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STORIE DI CERAMICA     (Giugno 2018)
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Un interessante spettacolo di ERIN K   L’Associazione La Stazione & Rock Events hanno presentato, nei giorni scorsi, uno spettacolo live della...
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Parlanno ’e poesia   di Romano Rizzo   Nando Clemente  Nando Clemente, degno continuatore della poesia classica napoletana, è stato un uomo dotato di...
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UN’ESCURSIONE SUL VESUVIO   di Luigi Rezzuti   Fin da bambino mi ha intrigato questa montagna che fa da sfondo al golfo di Napoli. Ricordo che, da...
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BREVE TRATTATO SUL LECCHINO     Biblio-mediateca  ETHOS e NOMOS - Via Bernini 50 (scala B) – Napoli. Presentazione del libro di Antimo  Cesaro, BREVE...
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TEATRO BOLIVAR - start up stagione 2016/2017   DUETTI 200 grammi di teatro a sera direzione artistica Ettore Nigro e David Jentgens   29|30...
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Miti napoletani di oggi.53 LA SANITA’   di Sergio Zazzera   Non tragga in inganno il titolo: non è della tutela della salute (sul cui carattere...
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Nuovo Scempio. Quando lo sport diventa crimine   di Gabriella Pagnotta   Lo scontro avviene prima che i giocatori inizino a “giocare”: un uomo...
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Il peschereccio   di Luigi Rezzuti   Marco correva veloce con la sua bicicletta. La strada, nel suo ultimo tratto, era in leggera discesa e per...
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Miti napoletani di oggi.67 SAN GREGORIO ARMENO   di Sergio Zazzera G. e M. Ferrigno, Procidana (coll. priv.) Il Natale è vicino e in ogni casa...
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Miti napoletani di oggi.18

«NON C’E' VERDE»

 

di Sergio Zazzera

 


«A Napoli non c’è verde» è il leitmotiv di un luogo comune, che nell’ipotesi più benevola è espresso dalla formula secondo cui «a Napoli c’è poco verde» e che ha avuto la potenzialità di generare un vero e proprio mito, quello, cioè, di una città bella quanto si vuole, col mare, col Vesuvio, con i panorami, ma senza verde. Come tutti i miti, anche questo attende di essere sfatato, ed è ciò che vorrei provare a fare, precisando che tralascio la considerazione di tutto il verde privato, fruibile soltanto dai suoi fortunati possessori.

Quanto a quello pubblico, sarà il caso di cominciare dal parco e dal Bosco di Capodimonte, dalla Villa Floridiana, da Villa Pignatelli e da quella Comunale, per proseguire con i giardini di Palazzo Reale e del Quarto del Priore di San Martino, con l’Orto Botanico, con il Parco Virgiliano e con quelli di Camaldoli, della Mostra d’Oltremare, di Taverna del Ferro, del Poggio ai Colli Aminei, di via Nicolardi, nonché con quelli intitolati a Marco Mascagna e a Raffaele Viviani. A tutti questi si potrà aggiungere anche il Cimitero inglese di Santa Maria della Fede, aperto al pubblico già da diversi anni; né credo che questo arido catalogo sia esaustivo. In prospettiva, poi, sarà il caso di pensare (pur con tutte le riserve possibili, quanto meno in ordine ai tempi) al progettato Parco della Marinella (ex-Villa del Popolo) e al recupero dell’area ex-ILVA di Bagnoli.

Come si vede, di verde a Napoli ce n’è, e neppure tanto poco, benché un suo incremento non tornerebbe affatto sgradito. Semmai, sarà vero e proprio λόγος un discorso che abbia per oggetto la sua limitata fruibilità, tra una Floridiana, per lo più chiusa per pericolo di caduta di rami, e un Bosco di Capodimonte, ch’è il luogo ideale per commettere rapine e stupri; il che, questa volta, non è per nulla un mito, bensì una sconfortante realtà.

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