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E’ ARRIVATA LA PRIMAVERA   di Luigi Rezzuti   La primavera ha inizio il 21 marzo per finire il 21 giugno. Dopo il maltempo arriva la nuova stagione....
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Appuntamenti internazionali alla libreria Iocisto   di Annamaria Riccio   Un’estate di appuntamenti internazionali che vede un’intensa attività nel...
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OPERAZIONE SAN GENNARO   di Sergio Zazzera     Non è del film di Dino Risi che intendo occuparmi, bensì della recente vicenda del decreto del...
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TEATRO BOLIVAR - stagione 2016/2017 direzione artistica David Jentgens ed Ettore Nigro   TERRAMIA | musica e teatro di tradizione NUOVEVELE | teatro...
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La pittrice Angelica Kauffmann

 

di Antonio La Gala

 

Maria Anna Angelica Caterina Kauffman nacque in Svizzera, a Coira, nel 1741.

Il padre, un modesto pittore, si accorse subito del talento della figlia e le fece da maestro iniziale. Ne seguì poi la formazione, accompagnandola nei viaggi in Italia (Milano, Venezia, Firenze, Roma), durante i quali la giovane si fece apprezzare, soprattutto come copista. 

Angelica era interessata anche alla musica e al canto, ma prevalse in lei l’interesse per la pittura.

Nel 1763 si trasferì a Roma, dove entrò nel giro artistico ed intellettuale della città.

Dal luglio del 1763 all’aprile del 1764 la troviamo una prima volta a Napoli, per copiare quadri della collezione regale di Capodimonte.

Tornata a Roma, vi approfondì lo studio delle opere classiche.

Dopo altre soste in località italiane, nel 1766, venticinquenne, approdò a Londra, dove rimase quindici anni, e dove fu l'unica donna fra i fondatori della Royal Academy. In Inghilterra si fece notare come ritrattista. Un suo primo matrimonio in terra inglese fu un disastro. Sposò infatti un avventuriero senza scrupoli, che la lasciò, derubandola di ingenti somme di denaro. Sciolto il vincolo matrimoniale, si risposò nel 1781, a 40 anni, con Antonio Zucchi, un pittore veneto più anziano di lei di 15 anni. Fu un matrimonio sereno. Nello stesso anno la coppia decise di trasferirsi in Italia.

Fra il 1782 e 1786 la ritroviamo a più riprese presente a Napoli, dove fu ritrattista beniamina di famiglie in vista e della stessa corte reale. La regina Maria Carolina, la moglie di Ferdinando IV, le propose di diventare pittrice di corte. Pur declinando l’invito, la Kauffmann eseguì il famosissimo ritratto della famiglia reale, terminandolo, però, a Roma, dove si trasferì.

Di Maria Carolina la Kaufmann dipinse il ritratto che accompagna questo articolo.

Rimasta vedova nel 1795, qualche anno dopo, poco più che sessantenne, per riprendersi da crisi di stanchezza, volle andare a Como, località che aveva conosciuto quando aveva undici anni, rimanendo incantata dalla dolcezza del lago e degli abitanti.

Tornata a Roma, e superate, grazie alle sue buone amicizie, le difficoltà dovute all’occupazione dei Francesi, vi morì dopo lunga malattia, il 5 novembre 1807. 

Per quanto riguarda la committenza e l’attività, Angelica Kauffman iniziò come copista di quadri famosi, attività allora apprezzata. Divenne poi ritrattista ricercata da sovrani, principi, prelati. Stilisticamente improntò la sua pittura ad una grazia un pò sdolcinata di gusto francese, con reminiscenze di neoclassismo, di cui si era imbevuta dopo aver conosciuto a Roma l'archeologo Winkelmann. Predilesse ritratti, scene mitologiche, classiche e di storia antica.

Non nacque a Napoli, né vi morì, né sposò un napoletano, ma viene ricordata a Napoli, anche toponomasticamente in una via del Vomero, perchè è l'autrice del famoso grande quadro che rappresenta la famiglia di Ferdinando IV. Era un ritratto diverso dalle altre raffigurazioni ufficiali della corte borbonica: la famiglia veniva collocata in un ambiente arcadico e i suoi componenti erano colti in atteggiamenti semplici.

Svizzera di nascita, ma cittadina del mondo, Angelica Kauffmann ha  lasciato opere in molti paesi, specialmente in Inghilterra.

La sua fama internazionale non è dovuta solo a meriti artistici, ma anche alla sua levatura culturale. Fu  amica di artisti ed intellettuali di alto livello, come, ad esempio, Antonio Canova, l’archeologo Joachin Winkelmann, Wolfang Goethe.

Winkelmann, scrivendo ad un amico, disse di lei: “la giovinetta parla assai bene l’italiano e il tedesco e correntemente il francese e l’inglese. Si può chiamare bella e gareggia nel canto con le nostre migliori virtuose,  (…) assai valente nei ritratti ad olio”.Goethe, la definì un "talento veramente immenso".

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