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Ma a me, lei ci pensa ancora?   di Luigi Rezzuti   Francesco aveva quindici anni. Erano gli anni dei primi innamoramenti, amori teneri di un ragazzo...
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FUGA DEI PENSIONATI ALL’ESTERO   di Luigi Rezzuti   Il numero dei pensionati che si trasferiscono all’estero è in costante aumento. Tra le ragioni...
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Nuovo Scempio. Quando lo sport diventa crimine   di Gabriella Pagnotta   Lo scontro avviene prima che i giocatori inizino a “giocare”: un uomo...
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Juan José Arreola, BESTIARIO   di Luigi Alviggi     Un prologo violento, mezza paginetta, pare voler mandare a gambe all’aria l’intero genere umano e...
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IL CALL CENTER   di Luigi Rezzuti   Domenica pomeriggio sono a casa, mia moglie riposa ed io sono davanti alla televisione: una tazza di caffè,...
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AMERICA’S  CUP SENZA LUNA ROSSA   di Luigi Rezzuti   “Nello  sport come nella vita, non si può ricorrere sempre al compromesso del compromesso” dice...
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Gli studenti ignoranti   di Annamaria Riccio   Una lettera, firmata da 600 docenti universitari e indirizzata al governo, ha suscitato non poco...
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Andiamo a teatro a cura di Marisa Pumpo Pica   "Io e Napoli"   Al TEATRO DIANA, da giovedì 5 maggio, GINO RIVIECCIO in "Io e Napoli" di Gino...
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Parlanno ’e poesia 7   di Romano Rizzo   Peppino Russo  (13 Maggio 1907 / 16 Ottobre 1993) Peppino Russo nacque a Napoli, al corso Garibaldi, nei...
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Pensieri ad alta voce di Marisa Pumpo Pica   Il successo dello scrittore   Il nuovo anno si apre sempre ricco di speranze, ma spesso anche sul filo...
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Nuvole nere sullo stato dei giovani disoccupati

 

di Luciano Scateni

 

Sono oramai molti anni che la disoccupazione dei giovani ha superato la soglia della drammaticità. Prima della catastrofe che coinvolge ragazzi e uomini sulla soglia dell’età adulta, si diceva ed era vero che “con la determinazione giusta, una dose opportuna di buona volontà e un pizzico di fortuna, si può entrare nel mondo del lavoro in ruoli compatibili con il titolo di studio e l’orientamento formativo”. Tempi andati. In questa stagione di crisi strutturale, ci si arrovella sulla impossibilità di uscire dalla condizione di “mantenuti”, di progettare il futuro, di porre fine alla subordinazione familiare e conquistare l’indipendenza socio-economica. Con parole più crude, da anni percentuali sempre più alte di giovani disoccupati sono definite bamboccioni, figli di famiglia e appunto “mantenuti”. Succede che i genitori di ragazzi senza lavoro debbano accollarsi l’onere del loro mantenimento e il fenomeno,  certamente italiano e specialmente del Sud del Paese, si è esteso geograficamente a molti Stati europei. Si apre allora un problema che a giudicare dalla condizione di molti anziani, che nell’oro sicuramente non nuotano, si avvia a trasformare il dramma il tragedia. Il punto è che i genitori dei giovani senza lavoro non sono eterni e quando, pace all’anima loro, non ci saranno più, terminerà automaticamente la possibilità di aiutare i figli. Comunque, anche per la stragrande maggioranza dei parenti in vita non è facile aiutare figli e nipoti con le risorse minime delle pensioni. Sembra che qualche timido risultato lo abbiano ottenuto i provvedimenti concessi alle imprese con agevolazioni per chi assume un giovane a tempo indeterminato ma è pur sempre una goccia nel mare tempestoso dei disoccupati. Purtroppo, non saranno i quattordicimila assunti a sanare un bilancio impressionante, insopportabile fin d’ora e ancor più in prospettiva, allorquando per ragioni anagrafiche verranno a mancare i genitori a cui si deve la sopravvivenza dei giovani esclusi dal mondo del lavoro.

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