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Andiamo a Teatro a cura di Marisa Pumpo Pica   "Homologia" - Prima assoluta per la Campania   Questa volta è nostro intento segnalare al lettore gli...
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Lutto in casa Cosmopolis per la morte di Peppe Talone   di Marisa Pumpo Pica     Non è facile metabolizzare un lutto e ancor meno lo è quando il...
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Georges Bataille. Vita, personalità e formazione culturale   di Gabriella Pagnotta   Georges Bataille nasce a Billom nel Puy–de–Dôme il 10 settembre...
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 YOU NO SPEAK AMERICANO ORIGINAL   ARMY CALL TO ARTISTS. ALL ARTISTS ARE INVITED.  CHIAMATA ALLE ARMI PER GLI ARTISTI. TUTTI GLI ARTISTI SONO...
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“ULTIMO TOCCO”   Mercoledì 23 marzo 2016, alle ore 18, nella sede della Fondazione Humaniter (piazza Vanvitelli, 15 - Napoli - I piano, aula 11),...
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“I De Filippo, il mestiere in scena”. Anteprima mondiale a Napoli.   di Luciana Alboreto   Le storiche sale di Castel dell’Ovo, accolgono dal 28...
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MOSTRA D’ARTE A CASTEL DELL’OVO

 

di Francesca Bruciano

 


Al via “Primigenia” mostra d’Arte Contemporanea a cura di ETRA - Valeria Polly Ferronetti, in collaborazione con l’Associazione La Terra Del Sole e con il Patrocinio morale del Comune di Napoli. La doppia personale di Ciro D’Alessio e Gioacchino D’Amore ospitata nella sala delle terrazze al Castel dell’Ovo dal 27 marzo all’8 aprile rappresenta una costante ricerca sull’essenza della realtà, una risalita all’origine delle cose al di là delle forme che si manifestano ad una prima percezione. Un ritorno alla natura Primigenia delle cose. La mostra è stata inaugurata alla presenza del presidente della V Municipalità Mario Coppeto e nasce come premio offerto dalla stessa in seguito ad un concorso estemporaneo di pittura "Arte in Collina" - organizzato lo scorso maggio in via Merliani dall’associazione La Terra del sole di Silvana Fumo e la municipalità Vomero-Arenella - nel quale D’Alessio e D’Amore si classificano al primo e secondo posto. “Primigenia” scaturisce dalla riflessione dei due artisti sui diversi modi di approccio e di rappresentazione di forme e non espresse negli anni passati, ispirati rispettivamente ad un impressionismo informale e ad un esistenzialismo silenzioso. Due personalità differenti accomunate da un’unica passione per la pittura che per D’Alessio si traduce nella ricerca di sintonia con il flusso energetico che precede la costituzione delle forme definite. “Non la ricerca del vuoto silenzioso originario – spiega l’autore - ma dell'energia creatrice originaria: sentendo fortemente che l'origine non è vuoto e nulla, ma già da sempre materia, energia, caotico e multiforme ribollire”. Una pittura che non si propone di sparire per fare spazio al vuoto, ma al contrario tenta di erompere da se stessa e dalla superficie per farsi quasi essa stessa materia ed energia vivente al di là delle forme fenomeniche.

Diversamente per D’Amore la pittura si fa duttile strumento per la rappresentazione, che mette da parte se stessa, fin quasi a sparire nella trama della stoffa, della tela o nel buio della pece che inghiotte ogni luce, proprio per far spazio a quel vuoto originario, a quel nulla dal quale tutti veniamo ed al quale tutti siamo probabilmente destinati a tornare. L’Arte di Ciro D’Alessio affonda le sue radici nella ricerca dell’armonia, del movimento, del sentimento che una data scena del mondo reale suscita,  superando la tradizionale funzione simbolica adottata in passato per dedicarsi ora ad una pittura tutto istinto e sensazioni ma più contemplativa, che tenta di sintonizzare anche l'osservatore con questa regione primordiale, pulsionale e caotica che freme nel fondo di tutti noi e di tutto l'essere. Tra le sue precedenti e numerose esperienze collettive e personali in giro per l’Italia si segnala la partecipazione a MostraMi, a Milano, e il ritorno a Napoli a Castel dell’Ovo dove lo scorso anno con la collettiva That’s Amore ha riscosso un particolare successo. Per Gioacchino D’amore l’Arte è linfa vitale e in continua evoluzione, frutto di una sperimentazione di forme, tecniche e materiali nella quale l’energia, intesa in senso sia fisico che mentale, diventa il filo conduttore. Le sue opere, realizzate tra il 1990 e il 1996, sembrano apparentemente sganciate dalla realtà, come piccoli appunti sospesi nell’aria su prospettive impossibili.

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