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HO SPOSATO UNA VRENZOLA

 

di Luigi Rezzuti

 

Luciana era una bella popolana, dai capelli di un  nero corvino, alta circa un metro e sessantacinque e aveva gli occhi verde smeraldo.

Era nata in una famiglia numerosa composta da padre, madre, cinque fratelli e la nonna materna.

Il padre si dedicava a lavoretti saltuari, la mamma era casalinga, dei tre maschi, il più grande lavorava come magazziniere in un supermercato mentre gli altri due frequentavano la scuola, uno le elementari l’altro le medie.

La sorella più grande sapeva cucire e ogni tanto stingeva o accorciava qualche capo d’abbigliamento che le portavano le clienti.

Luciana aveva frequentato le scuole fino alla terza media, e non avendo continuato gli studi, aiutava la mamma nei lavori domestici.

Abitavano in una stradina di un quartiere napoletano, nei pressi del borgo Sant’Antonio Abate, una strada che parte da piazza Carlo III e termina a Porta Capuana.

E’ un grande mercato dove trovi di tutto, dai negozi di alimentari a quelli di abbigliamento, dalle pescherie ai negozi di frutta e verdura, dai negozi di elettrodomestici alle bancarelle che vendono sigarette di contrabbando.

Certo la famiglia di Luciana non navigava nell’oro. Tiravano a vivere grazie anche alla bravura della  mamma che sapeva cucinare molto bene preparando dei piatti semplici ed economici ma molto gustosi e sapeva preparare anche dolci e pasta fatta in casa.

Bisognava, però, essere molto attenti a non fare sprechi, la luce si accendeva solo quando calava il buio, la stufetta elettrica andava in funzione solo nelle giornate più fredde, l’acqua calda della cottura della pasta si versava nelle borse calde per riscaldare le mani.

Luciana conobbe Mario ad una festa di matrimonio: c’era un complessino che suonava e gli invitati potevano anche ballare.

Mario invitò a ballare Luciana, che non esitò un attimo. Fu un colpo di fulmine.

Era una bella coppia, lei vestita semplicemente e ben truccata per l’evento, lui ben vestito.

Dopo quel fortuito incontro iniziarono a frequentarsi, Mario era un ragazzotto simpatico, allegro, lavoratore, alto quasi un metro e settanta, faceva il venditore ambulante ed abitava anch’egli in un quartiere popolano ma, a differenza della famiglia di Luciana, la sua era economicamente più agiata: lavoravano tutti.

Il padre era impiegato come segretario presso una scuola elementare, la mamma era casalinga, il fratello aiutava Mario come venditore ambulante e la sorella lavorava come cameriera presso una famiglia della Napoli bene.

Mario tutte le mattine, di buon ora, andava in un mercatino nei pressi della Stazione Centrale, montava il suo banchetto con l’aiuto del fratello e sistemava la merce : magliette, canottiere, calzini, guanti, borse, cappelli, tute, pigiami e, se pioveva, anche ombrelli.

Qualche volta, durante le feste natalizie e pasquali l’aiutava a vendere anche Luciana.

Passarono alcuni anni e l’attività di Mario andava sempre meglio al punto tale che decise di sposare Luciana.

Fecero un matrimonio quasi principesco, c’erano più di centocinquanta invitati e un menù tutto a base di pesce, di quello più costoso.

Il viaggio di nozze durò circa una ventina di giorni, andarono in crociera su di una nave elegantissima.

Mario “si tolse lo sfizio” di giocare alla roulette vincendo anche una piccola somma di denaro.

Tornati a Napoli andarono ad abitare in una casa in affitto, ben arredata, anche se con gusto molto discutibile, con riscaldamento ed aria condizionata.

La casa era composta da tre vani: una camera da letto, un salotto, una stanza da pranzo, una cucina abitabile ed un bagno con vasca idromassaggio.

Luciana era molto felice, aveva traslocato da una piccola casa male arredata, senza riscaldamento e senza aria condizionata ad una piccola “reggia”.

Tutte le mattine Mario andava al mercato a vendere la propria merce mentre Luciana si interessava delle faccende di casa, andava a fare la spesa e cucinava per quando rincasava Mario.

Passò qualche anno e Luciana iniziò a non essere la stessa, era sempre nervosa, per un non nulla bestemmiava, inveiva contro il marito perché non andavano a fare qualche viaggio o la sera in qualche locale ad ascoltare un cantante neo-melodico che a lei tanto piaceva.

Però il momento in cui Luciana era completamente fuori di senno e sciorinava sempre più un linguaggio volgare e pieno di cattive parole, era quando si accorgeva che, ancora una volta, non rimaneva incinta.

Non si dava pace e inveiva contro il marito offendendolo : “Marittiè tu nun si buono, a chi me so spusato a nu ricchione?.

I rapporti tra Mario e Luciana, giorno dopo giorno, degeneravano, Luciana era sempre più nervosa e volgare e a Mario tutto questo non piaceva assolutamente, e fu proprio dopo questa pesantissima offesa di Luciana nei suoi riguardi che Mario stanco di tutto ciò, decise di rivolgersi ad un avvocato divorzista per chiedere la separazione.

L’avvocato gli chiese il motivo di questa grave decisione e Mario, con molta calma rispose : “ Ho sposato una vrenzola”. 

(Maggio 2014)

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