è da sempre nel suo stile, con simpatia, con amore, non mancando di “sfruculiare” affettuosamente qualche ospite di riguardo. Lo spettacolo inizia come un incontro tra vecchi amici , Angelo ama il suo pubblico e non lo nasconde e il suo amore è profondamente ricambiato. Angelo è accompagnato dal bravissimo maestro pianista e cantante Giancarlo Vorzitelli.  Lo spettacolo di Angelo  è intriso della sua proverbiale ironia che contraddistingue da sempre i suoi spettacoli , lo stesso  definisce l’ironia come un modus vivendi, come sofferenza che si trasforma in voglia di vivere metabolizzando la realtà. Angelo, ultimo figlio di una  famiglia  numerosa in cui il gap generazionale tra i primi figli e gli ultimi è notevole, racconta anche la sua vita, la sua famiglia, il rapporto con una “madre ed un padre semplicemente meravigliosi”- Scherza con amore sui lapsus grammaticali della mamma che voleva parlare in italiano e spesso travisava  il significato delle parole dando vita ad inconsapevoli sketch comici . Una madre molto presente che gli ha trasmesso profondi valori ed una concreta saggezza di vita  che travalicano  i nozionismi. Racconta i suoi esordi difficili, il coraggio nell’abbandonare un tranquillo impiego pubblico per seguire i primi impegni artistici, con un salto nel buio non avendo una situazione economica che consentisse un tale colpo di testa. L’inizio della fama al Teatro Tenda  di Napoli (oggi Palapartenope) nell’81 dove Angelo grazie ai suoi interventi in una radio libera riesce a portare 4000 persone. Da lì tante cose tra cui il premio NINO TARANTO, il San Carluccio con lo spettacolo “La nostra  napoletanità” dove Angelo resta in scena per 90 giorni e innumerevoli repliche e poi tanto tanto ancora… fino alla attuale direzione artistica del teatro Troisi di Napoli. Angelo senza alcuna remora parla del suo lato più intimo, dei suoi problemi di salute, del suo cuore un po’ capriccioso e di come sia stato professionalmente e umanamente aiutato al Monaldi di Napoli tanto che un posto in prima fila è riservato al suo cardiologo che oggi è uno dei suoi più affezionati amici spettatori e che alla fine della prima del suo spettacolo gli riserverà anche un affettuoso  intervento dalla platea.

Angelo riesce a scherzare anche sul suo ricovero in medicina d’urgenza e di come la sua verve comica gli abbia consentito di affrontare al meglio questo triste episodio; dopo la paura dei primi giorni non riesce a non approfittare dell’occasione di giocare uno scherzo al paziente  del  box a fianco che notando il numero delle persone che accorrono a visitarlo lo crede un boss; Angelo  intrattiene una finta telefonata nella quale recita alla perfezione il ruolo assegnatogli  salvo poi dover penare per convincere il suo vicino che si tratta di una burla. Perfetto erede della tradizione della comicità napoletana nel suo spettacolo denuncia in maniera ironica ed a tratti amara la  realtà dei nostri giorni, della nostra vita frenetica fatta di social network e di telefonia, di amici virtuali che non ti salutano se li incontri per strada ma che ti chiedono l’amicizia su Facebook, di sms di WhatsApp. Con il suo stile semplice, “carnale” aiutato da una profonda voce che lo rende gradevole e simpatico, con il suo sguardo sornione, con la sua intelligenza espone con una terminologia semplice e concreta il cambiamento nella vita di tutti i giorni, nei rapporti familiari, nell’amore, nell’amicizia. Alla prima dello spettacolo, dulcis in fundo, allo scoccare della mezzanotte gli auguri di buon compleanno da parte del figlio che interviene a sorpresa sul palco. In chiusura di spettacolo Angelo con una sua accorata poesia saluta l’amico Massimo Troisi. 

Angelo era proprio il caso di parlarne… ma mo’ nun ce fa’ aspetta’ troppo per tornare sul palco.

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