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TRADIZIONI ED ANTICHI SAPORI

La   Sposa   Maiale

 

di Mariacarla Rubinacci

(da Il Covo di Villa Arzilla)

 

   “Che freddo!” Clara si rannicchia nel golfone per ripararsi dalle fredde punture di febbraio che qui, tra le colline, si fa sentire più che in città.

   “Però la giornata è bella, il sole è tiepido. Laggiù c’è un po’ di nebbia, guarda, sembra un velo”.

   Così Margherita, troppo abituata alla vita in città, si fa coinvolgere dalla bucolicità dei luoghi, mentre sorseggia la tazzina calda di caffè che ristora e che diffonde il suo vapore come fosse il “baloon” di belle parole pronunciate da due donne disegnate in un riquadro di una striscia fumettistica.

   Le due amiche si sono alzate presto questa mattina. E’ una giornata particolare, ci sarà una festa che abbraccerà gioiosamente chi ha accettato di parteciparvi. Sono pronte e, mentre sono in attesa che gli altri componenti della compagnia si uniscano confabulando, si fanno inondare dagli odori invernali così intrisi di terra umida, di aria brumosa, di frescura sana ed inebriante, tanto lontana dal pungente “puzzo” di smog, lasciato per questa volta in città. Intorno c’è il silenzio del letargo degli animali e degli alberi che allungano i loro rami verso il cielo come braccia rugose, in cerca di aiuto. Solo un passerotto un po’ spaurito fa udire il suo richiamo nella speranza di trovare compagnia per la ricerca del magro cibo che a stento troverà.

   “A che ora arriva Carmelo con il tutto?”

La parola “tutto” nasconde il mistero della giornata che tra poco avrà il suo particolare svolgimento: sarà un giorno grasso e profumato!

Oggi si spartisce il maiale!

Infatti Carmelo, mesi prima, ha avuto l’incarico di allevare un maialino della sua scrofa, da dividere tra coloro che hanno contribuito alle spese dell’ingrasso. Oggi si celebra il mercato del genuino che assicura al palato il gusto di una volta, senza alcuna manipolazione industriale: il maialino è cresciuto mangiando mele, pane, ortaggi ed altre risorse naturali.

Ognuno avrà la sua parte di…costolettesalsicce…gallinelle…(per il ragù)…cotenna…(per la pasta e fagioli)…sugna bianca…come la neve (per il “Casatiello).

Oggi si celebra un rito antico!

  

   Finalmente il cancello del casolare si spalanca ed entra, rombante, il carretto che trasporta la succulenta carne. In primo piano, tronfio, c’è il muso del maiale, adornato con la stessa retina di grasso che solitamente avvolge il suo prezioso fegato.

   E’ la Sposa Maiale.

L’entrata è trionfale come quella di una vera sposa. Tutti applaudono. Malgrado la prosaicità di questo quadro agreste, il plauso è il rispetto verso i doni che, più che riceverli,  sta portando questa sposa, la quale si è immolata sull’altare del gusto e della pancia dei novelli Trimalchioni, che formano il suo seguito. Si alzano i bicchieri, si brinda all’avvenimento con il buon vino rosso dell’ultima vendemmia, proprio come si usa fare all’inizio del banchetto nuziale, mentre l’aria intorno si riscalda con l’entusiasmo che ognuno esprime attorno alla sposa.

Ma ora, al lavoro! E’ l’ordine perentorio di Carmelo, il simpatico cerimoniere.

All’aperto, come su un’aia, è stato acceso uno scoppiettante falò, sulle cui braci ardenti un  grosso pentolone raccoglie i pezzi di grasso che si trasformeranno in sugna. Anna rimesta l’intruglio giallastro e oleoso che “…plof…plof” diffonde un profumo gustoso che stuzzica le narici degli intenditori delle tradizioni. Sembra di vedere una maga intenta a preparare la pozione per un incontro amoroso che deve andare a buon fine in una bella fiaba. E così sarà! Ogni goccia infatti di quell’infuso è destinato ad insaporire l’amoroso incontro del cibo con il gusto.

   La festa continuerà fino a sera, quando, ormai stanco, ma appagato, ognuno avrà la sua parte da portare in città, mentre Carmelo raccoglierà gli attrezzi di lavoro, come di solito fanno i musicanti che hanno animato la festa di nozze quando alla fine ripongono gli strumenti. C’è allegria, c’è gioia. Tra le mani i doni: la sposa maiale ha distribuito le sue… “bomboniere”.

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