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Miti napoletani di oggi.18

«NON C’E' VERDE»

 

di Sergio Zazzera

 


«A Napoli non c’è verde» è il leitmotiv di un luogo comune, che nell’ipotesi più benevola è espresso dalla formula secondo cui «a Napoli c’è poco verde» e che ha avuto la potenzialità di generare un vero e proprio mito, quello, cioè, di una città bella quanto si vuole, col mare, col Vesuvio, con i panorami, ma senza verde. Come tutti i miti, anche questo attende di essere sfatato, ed è ciò che vorrei provare a fare, precisando che tralascio la considerazione di tutto il verde privato, fruibile soltanto dai suoi fortunati possessori.

Quanto a quello pubblico, sarà il caso di cominciare dal parco e dal Bosco di Capodimonte, dalla Villa Floridiana, da Villa Pignatelli e da quella Comunale, per proseguire con i giardini di Palazzo Reale e del Quarto del Priore di San Martino, con l’Orto Botanico, con il Parco Virgiliano e con quelli di Camaldoli, della Mostra d’Oltremare, di Taverna del Ferro, del Poggio ai Colli Aminei, di via Nicolardi, nonché con quelli intitolati a Marco Mascagna e a Raffaele Viviani. A tutti questi si potrà aggiungere anche il Cimitero inglese di Santa Maria della Fede, aperto al pubblico già da diversi anni; né credo che questo arido catalogo sia esaustivo. In prospettiva, poi, sarà il caso di pensare (pur con tutte le riserve possibili, quanto meno in ordine ai tempi) al progettato Parco della Marinella (ex-Villa del Popolo) e al recupero dell’area ex-ILVA di Bagnoli.

Come si vede, di verde a Napoli ce n’è, e neppure tanto poco, benché un suo incremento non tornerebbe affatto sgradito. Semmai, sarà vero e proprio λόγος un discorso che abbia per oggetto la sua limitata fruibilità, tra una Floridiana, per lo più chiusa per pericolo di caduta di rami, e un Bosco di Capodimonte, ch’è il luogo ideale per commettere rapine e stupri; il che, questa volta, non è per nulla un mito, bensì una sconfortante realtà.

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