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Miti napoletani di oggi.72 L’INDUSTRIALIZZAZIONE   di Sergio Zazzera   Fin dal XVI secolo, una vasta area a sud di Napoli – da Torre Annunziata a...
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CHIUSO IL CALCIO MERCATO INVERNALE   di Luigi Rezzuti   Si è concluso il calcio mercato invernale 2017. Quest’anno, a differenza delle passate...
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PER_FORMARE UNA COLLEZIONE   Venerdì 22 giugno alle ore 19.00 il Museo Madre inaugurerà il nuovo capitolo del progetto in progress  “Per_formare  una...
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CORI RAZZISTI IN TUTTI GLI STADI   di Luigi Rezzuti    E’ da quando Aurelio De Laurentiis, acquistò il titolo del fallimento del calcio Napoli, che...
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Anatomia di una scelta di Luigi Alviggi – Guida editori   di Marisa Pumpo Pica   Luigi Alviggi, in questo suo nuovo cimento letterario, si conferma...
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La funicolare di Capri

 

di Antonio La Gala

 

Negli ultimi anni dell’Ottocento l’isola di Capri cominciò a diventare luogo ricercato dal turismo d’élite, ma anche un’isola “maledetta”, un’isola peccaminosa, un luogo di trasgressione.

Vi sbarcavano inglesi ritenuti “immorali” dai costumi dell’epoca, come ad esempio Oscar Wilde con l’amico lord Alfred Douglas; vi sbarcò il ricchissimo industriale tedesco Fritz Krupp, poi suicida, che organizzava festini a luci rosse e il barone Fersen, anche lui suicida, che vi costruì una villa sontuosa e dannata.

Nel contempo, un po’ per aiutare il crescente turismo, un po’ per le pressioni degli isolani, sulla scia del successo della funicolare del Vesuvio, prendeva sempre più piede l’idea di costruire una funicolare fra il porto e il centro del paesino. Fino ai primi anni del Novecento chi voleva salire da Marina Grande a Capri alta, e non disponeva di carrozza o carrozzella, doveva affrontare la salita a piedi oppure a dorso di asinello.

Nacque così la funicolare di Capri, aperta alla chetichella nel 1905 e inaugurata il 7 dicembre del 1907. La costruì una società di imprese dell’isola, sorta appositamente. La linea partiva da Marina Grande e arrivava a Piazza Umberto I, superando un dislivello di quasi 140 metri con un percorso di 670 m. che veniva coperto in meno di 5 minuti.

Il binario, con scartamento di un metro, era unico e pertanto le due vetturette, quella che saliva e quella che scendeva, s’incrociavano a metà percorso, all’interno di una piccola galleria di 68 metri.

Le prime vetturette avevano carrozzeria in legno, tetto ricurvo ed erano completamente aperte. Poi diventeranno un po’ più lunghe (poco più di 8 metri e larghe un paio di metri), con tendine parasole e dotate di illuminazione interna. I tre scompartimenti in cui erano divise portavano 24 passeggeri seduti e 26 in piedi nelle due piattaforme. I sedili erano ribaltabili, per poter deporre merci destinate alle esigenze degli isolani.

La funicolare ebbe anche il merito di diffondere nell’isola l’uso dell’energia elettrica, di cui essa si alimentava.

La funicolare subì un parziale rinnovo a metà degli anni Trenta.

Arriviamo al secondo dopoguerra:  Capri non è più isola per artisti e ricchi “maledetti”, ma per gite di famiglie, e la funicolare diventa quella dei nostri ricordi diretti, quella mostrata nell’immagine d’epoca che accompagna questo articolo.

Il 25 aprile del 1958, radicalmente ammodernata, si aprì una nuova fase della sua vita. L’impianto veniva servito da due vetture, diventate più aerodinamiche e lunghe oltre 15 metri, di cui una saliva mentre l’altra scendeva, ognuna con otto scompartimenti e capace di ospitare, con maggiore comfort, 125 passeggeri, di cui 32 in posti a sedere. Il nuovo impianto poteva trasportare in un’ora fino a 3.000 persone.

L’ultimo rinnovo della funicolare di Capri ci risulta essere avvenuto nel 1991. 

Ricordiamo che l’isola di Capri nel 1951, precisamente il 1° ottobre, si dotò di un altro impianto di trasporto su fune, la seggiovia per il monte Solaro che, partendo da Anacapri, superava in 12 minuti un dislivello di 300 metri.

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