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NAPOLI IERI E OGGI

La prima stazione  italiana

 

di Antonio La Gala

 


Chi va da piazza Garibaldi verso la “Marina”, appena dopo la stazione della Circumvesuviana, sulla sinistra, incontra un mucchio di ruderi in vistoso degrado.

Sono i miseri resti di un edificio che ricorda un mito dell’orgoglio napoletano, la ferrovia Napoli-Portici, la prima ferrovia nata in Italia, nel 1839: la “prima della classe”.  

La stazione di testa fu costruita fra Porta Nolana e Porta del Carmine, vicino all’attuale capolinea della Circumvesuviana, in un tratto della via che seguiva l'andamento delle mura aragonesi, chiamata "Via dei Fossi" perchè ricavata sul fossato che circondava le mura.

La via conobbe una prima sistemazione nel 1842, proprio in conseguenza dell'apertura della stazione in parola.

Perchè fu scelta quella ubicazione?

All’epoca la zona del "Mercato” era al limite della città, e per la sua funzione di mercato era il punto d'arrivo delle merci e dei commercianti che venivano dalle località fuori Napoli, e quindi vi si andò consolidando l'abitudine di attestarvi i mezzi di trasporto fra Napoli e il resto del Regno, in primis con il suo circondario.

I capilinea delle diligenze si trovavano a Porta Nolana, a Porta del Carmine e a Porta Capuana, perché erano queste le "porte", le entrate, provenienti dalle località situate, rispettivamente, ad Est, a Sud e a Nord di Napoli. Le linee provenienti da Ovest, dalla zona flegrea, si attestavano a Largo Cappella, ben collegato al Mercato.

Quando sorse la prima stazione ferroviaria, e poi via via le altre, fu naturale attestare le nuove "porte" ferroviarie, nella stessa area dei terminali delle diligenze, per non cambiare le abitudini di coloro che ora venivano a Napoli con il treno.

La prima stazione napoletana fu costruita dalla Società Bayard, la stessa che costruì la linea. All’epoca le stazioni erano considerate poco più di in punto d’imbarco e di sbarco, senza tradizioni architettoniche, e quindi non meraviglia che questa prima della classe fosse piccolina, formata da due corpi laterali, paralleli al piccolo piazzale interno; i due corpi laterali erano uniti mediante una pensilina metallica in posizione centrale, sostenuta da sottili colonne di ghisa.

Questo edificio, poi, fu rielaborato, anteponendovi un palazzotto a due piani, quello che compare in molti dipinti e stampe dell’epoca, che spesso in via dei Fossi mostrano due stazioni borboniche. Infatti nel 1842-43 vicino all'edificio della Napoli-Portici sorse un ‘altra stazione, quella capolinea della linea per la reggia di Caserta e la fortezza di Capua.

Quando la stazione della Napoli-Portici fu dismessa, l'edificio fu adibito ad usi vari, più o meno collegati con le ferrovie. Negli anni Quaranta del Novecento vi era attivo il cinema-teatro Italia, del Dopolavoro ferroviario. Successivamente l'edificio è stato lasciato andare in rovina e oggi ne restano solo quei ruderi che, nonostante la sua importanza storica e l’enfatizzazione ever green che ne fa il campanilismo locale, versano in deplorevole incuria.

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