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IL ROLEX RUBATO   di Luigi Rezzuti   Williams, un giovane di nazionalità inglese, dopo aver superato l’esame di laurea con ottimi voti, si concesse...
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“Quello che vedo”, la webserie sull’autismo di Maurizio Casagrande, in giro per le scuole   di Marisa Pumpo Pica   La webserie “Quello che vedo”,...
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“Voi mi odiate e io per dispetto vi amo tutti”   Lunedì, 14 marzo, alle ore 18.00, presso la libreria IOCISTO’, in via Cimarosa, 20 (Piazza Fuga),...
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UNITRE - Cerimonia di chiusura dell’anno accademico   Si è svolta, nei giorni scorsi,  la cerimonia di chiusura dell’anno accademico 2015/2016...
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BOMBE DI MERCATO   di Luigi Rezzuti   E’ da poco terminato il Campionato italiano di calcio di Serie A e già gli addetti ai lavori sono impegnati in...
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PASQUA 2017   di Luigi Rezzuti   La Santa Pasqua, che celebra la resurrezione di Gesù, nel terzo giorno dopo la crocifissione, è considerata la più...
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Natale alla Nicolardi tra bravura e solidarietà   di Annamaria Riccio   Come ormai è consuetudine, anche quest’anno alla scuola media “D’Ovidio...
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CHAMPIONS  LEAGUE “Le vie del Signore sono infinite”   di Luigi Rezzuti   Il Napoli guidato da Sarri è giudicato la migliore squadra che esprime...
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Appuntamenti internazionali alla libreria Iocisto   di Annamaria Riccio   Un’estate di appuntamenti internazionali che vede un’intensa attività nel...
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Miti napoletani di oggi.16

LA “CITTA’ CABLATA”

 

di Sergio Zazzera

 


Primi anni novanta: i media diffondono la notizia del progetto che intende fare di Napoli la prima “Città cablata” d’Italia, elaborato da Corrado Beguinot, docente di tecnica urbanistica nell’Università “Federico II”. In breve tempo, infatti, la città è disseminata di buche e di trincee, scavate per la posa dei cavi in fibra ottica, destinati a fornire a Napoli il nuovo servizio, nell’arco di due anni, con un impegno di spesa di 5.000 miliardi di lire. Oltre che lungo le strade, parte dei lavori viene eseguita anche all’interno di edifici privati, i cui proprietari si aspettano un ritorno in vantaggi dal sacrificio che la realizzazione di quei lavori impone loro. Così già nel 1996, con una prima spesa di 600 miliardi di lire, sostenuta dalla STET, Chiaja e il Vomero sono “quartieri cablati”, al punto che del progetto Ermanno Corsi traccia un entusiastico panegirico, nonostante nel frattempo eserciti di grossi topi (le sorcŭlae dei Romani), espulsi dai loro rifugi sotterranei, abbiano invaso le strade dei due quartieri, per nulla intimoriti dal viavai di pedoni e di veicoli.

E qui emerge il primo “mito di oggi”: la “città cablata”, infatti, dovrebbe eliminare la mobilità, vale a dire, la necessità di quotidiani spostamenti per il soddisfacimento delle esigenze individuali; fatto, questo, che finirebbe per determinare una forma d’isolamento reciproco degl’individui, vera e propria anticamera dell’alienazione.

Emerge, quindi, immediatamente dopo e con maggiore evidenza, il secondo mito: è sotto gli occhi di tutti che, in questo scorcio di terzo millennio, non soltanto nulla è stato fatto, perché i collegamenti con la rete realizzata potessero entrare in funzione, ma addirittura le colonnine e gli armadi ripartitori collocati lungo le strade sono stati quasi tutti vandalizzati e in buona parte perfino demoliti. E devo esprimere qui il mio netto dissenso, rispetto a quanti vorrebbero che queste strutture danneggiate fossero rimosse: come, infatti, di testimonianze dei miti classici è pieno il Museo archeologico nazionale, così mi sembra giusto che Napoli possa essere, a sua volta, un museo all’aperto dei suoi miti contemporanei.

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