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SFUGLIATELLA     (Marzo 2019)
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Miti napoletani di oggi.42 IL "RISANAMENTO" DI NAPOLI   di Sergio Zazzera   Si è soliti dire che non tutti i mali vengono per nuocere, benché...
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UN NATALE DA FAVOLA   Domenica 18 dicembre, ore 10-13, Giardini dell'Ippodromo di Agnano, presso Mercatino Contadino, lettura di favole di Natale...
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I HAVE A DREAM   di Sergio Zazzera   “I have a dream”. Sì, senza volermi paragonare a Martin Luther King, e soprattutto senza volergli mancare di...
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Discutibili sentenze arbitrali   di Luigi Rezzuti   Ad appena otto giorni dal termine del campionato, il Napoli subisce una sonora sconfitta da...
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Inquinamento marino   di Luigi Rezzuti   Con l’avvicinarsi dell’estate si ripresenta il problema dell’inquinamento marino. Il mar Mediterraneo...
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Miti napoletani di oggi.16

LA “CITTA’ CABLATA”

 

di Sergio Zazzera

 


Primi anni novanta: i media diffondono la notizia del progetto che intende fare di Napoli la prima “Città cablata” d’Italia, elaborato da Corrado Beguinot, docente di tecnica urbanistica nell’Università “Federico II”. In breve tempo, infatti, la città è disseminata di buche e di trincee, scavate per la posa dei cavi in fibra ottica, destinati a fornire a Napoli il nuovo servizio, nell’arco di due anni, con un impegno di spesa di 5.000 miliardi di lire. Oltre che lungo le strade, parte dei lavori viene eseguita anche all’interno di edifici privati, i cui proprietari si aspettano un ritorno in vantaggi dal sacrificio che la realizzazione di quei lavori impone loro. Così già nel 1996, con una prima spesa di 600 miliardi di lire, sostenuta dalla STET, Chiaja e il Vomero sono “quartieri cablati”, al punto che del progetto Ermanno Corsi traccia un entusiastico panegirico, nonostante nel frattempo eserciti di grossi topi (le sorcŭlae dei Romani), espulsi dai loro rifugi sotterranei, abbiano invaso le strade dei due quartieri, per nulla intimoriti dal viavai di pedoni e di veicoli.

E qui emerge il primo “mito di oggi”: la “città cablata”, infatti, dovrebbe eliminare la mobilità, vale a dire, la necessità di quotidiani spostamenti per il soddisfacimento delle esigenze individuali; fatto, questo, che finirebbe per determinare una forma d’isolamento reciproco degl’individui, vera e propria anticamera dell’alienazione.

Emerge, quindi, immediatamente dopo e con maggiore evidenza, il secondo mito: è sotto gli occhi di tutti che, in questo scorcio di terzo millennio, non soltanto nulla è stato fatto, perché i collegamenti con la rete realizzata potessero entrare in funzione, ma addirittura le colonnine e gli armadi ripartitori collocati lungo le strade sono stati quasi tutti vandalizzati e in buona parte perfino demoliti. E devo esprimere qui il mio netto dissenso, rispetto a quanti vorrebbero che queste strutture danneggiate fossero rimosse: come, infatti, di testimonianze dei miti classici è pieno il Museo archeologico nazionale, così mi sembra giusto che Napoli possa essere, a sua volta, un museo all’aperto dei suoi miti contemporanei.

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