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  Miti napoletani di oggi. 55 IL NUOVO SIMBOLISMO NATALIZIO   di Sergio Zazzera   Sono molte, al mondo, le città che anelano a “toccare il cielo”:...
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NATALE AL VOMERO   di Luigi Rezzuti   Natale è alle porte e, come ogni anno, si pone il dilemma: albero di Natale con i suoi lampioncini, i  nastri...
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"IL COMANDANTE BULOW"     (Gennaio 2019)
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The Starfish   di Nicola Garofano    “Con la testa nel delta del Mississipi, ma con i piedi ben piantati alle falde del Vesuvio”. Da questo motto...
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La Posillipo di Virgilio   di Antonio La Gala     Il grande poeta Publio Virgilio Marone ebbe il primo contatto con Napoli quando decise di studiare...
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Spigolature   di Luciano Scateni   Succede che razzoli male chi predica bene Ma da che dissacrante pulpito il re Mida dei comici arringa il popolo...
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Un gioiellino sconosciuto: S. Maria della Purità dei Notai   di Antonio La Gala   Via Salvator Rosa, dopo l'incrocio con Via Battistello...
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PREMIO SALVATORE CERINO  
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Miti napoletani di oggi.16

LA “CITTA’ CABLATA”

 

di Sergio Zazzera

 


Primi anni novanta: i media diffondono la notizia del progetto che intende fare di Napoli la prima “Città cablata” d’Italia, elaborato da Corrado Beguinot, docente di tecnica urbanistica nell’Università “Federico II”. In breve tempo, infatti, la città è disseminata di buche e di trincee, scavate per la posa dei cavi in fibra ottica, destinati a fornire a Napoli il nuovo servizio, nell’arco di due anni, con un impegno di spesa di 5.000 miliardi di lire. Oltre che lungo le strade, parte dei lavori viene eseguita anche all’interno di edifici privati, i cui proprietari si aspettano un ritorno in vantaggi dal sacrificio che la realizzazione di quei lavori impone loro. Così già nel 1996, con una prima spesa di 600 miliardi di lire, sostenuta dalla STET, Chiaja e il Vomero sono “quartieri cablati”, al punto che del progetto Ermanno Corsi traccia un entusiastico panegirico, nonostante nel frattempo eserciti di grossi topi (le sorcŭlae dei Romani), espulsi dai loro rifugi sotterranei, abbiano invaso le strade dei due quartieri, per nulla intimoriti dal viavai di pedoni e di veicoli.

E qui emerge il primo “mito di oggi”: la “città cablata”, infatti, dovrebbe eliminare la mobilità, vale a dire, la necessità di quotidiani spostamenti per il soddisfacimento delle esigenze individuali; fatto, questo, che finirebbe per determinare una forma d’isolamento reciproco degl’individui, vera e propria anticamera dell’alienazione.

Emerge, quindi, immediatamente dopo e con maggiore evidenza, il secondo mito: è sotto gli occhi di tutti che, in questo scorcio di terzo millennio, non soltanto nulla è stato fatto, perché i collegamenti con la rete realizzata potessero entrare in funzione, ma addirittura le colonnine e gli armadi ripartitori collocati lungo le strade sono stati quasi tutti vandalizzati e in buona parte perfino demoliti. E devo esprimere qui il mio netto dissenso, rispetto a quanti vorrebbero che queste strutture danneggiate fossero rimosse: come, infatti, di testimonianze dei miti classici è pieno il Museo archeologico nazionale, così mi sembra giusto che Napoli possa essere, a sua volta, un museo all’aperto dei suoi miti contemporanei.

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