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Miti napoletani di oggi.20

LA NUOVA STAZIONE MARITTIMA PORTA DI MASSA

 

di Sergio Zazzera

 


C’era una volta il Molo Beverello, storico terminal di tutte le corse tra Napoli e le isole, oggi relegato al ruolo di scalo degli aliscafi, da quando, nel 2008, il movimento dei traghetti è stato dirottato verso la cosiddetta “Nuova Stazione marittima Porta di Massa”, realizzata attraverso il restauro e l’adattamento di un edificio destinato originariamente al deposito dei sacchi di juta adoperati come involucri delle granaglie da stivare sulle navi da carico.

Il profilo mitico del luogo è ravvisabile in molteplici elementi. Primo: la dislocazione del fabbricato, in una posizione mal servita dal trasporto pubblico. In proposito, si disse – e tuttora si continua a dire – che, quando sarà aperta la stazione Duomo della Metropolitana, un sottopasso la collegherà alla Stazione marittima; ma qui, oltre a dover fare i conti con i tempi biblici che da sempre connotano l’esecuzione di opere pubbliche a Napoli, c’è anche da prospettarsi il pericolo per l’incolumità individuale, che si correrà durante l’attraversamento di quel sottopasso, soprattutto in ore notturne (e, si badi, vi sono corse di traghetti in partenza anche alle 23 e oltre). Secondo: non sembra meritare miglior trattamento il trasporto privato, dal momento che non esistono aree di parcheggio che possano accogliere le auto di chi deve imbarcarsi, se si eccettua il piazzale della storica Stazione marittima (quella vera!), che però è abbastanza distante da Porta di Massa; né varrebbe obiettare che il collegamento fra i due luoghi è assicurato da una navetta, la quale, in realtà, sembra non avere orari di partenza certi, che garantiscano il viaggiatore dal rischio di arrivare a destinazione a traghetto salpato. Terzo: neppure chi volesse servirsi dei taxi s’imbatte in un trattamento migliore, dal momento che il numero di quelli in sosta è solitamente insufficiente e l’impossibilità di svoltare a sinistra, all’uscita dal varco dell’area portuale, costringe a compiere un lungo giro quanti fossero diretti verso la zona occidentale della città.

E dire che un tempo la Porta di Massa era associata soltanto al ricordo di Totonno â Port’’e Massa, ovvero Antonio Lubrano, non quello lì che “mi manda”, bensì il camorrista, acerrimo nemico di Salvatore De Crescenzo – Tóre ‘e Crisciénzo –; lui, sì, espressione di λόγος, vale a dire di linguaggio, pur se tristemente, vero.

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