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L’INCUBO DEL LOW COST “MADE IN CHINA”

ALLA RICERCA DELLA QUALITA’ “MADE IN ITALY”

 

di Alessandra Ferreri

 

Un tempo, passeggiando per le strade di Napoli, si godeva della cultura e della tradizione di un città invidiata in tutto il mondo per l’originalità dei suoi prodotti, dalla ristorazione all’abbigliamento.

Oggi predomina la diffidenza a credere nell’autenticità napoletana, quasi nel timore che anche il prodotto che ci contraddistingue nel mondo, la pizza, possa essere contraffatta dal Cinese di turno, impeccabile in tutto ciò in cui si cimenti o che, magari, sempre il Cinese “tutto fare”, sia l’autore di un presepe di San Gregorio Armeno.

Sarebbe assurdo. Paradossale. Ma stiamo attenti all’incursione invadente dei cinesi. Presenti ovunque, silenziosi e gran lavoratori, sono lo spauracchio di commercianti e ristoratori: vendono a basso, bassissimo prezzo, non sono violenti. Invadono le strade e i mercatini rionali di Napoli. Ciò ha portato alla diffidenza dei prodotti “made in China” dai quali i consumatori napoletani, stanno ben alla larga richiedendo l’autenticità dei loro prodotti “made in Italy” una ghettizzazione per tutto ciò che appartiene al mondo cinese, specie dopo l’annuncio di un’invasione fuori controllo dei prodotti cinesi cancerogeni.

Esistono, ormai, luoghi a Napoli nei quali predomina la vendita di prodotti alimentari e di abbigliamento, definiti italiani, ma in realtà contraffatti.

Le attività, intraprese dagli affiliati alla ben nota “mafia cinese” si sono infatti diversificate, riuscendo a soddisfare a pieno le esigenze di un’economia, oggi consolidata.

Si è passati, infatti, dal controllo dell’immigrazione clandestina di cinesi in Italia, al progressivo controllo del vasto mercato della merce contraffatta costruita in violazione delle norme che, nonostante il potenziamento degli specifici controlli doganali, continua ad invadere tutta l’Unione Europea.

Nel porto di Napoli scarica le sue merci la COSCO, proprietaria della terza flotta più grande al mondo, consorziata con gli svizzeri della MSC.

Solo a Napoli si movimenta il 30 per cento dell’intera produzione tessile cinese. Un vero e proprio monopolio.

Non ci sarebbe nulla di male, se questa merce venisse movimentata alla luce del sole.

A Napoli, invece, i container vengono scaricati e buona parte del loro contenuto scompare stipato su furgoncini carichi fino all’inverosimile e viene trasportato nei garage di palazzi situati di fronte al porto.

I Cinesi affittano interi palazzi e conservano la loro merce nelle cantine e negli appartamenti, che divengono dei comodissimi magazzini di stoccaggio.

Invisibili dal di fuori e sicuri, perché nessuno avrà mai nulla da dire, dal momento che gli affitti vengono pagati regolarmente.

Nella nostra città i Cinesi sono troppi ed invadenti e Napoli deve stare attenta a non farsi strappare la propria identità, unica e preziosa.

 (Maggio 2014)

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