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LA MASCHERA

 

da “Il Covo di Villa Arzilla”  di  Mariacarla  Rubinacci

 

 

 Si usa ancora ricordarsi che “a Carnevale ogni scherzo vale” e che è bello mascherarsi?

    Al giorno d’oggi è consuetudine allestire festicciole soprattutto più per bambini, all’insegna del travestimento, suggerito dai vari personaggi dei cartoni animati, di disneyana memoria, oppure, più modernamente, di giapponese virtualità, che ha inondato il passatempo per i ragazzi.

   Ma gli adulti cosa fanno a Carnevale?

I giovano snobbano un po’ la ricorrenza del mascherarsi, preferendo il piccolo simbolo di una semplice mascherina sugli occhi o poco più, quando si ritrovano nella solita discoteca anche in questa occasione. Più spesso il travestimento è il motivo delle grandi feste dei così detti “vip” che si fanno fotografare dai paparazzi per poi riempire le pagine della cronaca rosa.

   E allora, la compagnia de Villa Arzilla non è formata forse da anonimi “vip” che ancora hanno voglia di festeggiare come si conviene il vecchio Carnevale?

“Organizziamo una bella Mascherata?”, è stato il sollecito invito del più intraprendente dei componenti, sicuro di trovare unanime adesione, dato lo spirito allegro che accumuna tutti.

E dove, se non al Covo?

Ancora una volta il luogo dei loro ritrovi ha assunto la sua qualifica di essere il misterioso nascondiglio dove celare il tesoro rappresentato dal legame di amicizia e complicità, quale insegna pregevole del loro radunarsi.

   Un grande falò all’esterno, una sera umida, ma calda di allegria, ha visto riuniti gli amici, celati dietro travestimenti degni dei migliori servizi fotografici.

C’era il Cardinale, con la sua veste purpurea che elargiva benedizioni blasfeme.

C’era la Strega indiavolata che propinava i suoi infusi malefici a chi la avvicinava.

Lì accanto faceva bella mostra la Giapponesina, fasciata con il suo Kimono floreale e con la parrucca corvina adorna di pendagli tradizionali, che salutava schernendosi dietro il ventaglio e facendo inchini e moine leggiadre da vera Geisha, mentre un fantomatico Samurai, con gli occhi truccati a mandorla come ben si conviene, sguainava la spada immaginando di sbaragliare orde di nemici.

Attorno al fuoco si teneva per mano una strana coppia: il Netturbino con la sua Spazzatura si muovevano all’unisono, esempio di perfetta simbiosi! Più in là, una bella Mela, rossa, lucente e rotonda, si offriva al morso di un succoso boccone. Non mancava il riferimento di attualità: l’abbigliamento e l’atteggiamento di una delle più famose Giornaliste del momento: mimava la lettura di notizie durante il telegiornale della sera.

Uno solo degli amici non aveva avuto l’ardire di onorare il Carnevale. Poi, davanti a tanta folgorante fantasia, finì per sentirsi a disagio: trovò rovistando nella scatola dei travestimenti lasciati in sospeso, una Parrucca Gialla. Il fuoco che ardeva all’aperto, la parrucca giallastra e la borsetta sottratta alla moglie gli suggerì quello che si dice sia “il mestiere più vecchio del mondo”.

   In conclusione, il divertimento non è mancato nemmeno quella volta La maschera del Carnevale ha ritrovato il tripudio che merita ogni anno fedele alla compagnia, ha onorato lo scopo di stare insieme.

Il Covo ha suggellato un vecchio fatto di amicizie e tradizioni.

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